Il genere Microcycas

Il genere Microcycas comprende una sola specie, Microcycas calocoma, una cicadea che allo stato selvatico cresce soltanto nella parte occidentale di Cuba, sui mogotes, sulle colline e nelle valli della provincia di Pinar del Río. I cubani la chiamano «palma corcho». Nonostante il nome, che significa «piccola Cycas», è una pianta arborea dal portamento di palma, che può superare i dieci metri. Descritta nel 1852 con il nome di Zamia calocoma, che si trova ancora nei cataloghi meno recenti, è stata collocata in un genere proprio nel 1868. È una delle cicadee più minacciate del mondo: è classificata in pericolo critico dalla IUCN, è iscritta all’appendice I della CITES dal 1975 e in natura si riproduce pochissimo, per mancanza di impollinazione e di piante giovani.

In sintesi: Microcycas

  • Nome accettato (POWO): Microcycas (Miq.) A.DC. (1868), pubblicato nel Prodromus systematis naturalis regni vegetabilis 16(2): 538; nome fondato su Zamia sect. Microcycas Miq. (1852)
  • Numero di specie: 1, Microcycas calocoma (Miq.) A.DC.; nessun taxon infraspecifico (The World List of Cycads, versione 2026.08.15)
  • Nome precedente: Zamia calocoma Miq. (1852), basionimo della specie
  • Famiglia: Zamiaceae, sottotribù Microcycadinae nella classificazione di Stevenson (1992)
  • Nomi comuni: «palma corcho» o «corcho» a Cuba (spagnolo); «cork palm» in inglese; nessun nome italiano attestato
  • Distribuzione naturale: endemica di Cuba occidentale, provincia di Pinar del Río; alcuni comuni citati appartengono dal 2011 alla vicina provincia di Artemisa
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR, criterio C2a(i)), valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022, citata da The World List of Cycads
  • CITES: appendice I dal 1° luglio 1975, senza annotazione (semi compresi); allegato A nell’Unione europea; Monumento naturale nazionale a Cuba dal 5 giugno 1989
  • Rusticità documentata: nessun valore misurato trovato, né in Italia, né in Francia, né altrove (vedi Coltivazione)
  • Esposizione e substrato: in natura su calcare come su suoli acidi di scisti e argille; piante giovani a mezz’ombra, adulti con la chioma al sole
  • Portamento e dimensioni: fusto eretto, talvolta ramificato, di circa 10 m (11 m per gli esemplari più vecchi citati), 30-60 cm di diametro; chioma arrotondata di 10-50 foglie
  • Tossicità: radici usate un tempo come veleno per topi a Cuba; tossine note in tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Caratteri del genere Microcycas

Un Microcycas si riconosce dalle foglie che sembrano tagliate di netto all’apice: le foglioline della parte mediana e di quella apicale hanno quasi la stessa lunghezza, così che la foglia appare troncata. Il carattere è visibile fin dalle piante giovani. A esso si aggiungono un grande fusto aereo e foglioline articolate, senza nervatura mediana. La descrizione che segue riprende quella di The World List of Cycads e della Flora de la República de Cuba (González Géigel, 2003).

  • Portamento: Microcycas calocoma forma un fusto aereo spesso (pachicaule), cilindrico, che porta le cicatrici delle foglie e dei catafilli. Raggiunge circa 10 m; gli esemplari più vecchi sono citati fino a 11 m, con 30-60 cm di diametro, di più nei vecchi tronchi danneggiati. La ramificazione è rara: compare soprattutto dopo la rottura del fusto o una ferita della gemma apicale. A volte si formano polloni alla base.
  • Foglie: da 10 a 50, pennate, disposte a spirale e alternate a catafilli (piccole foglie ridotte a squame lanose che proteggono la gemma). Misurano 60-100 cm e formano una chioma arrotondata. Il picciolo, lungo una decina di centimetri, è privo di spine. Secondo la flora di Cuba, il rachide resta sulla pianta quattro o cinque anni dopo la caduta delle foglioline.
  • Foglioline: semplici, coriacee, a margine intero, percorse da numerose nervature parallele che si biforcano, senza nervatura centrale. Sono articolate sul rachide, cioè si staccano nettamente alla base, e pendono leggermente, dando alla foglia una sezione a V rovesciata. Da giovani sono pelose.
  • Coni maschili: uno o due per pianta, cilindrici, pubescenti, per lo più lunghi 25-30 cm (fino a 54 cm) e larghi 8-12 cm, con circa 500 squame fertili (microsporofilli) disposte in una ventina di file verticali.
  • Coni femminili: da conici a cilindrici, lunghi 50-70 cm e larghi 13-16 cm secondo la flora di Cuba. Caldwell descrisse nel 1907 un cono eccezionale di 94 cm. Ogni squama porta due ovuli, raramente tre.
  • Semi: ellissoidi, di circa 3-3,5 cm, con involucro carnoso (sarcotesta) rosa pallido secondo la flora di Cuba, rosso secondo The World List of Cycads.
  • Cromosomi: 2n = 26 (flora di Cuba, da Sax & Beal 1934 e Moretti 1990; confermato da Kokubugata & Kondo 1998).

Microcycas o Zamia?

Il genere più vicino è Zamia, che conta anch’esso diverse specie a Cuba. Confonderli è però difficile. Le Zamia cubane hanno un fusto sotterraneo, poche foglie e coni di una quindicina di centimetri, mentre Microcycas forma un fusto aereo, una chioma folta e coni di oltre 20 cm: è la chiave usata dalla flora di Cuba. Le foglie troncate e le grandi dimensioni bastano a riconoscere Microcycas sul terreno.

Tassonomia e classificazione

Microcycas è un genere accettato, collocato nella famiglia Zamiaceae e ridotto a una sola specie. Il nome accettato da POWO, IPNI e The World List of Cycads è Microcycas (Miq.) A.DC.: Alphonse de Candolle elevò al rango di genere, nel 1868, una sezione creata da Miquel nel 1852. La vecchia citazione «Microcycas A.DC.», ripresa dalla flora di Cuba e da schede meno recenti, si incontra ancora.

Il nome della specie ha seguito lo stesso percorso. Il botanico olandese Friedrich Anton Wilhelm Miquel la descrisse come Zamia calocoma nella rivista belga Flore des serres et des jardins de l’Europe (vol. 7, p. 141), datata 1852 da IPNI e da The World List of Cycads, 1851 dalla flora di Cuba. La collocava in una nuova sezione del genere Zamia, la sezione Microcycas. Nel 1868 de Candolle ne fece un genere distinto e creò la combinazione Microcycas calocoma (Miq.) A.DC. Zamia calocoma è quindi un sinonimo. La flora di Cuba segnala anche un nome non valido, «Dendrozamia calocoma», pubblicato da Sauvalle nel 1873.

L’esemplare di riferimento del nome (neotipo) è stato designato da Stevenson e Sabato nel 1986: una raccolta di Charles Wright fatta a Cuba tra il 1861 e il 1864 (n. 3193), conservata nell’erbario de Candolle di Ginevra.

Nella classificazione di D.W. Stevenson (1992), basata su morfologia, anatomia e chimica, Microcycas forma da solo la sottotribù Microcycadinae, accanto alle Zamia, nella tribù Zamieae. Gli studi molecolari confermano questa parentela: Microcycas è il gruppo fratello di Zamia secondo diversi geni nucleari (Salas-Leiva et al., 2013) e poi secondo il genoma cloroplastico completo, sequenziato due volte in modo indipendente (Liu et al., 2019; Chang et al., 2020). Secondo Salas-Leiva et al. (2013), il genere Stangeria, dell’Africa australe, sarebbe a sua volta vicino all’insieme Microcycas + Zamia. L’idea, spesso ripetuta, di un genere «isolato, senza parenti stretti» è quindi inesatta.

Etimologia e storia del genere

Microcycas viene dal greco mikros, «piccolo», e dal nome del genere Cycas: «una piccola Cycas» (The World List of Cycads). Il nome sorprende per una pianta di dieci metri. Le fonti storiche lo spiegano con la giovane età dell’esemplare studiato da Miquel, una piccola pianta coltivata che gli ricordava una Cycas in miniatura; il protologo non ha potuto essere consultato per verificarlo. L’epiteto calocoma unisce il greco calo-, «bello», e come, «chioma», per la bella corona di foglie (Haynes, 2022).

Secondo la rete degli orti botanici olandesi, Miquel, allora legato all’orto botanico di Amsterdam, sarebbe stato colpito dalla bellezza della pianta, che definiva una «specie molto distinta, una delle più belle del genere». De Candolle separò poi il genere nel 1868 dopo aver esaminato campioni d’erbario con i coni. Il portamento arboreo fu descritto soltanto nel 1907 dai botanici statunitensi Otis W. Caldwell e C.F. Baker, a partire da osservazioni fatte a Cuba: il loro articolo si intitola proprio «The identity of Microcycas calocoma». Lo stesso anno Caldwell pubblicò uno studio dettagliato della pianta, seguito negli anni Venti da lavori sulla sua riproduzione e sulla sua anatomia (Reynolds 1924, Chrysler 1926, Downie 1928).

Nel Novecento la pianta ha interessato i botanici soprattutto per la riproduzione: Norstog (1990) ne ha studiato al microscopio elettronico gli spermatozoi, mobili come in tutte le cicadee. Dagli anni Ottanta il Giardino botanico nazionale di Cuba e i suoi partner seguono le popolazioni selvatiche e studiano la germinazione, la coltura in vitro e l’impollinazione (Peña-García et al., dal 1982 al 1996).

Nomi comuni

L’unico nome vernacolare ben attestato è cubano: «palma corcho», o semplicemente «corcho». Species+ lo riporta come nome spagnolo e lo trascrive «Palm Corcho» in inglese; si trovano anche «cork palm» in inglese e «kurkpalm» in olandese. L’origine del nome è discussa: secondo la Wikipedia in spagnolo, che cita dizionari, il cubanismo corcho indica un tronco cavo che ospita un alveare; altri lo spiegano con l’aspetto dei semi, la fragilità del fusto o un galleggiante da pesca. Non è stato trovato alcun nome italiano in uso: «palma da sughero», che si potrebbe ricavare dallo spagnolo, sarebbe una semplice traduzione e non un nome attestato. E del resto non si tratta di una palma.

Biogeografia ed ecologia

Microcycas vive soltanto nella parte occidentale di Cuba, in una fascia di circa 90 km nella parte centro-settentrionale della vecchia provincia di Pinar del Río, secondo la sintesi dei lavori cubani pubblicata dalla Wikipedia in spagnolo. Le piante formano colonie isolate, da pochi individui a più di un centinaio, sparse nella cordigliera di Guaniguanico (Sierra de los Órganos, Sierra del Rosario, Alturas Pizarrosas del Sur) e sui rilievi della pianura alluvionale meridionale.

  • Habitat: vegetazione dei mogotes, i rilievi calcarei scoscesi tipici della valle di Viñales, foreste semidecidue, pinete e resti di foreste a galleria, dalle sponde dei ruscelli a poche decine di metri di quota fino a 665 m nella Sierra del Rosario, secondo i lavori cubani riassunti dalla Wikipedia in spagnolo. La flora di Cuba nota una preferenza per i luoghi umidi e ombreggiati. Secondo gli stessi lavori, la pianta era un tempo presente fino nella città di Pinar del Río, dove restano alcuni esemplari isolati nei cortili.
  • Suoli: molto vari per un areale così piccolo, dai suoli calcarei alcalini alle argille silicee acide, passando per suoli su scisti e ardesie, spesso ricchi di sostanza organica in superficie.
  • Luce: secondo le osservazioni riportate, le plantule e le piante giovani crescono a mezz’ombra, mentre i grandi esemplari hanno la chioma in pieno sole, spesso su pendii rocciosi con copertura forestale rada.
  • Radici: come in tutte le cicadee, radici coralloidi ospitano cianobatteri che fissano l’azoto. Mercado (1977), citato dalla stessa fonte, vi ha trovato anche batteri del genere Beijerinckia.

Impollinazione e riproduzione: il punto debole

In natura Microcycas produce pochissimi semi e piante giovani. Il problema è antico: già nel 1942 Foster e Rodríguez San Pedro giudicavano la specie molto rara e notavano i limiti della sua riproduzione. Il piano d’azione della IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) colloca il fallimento della riproduzione tra le minacce e indica che la produzione di semi in natura è minima.

Come nella maggior parte delle cicadee, l’impollinazione avviene tramite insetti e non tramite il vento: è quanto suggeriscono gli studi sul campo di Vovides et al. (1997), ripresi dalla flora di Cuba. Allora si attribuiva la scarsa impollinazione alla presunta scomparsa di un impollinatore ancora sconosciuto. Nel 2005 Ramiro Chaves e Julio A. Genaro hanno descritto un piccolo coleottero nuovo, Pharaxonotha esperanzae (famiglia Erotylidae), che si nutre del polline di Microcycas calocoma e si riproduce nei suoi coni maschili; lo presentano come il suo probabile impollinatore. Altri Pharaxonotha impollinano Zamia americane.

Il ciclo è lento. Secondo le osservazioni cubane riassunte dalla Wikipedia in spagnolo, i coni compaiono a maggio o giugno, si aprono tra agosto e ottobre e i coni femminili sono ricettivi verso settembre. Restano poi una decina di mesi sulla pianta, fino a maggio o luglio dell’anno seguente, che i semi siano stati fecondati o no. Secondo le fonti, diversi fattori aggravano la situazione: colonie in cui il numero di maschi e di femmine è molto squilibrato, semi e plantule mangiati da maiali e roditori, e dispersori dei semi ancora sconosciuti. Secondo Peña-García et al. (1998), soltanto le colonie ben conservate della Sierra de los Órganos si riproducono ancora ogni anno; altrove i monti disboscati e poi rimboschiti non hanno ritrovato una riproduzione naturale, e alcune colonie di pianura, colpite da dighe o risaie, si riducono a vecchi esemplari che non danno più semi.

La genetica conferma questo isolamento. Studiando sette popolazioni distribuite su tutto l’areale della specie, Pinares et al. (2009) hanno trovato una forte strutturazione genetica (FST = 0,34) e pochi scambi tra le popolazioni, con una perdita di alleli legata alla quota: le popolazioni si sono frammentate con la trasformazione degli habitat.

Normativa e conservazione

Microcycas calocoma è in pericolo critico di estinzione e il suo commercio internazionale è quasi chiuso. The World List of Cycads cita la valutazione della Lista Rossa IUCN pubblicata nel 2022 da J.D. Bösenberg: categoria CR, criterio C2a(i), cioè meno di 250 individui maturi, un declino continuo e nessuna sottopopolazione con più di 50 adulti. La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Nel 2003 la IUCN adottava già la categoria CR, con 300-500 piante secondo la sua tabella, mentre Peña-García et al. (1998) contavano da 800 a 1 000 piante in 23 località. Le differenze dipendono in parte da che cosa si conta: tutti gli individui o soltanto gli adulti riproduttivi.

La specie è iscritta all’appendice I della CITES dal 1° luglio 1975, come Stangeria eriopus (Species+), ancora prima dell’iscrizione di tutte le cicadee all’appendice II nel 1977. Oggi condivide questa appendice con tutti gli Encephalartos e tutte le Ceratozamia, oltre che con Cycas beddomei e Zamia restrepoi. L’iscrizione non porta alcuna annotazione: a differenza delle cicadee dell’appendice II, i semi di Microcycas sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale a fini commerciali è possibile soltanto per piante riprodotte artificialmente e accompagnate dai documenti richiesti. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie figura nell’allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione, applicabile dal 29 giugno 2026: le regole sono identiche in tutti i Paesi dell’Unione. Stati riletti su Species+ il 1° ottobre 2026; verificate la normativa in vigore su Species+ e su EUR-Lex prima di qualsiasi acquisto o trasporto.

I dati della CITES mostrano un commercio rimasto molto ridotto: tra il 1983 e il 1999 i Paesi membri hanno dichiarato l’esportazione di appena 30 piante e 162 semi di Microcycas (Donaldson, 2003).

I programmi di conservazione a Cuba

A Cuba la palma corcho è protetta dalla legge ed è oggetto di programmi in situ ed ex situ. È stata dichiarata Monumento naturale nazionale il 5 giugno 1989 (risoluzione 060 secondo l’enciclopedia cubana EcuRed). Diverse colonie si trovano in aree protette del sistema nazionale cubano, in particolare il parco nazionale di Viñales e l’area protetta di risorse gestite Mil Cumbres. La specie figura anche nella lista rossa della flora vascolare cubana (Berazaín et al., 2005).

  • Monitoraggio delle popolazioni: dagli anni Ottanta, alcune esplorazioni hanno scoperto località meglio conservate di quelle conosciute fino ad allora, più accessibili e più disturbate. Il Giardino botanico nazionale di Cuba ha pubblicato studi di monitoraggio in situ e di riproduzione (Peña-García et al., 1996).
  • Coltura in vitro e semi: lo stesso giardino ha lavorato dal 1982 sulla moltiplicazione in vitro e sulla germinazione dei semi (Peña-García et al., 1982, 1986, 1992).
  • Banca genetica vivente: Lazcano Lara (2007) descrive una collezione documentata al Giardino botanico nazionale di Cuba, costituita da semi, piante intere e frammenti raccolti in quattordici località (per cinque cicadee cubane). Comprende 156 Microcycas calocoma, coltivati sotto ombraio in luce filtrata e poi piantati in tre zone all’aperto del giardino. Anche la rete nazionale degli orti botanici cubani conserva semenzali e plantule.
  • Cooperazione internazionale: nel 2016 il Montgomery Botanical Center (Miami) ha censito le cicadee cubane con l’Instituto de Ecología y Sistemática e l’Empresa Nacional para la Protección de Flora y Fauna, osservando Microcycas calocoma in diverse località; un piano d’azione per la conservazione era allora in preparazione.

Coltivazione dei Microcycas

In pratica Microcycas è una pianta da orto botanico e da collezione specializzata, coltivata in clima tropicale o in serra. È rara e considerata difficile, e ogni pianta deve avere un’origine legale documentata (appendice I).

Gli orti botanici, custodi della specie

Fuori da Cuba, le collezioni più importanti si trovano in Florida, al Fairchild Tropical Botanic Garden e al Montgomery Botanical Center, due giardini vicini nella regione di Miami. Il loro personale fa germinare semi di Microcycas dagli anni Ottanta (Hubbuch, 1987, citato da Donaldson, 2003). Il Montgomery Botanical Center ha messo a punto un protocollo di impollinazione manuale e di moltiplicazione, invia polline ad altri giardini e ha pubblicato la sua esperienza (Kay et al., 2011). Secondo la IUCN (Donaldson, 2003), Microcycas è ben rappresentato in almeno una collezione, i cui semi sono stati distribuiti a giardini di tutto il mondo.

Kay et al. (2011) sostengono un’idea semplice: produrre e vendere piante coltivate riduce la pressione sulle popolazioni selvatiche. I semi ottenuti per impollinazione manuale sono stati messi in vendita all’asta pubblica, in collaborazione con l’associazione dei vivaisti della Florida; in quindici anni il prezzo medio per seme si è più che dimezzato con l’aumento dell’offerta, e gli autori prevedono che raggiungerà un livello al quale la raccolta in natura non avrà più interesse economico.

In Europa la specie si vede in serra in alcuni orti botanici: l’Hortus Botanicus di Amsterdam, secondo la rete degli orti botanici olandesi, l’orto botanico di Liberec, nella Repubblica Ceca, che espone un grande esemplare maschile, e, secondo un estratto di ricerca non verificato sul posto, le serre di Kew nel Regno Unito.

In Italia, la sola fonte trovata riguarda l’Orto Botanico di Napoli, la più importante collezione italiana di cicadee: una descrizione del giardino pubblicata sulla sua rivista Delpinoa (volume 2007, uscito nel 2011) cita Microcycas calocoma tra le piante «di particolare interesse» della collezione, accanto a Encephalartos woodii, precisando che è presente in un ristretto numero di collezioni; la grande maggioranza delle cicadee di Napoli è coltivata nelle Serre Califano. Il dato ha quasi vent’anni: nessuna fonte più recente consultata permette di dire se la pianta sia ancora presente. Il Giardino dei Semplici di Firenze, che coltiva otto generi di cicadee, non ha Microcycas. Non è stata trovata alcuna menzione per Palermo, Roma, Padova o gli altri orti botanici italiani.

Condizioni di coltivazione

  • Luce: secondo le fonti cubane, le piante coltivate crescono meglio in pieno sole o sotto un leggero ombreggiamento che all’ombra. Al Giardino botanico nazionale di Cuba le piante giovani sono allevate sotto ombraio, in luce filtrata e ben aerate, prima di essere piantate all’aperto.
  • Suolo: fertile e ben drenato. In natura la specie cresce sia su calcare sia su suoli acidi: il drenaggio conta più del pH.
  • Irrigazione: non è stata trovata alcuna regola propria del genere; come per le altre cicadee, evitate l’acqua stagnante intorno alle radici.
  • Semina: è il solo metodo di moltiplicazione corrente. Il Montgomery Botanical Center ha pubblicato il suo metodo (Kay et al., 2011). Un produttore ceco indica che i semi perdono presto la germinabilità, che vanno seminati subito dopo la pulizia, che la germinazione avviene in poche settimane e che i primi coni possono comparire verso i 16 anni, eccezionalmente a 8.
  • Impollinazione: in coltivazione si fa a mano, tra una pianta maschile e una femminile, essendo la specie dioica.

Rusticità: che cosa si sa davvero

Non è stata trovata alcuna temperatura minima misurata per Microcycas. I valori che circolano sul web (zona USDA 10b o 11, minimo da 1 a 10 °C) non sono legati ad alcuna osservazione né ad alcun episodio di freddo datato. Gli unici dati sicuri sono indiretti: la specie viene da una regione tropicale ed è coltivata all’aperto al Giardino botanico nazionale di Cuba, all’Avana (Lazcano Lara, 2007), oltre che negli orti botanici della regione di Miami.

In Italia non è stato trovato alcun tentativo di coltivazione in piena terra, né sulle coste liguri e tirreniche, né in Sicilia o in Sardegna, né altrove: sul forum italiano Tropicamente la specie compare soltanto di sfuggita, in particolare in un elenco delle specie dell’appendice I. In Francia, il cui sud-est ha un clima vicino a quello di molte regioni italiane, non risulta alcun tentativo all’aperto: il forum francese Fous de palmiers parla della specie a proposito di viaggi a Cuba e della normativa, ma non riporta alcuna coltivazione in Francia, e il Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) non ha pubblicato osservazioni su questo genere. In Italia Microcycas calocoma si concepisce quindi soltanto in serra riscaldata o in veranda calda.

Altrove, due articoli del Cycad Newsletter riguardano la coltivazione in Florida: la crescita e la fenologia nel sud dello Stato (Calonje, 2007) e la coltivazione nella Florida centrale, più esposta al gelo (Broome, 2007). Non hanno potuto essere consultati. Non è stato trovato alcun riscontro datato (luogo, temperatura, risultato) su PalmTalk, Dave’s Garden o InfoJardín: i rari messaggi individuati tramite estratti di ricerca si limitano a dire, senza data, luogo né temperatura, che la pianta non ama il gelo.

Tossicità e precauzioni

Sì, Microcycas va considerato tossico. Caldwell riferì nel 1907 che in alcune zone della Sierra del Rosario la radice era usata come veleno per i topi. Non è stato trovato alcuno studio di tossicità specifico per il genere, ma la flora di Cuba ricorda che le Zamiaceae contengono glicosidi tossici (cicasina, neocicasina, macrozamina) e un amminoacido neurotossico, la BMAA. Queste tossine sono responsabili di avvelenamenti gravi in altre cicadee, in particolare attraverso i semi. Tenete semi e residui fuori dalla portata di bambini e animali, usate guanti per pulire i semi e in caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

La specie del genere Microcycas

  • Microcycas calocoma (Miq.) A.DC. (1868): Cuba occidentale (Pinar del Río); albero dal portamento di palma, fusto di circa 10 m; foglie dall’apice troncato; in pericolo critico (CR, IUCN 2022), appendice I della CITES; sinonimo: Zamia calocoma Miq.

Domande frequenti

Quante specie comprende il genere Microcycas?

Una sola. Microcycas calocoma è l’unica specie del genere, senza sottospecie né varietà, secondo POWO e The World List of Cycads. Il genere è quindi detto monotipico.

Perché chiamarla «piccola Cycas» se è così grande?

Perché il nome è stato dato a partire da una pianta giovane. Miquel, che descrisse la specie nel 1852, conosceva soltanto un piccolo esemplare coltivato; il portamento arboreo fu descritto solo nel 1907, da osservazioni fatte a Cuba. Il nome, scelto in base alle piante conosciute all’epoca, è rimasto.

Zamia calocoma e Microcycas calocoma sono la stessa pianta?

Sì. Zamia calocoma è il nome dato da Miquel nel 1852; Alphonse de Candolle trasferì la specie nel genere Microcycas nel 1868. Il nome corretto oggi è Microcycas calocoma, e Zamia calocoma ne è un sinonimo.

Perché Microcycas si riproduce così male in natura?

Perché diversi ostacoli si sommano. La pianta è dioica, le colonie sono piccole e isolate, spesso con uno squilibrio tra maschi e femmine, e il suo probabile impollinatore, il coleottero Pharaxonotha esperanzae, sembra scomparso dai siti degradati. Semi e plantule sono inoltre mangiati da maiali e roditori.

Si può acquistare legalmente un Microcycas calocoma in Italia?

Sì, ma solo piante coltivate con i relativi documenti. La specie è nell’appendice I della CITES e nell’allegato A dell’Unione europea, semi compresi: servono piante riprodotte artificialmente, accompagnate dai documenti CITES ed europei richiesti. Conservate fatture e certificati e diffidate di ogni offerta senza provenienza.

Microcycas può passare l’inverno all’aperto in Italia?

No, nulla permette di consigliarlo. Non è stato trovato alcun tentativo in piena terra in Italia né nel sud della Francia, e non è pubblicata alcuna temperatura minima misurata. È una pianta tropicale di Cuba, da coltivare in serra riscaldata o in veranda calda, portando eventualmente il vaso all’aperto in estate.

Dove vedere un Microcycas in Italia?

La sola fonte trovata cita l’Orto Botanico di Napoli, con un dato del 2007; non è stato possibile verificare la presenza attuale della pianta. Prima di una visita conviene informarsi presso il giardino, perché le serre di Napoli, destinate alla conservazione, non sono sempre visitabili.

Microcycas è tossico?

Sì, va considerato tale. Le sue radici sono state usate come veleno per topi a Cuba, e tutte le cicadee contengono tossine, soprattutto nei semi. In caso di ingestione da parte di un bambino o di un animale contattate un centro antiveleni o un veterinario.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Miquel, F.A.W. (1852). Zamia calocoma. Flore des serres et des jardins de l’Europe 7: 141. [Protologo della specie e della sezione Microcycas, rilevato tramite IPNI e The World List of Cycads; testo non consultato.]
  • Candolle, A. de (1868). Cycadaceae. In: Prodromus systematis naturalis regni vegetabilis 16(2): 522-548 (genere e combinazione a p. 538). [Protologo del genere Microcycas; non consultato direttamente.]
  • Caldwell, O.W. & Baker, C.F. (1907). The identity of Microcycas calocoma. Botanical Gazette 43: 330-335. [Prima descrizione del portamento arboreo; riferimento rilevato su The World List of Cycads, non consultato.]
  • Caldwell, O.W. (1907). Microcycas calocoma. Botanical Gazette 44: 118-141. [Studio morfologico fondamentale; non consultato direttamente.]
  • Foster, A.S. & Rodríguez San Pedro, M. (1942). Field studies on Microcycas calocoma. Memorias de la Sociedad Cubana de Historia Natural «Felipe Poey» 16: 105-121. [Osservazioni sul campo; citato dalla flora di Cuba e dalla Wikipedia in spagnolo, non consultato.]
  • Stevenson, D.W. & Sabato, S. (1986). Typification of names in Ceratozamia Brongn., Dioon Lindl., and Microcycas A.DC. (Zamiaceae). Taxon 35(3): 578-584. [Designazione del neotipo di Zamia calocoma.]
  • Norstog, K.J. (1990). Spermatozoids of Microcycas calocoma: ultrastructure. Botanical Gazette 151(3): 275-284. [Articolo con revisione paritaria; non consultato.]
  • Stevenson, D.W. (1992). A formal classification of the extant cycads. Brittonia 44(2): 220-223. [Classificazione adottata dalla flora di Cuba (sottotribù Microcycadinae).]
  • Peña-García, E., López García, P.I., Lazcano Lara, J., Pérez Montesinos, D. & Torriente Campos, Z. (1996). La reproducción sexual en Microcycas. I. Estudios de monitoreo in situ. Revista del Jardín Botánico Nacional, Universidad de La Habana 17: 147-158. [Monitoraggio delle popolazioni da parte del Giardino botanico nazionale di Cuba; non consultato.]
  • Vovides, A.P., Ogata, N., Sosa, V. & Peña-García, E. (1997). Pollination of endangered Cuban cycad Microcycas calocoma (Miq.) A.DC. Botanical Journal of the Linnean Society 125(3): 201-210. [Articolo con revisione paritaria: impollinazione entomofila; conclusioni rilevate tramite la flora di Cuba.]
  • González Géigel, L. (2003). Zamiaceae. In: Greuter, W. (a cura di), Flora de la República de Cuba, serie A, fascicolo 8(4). A.R. Gantner Verlag, Ruggell; edizione in rete, Orto botanico di Berlino, 2024. https://doi.org/10.3372/frc.8.4 [Flora ufficiale di Cuba, letta direttamente.]
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