Zamia grijalvensis

Zamia grijalvensis è una cicadea messicana endemica dello Stato del Chiapas, nella regione del río Grijalva, dove cresce in una foresta secca su pendii calcarei. Descritta nel 2012, questa specie del genere Zamia somiglia per il fogliame a Zamia lacandona, ma se ne distingue per il portamento e soprattutto per il colore e l’orientamento dei coni. La sua origine potrebbe essere ibrida, e il suo numero di cromosomi è variabile. Nota da una sola piccola popolazione, è classificata in pericolo critico dalla IUCN.

L’essenziale su Zamia grijalvensis

  • Nome accettato: Zamia grijalvensis Pérez-Farr., Vovides e Mart.-Camilo (2012), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato
  • Distribuzione naturale: Messico, Chiapas (medio bacino del río Grijalva, tra la depressione centrale e le montagne del nord)
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR), valutazione del 2022, criteri B1ab(iii,v)
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, dal 1977, annotazione #4: semi esclusi); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: foresta tropicale caducifoglia tra 650 e 700 m, su pendii fino a 45° e pareti calcaree, in un suolo calcareo sottile (rendzina)
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto sotterraneo di 24-42 cm per 6,3-8 cm; di solito una sola foglia di 122,5-171,5 cm, con 14-29 paia di foglioline
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia grijalvensis?

Il fogliame ricorda molto quello di Zamia lacandona, al punto che la distinzione si basa soprattutto sui coni e sul portamento: per un’identificazione sicura bisogna osservare i coni. Secondo la descrizione originale (Pérez-Farrera e colleghi, 2012):

  • Fusto: sotterraneo, lungo 24-42 cm e largo 6,3-8 cm, sempre ristretto a metà.
  • Foglie: di solito una sola, talvolta due, prima eretta poi arcuata, lunga 122,5-171,5 cm e larga 48-86 cm; picciolo arancione alla base, coperto da una peluria bruna, armato di corti aculei robusti per circa tre quarti della lunghezza.
  • Foglioline: da 14 a 29 paia, da lineari a leggermente falcate a metà foglia, più lanceolate verso l’apice, di 24,5-43 cm per 2,2-3,2 cm; bruno rossastre quando spuntano, poi verde scuro, con denti di 0,76-3,14 mm nella metà superiore della foglia; il punto di inserzione sul rachide è bruno chiaro. Le prime foglie delle plantule hanno quattro foglioline.
  • Coni maschili: uno o due per pianta, eretti, cilindrici, da ocra a bruni, finemente pelosi, di 11,3-23,7 cm per 1-1,4 cm, su un peduncolo di 7,6-19,1 cm; le squame portano per lo più 12 sacchi pollinici.
  • Cono femminile: eretto anch’esso, a forma di botte e terminato da una breve punta, bruno rossastro o bruno arancio, di 14,2-22,5 cm per 5-6,6 cm, su un peduncolo di 5,4-11,6 cm.
  • Semi: ovoidi o angolosi, di 1,65-1,98 cm per 0,94-1,24 cm, con una sarcotesta che diventa arancione vivo a maturità.

Il carattere più netto è il cono femminile, bruno rossastro o bruno arancio in Zamia grijalvensis, bruno cioccolato coperto da una peluria beige più chiara in Zamia lacandona; il cono maschile, inoltre, è eretto in Zamia grijalvensis e ricadente in Zamia lacandona. Il numero di cromosomi, determinato in via preliminare, è di 2n = 19 e 20.

Ibridi

Nessun ibrido nominato è collegato a Zamia grijalvensis, e non è documentato alcun ibrido orticolo. La specie stessa potrebbe però essere di origine ibrida naturale: è una delle ipotesi avanzate fin dalla descrizione, in relazione al cariotipo variabile e ai fenomeni di ibridazione noti tra le cicadee messicane.

Possibili confusioni

La confusione più diretta riguarda Zamia lacandona, di cui Zamia grijalvensis condivide l’aspetto del fogliame ma non l’ambiente: Zamia lacandona cresce nella foresta tropicale umida sempreverde della selva Lacandona, Zamia grijalvensis nella foresta tropicale secca caducifoglia della depressione centrale del Chiapas. Oltre al colore del cono femminile e all’orientamento del cono maschile, la descrizione originale cita il numero di paia di foglioline (14-29, contro 7-12 in Zamia lacandona), il fusto ristretto a metà (conico in Zamia lacandona), il punto di inserzione delle foglioline bruno chiaro (bruno scuro in Zamia lacandona) e i denti delle foglioline, più lunghi (Pérez-Farrera e colleghi, 2012).

Più in generale, Zamia grijalvensis appartiene a un gruppo di specie messicane strettamente imparentate, il clado «Purpurea», che riunisce anche Zamia cremnophila, Zamia lacandona, Zamia purpurea e Zamia splendens e si sovrappone in gran parte al complesso di Zamia katzeriana. Queste specie, tutte endemiche del Messico, hanno un’aria di famiglia che può confondere; l’esame dei coni resta il mezzo più sicuro per distinguerle.

Tassonomia

Zamia grijalvensis è stata descritta nel 2012 da Miguel Ángel Pérez-Farrera, Andrew P. Vovides, Rubén Martínez-Camilo, Nayely Martínez-Meléndez, Héctor Gómez-Domínguez e Sonia Galicia-Castellanos sul Nordic Journal of Botany (30(5): 565-570); The World List of Cycads attribuisce il nome ai primi tre autori. La specie è stata trovata nella parte media del bacino del Grijalva durante inventari botanici e studi d’impatto per un progetto idroelettrico. L’olotipo, raccolto nel luglio 2010 nelle Montañas del Norte del Chiapas, è conservato nell’erbario Eizi Matuda (HEM) di Tuxtla Gutiérrez, con isotipi a MEXU, MO e XAL; la descrizione originale cita come numero di raccolta Pérez-Farrera 2620a, ma la monografia del genere Ceratozamia pubblicata nel 2022 ha chiarito che si trattava di un errore di battitura: il 2620a è il tipo di Ceratozamia vovidesii, mentre l’olotipo di Zamia grijalvensis è la raccolta Pérez-Farrera 3026, il numero indicato anche da The World List of Cycads (Martínez-Domínguez e colleghi, 2022). Gli autori hanno coltivato piante per più di tre anni all’orto botanico Francisco Javier Clavijero di Xalapa senza osservare cambiamenti di forma, prima di descriverla come nuova (Pérez-Farrera e colleghi, 2012).

Gli autori hanno anche avanzato l’ipotesi di un’origine ibrida naturale, sulla base di conteggi cromosomici preliminari (2n = 19 e 20) che rivelano un cariotipo variabile, come in altre Zamia ad ampia distribuzione quali Zamia paucijuga. Secondo loro uno dei genitori potrebbe essere Zamia loddigesii o una specie del complesso di Zamia katzeriana, a cui appartiene Zamia lacandona. I conteggi riguardavano però soltanto due piante (2n = 19 per una, 20 per l’altra, con fino a sei cromosomi telocentrici), e gli autori stessi giudicavano troppo presto per trarne conclusioni. Il genere Zamia è del resto, tra le cicadee attuali, quello in cui il numero e la forma dei cromosomi variano di più.

Dal punto di vista filogenetico, la scheda francese, sulla base dello studio di Calonje e colleghi (2019), colloca Zamia grijalvensis nel clado «Purpurea», un gruppo di specie messicane legato soprattutto agli altopiani del Chiapas.

Etimologia e storia

L’epiteto si riferisce al río Grijalva, il grande fiume del Chiapas, che attraversa la sua area di endemismo (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). La scoperta della specie è recente e legata agli studi d’impatto di un progetto di diga.

Nomi comuni

Non è noto alcun nome volgare, e non esiste un nome italiano.

In natura

Zamia grijalvensis è endemica del Chiapas, nel Messico meridionale. Nel 2012 se ne conosceva una sola popolazione, in una piccola zona tra la depressione centrale e le montagne del nord del Chiapas. Cresce tra 650 e 700 m di quota, in una foresta tropicale caducifoglia a tre strati dominata da Pseudobombax ellipticum e Cochlospermum vitifolium, su pendii fino a 45° e pareti calcaree dal rilievo carsico, in un suolo calcareo poco profondo (rendzina). Come la maggior parte delle Zamia, forma i coni all’inizio della stagione delle piogge, a metà o alla fine della primavera, e i coni femminili maturano da agosto a ottobre; i suoi impollinatori non sono conosciuti nei dettagli, ma secondo gli autori sarebbero molto probabilmente curculionidi (Pérez-Farrera e colleghi, 2012).

Stato di conservazione e normativa

Zamia grijalvensis è classificata in pericolo critico (CR) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione del 2022 di Miguel Pérez-Farrera e Andrew Vovides, per i criteri B1ab(iii,v): areale molto ridotto, con un declino della qualità dell’habitat e del numero di individui maturi. Nella descrizione originale gli autori contavano al massimo circa 300 piante, che si rigenerano male, minacciate dall’agricoltura di sussistenza, dal pascolo e dagli incendi di foresta annuali non controllati, e proponevano già la categoria in pericolo critico (CR B1) (Pérez-Farrera e colleghi, 2012).

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia grijalvensis rientra nell’Appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale delle piante è consentito, ma richiede un permesso di esportazione rilasciato dal paese d’origine. L’iscrizione porta l’annotazione #4, che esclude dai controlli CITES i semi, il polline, le plantule e le colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026.

Species+ non ha una scheda propria per questa specie, coperta dall’iscrizione «Zamia spp.». Stato CITES ed europeo verificato su Species+ il 3 ottobre 2026; stato IUCN ripreso da The World List of Cycads (consultata l’11 ottobre 2026), perché la Lista rossa non è stata consultabile direttamente. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio e chiedete al venditore i documenti di provenienza.

Coltivazione

È una specie rarissima, praticamente assente dalla coltivazione fuori dalle collezioni di conservazione: le uniche piante coltivate documentate sono quelle dell’orto botanico Francisco Javier Clavijero di Xalapa, osservate per più di tre anni dagli autori della descrizione. Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione propria della specie.

Il vivaio specializzato francese Cycadales.eu (2023) la colloca tra le Zamia del Messico e dell’America centrale settentrionale, di difficoltà «media»: specie per lo più di climi con una stagione secca marcata, che tollerano l’aria secca e un substrato piuttosto asciutto in inverno, indifferenti alla natura del substrato purché drenante, con una preferenza per condizioni leggermente calcaree. Per questo gruppo consiglia inverni da 5 a 10 °C con risalite diurne verso 20-25 °C, estati da 15 a 20 °C di notte e da 25 a 30 °C di giorno, e almeno quattro-sei mesi di temperature estive. Sono consigli per un gruppo di specie; l’ambiente naturale di Zamia grijalvensis, calcareo e con una stagione secca, va nello stesso senso.

Moltiplicazione

Per seme: essendo la specie dioica, servono piante maschili e femminili e, in coltivazione, un’impollinazione manuale. Non sono pubblicati dati di germinazione propri della specie. Per una specie così minacciata, la coltivazione da seme fuori dal suo ambiente ha un evidente interesse di conservazione.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. In coltivazione sarebbe esposta, come le altre cicadee, alle cocciniglie e al marciume del fusto e delle radici in un substrato troppo umido e freddo.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza di Zamia grijalvensis al freddo, né nella letteratura né sui forum specializzati, e nessuna soglia di temperatura può essere indicata. È una specie di foresta tropicale secca di bassa quota.

In Italia

Non è stata segnalata alcuna coltivazione in Italia, in nessuna zona climatica (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole). Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate (pubblicazioni e Index Seminum dell’Orto Botanico di Napoli, elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, banca dati BGCI).

Esperienze francesi

Nemmeno in Francia è nota una coltivazione: il forum Fous de palmiers non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026). Nessuna esperienza francese è quindi trasferibile alle regioni italiane.

Riferimenti internazionali

Nessun riscontro di coltivazione all’aperto è stato trovato con le ricerche sul web.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Zamia grijalvensis. Il rischio è però documentato nel genere e nelle altre cicadee: nelle Zamia sono stati trovati glicosidi tossici (cicasina, macrozamina, metilazossimetanolo), e l’ASPCA, il centro antiveleni veterinario statunitense, cita per Zamia furfuracea la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato nel cane, nel gatto e nel cavallo; i semi sono la parte più pericolosa. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso tradizionale della specie, recente e molto localizzata.

Domande frequenti

È una palma?

No. Nonostante il fogliame, Zamia grijalvensis è una cicadea (famiglia Zamiaceae), una gimnosperma che si riproduce con coni, senza stretta parentela con le palme.

Da dove viene?

Dallo Stato del Chiapas, nel Messico meridionale, nella regione del río Grijalva, tra 650 e 700 m di quota.

Che cosa ha di particolare?

Il cono femminile bruno rossastro o bruno arancio, il cono maschile eretto, il numero di cromosomi variabile (2n = 19 e 20) e un’origine forse ibrida.

Come si distingue da Zamia lacandona?

Soprattutto dai coni: cono femminile bruno rossastro o bruno arancio (bruno cioccolato a peluria beige in Zamia lacandona) e cono maschile eretto (ricadente). Ha anche più paia di foglioline e vive in una foresta secca, non umida.

È minacciata?

Sì, gravemente: è classificata in pericolo critico (CR) dalla IUCN; nel 2012 se ne conoscevano al massimo circa 300 piante.

È tossica?

Bisogna considerarla tale, come tutte le cicadee: i semi sono la parte più pericolosa.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Pérez-Farrera, M.Á., Vovides, A.P., Martínez-Camilo, R., Martínez-Meléndez, N., Gómez-Domínguez, H. & Galicia-Castellanos, S. (2012). Zamia grijalvensis sp. nov. (Zamiaceae, Cycadales) from Chiapas, Mexico with notes on hybridization and karyology. Nordic Journal of Botany 30(5): 565-570. doi:10.1111/j.1756-1051.2012.01453.x [Descrizione originale; testo integrale letto per la scheda francese: descrizione, tipo, habitat, effettivi, confronto con Zamia lacandona, ipotesi ibrida, cariologia.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. doi:10.3897/phytokeys.208.80382 [Correzione del numero dell’olotipo di Zamia grijalvensis (3026 e non 2620a); testo integrale consultato su Europe PMC.]
  • Pérez-Farrera, M. & Vovides, A.P. (2022). Zamia grijalvensis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T66910233A66910238. [Valutazione citata da The World List of Cycads; pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Calonje, M., Meerow, A.W., Griffith, M.P., Salas-Leiva, D., Vovides, A.P., Coiro, M. & Francisco-Ortega, J. (2019). A time-calibrated species tree phylogeny of the New World cycad genus Zamia L. (Zamiaceae, Cycadales). International Journal of Plant Sciences 180(4): 286-314. doi:10.1086/702642 [Quadro filogenetico (clado «Purpurea») ripreso dalla scheda francese; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]