Il genere Zamia

Il genere Zamia riunisce 88 cicadee americane, distribuite dalla Florida e dalle Antille fino al Messico, all’America centrale e al nord del Sudamerica, dalla Colombia alla Bolivia e all’Amazzonia brasiliana. È il genere di cicadee più ricco del Nuovo Mondo e il più vario per forme e ambienti: comprende la cicadea più piccola del mondo, Zamia pygmaea, l’unica gimnosperma epifita conosciuta, Zamia pseudoparasitica, specie di paludi e di foreste allagate e piante dei litorali. Due specie sono ben note agli appassionati: Zamia furfuracea, la «cardboard palm» dei vivai, presente in diversi orti botanici italiani, e Zamia integrifolia, il coontie della Florida, a lungo venduto con i nomi di Zamia floridana o di Zamia pumila. Il genere ha assorbito l’antico genere colombiano Chigua, la cui specie superstite si chiama oggi Zamia restrepoi.

L’essenziale su Zamia

  • Nome accettato: Zamia L., Species Plantarum, 2ª ed., 2: 1659 (1763), famiglia Zamiaceae (The World List of Cycads; POWO non consultato direttamente)
  • Numero di specie: 88 specie e 2 varietà, entrambe di Zamia integrifolia, cioè 90 nomi accettati (The World List of Cycads, versione 2026.08.15)
  • Specie tipo: Zamia pumila L., delle Grandi Antille
  • Nomi antichi del genere: Chigua D.W.Stev., Aulacophyllum Regel e Palmifolium Kuntze, tutti sinonimi di Zamia
  • Nomi antichi di specie ancora in uso: Zamia floridana e Zamia umbrosa (per Zamia integrifolia), Chigua restrepoi e Chigua bernalii (per Zamia restrepoi), Zamia latifolia (per Zamia furfuracea), Zamia picta (per Zamia variegata)
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato oltre a «zamia»; in inglese coontie e Florida arrowroot (Zamia integrifolia), cardboard plant, cardboard cycad o cardboard palm (Zamia furfuracea)
  • Distribuzione naturale: sud-est degli Stati Uniti (Florida, Georgia), Antille, Messico, America centrale, Colombia, Venezuela, Ecuador, Perù, Bolivia e Brasile; i paesi più ricchi sono la Colombia (27 specie), il Messico (20) e Panama (17)
  • Stato IUCN: 55 specie minacciate su 88 (15 in pericolo critico, 33 in pericolo, 7 vulnerabili), 9 quasi minacciate, 13 a minor preoccupazione e 11 non valutate, secondo le valutazioni del 2022 citate da The World List of Cycads
  • CITES: Appendice II per tutto il genere dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 (semi, polline e colture in vitro esentati); Zamia restrepoi in Appendice I dal 18 gennaio 1990; Allegati B e A nell’Unione europea (regolamento (UE) 2026/1383)
  • Rusticità documentata: quasi tutte le specie sono tropicali e non sopportano il gelo. L’Università della Florida colloca Zamia integrifolia nelle zone USDA da 8b a 11; nel Rossiglione una pianta in piena terra ha perso il fogliame a −7 °C sotto la neve, poi l’ha rifatto. Zamia furfuracea (zone da 9b a 11) è stata uccisa a −4 °C da un freddo umido a Concarneau, in Bretagna, nel dicembre 2007, mentre a Palermo un esemplare vive in piena terra da più di vent’anni secondo il forum Tropicamente (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: secondo le specie, dall’ombra del sottobosco al pieno sole; substrato sempre drenante
  • Portamento e dimensioni: da 25 cm (Zamia pygmaea) a grandi piante con fusto; fusti spesso sotterranei
  • Tossicità: tutte le specie vanno considerate tossiche, soprattutto i semi (vedi Tossicità e precauzioni)

Caratteri del genere Zamia

Una Zamia si riconosce dalle foglie pennate, con foglioline senza nervatura centrale, percorse da numerose nervature parallele e fissate con un’articolazione sull’asse della foglia, e dai coni con squame che terminano in una faccia appiattita, spesso esagonale, mai prolungata in spina o in corno. Il resto varia molto da una specie all’altra. La descrizione del genere data da The World List of Cycads permette di farne il giro.

  • Portamento: piante dioiche (ogni pianta è maschile o femminile), con l’aspetto di una piccola palma o di una felce. Il fusto, spesso e pieno di riserve, è aereo o sotterraneo, cilindrico o globoso. Le basi delle foglie in genere non restano sul fusto. Nelle specie con fusto sotterraneo il fusto si ramifica spesso in più teste; alcune specie producono polloni alla base.
  • Foglie: pennate, disposte a spirale e alternate a catafilli (piccole foglie ridotte a squame). Escono una per volta o a ondate. Il picciolo porta spesso aculei, ma le foglioline inferiori non sono mai ridotte a spine. Le foglie sono pelose, almeno da giovani.
  • Foglioline: semplici, con margine talvolta dentato o spinoso, senza nervatura centrale distinta e senza ghiandola colorata alla base. La forma va dall’ago all’ovale largo e plissettato.
  • Coni: maschili e femminili, portati su un peduncolo o sessili. Le squame dei coni femminili portano ciascuna due ovuli, raramente tre, rivolti verso l’asse del cono.
  • Semi: quasi sferici od ovoidi, circondati da un involucro carnoso (sarcotesta) rosso, arancio, giallo o raramente bianco.

Zamia, Ceratozamia o Microcycas?

Le cicadee americane si distinguono soprattutto dai coni. Nelle Ceratozamia del Messico e dell’America centrale l’estremità di ogni squama porta due spine o corna ben visibili, che le Zamia non hanno mai. I Dioon si riconoscono dalle foglioline a base larga, non articolate sull’asse della foglia. Anche il genere cubano Microcycas ha un legame con Zamia: la sua unica specie, Microcycas calocoma, fu descritta prima con il nome di Zamia calocoma Miq. (1852).

Tassonomia e classificazione

Zamia è un genere accettato della famiglia delle Zamiaceae. La versione 2026.08.15 di The World List of Cycads, lista di riferimento degli specialisti, vi riconosce 88 specie e 2 varietà, come conferma la pagina del genere consultata il 1° ottobre 2026. POWO, autorità nomenclaturale del sito, non ha potuto essere consultato direttamente; un estratto di ricerca indica «circa 90 specie» senza cifra esatta. Il numero è cresciuto molto in pochi decenni: una ventina di specie è stata descritta dal 2008, dieci dal 2018, l’ultima, Zamia urarinorum, nel 2026.

Un genere che ha assorbito Chigua

Il genere Chigua fu descritto nel 1990 da Dennis W. Stevenson, su due specie della Colombia, Chigua restrepoi e Chigua bernalii. Si distingueva da tutte le altre cicadee per le foglioline dotate di una nervatura centrale sporgente, da cui partono nervature laterali ramificate. Nel 2009 Anders Lindström ha riesaminato il genere sulla rivista Taxon: ha messo Chigua in sinonimia con Zamia, creato la combinazione Zamia restrepoi (D.W.Stev.) A.Lindstr. e ricondotto Chigua bernalii alla stessa specie. The World List of Cycads segue questa impostazione: non esiste quindi una Zamia bernalii accettata. L’articolo è stato letto solo nel riassunto, che non entra nei dettagli; secondo un estratto di ricerca, Chigua era giudicato così vicino a Zamia da poter esservi incluso. Per il lettore la conseguenza è semplice: Chigua restrepoi, nome ancora usato dalla CITES al momento dell’iscrizione del 1990, indica la stessa pianta di Zamia restrepoi. Attenzione a un’altra fonte di confusione: Zamia chigua Seem. (1854), specie del Chocó colombiano, non ha nulla a che vedere con l’antico genere; il suo nome viene semplicemente da «chigua», nome indigeno delle cicadee in Colombia.

Il complesso Zamia pumila delle Antille

Le Zamia delle Antille e della Florida formano un insieme di piante molto vicine, chiamato complesso Zamia pumila dal nome della specie tipo del genere. Questo gruppo, le cui popolazioni hanno tutte lo stesso numero di cromosomi (2n = 16), discende da un antenato comune; a seconda degli autori è stato trattato come un’unica specie o diviso in quattordici (Meerow e collaboratori, 2018, rilevato da un estratto). In The World List of Cycads le Zamia delle Antille e della Florida si ripartiscono oggi in otto specie: Zamia pumila (Cuba, Repubblica Dominicana, Porto Rico), Zamia integrifolia (Florida, Georgia, Bahamas, isole Cayman, Cuba), Zamia angustifolia, Zamia erosa, Zamia lucayana, Zamia portoricensis, Zamia pygmaea e Zamia stricta. Gli studi genetici rivelano una storia complicata. A Porto Rico Zamia erosa potrebbe derivare da una colonizzazione indipendente dell’isola, mentre Zamia portoricensis e Zamia pumila si sarebbero separate per isolamento geografico (Meerow e collaboratori, 2012). Alle Bahamas le popolazioni sono state modellate dalle variazioni del livello del mare durante le glaciazioni; quelle di Long Island (Zamia lucayana) potrebbero derivare da una colonizzazione distinta (Salas-Leiva e collaboratori, 2017).

In pratica il nome Zamia pumila è stato a lungo applicato al coontie della Florida, e lo è ancora spesso nel commercio. Una scheda dell’Università della Florida nota che il nome Zamia pumila indica una specie della Repubblica Dominicana, ma che è spesso usato nei vivai come nome botanico del coontie. Per The World List of Cycads il coontie è Zamia integrifolia L.f. (1789), nome proposto per la conservazione con un tipo conservato (Stevenson e Reveal, 2011), proposta raccomandata dal comitato di nomenclatura delle piante vascolari (Applequist, 2012); Zamia floridana A.DC. (1868) e Zamia umbrosa Small (1921) ne sono sinonimi. Dal 2016 sono riconosciute due varietà: Zamia integrifolia var. integrifolia e Zamia integrifolia var. umbrosa (Small) D.B.Ward, così chiamata per i luoghi ombrosi in cui cresce.

Sette grandi linee geografiche

Gli studi molecolari recenti hanno mostrato che le linee evolutive di Zamia corrispondono strettamente a regioni geografiche. La prima filogenesi completa e datata del genere è stata pubblicata da Calonje e collaboratori (2019). Nel 2024 Lindstrom e collaboratori hanno analizzato più di 2.900 loci (porzioni del genoma) in 77 specie, cioè circa il 90 % del genere, e distinto sette grandi cladi: le Antille (I), tre specie del Messico orientale (II), la maggior parte delle specie della Mesoamerica (III), Zamia soconuscensis da sola (IV), l’istmo di Panama (V) e due cladi sudamericani (VI e VII). Secondo questi lavori il genere ha cominciato a diversificarsi circa 29 milioni di anni fa nel Messico meridionale e in America centrale, poi si è esteso verso le Antille e il Sudamerica; i grandi cladi attuali si sono formati tra 8 e 20 milioni di anni fa (Lindstrom e collaboratori, 2024, noto dal riassunto e dal commento di Gutiérrez-Ortega e Villarreal, 2024). Gli autori hanno rilevato anche antichi incroci tra linee, in particolare negli antenati di Zamia fischeri e di Zamia soconuscensis. Questi risultati restano discussi su alcuni punti: la posizione del clade II e la composizione dei cladi VI e VII cambiano secondo i metodi di analisi.

Nomi che non indicano più delle Zamia

Nel Settecento e nell’Ottocento il nome Zamia fu dato a cicadee di altri continenti, e perfino a una palma. The World List of Cycads registra per esempio Zamia cycadis L.f. e Zamia afra (oggi Encephalartos afer), Zamia horrida (Encephalartos horridus), Zamia spiralis (Macrozamia spiralis), Zamia maelenii (Dioon edule), Zamia tonkinensis (Cycas tonkinensis) e Zamia pungens, che indica in realtà la palma da dattero, Phoenix dactylifera. Al contrario Zamia mexicana Miq. (1861) non è una Ceratozamia: è un sinonimo di Zamia loddigesii. Infine, una specie può tornare: Zamia lawsoniana Dyer (1884), a lungo considerata sinonimo di Zamia loddigesii, è stata ristabilita nel 2024 (Nicolalde-Morejón e collaboratori, 2024).

Etimologia e storia del genere

Il nome Zamia deriverebbe da un errore di lettura, ma la sua origine esatta resta incerta. The World List of Cycads lo collega alla parola azaniae, che indicava una pigna. La Flora of North America, citata dalla Gymnosperm Database, giudica questa etimologia «equivoca»: il nome deriverebbe forse da una cattiva lettura del latino azania, sorta di pigna, oppure dal latino zamia, «perdita», per l’aspetto sterile dei coni maschili. Alcuni dizionari precisano che il termine azaniae si leggeva in Plinio il Vecchio, a proposito di pigne che si aprono sull’albero (rilevato da un estratto di ricerca).

Linneo pubblicò il genere nel 1763, nella seconda edizione di Species Plantarum, con una sola specie, Zamia pumila, che ne è la specie tipo. Il suo tipo, scelto più tardi (lectotipo), è una tavola dell’Horti Medici Amstelodamensis di Commelin, pubblicata alla fine del Seicento. L’epiteto viene dal latino pumilus, «nano», per la piccola taglia della pianta (Haynes, 2022). Le specie descritte nel Settecento e nell’Ottocento venivano spesso da piante coltivate in Europa: Zamia integrifolia e Zamia furfuracea furono pubblicate nel 1789 da Linneo figlio nell’Hortus Kewensis, e il tipo del coontie è una pianta della Florida coltivata a Kew. Diversi epiteti rendono omaggio a orticoltori europei dell’epoca, come Joachim Conrad Loddiges, vivaista londinese (Zamia loddigesii), o Jean Linden, che introdusse Zamia lindenii in coltivazione.

In Italia il nome compare presto nei giardini: una descrizione del 1885 dei Giardini Hanbury della Mortola cita Cycas, Yucca e Zamia fiorenti nelle roccere, ma all’epoca il nome Zamia aveva ancora un senso largo e poteva indicare altre cicadee.

Nomi comuni

Non è stato trovato alcun nome italiano proprio delle Zamia: in italiano si dice semplicemente «zamia». I nomi comuni noti sono soprattutto inglesi e riguardano due specie.

  • Coontie (inglese degli Stati Uniti): Zamia integrifolia. Secondo il servizio di divulgazione dell’Università della Florida, la parola viene da un’espressione seminole, «conti hateka», che significa «radice bianca» o «pane bianco». La pianta è chiamata anche «Seminole bread».
  • Florida arrowroot: nome commerciale della fecola estratta dal coontie, attestato verso il 1911.
  • Cardboard plant, cardboard cycad, cardboard palm: Zamia furfuracea, per le foglioline spesse e rigide come cartone; anche «Mexican zamia» in una scheda dell’Università della Florida. Il nome «palm» è fuorviante: non è una palma.
  • Chigua (spagnolo della Colombia): nome indigeno delle cicadee in Colombia, all’origine dell’epiteto di Zamia chigua; Species+ lo indica come nome spagnolo di Zamia restrepoi.

Biogeografia ed ecologia

Le Zamia vivono in quasi tutti gli ambienti dei tropici americani, dal litorale sabbioso alle foreste nebulose. La Colombia conta 27 specie, di cui 18 endemiche, il Messico 20 e Panama 17, secondo le distribuzioni di The World List of Cycads. Una sola specie raggiunge gli Stati Uniti continentali, Zamia integrifolia, in Florida e nel sud-est della Georgia; Porto Rico, territorio statunitense, ospita altre tre specie.

  • Pinete e suoli sabbiosi: il coontie cresce in ambienti dominati dai pini, su suoli ben drenati, sabbiosi o limosi (Università della Florida).
  • Pareti rocciose: Zamia cremnophila, del Chiapas e del Tabasco, deve il nome al suo habitat di rupi.
  • Volta della foresta: Zamia pseudoparasitica, di Panama, vive sui tronchi e sui rami degli alberi della foresta pluviale, fino a 20 m d’altezza. È l’unica gimnosperma epifita conosciuta. I suoi semi sono dispersi tra l’altro da un piccolo mammifero notturno, l’olingo settentrionale (Bassaricyon gabbii).
  • Paludi e mangrovie: Zamia roezlii, in Colombia, può vivere nelle paludi e nelle mangrovie (Gutiérrez-Ortega e Villarreal, 2024).
  • Foreste allagate: Zamia urarinorum, descritta nel 2026, viene dalle foreste paludose della provincia di Loreto, nell’Amazzonia peruviana (Calonje e collaboratori, 2026).
  • Sottobosco di foresta tropicale: molte specie dell’America centrale e della Colombia, con grandi foglioline spesso plissettate, come Zamia skinneri o Zamia imperialis.

Nessuna specie acquatica in senso stretto è riconosciuta nel genere: il nome «Zamia hydrophila» non compare in The World List of Cycads, né come nome accettato né come sinonimo, e nessuna fonte affidabile lo conferma.

Impollinazione e radici

Le Zamia studiate sono impollinate da coleotteri, e non dal vento. Esperimenti di esclusione hanno mostrato che curculionidi del genere Rhopalotria impollinano Zamia furfuracea (Norstog e collaboratori, 1992); questi insetti, legati alla loro pianta ospite, compiono tutto il ciclo nei suoi coni. In Zamia furfuracea, Salzman e collaboratori (2020) hanno dimostrato un meccanismo di «push-pull»: i coni si riscaldano ogni giorno ed emettono un odore (il mircene) che attira i curculionidi a basse dosi e li respinge ad alte dosi, spingendoli a passare dai coni maschili a quelli femminili. Come tutte le cicadee, anche le Zamia hanno radici coralloidi, che risalgono verso la superficie e ospitano cianobatteri capaci di fissare l’azoto atmosferico.

Il coontie e la farfalla Atala

Il coontie nutre il bruco di una farfalla della Florida, l’Atala (Eumaeus atala), un piccolo licenide nero vellutato con l’addome rosso. Secondo il Florida Museum of Natural History, il coontie è l’unica pianta ospite indigena dei suoi bruchi. Questi accumulano le tossine della pianta, che li rendono, come gli adulti, sgraditi ai predatori, in particolare agli uccelli; i colori vivaci servono da avvertimento. L’Atala è quasi scomparsa dalla Florida quando il coontie fu sfruttato in eccesso per il suo amido: la si credeva estinta fino alla scoperta, nel 1979, di una piccola popolazione su un’isola barriera della contea di Miami-Dade. Da allora si è insediata nei giardini, nei vivai e negli orti botanici dove si piantano cicadee, ma resta quasi assente dal suo habitat storico, le pinete su roccia calcarea.

Usi tradizionali: l’amido del coontie

Il coontie è stato un’importante fonte di amido in Florida, prima per i popoli indigeni, poi per una vera industria. Secondo una scheda dell’Università della Florida (Culbert, 2010), testi spagnoli del Cinquecento riferiscono che i Timucua e i Calusa eliminavano la tossina del fusto, la cicasina, frantumandolo e lavandolo, poi facevano il pane con l’amido rimasto. I Seminole ripresero questa tecnica, e coloni della zona di Fort Lauderdale la impararono da loro verso il 1825. Negli anni Ottanta dell’Ottocento a Miami funzionavano dei mulini; durante la Prima guerra mondiale uno di essi lavorava fino a 18 tonnellate di coontie al giorno per l’esercito. La fecola era venduta con il nome di «Florida arrowroot»; secondo la stessa scheda, il contenuto di amido della pianta variava dall’8 % in estate al 20 % in inverno. Questa raccolta massiccia ha fatto regredire fortemente il coontie selvatico. Non provate a riprodurre questa preparazione: il fusto è tossico se non viene trattato correttamente.

Altrove gli usi documentati sono rari. L’epiteto di Zamia cunaria rende omaggio ai Kuna di Panama, che usano i suoi semi per fare collane. Nel genere sono stati trovati glicosidi tossici (metilazossimetanolo, macrozamina, cicasina), e alcune specie sono state usate in Brasile contro i morsi di serpente, secondo una fonte etnobotanica citata dalla Gymnosperm Database (Schultes e Raffauf, 1990); questo uso non è stato verificato nella fonte originale.

Normativa e conservazione

La maggior parte delle Zamia è minacciata in natura, e tutto il genere è iscritto alla CITES. Secondo le valutazioni del 2022 citate da The World List of Cycads, 15 specie sono in pericolo critico, 33 in pericolo e 7 vulnerabili, cioè 55 specie minacciate su 88; 9 sono quasi minacciate, 13 a minor preoccupazione e 11, spesso descritte di recente, non sono ancora state valutate. Per Zamia furfuracea gli Amici dell’orto botanico di Belfast notano che il forte regresso della specie nel suo habitat costiero del Veracruz è dovuto soprattutto al prelievo di piante, e che oggi è più comune in coltivazione che allo stato selvatico. La Lista rossa IUCN non ha potuto essere consultata direttamente.

Le Zamia rientrano nell’Appendice II della CITES dal 4 febbraio 1977, come le altre cicadee non iscritte all’Appendice I. L’iscrizione porta l’annotazione #4, nella versione della CoP20 in vigore al 5 marzo 2026: semi, spore e polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, e fiori recisi di piante riprodotte artificialmente non sono soggetti alla CITES. Fa eccezione una specie: Zamia restrepoi è iscritta all’Appendice I dal 18 gennaio 1990, all’epoca con il nome di Chigua restrepoi; per lei l’annotazione #4 non si applica e anche i semi sono coperti. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la CITES è applicata dal regolamento (CE) n. 338/97: le Zamia figurano nell’Allegato B, Zamia restrepoi nell’Allegato A, secondo la lista fissata dal regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione, applicabile dal 29 giugno 2026. Questi stati sono stati riletti su Species+ il 1° ottobre 2026; queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali, da verificare su EUR-Lex e presso le autorità CITES italiane (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri) prima di qualsiasi acquisto o importazione.

In Florida la raccolta del coontie in natura è vietata: la specie figura nella lista statale delle piante sfruttate commercialmente, e le piante vendute per i giardini vengono da vivai (Culbert, 2010). Per un appassionato la regola è la stessa ovunque: comprare solo piante nate da seme, di provenienza tracciabile.

Coltivazione delle Zamia

La coltivazione dipende molto dalla specie: poche Zamia tollerano il sole e un po’ di gelo, ma la maggior parte sono piante di foresta tropicale che chiedono calore, umidità e luce filtrata tutto l’anno. In Europa solo Zamia integrifolia e, con più rischi, Zamia furfuracea si prestano a prove all’aperto; le altre si coltivano in serra calda o in casa.

  • Luce: il coontie sopporta dall’ombra fitta al pieno sole, secondo l’Università della Florida, che raccomanda la mezz’ombra o il sole anche per Zamia furfuracea. Una pianta cresciuta in serra o all’ombra si brucia se passa di colpo al sole: sul forum Fous de palmiers diversi coltivatori consigliano di acclimatarla per alcune settimane prima di piantarla.
  • Substrato: sempre ben drenato. L’Università della Florida indica che il coontie e Zamia furfuracea tollerano suoli sabbiosi, limosi, acidi o calcarei; un coltivatore di Palermo riferisce che una Zamia furfuracea vive da più di vent’anni in piena terra in un suolo pesante (vedi più avanti).
  • Irrigazione: le due specie coltivate sopportano bene la siccità una volta insediate (Università della Florida). Gli eccessi d’acqua provocano malattie nel coontie. Le specie tropicali di foresta chiedono invece un substrato che non si asciughi mai del tutto, ma mai fradicio.
  • Mare: l’Università della Florida giudica media la tolleranza al sale del coontie in una scheda e buona in un’altra; quella di Zamia furfuracea è giudicata buona. Non sono stati trovati dati europei sugli spruzzi salini.
  • Moltiplicazione: per seme, talvolta per divisione dei cespi. La sarcotesta va tolta, perché contiene inibitori della germinazione; il coontie germina lentamente e una pianta di vivaio impiega circa cinque anni per raggiungere una taglia commerciale (Culbert, 2010). I semi delle specie tropicali si conservano male e vanno seminati in fretta. Per ottenere semi servono una pianta maschile, una femminile e un’impollinazione a mano, in assenza dei curculionidi impollinatori.
  • Parassiti: cocciniglie (in particolare la cocciniglia rossa della Florida, Chrysomphalus aonidum, principale nemico di Zamia furfuracea secondo l’Università della Florida) e cocciniglie farinose, che favoriscono la fumaggine. In Florida i bruchi dell’Atala divorano le foglie del coontie. In diverse regioni in cui è stata introdotta, la farfalla Chilades pandava, parassita delle Cycas, attacca anche le Zamia.
Zamia furfuracea
Zamia furfuracea, esemplare coltivato in serra nel giardino Olbius Riquier di Hyères (Var, Francia)

In Italia: orti botanici

In Italia le Zamia si vedono soprattutto negli orti botanici, quasi sempre in serra, con un’eccezione documentata a Palermo. Le fonti seguenti sono datate e non descrivono necessariamente le collezioni di oggi.

  • Napoli: il sito dell’Orto Botanico definisce la collezione di cicadee «particolarmente ricca» anche in Zamia. L’Index Seminum 2012-13 propone materiale di Zamia furfuracea, Zamia fischeri, Zamia inermis, Zamia portoricensis e «Zamia amblyphyllidia» (oggi sinonimo di Zamia erosa), e le edizioni dal 2014-15 al 2018-19 polline di Zamia furfuracea, segno che una pianta maschile vi produce coni. Uno studio pubblicato nel 2006 indica che Zamia paucijuga e «Zamia polymorpha» (oggi Zamia prasina) raccolte in natura sono state trasferite a Napoli; la pubblicazione più recente sulle serre (Sibilio, uscita nel 2019) cita anche Zamia angustifolia (come var. angustissima), Zamia vazquezii e Zamia pygmaea.
  • Palermo: le foto di una visita all’Orto botanico pubblicate sul forum Tropicamente nell’ottobre-novembre 2009 mostrano, secondo le didascalie dei partecipanti, Zamia furfuracea, Zamia loddigesii e Zamia pumila. Un messaggio del 14 novembre 2009 precisa che la Zamia furfuracea «vive bene in piena terra, senza alcun danno», foto a sostegno.
  • Pisa: BGCI PlantSearch, senza data di aggiornamento, elenca Zamia furfuracea.
  • Firenze: il Museo di Storia Naturale indica Zamia tra gli otto generi di cicadee della collezione, coltivata soprattutto in vaso nella serra fredda, senza lista di specie.
  • Sicilia: una checklist della flora ornamentale siciliana (Di Gristina e collaboratori, 2025) cita Zamia furfuracea tra i taxa rari o notevoli di strade, parchi e ville dell’isola.

Rusticità di Zamia furfuracea e di Zamia integrifolia in Europa

Nessuna delle due specie è davvero rustica. Zamia integrifolia è la più resistente: in piena terra, nel Rossiglione, ha perso il fogliame a −7 °C, poi l’ha rifatto, e gelate da −4 a −5 °C le causano solo danni leggeri. Zamia furfuracea perde le foglie alle prime gelate e può morire già a −4 °C quando il freddo è umido; secondo i coltivatori italiani riesce in piena terra in modo duraturo solo nelle regioni più miti, come la Sicilia. Nessun orto botanico né istituzione ha pubblicato risultati di coltivazione in piena terra per queste due specie, in Italia come in Francia; i dati seguenti vengono da coltivatori amatoriali.

Contesto italiano. A Palermo, secondo il forum Tropicamente, una Zamia furfuracea vive da più di vent’anni in piena terra e in pieno sole (messaggio del 2010), e nel 2009 una pianta dell’Orto botanico cresceva in piena terra senza danni. A Napoli, invece, due grandi Zamia furfuracea in vaso, protette con pacciamatura e doppio velo, hanno perso buona parte delle foglie nell’inverno 2008-2009. A Ravenna una Zamia integrifolia in serra fredda non ha superato la gelata di −7 °C dell’inverno 2009-2010. Non sono stati trovati riscontri per la Liguria, la pianura padana, i laghi prealpini o il versante adriatico. Fuori dalle zone più miti del Sud e delle isole, la coltivazione in vaso con svernamento al riparo resta la regola.

Esperienze francesi trasferibili all’Italia. Il clima del Sud-Est della Francia (Var, Alpi Marittime, Bocche del Rodano, Hérault, Rossiglione, Corsica) è vicino a quello di molte regioni italiane, dalle riviere ligure e tirrenica alla Sicilia, alla Sardegna e alla Puglia: i riscontri francesi sono utili anche al lettore italiano, ma restano esperienze francesi, senza corrispondenza termica precisa con una città italiana. Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) una Zamia integrifolia è sopravvissuta a −7 °C nel febbraio 2012, con danni alle foglie. Sul litorale mediterraneo francese il coontie resiste in piena terra da una decina d’anni nel Rossiglione, con danni al fogliame sotto i −5 °C; lo stesso coltivatore tiene Zamia furfuracea in vaso, al riparo dalla pioggia, perché il fogliame soffre al minimo gelo. Sulla facciata atlantica una Zamia furfuracea è morta a Concarneau già a −4 °C, e un coontie piantato al sole in Vandea è bruciato del tutto poche settimane dopo la messa a dimora. In Belgio un coontie svernato in vaso in un capanno da giardino non è sopravvissuto a −6 °C prolungati. Per Zamia furfuracea diversi partecipanti del forum Fous de palmiers giudicano la piena terra sconsigliata quasi ovunque in Francia; per il coontie consigliano di interrare a fondo il fusto, perché la gemma sopravviva nel suolo anche se le foglie gelano. A Hyères Zamia furfuracea è presentata in serra nel giardino Olbius Riquier.

Riscontri pubblicati sui forum. Sono osservazioni di amatori, a valore indicativo. I messaggi del forum Fous de palmiers e di Tropicamente sono stati riletti nelle discussioni nell’ottobre 2026.

  • Un coltivatore di Palermo (Sicilia) indica sul forum Tropicamente che una Zamia furfuracea vive da più di vent’anni in piena terra e in pieno sole in un suolo molto pesante, mai lavorato (messaggio dell’ottobre 2010). Non viene indicata alcuna temperatura.
  • Un coltivatore di Napoli (Campania) indica sul forum Tropicamente che le sue due grandi Zamia furfuracea, rimaste fuori in vaso nell’inverno 2008-2009 con una pacciamatura di corteccia e un doppio velo invernale da fine dicembre a fine marzo, hanno «bruciato» buona parte delle foglie, mentre alcuni Dioon spinulosum protetti allo stesso modo non hanno quasi sofferto. Non indica la temperatura.
  • Un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna) indica sul forum Tropicamente che la sua Zamia integrifolia, riparata in una serra fredda non riscaldata, è morta subito dopo la gelata di −7 °C dell’inverno 2009-2010.
  • Un coltivatore di Concarneau (Finistère, Francia) indica sul forum Fous de palmiers che la sua Zamia furfuracea, coltivata in giardino, è morta a metà dicembre 2007 dopo un picco di −4 °C con tempo umido; l’ha sostituita con una Cycas revoluta.
  • Un coltivatore di Chimay (provincia dell’Hainaut, Belgio) indica sul forum Fous de palmiers che la sua Zamia integrifolia (che chiama Zamia floridana), svernata in vaso in un capanno isolato, ha subito −6 °C e diversi giorni senza disgelo nell’inverno 2009-2010: fogliame bruciato al 40 % in gennaio, al 95 % in febbraio, pianta morta in marzo 2010.
  • Un coltivatore del Rossiglione (Pirenei Orientali, Francia) indica sul forum Fous de palmiers che la sua Zamia integrifolia, una piccola pianta in piena terra da una decina d’anni, ha le foglie danneggiate sotto i −5 °C, ma non le ha perse a −5 °C nell’inverno 2010-2011; è stata completamente defogliata da −7 °C e dalla neve in un inverno che non data, poi ha rifatto le foglie alla fine della primavera seguente. Un altro esemplare, in vaso sotto la gronda, ha sopportato −4 °C (messaggio del marzo 2012).
  • Un coltivatore della Vandea meridionale (Francia) indica sul forum Fous de palmiers che la sua Zamia integrifolia (venduta come Zamia floridana), ricevuta da un vivaio e piantata in pieno sole nel marzo 2017, è stata «bruciata completamente» in tre settimane; i partecipanti vi vedono un colpo di sole su foglie formate in serra.
  • Un coltivatore il cui profilo indica Belley (Ain) e Montpellier (Hérault) segnala sul forum Fous de palmiers che, nella sua serra, temperature da 45 a 50 °C nell’estate 2009 non hanno fatto soffrire le sue Zamia annaffiate e ombreggiate, ma hanno fatto necrotizzare gli ovuli dei coni di Zamia integrifolia e di Zamia fischeri.

Riferimenti internazionali

Negli Stati Uniti l’Università della Florida colloca Zamia integrifolia nelle zone USDA da 8b a 11 e indica che dovrebbe sopportare una minima invernale di 15 °F, cioè circa −9 °C; Zamia furfuracea è data per le zone da 9b a 11. Secondo un articolo di Dave’s Garden, noto da un estratto di ricerca, il fogliame di Zamia furfuracea si danneggia gravemente poco sotto 0 °C, ma il fusto, in gran parte sotterraneo, sopporta brevemente temperature dell’ordine di −5 / −7 °C («low 20s °F»), per cui le piante defogliate ripartono nelle zone 9b e 10a. Su PalmTalk diverse discussioni segnalano defogliazioni di Zamia furfuracea durante le ondate di freddo del 2020, 2021 e 2026 negli Stati Uniti, ma gli estratti disponibili non precisano abbastanza il luogo o il tipo di coltivazione per essere ripresi qui. Per le altre specie non è stato trovato alcun dato affidabile di rusticità: sono piante di clima tropicale.

Tossicità e precauzioni

Sì, le Zamia sono tossiche, soprattutto i semi. Per Zamia furfuracea l’ASPCA e il servizio di divulgazione dell’Università statale della Carolina del Nord citano come principi tossici la cicasina, la β-metilammino-L-alanina (BMAA) e una neurotossina non identificata; i segni nel cane, nel gatto e nel cavallo sono vomito talvolta con sangue, diarrea con sangue, ittero, ecchimosi e insufficienza epatica, e uno o due semi possono essere mortali. La tossina del coontie è la stessa cicasina, che i popoli della Florida eliminavano con il lavaggio prima di consumare l’amido. Zamia furfuracea, spesso venduta come pianta d’appartamento, va quindi tenuta lontano da bambini, cani e gatti; raccogliete i semi caduti. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Le specie del genere Zamia

Le 88 specie accettate da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) sono ordinate qui sotto per grande regione. Una specie presente in più regioni è collocata dove si trova la parte principale del suo areale. Per ciascuna: autore e anno di pubblicazione, distribuzione, stato IUCN citato da The World List of Cycads e un tratto distintivo, il più delle volte il significato del nome (Haynes, 2022). I nomi in link rimandano alle schede già pubblicate in italiano.

Antille

  • Zamia angustifolia Jacq. (1791): Bahamas (Eleuthera), Cuba (Guantánamo, Oriente, Santiago de Cuba); vulnerabile (VU, 2022); foglioline strette, da cui il nome; membro del complesso Zamia pumila.
  • Zamia erosa O.F.Cook & G.N.Collins (1903): Cuba, Giamaica, Porto Rico; vulnerabile (VU, 2022); margine delle foglioline irregolarmente dentato; membro del complesso Zamia pumila.
  • Zamia lucayana Britton (1907): Bahamas (Abaco, Long Island); in pericolo critico (CR, 2022); dedicata ai Lucayani, primi abitanti delle Bahamas; membro del complesso Zamia pumila.
  • Zamia portoricensis Urb. (1899): Porto Rico; in pericolo (EN, 2022); endemica di Porto Rico; membro del complesso Zamia pumila.
  • Zamia pumila L. (1763): Cuba, Repubblica Dominicana, Porto Rico; vulnerabile (VU, 2022); specie tipo del genere e del complesso Zamia pumila.
  • Zamia pygmaea Sims (1815): Cuba (Cuba occidentale, Isola della Gioventù); in pericolo (EN, 2022); la cicadea più piccola del mondo, fino a 25 cm; membro del complesso Zamia pumila.
  • Zamia stricta Miq. (1851): Cuba (Songo-La Maya); vulnerabile (VU, 2022); foglie sottili e ben dritte; membro del complesso Zamia pumila.

Florida

  • Zamia integrifolia L.f. (1789): Bahamas, isole Cayman, Cuba, Stati Uniti (Florida, Georgia); quasi minacciata (NT, 2022); il coontie, unica cicadea indigena degli Stati Uniti continentali; due varietà, Zamia integrifolia var. integrifolia e Zamia integrifolia var. umbrosa (Small) D.B.Ward (2016), entrambe della Florida e non valutate dall’IUCN.

Messico

  • Zamia cremnophila Vovides, Schutzman & Dehgan (1988): Messico (Chiapas, Tabasco); in pericolo (EN, 2022); «che ama le rupi»: cresce su pareti rocciose.
  • Zamia fischeri Miq. (1845): Messico (Hidalgo, Querétaro, San Luis Potosí, Tamaulipas); in pericolo (EN, 2022); dedicata a Friedrich von Fischer, direttore dell’orto botanico di San Pietroburgo.
  • Zamia furfuracea L.f. (1789): Messico (Veracruz); in pericolo (EN, 2022); la «cardboard palm» degli anglosassoni, la più coltivata del genere; epiteto che richiama i peli rossicci delle foglie giovani.
  • Zamia grijalvensis Pérez-Farr., Vovides & Mart.-Camilo (2012): Messico (Chiapas); in pericolo critico (CR, 2022); dal Río Grijalva, descritta nel 2012.
  • Zamia inermis Vovides, J.D.Rees & Vázq.Torres (1983): Messico (Veracruz); in pericolo critico (CR, 2022); picciolo e rachide senza aculei.
  • Zamia katzeriana (Regel) E.Rettig (1896): Messico (Chiapas); in pericolo critico (CR, 2022); dedicata a Franz Katzer, giardiniere a Pavlovsk; uno studio del 2023 conclude che non è di origine ibrida.
  • Zamia lacandona Schutzman & Vovides (1998): Messico (Chiapas); in pericolo (EN, 2022); dalla foresta Lacandona.
  • Zamia lawsoniana Dyer (1884): Messico; non valutata (NE); ristabilita nel 2024 dopo essere stata considerata sinonimo di Zamia loddigesii; tipo raccolto in Oaxaca, popolazioni note nel Veracruz, nel Chiapas settentrionale e nel Tabasco (distribuzione non inserita in The World List of Cycads).
  • Zamia loddigesii Miq. (1843): Messico (Chiapas, Hidalgo, Oaxaca, Tabasco, Tamaulipas, Veracruz); quasi minacciata (NT, 2022); dedicata al vivaista londinese Joachim Conrad Loddiges; specie diffusa sul versante atlantico del Messico.
  • Zamia magnifica Pérez-Farr., Gut.Ortega & Calonje (2023): Messico (Oaxaca); non valutata (NE); descritta nel 2023.
  • Zamia paucijuga Wieland (1916): Messico (Colima, Guerrero, Jalisco, Michoacán, Nayarit, Oaxaca); quasi minacciata (NT, 2022); epiteto «con poche paia di foglioline», fuorviante per le piante adulte.
  • Zamia prasina W.Bull (1881): Belize (Belize, Cayo, Orange Walk, Stann Creek, Toledo), Guatemala (Petén), Messico (Campeche, Chiapas, Tabasco, Quintana Roo, Yucatán); minor preoccupazione (LC, 2022); foglioline verde porro.
  • Zamia purpurea Vovides, J.D.Rees & Vázq.Torres (1983): Messico (Oaxaca, Veracruz); in pericolo critico (CR, 2022); coni femminili immaturi rosso porpora.
  • Zamia soconuscensis Schutzman, Vovides & Dehgan (1988): Messico (Chiapas); in pericolo (EN, 2022); endemica della Sierra di Soconusco; unica specie di uno dei sette grandi cladi del genere.
  • Zamia spartea A.DC. (1868): Messico (Oaxaca); in pericolo critico (CR, 2022); foglioline rigide, come una scopa.
  • Zamia splendens Schutzman (1984): Messico (Chiapas, Tabasco, Veracruz); in pericolo (EN, 2022); foglioline lucide.
  • Zamia stenophyllidia Nic.-Mor., Mart.-Domínguez & D.W.Stev. (2019): Messico (Michoacán); non valutata (NE); foglioline strette, descritta nel 2019.
  • Zamia vazquezii D.W.Stev., Sabato & De Luca (1998): Messico (Veracruz); in pericolo critico (CR, 2022); dedicata al botanico messicano Mario Vázquez Torres, che la scoprì.

America centrale

  • Zamia acuminata Oerst. ex Dyer (1884): Costa Rica (San José); vulnerabile (VU, 2022); dal latino acuminatus, per la punta affilata delle foglioline.
  • Zamia cunaria Dressler & D.W.Stev. (1993): Panama (Colón, Panamá, Kuna de Wargandi, Kuna Yala); in pericolo (EN, 2022); dedicata ai Kuna di Panama, che con i suoi semi fanno collane.
  • Zamia decumbens Calonje, Meerman, M.P.Griff. & Hoese (2009): Belize (Cayo, Stann Creek, Toledo); in pericolo (EN, 2022); i fusti vecchi si coricano a terra, con l’estremità rialzata.
  • Zamia dressleri D.W.Stev. (1993): Panama (Colón, Kuna Yala); in pericolo (EN, 2022); dedicata al botanico Robert L. Dressler, che la riconobbe per primo.
  • Zamia elegantissima Schutzman, Vovides & R.S.Adams (2003): Panama (Colón, Kuna Yala); in pericolo (EN, 2022); epiteto ispirato al suo aspetto elegante.
  • Zamia fairchildiana L.D.Gómez (1982): Costa Rica (Puntarenas, San José), Panama (Chiriquí); quasi minacciata (NT, 2022); dedicata al botanico ed esploratore statunitense David Fairchild.
  • Zamia gomeziana R.H.Acuña (2010): Costa Rica (Limón); quasi minacciata (NT, 2022); descritta nel 2010, dedicata al botanico costaricano Luis Diego Gómez.
  • Zamia hamannii A.S.Taylor, J.L.Haynes & Holzman (2008): Panama (Bocas del Toro); vulnerabile (VU, 2022); descritta nel 2008, dedicata a Gregg Hamann, che la scoprì.
  • Zamia herrerae S.Calderón & Standl. (1924): El Salvador (Sonsonate), Guatemala (Quetzaltenango, Retalhuleu, Santa Rosa, Suchitepéquez), Messico (Chiapas); vulnerabile (VU, 2022); dedicata a Héctor Herrera, di Sonsonate (El Salvador).
  • Zamia imperialis A.S.Taylor, J.L.Haynes & Holzman (2008): Panama (Coclé, Colón, Panamá, Veraguas); in pericolo (EN, 2022); grandi foglioline plissettate, rosse quando spuntano.
  • Zamia ipetiensis D.W.Stev. (1993): Panama (Panamá, Kuna Yala); in pericolo (EN, 2022); da Ipetí (Panama), dove fu scoperta.
  • Zamia lindleyi Warsz. (1851): Panama (Bocas del Toro, Chiriquí); in pericolo (EN, 2022); dedicata al botanico britannico John Lindley.
  • Zamia meermanii Calonje (2009): Belize (Belize, Cayo, Toledo); in pericolo (EN, 2022); dedicata all’ecologo Jan Meerman, che la scoprì.
  • Zamia monticola Chamb. (1926): Guatemala (Alta Verapaz); in pericolo critico (CR, 2022); epiteto «dei monti».
  • Zamia nana A.Lindstr., Calonje, D.W.Stev. & A.S.Taylor (2013): Panama (Coclé); in pericolo (EN, 2022); «nana», per la piccola taglia.
  • Zamia nesophila A.S.Taylor, J.L.Haynes & Holzman (2008): Panama (Bocas del Toro); in pericolo critico (CR, 2022); «che ama le isole».
  • Zamia neurophyllidia D.W.Stev. (1993): Costa Rica, Nicaragua (Río San Juan, Atlántico Sur), Panama (Bocas del Toro); minor preoccupazione (LC, 2022); foglioline fortemente plissettate.
  • Zamia onan-reyesii C.Nelson & Sandoval (2008): Honduras (Cortés); in pericolo (EN, 2022); dedicata a Onán Reyes, studente dell’Università nazionale autonoma dell’Honduras.
  • Zamia oreillyi C.Nelson (2007): Honduras (Atlántida); in pericolo critico (CR, 2022); dedicata a Carlos Manuel O’Reilly, studente dell’Università nazionale autonoma dell’Honduras.
  • Zamia pseudomonticola L.D.Gómez ex D.W.Stev. & Sabato (1986): Costa Rica (Puntarenas), Panama (Chiriquí); minor preoccupazione (LC, 2022); nome dovuto alla presunta somiglianza con Zamia monticola.
  • Zamia pseudoparasitica J.Yates (1854): Panama (Bocas del Toro, Coclé, Colón, Veraguas); quasi minacciata (NT, 2022); unica gimnosperma epifita conosciuta.
  • Zamia sandovalii C.Nelson (2007): Honduras (Atlántida); in pericolo (EN, 2022); dedicata a Germán Sandoval, assistente d’erbario all’Università nazionale autonoma dell’Honduras.
  • Zamia skinneri Warsz. (1851): Panama (Bocas del Toro); in pericolo (EN, 2022); dedicata al raccoglitore scozzese George Ure Skinner.
  • Zamia standleyi Schutzman (1989): Guatemala (Izabal), Honduras (Atlántida, Colón, Cortés, Olancho, Santa Barbara, Yoro); minor preoccupazione (LC, 2022); dedicata al botanico Paul C. Standley.
  • Zamia stevensonii A.S.Taylor & Holzman (2012): Panama (Panamá); in pericolo (EN, 2022); dedicata al botanico Dennis W. Stevenson.
  • Zamia tuerckheimii Donn.Sm. (1903): Guatemala (Alta Verapaz); quasi minacciata (NT, 2022); dedicata a Hans von Türckheim, piantatore di caffè a Cobán.
  • Zamia variegata Warsz. (1845): Belize (Toledo), Guatemala (Alta Verapaz, Izabal), Messico (Chiapas); in pericolo (EN, 2022); foglioline macchiate di giallo.

Colombia ed Ecuador

  • Zamia amplifolia W.Bull ex Mast. (1878): Colombia (Valle del Cauca); in pericolo (EN, 2022); epiteto che richiama le grandi foglioline.
  • Zamia chigua Seem. (1854): Colombia (Chocó, Valle del Cauca); quasi minacciata (NT, 2022); epiteto tratto da «chigua», nome indigeno delle cicadee in Colombia; da non confondere con l’antico genere Chigua (vedi Tassonomia).
  • Zamia disodon D.W.Stev. & Sabato (2001): Colombia (Antioquia); in pericolo (EN, 2022); margine delle foglioline con due tipi di denti, grandi e piccoli.
  • Zamia encephalartoides D.W.Stev. (2001): Colombia (Santander); in pericolo (EN, 2022); foglie e coni che ricordano quelli del genere africano Encephalartos.
  • Zamia gentryi Dodson (1998): Ecuador (Carchi, Esmeraldas); in pericolo (EN, 2022); dedicata al botanico Alwyn H. Gentry.
  • Zamia huilensis Calonje, H.E.Esquivel & D.W.Stev. (2012): Colombia (Huila); in pericolo (EN, 2022); dal dipartimento colombiano di Huila, descritta nel 2012.
  • Zamia imbricata Calonje & J.Castro (2021): Colombia (Caldas); non valutata (NE); descritta nel 2021; foglioline fortemente sovrapposte.
  • Zamia incognita A.Lindstr. & Idárraga (2009): Colombia (Antioquia, Boyacá, Caldas, Santander); in pericolo (EN, 2022); «sconosciuta»: la specie è rimasta a lungo ignorata.
  • Zamia lindenii Regel ex André (1875): Ecuador (Azuay, Bolívar, Chimborazo, El Oro, Esmeraldas, Guayas, Los Ríos, Manabí, Pichincha), Perù (Tumbes); in pericolo (EN, 2022); dedicata all’orticoltore Jean Linden, che la introdusse in coltivazione.
  • Zamia manicata Linden ex Regel (1876): Colombia (Antioquia, Chocó), Panama (Darién); quasi minacciata (NT, 2022); epiteto che richiama il picciolulo delle foglioline, «a maniche lunghe».
  • Zamia melanorrhachis D.W.Stev. (2001): Colombia (Antioquia, Bolívar, Córdoba, Santander); in pericolo (EN, 2022); rachide da bruno scuro a porpora scuro.
  • Zamia montana A.Braun (1875): Colombia (Antioquia, Risaralda); in pericolo critico (CR, 2022); specie da submontana a montana.
  • Zamia muricata Willd. (1806): Colombia (La Guajira), Venezuela (Aragua, Carabobo, Falcón, Lara, Yaracuy); minor preoccupazione (LC, 2022); piccoli denti appuntiti sul picciolo.
  • Zamia obliqua A.Braun (1875): Colombia (Antioquia, Chocó, Valle del Cauca), Costa Rica (Puntarenas), Panama (Colón, Darién, Panamá Oeste); minor preoccupazione (LC, 2022); foglioline inserite obliquamente sul rachide.
  • Zamia oligodonta E.Calderón & D.W.Stev. (2003): Colombia (Risaralda); in pericolo critico (CR, 2022); foglioline con pochi denti, solo all’estremità.
  • Zamia paucifoliolata Calonje (2018): Colombia (Valle del Cauca); non valutata (NE); poche foglioline, da cui il nome.
  • Zamia pyrophylla Calonje, D.W.Stev. & A.Lindstr. (2010): Colombia (Chocó); in pericolo critico (CR, 2022); foglie giovani arancio e rosso vivo.
  • Zamia restrepoi (D.W.Stev.) A.Lindstr. (2009): Colombia (Córdoba); in pericolo critico (CR, 2022); un tempo Chigua restrepoi; unica specie del genere in Appendice I della CITES.
  • Zamia roezlii Linden (1873): Colombia (Chocó, Nariño, Valle del Cauca), Ecuador (Esmeraldas, Imbabura); minor preoccupazione (LC, 2022); dedicata al raccoglitore Benedikt Roezl; può vivere in paludi e mangrovie.
  • Zamia sinuensis Calonje & J.Castro (2021): Colombia (Córdoba); non valutata (NE); dal bacino del Sinú, descritta nel 2021.
  • Zamia tolimensis Calonje, H.E.Esquivel & D.W.Stev. (2011): Colombia (Tolima); in pericolo (EN, 2022); dal dipartimento colombiano di Tolima.
  • Zamia wallisii A.Braun (1875): Colombia (Antioquia); in pericolo critico (CR, 2022); dedicata all’esploratore Gustav Wallis, che la raccolse nelle foreste nebulose di Antioquia.

Amazzonia e Ande

  • Zamia amazonum D.W.Stev. (2001): Brasile (Amazonas), Colombia (Amazonas, Vaupés), Ecuador (Morona-Santiago, Napo, Sucumbíos), Perù (Loreto), Venezuela meridionale; minor preoccupazione (LC, 2022); dal suo areale nell’alto bacino amazzonico.
  • Zamia boliviana (Brongn.) A.DC. (1868): Bolivia (El Beni, Cochabamba, Santa Cruz), Brasile (Mato Grosso); minor preoccupazione (LC, 2022); dalla Bolivia, una delle due specie presenti nel paese.
  • Zamia brasiliensis Calonje & Segalla (2019): Brasile (Mato Grosso, Rondônia); non valutata (NE); descritta nel 2019, dal Brasile.
  • Zamia hymenophyllidia D.W.Stev. (2001): Colombia (Amazonas), Perù (Loreto); minor preoccupazione (LC, 2022); foglioline sottili, quasi traslucide.
  • Zamia lecointei Ducke (1915): Brasile (Pará), Colombia (Amazonas), Venezuela (Amazonas); minor preoccupazione (LC, 2022); dedicata al botanico Paul Le Cointe, studioso dell’Amazzonia brasiliana.
  • Zamia lindosensis D.W.Stev., D.Cárdenas & N.Castaño (2018): Colombia (Guaviare); non valutata (NE); dalla Serranía de la Lindosa, descritta nel 2018.
  • Zamia macrochiera D.W.Stev. (2004): Colombia (Amazonas), Perù (Loreto); in pericolo (EN, 2022); grande collare ghiandolare alla base delle foglioline.
  • Zamia multidentata Calonje, Segalla & R.S.Pimenta (2023): Brasile (Acre), Perù (Huánuco, Loreto, San Martín); non valutata (NE); descritta nel 2023; foglioline con molti denti.
  • Zamia orinoquiensis Calonje, Betancur & A.Lindstr. (2022): Colombia (Casanare, Cundinamarca, Meta); non valutata (NE); dall’Orinoquia colombiana, descritta nel 2022.
  • Zamia poeppigiana Mart. & Eichler (1863): Brasile (Acre), Ecuador (Morona-Santiago), Perù (Amazonas, Huánuco, Loreto, Pasco, San Martín, Ucayali); minor preoccupazione (LC, 2022); dedicata all’esploratore Eduard Poeppig.
  • Zamia ulei Dammer (1907): Bolivia (Pando), Brasile (Acre, Amazonas, Rondônia), Colombia (Amazonas, Caquetá, Guainía, Putumayo, Vaupés), Ecuador (Napo, Pastaza, Sucumbíos), Perù (Loreto, Madre de Dios, Ucayali); minor preoccupazione (LC, 2022); dedicata al raccoglitore Ernst Ule, che la raccolse in Brasile.
  • Zamia urarinorum Calonje, R. Zárate & M.Asa Jones (2026): Perù (Loreto); non valutata (NE); descritta nel 2026 dalle foreste allagate di Loreto, dedicata al popolo urarina.
  • Zamia urep B.Walln. (1996): Perù (Huánuco); in pericolo (EN, 2022); epiteto senza significato noto, forse un anagramma di «Peru».

Domande frequenti sulle Zamia

Quante specie comprende il genere Zamia?

88 specie, più due varietà di Zamia integrifolia, secondo la versione 2026.08.15 di The World List of Cycads. Il numero cresce regolarmente: dieci specie sono state descritte dal 2018, l’ultima nel 2026. Le fonti più vecchie indicano spesso «circa 60» o «circa 80» specie.

Zamia pumila, Zamia floridana e Zamia integrifolia sono la stessa pianta?

Non del tutto. Il coontie della Florida si chiama oggi Zamia integrifolia; Zamia floridana ne è un sinonimo. Zamia pumila è una specie distinta delle Grandi Antille (Cuba, Repubblica Dominicana, Porto Rico), ma il suo nome è ancora spesso dato al coontie nel commercio. Tutte appartengono al complesso Zamia pumila, un gruppo di specie vicine delle Antille e della Florida.

Una Zamia può passare l’inverno all’aperto in Italia?

Dipende dalla specie e dalla zona. Zamia furfuracea vive in piena terra a Palermo da più di vent’anni secondo il forum Tropicamente, ma a Napoli due piante in vaso, protette, hanno perso buona parte delle foglie nell’inverno 2008-2009, e in Bretagna una pianta è morta a −4 °C con freddo umido. Zamia integrifolia è un po’ più resistente: nel Rossiglione, in Francia, ha perso le foglie a −7 °C e le ha rifatte. Fuori dalle zone più miti del Sud e delle isole, coltivatele in vaso e ritiratele in inverno; le altre specie sono piante da serra calda.

Zamia furfuracea è pericolosa per cani e gatti?

Sì. Tutta la pianta va considerata tossica, in particolare i semi, uno o due dei quali possono uccidere un cane secondo l’ASPCA. Tenete la pianta lontano dagli animali e consultate un veterinario al minimo dubbio di ingestione.

Che fine ha fatto il genere Chigua?

È stato ricondotto a Zamia nel 2009. Le sue due specie descritte nel 1990, Chigua restrepoi e Chigua bernalii, sono oggi riunite sotto il nome di Zamia restrepoi, cicadea della Colombia in pericolo critico e iscritta all’Appendice I della CITES.

Esiste una Zamia epifita?

Sì, Zamia pseudoparasitica, di Panama. Vive sui tronchi e sui rami, fino a 20 m d’altezza nella foresta pluviale, ed è l’unica gimnosperma epifita conosciuta. Il nome, «falso parassita», ricorda che cresce sugli alberi senza nutrirsene.

Serve un permesso CITES per comprare una Zamia?

Dipende da che cosa si compra e da dove viene. Tutte le Zamia sono in Appendice II della CITES, ma i semi sono esentati dall’annotazione #4, tranne per Zamia restrepoi, iscritta all’Appendice I. Per una pianta importata da fuori dell’Unione europea informatevi presso le autorità competenti prima dell’acquisto.

Perché la mia Zamia perde le foglie in inverno?

Il più delle volte per il freddo, la mancanza di luce o un eccesso d’acqua durante il riposo. In Zamia furfuracea e nel coontie la perdita delle foglie dopo un colpo di freddo non è per forza fatale: finché il fusto resta sodo, la pianta rifà le foglie nella bella stagione.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Linnaeus, C. (1763). Species Plantarum, 2ª ed., 2: 1659. Stoccolma. [Pubblicazione del genere Zamia e di Zamia pumila, rilevata tramite The World List of Cycads; testo non consultato.]
  • Aiton, W. (1789). Hortus Kewensis 3: 477-478. Londra. [Pubblicazione di Zamia furfuracea L.f. e di Zamia integrifolia L.f., rilevata tramite The World List of Cycads; testo non consultato.]
  • Stevenson, D.W. (1990). Chigua, a new genus in the Zamiaceae. Memoirs of the New York Botanical Garden 57: 169-172. [Descrizione di Chigua restrepoi e Chigua bernalii; riferimento rilevato tramite The World List of Cycads, titolo rilevato da un estratto di ricerca; non consultato.]
  • Lindstrom, A.J. (2009). Typification of some species names in Zamia L. (Zamiaceae), with an assessment of the status of Chigua D. Stev. Taxon 58(1): 265-270. https://doi.org/10.1002/tax.581025 [Articolo con revisione paritaria: riconduzione di Chigua a Zamia; riassunto consultato.]
  • Stevenson, D.W. & Reveal, J.L. (2011). (2004) Proposal to conserve the name Zamia integrifolia (Cycadaceae) with a conserved type. Taxon 60(2): 594-595. https://doi.org/10.1002/tax.602035 [Proposta di conservazione del nome del coontie; riferimento verificato su Crossref, testo non consultato.]
  • Applequist, W.L. (2012). [Rapporto del comitato di nomenclatura delle piante vascolari.] Taxon 61(5): 1111. [Raccomandazione favorevole alla conservazione di Zamia integrifolia, citata da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Meerow, A.W., Francisco-Ortega, J., Calonje, M., Griffith, M.P., Ayala-Silva, T., Stevenson, D.W. & Nakamura, K. (2012). Zamia (Cycadales: Zamiaceae) on Puerto Rico: asymmetric genetic differentiation and the hypothesis of multiple introductions. American Journal of Botany 99(11): 1828-1839. https://doi.org/10.3732/ajb.1200494 [Articolo con revisione paritaria: genetica delle tre Zamia di Porto Rico; riassunto consultato.]
  • Salas-Leiva, D.E., Meerow, A.W., Calonje, M., Francisco-Ortega, J., Griffith, M.P., Nakamura, K., Sánchez, V., Knowles, L. & Knowles, D. (2017). Shifting Quaternary migration patterns in the Bahamian archipelago: evidence from the Zamia pumila complex at the northern limits of the Caribbean island biodiversity hotspot. American Journal of Botany 104(5): 757-771. https://doi.org/10.3732/ajb.1700054 [Articolo con revisione paritaria: storia del complesso Zamia pumila alle Bahamas; riassunto consultato.]
  • Meerow, A.W., Salas-Leiva, D.E., Francisco-Ortega, J., Griffith, M.P., Calonje, M., Stevenson, D.W. & Nakamura, K. (2018). Phylogeography and conservation genetics of the Caribbean Zamia clade: an integrated systematic approach with SSRs and single copy nuclear genes. In: Cycad Biology and Conservation: The 9th International Conference on Cycad Biology (Memoirs of the New York Botanical Garden 117): 278-296. https://doi.org/10.21135/893275389.019 [Capitolo scientifico; definizione del complesso Zamia pumila, rilevata da un estratto di ricerca.]
  • Calonje, M., Meerow, A.W., Griffith, M.P., Salas-Leiva, D., Vovides, A.P., Coiro, M. & Francisco-Ortega, J. (2019). A time-calibrated species tree phylogeny of the New World cycad genus Zamia L. (Zamiaceae, Cycadales). International Journal of Plant Sciences 180(4): 286-314. https://doi.org/10.1086/702642 [Articolo con revisione paritaria: prima filogenesi datata completa del genere; noto dal commento del 2024.]
  • Lindstrom, A., Habib, S., Dong, S., Gong, Y., Liu, J., Calonje, M., Stevenson, D. & Zhang, S. (2024). Transcriptome sequencing data provide a solid base to understand the phylogenetic relationships, biogeography and reticulated evolution of the genus Zamia L. (Cycadales: Zamiaceae). Annals of Botany 134(5): 747-768. https://doi.org/10.1093/aob/mcae065 [Articolo con revisione paritaria: sette cladi geografici, origine in Mesoamerica; noto dal commento seguente.]
  • Gutiérrez-Ortega, J.S. & Villarreal A., J.C. (2024). A possible case of adaptive radiation in cycads. Annals of Botany 134(5): i-ii. https://doi.org/10.1093/aob/mcae110 [Commento con revisione paritaria, letto per intero.]
  • Gutiérrez-Ortega, J.S., Pérez-Farrera, M.A., Lopez, S. & Vovides, A.P. (2023). Demographic history and species delimitation of three Zamia species (Zamiaceae) in south-eastern Mexico: Z. katzeriana is not a product of hybridization. Botanical Journal of the Linnean Society 202(1): 110-133. https://doi.org/10.1093/botlinnean/boac062 [Articolo con revisione paritaria; titolo e riferimento consultati.]
  • Nicolalde-Morejón, F., Martínez-Domínguez, L., González-Aguilar, M.A. & Stevenson, D.W. (2024). Reestablishment of Zamia lawsoniana (Zamiaceae, Cycadales), an endemic species of Mexico, with first description of the ovulate strobilus. Acta Botanica Mexicana 131: e2262. https://doi.org/10.21829/abm131.2024.2262 [Articolo con revisione paritaria: ristabilimento di Zamia lawsoniana; riferimento verificato su Crossref.]
  • Calonje, M., Zárate-Gómez, R., Jones, M.A., Segalla, R., Martín Brañas, M., Hidalgo Pizango, C.G. & Roca Alcázar, F. (2026). Zamia urarinorum (Cycadales, Zamiaceae), a new cycad species from wetland forests of Loreto, Peru. Phytotaxa 741(1): 1-17. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.741.1.1 [Protologo della specie più recente; titolo e riferimento consultati.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads.]
  • Norstog, K.J., Fawcett, P.K.S. & Vovides, A.P. (1992). Beetle pollination of two species of Zamia: evolutionary and ecological considerations. The Palaeobotanist 41: 149-158. https://doi.org/10.54991/jop.1992.1116 [Articolo scientifico sull’impollinazione da parte dei coleotteri; riferimento verificato su Crossref, contenuto rilevato da un estratto.]
  • Salzman, S., Crook, D., Crall, J.D., Hopkins, R. & Pierce, N.E. (2020). An ancient push-pull pollination mechanism in cycads. Science Advances 6(24): eaay6169. https://doi.org/10.1126/sciadv.aay6169 [Articolo con revisione paritaria; riassunto consultato, specie studiata (Zamia furfuracea) rilevata da un estratto.]
  • Culbert, D.F. (1995, rivisto nel 2010). Florida Coonties and Atala Butterflies. Fact Sheet ENH117, UF/IFAS Extension, Gainesville. [Scheda di divulgazione universitaria, letta per intero.]
  • Di Gristina e coll. (2025). A Checklist of the Ornamental Vascular Flora of Sicily. Plants 14(5): 795. [Zamia furfuracea tra i taxa ornamentali rari o notevoli della Sicilia; testo letto tramite Europe PMC, tabella delle località non consultata.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. https://portals.iucn.org/library/efiles/documents/2003-010.pdf [Piano d’azione dell’IUCN, quadro generale della conservazione delle cicadee.]