Nel mondo delle cicadi, dove quasi tutto si gioca a livello del suolo o del sottobosco, esiste un’eccezione tanto spettacolare quanto improbabile. Zamia pseudoparasitica vive sospesa tra le fronde degli alberi della foresta pluviale panamense, aggrappata ai rami della volta con radici che possono estendersi per oltre quindici metri. È l’unica gimnosperma al mondo ad aver adottato una strategia di vita strettamente epifita — un caso unico in un intero ordine vegetale che risale a più di 300 milioni di anni fa. Per i collezionisti di cicadi rappresenta un autentico sacro graal: rarissima in coltivazione, esigente nelle cure, ma di una bellezza che ripaga ampiamente ogni sforzo. Questa scheda del genere Zamia ne ripercorre la storia, la biologia e le tecniche colturali note.
Un nome che racconta una scoperta
Quando i primi botanici incontrarono questa cicade appesa ai rami degli alberi nella selva panamense, la credettero parassita dell’albero ospite. L’equivoco è racchiuso nel nome stesso: dal greco pseudo- («falso») e dal latino parasiticus, l’epiteto pseudoparasitica fu scelto dal naturalista inglese James Yates (1789–1871) per segnalare che la pianta somiglia a un parassita ma non lo è. La descrizione originale apparve nel 1854, nel sesto volume della Botany of the Voyage of H.M.S. Herald curata da Berthold Seemann, e si basa su materiale raccolto durante la spedizione navale britannica lungo le coste del Centro America. L’olotipo è custodito al Natural History Museum di Londra.
La storia nomenclaturale ha conosciuto qualche vicissitudine. Otto Kuntze trasferì la specie nel genere Palmifolium nel 1891, combinazione oggi completamente abbandonata. Julius Schuster, nella monumentale Pflanzenreich di Engler (1932), descrisse sia la varietà latifolia sia il sinonimo Zamia ortgiesii. È stato il lavoro di Dennis W. Stevenson del 1993, pubblicato su Brittonia, a mettere definitivamente ordine nella tassonomia delle Zamiaceae panamensi e a fornire la descrizione di riferimento ancora oggi utilizzata.
Dove vive: le foreste nebulari di Panama
Zamia pseudoparasitica è endemica di Panama, dove è confinata al versante atlantico (caraibico) nelle province di Bocas del Toro, Coclé, Colón e Veraguas. La si trova dal livello del mare fino a circa 1 000 m di quota, in foreste pluviali tropicali di pianura e nelle suggestive foreste nebulari montane — ambienti dove la nebbia avvolge gli alberi quasi in permanenza e l’umidità relativa sfiora costantemente il 100%.
L’habitat tipico è costituito da foresta primaria indisturbata su pendii scoscesi e molto piovosi. La pianta si insedia nelle biforcazioni e sui rami orizzontali di grandi alberi della volta forestale, solitamente tra 7 e 20 m dal suolo. Un dato ecologico cruciale, emerso dagli studi condotti nel Parco Nazionale Omar Torrijos (El Copé, provincia di Coclé), è che Zamia pseudoparasitica risulta del tutto assente dalle foreste secondarie adiacenti, anche quelle con cinquant’anni di ricrescita (Bell-Doyon & Villarreal, 2020). Questa dipendenza assoluta dalla foresta matura ha profonde implicazioni per la conservazione della specie.
Dove le condizioni sono favorevoli, la specie può raggiungere densità sorprendenti per una cicade epifita: fino a 24 individui per ettaro in alcuni settori del parco.
Vivere sospesi: l’ecologia di un epifita fuori dal comune
Tra tutte le peculiarità di Zamia pseudoparasitica, la più straordinaria è senza dubbio il suo epifitismo obbligato. I semi che cadono al suolo germinano ma le plantule non riescono mai ad affermarsi come piante terrestri — muoiono invariabilmente. In natura, questa cicade esiste esclusivamente nella volta forestale. Una seconda specie epifita di Zamia, proveniente dall’Ecuador, sarebbe stata segnalata ma non è mai stata formalmente descritta.
Un sistema radicale senza pari nelle cicadi
L’ancoraggio all’albero ospite è assicurato da un fittone vigoroso che abbraccia il ramo e può estendersi verso il basso lungo il tronco dell’albero di supporto per lunghezze impressionanti: sono stati documentati fittoni di 15 m, che in alcuni casi raggiungono il terreno. Numerose radici avventizie si sviluppano lungo il caudice e pendono liberamente nell’aria, conferendo alla pianta un aspetto che ricorda più un’orchidea gigante o un Platycerium che una cicade tradizionale.
La simbiosi con i cianobatteri: azoto dalla nebbia
Come tutte le cicadi, Zamia pseudoparasitica sviluppa radici coralloidi — strutture specializzate che ospitano microrganismi simbionti. In questa specie, le radici coralloidi formano ammassi emisferici particolarmente densi, del diametro di 5–25 cm. Al loro interno prospera un batterioma dominato dal cianobatterio Nostoc (ordine Nostocales), un organismo capace di fissare l’azoto atmosferico. Questa simbiosi è essenziale per la sopravvivenza della pianta, che non dispone dell’accesso diretto ai nutrienti del suolo.
Un’indagine molecolare pubblicata nel 2020 (Bell-Doyon et al., Environmental DNA) ha rivelato che il batterioma radicale è ben più complesso di quanto si pensasse, includendo taxa batterici potenzialmente coinvolti in altri cicli dei nutrienti. Ancora più recentemente, l’analisi del microbioma fogliare ha identificato batteri diazotrofi e metanotrofi facoltativi sulla superficie delle foglie (Rodríguez et al., 2025, Applied Biosciences), suggerendo che la fissazione dell’azoto potrebbe avvenire non solo nelle radici ma anche a livello della fillosfera — un vantaggio notevole per un organismo che vive scollegato dal suolo.
Le formiche della volta: un giardino sospeso
Circa un individuo su quattro presenta un nido di formiche nel sistema radicale o nelle immediate vicinanze (Bell-Doyon & Villarreal, 2020). Cinque generi sono stati identificati: Camponotus, Cyphomyrmex, Megalomyrmex, Odontomachus e Rogeria. Alcuni di questi generi sono noti per creare «giardini di formiche» nelle bromeliacee epifite, accumulando materiale organico intorno alle piante. È probabile che questa associazione contribuisca all’apporto di nutrienti per la cicade, anche se la specificità del rapporto resta da approfondire.
Morfologia: il ritratto di un gigante sospeso
Caudice
Il caudice è cilindrico, non ramificato, lungo fino a 1 m e del diametro di circa 15 cm. Nei giovani esemplari è eretto, ma con l’aumento del peso della pianta si incurva progressivamente, assumendo una caratteristica forma a U con il punto di attacco al ramo come perno. La superficie esterna è rivestita da una corteccia suberosa spessa, adattamento che limita la perdita d’acqua, e da ammassi di radici avventizie.
Foglie
La corona porta da 3 a 10 foglie, tra le più grandi dell’intero genere Zamia: da 1 a oltre 3 m di lunghezza, pendule, di colore verde-grigio tendente al giallastro. Il picciolo misura 30–100 cm, è sottile e quasi privo di spine (inerme). Il rachide, anch’esso inerme, porta da 20 a 50 paia di foglioline. Le foglioline mediane, lunghe 30–50 cm e larghe 2–4 cm, sono oblanceolate, subfalcate alla base, acute all’apice, con margini interi e consistenza coriacea. L’effetto ornamentale è notevole: le foglie pendono e ondeggiano con la brezza, creando un effetto scenografico unico tra le cicadi.
Coni maschili (strobili polliniferi)
I coni maschili sono cilindrici, di colore crema o bruno chiaro, con dimensioni di 25–50 cm in lunghezza per 2–4 cm di diametro — tra i più grandi nel genere. L’impollinazione è entomofila, affidata al coleottero Notorhopalotria taylori (Belidae: Oxycoryninae), un curculionide che vive all’interno dei coni maschili. Il mutualismo di impollinazione tra cicadi e coleotteri ha origini antichissime, risalenti verosimilmente al Giurassico inferiore, circa 200 milioni di anni fa.
Coni femminili (strobili ovuliferi)
I coni femminili, cilindrico-ovoidi, sono i più imponenti della sezione: 25–50 cm di lunghezza per 8–12 cm di diametro, di colore verde-giallo che vira al bruno a maturità.
Semi e dispersione
I semi sono ovoidi, di 1,5–2,5 cm × 1–1,5 cm. La sarcotesta (involucro carnoso) matura diventa giallo-arancione e mucillaginosa, emanando un odore acre e pungente. Per decenni, il meccanismo di dispersione dei semi nella volta forestale è rimasto un mistero. La risposta è arrivata nel 2022 con uno studio del Smithsonian Tropical Research Institute che ha piazzato fototrappole sugli alberi: il principale dispersore risulta essere l’olingo settentrionale (Bassaricyon gabbii), un piccolo mammifero arboricolo della famiglia Procyonidae, ripreso mentre visitava ripetutamente gli individui di Zamia pseudoparasitica sia con coni chiusi sia dopo l’apertura (Monteza-Moreno et al., 2022). Tucani e pipistrelli frugivori potrebbero svolgere un ruolo complementare.
Posizione filogenetica e parentele
Il genere Zamia, con circa 80 specie accettate, è il più ricco e il più ecologicamente diversificato tra i generi di cicadi. Le analisi filogenetiche lo suddividono in quattro cladi principali: messicano-centroamericano, istmico (Costa Rica–Panama–Chocó colombiano), caraibico e sudamericano.
Zamia pseudoparasitica si colloca nel clade istmico, un gruppo di specie endemiche la cui diversificazione sembra legata alla chiusura dell’Istmo di Panama, datata tra 3 e 20 milioni di anni fa secondo le stime. Il Panama ospita ben 17 specie di Zamia, di cui 12 endemiche — una concentrazione di biodiversità senza paragoni per questo genere.
Confronto con Zamia obliqua: due strategie, uno stesso territorio
Per comprendere fino in fondo la singolarità di Zamia pseudoparasitica, è istruttivo confrontarla con Zamia obliqua A.Dietr., una congénere che condivide parte dell’areale (Panama e Colombia) e appartiene allo stesso clade istmico, ma che ha scelto una strategia ecologica diametralmente opposta.
| Carattere | Zamia pseudoparasitica | Zamia obliqua |
|---|---|---|
| Strategia ecologica | Epifita obbligata | Terrestre, nel sottobosco |
| Caudice | Breve (fino a 1 m), pendulo | Arborescente, fino a 4–5 m di altezza |
| Lunghezza delle foglie | 1–3 m, pendule | 1,5–2,5 m, erette o arcuate |
| Foglioline | Oblanceolate, falciformi, intere | Obliquamente ellittiche, asimmetriche (da cui il nome) |
| Coni femminili | 25–50 cm × 8–12 cm | 15–25 cm × 5–8 cm |
| Colore dei semi | Giallo-arancione | Rosso |
| Apparato radicale | Fittone aereo fino a 15 m, radici avventizie pendule | Apparato radicale sotterraneo convenzionale |
| Distribuzione | Panama (versante atlantico) | Panama e Colombia |
| Stato IUCN | NT (Quasi minacciata) | VU (Vulnerabile) |
Due specie dello stesso clade, dello stesso territorio, che hanno imboccato vie evolutive radicalmente diverse: una si è arrampicata nella volta forestale, l’altra ha sviluppato un fusto alto e robusto per competere nel sottobosco. Questo contrasto testimonia la straordinaria plasticità adattativa del genere Zamia.
Conservazione: una specie legata a filo doppio alla foresta primaria
Stato IUCN e protezione internazionale
Zamia pseudoparasitica è classificata NT (Near Threatened — Quasi minacciata) nella Lista Rossa IUCN, secondo il criterio C1 (valutazione di A. Taylor, 2010). Come tutte le specie del genere Zamia, è iscritta nell’Appendice II della CITES: qualsiasi importazione o esportazione internazionale richiede un permesso rilasciato dalle autorità del paese esportatore. L’Italia, come tutti gli stati dell’Unione Europea, applica la CITES attraverso il Regolamento (CE) n. 338/97, che classifica le cicadi nell’Allegato B.
Minacce in natura
La deforestazione per costruzione stradale, disboscamento, urbanizzazione e allevamento è la minaccia principale. L’attività mineraria rappresenta un pericolo emergente e gravissimo: la regione di Donoso (provincia di Colón) ospita una delle più grandi popolazioni conosciute della specie, direttamente minacciata dalle operazioni estrattive. L’impossibilità per la specie di ricolonizzare le foreste secondarie — anche dopo mezzo secolo di rigenerazione — la rende estremamente vulnerabile a qualsiasi frammentazione del suo habitat.
Conservazione ex situ
La specie resta estremamente rara nelle collezioni, sia pubbliche sia private. Alcuni orti botanici tropicali ne conservano esemplari, tra cui il Fairchild Tropical Botanic Garden e il Montgomery Botanical Center in Florida. In Europa, la si può occasionalmente osservare in serre tropicali di grandi giardini botanici. I semi vengono saltuariamente proposti da fornitori specializzati come Rare Palm Seeds, a prezzi che riflettono la rarità della specie (a partire da circa 40–50 € per seme). Per i coltivatori italiani che desiderano acquisire un esemplare, è indispensabile verificare che il venditore disponga della documentazione CITES e che l’importazione sia conforme alla normativa europea.
Coltivazione: la sfida suprema per il cicadofilo
Zamia pseudoparasitica è universalmente considerata una delle cicadi più impegnative da coltivare. Il sito specializzato Cycadales.eu la classifica nel gruppo delle «Zamia da foresta nebulare» — il livello di difficoltà più elevato. Per il coltivatore italiano, che dispone nella maggior parte del territorio di un clima nettamente diverso da quello della selva panamense, la sfida è reale ma non impossibile, a patto di ricreare condizioni molto specifiche.
Esigenze climatiche
- Temperatura: ottimale tra 18 e 28 °C, con un ideale intorno a 20–25 °C. Tollera brevi periodi freschi fino a circa 10 °C ma non sopporta il gelo. Corrisponde alle zone USDA 10b–11.
- Umidità relativa: tra 70 e 90%, costante durante tutto l’anno. È il parametro più critico e quello più difficile da mantenere nel clima mediterraneo italiano, dove l’aria estiva è spesso troppo secca e l’inverno troppo freddo.
- Luce: intensa ma filtrata, senza esposizione diretta al sole delle ore centrali. In situazioni troppo ombrose, la pianta si indebolisce progressivamente.
🇮🇹 Nota per i coltivatori italiani
In Italia, la coltivazione all’aperto è da escludere in tutte le regioni, incluse Sicilia e Sardegna, dove l’aria estiva è troppo secca e gli inverni portano temperature incompatibili con la sopravvivenza della specie. L’unica opzione realistica è la serra calda con controllo dell’umidità, oppure un terrario climatizzato per le piante giovani. I collezionisti dell’Italia meridionale che dispongono di una serra riscaldata con sistema di nebulizzazione sono nella posizione migliore per tentare l’avventura.
Coltivazione in cesto epifita (metodo raccomandato)
Il metodo più coerente con la biologia della specie consiste nella coltivazione in un cesto a maglie larghe o in un grande cesto per orchidee, utilizzando un substrato grossolano, molto aperto e a drenaggio rapido. I miscugli di tipo «orchidea epifita» offrono i migliori risultati:
- Corteccia di pino di pezzatura grossa — componente principale (circa 40%)
- Sfagno — per una moderata ritenzione idrica (circa 15%)
- Fibra di felce arborea o fibra di cocco (circa 15%)
- Sughero in pezzi (circa 10%)
- Carbone vegetale (circa 10%)
- Perlite o pomice (circa 10%)
In alternativa, nei climi tropicali umidi, la pianta può essere fissata direttamente a un albero consolidato, in una biforcazione imbottita di sfagno e fibre. In Italia, questa tecnica è pensabile solo all’interno di una grande serra tropicale.
⚠ Il rinvaso: operazione delicata e indispensabile
Il substrato organico si degrada in 1–2 anni. Bisogna rinvasare prima che il miscuglio si compatti, maneggiando le radici con estrema delicatezza — sono estremamente fragili e si spezzano facilmente. Un substrato degradato trattiene troppa acqua e innesca il marciume radicale, causa primaria di mortalità in coltivazione.
Irrigazione e concimazione
L’irrigazione ideale si effettua con acqua piovana o demineralizzata (acqua osmosi). Il substrato non deve mai ristagnare, ma nemmeno asciugarsi completamente tra un’irrigazione e l’altra. Le nebulizzazioni fogliari quotidiane o a giorni alterni sono altamente benefiche e simulano le condizioni della foresta nebulare. Per la concimazione, un fertilizzante fogliare diluito a un quarto della dose raccomandata, applicato ogni 2–3 mesi nel periodo vegetativo (primavera-estate), è più che sufficiente. Alcuni coltivatori esperti consigliano inoltre somministrazioni di ferro chelato ogni 2–3 mesi per migliorare il colore e il vigore del fogliame.
Coltivazione in vaso con substrato drenante
Nonostante il suo epifitismo obbligato in natura, alcuni coltivatori hanno ottenuto risultati accettabili in vaso con un substrato estremamente drenante a base di corteccia di pino, perlite e pomice in proporzioni elevate. La chiave è non lasciare mai le radici in un substrato pesante o inzuppato d’acqua. Questo approccio può funzionare per le piante giovani e le plantule da seme, ma gli esemplari coltivati in questo modo non raggiungono mai il portamento caratteristico della specie in habitat e rimangono generalmente più piccoli.
Coltura in piena terra
Tutti i tentativi documentati di coltura a piena terra sono falliti, anche in suoli molto drenanti e in clima tropicale. La specie non è adattata a un radicamento nel terreno e deperisce nel giro di mesi o pochi anni. Non è un’opzione praticabile in nessuna circostanza.
Cosa dicono i coltivatori: successi e insuccessi
L’esperienza accumulata dalla comunità internazionale dei cicadofili, documentata nei forum specializzati (PalmTalk, Dave’s Garden, Cycadales.eu, Exotica Esoterica), converge su alcuni punti fondamentali.
I risultati migliori si ottengono alle Hawaii, nella Florida meridionale in condizioni protette e nelle serre tropicali dei giardini botanici. Alcuni coltivatori californiani mantengono esemplari in serra calda con nebulizzazione automatica, ottenendo piante dal portamento elegante con foglie ricadenti di grande effetto ornamentale. Un coltivatore di Exotica Esoterica segnala che somministrazioni periodiche di ferro chelato migliorano sensibilmente colore e vigore.
Le cause di insuccesso più frequenti sono: umidità ambientale insufficiente (la causa numero uno), marciume radicale per substrato inadatto o eccesso di irrigazione, e temperature invernali troppo basse. È significativo che tutti i tentativi di coltura a terra siano falliti, anche da parte di coltivatori navigati. Un contributo su Dave’s Garden riassume bene la situazione: è una pianta magnifica ma che richiede attenzioni costanti, e le sue radici si comportano come quelle di un’orchidea, avvolgendosi attorno ai rami.
Suggerimenti pratici dalla comunità: drenaggio estremo e umidità ambientale elevata sono i due requisiti non negoziabili. Per chi non dispone di serra con nebulizzazione automatica, si consiglia di collocare il cesto epifita sopra un vassoio d’acqua con argilla espansa, in un ambiente luminoso e tiepido. Le piante giovani da seme si prestano bene alla coltivazione in terrario climatizzato, dove il controllo dell’umidità è più agevole.
Riproduzione per seme
Il semenzale è l’unico metodo di propagazione accessibile al collezionista. Ecco il protocollo suggerito sulla base delle esperienze documentate:
- Pulizia dei semi: rimuovere integralmente la sarcotesta. Attenzione: in questa specie la sarcotesta è particolarmente coriacea e aderente, molto più che nelle altre Zamia tropicali. Può essere necessario un ammollo prolungato di diversi giorni, seguito da un’asportazione meccanica delicata.
- Trattamento preventivo: ammollo di 24 ore in acqua tiepida, eventualmente seguito da un trattamento con fungicida blando per ridurre il rischio di marciume.
- Substrato di germinazione: torba fine, sfagno trinciato o perlite pura. I semi vanno poggiati in superficie o affondati per metà. Importante: la luce favorisce la germinazione.
- Condizioni ambientali: temperatura costante di 25–28 °C, umidità elevata (mini-serra coperta o sacchetto di plastica ventilato quotidianamente).
- Tempi di germinazione: estremamente variabili, da 1 a 6 mesi. Il seme emette prima un fittone, poi la prima foglia.
- Trapianto: attendere la formazione di almeno una foglia completamente indurita prima di trasferire la piantina in un vaso individuale con substrato drenante di tipo epifita. Maneggiare le radici con la massima cautela: sono fragili e la loro rottura può compromettere la sopravvivenza della piantina.
- Crescita: molto lenta. Sono necessari diversi anni per ottenere una pianta di dimensioni apprezzabili. La pazienza è una virtù imprescindibile per chi intraprende la coltivazione di questa specie.
⚠ Tossicità
Tutte le parti di Zamia pseudoparasitica sono tossiche per ingestione, come nell’insieme delle Cycadales. I semi e il caudice contengono composti neurotossici (cicasina e macrozamina). Maneggiare con cura e tenere lontano dalla portata di bambini e animali domestici.
Risorse consigliate
Una selezione ragionata di risorse online per chi desidera approfondire la conoscenza di Zamia pseudoparasitica:
- World List of Cycads (cycadlist.org) — Scheda di Zamia pseudoparasitica: nomenclatura, etimologia, mappa distributiva e stato IUCN. Il riferimento tassonomico più aggiornato.
- Plants of the World Online (POWO – Kew) — Scheda specie: sinonimia completa e classificazione.
- LLIFLE – Encyclopedia of Living Forms — Scheda dettagliata: descrizione, coltivazione, foto di Josef Cycad Perner.
- Conifers.org — Descrizione morfologica basata su Jones (1993).
- Smithsonian Tropical Research Institute — «Caught red handed»: la scoperta del ruolo dell’olingo nella dispersione dei semi, con foto e contesto delle ricerche sul campo.
- Cycadales.eu — «How to cultivate Zamia in temperate climates»: guida colturale con classificazione delle Zamia per gruppo ecologico, indispensabile per chi coltiva in clima temperato europeo.
- Exotica Esoterica — «Central American and Panamanian Cycads»: osservazioni di campo e di coltura di un esperto con esperienza diretta in Panama.
- Dave’s Garden — Panoramica sul genere Zamia: testimonianze di coltura dalla California e dalle Hawaii.
- PalmTalk Forum — Germinazione dei semi: discussione pratica tra collezionisti.
- iNaturalist — Osservazioni in natura: fotografie geolocalizzate della specie nel suo habitat.
- Rare Palm Seeds — Scheda commerciale: descrizione sintetica, consigli colturali e fonte occasionale di semi.
Riferimenti bibliografici
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- Bell-Doyon, P., Laroche, J., Saltonstall, K. & Villarreal, A.J.C. (2020). Specialized bacteriome uncovered in the coralloid roots of the epiphytic gymnosperm, Zamia pseudoparasitica. Environmental DNA, 2(2): 137–154. doi:10.1002/edn3.66
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Stanberg, L. (2019). The World List of Cycads, online edition. cycadlist.org
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- Monteza-Moreno, C.M., Rodriguez-Castro, L., Castillo-Caballero, P.L., Toribio, E. & Saltonstall, K. (2022). Arboreal camera trapping sheds light on seed dispersal of the world’s only epiphytic gymnosperm: Zamia pseudoparasitica. Ecology and Evolution, 12(3): e8769. doi:10.1002/ece3.8769
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- Stevenson, D.W. (1993). The Zamiaceae in Panama with comments on phytogeography and species relationships. Brittonia, 45(1): 1–16.
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