Zamia pseudoparasitica

Zamia pseudoparasitica è una cicadea di Panama che vive aggrappata ai tronchi e ai rami degli alberi delle foreste pluviali del versante caraibico, di solito tra 7 e 20 m dal suolo. È l’unica cicadea, e più in generale l’unica gimnosperma, nota come epifita obbligata: nessuna giovane pianta è mai stata vista attecchire sul terreno. Questa specie del genere Zamia fu descritta nel 1854 da una pianta spedita da Chagres dal raccoglitore polacco Józef Warszewicz; ha un tronco corto e ricurvo da cui pendono da 3 a 10 foglie lunghe 1-3 m, e semi a polpa gialla, un caso unico tra le Zamia dell’istmo. La IUCN la considera quasi minacciata (NT). Si coltiva in cesto o in vaso, in serra calda e umida, ma resta una pianta delicata; in Italia non è documentata in alcun orto botanico.

In sintesi: Zamia pseudoparasitica

  • Nome accettato: Zamia pseudoparasitica J.Yates (1854), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Palmifolium pseudoparasiticum (J.Yates) Kuntze (1891), unico sinonimo riportato da The World List of Cycads
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano né locale attestato
  • Distribuzione naturale: endemica di Panama (Bocas del Toro, Coclé, Colón, Veraguas), sul versante caraibico
  • Stato IUCN: quasi minacciata (NT, criterio C1), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (iscrizione della famiglia Zamiaceae, semi esentati dall’annotazione #4); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia; quota di esportazione zero fissata da Panama per gli esemplari prelevati in natura
  • Rusticità documentata: nessuna resistenza al gelo nota; brevi punte intorno a 15 °C sopportate in serra secondo un vivaio specializzato; al Jardin zoologique tropical (Var, Francia) coltivata in vaso e mantenuta a 10 °C minimi in inverno, una regola di coltivazione e non un limite misurato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, su tronchi e rami degli alberi della foresta pluviale; in coltivazione, mezz’ombra e substrato molto arioso da pianta epifita, in cesto o in vaso
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco corto, prima eretto poi ricurvo, lungo fino a 1 m e largo 15 cm; da 3 a 10 foglie pendule di 1-3 m
  • In Italia: nessun orto botanico documentato; nessun riscontro di coltivazione pubblicato
  • Tossicità: nessuna analisi specifica; da considerare tossica, come tutte le cicadee, e la linfa dei coni irrita la pelle (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia pseudoparasitica?

Una cicadea appesa a un albero, con lunghe foglie ricadenti, difficilmente può essere altro. Le misure riportate qui vengono dalla descrizione di David Jones (1993), ripresa da The Gymnosperm Database, e dallo studio sul campo di Monteza-Moreno e collaboratori (2022); la descrizione originale, molto breve, è presentata più avanti.

Tronco e radici

Il tronco è cilindrico, non ramificato, lungo fino a 1 m e largo 15 cm; è ricurvo e coperto di ciuffi di radici avventizie. Jay Vannini (2019), che ha osservato la specie a Panama, attribuisce alle piante adulte tronchi lunghi e curvi di circa 95 cm, e Simon Lavaud (2023), del vivaio francese Cycadales.eu, uno stipite di 50-100 cm negli esemplari più vecchi. Secondo Jones il tronco è fissato saldamente all’albero dal fittone, mentre numerose radici avventizie pendono nel vuoto insieme alle foglie. Le radici coralloidi, che ospitano cianobatteri capaci di fissare l’azoto, formano ammassi emisferici compatti di 5-25 cm di diametro. Una pianta adulta può pesare diverse decine di chili, e in coltivazione richiede quindi un sostegno robusto (Lavaud, 2023).

Foglie e foglioline

La corona, rada, porta da 3 a 10 foglie di 1-3 m, pendule, verde grigiastro, piane o leggermente a V rovesciata in sezione. Il picciolo, lungo e sottile (30-100 cm), è liscio o porta qualche aculeo sparso. Ogni foglia ha 40-64 foglioline, cioè circa 20-32 paia, lunghe 20-50 cm e larghe 2-4 cm: oblanceolate, falcate, ricurve, a margine intero e apice acuminato, sono inserite sul rachide con un angolo di circa 50°. Vannini ha visto foglie che superano eccezionalmente i 3,10 m, e un utente del forum francese Fous de palmiers che ha visitato le popolazioni di Panama riferisce foglie di 3-3,50 m. Lindstrom e collaboratori (2024) sottolineano che le sue foglie, numerose, hanno nervature poco visibili, all’opposto della specie più vicina, Zamia dressleri, a foglie pieghettate. In una fotografia di Lavaud una foglia giovane passa dal ramato al verde maturando.

Coni e semi

Come tutte le cicadee, la specie è dioica. Secondo Monteza-Moreno e collaboratori (2022) ogni pianta porta un solo cono: maschile, cilindrico, color crema o bruno chiaro, di 25-50 × 2-4 cm, oppure femminile, da cilindrico a ovoide, giallo-verde o bruno chiaro, di 25-50 × 8-12 cm. I semi, ovoidi, misurano 1,5-2,5 × 1-1,5 cm e sono attaccati a coppie a ciascuna squama fertile. La sarcotesta, l’involucro carnoso, è gialla, spessa e mucillaginosa, e a maturità emana un caratteristico odore acre. Taylor e colleghi (2012) precisano che tra le Zamia dell’istmo di Panama è l’unica specie con sarcotesta gialla: tutte le altre l’hanno rossa. Foglie, coni e semi sono tra i più grandi del genere (Jones, 1993; Stevenson, 1993, citato da Monteza-Moreno e collaboratori). In coltivazione le piante cominciano a produrre coni quando il tronco raggiunge circa 7 cm di diametro nei maschi, un po’ di più nelle femmine (Lavaud, 2023).

Che cosa diceva la descrizione originale

La diagnosi latina del 1854 sta in una riga: tronco cilindrico, foglioline falcate, intere, glabre, acute alla base e terminate da una punta; il cono era sconosciuto. La nota di James Yates che la accompagna descrive un pezzo di fusto corto e cilindrico, marcito nella parte inferiore, con i resti di sette foglie, e sei foglioline lunghe 35 cm e larghe 4 cm, prive di dente all’apice, curvate due volte fino a ricordare una S, con nervature larghe e robuste, biforcate due volte. Proprio l’assenza del dente apicale faceva dubitare Yates: si chiedeva se la pianta non fosse una Ceratozamia.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, naturale o di coltivazione, che coinvolga Zamia pseudoparasitica. A Panama la specie condivide però alcune zone con altre Zamia: Taylor e colleghi (2012) descrivono un’ampia simpatria con Zamia obliqua e Zamia imperialis nel centro-nord del paese e hanno osservato che alcuni impollinatori non sono legati a una sola specie, senza trarne conclusioni sull’ibridazione.

Possibili confusioni

Una pianta adulta al suo posto, su un albero, non si confonde con nulla. Le confusioni riguardano piuttosto gli erbari, le piante in vaso e la storia del nome:

  • Ceratozamia: lo stesso Yates dubitava del genere, per l’assenza del dente all’apice delle foglioline (vedi sopra);
  • Zamia skinneri e le Zamia a foglioline pieghettate del Costa Rica: nella revisione del complesso skinneri, Taylor e colleghi (2008) citano Gómez (1982), secondo cui le raccolte costaricane di Zamia erano state attribuite ora a Zamia skinneri, ora a Zamia pseudoparasitica, mescolando più specie; oggi Zamia pseudoparasitica è nota soltanto a Panama;
  • Zamia dressleri: è la specie più vicina secondo Lindstrom e collaboratori (2024), ma è una piccola pianta terrestre a fusto sotterraneo, con una o due foglie pieghettate;
  • Zamia obliqua, Zamia elegantissima e Zamia stevensonii: secondo lo stesso studio queste tre specie terrestri a tronco le somigliano di più nella morfologia; la tabella qui sotto la confronta con Zamia obliqua, con cui convive.

Confronto con Zamia obliqua

I valori di Zamia pseudoparasitica vengono da Jones (1993), da Monteza-Moreno e collaboratori (2022) e da Taylor e colleghi (2012); quelli di Zamia obliqua dalla Flora de Colombia (Stevenson, 2001) e dagli stessi Taylor e colleghi.

CarattereZamia pseudoparasiticaZamia obliqua
Modo di vitaEpifita obbligata, su tronchi e ramiTerrestre, nel sottobosco
TroncoLungo fino a 1 m e largo 15 cm, ricurvoEretto, alto 0,5-5 m e largo 5-12 cm
FoglieDa 3 a 10, di 1-3 m, penduleDa 5 a 20, di 1-2,5 m
PiccioloLiscio o con aculei sparsiArmato di numerosi aculei corti
Foglioline20-50 × 2-4 cm, falcate, a margine intero5-10 × 3-6 cm, a base obliqua, finemente dentate verso l’apice
Coni femminili25-50 × 8-12 cm, giallo-verdi o bruno chiaro15-25 × 5-8 cm, giallastri o bruno chiaro
Sarcotesta dei semiGiallaRossa
DistribuzionePanama (versante caraibico)Panama e Colombia; Costa Rica discusso
Stato IUCNQuasi minacciata (NT, 2022)Minor preoccupazione (LC, 2022)

Tassonomia

Zamia pseudoparasitica J.Yates è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Il nome fu pubblicato nel 1854 da Berthold Seemann in The Botany of the Voyage of H.M.S. Herald (pagina 202, con un’aggiunta a pagina 253), sulla base di un manoscritto di James Yates. Il tipo, raccolto da Józef Warszewicz a Chagres senza numero, è conservato al Natural History Museum di Londra (BM). Nel 1891 Otto Kuntze trasferì la specie nel suo genere Palmifolium come Palmifolium pseudoparasiticum, una combinazione abbandonata insieme a quel genere e oggi tra i sinonimi. The World List of Cycads non riporta altri sinonimi.

Il nome, dunque, non è mai cambiato nell’uso, ma l’areale è rimasto a lungo incerto. Nella sua aggiunta del 1854 Seemann attribuisce alla specie una fogliolina che Yates aveva ricevuto da Joseph Hooker, proveniente dal «versante orientale delle Ande del Perù», e la giudica «dubbia» per la flora dell’istmo: non l’aveva mai vista sul posto, Warszewicz aveva indicato due provenienze, Chagres e il versante orientale delle Ande, e gli esemplari dell’erbario di Hooker riportavano la seconda. Gli studi moderni la citano soltanto a Panama.

Posizione nel genere

Gli studi molecolari collocano Zamia pseudoparasitica tra le Zamia dell’istmo di Panama. Caputo e collaboratori (2004) avevano addirittura chiamato «clade pseudoparasitica» il gruppo che riuniva Zamia neurophyllidia, Zamia skinneri, Zamia acuminata e Zamia obliqua (secondo Taylor e colleghi, 2008); Taylor e colleghi (2012) parlano di «clade di Panama». L’analisi dei trascrittomi di Lindstrom e collaboratori (2024), la più recente, la colloca nel clade V, o clade dell’istmo, che comprende 15 specie descritte e che gli autori considerano il più vario del genere per morfologia e ambienti, dall’unica cicadea epifita alle specie delle spiagge salmastre. Qui Zamia pseudoparasitica forma un sottoclade con Zamia dressleri, un accostamento che gli autori definiscono «singolare», tanto le due piante sono diverse; il sottoclade fratello riunisce Zamia obliqua, Zamia elegantissima e Zamia stevensonii, morfologicamente più vicine a lei. Calonje e collaboratori (2019) avevano già ottenuto una posizione simile, con un sostegno statistico modesto. L’esemplare sequenziato nel 2024 proveniva dalla provincia di Coclé.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal greco pseudo-, «falso», e dal latino parasiticus, «parassita», con riferimento al modo di vita epifita (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). Lo spiega lo stesso Yates nella sua nota del 1854: la pianta si chiama così perché cresce sui tronchi degli alberi. Non ne trae però alcun nutrimento: è un falso parassita.

La sua scoperta è legata a quella di Zamia skinneri. James Yates, che possedeva una delle maggiori collezioni di cicadee d’Europa ed era considerato uno dei migliori specialisti del suo tempo (Taylor e colleghi, 2008), seppe a Berlino, nell’autunno del 1850, che il viaggiatore polacco Józef Warszewicz aveva trovato Zamia straordinarie sulle montagne dell’istmo di Panama, e gli commissionò alcune piante. Warszewicz spedì dal porto di Chagres tre fusti con alcune foglioline: quello di Zamia lindleyi arrivò completamente marcito, quello di Zamia pseudoparasitica in gran parte marcito, e soltanto quello di Zamia skinneri era in buono stato. Su questo materiale si basa la descrizione del 1854. Nessuna fonte consultata ricostruisce poi l’introduzione della specie in coltivazione.

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano, e non è attestato alcun nome spagnolo o locale: The World List of Cycads, Species+ e la letteratura scientifica usano soltanto il nome scientifico. Espressioni come «zamia epifita» o «cicadea epifita» sono descrizioni, non nomi consolidati.

In natura

Zamia pseudoparasitica è endemica di Panama, dove The World List of Cycads la indica nelle province di Bocas del Toro, Coclé, Colón e Veraguas. Secondo Taylor e colleghi (2012) è forse la cicadea più diffusa del paese: vive sui rami alti, a volte più bassi, degli alberi, da Bocas del Toro a ovest fino alla provincia di Colón, vicino all’imbocco settentrionale del canale. Sopravvive soprattutto su rami molto alti nelle province di Veraguas, Coclé e Colón, e grandi popolazioni si trovano ancora fuori dalle aree protette.

Le fonti non concordano del tutto su quota e ambiente. Stevenson (1993), citato da Monteza-Moreno e collaboratori (2022), indica 50-1 000 m sul versante atlantico della cordigliera; Vannini (2019) la trova nelle foreste pluviali di pianura e nelle foreste nebulari basse fino a circa 1 100 m. Taylor e colleghi (2012) la collocano soltanto nelle foreste sempreverdi submontane, tra 700 e 1 200 m, con oltre 3 000 mm di pioggia l’anno e temperature di 21-24 °C. Lavaud (2023) descrive un clima tropicale umido con 2 500-3 000 mm di pioggia e 20-28 °C, talvolta più fresco nelle stazioni più alte.

Una vita sugli alberi

Il carattere di epifita obbligata è riconosciuto dalla letteratura scientifica. Taylor e colleghi (2012) la presentano come l’unica gimnosperma epifita obbligata conosciuta: sul terreno sono stati trovati semi germinati, ma vengono a quanto pare mangiati da animali non identificati, e né piante giovani né adulte vengono mai viste crescere a terra. Lindstrom e collaboratori (2024) la definiscono «l’unica cicadea veramente epifita», Bell-Doyon e collaboratori (2020) «l’unica gimnosperma strettamente epifita conosciuta», e Monteza-Moreno e collaboratori (2022) l’unica gimnosperma epifita nota al mondo. È quindi anche l’unica Zamia epifita. Nel 1993 Jones segnalava una seconda cicadea epifita, una Zamia apparentemente non descritta dell’Ecuador; nessuna fonte successiva consultata l’ha confermata e gli autori recenti non ne parlano.

Due osservazioni sfumano il quadro. Vannini (2019) ha visto piante cadute a terra rimettere radici, produrre nuove foglie e sopravvivere a lungo su un pendio ben drenato, e riferisce, sulla parola di un terzo, rare piante su rocce del litorale caraibico. Si tratta però di sopravvivenze accidentali di adulti, non di giovani piante che attecchiscono al suolo.

Anche la scelta degli alberi è discussa. Secondo Jones (1993) la specie è limitata ai pendii ripidi della foresta primaria e preferisce alberi privi di altre epifite. Lavaud (2023) la descrive invece legata quasi solo ai grandissimi alberi della foresta primaria, probabilmente perché i loro rami sono coperti da uno spesso strato di muschi ed epifite in cui può insediarsi. Un utente di Fous de palmiers che l’ha osservata a Panama l’ha vista solo su alberi di grande diametro, molto raramente a meno di 7 m dal suolo. Vannini, però, l’ha trovata anche su alberi piuttosto piccoli e su rami sottili, nel sottobosco molto ombroso, e l’ha fotografata in piena chioma in una foresta degradata delle pianure caraibiche.

Chi disperde i semi?

Perché una cicadea viva sugli alberi, i suoi semi devono arrivarci. Nel 2012 Taylor e colleghi non conoscevano alcun disseminatore accertato: alcuni collaboratori sul campo citavano pipistrelli e tucani, erano stati visti semi germinare su rami di alberi privi di cicadee e gli autori avevano constatato la scomparsa, in una notte, di un terzo di un cono maturo. Monteza-Moreno e collaboratori (2022) hanno installato fototrappole tra 15 e 20 m d’altezza, davanti ai coni di tre piante femminili, nei parchi nazionali di Palo Seco, Santa Fe e Omar Torrijos (El Copé), da ottobre 2019 a marzo 2020. Sette specie di mammiferi sono passate vicino alle piante, ma solo l’olingo settentrionale (Bassaricyon gabbii), un piccolo carnivoro arboricolo e notturno, ha portato via semi, da 2 a 8 per visita; le sue visite sono diventate più lunghe e più frequenti dopo l’apertura dei coni, a fine gennaio e a metà febbraio, in piena stagione secca. Un tucano, il tucanetto orecchiegialle (Selenidera spectabilis), è stato visto distruggere i semi, e nessun pipistrello è comparso. Gli autori presentano l’olingo come un probabile disseminatore ancora da confermare: non hanno potuto seguire la sorte dei semi e ipotizzano che possa nasconderne una parte nella chioma degli alberi.

Batteri al posto del suolo

Senza suolo, la pianta deve procurarsi l’azoto altrove. Bell-Doyon e collaboratori (2020) hanno analizzato il DNA delle radici coralloidi di piante del parco nazionale Omar Torrijos, nella provincia di Coclé: vi vivono cianobatteri dell’ordine Nostocales, capaci di fissare l’azoto atmosferico, ma anche una comunità varia di altri batteri (Rhizobiales, Acetobacterales). Il cianobatterio isolato è affine a quelli che vivono in simbiosi con muschi, epatiche e licheni. Rodríguez-Castro e collaboratori (2025) hanno poi studiato i batteri della superficie fogliare di 30 piante, in tre siti e in due stagioni: la comunità capace di fissare l’azoto è dominata da cianobatteri e la sua composizione cambia poco, segno di una forte selezione da parte della pianta ospite.

Gli impollinatori della specie non sono stati identificati. Per le Zamia dell’istmo, Taylor e colleghi (2012) indicano come impollinatore principale un piccolo coleottero del genere Pharaxonotha, talvolta accompagnato da curculionidi simili a Rhopalotria, e notano che diversi impollinatori non sono legati a una sola specie; secondo loro questo spiega in parte l’ampia diffusione di Zamia obliqua e di Zamia pseudoparasitica attraverso l’istmo.

Stato di conservazione e normativa

Zamia pseudoparasitica è classificata quasi minacciata (NT) nella Lista Rossa della IUCN, in base al criterio C1, secondo la valutazione di J.D. Bösenberg datata 26 giugno 2020 e pubblicata nel 2022 (categoria confermata da GBIF il 19 ottobre 2026; la pagina della Lista Rossa non ha potuto essere consultata, accesso bloccato). Una valutazione precedente, di A. Taylor, era stata pubblicata nel 2010; la sua categoria non ha potuto essere ricontrollata alla fonte.

Le minacce descritte per le cicadee di Panama valgono anche per lei. Taylor e colleghi (2012) hanno riscontrato distruzioni e prelievi illegali in quasi tutte le popolazioni visitate, e migliaia di piante eliminate per aprire strade o pascoli. Il sistema nazionale di aree protette copre il 36% del paese, ma grandi popolazioni di Zamia pseudoparasitica vivono ancora fuori da queste aree, e gli autori chiedono che quelle foreste vi siano incluse. Una specie che dipende dai grandi alberi scompare con loro: abbattere una foresta significa eliminare anche le piante appese alla chioma.

Sul piano normativo, la specie rientra nell’Appendice II della CITES in virtù dell’iscrizione della famiglia Zamiaceae (escluse le specie dell’Appendice I), in vigore dal 4 febbraio 1977 secondo Species+. L’annotazione #4 (versione in vigore dal 5 marzo 2026) esclude dai controlli, tra l’altro, i semi, il polline, le plantule e le colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili; il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie figura nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026; fino al febbraio 2017 era nell’Allegato A, come tutto il genere Zamia. Species+ segnala infine una misura nazionale più restrittiva di Panama: dal 19 giugno 2025 una quota di esportazione pari a zero si applica agli esemplari selvatici prelevati in natura (notificazione CITES n. 2025/079), salvo usi scientifici, personali, medici, educativi o giudiziari; ha sostituito una sospensione dei permessi di esportazione commerciale di esemplari selvatici decisa nel maggio 2023.

Queste informazioni generali, raccolte il 19 ottobre 2026, non sostituiscono i testi ufficiali: prima di qualsiasi acquisto o scambio verificate la normativa in vigore, chiedete al venditore la documentazione sulla provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Zamia pseudoparasitica si coltiva in serra calda e umida, in veranda riscaldata o in un interno luminoso, in cesto o in vaso, con un substrato da pianta epifita. È una pianta delicata: soffre il freddo umido e si disidrata in fretta. Tre fonti di coltivatori ne descrivono la coltivazione; nessun orto botanico ha pubblicato una guida dedicata alla specie.

L’esperienza del Jardin zoologique tropical

Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, sulla costa mediterranea francese, Zamia pseudoparasitica è coltivata in vaso e mantenuta in inverno a una temperatura minima di 10 °C. La sua coltivazione vi risulta più delicata di quella di altre cicadee, e la pianta è più sensibile alla disidratazione. I 10 °C sono la soglia minima che il giardino applica, non un limite di sopravvivenza misurato. Il clima del Var è vicino a quello di molte regioni italiane, dalle coste liguri e tirreniche alla Sicilia e alla Sardegna: questa esperienza è quindi trasferibile a una coltivazione in Italia, in vaso e al riparo.

Temperature e umidità

Simon Lavaud, del vivaio Cycadales.eu di Montpellier, ha pubblicato nel 2023 una scheda di coltivazione basata sulle sue serre. Per una crescita ottimale consiglia almeno 20 °C di notte e al massimo 32 °C di giorno; notti di 17-18 °C restano possibili se di giorno la temperatura risale a 25 °C o più. Le sue piante hanno sopportato punte intorno a 15 °C e, durante l’ondata di caldo del 2022, fino a 40 °C con aria sufficientemente umida. Fuori dall’intervallo preferito il rischio è il marciume delle radici quando fa troppo fresco e la disidratazione quando fa troppo caldo. L’umidità ottimale dell’aria è intorno all’80-90%, ma la specie, come molte epifite, non sembra soffrire di periodi al 50-60%. Nel suo articolo generale sulle Zamia, Lavaud la colloca nel gruppo delle Zamia centroamericane e delle foreste di bassa quota del Sudamerica, che giudica «difficile» fuori dai tropici perché i climi europei sono troppo freschi e troppo secchi, anche d’estate.

Cesto o vaso, e quale substrato

Entrambi i coltivatori citati usano il cesto. Lavaud impiega cesti traforati di plastica, imputrescibili, in una serra tropicale molto umida, con un miscuglio in parti uguali di sfagno, chips di cocco e pomice, più un concime a lenta cessione; va bene anche un substrato per orchidee epifite a base di corteccia di pino e perlite. Avverte però che in un clima secco il cesto asciuga troppo in fretta e che allora è meglio un vaso di plastica, e preferisce contenitori un po’ piccoli, che lasciano asciugare il substrato tra due annaffiature quando fa fresco. Vannini (2019) la coltiva in cesti di plastica o di legno, in un miscuglio di corteccia di conifera fine e media, carbone vegetale e perlite grossa in parti uguali, legato da un po’ di sfagno. Il giardino del Var, invece, la tiene semplicemente in vaso.

Annaffiature, luce e concime

In natura la pianta riceve solo acqua piovana e cresce in materia organica decomposta: Lavaud consiglia un’acqua dolce e acida, piovana o demineralizzata. Tra 25 e 35 °C il substrato può restare sempre molto umido; quando le temperature scendono si diradano le annaffiature lasciandolo asciugare un poco, ma senza mai farlo seccare del tutto, perché la pianta ha un grande volume di foglie per una piccola massa di radici e si disidrata rapidamente. È la stessa constatazione fatta al Jardin zoologique tropical. Quanto alla luce, la mezz’ombra le si addice; Lavaud sconsiglia il pieno sole nell’Europa meridionale, soprattutto con aria secca, e ricorda che una pianta che ha passato l’inverno in casa si scotta se viene portata di colpo al sole. Basta un concime a lenta cessione per piante verdi. Non si tagliano le foglie ancora verdi, che seccando restituiscono le loro riserve alla pianta, e per una pianta sospesa serve un sostegno solido.

In Italia

Zamia pseudoparasitica non figura negli elenchi pubblicati degli orti botanici italiani che abbiamo potuto consultare: l’Index Seminum e gli articoli dell’Orto Botanico di Napoli, che ospita la collezione italiana di cicadee più ricca, la lista del 2009 dell’Orto Botanico di Messina, i cataloghi dei Giardini Botanici Hanbury alla Mortola e BGCI PlantSearch; queste collezioni sono presentate nell’articolo sulle cicadee negli orti botanici italiani.

Sul forum Tropicamente l’unico messaggio che cita la specie (settembre 2023) è la richiesta di un utente che cercava di procurarsela in Italia, senza alcun dato di coltivazione. I riscontri più vicini vengono quindi dalla Francia meridionale: il Jardin zoologique tropical del Var (vaso, 10 °C minimi in inverno, maggiore sensibilità alla disidratazione) e le serre di Lavaud a Montpellier. Sul forum francese Fous de palmiers un coltivatore (località non indicata) riferisce che nell’ottobre-novembre 2015 una giovane pianta, tenuta in una camera di coltivazione a 25 °C e 70% di umidità, ha emesso in un mese una foglia di oltre 30 cm, e che nel gennaio 2017, dopo un adattamento graduale durante l’estate, la stessa pianta continuava a produrre foglie in casa, vicino a una finestra, con una media di 20 °C in inverno. Sono esperienze di coltivazione al riparo, trasferibili all’Italia per chi dispone di una serra calda o di un interno luminoso e riscaldato.

Moltiplicazione

La specie si moltiplica per seme, dopo l’impollinazione di una pianta femminile da parte di una pianta maschile con coni maturi nello stesso momento; in coltivazione l’impollinazione è di solito manuale. Non è stato pubblicato alcun protocollo di semina proprio di Zamia pseudoparasitica. Vannini (2019) l’ha trovata sorprendentemente rapida a partire da semi ottenuti da impollinazioni in coltivazione, e mostra una pianta di 20 mesi, coltivata in cesto in una serra tropicale della California, che apriva una foglia di oltre 90 cm. Per le Zamia di Panama, Taylor e colleghi (2012) indicano che i semi hanno bisogno di qualche settimana di post-maturazione dopo la disgregazione del cono e che, in un esperimento condotto all’Università di Panama su altre specie, il loro tasso di germinazione calava nel corso dell’anno: conviene quindi seminare semi freschi, liberati dall’involucro carnoso indossando i guanti. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4, ma devono provenire da piante coltivate di origine legale.

Malattie e parassiti

In coltivazione Lavaud (2023) mette in guardia contro le cocciniglie, «molto ghiotte» di questa specie, e contro il marciume delle radici in un substrato freddo e troppo bagnato. Tra le cocciniglie, Aulacaspis yasumatsui, la cocciniglia asiatica delle cycas, capace di uccidere una cycas adulta in pochi mesi (vedi l’articolo collegato più in basso), annovera il genere Zamia tra le sue piante ospiti secondo la banca dati dell’OEPP, sulla base di Marler, Lindström e Watson (2021); non sono stati segnalati attacchi su Zamia pseudoparasitica in particolare. In natura, a Panama, il principale erbivoro delle cicadee è il bruco della farfalla Eumaeus godarti, che divora foglie e coni; secondo Taylor e colleghi (2012) le piante attaccate si riprendono in genere in fretta.

Rusticità

Zamia pseudoparasitica non è rustica: è una pianta delle foreste tropicali umide e non è documentata alcuna resistenza al gelo. Gli unici valori bassi noti sono condizioni di coltivazione, non limiti di sopravvivenza.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in piena terra, né in Italia (coste liguri e tirreniche, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole) né in Francia, e nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, sul litorale del Var, la pianta passa l’inverno in vaso, al riparo, con un minimo di 10 °C: è la soglia che il giardino applica, non una temperatura limite misurata. A Montpellier le piante di Lavaud hanno sopportato in serra punte intorno a 15 °C, ma la crescita ottimale richiede più di 20 °C di notte. Il clima di questi luoghi della Francia meridionale è vicino a quello di molte regioni italiane, per cui queste indicazioni valgono anche in Italia: ovunque nel paese Zamia pseudoparasitica resta una pianta da serra calda o da interno riscaldato.

Riferimenti internazionali

In nessun paese è stato trovato un resoconto di resistenza al freddo. Gli esempi riusciti citati da Vannini (2019) vengono da climi tropicali o da ambienti protetti: tre grandi esemplari con foglie di 2,50 m in un ombraio del Queensland settentrionale, in Australia, e piante in serra tropicale in California. Secondo lui, una volta acclimatata, la specie può vivere all’aperto in clima tropicale, al riparo dal vento e dal sole di mezzogiorno e del pomeriggio. Nel suo ambiente naturale le temperature vanno da 20 a 28 °C secondo Lavaud, e da 21 a 24 °C nelle foreste submontane di Panama secondo Taylor e colleghi (2012).

Tossicità e precauzioni

La composizione chimica dei tessuti di Zamia pseudoparasitica e i suoi effetti sugli animali non sono noti (Monteza-Moreno e collaboratori, 2022). Questi ricercatori riportano però un’osservazione utile: il contatto con la linfa prodotta dai coni provoca nell’uomo un’irritazione moderata della pelle. Il rischio di avvelenamento è inoltre documentato nel genere e nelle altre cicadee: studi farmacologici citati da The Gymnosperm Database hanno trovato nelle Zamia glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo (vedi anche l’articolo del sito sulla tossicità delle cicadee, collegato più in basso), e l’ASPCA cita per Zamia furfuracea la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato in cani, gatti e cavalli; i semi sono la parte più pericolosa. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per maneggiare i coni e pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso tradizionale di Zamia pseudoparasitica. I dati disponibili riguardano la botanica, l’ecologia e la coltivazione ornamentale; Vannini (2019) osserva che la specie è molto ricercata da giardini pubblici e collezionisti per il suo portamento sospeso.

Domande frequenti

Zamia pseudoparasitica è un parassita?

No. È un’epifita: cresce sugli alberi senza nutrirsene. Le sue radici coralloidi ospitano cianobatteri che fissano l’azoto dell’aria, e batteri simili vivono sulle sue foglie. Il nome, «falso parassita», fu scelto nel 1854 proprio perché cresce sui tronchi degli alberi.

È davvero l’unica cicadea epifita?

Sì, secondo la letteratura recente. Taylor e colleghi (2012) la considerano l’unica gimnosperma epifita obbligata conosciuta, e Lindstrom e collaboratori (2024) l’unica cicadea veramente epifita. Una seconda specie dell’Ecuador, segnalata da Jones nel 1993, non è mai stata confermata. Piante cadute possono sopravvivere a terra, ma nessuna giovane pianta vi è stata vista attecchire.

Come arrivano i semi sugli alberi?

Probabilmente grazie all’olingo settentrionale. Nel 2019-2020 alcune fototrappole piazzate nella chioma hanno mostrato che questo piccolo mammifero arboricolo è l’unico animale a portare via i semi. I ricercatori restano prudenti: non hanno potuto seguire la sorte dei semi, e pipistrelli e tucani, a lungo sospettati, non sono stati visti disperderli.

Che differenza c’è con Zamia obliqua?

Prima di tutto il modo di vita. Zamia obliqua è una pianta terrestre del sottobosco, con tronco eretto che può raggiungere 5 m, foglioline corte e dentate e semi rossi; Zamia pseudoparasitica vive sugli alberi, ha un tronco corto e ricurvo, foglioline lunghe a margine intero e semi gialli. Le due specie convivono nel centro-nord di Panama.

Va coltivata per forza in cesto?

No. Il cesto funziona bene in una serra molto umida, ma in un clima secco asciuga troppo in fretta e conviene un vaso di plastica, secondo Lavaud (2023). Il Jardin zoologique tropical la coltiva in vaso. L’importante è un substrato molto arioso da pianta epifita, mai fradicio né del tutto secco.

Qual è la temperatura minima da garantirle?

Dipende dall’obiettivo: sopravvivere o crescere. Lavaud consiglia almeno 20 °C di notte per una buona crescita e le sue piante hanno sopportato punte intorno a 15 °C; il Jardin zoologique tropical mantiene la sua a 10 °C minimi in inverno, una regola di coltivazione e non un limite misurato. Non è nota alcuna resistenza al gelo.

Si può coltivare in Italia?

Sì, ma solo al riparo, in serra calda e umida o in casa al caldo. Al Jardin zoologique tropical, nel Var, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è coltivata in vaso e si rivela più delicata e più sensibile alla disidratazione di altre cicadee: un’esperienza trasferibile all’Italia. La piena terra non è possibile in nessuna regione italiana.

È minacciata?

È quasi minacciata (NT) secondo la valutazione IUCN pubblicata nel 2022. Dipende dai grandi alberi delle foreste del versante caraibico di Panama, e una parte importante delle sue popolazioni si trova fuori dalle aree protette.

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Fonti

Siti di riferimento

  • The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia pseudoparasitica: https://cycadlist.org/scientific_name/541 — autore, pubblicazione, tipo (Warszewicz s.n., Chagres, BM), sinonimo, distribuzione per provincia, stato IUCN (NT, C1), etimologia (Haynes 2022). Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente il 19 ottobre 2026.
  • Internet Archive, The Botany of the Voyage of H.M.S. Herald (copia del Missouri Botanical Garden): https://archive.org/details/mobot31753002729967 — descrizione originale (pagina 202) e aggiunta di Seemann (pagina 253): diagnosi, nota di Yates, spedizione di Warszewicz da Chagres, dubbio sulla provenienza. Fonte primaria; pagine rilette il 19 ottobre 2026.
  • IntechOpen, Taylor et al. 2012, «Biogeographic Insights in Central American Cycad Biology»: https://doi.org/10.5772/32253 — epifita obbligata, distribuzione a Panama, tipo di foresta, sarcotesta gialla, dispersione, impollinatori delle Zamia dell’istmo, minacce. Capitolo di opera scientifica ad accesso libero; testo integrale letto il 19 ottobre 2026.
  • PubMed Central, Monteza-Moreno et al. 2022: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8948316/ — coni, semi, altezza sugli alberi, quota, dispersione da parte dell’olingo settentrionale, irritazione cutanea dovuta alla linfa dei coni. Articolo con revisione paritaria ad accesso libero; testo integrale letto il 19 ottobre 2026.
  • PubMed Central, Lindstrom et al. 2024: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11560380/ — posizione nel clade dell’istmo, sottoclade con Zamia dressleri, «unica cicadea veramente epifita». Articolo con revisione paritaria; passaggi riletti il 19 ottobre 2026.
  • The Gymnosperm Database, Zamia pseudoparasitica: https://www.conifers.org/za/Zamia_pseudoparasitica.php — descrizione morfologica secondo Jones (1993), ecologia, radici coralloidi, menzione di una cicadea epifita non descritta dell’Ecuador. Banca dati specializzata seria che riassume un’opera di riferimento; consultata il 19 ottobre 2026.
  • Cycadales.eu, «Fiche de culture Zamia pseudoparasitica» (Simon Lavaud, 25 maggio 2023): https://cycadales.eu/2023/05/25/fiche-de-culture-zamia-pseudoparasitica/ — habitat, temperature, umidità, substrato, contenitori, annaffiature, esposizione, cocciniglie, taglia alla prima fioritura. Vivaio specializzato francese, esperienza di coltivazione in serra; letta il 19 ottobre 2026.
  • Cycadales.eu, «Comment cultiver les Zamia en climat tempéré» (Simon Lavaud, 6 gennaio 2023, aggiornato il 27 maggio 2023): https://cycadales.eu/comment-cultiver-les-zamia-en-climat-tempere/ — collocazione della specie nel gruppo delle Zamia centroamericane e delle foreste di bassa quota, giudicato difficile. Consigli pratici per gruppi di specie; riletta il 19 ottobre 2026.
  • Exotica Esoterica, «Central American and Panamanian Cycads in Field and Greenhouse» (Jay Vannini, 17 febbraio 2019): https://www.exoticaesoterica.com/magazine/central-american-and-panamanian-cycads-in-field-and-greenhouse — habitat e quota, dimensioni, piante cadute che rimettono radici, coltivazione in cesto, substrato, crescita dei semenzali, esempi in Australia e in California. Articolo di un naturalista e collezionista; valore indicativo; letto il 19 ottobre 2026.
  • Forum Fous de palmiers, discussione «Zamia pseudoparasitica» (2015-2017): https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?p=385685 — coltivazione di una giovane pianta in camera di coltivazione e poi in casa, osservazioni a Panama. Esperienze di coltivatori, valore indicativo; letta il 19 ottobre 2026.
  • Species+ (UNEP-WCMC), Zamia pseudoparasitica: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/17713/legal — Appendice II della CITES (iscrizione delle Zamiaceae) dal 4 febbraio 1977, annotazione #4; Allegato B dell’Unione europea dal 2017 (prima Allegato A); misure nazionali di Panama (2023, 2025); distribuzione (Panama). Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata tramite la sua API pubblica il 19 ottobre 2026.
  • EUR-Lex, regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
  • GBIF (API), Zamia pseudoparasitica: https://api.gbif.org/v1/species/5284046/iucnRedListCategory — categoria attuale della Lista Rossa della IUCN (NT), ripresa dalla IUCN. Infrastruttura di dati di riferimento; consultata il 19 ottobre 2026.
  • The Gymnosperm Database (archivio dell’Università di Amburgo), Zamia: https://www-archiv.fdm.uni-hamburg.de/b-online/earle/za/za/index.htm — glicosidi del metilazossimetanolo (cicasina, macrozamina) trovati nel genere da studi farmacologici. Pagina datata (1999) di una banca dati specializzata seria; dato a livello di genere.
  • Banca dati mondiale dell’OEPP, Aulacaspis yasumatsui, piante ospiti: https://gd.eppo.int/taxon/AULSYA/hosts — il genere Zamia figura tra le piante ospiti, secondo Marler, Lindström e Watson (2021). Organizzazione intergovernativa, affidabile.
  • ASPCA, Cardboard Cycad: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/cardboard-cycad — tossicità di Zamia furfuracea per cani, gatti e cavalli (cicasina, BMAA), citata qui a livello di genere. Centro antiveleni veterinario, affidabile.

Bibliografia

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