Zamia boliviana è una piccola cicadea a fusto sotterraneo del Cerrado, la grande savana del centro del Sudamerica, presente in Bolivia e nello Stato brasiliano del Mato Grosso. Questa specie del genere Zamia fu descritta nel 1846 come Ceratozamia boliviana, un nome che si trova ancora in alcune fonti, prima di essere trasferita nel genere Zamia nel 1868. A differenza della maggior parte delle Zamia sudamericane, piante di foresta, vive in ambienti aperti e stagionalmente secchi. Ha foglioline strette e un picciolo senza spine. La IUCN la considera a minor preoccupazione.
In sintesi: Zamia boliviana
- Nome accettato: Zamia boliviana (Brongn.) A.DC. (1868), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: Ceratozamia boliviana Brongn. (1846), basionimo; Palmifolium bolivianum (Brongn.) Kuntze (1891)
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano né altro nome volgare verificato
- Distribuzione naturale: Bolivia (El Beni, Cochabamba, Santa Cruz; anche La Paz secondo Segalla e collaboratori), Brasile (Mato Grosso)
- Stato IUCN: a minor preoccupazione (LC), valutazione del 2022 (corretta nel 2023)
- CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, dal 1977, annotazione #4: semi esclusi); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
- Rusticità documentata: nessun dato misurato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, chiazze di savana del Cerrado, ambiente aperto a lunga stagione secca; nessun dato di coltivazione verificato
- Portamento e dimensioni da adulta: fusto sotterraneo; da 1 a 3 foglie lunghe fino a 119 cm, con 16-40 foglioline di 19-29 × 1,1-2 cm
- Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia boliviana?
Tre caratteri insieme la identificano: un fusto sotterraneo, un picciolo senza spine e foglioline strette, larghe al massimo 2 cm. I dati seguenti vengono dalla tabella comparativa pubblicata da Rosane Segalla e Michael Calonje nel 2019, quando descrissero la vicina Zamia brasiliensis:
- Foglie: da 1 a 3 per pianta, lunghe al massimo 119 cm; picciolo inerme, cioè senza spine.
- Foglioline: da 16 a 40 per foglia nelle piante adulte, lunghe da 19 a 29 cm e larghe da 1,1 a 2 cm (da 0,8 a 2 cm nel testo dello stesso articolo).
- Coni maschili: rivestiti di un tomento giallo crema uniforme; le scaglie portano da 17 a 22 sacche polliniche, riunite in un solo gruppo o appena separate al centro.
- Cono femminile: a maturità color crema-fulvo uniforme con sfumature verdi, oppure da giallo crema a fulvo con il centro delle scaglie bruno scuro; da 5 a 16 file di megasporofilli, disposti in 6-7 serie verticali, con la faccia esterna di 18,1-21,9 × 10,6-14,6 mm.
- Semi: sclerotesta (il guscio duro) di 11,1-15,3 × 7,2-10,2 mm.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.
Possibili confusioni
Le due specie più simili vivono vicino a lei, senza che gli areali si sovrappongano (Segalla e Calonje, 2019):
- Zamia brasiliensis, del Mato Grosso e della Rondônia, più a est: anch’essa ha il picciolo senza spine, ma foglioline molto più larghe (da 2,4 a 3,5 cm), coni maschili con l’apice sterile coperto di un tomento bruno arancio e coni femminili con più serie verticali di megasporofilli (da 8 a 14). Gli autori la considerano la parente più stretta di Zamia boliviana.
- Zamia ulei, specie amazzonica: picciolo armato di spine robuste, foglie molto più grandi (fino a 4 m) e foglioline larghe da 3 a 7 cm.
Secondo gli stessi autori, i piccioli senza spine sono molto rari nelle Zamia continentali americane: in Sudamerica si conoscono solo in Zamia encephalartoides, Zamia boliviana e Zamia brasiliensis.
Tassonomia
La specie fu descritta nel 1846 dal botanico francese Adolphe Brongniart come Ceratozamia boliviana, negli Annales des Sciences Naturelles (serie 3, 5: 9), cioè in un genere oggi riservato alle cicadee del Messico e dell’America centrale (vedi il genere Ceratozamia). Alphonse de Candolle la trasferì nel genere Zamia nel 1868, nel Prodromus (16(2): 540), con la combinazione oggi accettata. Nel 1891 Otto Kuntze la ribattezzò Palmifolium bolivianum, nel tentativo, abbandonato, di sostituire il nome Zamia. Per il lettore la conseguenza è semplice: Ceratozamia boliviana e Zamia boliviana designano la stessa pianta, e il nome corretto è il secondo.
Per il tipo, The World List of Cycads rimanda a quello del basionimo di Brongniart. Segalla e Calonje (2019) considerano Zamia boliviana il parente più stretto di Zamia brasiliensis, per i piccioli senza spine, la vicinanza geografica e la somiglianza dei coni.
Etimologia e storia
L’epiteto si riferisce alla Bolivia, paese da cui la specie fu descritta (Haynes, 2022). Negli ultimi anni la specie è stata studiata in modo approfondito da Rosane Segalla e dai suoi collaboratori in Brasile (fenologia, impollinazione, rapporto tra i sessi), e The World List of Cycads conserva numerose fotografie scattate in natura tra il 2015 e il 2018.
Nomi comuni
Non è stato trovato alcun nome volgare verificato, né in italiano né in spagnolo o in portoghese.
In natura
The World List of Cycads colloca la specie in Bolivia (dipartimenti di El Beni, Cochabamba e Santa Cruz) e in Brasile (Mato Grosso); secondo la sintesi di Wikipedia, che cita Segalla e collaboratori (2022), cresce anche nel dipartimento di La Paz, tra 130 e 450 m di quota, nell’ecoregione del Cerrado. Gli studi brasiliani descrivono popolazioni sparse in chiazze di savana, in un ambiente nettamente stagionale; in Mato Grosso la specie è stata osservata a Chapada dos Guimarães, Cáceres e Glória do Oeste.
La sua biologia riproduttiva è una delle meglio note tra le cicadee sudamericane:
- Impollinazione: secondo Segalla, Pinheiro e Morellato (2021), un solo coleottero, Pharaxonotha cerradensis, trasporta il polline: vive e si riproduce nei coni maschili e visita i coni femminili, in un mutualismo obbligato detto «impollinazione per sito di nidificazione».
- Fenologia: secondo Segalla e collaboratori (2022), maschi e femmine producono i coni nella stagione secca; il ciclo di un cono maschile dura circa 50 giorni, quello di un cono femminile circa 330 giorni, fino alla liberazione dei semi, anch’essa nella stagione secca.
- Rapporto tra i sessi: uno studio del 2021 (Segalla e collaboratori, Plant Ecology) ha trovato un rapporto effettivo tra i sessi sbilanciato a favore dei maschi in diverse popolazioni.
Stato di conservazione e normativa
Zamia boliviana è valutata a minor preoccupazione (LC) nella Lista rossa della IUCN (valutazione di Cristina López-Gallego pubblicata nel 2022, corretta nel 2023). Gli autori degli studi brasiliani la definiscono tuttavia una specie minacciata, nel titolo di due loro articoli.
Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, rientra nell’Appendice II della CITES, in cui le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 che esclude in particolare i semi. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97: l’importazione di piante vive richiede un permesso. Stato IUCN ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente; verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.
Coltivazione
Nelle fonti consultate non è stata trovata alcuna esperienza di coltivazione documentata né alcuna raccomandazione verificata propria della specie. Le indicazioni precise che circolano (percentuali di substrato minerale, temperature di coltivazione, zona di rusticità) non hanno una fonte identificabile e non vengono riprese qui. Il suo ambiente indica soltanto una pianta di savana, cioè di ambienti aperti, con una lunga stagione secca durante la quale produce i coni.
In Italia
Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate (cataloghi, Index Seminum e pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, banca dati BGCI).
Moltiplicazione
Nessun dato di coltivazione. La specie è dioica: per ottenere semi servono una pianta maschile e una femminile; in natura l’impollinazione dipende dal coleottero Pharaxonotha cerradensis, e in coltivazione andrebbe fatta a mano.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia della specie in coltivazione.
Rusticità
Non esiste alcun dato misurato sulla resistenza di Zamia boliviana al freddo. La specie vive in una savana tropicale tra 130 e 450 m di quota; la zona di rusticità talvolta proposta per lei è una stima senza osservazioni a sostegno, e non viene ripresa qui.
In Italia e nel sud della Francia
Non è nota alcuna prova all’aperto in Italia. Nemmeno nel Sud-Est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è stata trovata alcuna coltivazione o osservazione di freddo che la riguardi.
Riferimenti internazionali
Nessun riscontro di coltivazione datato è stato trovato. In mancanza di dati, la scelta prudente in Italia è il vaso, con svernamento al riparo dal gelo e dall’umidità.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità su Zamia boliviana. Il rischio è però documentato nel genere: per Zamia furfuracea l’ASPCA cita la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato nel cane, nel gatto e nel cavallo; i semi sono la parte più pericolosa. Considerate la pianta tossica e tenetela lontano da bambini e animali. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
Nessun uso tradizionale proprio della specie è documentato nelle fonti consultate.
Domande frequenti
Ceratozamia boliviana e Zamia boliviana sono la stessa pianta?
Sì. Brongniart la descrisse nel 1846 come Ceratozamia boliviana; Alphonse de Candolle la spostò nel genere Zamia nel 1868. Il nome accettato è Zamia boliviana.
Come si distingue da Zamia brasiliensis?
Dalla larghezza delle foglioline: da 0,8 a 2 cm in Zamia boliviana, da 2,4 a 3,5 cm in Zamia brasiliensis. Anche i coni maschili aiutano: uniformemente giallo crema nella prima, con l’apice bruno arancio nella seconda.
Dove cresce?
Nelle savane del Cerrado in Bolivia (El Beni, Cochabamba, Santa Cruz, La Paz) e nel Mato Grosso, in Brasile, tra circa 130 e 450 m.
Chi la impollina?
Un piccolo coleottero, Pharaxonotha cerradensis, che vive nei coni maschili e porta il polline ai coni femminili.
Resiste al freddo?
Non si sa: non esiste alcun dato misurato. In Italia andrebbe tenuta al riparo dal gelo.
È tossica?
Sì, come tutte le cicadee: in mancanza di dati specifici va considerata tossica, soprattutto i semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia boliviana: https://cycadlist.org/scientific_name/444 — protologo, basionimo, sinonimi, distribuzione, stato IUCN, etimologia, fotografie. Lista di riferimento degli specialisti delle cicadee; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- Phytotaxa, Segalla & Calonje 2019 (PDF): https://phytotaxa.mapress.com/pt/article/download/phytotaxa.404.1.1/24823 — tabella di confronto tra Zamia brasiliensis, Zamia boliviana e Zamia ulei, chiave, località del Mato Grosso. Rivista con revisione paritaria; testo integrale letto.
- Crossref, riassunti degli articoli di Segalla e coll. (2021, 2022): https://api.crossref.org/works/10.1111/1442-1984.12322 e https://api.crossref.org/works/10.1111/1442-1984.12360 — impollinazione da Pharaxonotha cerradensis, fenologia dei coni. Metadati dell’editore; riassunti letti.
- Wikipedia in inglese, Zamia boliviana: https://en.wikipedia.org/wiki/Zamia_boliviana — quota (130-450 m) e dipartimento di La Paz secondo Segalla e coll. (2022). Fonte secondaria; consultata l’11 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/13387/legal — Appendice II della CITES per il genere dal 4 febbraio 1977, annotazione #4; Allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- Forum Tropicamente, ricerca «zamia boliviana»: https://www.tropicamente.it/forums/search/zamia+boliviana/ — nessun risultato (11 ottobre 2026).
- ASPCA, Cardboard Cycad: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/cardboard-cycad — tossicità di Zamia furfuracea, citata qui a livello di genere. Centro antiveleni veterinario, affidabile.
Bibliografia
- Brongniart, A. (1846). Ceratozamia boliviana. Annales des Sciences Naturelles, Botanique, sér. 3, 5: 9. [Basionimo; non consultato.]
- de Candolle, A. (1868). Zamia boliviana (Brongn.) A.DC. In: Prodromus Systematis Naturalis Regni Vegetabilis 16(2): 540. [Combinazione accettata; non consultato.]
- Segalla, R. & Calonje, M. (2019). Zamia brasiliensis, a new species of Zamia (Zamiaceae, Cycadales) from Mato Grosso and Rondônia, Brazil. Phytotaxa 404(1): 1-11. doi:10.11646/phytotaxa.404.1.1 [Testo integrale letto; tabella di confronto con Zamia boliviana.]
- Segalla, R., Pinheiro, F. & Morellato, L.P.C. (2021). Reproductive biology of the South American cycad Zamia boliviana, involving brood-site pollination. Plant Species Biology 36(2): 348-360. doi:10.1111/1442-1984.12322 [Riassunto letto.]
- Segalla, R., Pinheiro, F., Barônio, G.J. & Morellato, L.P.C. (2021). Male-biased effective sex ratio across populations of the threatened Zamia boliviana (Zamiaceae). Plant Ecology 222(5): 587-602. doi:10.1007/s11258-021-01127-3 [Titolo e dati bibliografici verificati; riassunto non disponibile.]
- Segalla, R., Pinheiro, F., Baronio, G.J. & Morellato, L.P.C. (2022). Phenology of Zamia boliviana (Zamiaceae), a threatened species from a seasonally dry biodiversity hotspot in South America. Plant Species Biology 37(1): 118-131. doi:10.1111/1442-1984.12360 [Riassunto letto.]
- López-Gallego, C. (2022, errata 2023). Zamia boliviana. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42161A243402632. [Valutazione a minor preoccupazione; pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia, ripresa da The World List of Cycads.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]