Zamia roezlii

Zamia roezlii è la più grande Zamia del Sudamerica: una cicadea arborescente con un tronco che può superare i 5 m e foglie lunghe fino a 3 m, originaria delle pianure costiere del Pacifico in Colombia e nell’Ecuador nord-occidentale. Descritta nel 1873 nel catalogo del vivaio di Jean Linden, a Bruxelles, questa specie del genere Zamia vive in foreste molto piovose e perfino in paludi ai margini delle mangrovie, dove alcune piante possono essere sommerse dall’alta marea. La IUCN la classifica a rischio minimo. Fuori dai tropici si coltiva soltanto al caldo: in Italia non è citata in alcun orto botanico.

In sintesi: Zamia roezlii

  • Nome accettato: Zamia roezlii Linden (1873), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Aulacophyllum roezlii Regel (1876); nel protologo il nome è scritto «Zamia roezlei»
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; «chigua» (spagnolo, nome indicato da Species+)
  • Distribuzione naturale: costa pacifica della Colombia (Chocó, Valle del Cauca, Nariño) e Ecuador nord-occidentale (Esmeraldas, Imbabura)
  • Stato IUCN: a rischio minimo (LC), valutazione del 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessuna; descritta come molto sensibile al gelo e alla siccità (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, foreste equatoriali e paludi costiere, su fango salmastro secondo una monografia
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco eretto fino a 5-7 m; foglie da 1 a 3 m; coni femminili tra i più grandi del genere
  • In Italia: nessun orto botanico; nessun riscontro di coltivazione
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia roezlii?

Un tronco eretto di diversi metri, foglie molto lunghe e foglioline strette, falciformi e profondamente solcate bastano a distinguerla dalle altre Zamia della sua regione. La Flora de Colombia dell’Università Nazionale di Colombia la definisce la più grande Zamia del Sudamerica, facile da riconoscere per le dimensioni del tronco, delle foglie e dei coni e per le foglioline falciformi, lineari e a margine intero. Le misure variano però molto da una fonte all’altra:

  • Tronco: non ramificato, eretto o coricato, fino a 7 m di lunghezza e 15 cm di diametro (Jones, 1993, citato dal Gymnosperm Database); fino a 7 m d’altezza (Flora de Colombia); rigidamente eretto fino a 5 m e 30 cm di diametro, a volte coricato dopo una caduta (Dodson, 1998);
  • Foglie: da 5 a 10, lunghe da 1 a 3 m (Flora de Colombia); da 6 a 20, lunghe 2-3 m, arcuate, verde brillante (Jones); da 15 a 45 sulle piante adulte (Dodson). Le foglie giovani spuntano verde pallido e glabre (Jones);
  • Picciolo: lungo 30-50 cm, ingrossato alla base, con peli corti e fittamente coperto di aculei (Jones); 0,5-1 m, con aculei da sparsi a fitti (Flora de Colombia); anche il rachide è spinoso;
  • Foglioline: da 10 a 20 paia (Flora de Colombia) o da 20 a 54 in tutto (Jones), sessili, da lineari a lanceolate, un po’ falciformi, lunghe 30-40 cm (Jones) o 30-50 cm (Flora de Colombia) e larghe 3-4 cm (Jones), a margine intero e apice acuto; la pagina superiore, verde scuro e lucida, è profondamente solcata tra le nervature, che le danno un aspetto pieghettato; la pagina inferiore, più chiara, ha nervature in rilievo con sparsi peli bruno rossastri lunghi fino a 0,5 mm (Dodson);
  • Coni maschili: cilindrici ed eretti; 30-50 cm per 4-6 cm, bruni e brevemente pelosi (Jones); 20-30 cm per 4-6 cm, da giallastri a bruno chiaro (Flora de Colombia); parte fertile fino a 40 cm per 6 cm, grigio rosata, su un peduncolo diritto lungo fino a 30 cm (Dodson);
  • Coni femminili: da cilindrici a forma di botte, bruni o bruno rossastri; 35-55 cm per 10-14 cm (Jones), 30-60 cm per 10-20 cm (Flora de Colombia), fino a 90 cm a maturità (Dodson). Secondo Jones sono i più grandi del genere;
  • Semi: ovoidi, con involucro carnoso (sarcotesta) da rosso a scarlatto o rosso arancio; 3,5-4 cm per 1,7-2,5 cm secondo Jones, fino a 3,3 cm per 1,5 cm secondo Dodson.

Nessuna revisione recente ha riconciliato queste misure, che vengono probabilmente da piante di età e di località diverse (Colombia per la Flora de Colombia, Ecuador per Dodson). La Flora de Colombia indica inoltre numeri cromosomici 2n = 22, 24, 25 e 26 (Norstog, 1981).

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido di Zamia roezlii. Calaway Dodson, che ha descritto Zamia gentryi, ha cercato segni di ibridazione nella fascia in cui le due specie crescono insieme, tra 300 e 400 m sulla strada da Lita a San Lorenzo (Esmeraldas, Ecuador), senza trovarne (Dodson, 1998).

Possibili confusioni

La confusione più probabile è con Zamia gentryi, la specie più vicina secondo Dodson (1998), che vive nell’Ecuador nord-occidentale tra 300 e 1800 m e incontra Zamia roezlii al margine delle sue popolazioni. Le differenze indicate da Dodson:

  • portamento: tronco rigidamente eretto fino a 5 m in Zamia roezlii; fusto corto, coricato al suolo o a forma di U quando la pianta è epifita, in Zamia gentryi;
  • foglie: da 15 a 45 sulle piante adulte di Zamia roezlii, da 5 a 13 in Zamia gentryi;
  • foglioline: verde scuro sopra, con nervature in rilievo e pelose sotto, in Zamia roezlii; verde giallo pallido su entrambe le facce, con nervature incassate e glabre, in Zamia gentryi;
  • coni maschili: grigio rosati ed eretti in Zamia roezlii; rosso vino, su un peduncolo coricato, in Zamia gentryi;
  • coni femminili: fino a 90 cm in Zamia roezlii, al massimo 30 cm in Zamia gentryi.

Un coltivatore e vivaista francese che ha visto le due specie nel loro ambiente, in Ecuador, riferisce sul forum Fous de Palmiers (settembre 2012) che nelle piante giovani la differenza principale sta nella profondità dei solchi delle foglioline, e che sulle piante fertili i coni maschili, bianchi in Zamia roezlii e rossi in Zamia gentryi, permettono di distinguerle.

Secondo Jones (1993), citato dal Gymnosperm Database, Zamia roezlii somiglia anche a Zamia chigua, colombiana, ma ha foglioline solcate, meno numerose e molto meno fitte. Il nome comune «chigua», che Species+ attribuisce a Zamia roezlii, è anche l’epiteto di Zamia chigua: un nome spagnolo non basta quindi a identificare una pianta.

In Colombia, Panamá ed Ecuador vivono altre Zamia arborescenti a foglioline pieghettate, come Zamia amplifolia, Zamia wallisii, Zamia dressleri e Zamia neurophyllidia (vedi Tassonomia). Di fronte a una pianta di provenienza sconosciuta, l’identificazione si basa sull’insieme dei caratteri del tronco, delle foglioline e dei coni.

Tassonomia

Zamia roezlii è un nome accettato da The World List of Cycads, che lo attribuisce a Jean Linden; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie fu pubblicata nel 1873 nel catalogo commerciale n. 90 dello stabilimento Linden di Bruxelles, a pagina 10, con il nome di «Zamia roezlei»: «grande e magnifica specie a fronde lunghissime, che misurano fino a 3 metri, pinnule strette, lunghissime, falciformi, profondamente canalicolate. Originaria delle coste dell’Oceano Pacifico, dove è stata scoperta dal signor Roezl». Lo stesso anno l’Illustration horticole (volume 20) le dedicò le tavole 133 e 134, che The World List of Cycads attribuisce a Édouard André e il Gymnosperm Database a Eduard Regel.

La tipificazione è stata discussa. La Flora de Colombia indica come neotipo le tavole dell’Illustration horticole, designate da Stevenson e Sabato nel 1986. The World List of Cycads, che per la tipificazione cita un lavoro di Lindström (2009), considera invece come olotipo un campione sterile di foglia raccolto da Roezl in Nuova Granada (l’attuale Colombia) nell’aprile 1872 e conservato a Kew (K), e precisa che le tavole non sono il tipo attuale.

Nel 1876 Regel trasferì la specie nel genere Aulacophyllum, con il nome di Aulacophyllum roezlii (Gartenflora 25: 141), oggi sinonimo. Regel riuniva in questo genere le Zamia a foglioline pieghettate, che producono le foglie una alla volta invece che a gruppi; secondo la Flora de Colombia, nessun carattere derivato comune (sinapomorfia) conferma Aulacophyllum come genere distinto da Zamia (Sabato, 1990).

La Flora de Colombia colloca Zamia roezlii in un complesso di specie centrato sulla provincia biogeografica del Chocó, con Zamia dressleri, Zamia neurophyllidia e la «Zamia skinneri» di Panamá (nel senso ampio usato prima della revisione del 2008), Zamia wallisii del nord di Antioquia e Zamia amplifolia. Secondo l’albero molecolare di Caputo e colleghi (2004), citato da Taylor e colleghi (2008), Zamia roezlii e Zamia wallisii sarebbero specie sorelle, e le foglioline pieghettate sarebbero comparse almeno due volte nel genere.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Benedikt Roezl (1824-1885), raccoglitore di piante ceco che viaggiò in Messico, in America centrale e in Sudamerica nella seconda metà dell’Ottocento e che raccolse per primo questa specie (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). La grafia originale «roezlei» è stata corretta in «roezlii», come indica la nota di nomenclatura di The World List of Cycads.

La pianta arrivò in Europa come novità commerciale: il catalogo Linden del 1873 la offriva come piantina da seme alta 30 cm o come tronco, a un prezzo molto più alto.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Species+ indica il nome spagnolo «chigua», che, come detto sopra, è anche l’epiteto di un’altra specie colombiana.

In natura

Secondo The World List of Cycads, Zamia roezlii vive in Colombia, nei dipartimenti del Chocó, della Valle del Cauca e di Nariño, e in Ecuador, nelle province di Esmeraldas e di Imbabura. Dodson (1998) ne indica la presenza dalla costa colombiana all’Ecuador nord-occidentale, dal livello del mare a 300 m in Ecuador; gli esemplari d’erbario citati dalla Flora de Colombia sono stati raccolti al livello del mare o tra 50 e 100 m. La Flora de Colombia cita anche un campione dell’Amazzonia colombiana (dipartimento di Amazonas, 200 m), presenza che The World List of Cycads non riprende.

Jones (1993), citato dal Gymnosperm Database, descrive l’habitat: foreste equatoriali e foreste paludose di mangrovia delle pianure costiere del Pacifico, di solito poco sopra il livello del mare; alcune piante vengono perfino sommerse dall’alta marea, e il suolo è stato descritto come fango salmastro. Gutiérrez-Ortega e Villarreal (2024) citano la sua capacità di vivere in paludi e mangrovie in Colombia come esempio delle caratteristiche particolari di alcune specie del genere.

Nella zona in cui convive con Zamia gentryi, i coni delle due specie cominciano a spuntare a dicembre, con l’inizio delle grandi piogge; i coni maschili maturano in circa 90 giorni, quelli femminili diventano ricettivi circa 90 giorni dopo la comparsa, e i semi maturano in circa un anno (Dodson, 1998). Jones riferisce invece che, nel clima equatoriale, le piante producono coni tutto l’anno, senza ciclo stagionale. Dodson non ha percepito alcun profumo dai coni e non ha visto coleotteri visitare i coni maschili delle piante coltivate al Centro scientifico di Río Palenque. Jones aggiunge che gli spermatozoi di questa specie sono i più grandi conosciuti tra le cicadee.

Stato di conservazione e normativa

Zamia roezlii è classificata a rischio minimo (LC) nella Lista Rossa della IUCN, in una valutazione di C. López-Gallego e M. Calonje pubblicata nel 2022 (secondo The World List of Cycads; la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente). La Flora de Colombia la descrive localmente abbondante, con coni femminili grandi e una buona produzione di semi e di plantule, ma avverte che la distruzione dell’habitat rende vulnerabili le popolazioni, perché le piante adulte arborescenti si insediano con difficoltà nelle aree disturbate.

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia roezlii rientra nell’Appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale delle piante è consentito, ma richiede un permesso di esportazione rilasciato dal paese d’origine. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026), che esclude dai controlli CITES i semi, il polline, le plantule e le colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, e i fiori recisi di piante riprodotte artificialmente. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+ nomina la specie e ne indica il nome spagnolo (consultazione dell’11 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Jones (1993) indica che la specie si coltiva da seme ed è molto sensibile al gelo e alla siccità. Simon Lavaud, del vivaio specializzato Cycadales.eu di Montpellier, la colloca nel gruppo delle Zamia delle foreste di bassa quota dell’America centrale e del Sudamerica, che giudica di coltivazione difficile fuori dai tropici: i climi europei sono troppo freschi e troppo secchi per queste specie, anche in estate, e consiglia serra, veranda, interno luminoso e riscaldato o perfino una camera di coltivazione (Lavaud, 2023). Per questo gruppo indica:

  • substrato drenante, da neutro ad acido, e acqua da neutra ad acida;
  • notte: 22 °C, con passaggi brevi tollerati verso 15 °C;
  • giorno: 28-30 °C, fino a 34-35 °C per la maggior parte delle specie, con danni possibili alle foglie nuove nei picchi di calore se l’aria è secca;
  • umidità dell’aria tra 70 e 90 % per uno sviluppo ottimale.

Sono consigli d’esperienza validi per un gruppo di specie. Un coltivatore della Polonia riferisce sul forum Fous de Palmiers, tra il 2012 e il 2015, l’esperienza più dettagliata trovata: una pianta ricevuta nel 2009 come seme germinato, tenuta per due anni davanti a una finestra esposta a ovest in una stanza riscaldata e annaffiata quasi ogni giorno, che dopo due anni e mezzo aveva un apparato radicale abbondante e raggiungeva 1,40 m d’altezza, vaso compreso. Secondo lui la pianta non soffre dell’aria secca d’appartamento, ma il substrato deve restare sempre almeno un po’ umido; usava acqua dolce, a volte quella dell’acquario, e poco concime. D’estate la pianta stava in veranda, quasi sempre all’ombra, poi all’aperto sotto un melo, e rientrava in casa all’inizio dell’autunno per non interrompere la crescita; nel settembre 2014 il fusto, ancora a forma di bulbo, misurava 11 cm. Il coltivatore la giudicava una cicadea a crescita rapida e «non troppo capricciosa».

In Italia

Zamia roezlii non figura nella lista del 2009 dell’Orto Botanico di Messina, né tra le cicadee delle serre di Napoli, né negli altri elenchi consultati (Hanbury, BGCI); le collezioni italiane di cicadee sono presentate nell’articolo sulle cicadee negli orti botanici italiani.

Sul forum Tropicamente la specie compare soltanto in un elenco di collezione e in un parere del 2009 che la indicava come la più delicata di una lista di cicadee in vendita, senza alcuna esperienza di coltivazione riferita. Non esiste quindi alcun riscontro italiano, né in vaso né all’aperto.

Moltiplicazione

Come tutte le Zamia, la specie ha piante maschili e piante femminili e si moltiplica per seme (Jones, 1993); per ottenere semi in coltivazione serve una pianta di ciascun sesso. Non sono stati pubblicati dati di germinazione propri della specie. I semi sono esentati dal permesso CITES; assicuratevi che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. Per il suo gruppo, il vivaio Cycadales.eu osserva che in condizioni non ottimali, troppo fresche e troppo secche, le piante crescono poco, sono poco robuste e rischiano il marciume delle radici, e che ridurre le annaffiature d’inverno, rimedio utile per le specie dei climi con stagione secca, funziona poco per quelle dei tropici umidi (Lavaud, 2023). Le Zamia in coltivazione possono anche ospitare cocciniglie.

Rusticità

Non esiste alcun dato misurato di resistenza al freddo per Zamia roezlii. Jones (1993) la descrive molto sensibile al gelo, e il vivaio Cycadales.eu indica per il suo gruppo una temperatura notturna di 22 °C, con brevi passaggi tollerati verso 15 °C (Lavaud, 2023).

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione all’aperto in Italia o nel sud della Francia, e nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Il confronto proposto da Simon Lavaud vale anche per l’Italia: a Montpellier, perfino a luglio e agosto, le minime notturne si aggirano intorno a 19 °C, al limite per queste specie, e l’aria è molto più secca che nel loro ambiente; Lavaud cita Roma, con 480 mm di pioggia all’anno, tra le città europee molto meno piovose degli habitat di queste Zamia. In Italia la specie va quindi trattata come una pianta da serra calda o da interno riscaldato tutto l’anno, con al più un soggiorno estivo all’aperto, all’ombra, nei mesi più caldi, come faceva il coltivatore polacco citato sopra.

Riferimenti internazionali

Non è stata trovata alcuna rilevazione di freddo per la specie, né sui forum né negli orti botanici. Dodson (1998) cita piante coltivate al Centro scientifico di Río Palenque, in Ecuador, e piante di origine colombiana (dintorni di Buenaventura) coltivate al Fairchild Tropical Garden, in Florida, senza dati di temperatura.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Zamia roezlii. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e per il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Secondo Jones (1993), citato dal Gymnosperm Database, i grandi semi maturi sono un’importante fonte di cibo per le popolazioni locali, che li pestano in farina e li lavano ripetutamente in acqua per eliminarne i composti tossici. Queste preparazioni, che si basano su saperi locali, non vanno in alcun caso riprodotte.

Domande frequenti

È la Zamia più grande?

Del Sudamerica sì, secondo la Flora de Colombia: il tronco raggiunge 5-7 m e le foglie fino a 3 m. Jones (1993) aggiunge che i suoi coni femminili sono i più grandi del genere.

Dove cresce?

Sulla costa pacifica della Colombia e dell’Ecuador nord-occidentale, dal livello del mare a qualche centinaio di metri, in foreste molto piovose e in paludi ai margini delle mangrovie.

Come si distingue da Zamia gentryi?

Dal tronco eretto, dalle foglie più numerose, dalle foglioline verde scuro con nervature in rilievo e pelose sotto e dai coni maschili chiari; Zamia gentryi ha un fusto coricato e coni maschili rosso vino (Dodson, 1998).

È minacciata?

No, secondo la IUCN (2022), che la classifica a rischio minimo. La distruzione dell’habitat resta un rischio per le popolazioni. Rientra nell’Appendice II della CITES.

Si può coltivare in Italia?

Soltanto al caldo: serra calda o interno riscaldato, con un substrato sempre leggermente umido. Non esiste alcun riscontro italiano di coltivazione.

È rustica?

No. È descritta come molto sensibile al gelo e alla siccità; un vivaio specializzato consiglia per il suo gruppo notti intorno a 22 °C.

È tossica?

Bisogna supporlo. Non esiste un’analisi propria della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi; le popolazioni locali consumano i semi soltanto dopo lunghi lavaggi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Linden, J. (1873). Zamia roezlei. Catalogue général 90: 10. Bruxelles. [Protologo; copia digitalizzata letta.]
  • Dodson, C.H. (1998). A new species of Zamia (Zamiaceae) from Ecuador. Novon 8(1): 12-14. [Confronto con Zamia gentryi; testo integrale letto.]
  • Jones, D.L. (1993). Cycads of the World. Reed Books, Chatswood. [Descrizione, habitat e usi; citato secondo il Gymnosperm Database.]
  • Taylor, A.S., Haynes, J.L. & Holzman, G. (2008). Taxonomical, nomenclatural and biogeographical revelations in the Zamia skinneri complex of Central America (Cycadales: Zamiaceae). Botanical Journal of the Linnean Society 158: 399-429. [Sintesi delle filogenesi precedenti; letto direttamente.]
  • Gutiérrez-Ortega, J.S. & Villarreal A., J.C. (2024). A possible case of adaptive radiation in cycads. Annals of Botany 134(5): i-ii. doi:10.1093/aob/mcae110 [Letto direttamente.]
  • López-Gallego, C. & Calonje, M. (2022). Zamia roezlii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42178A69844594. [Valutazione in vigore; riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Lindström, A.J. (2009). Typification of some species names in Zamia L. (Zamiaceae), with an assessment of the status of Chigua D. Stev. Taxon: 265-270. [Tipificazione; citato secondo The World List of Cycads, non consultato direttamente.]
  • Lavaud, S. (2023). Comment cultiver les Zamia en climat tempéré. Cycadales.eu. [Consigli di coltivazione per gruppo di specie; letto direttamente.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]