Cicadee negli orti botanici italiani: Napoli, Palermo, Firenze e La Mortola

Cycas revoluta
Cycas revoluta, Orto botanico di Palermo (30/11/2007). tatogra (Flickr), CC BY-SA 2.0.

Chi visita un orto botanico italiano incontra quasi sempre una cicadea: una vecchia Cycas revoluta davanti a una serra, un Dioon in un’aiuola, un Encephalartos spinoso in vaso vicino all’ingresso. Non è un caso. Il clima mediterraneo delle coste e delle isole permette di coltivare all’aperto alcune specie che nel resto d’Europa restano in serra, e la lunga tradizione degli orti botanici universitari ha prodotto collezioni antiche, documentate da cataloghi, riviste scientifiche e liste di semi. Le cicadee (ordine Cycadales) sono piante lente e longeve: un esemplare piantato due secoli fa può essere ancora lì.

Questo articolo fa il punto su ciò che è davvero documentato: le pagine ufficiali dei giardini, la rivista Delpinoa dell’Orto Botanico di Napoli, gli Index Seminum, i cataloghi storici della Mortola, la banca dati BGCI PlantSearch e alcuni messaggi datati del forum Tropicamente. Ogni cifra porta la data della sua fonte: una lista del 1912 o del 1997 non descrive la collezione di oggi.

Orto Botanico di Napoli: la collezione di riferimento

Napoli possiede la collezione di cicadee meglio documentata d’Italia, ed è stata a lungo una delle più ricche al mondo. Il nucleo è il lascito delle piante di Luigi Califano (1901-1976), a cui si sono aggiunte raccolte sul campo in Messico, in America centrale e meridionale e in Africa, con spedizioni dal 1969 al 1974 e poi dal 1974 al 1994. I resoconti delle spedizioni in Messico del 1979 e del 1980, pubblicati da Moretti su Delpinoa nel 2022 e nel 2023, ricostruiscono l’origine di molti Dioon del giardino.

Le cifre, con la loro data

  • Secondo il censimento mondiale delle cicadee di Osborne (1992), citato da Menale e De Luca, Napoli era allora la prima collezione al mondo per numero di taxa.
  • Circa 800 esemplari e oltre 100 taxa: Menale e De Luca, Delpinoa 49 (volume 2007, uscito nel 2011).
  • Circa 600 esemplari e quasi 100 specie: pagina «Serre Califano» del sito del giardino, non datata.
  • 550 esemplari e 110 specie: Sibilio, Delpinoa 56-57 (volume 2014-2015, pubblicato online nel 2019). È la cifra pubblicata più recente.

Il sito attuale descrive la collezione come «particolarmente ricca» di Ceratozamia, Dioon, Encephalartos e Zamia. Un discorso pubblicato su Delpinoa nel 1996 ricorda che alcuni Encephalartos raccolti in Africa furono donati a Napoli e che gli esemplari più belli del giardino furono esposti al primo congresso sulle cicadee, a Beaulieu-sur-Mer, nel 1987.

In serra o all’aperto?

Quasi tutta la collezione vive in serra, nelle Serre Califano: circa 5000 m², di cui tre sale riservate alle cicadee. Sibilio (2019) scrive che le particolarità ecologiche delle specie impongono la coltivazione in serra. Queste serre sono pensate per la conservazione e, come avverte il sito, non sono sempre visitabili.

All’aperto, nell’Area delle gimnosperme, crescono Cycas revoluta «in più esemplari» insieme a specie di Ceratozamia, Macrozamia, Encephalartos e Dioon. Nel 2007 Menale e De Luca citavano per nome Dioon edule con i suoi grandi coni, Encephalartos villosus e Ceratozamia mexicana, di cui si vedono le radici coralloidi in superficie. Già nel 1981 sette Encephalartos longifolius erano coltivati «all’aperto o in serra». La Cycas revoluta donata dalla regina Maria Carolina è fotografata nelle tavole di Delpinoa 42 (2001).

Le specie citate dalle pubblicazioni del giardino

  • 1984, in serra: Bowenia serrulata, Bowenia spectabilis, Lepidozamia hopei, Lepidozamia peroffskyana e nove Macrozamia, tra cui Macrozamia communis, Macrozamia diplomera, Macrozamia moorei e Macrozamia spiralis.
  • 1997 (dati 1993-94): 34 specie di Encephalartos, per un totale di 121 esemplari, tra cui un solo Encephalartos woodii ed Encephalartos sclavoi.
  • 2007: Encephalartos woodii e Microcycas calocoma; Cycas, Lepidozamia, Macrozamia e Stangeria vi sono detti «ampiamente rappresentati».
  • 2019 (volume 2014-15): Dioon è il genere meglio rappresentato, con Dioon edule, Dioon purpusii, Dioon mejiae, Dioon califanoi, Dioon caputoi, Dioon merolae, Dioon tomasellii, Dioon rzedowskii, Dioon holmgrenii e Dioon spinulosum. Seguono Zamia pygmaea, Zamia vazquezii, Zamia polymorpha (oggi Zamia prasina), Ceratozamia hildae, Ceratozamia latifolia, Ceratozamia kuesteriana, Encephalartos arenarius, Stangeria eriopus, Cycas panzhihuaensis e Macrozamia moorei.

Gli Index Seminum: che cosa dicono e che cosa non dicono

Ogni anno o ogni due anni l’Orto pubblica un Index Seminum, la lista del materiale proposto in scambio: semi, polline, campioni di foglie. Non è un inventario: l’assenza di una specie in una lista non prova che sia scomparsa. Le liste sono comunque preziose, perché indicano dove si trova la pianta (serra o area all’aperto) e se ha prodotto coni.

  • 2007: Cycas revoluta e Cycas thouarsii; dal 2008 al 2010, solo Cycas revoluta.
  • 2012-13, la lista più ricca: tra le altre Ceratozamia mexicana, Cycas circinalis, Cycas rumphii, Dioon edule, Dioon spinulosum, Encephalartos ferox, Encephalartos horridus, Encephalartos lehmannii, Encephalartos longifolius, Zamia furfuracea e Zamia portoricensis. Il polline offerto per Cycas circinalis, Cycas rumphii, Cycas thouarsii, le Ceratozamia, Encephalartos ferox, Encephalartos horridus e Zamia furfuracea indica piante maschili che hanno prodotto coni.
  • 2020-21 e 2022-23: semi freschi di Cycas revoluta raccolti nell’Area delle gimnosperme, e polline di Cycas rumphii, Dioon edule, Dioon merolae ed Encephalartos ferox dalle Serre Califano.

Il giardino produce anche semi: già nel 1988 Caputo, Nazzaro e Sabato studiavano semi di Cycas revoluta del giardino e notavano che gli uccelli disperdevano i semi di Dioon edule posati sui bancali di semina. Nel 1994 furono analizzati semi di Ceratozamia mexicana var. latifolia raccolti da una pianta coltivata nell’Orto. Il sito mostra inoltre coni femminili di Encephalartos ferox e ovuli di Cycas circinalis nelle Serre Califano.

Orto Botanico di Palermo: il Cycadetum e la Cycas della regina

Palermo è il giardino in cui le cicadee si vedono meglio all’aperto. La pagina ufficiale del Cycadetum (UNIPA Heritage) afferma che vi è riunita «circa la metà delle specie di cicadee conosciute»: è una cifra data dal giardino stesso, senza lista pubblicata. Un’altra scheda lo descrive come una realizzazione recente e il più rappresentativo d’Europa.

La storia comincia con un dono di Maria Carolina di Borbone: la prima Cycas revoluta del giardino, presentata come il primo esemplare della specie coltivato all’aperto in Europa. La pagina UNIPA indica il 1799 come anno di impianto, mentre la scheda dell’APGI (Associazione Parchi e Giardini d’Italia) indica il 1793. Le due date si contraddicono e nessuna fonte consultata permette di scegliere.

Cycas revoluta
Cycas revoluta all’Orto botanico di Palermo, 30 novembre 2007. Foto: tatogra (Flickr), licenza CC BY-SA 2.0.

All’aperto, la pagina del Cycadetum cita «diversi esemplari notevoli» di Encephalartos longifolius, di Encephalartos woodii e di Macrozamia moorei. Le cicadee occupano spazi vicino al Palmetum e al grande Ficus, e aiuole dedicate a Encephalartos e Cycas vicino alla Serra Carolina. Le schede delle piante della collezione riguardano Cycas revoluta, Encephalartos ferox, Dioon edule e Macrozamia moorei.

Il caso dell’Encephalartos woodii

Due fonti recenti, un articolo di stampa (Balarm, 3 agosto 2025) e la mostra dell’Università di Palermo «Celibi. Storia di una migrazione botanica» (8 maggio – 20 ottobre 2026), descrivono la pianta di Palermo come l’ibrido Encephalartos woodii × natalensis, «il più vicino alla specie d’origine». La pagina del Cycadetum scrive soltanto «Encephalartos woodii». Qui seguiamo le due fonti più recenti e parliamo di ibrido.

Che cosa hanno visto i visitatori

Sul forum Tropicamente, alcune visite datate danno un’idea della varietà, con nomi tratti dalle didascalie delle foto e quindi non verificati sulle etichette. Nell’ottobre 2009 compaiono Ceratozamia mexicana, Cycas circinalis, Dioon edule, Dioon spinulosum, Encephalartos longifolius, una coppia di Macrozamia moorei, Zamia furfuracea, Zamia loddigesii e Zamia pumila. Nel novembre 2009 un partecipante scrive che Zamia furfuracea vive bene in piena terra senza alcun danno. Nel dicembre 2010 un altro elenca Dioon rzedowskii, Cycas diannanensis, Lepidozamia peroffskyana e Macrozamia communis, e un terzo osserva che molte piante crescono sotto una luce molto filtrata, che allunga e corica le foglie.

Firenze, Giardino dei Semplici: la serra fredda

Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze indica, all’ultimo censimento, circa 110 esemplari, 8 generi e circa 60 specie, alcune in più esemplari e talvolta di grandi dimensioni. I generi presenti sono Bowenia, Ceratozamia, Cycas, Dioon, Encephalartos, Macrozamia, Stangeria e Zamia; mancano Microcycas e Lepidozamia.

Il nucleo risale all’inizio del Novecento, con il dono della collezione privata Garbari di Trento: circa 300 piante, molte delle quali perse durante l’ultima guerra. Si aggiunsero raccolte in America centrale e meridionale negli anni Settanta e i doni delle collezioni private Verga (Como, anni Sessanta e Settanta), poi Bruno (Lecce) e Munzone (Firenze). La scheda APGI parla di «forse la più grande collezione italiana», mentre un visitatore del forum Tropicamente la riteneva nel 2009 «probabilmente la seconda d’Italia dopo Napoli». Nessuna lista di specie è pubblicata online e il Delectus seminum 2017 di Firenze non propone cicadee.

La maggior parte delle piante è in vaso, nella serra fredda, visibile tutto l’anno. Un gruppo di Cycas revoluta cresce invece in piena terra davanti all’ingresso della serra fredda e, secondo il museo, si è «perfettamente adattato al clima fiorentino». Un messaggio del forum del 2011 descrive un Encephalartos cycadifolius in vaso con un tronco di circa un metro.

Il clima di Firenze non è quello di Palermo. Nel gennaio 1985 la stazione di Firenze/Peretola (aeroporto, 40 m) ha registrato −21,4 °C l’11 gennaio e −21 °C il 12, in un periodo (5-12 gennaio) in cui le massime sono rimaste tra −1,6 e 0,2 °C (dati giornalieri pubblicati da Météociel). È una stazione d’aeroporto, in pianura, non l’Orto botanico: nessuna fonte consultata descrive gli effetti di quell’ondata di freddo sulle cicadee del giardino, né dice se il gruppo di Cycas revoluta fosse già in piena terra.

Giardini Botanici Hanbury, La Mortola: le cicadee dell’Ottocento

Alla Mortola, presso Ventimiglia, le cicadee sono documentate da più di un secolo. Il catalogo del 1897 delle piante coltivate «all’aperto» cita Cycas normanbyana (oggi Cycas media), Cycas revoluta, Dioon edule, Encephalartos altensteinii, Encephalartos cycadifolius, Encephalartos lehmannii, Encephalartos villosus, Zamia horrida (oggi Encephalartos horridus) e, probabilmente, Ceratozamia mexicana, di cui si legge il riferimento bibliografico ma non il nome. L’Hortus Mortolensis del 1912 aggiunge Ceratozamia kuesteriana, Cycas neo-caledonica e Macrozamia spiralis.

Le note di coltivazione del 1912 sono le più istruttive di tutto il corpus:

  • Cycas normanbyana e Cycas neo-caledonica «sono andate perdute», senza causa indicata.
  • Per Cycas revoluta, a lungo nei giardini si conoscevano solo piante femminili; poi alcune piante maschili fiorirono a Bordighera. Il giardino aveva ormai i due sessi e sperava di ottenere semi ben formati.
  • Un grande Dioon edule maschio, acquistato nel luglio 1888 dal giardino del principe Troubetzkoy, era piantato «in posizione molto soleggiata, in terreno sabbioso secco» e stava «estremamente bene».
  • Un Macrozamia spiralis maschio proveniva dalla stessa fonte, acquistato nello stesso mese.

Oggi la scheda APGI menziona un «viale delle cycas» con una collezione di cicadee trapiantate e sviluppate da Dorothy Hanbury. Su BGCI PlantSearch il giardino dichiara Cycas revoluta, Dioon edule, Encephalartos altensteinii, Encephalartos horridus, Encephalartos lehmannii e Macrozamia spiralis: la lista coincide esattamente con quella del 1912. O le piante storiche sopravvivono, o il dato è stato ripreso dal catalogo; senza una verifica sul posto non si può dire.

Gli altri orti botanici: ciò che è documentato

Per molti giardini l’unica fonte è BGCI PlantSearch, la banca dati in cui i giardini botanici dichiarano i taxa che coltivano. Le liste sono state consultate il 10 ottobre 2026, ma la banca dati non mostra la data di aggiornamento di ciascun giardino ed è molto incompleta per l’Italia: Napoli, per esempio, vi ha dichiarato soltanto Encephalartos woodii. Una specie dichiarata non è quindi una specie verificata, e una specie assente può benissimo esserci.

  • Roma (Sapienza): la scheda APGI, non datata ma con bibliografia fino al 2013, cita Cycas revoluta e Cycas circinalis tra le piante notevoli della zona collinare, quindi all’aperto. BGCI indica Cycas revoluta. Nel 2013 un messaggio del forum mostra un Encephalartos lehmannii in vaso all’aperto vicino all’ingresso, con tre polloni.
  • Pisa: il Viale Cisalpino è «fiancheggiato da bossi e Cycas» (pagina della Regione Toscana, non datata). Nel 2018 la nuova serra tropicale ospitava Cycas circinalis e Cycas taiwaniana. BGCI indica anche Ceratozamia mexicana, Cycas revoluta, Dioon edule, Encephalartos horridus e Zamia furfuracea. Gli Index Seminum 2022 e 2023 non propongono cicadee.
  • Padova: BGCI indica Ceratozamia mexicana, Cycas circinalis e Cycas revoluta. Nel 2010 alcuni visitatori del forum descrivevano una Ceratozamia chiamata «mexicana», dal tronco antico, piantata in piena terra in una serra aperta addossata a un muro.
  • Catania: BGCI indica Ceratozamia mexicana, Cycas revoluta, Dioon edule, Encephalartos hildebrandtii ed Encephalartos horridus; la scheda APGI non cita cicadee.
  • Pavia: BGCI indica Ceratozamia mexicana, Cycas revoluta, Dioon edule, Dioon spinulosum, Encephalartos horridus e Macrozamia diplomera. Siena: Ceratozamia mexicana e Cycas revoluta. Camerino e Cosenza (Università della Calabria): Cycas revoluta.
  • Portici: un articolo del 2020, ripreso dalla rivista TerrAmica (gennaio 2018), descrive cassoni tematici con una collezione di Cycadaceae, senza nominare le specie.
  • Messina: due messaggi del forum, nel 2007 (una Cycas revoluta appena piantata) e nel 2008 («buone collezioni di palme, Cycas e succulente»). Nessuna fonte istituzionale.
  • La Mortella (Ischia): una fonte del 2011 cita «cycads» tra le piantagioni; nel 2008 il forum mostra una Lepidozamia fotografata nel giardino, senza specie precisata.

Fuori dalle università, la pagina della RHS dedicata a Radicepura (Giarre) cita esemplari rari «come gli Encephalartos», e i Giardini Ravino (Forio d’Ischia) contano circa 200 esemplari tra cui cicadee, palme e Musaceae. Sul forum, nel 2012, il giardino La Cutura (Salento) risultava aver esteso la coltivazione a palme e cicadee, e alla Villa Comunale di Nardò un partecipante identificava una Cycas thouarsii su foto del 2011; alla riapertura, nell’ottobre 2012, diverse cicadee erano sparite, attribuite a furti. Per Cagliari, Lucca, Bari e Villa Taranto non è stata trovata alcuna fonte che citi cicadee.

Che cosa insegnano queste collezioni sulla coltivazione in clima mediterraneo

La prima lezione è la più semplice: Cycas revoluta è la sola cicadea presente all’aperto in quasi tutti i giardini, da Palermo a Firenze, da Roma a Pisa, a Napoli e alla Mortola, spesso da molto tempo. Le altre specie documentate all’aperto sono poche e quasi sempre al Sud o sulla costa ligure: Dioon edule a Napoli (con coni) e alla Mortola, Encephalartos villosus e Ceratozamia mexicana a Napoli, Encephalartos longifolius a Napoli e a Palermo, Macrozamia moorei e l’ibrido di Encephalartos woodii a Palermo, Zamia furfuracea in piena terra a Palermo secondo il forum.

La seconda lezione è che il clima mediterraneo non basta per tutto. Anche a Napoli la grande maggioranza della collezione resta in serra, e per Sibilio (2019) sono proprio le particolarità ecologiche delle specie a imporlo. A Firenze la collezione vive in vaso, in serra fredda.

La terza riguarda il suolo, la luce e l’acqua. Il Dioon edule della Mortola prosperava nel 1912 in pieno sole e in terreno sabbioso secco; a Palermo, secondo un visitatore, la luce molto filtrata allunga e corica le foglie. Infine, per avere semi servono i due sessi: alla Mortola si aspettarono a lungo piante maschili di Cycas revoluta, mentre oggi Napoli scambia polline e semi tramite il suo Index Seminum.

Le esperienze del sud-est della Francia

Il clima del Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var, a 3 km dal mare) e dei giardini della Costa Azzurra, della Provenza, della Linguadoca, del Rossiglione e della Corsica è vicino a quello di molte zone italiane: riviera ligure e costa tirrenica, Sicilia, Sardegna, Puglia. Le loro esperienze, pubblicate su succulentes.net, si possono quindi trasporre con prudenza, come esperienze francesi e senza equivalenze precise di temperatura con le città italiane.

  • Al Jardin zoologique tropical, diversi Cycas panzhihuaensis coltivati in pieno sole, in un riporto di scisto frantumato molto drenante, hanno «incassato perfettamente» −7 °C e la neve nel gennaio e febbraio 2012; d’estate vengono annaffiati una o due volte alla settimana.
  • Per le Macrozamia, la stessa esperienza indica un’annaffiatura settimanale come minimo in estate, due come ottimo; la mezz’ombra conviene anche a Macrozamia communis e protegge meglio dal gelo; un gelo secco è meno pericoloso dello stesso gelo dopo un periodo di pioggia.
  • Una Ceratozamia «Palma Sola», popolazione attribuita a Ceratozamia brevifrons, coltivata in piena terra sotto una copertura di eucalipti, ha sopportato −6 °C senza protezione nell’inverno 2011-2012, senza danni.

Tutte queste osservazioni convergono con quelle dei giardini italiani: drenaggio perfetto, acqua d’estate, sole per le specie di ambienti aperti, e prudenza con l’umidità invernale.

Consigli per la visita

  • Napoli: l’Area delle gimnosperme, all’aperto, mostra Cycas revoluta, Dioon, Encephalartos, Ceratozamia e Macrozamia. Le Serre Califano, dove si trova la quasi totalità della collezione, sono serre di conservazione «non sempre visitabili»: conviene informarsi presso il giardino prima di andare.
  • Palermo: cercate il Cycadetum vicino al Palmetum, al grande Ficus e alla Serra Carolina. La mostra «Celibi» sull’ibrido di Encephalartos woodii è annunciata fino al 20 ottobre 2026.
  • Firenze: la serra fredda del Giardino dei Semplici è visibile tutto l’anno, secondo il museo; il gruppo di Cycas revoluta in piena terra è davanti all’ingresso.
  • La Mortola: il «viale delle cycas» citato dall’APGI è il punto di partenza naturale.
  • Ovunque: orari, tariffe e aperture delle serre cambiano; verificateli sul sito ufficiale di ciascun giardino. Le etichette e le identificazioni dei visitatori possono essere errate, in particolare per Cycas circinalis. E i furti segnalati a Napoli e a Nardò ricordano che semi e polloni di questi giardini non si raccolgono.

Punti da verificare

  • Encephalartos woodii a Napoli: presente nel 1997 (un esemplare) e nel 2007. Nel 2010 il forum segnalava un pollone rubato «2 o 3 anni prima» e un’altra pianta con il tronco ma senza foglie. BGCI lo elenca ancora, senza data. Lo stato attuale non è accertato.
  • Cycas circinalis: il nome compare a Roma (all’aperto), Pisa, Padova, Palermo e Napoli, ma è spesso applicato in coltivazione ad altre specie, come Cycas rumphii o Cycas thouarsii. Andrebbe verificato sul posto.
  • Palermo, 1799 o 1793 per la Cycas revoluta di Maria Carolina: le due fonti ufficiali non concordano. Anche Napoli conserva una Cycas revoluta donata dalla stessa regina.
  • La Mortola: la lista BGCI coincide con il catalogo del 1912; non si sa se descriva piante ancora vive.

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Fonti