Dioon edule

Dioon edule
Dioon edule à Lisbonne, Portugal

Dioon edule è una cicadea del Messico orientale, diffusa lungo la costa del golfo del Messico e sui versanti della Sierra Madre Orientale, dall’Hidalgo e dal Querétaro fino al Tamaulipas e al Veracruz. Specie tipo del genere Dioon, ha un tronco tozzo, spesso basso, sormontato da una corona di foglie rigide con foglioline fitte. I suoi semi, chiamati chamal, sono da secoli un alimento per alcune comunità del nord-est del Messico, dopo una lunga detossificazione. In coltivazione è il Dioon più diffuso e uno dei più resistenti al freddo: in Francia alcune piante hanno superato in piena terra inverni a −7 o −9 °C, mentre in Italia è coltivata all’aperto dalla fine dell’Ottocento sulla Riviera ligure. Le popolazioni settentrionali, a lungo classificate come Dioon edule var. angustifolium, formano una specie a pieno titolo, Dioon angustifolium, di nuovo riconosciuta nel 2003.

In sintesi: Dioon edule

  • Nome accettato: Dioon edule Lindl. (1843), pubblicato con la grafia Dion edule; accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); accettato anche dalla World Checklist of Vascular Plants di Kew, base di POWO (versione di giugno 2026 pubblicata su GBIF)
  • Nomi antichi e sinonimi: Zamia maelenii Miq. (1844), Platyzamia rigida Zucc. (1846), Dioon imbricatum Miq. (1847), Dioon strobilaceum Lem. ex A.DC. (1868), Dioon edule var. lanuginosum Wittm. (1899); Dioon edule var. angustifolium corrisponde oggi a Dioon angustifolium (vedi Tassonomia)
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in Messico chamal, chamalito, quiotamal, tiotamal, palma de dolores, palma de Santa Teresita, palma de la virgen; dameu in lingua xi’iuy; chestnut dioon in inglese
  • Distribuzione naturale: Messico (Hidalgo, Querétaro, San Luis Potosí, Tamaulipas, Veracruz), dal livello del mare a circa 1550 m
  • Stato IUCN: quasi minacciato (NT A2cd), valutazione di J. Chemnick e T. Gregory pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES; Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: in Francia sopravvivenze in piena terra a −7 °C con protezione passiva (periferia di Parigi), a −8/−10 °C sotto tessuto (Nîmes, febbraio 2012) e a −9 °C (Gard, Tarn); a Ravenna una pianta in vaso è morta dopo il dicembre 2009 (−7 °C, galaverna); zone USDA da 8 a 11 secondo l’Università della Florida (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: da pieno sole a mezz’ombra, suolo ben drenato; tollera siccità e salsedine (Università della Florida)
  • Portamento e dimensioni da adulta: piante di 1-3 m, talvolta 5 m; tronco di 22-30 cm di diametro; foglie di 55-150 cm (revisione del 2020)
  • Tossicità: semi tossici da crudi, come in tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Dioon edule?

Dioon edule si riconosce dalle foglie rigide, piatte ed erette, con molte foglioline strette, pungenti all’apice ma a margine liscio nell’adulto, e dai grossi coni femminili lanosi. La revisione del genere pubblicata nel 2020 da Hernández-Tapia, Jiménez-Ramírez e Vovides lo distingue dagli altri Dioon per le foglioline a margine intero, poco o per nulla sovrapposte, e per la forma delle squame dei coni femminili.

La stessa revisione ne dà questa descrizione:

  • Portamento: piante di 1-3 m, talvolta fino a 5 m; tronco da eretto a coricato, di 22-30 cm di diametro, ramificato negli esemplari vecchi;
  • Foglie: 5-40 per corona, lunghe 55-150 cm, con peli bianco-brunastri che cadono con l’età; picciolo di 10-32 cm, lanoso alla base;
  • Foglioline: 60-140 paia, lineari-lanceolate, larghe 0,4-1,5 cm, quelle mediane lunghe 4-14 cm; margine intero, 9-12 nervature;
  • Coni maschili: cilindrici, circa 35 cm per 4-8,5 cm;
  • Coni femminili: da ovoidi a cilindrici, 14-35 cm per 10-20 cm, su un breve peduncolo, molto lanosi;
  • Semi: ovoidi, di 1-3 cm, con involucro carnoso (sarcotesta) giallo vivo o giallo-arancio.

In natura le piante restano spesso basse: Charles J. Chamberlain, che la osservò all’inizio del Novecento a Chavarrillo, vicino a Xalapa, scrive che il tronco supera di rado 1,2-1,5 m. La specie varia molto da una popolazione all’altra per dimensioni, lunghezza delle foglie e colore dei germogli, che l’Università della Florida descrive verde-azzurri, talvolta azzurro chiaro o rossicci all’emissione. Le foglie delle plantule portano spesso piccole spine che scompaiono nell’adulto.

Dioon edule
Cono maschile di Dioon edule che libera il polline, al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var, Francia)
Cono femminile ovoidale e lanuginoso di Dioon edule al centro della corona di foglie
Cono femminile di Dioon edule: ovoidale e coperto di una peluria lanosa, si forma al centro della corona di foglie.

Ibridi

Non è descritto formalmente alcun ibrido naturale di Dioon edule. La questione si pone però con Dioon angustifolium: nel San Luis Potosí, Rubio-Méndez e colleghi (2020) hanno trovato popolazioni con caratteri intermedi tra le due specie e ritengono che solo studi genetici potranno dire se ci sia stata ibridazione. Non sono documentate fonti affidabili su ibridi ottenuti in coltivazione.

Possibili confusioni

Con Dioon angustifolium

È la confusione più frequente e spesso non si può risolvere senza conoscere l’origine della pianta. Dioon angustifolium, del Nuevo León e del Tamaulipas, ha foglioline più strette (4-6 mm contro 6-10 mm secondo Jones, 1993, citato da The Gymnosperm Database), più distanziate e inserite con un angolo più acuto. Il vivaio specializzato francese Cycadales.eu, che confronta piante coltivate al giardino Nong Nooch, in Thailandia, aggiunge che il rachide tende ad avvitarsi, dando un aspetto più arruffato rispetto alle foglie diritte di Dioon edule. Segnala inoltre che molte piante vendute in Europa come angustifolium sono in realtà Dioon edule, e conclude che solo un’origine geografica precisa permette di essere sicuri dell’identità.

Con Dioon spinulosum

Dioon spinulosum, del Veracruz e dell’Oaxaca, si distingue facilmente da adulto: le foglioline, più larghe, mantengono le spine sul margine per tutta la vita, e la pianta diventa molto più grande, fino a 10 m e oltre. È anche una specie di foresta umida, molto meno resistente al freddo: l’Università della Florida la consiglia solo a partire dalla zona USDA 9b.

Con Dioon merolae e Dioon holmgrenii

The Gymnosperm Database, sulla base di Norstog e Nichols (1997), avvicina Dioon edule a Dioon merolae e a Dioon holmgrenii, due specie del Messico meridionale con foglie altrettanto rigide e foglioline fitte. Secondo la revisione del 2020, Dioon holmgrenii ha 3 o 4 spine sul margine delle foglioline convesse, e Dioon merolae foglioline nettamente sovrapposte. Senza un’etichetta di provenienza, le giovani piante restano difficili da distinguere.

Con Cycas revoluta

Nei vivai Dioon edule viene a volte accostata alla Cycas revoluta, a cui la paragona anche l’Università della Florida. Le foglioline della Cycas hanno un’unica nervatura centrale e il margine arrotolato verso il basso, mentre quelle del Dioon hanno diverse nervature parallele e margine piatto; inoltre il cono femminile del Dioon è compatto, mentre la Cycas porta una corona lassa di foglie fertili.

Tassonomia

Dioon edule è la specie tipo del genere. John Lindley la descrisse nel 1843 nell’Edwards’s Botanical Register (29, misc. 59-60) come Dion edule, sulla base di una pianta viva e di un cono portati dal Messico e donati alla Società di orticoltura di Londra; il tipo è conservato a Cambridge (CGE) secondo The World List of Cycads. La grafia Dioon, più fedele al greco, si è imposta in seguito ed è oggi conservata.

Diversi nomi descritti nell’Ottocento da piante coltivate in Europa sono considerati sinonimi: Zamia maelenii Miq. (1844), Platyzamia rigida Zucc. (1846), Dioon imbricatum Miq. (1847), Dioon strobilaceum Lem. ex A.DC. (1868) e Dioon edule var. lanuginosum Wittm. (1899), secondo The World List of Cycads e la revisione del 2020. Species+ aggiunge Macrozamia littoralis e Macrozamia pectinata, due nomi di Liebmann pubblicati da Hemsley nel 1883, che anche la revisione del 2020 attribuisce alla specie. Il nome Dioon edule var. latipinnium Dyer si riferisce invece alla specie dell’Honduras Dioon mejiae.

Dioon angustifolium, antica varietà di Dioon edule

Le popolazioni settentrionali dell’areale hanno cambiato più volte rango. Miquel aveva descritto Dioon angustifolium nel 1847, per poi farne una forma e infine una varietà di Dioon edule (1861, 1868). De Luca, Sabato e Vázquez Torres (1982), studiando la distribuzione e la variabilità della specie, la mantennero come varietà; Murray (1983) come sottospecie e Jones (1993) di nuovo come varietà. Nel 2003 González-Astorga e colleghi (Biological Journal of the Linnean Society), dopo uno studio genetico di otto popolazioni su tutto l’areale, riconobbero Dioon angustifolium come specie distinta per le popolazioni isolate più settentrionali, nel Nuevo León e nel Tamaulipas. The World List of Cycads, la revisione del 2020 e la Lista rossa IUCN seguono questa scelta.

Nel 2005 uno studio genetico delle tre popolazioni allora note ha confermato questo rango (González-Astorga et al., Annals of Botany), e anche la norma messicana NOM-059-SEMARNAT-2010 distingue le due specie. Gli studi di González-Astorga e colleghi (2003, 2005) collocano l’origine di Dioon angustifolium nell’isolamento delle popolazioni settentrionali durante i cicli climatici del Pleistocene, periodo al quale Dorsey e colleghi (2018) riconducono anche la diversificazione del genere. Il nome di varietà indica quindi oggi solo uno stato superato della classificazione: una pianta etichettata «Dioon edule var. angustifolium» corrisponde a Dioon angustifolium, purché la sua identità sia corretta.

Le «forme» di coltivazione

Su The Botanical Review (2004) Loran Whitelock propose di suddividere le popolazioni di Dioon edule in sette «forme» secondo la provenienza: «angustifolium» (Nuevo León, Tamaulipas), «rioverde» e «valles» (San Luis Potosí), «querétaro», «hidalgo», «palma sola» ed «edule» (Veracruz). Secondo la tabella ripresa da Rubio-Méndez et al. (2020), la forma «valles», verso 150 m di quota, supera appena i 30 cm di altezza, mentre le forme «hidalgo» ed «edule» raggiungono 3 m, e la seconda fino a 5 m. Questi nomi circolano in commercio come Dioon edule «Palma Sola», «Rio Verde», «Valles» o «Jacala».

Il loro valore botanico è contestato. Rubio-Méndez e colleghi, misurando 318 piante di 15 popolazioni, hanno ritrovato le forme «edule» e «rioverde» e ne hanno proposta una nuova, «tamasopo», ma molti individui erano intermedi. La revisione del 2020 conclude invece che queste forme non sono valide, perché in una stessa località convivono più morfologie, e tratta la specie come polimorfa. Nessuna di queste forme ha un rango botanico ufficiale, e nessuna fonte affidabile permette di attribuirne a una una maggiore resistenza al freddo: le cifre avanzate da alcuni venditori sono pubblicità.

Etimologia e storia

L’epiteto edule viene dal latino edulis, «commestibile», con riferimento al consumo dei semi in Messico (Haynes, 2022, secondo The World List of Cycads). Il nome del genere, dal greco dis, «due», e ôon, «uovo», ricorda che ogni squama del cono femminile porta due semi.

Il testo di Lindley racconta l’arrivo della specie in Inghilterra. Una certa Mrs Lavater, vissuta a lungo in Messico, portò un cono e una pianta viva, donati alla Società di orticoltura. Il cono era pieno di semi «grandi come una castagna di Spagna», ma tutti privi di embrione. La pianta aveva un fusto semplice «sepolto nella lana» e foglie di circa 60 cm con una sessantina di paia di foglioline. Lindley aggiunge che in Messico i semi servivano a produrre fecola e che un raccoglitore ne aveva già importato un lotto, venduto al vivaio Loddiges.

Dioon edule è famosa anche per la sua longevità. Chamberlain racconta in The Living Cycads (1919) che il professor Luis Murillo, a Xalapa, aveva annotato per undici anni ogni foglia prodotta da una pianta del suo giardino: formava una corona ogni due anni e, contando le basi delle foglie sul tronco, la pianta, alta meno di 1,5 m, fu stimata di 970 anni. Vovides (1990) ha confermato l’ordine di grandezza della stima, e un articolo dell’Università di Veracruz (2017) indica che la pianta, ritrovata nel giardino della Quinta de las Rosas, avrebbe oggi superato i mille anni.

In Italia la specie è coltivata all’aperto almeno dalla fine dell’Ottocento: l’Hortus Mortolensis (1912) dei Giardini Hanbury, alla Mortola presso Ventimiglia, ricorda un grande esemplare maschile acquistato nel luglio 1888 dal giardino del principe Troubetzkoy, piantato in pieno sole in un terreno sabbioso e asciutto, che «sta benissimo».

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano attestato: si usa il nome scientifico o il nome messicano chamal. La revisione del 2020, sulla base di Bonta e colleghi (2019) e di Bonta e Osborne (2007), cita in Messico chamal, chamalito, quiotamal, sotol, palma de Dolores, palma de macetas, palma de Santa Teresita, palma de serrucho, palma de la virgen, palmita e tullidora. Species+ riporta palma de Santa Teresita e palma de dolores, e l’Università di Veracruz (2017) tiotamal, quiotamal e chamal per la regione di Xalapa. Nelle lingue indigene, Bonta et al. (2019) citano dameu presso gli Xi’iuy (Pame meridionali) e tzamaal presso i Teenek. In inglese l’Università della Florida la chiama chestnut dioon. Alcuni nomi sono ambigui: sotol indica soprattutto altre piante (Dasylirion) e palma de la virgen si applica anche ad altri Dioon.

In natura

Dioon edule vive lungo il golfo del Messico e nella Sierra Madre Orientale, negli Stati di Hidalgo, Querétaro, San Luis Potosí, Tamaulipas e Veracruz, dal livello del mare a circa 1550 m (revisione del 2020). Si trova in querceti, foresta tropicale decidua, boscaglie xerofile e perfino su dune costiere, con climi da semiaridi a caldo-umidi. González-Astorga et al. (2003) la descrivono nella fascia di contatto tra foresta tropicale decidua e querceti sempreverdi, su pendii ripidi, rupi e burroni. Chamberlain la vide in pieno sole, più alta delle querce nane che la circondano.

La riproduzione è molto lenta. Vovides (1990), che ha seguito una popolazione del Veracruz centrale, indica un cono ogni 2,8-8,8 anni nelle piante maschili e ogni 10-52 anni nelle femminili; la siccità prolungata e il fuoco uccidono la maggior parte delle plantule. Gli adulti invece sopravvivono agli incendi agricoli e rimettono foglie, secondo Bonta et al. (2019). Secondo González-Astorga et al. (2003) i coni maturano da agosto a dicembre, e lo studio genetico suggerisce che dopo il Pleistocene la specie si sia espansa verso nord dal sud dell’areale.

Stato di conservazione e normativa

Dioon edule è classificata quasi minacciata (NT) nella Lista rossa IUCN, secondo il criterio A2cd (riduzione passata delle popolazioni legata alla perdita di habitat e allo sfruttamento), nella valutazione di J. Chemnick e T. Gregory datata luglio 2020 e pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads; Crossref). Tra le specie del genere valutate dalla IUCN è l’unica né vulnerabile né in pericolo. Bonta et al. (2019) segnalano che alcuni proprietari estirpano le cicadee dai loro terreni e che altrove in Messico la raccolta dei tronchi per l’amido ha distrutto intere popolazioni.

La specie rientra nell’Appendice II della CITES, come tutto il genere dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 (versione della CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026), che esclude dai controlli in particolare i semi e il polline; il commercio internazionale delle piante vive richiede un permesso. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. In Messico la norma NOM-059-SEMARNAT-2010 classifica Dioon edule «in pericolo di estinzione» (categoria P) e tratta Dioon angustifolium come specie distinta, della stessa categoria (Diario Oficial de la Federación, testo consultato il 19 ottobre 2026).

Banche dati consultate il 19 ottobre 2026 (Species+, GBIF, The World List of Cycads, Crossref). Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Dioon edule è un Dioon facile, a patto di dargli molto caldo d’estate e un terreno che non resti mai fradicio. L’Università della Florida (UF/IFAS) ne riassume le esigenze:

  • Esposizione: da pieno sole a mezz’ombra.
  • Suolo: ben drenato; la pianta cresce anche in terreni poveri, ma un concime equilibrato con microelementi, dato di tanto in tanto, ne migliora la crescita.
  • Acqua: tollera bene la siccità, ma cresce meglio se annaffiata d’estate.
  • Salsedine: ottima tolleranza, il che la rende adatta ai giardini costieri.
  • Crescita: molto lenta; la pianta può formare più tronchi e raggiungere circa 2,4 m in coltivazione.

Il vivaio specializzato francese Cycadales.eu la definisce di coltivazione facile «a patto di darle calore e acqua d’estate», con un concime preferibilmente a lenta cessione. I riscontri dei coltivatori francesi confermano l’importanza del drenaggio: l’unica perdita in piena terra con un freddo moderato, a Nantes, è attribuita dal suo autore all’eccesso d’acqua nonostante un buon drenaggio (vedi Rusticità). In terreni pesanti un rialzo o una roccaglia minerale riducono il rischio.

Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, Dioon edule è coltivata in roccaglia e un esemplare maschile vi ha prodotto un cono che ha liberato il polline (foto pubblicate sul sito nel settembre 2026); non sono pubblicati dati sul freddo subito da queste piante. Il clima di questo giardino e del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna e la Puglia: queste esperienze francesi sono quindi utili anche ai coltivatori italiani, senza che se ne possa ricavare una soglia di temperatura per una località precisa.

Dioon edule
Dioon edule coltivata in roccaglia al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var, Francia)

In Italia

Dioon edule è una delle cicadee più presenti negli orti botanici italiani. All’Orto Botanico di Napoli è coltivata all’aperto, nell’area delle gimnosperme, «con i suoi coni voluminosi» (Menale e De Luca, Delpinoa, 2011), oltre che nelle Serre Califano; l’Index Seminum del giardino ha proposto suo materiale nel 2012-13 (due accessioni in giardino, una in serra) e il polline nel 2020-21 e nel 2022-23. Già nel 1988 un articolo del giardino segnalava che gli uccelli vi avevano disperso semi di Dioon edule lasciati sui bancali di semina. Ai Giardini Hanbury della Mortola l’esemplare maschile piantato nel 1888 era in ottima salute nel 1912, e la specie figura ancora per questo giardino nella banca dati BGCI PlantSearch, che la indica anche per gli orti botanici di Pisa, Catania e Pavia. L’Orto Botanico di Palermo le dedica una scheda tra le cicadee del suo Cycadetum, e la specie compare nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009).

Sul forum Tropicamente, un coltivatore di Ravenna riferisce di aver visto nell’aprile 2012, nel giardino storico di Villa Ottone a Portoferraio (Isola d’Elba), un esemplare maschile e alcune femmine di Dioon edule, una con il cono aperto; nel maggio 2012 vi contava cinque piante, tra cui due femmine e un maschio con i coni. Un coltivatore della zona di Napoli riferisce che la sua pianta, su un balcone esposto a sud, cresce lentissima, con due nuove foglie in due anni (2014). Per la pianura padana, i laghi prealpini e il versante adriatico non sono documentati riscontri datati di piena terra.

Moltiplicazione

Dioon edule si moltiplica per seme. Servono una pianta maschile e una femminile: i semi di un cono non impollinato sono privi di embrione, come notò Lindley nel 1843 sul primo cono arrivato in Inghilterra. Un coltivatore di Napoli riferisce sul forum Tropicamente di aver sempre ottenuto circa il 50 % di germinazione, facendo germinare i semi al coperto su uno strato di perlite umida, verso 25-30 °C, prima di invasarli; un altro membro del forum indica nel novembre 2009 cinque semi germinati su 25 dieci giorni dopo l’ammollo, in un sacchetto con perlite umida. Le plantule crescono molto lentamente. Poiché i semi sono esentati dalla CITES, sono il modo più semplice per ottenere piante di provenienza nota.

Malattie e parassiti

Non è documentata alcuna malattia propria della specie. In coltivazione il pericolo principale è il marciume delle radici e del tronco in terreno freddo e umido. L’Università della Florida presenta i Dioon come alternativa alla Cycas revoluta, molto colpita in Florida dalla cocciniglia asiatica delle cicadee (Aulacaspis yasumatsui), senza precisare la sensibilità dei Dioon a questo parassita. Come per le altre cicadee, controllate le cocciniglie sulle piante ritirate d’inverno.

Rusticità

Dioon edule è una delle cicadee più resistenti al freddo, purché il terreno resti asciutto d’inverno. L’Università della Florida la colloca nelle zone USDA da 8 a 11, cioè minime medie da circa −12 °C in su, e Cycadales.eu nella zona 8b (−8/−9 °C), con danni possibili alle foglie a temperature più miti. Il tronco resiste meglio delle foglie, che possono bruciare e poi ricrescere.

In Italia e nel sud della Francia

  • Ravenna (Emilia-Romagna): un coltivatore riferisce sul forum Tropicamente che la sua pianta di 21 anni, in vaso sotto un terrazzo, contro un muro e al riparo dalla pioggia, non è sopravvissuta all’episodio del dicembre 2009: −7 °C sotto il terrazzo (−10 °C in campo aperto), con galaverna e massime di −3 °C. In gennaio 2010 sembrava intatta, in aprile aveva perso quasi tutte le foglie e in giugno quasi tutta la parte fuori terra. La pianta che l’ha sostituita, arrivata dal Messinese, ha messo una decina di foglie nuove nel 2011.
  • Riviera ligure: l’esemplare della Mortola, in pieno sole e terreno sabbioso asciutto, prosperava nel 1912, 24 anni dopo l’impianto (Hortus Mortolensis).
  • Sud-est della Francia: al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) la specie è coltivata in roccaglia e produce coni, senza dati di freddo pubblicati. A Carqueiranne, poco distante, un coltivatore riferisce sul forum Fous de palmiers che la sua pianta senza protezione è stata nettamente danneggiata nell’inverno 2009-2010, con −4,7 °C di minima in campo aperto e una decina di notti di gelo; pensa che non fosse ancora in riposo alle prime gelate. Nel Gard, a Nîmes, un semenzale di un anno e mezzo in piena terra ha superato nel febbraio 2012 −8/−10 °C con diversi giorni senza disgelo, protetto solo da un tessuto P17 e un telo di plastica, con foglie intatte; un’altra pianta del Gard non ha subito danni nell’inverno 2011-2012 nonostante punte di −9 °C, su terreno asciutto.
  • Resto della Francia: ad Agen una pianta in piena terra senza protezione ha avuto le foglie bruciate a −6/−7 °C nell’inverno 2009-2010 ed è poi ripartita; nel Tarn una pianta in piena terra ha superato l’inverno 2025-2026 con minime di −9 °C; nella periferia di Parigi una pianta in piena terra con protezione passiva ha passato l’inverno 2009-2010 a −7 °C con foglie intatte, e un’altra ha avuto la corona bruciata ma il tronco sano dopo l’ondata di freddo del febbraio 2012; a Nantes alcune piante in piena terra sono morte con soli −4 °C, per eccesso d’acqua secondo il coltivatore (tutti sul forum Fous de palmiers).

Queste esperienze del sud-est della Francia valgono come riferimento per le zone italiane di clima simile, ma senza corrispondenze precise di temperatura. Nel complesso suggeriscono che la specie sopporta in piena terra gelate di −7/−9 °C su terreno asciutto, a volte perdendo le foglie, mentre l’umidità invernale può ucciderla con temperature molto più miti; il caso di Ravenna mostra che una pianta in vaso, con le radici esposte al gelo, non è più al sicuro di una in piena terra. È una sintesi di testimonianze isolate, non una misura.

Riferimenti internazionali

  • Stati Uniti, Florida: zone USDA da 8 a 11; è uno dei due Dioon più piantati e il più rustico dei due (UF/IFAS).
  • Messico: in natura gli adulti sopportano la siccità prolungata e ripartono dopo gli incendi agricoli (Vovides, 1990; Bonta et al., 2019).

Tossicità e precauzioni

Sì, Dioon edule è tossica, soprattutto per i semi crudi. Le cicadee contengono glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso. Per Dioon edule, uno studio di Yagi (2004) non ha trovato questi glicosidi nelle foglie adulte dei tre Dioon analizzati, ma ha mostrato che gli estratti delle foglie della specie degradano attivamente la macrozamina. Gli usi tradizionali confermano il pericolo: secondo Bonta et al. (2019), i semi crudi venivano usati come veleno per topi, il bestiame si intossica brucando le foglie giovani e una farina mal detossificata provoca mal di pancia, nausea e vomito, talvolta la morte.

Usate guanti per maneggiare i semi e tenete piante e semi lontano da bambini e animali. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

I semi di Dioon edule sono un alimento tradizionale del nord-est del Messico. Secondo lo studio etnobotanico di Bonta e colleghi (2019), il chamal era un alimento di base per gli Xi’iuy (Pame meridionali) e per i meticci della Sierra Gorda e della Pamería, e un cibo di carestia per altri gruppi. I semi, privati dell’involucro carnoso, vengono tagliati, lavati con cenere e bolliti più volte, in cicli di circa due giorni, prima di essere macinati in un impasto per tamales, tortillas o bevande dense (atole); chi cucina fa una prova prima di considerare l’impasto sicuro. L’involucro carnoso, dolce, si mangia anche crudo o in confettura. Già Chamberlain (1919) citava la farina per tortillas, e Lindley (1843) l’uso dei semi per la fecola. Un’analisi di semi della Huasteca potosina ha misurato circa il 61 % di carboidrati e il 21 % di proteine (Carranza Álvarez e Carrillo Inungaray, 2017).

Le foglie decorano le chiese durante le feste religiose (revisione del 2020); presso gli Xi’iuy tamales di chamal e foglie della pianta adornano gli altari del giorno dei Morti (Bonta et al., 2019). Il guscio duro dei semi serviva a fabbricare giocattoli chiamati rezumbadores (revisione del 2020; Chamberlain, 1919). Bonta et al. (2019) hanno riconosciuto coni e foglie di dameu scolpiti sulla facciata barocca della missione di Tancoyol, nel Querétaro. Questi usi si basano su un sapere tradizionale: non tentate mai di consumare i semi.

Domande frequenti

Dioon edule resiste al freddo in Italia?

Sì, nelle zone a inverno mite e asciutto, con alcune cautele. È coltivata all’aperto a Napoli e sulla Riviera ligure, e nel sud-est della Francia, di clima vicino a molte regioni italiane, ha superato in piena terra −8/−10 °C sotto tessuto. A Ravenna, invece, una pianta in vaso è morta dopo un episodio a −7 °C con galaverna nel dicembre 2009: il freddo umido e prolungato è più pericoloso del picco di gelo.

Meglio in vaso o in piena terra?

Dipende dal clima e dal terreno. Nelle zone miti la piena terra riesce su suolo ben drenato o su un rialzo; altrove il vaso, riparato dalla pioggia o ritirato d’inverno, permette di controllare l’acqua. Un vaso lasciato fuori non protegge però dal gelo, come mostra il caso di Ravenna.

Qual è la differenza con Dioon angustifolium?

Soprattutto la larghezza delle foglioline e l’origine. Dioon angustifolium, del Nuevo León e del Tamaulipas, ha foglioline più strette e distanziate e un rachide che tende ad avvitarsi. Le due piante si somigliano tanto che spesso solo la provenienza permette di decidere.

I semi sono commestibili?

No, non crudi: sono tossici. In Messico vengono consumati dopo una lunga detossificazione (lavaggi con cenere, bolliture ripetute, prove), e una preparazione sbagliata può uccidere. Non provate mai a prepararli e contattate un centro antiveleni in caso di ingestione.

È tossica per cani e gatti?

Sì, va considerata tossica. Il rischio delle cicadee per gli animali è ben documentato, soprattutto per i cani che masticano i semi, e in Messico il bestiame si intossica brucando le foglie giovani. Togliete i coni femminili maturi se gli animali possono raggiungerli.

Perché cresce così lentamente?

Perché è la sua natura: spesso forma una sola corona di foglie all’anno o ogni due anni. Chamberlain racconta di una pianta alta meno di 1,5 m stimata di 970 anni. Pieno sole, caldo e annaffiature estive aiutano la pianta a vegetare con più regolarità.

Dove si può vedere in Italia?

All’aperto all’Orto Botanico di Napoli e ai Giardini Hanbury della Mortola, e nelle collezioni di Palermo, Messina e, secondo BGCI PlantSearch, Pisa, Catania e Pavia. Un coltivatore ha visto esemplari con coni nel giardino di Villa Ottone, all’Isola d’Elba, nel 2012. La presenza attuale va verificata presso ciascun giardino.

Le forme «Palma Sola», «Rio Verde» o «Valles» sono varietà?

No, sono provenienze. Whitelock (2004) le ha descritte come forme, ma la revisione del 2020 le ritiene non valide, perché in una stessa località convivono più morfologie. Nessuna fonte affidabile permette di dire che una sia più rustica delle altre.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

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