Encephalartos horridus

Encephalartos horridus

Encephalartos horridus è una piccola cicadea del Sudafrica, endemica dei dintorni di Port Elizabeth (oggi Gqeberha) e di Uitenhage (Kariega), nel Capo Orientale. Questa specie del genere Encephalartos, descritta nel 1801 da Nikolaus Joseph von Jacquin con il nome di Zamia horrida, si riconosce dalle foglie rigide di un azzurro intenso, ricurve verso l’esterno, con foglioline che portano da uno a tre lobi spinosi ritorti fuori dal loro piano. Il tronco resta per lo più interrato e la pianta forma volentieri cespi di più teste. Molto ricercata dai collezionisti, è scomparsa da una parte del suo areale, distrutta dall’urbanizzazione o saccheggiata; la IUCN la classifica in pericolo. Il suo habitat è quasi privo di gelo e i riscontri di coltivazione all’aperto in Italia restano rari.

In sintesi: Encephalartos horridus

  • Nome accettato: Encephalartos horridus (Jacq.) Lehm. (1834), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), GBIF e Species+
  • Nomi antichi e sinonimi: Zamia horrida Jacq. (1801, basionimo); Encephalartos nanus Lehm. (1838), Encephalartos van-hallii de Vriese (1838), Encephalartos altensteinii var. eriocephalus de Vriese (1846)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Eastern Cape blue cycad» o «blue cycad» (PlantZAfrica, Species+)
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, distretti di Port Elizabeth e Uitenhage (Capo Orientale); areale di circa 431 km² (SANBI, 2023)
  • Stato IUCN: in pericolo (EN, criteri A2acd+4acd), valutazione di J.D. Bösenberg datata giugno 2020 e pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, con parere negativo dell’UE per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica dal 2013
  • Rusticità documentata: habitat quasi privo di gelo (PlantZAfrica); a Ravenna, in serra fredda, punte delle foglie bruciate a −7 °C (inverno 2009-2010); in Francia (Rossiglione), pianta in un patio senza danni alle foglie a −4 °C di minima assoluta (2011) (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: pieno sole, drenaggio eccellente, poca acqua, terreno leggermente acido (PlantZAfrica)
  • Portamento e dimensioni adulte: fusti per lo più sotterranei o sporgenti di circa 30 cm, eccezionalmente 1 m; da 4 a 8 teste per cespo; foglie di 0,5-1 m
  • Tossicità: tossicità dimostrata fin dal 1944 (Van der Walt); semi e tessuti tossici (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: sei esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 e polline offerto dall’Orto nel 2012-13; Zamia horrida coltivata all’aperto alla Mortola già nel 1897; due esemplari al giardino dell’Ottone, all’Elba, nel 2012

Come riconoscere Encephalartos horridus?

È una delle cicadee più facili da riconoscere: un cespo basso di foglie rigide di un azzurro argentato intenso, fortemente ricurve verso l’esterno nel terzo superiore, con foglioline larghe munite di lobi spinosi ritorti. Dyer (1965) lo descrive così, con le integrazioni di PlantZAfrica:

  • Fusti: semplici o più spesso ramificati alla base, sotterranei o sporgenti di circa 30 cm, eccezionalmente fino a 1 m; corona poco lanosa. PlantZAfrica descrive cespi fitti di 4-8 fusti, con fogliame intrecciato;
  • Foglie: rigide, di 0,5-1 m, ricurve nel terzo superiore, coperte da una pruina azzurrata o argentata intensa che contrasta con le foglie più vecchie; non si abbassano durante la formazione dei coni (PlantZAfrica);
  • Foglioline: quelle mediane lunghe fino a circa 10 cm e larghe 2,5 cm, con apice pungente e da uno a tre lobi spinosi, lunghi fino a 4 cm, sul margine inferiore, ritorti fuori dal piano della fogliolina; verso la base della foglia diventano più piccole e intere;
  • Coni: uno solo per fusto, talvolta due nei maschi (PlantZAfrica), verde scuro con una sottile peluria nerastra o bruno-rossastra; coni maschili subcilindrici, di 20-40 × 6-12 cm; coni femminili più o meno ovoidi, di 20-40 × 15-20 cm, con squame costolate verso l’apice. PlantZAfrica li descrive verde-azzurri a maturità; M.J. Wells ha osservato a Grahamstown che diventavano giallo-arancio opaco sotto la superficie grigio-verde (citato da Dyer, 1965);
  • Semi: da rosso pallido a carminio, di 3-3,5 × circa 2,5 cm.

In natura esistono due forme: una tipica, più robusta, e una nana, con fusti, foglie e coni più piccoli (PlantZAfrica). Secondo il documento della SANBI del 2023, la forma comune ha fusti alti 0,5-1 m e larghi 20-30 cm, del tutto fuori terra tra le rocce e per lo più sotterranei nei suoli profondi, mentre la forma nana, meno frequente, ha fusti alti circa 20 cm e larghi al massimo 15 cm (da Kemp, 1986). In coltivazione la forma nana può perdere il suo carattere nano (PlantZAfrica).

Encephalartos horridus
Encephalartos horridus coltivato all’Estufa Fria di Lisbona, Portogallo.

Ibridi

Sono segnalati ibridi naturali con Encephalartos longifolius: Guy Wrinkle, in un ritratto della specie pubblicato nel 1983 da The Cycad Society (Stati Uniti), riferisce di aver visto nel Capo Orientale «ibridi molto belli» tra le due specie, dove crescono insieme. Un’analisi del DNA recente, presentata dalla Cycad Society of South Africa nel settembre 2026, mostra che Encephalartos horridus è strettamente imparentato con Encephalartos lehmannii, con un elevato flusso genico tra le due specie; l’articolo è riservato ai soci. In coltivazione, un coltivatore avverte sul forum francese Fous de palmiers (2011) che molte piante vendute con questo nome derivano da impollinazioni incrociate con Encephalartos lehmannii: una pianta nata da semi di collezione non è necessariamente pura.

Possibili confusioni

La confusione più frequente è con Encephalartos trispinosus, considerato dapprima una varietà di Encephalartos horridus (Hooker, 1863). Secondo Dyer (1965), Encephalartos trispinosus ha fusti più spesso fuori terra, fino a 1 m, foglioline in genere più strette (1,5-2,5 cm) con lobi ritorti in modo meno regolare e soprattutto coni diversi: le squame dei coni femminili sono molto rugose e pustolose, verde-azzurre o giallastre, mentre quelle di Encephalartos horridus sono piuttosto lisce, costolate verso l’apice e bruno-rossastre scure prima della maturità. In mancanza di coni aiuta l’origine: Encephalartos trispinosus vive più a est, nelle valli dei fiumi Bushmans e Great Fish, e Dyer osserva che nessuna specie affine cresce nell’areale di Encephalartos horridus.

Encephalartos lehmannii ha lo stesso fogliame azzurro, ma foglioline quasi sempre intere, foglie piuttosto diritte e squame dei coni femminili quasi lisce; è anche più robusto (Dyer, 1965). Le due specie si trovano nel distretto di Uitenhage, Encephalartos horridus soprattutto nella parte centrale, ondulata, della valle dello Zwartkops, Encephalartos lehmannii sui monti del Klein Winterberg e nei bacini dei fiumi Groot e Sundays; secondo la Cycad Society of South Africa (2026), Encephalartos horridus cresce più vicino alla costa e Encephalartos lehmannii nell’interno, più arido.

Dyer si stupiva infine che alcuni autori lo avessero confuso con Encephalartos latifrons, specie dal tronco massiccio di oltre 3 m e dalle larghe foglie verde scuro, che ha in comune con lui solo i lobi delle foglioline. Encephalartos arenarius ha foglie verde chiaro o medio, appena glauche, e foglioline larghe più di 2,5 cm con tre o quattro lobi.

Tassonomia

Encephalartos horridus è un nome accettato da The World List of Cycads, GBIF e Species+. La specie fu descritta per la prima volta da Jacquin nel 1801 come Zamia horrida, nei suoi Fragmenta botanica (p. 27-28, tavole 27 e 28), da piante coltivate nel giardino imperiale di Schönbrunn, a Vienna. Lehmann la trasferì nel genere Encephalartos, che aveva appena creato, il 15 marzo 1834 nella Allgemeine Gartenzeitung (vol. 2, n. 11, p. 86) e poi nel sesto fascicolo dei suoi Novarum et minus cognitarum stirpium pugillus. La sua diagnosi insiste già sul tronco glabro, sul rachide quadrangolare, sulle foglioline pruinose e glauche e sulle foglioline superiori «quasi trifide».

In seguito furono creati diversi nomi per piante coltivate, oggi posti in sinonimia da The World List of Cycads: Encephalartos nanus Lehm. (1838), poi Encephalartos horridus var. nanus (Lehm.) J.Schust. (1932), Encephalartos van-hallii de Vriese (1838), poi Encephalartos horridus var. hallianus (de Vriese) Miq. (1842), ed Encephalartos altensteinii var. eriocephalus de Vriese (1846). Species+ cita anche i nomi orticoli Zamia aurea e Zamia tricuspidata. Dyer (1965) riteneva che la forma nana di Port Elizabeth meritasse forse il rango di varietà, ma la mantenne nella specie non potendo confrontare le due forme in coltivazione; oggi non è riconosciuta alcuna varietà.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino horridus, «irto, orribile», per le foglioline rigide e pungenti (Haynes, 2022, tramite The World List of Cycads; PlantZAfrica). Il nome del genere, scelto da Lehmann, significa «pane nella testa», perché nel paese d’origine si preparava il pane con il midollo di queste piante (Lehmann, 1834).

La specie è tra le prime cicadee sudafricane coltivate in Europa. Secondo Dyer (1965), il giardiniere e raccoglitore viennese Scholl ne portò delle piante, insieme a quelle di Encephalartos longifolius e di Encephalartos cycadifolius, per il giardino imperiale di Schönbrunn, dove Jacquin le descrisse e le illustrò. Un tempo abbondante localmente, a giudicare dal numero di piante in coltivazione, è stata poi raccolta in massa: secondo Dyer (1965) se ne vedevano ancora piante sparse lungo la strada da Uitenhage a Steytlerville.

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano attestato per Encephalartos horridus. PlantZAfrica riporta in inglese «Eastern Cape blue cycad» e «blue cycad», Species+ «Eastern Cape blue cycad», per il colore del fogliame. Nessun nome afrikaans o xhosa proprio della specie è attestato in una fonte verificabile.

In natura

Encephalartos horridus è endemico del Sudafrica, limitato ai distretti di Port Elizabeth e Uitenhage, nel Capo Orientale (Dyer, 1965; PlantZAfrica). Il documento della SANBI sul parere di non pregiudizio per il commercio (approvato nel 2023, aggiornato a giugno 2025) stima il suo areale in circa 431 km². La forma tipica cresce vicino a Uitenhage in una boscaglia karroide ricca di piante succulente; la forma nana, pochi chilometri a ovest di Port Elizabeth, su una collina di quarzite con vegetazione rada (Dyer, 1965). Dyer illustra anche una forma con tronco fuori terra, vicino a Uitenhage, su scisti.

La specie appartiene al bioma della boscaglia di Albany, dove cresce in boscaglie umide o secche, spesso su affioramenti e creste di quarzite poveri, ma anche in suoli profondi e fertili (SANBI, 2023). PlantZAfrica cita la boscaglia karroide, la prateria acida («sourveld»), i suoli profondi e le creste rocciose, sempre in pieno sole. Le piogge annue vanno da 250 a 650 mm; le estati sono calde, gli inverni freschi o miti e la zona è quasi priva di gelo, con gelate rare (PlantZAfrica).

Le popolazioni sono composte soprattutto da adulti molto vecchi (durata di una generazione stimata in oltre 200 anni), che producono numerosi polloni; le giovani piante sono poche. Ogni fusto porta un solo cono, raramente due, in media ogni sei anni, e i semi, dispersi da animali, cadono in genere a meno di 20 m dalla pianta madre (SANBI, 2023). L’impollinazione è affidata agli insetti (PlantZAfrica).

Stato di conservazione e normativa

Nella Lista rossa della IUCN Encephalartos horridus è classificato in pericolo (EN) secondo i criteri A2acd+4acd, che riguardano una riduzione della popolazione superiore al 50% in tre generazioni, passata e in corso. La valutazione di J.D. Bösenberg è datata 1° giugno 2020 ed è stata pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads, GBIF, Crossref); né la Lista rossa della IUCN né quella delle piante del Sudafrica (SANBI) hanno potuto essere consultate direttamente, ma PlantZAfrica riprende la classificazione in pericolo di quest’ultima.

Il piano d’azione della IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) lo classificava già in pericolo, con 3000-7000 piante, un declino elevato e come minacce la raccolta eccessiva e la distruzione dell’habitat; cita l’espansione urbana e gli insediamenti turistici costieri tra le cause della scomparsa di alcune popolazioni. Il documento della SANBI del 2023 stima la popolazione selvatica in oltre 2000 piante, ma molto probabilmente meno di 5000 adulti. La specie è scomparsa da diverse zone, in particolare con l’urbanizzazione e con le strade e le ferrovie tra Uitenhage e Despatch. Secondo lo stesso documento, quasi 300 piante selvatiche sono state asportate illegalmente nel Capo Orientale nel 2008-2009 e 36 sono state recuperate vicino a Uitenhage nel 2016; una sottopopolazione ha perso metà delle sue piante e dal 2014 è scesa a meno di 20, un’altra, di circa 150 piante, è scomparsa del tutto. Alcune piante sono state rubate anche nei giardini botanici nazionali. La domanda internazionale resta forte: il documento la colloca tra le specie più ricercate dai collezionisti.

In Sudafrica la raccolta di cicadee selvatiche (piante e semi) è vietata dal 2012 (avviso governativo n. 371) e la specie rientra in un piano nazionale di gestione dal 2017, che prevede la marcatura delle piante selvatiche con microdots. Come tutte le specie del genere è iscritta nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie protette (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia: acquisto, vendita ed esposizione a fini commerciali richiedono documenti che attestino l’origine legale della pianta. Per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica l’Unione europea mantiene dal 7 febbraio 2013 un parere negativo; il 16 settembre 2026 è stata aperta una nuova consultazione sull’intero genere. Banche dati consultate il 20 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

PlantZAfrica descrive Encephalartos horridus come una cicadea molto robusta, adattabile e a crescita piuttosto lenta, adatta alle regioni temperate e subtropicali. Richiede pieno sole, drenaggio eccellente, poca acqua e un terreno leggermente acido; meglio non piantarla accanto a un vialetto, per le foglioline pungenti. In coltivazione i maschi possono produrre più coni di seguito nello stesso anno. Nella California meridionale, a piogge invernali, la specie cresce all’aperto senza problemi, pur provenendo da una regione a piogge estive (Wrinkle, 1983).

In Italia

All’Orto Botanico di Napoli erano coltivati sei esemplari sudafricani nel 1993-94, secondo la tabella 1 di uno studio pubblicato nel 1997 nella rivista dell’Orto, Delpinoa; sul forum Tropicamente un visitatore ne cita due nel 2009, e l’Index Seminum dell’Orto del 2012-13 offre polline di due esemplari, segno che piante maschili vi hanno prodotto coni. Ai giardini Hanbury della Mortola, a Ventimiglia, Zamia horrida figura già nel catalogo del 1897 delle piante coltivate all’aperto, ed Encephalartos horridus nell’Hortus Mortolensis del 1912. La specie figura anche nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, in una pagina del 2009, e la banca dati BGCI PlantSearch la elenca per gli orti botanici di Pisa, Catania e Pavia, senza data; la presenza attuale di queste piante non è stata verificata. Al giardino dell’Ottone, a Portoferraio, sull’isola d’Elba, un coltivatore ha fotografato nel maggio 2012 due esemplari in buone condizioni, un po’ ombreggiati da altri Encephalartos. Sul lago di Como, a Villa Carlotta, una pianta è coltivata in vaso, interrata all’aperto d’estate e ricoverata d’inverno (foto qui sotto).

Encephalartos horridus
Encephalartos horridus coltivato in vaso, interrato all’esterno durante l’estate e ricoverato sotto protezione in inverno, a Villa Carlotta, Lago di Como, Italia.

A Ravenna un coltivatore, che tiene le sue cicadee in serra fredda, riferisce sul forum Tropicamente che il suo Encephalartos horridus, acquistato nel 2009, ha poi messo anche un pollone (2012). Nel Rossiglione, in Francia, un coltivatore riferisce sul forum Fous de palmiers che la sua pianta, comprata giovane e messa a dimora in un patio una dozzina d’anni prima, riceve solo le piogge della stagione fredda e produce circa tre foglie per vegetazione, contro sei del suo Encephalartos lehmannii (gennaio 2011); nel giugno 2012 mostra cinque foglie nuove e un pollone in formazione, e precisa di annaffiarla, come Encephalartos lehmannii, quando il caldo si è stabilito, fino al completo sviluppo delle foglie. Ha portato un cono maschile nel gennaio 2014.

Moltiplicazione

Encephalartos horridus si moltiplica per seme o per polloni, che produce in abbondanza (PlantZAfrica; SANBI, 2023). I polloni attecchiscono facilmente, ma il prelievo richiede esperienza; per una prima cicadea PlantZAfrica consiglia di comprare un semenzale di vivaio, che cresce più facilmente e più in fretta. Nel Var un coltivatore descrive sul forum Fous de palmiers (aprile 2022) un pollone grande come un’arancia, staccato con un inizio di radice, di cui ha lasciato asciugare la ferita per tre giorni prima di rinvasarlo in un vaso profondo con l’80% di pomice e il 20% di terriccio ben decomposto, all’asciutto, in serra. I polloni hanno di norma lo stesso sesso della pianta madre (SANBI, 2023).

Per ottenere semi bisogna impollinare il cono femminile con polline di un maschio della stessa specie, al momento giusto. I semi, rossi, sono tossici: usate i guanti per togliere l’involucro carnoso. Anche i semi rientrano nell’Appendice I della CITES.

Malattie e parassiti

PlantZAfrica cita, per le cicadee dell’Africa australe, bruchi di farfalle e afidi sulle foglie, curculionidi sui coni, larve di coleotteri che scavano i fusti e provocano marciumi, formiche e termiti che attaccano le radici e la parte sotterranea del tronco. In coltivazione in Europa il rischio principale resta il marciume delle radici e del tronco in un terreno freddo e umido.

Rusticità

L’habitat di Encephalartos horridus è quasi privo di gelo (PlantZAfrica), ma la specie sopporta gelate da leggere a moderate, e il documento della SANBI del 2023 osserva che le cicadee «blu» tollerano il gelo meglio delle specie verdi, per cui sono apprezzate sull’Highveld, l’altopiano interno, dove le gelate invernali sono frequenti. I riscontri datati restano rari e riguardano soprattutto piante all’asciutto o riparate. Come per tutti gli Encephalartos, le sopravvivenze al freddo riguardano spesso giovani piante con il caudice ancora interrato, protetto dall’inerzia termica del suolo; in questa specie, del resto, il tronco resta spesso sotterraneo.

In Italia

A Ravenna, in serra fredda, dopo una notte a −7 °C e una a −5 °C con giornate sotto zero (inverno 2009-2010), tutte le foglie dell’Encephalartos horridus di un coltivatore avevano le punte bruciate ma restavano erette, mentre Encephalartos lehmannii era completamente defogliato; la pianta ha resistito un po’ meno di Encephalartos princeps, poi è ripartita (forum Tropicamente, 2010-2012). Un altro coltivatore, che non indica la località, riferisce che una sola notte a −4 °C nell’inverno 2010-2011 ha «cotto al dente» i suoi Encephalartos horridus e bruciato i suoi Encephalartos lehmannii ed Encephalartos trispinosus (aprile 2011). Nessun riscontro in piena terra con temperature misurate è documentato in Italia.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Nel Rossiglione, il coltivatore citato sopra indica che la sua pianta, in un patio dove si registrano −3/−4 °C quando il giardino scende a −7 °C, non ha mai avuto danni alle foglie, con una minima assoluta di −4 °C (gennaio 2011); era intatta dopo quattro notti di gelo e una minima di −5 °C nel dicembre 2009. Nell’agosto 2026 riassume: «resiste intatta verso −3 °C, al limite −4 °C all’asciutto». Nel Var, un membro del forum Fous de palmiers riferisce nel novembre 2008 di aver visto Encephalartos horridus in piena terra al Jardin d’oiseaux tropicaux, oggi Jardin zoologique tropical, di La Londe-les-Maures, senza dati sul freddo. Ad Antibes la villa Thuret coltiva la specie insieme a Encephalartos lehmannii ed Encephalartos longifolius (foto dal 2009 al 2014 sullo stesso forum), senza temperature pubblicate. Alla luce di questi dati, la piena terra si può tentare solo nelle zone più miti della costa, in un terreno molto drenante; altrove la coltivazione in vaso, al riparo dal gelo e dalla pioggia d’inverno, è più sicura.

Encephalartos horridus
Encephalartos horridus coltivato nel giardino botanico di Villa Thuret, ad Antibes, Francia.

Riferimenti internazionali

In Svizzera, a nord delle Alpi, un coltivatore mostra sul forum Tropicamente (settembre 2012) una pianta in vaso, svernata in cantina, che ha prodotto una nuova vegetazione. In California meridionale la specie cresce all’aperto senza problemi (Wrinkle, 1983). In Sudafrica, secondo la SANBI, le cicadee blu come questa sono apprezzate sull’Highveld per la loro tolleranza al gelo.

Tossicità e precauzioni

Encephalartos horridus è una delle prime cicadee di cui sia stata dimostrata la tossicità: nel 1944 S.J. Van der Walt lo collocò tra le quattro piante, su sedici studiate, la cui tossicità era provata per la prima volta secondo la letteratura di cui disponeva. Come le altre cicadee contiene glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso; i semi sono la parte più pericolosa. Usate i guanti per maneggiare i semi e le foglioline pungenti, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Il documento della SANBI del 2023 ricorda che le cicadee hanno un’importanza culturale in Sudafrica e che tutte le specie sono esposte a prelievi per la medicina tradizionale e per usi spirituali, perché i raccoglitori non distinguono le specie; per Encephalartos horridus questi prelievi, forse ancora in corso, sarebbero limitati ma distruttivi dove le piante sono accessibili. Lehmann (1834) riferisce, per tutti gli Encephalartos dell’Africa australe, che con il loro midollo si preparava il pane; nessuna fonte pubblicata descrive questo uso per questa specie in particolare.

Domande frequenti

Encephalartos horridus resiste al freddo in Italia?

I riscontri datati sono pochi. A Ravenna, in serra fredda, ha sopportato −7 °C con le punte delle foglie bruciate; nel sud della Francia una pianta in un patio resiste intatta a −3 °C, al limite −4 °C all’asciutto. Il suo habitat è quasi privo di gelo: fuori dalle coste più miti la coltivazione in vaso, ricoverata d’inverno, è la soluzione più sicura.

Come si distingue da Encephalartos trispinosus?

Soprattutto dai coni. Le squame dei coni femminili di Encephalartos trispinosus sono molto rugose e pustolose, quelle di Encephalartos horridus piuttosto lisce; le sue foglioline sono anche più larghe, con lobi ritorti in modo più regolare. Aiuta l’origine: Encephalartos trispinosus viene da più a est.

E da Encephalartos lehmannii?

Encephalartos lehmannii ha foglioline quasi sempre intere, senza lobi spinosi, foglie più diritte e portamento più robusto. Le due specie sono però molto vicine dal punto di vista genetico.

Perché è così ricercato?

Per l’azzurro intenso e le foglioline armate, uniche nel genere. Questa domanda alimenta il saccheggio delle popolazioni selvatiche: acquistate solo piante di coltivazione, con i loro documenti.

Cresce in fretta?

No, è piuttosto lento. Nel sud della Francia una pianta in un patio produce circa tre foglie per vegetazione, la metà di Encephalartos lehmannii nello stesso giardino.

Si può coltivare in vaso?

Sì, PlantZAfrica lo consiglia come pianta da vaso. Il vaso permette di tenerlo all’asciutto e al riparo dal gelo d’inverno, come a Villa Carlotta; un substrato molto drenante è indispensabile.

È pericoloso?

Sì, per due motivi. Le foglioline sono molto pungenti e la pianta è tossica: la sua tossicità è stata dimostrata fin dal 1944.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Jacquin, N.J. (1801). Zamia horrida. Fragmenta botanica: 27-28, tavv. 27-28. Vienna. [Basionimo; non consultato, citato da The World List of Cycads e da Dyer (1965).]
  • Lehmann, J.G.C. (1834). Encephalartos horridus. Allgemeine Gartenzeitung 2(11): 86; e Novarum et minus cognitarum stirpium pugillus 6. Amburgo. [Nuova combinazione; testo del Pugillus letto.]
  • Hooker, W.J. (1863). Encephalartos horridus var. trispinosus. Curtis’s Botanical Magazine, tav. 5371. [Citato da Dyer (1965); non consultato.]
  • Dyer, R.A. (1965). The cycads of southern Africa. Bothalia 8: 405-515. [Descrizione, distribuzione, forme, differenze con Encephalartos trispinosus, Encephalartos lehmannii ed Encephalartos latifrons, storia; letto direttamente.]
  • Wrinkle, G. (1983). Portrait of a species: Encephalartos horridus; Encephalartos altensteinii. The Cycad Newsletter, luglio 1983. [Letto.]
  • Kemp, M. (1986). Focus on Encephalartos horridus. Encephalartos 7: 8-13. [Rivista della Cycad Society of South Africa, riservata ai soci; non consultata, citata dalla SANBI.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36: 55-64. [Esemplari di Napoli nel 1993-94; tabella 1 letta.]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Tabella degli stati, minacce; letto direttamente.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). [Tossicità di Encephalartos horridus dimostrata; riassunto consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos horridus. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41905A51056703. [Valutazione citata da The World List of Cycads, dalla SANBI e da Crossref; non consultata direttamente.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia, tramite The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]