Zamia herrerae

Zamia herrerae è una cicadea della pianura costiera del Pacifico, in America centrale, diffusa dal Salvador al Guatemala e al Chiapas messicano. Questa specie del genere Zamia fu descritta nel 1924 a partire da una pianta sterile raccolta vicino a Sonsonate, nel Salvador, ed era allora la prima Zamia segnalata sul versante pacifico dell’istmo. Ha foglioline lunghe, strette e lucide ed è classificata vulnerabile dalla IUCN.

In sintesi: Zamia herrerae

  • Nome accettato: Zamia herrerae S.Calderón & Standl. (1924), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
  • Distribuzione naturale: Salvador (Sonsonate), Guatemala (Quetzaltenango, Retalhuleu, Santa Rosa, Suchitepéquez), Messico (Chiapas)
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU), valutazione del 2022, criteri B1ab(iii,v)
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (tutto il genere, dal 1977, annotazione #4: semi esentati); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura foresta tropicale sempreverde e semidecidua della pianura costiera pacifica; nessun dato di coltivazione
  • Portamento e dimensioni adulte: poche foglie con una cinquantina di foglioline di 15-22 cm (descrizione originale); fusto e dimensioni adulte non documentati nelle fonti consultate
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani consultati
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia herrerae?

La descrizione originale, pubblicata nel 1924 da Paul C. Standley nel Journal of the Washington Academy of Sciences, si basa su materiale sterile, senza coni. Descrive una pianta con poche foglie, un picciolo sottile, lungo appena la metà del rachide, glabro e munito di qualche aculeo robusto e distanziato, lungo 1-2 mm, presente anche sul rachide.

Ogni foglia porta una cinquantina di foglioline quasi lineari, lunghe 15-22 cm e larghe 8-13 mm, percorse da 17-21 nervature, spesse, molto lucide e più chiare sulla pagina inferiore. Il margine porta pochi denti distanziati di circa 2 cm, appressati e terminati da una punta spinosa; il terzo inferiore della lamina è intero, e le foglioline si assottigliano gradualmente da quel punto fino all’apice. Coni e semi erano allora sconosciuti. La revisione delle Zamia del «Mega-Messico» di Nicolalde-Morejón e collaboratori (2009), che descrive la specie completa e ne indica il numero cromosomico, non ha potuto essere consultata.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido.

Possibili confusioni

Secondo Nicolalde-Morejón e collaboratori (2011), lungo i circa 2000 km di pianura costiera pacifica che vanno dal Nayarit, in Messico, al Salvador vivono soltanto tre specie di Zamia: Zamia herrerae, Zamia paucijuga e Zamia soconuscensis. I caratteri che le separano, indicati nella revisione del 2009, non hanno potuto essere verificati: per identificare una pianta servono la provenienza e una fotografia delle foglioline e dei coni. Standley considerava la specie ben distinta e senza stretta parentela con le Zamia allora note dell’America centrale e del Messico.

Tassonomia

Il nome fu pubblicato nel 1924 da Salvador Calderón e Paul C. Standley, nella terza serie delle «New species of plants from Salvador» (Journal of the Washington Academy of Sciences 14: 93-94). Il tipo (S. Calderón 1682), raccolto il 17 luglio 1923 nei dintorni di Sonsonate, è conservato nell’erbario nazionale degli Stati Uniti (US). Standley osservava che la specie, nota solo da materiale sterile, rappresentava probabilmente la prima Zamia segnalata sulla costa pacifica dell’America centrale. La tipificazione dei nomi di Zamia è stata rivista da Stevenson e Sabato nel 1986.

La specie è trattata nella revisione delle Zamia del «Mega-Messico» (il Messico e parte dell’America centrale) di Fernando Nicolalde-Morejón, Andrew Vovides e Dennis Stevenson (2009), che riconosce 22 specie in questa regione. Uno studio del 2011, in parte degli stessi autori, l’ha inclusa in una prova di codici a barre del DNA delle Zamia messicane e centroamericane. Il nome non è cambiato dal 1924.

Etimologia e storia

La specie è dedicata a Héctor Herrera, di Sonsonate, che Standley descrive come uno scienziato entusiasta e un promotore del lavoro scientifico nel Salvador, di cui aveva apprezzato l’ospitalità durante diversi soggiorni. Il raccoglitore del tipo, Salvador Calderón, è coautore del nome.

Nomi comuni

Nelle fonti consultate non compare alcun nome vernacolare proprio della specie. Non esiste un nome italiano.

In natura

The World List of Cycads colloca la specie nel Salvador (Sonsonate), in Guatemala (Quetzaltenango, Retalhuleu, Santa Rosa, Suchitepéquez) e in Messico (Chiapas). Secondo Nicolalde-Morejón e collaboratori (2011) cresce nella foresta tropicale sempreverde e nella foresta tropicale semidecidua della pianura costiera pacifica, una zona povera di Zamia. Gli erbari messicani e stranieri censiti in quello studio ne conservavano soltanto una quindicina di raccolte. Quota e substrato non sono indicati nelle fonti consultate.

Stato di conservazione e normativa

Zamia herrerae è classificata vulnerabile (VU) nella Lista Rossa della IUCN, secondo la valutazione del 2022 di J.D. Bösenberg, in base ai criteri B1ab(iii,v): areale limitato, con un declino della qualità dell’habitat e del numero di individui maturi. Le fonti consultate non descrivono le minacce proprie della specie.

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia herrerae rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. Il commercio internazionale delle piante è quindi consentito, ma richiede un permesso di esportazione rilasciato dal paese d’origine. L’iscrizione porta l’annotazione #4: semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili non sono soggetti alla CITES. Nell’Unione europea, e dunque anche in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026.

Species+ non ha una scheda propria per questa specie, coperta dall’iscrizione «Zamia spp.». Statuto CITES ed europeo verificati su Species+ il 3 ottobre 2026; statuto IUCN rilevato su The World List of Cycads, perché la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio e chiedete al venditore i documenti di provenienza.

Coltivazione

Nessuna fonte consultata documenta la coltivazione di questa specie, né in un orto botanico né presso amatori, e non è stata trovata alcuna offerta commerciale. In Italia non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici che abbiamo potuto consultare (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch) né nei messaggi del forum Tropicamente. Il suo habitat, una foresta tropicale di pianura in parte decidua, fa pensare che sopporti una stagione secca, ma ciò non è mai stato osservato in coltivazione.

Moltiplicazione

Nessun dato. Come tutte le Zamia, la specie è dioica: la moltiplicazione passerebbe per la semina di semi fecondati, quindi per un’impollinazione tra una pianta maschile e una femminile.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza di Zamia herrerae al freddo, al caldo o alla siccità. È una specie della pianura costiera tropicale, dove il gelo non si verifica.

In Italia e nel sud della Francia

Nessuna coltivazione in piena terra è stata segnalata in Italia, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. La ricerca del suo nome sul forum Tropicamente dà soltanto altri generi (un Ferocactus), e lo stesso vale per il forum francese Fous de palmiers. Non esiste nemmeno alcun riscontro dal sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione, in nessun paese. In assenza di dati, qualsiasi valore di rusticità sarebbe inventato: preferiamo non indicarne.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia herrerae. Il rischio è però documentato nel genere e nelle altre cicadee: nelle Zamia sono stati trovati glicosidi tossici (cicasina, macrozamina, metilazossimetanolo), e l’ASPCA indica per Zamia furfuracea la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato nel cane, nel gatto e nel cavallo; i semi sono la parte più pericolosa. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso.

Domande frequenti

Dove cresce Zamia herrerae?

Nella pianura costiera del Pacifico: nel Salvador (Sonsonate), in Guatemala e nel Chiapas, in Messico.

Perché «herrerae»?

In onore di Héctor Herrera, di Sonsonate, promotore del lavoro scientifico nel Salvador, che aveva ospitato il botanico Paul Standley.

Come si riconosce?

Dalle foglioline. La descrizione originale ne indica una cinquantina per foglia, strette (8-13 mm), lunghe 15-22 cm, lucide, con pochi denti spinosi distanziati sui due terzi superiori. I coni non erano noti nel 1924.

È minacciata?

Sì. È classificata vulnerabile (VU) dalla IUCN dal 2022.

Quali altre Zamia vivono sulla costa pacifica?

Soltanto Zamia paucijuga e Zamia soconuscensis, tra il Nayarit e il Salvador, secondo uno studio del 2011.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Non si sa. Non esiste alcun dato di coltivazione e la specie viene da pianure tropicali senza gelo: l’unica scelta prudente è la serra o l’appartamento.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Standley, P.C. (1924). New species of plants from Salvador. III. Journal of the Washington Academy of Sciences 14(4): 93-99. [Protologo di Zamia herrerae Calderón & Standl.; testo integrale consultato.]
  • Nicolalde-Morejón, F., Vovides, A.P. & Stevenson, D.W. (2009). Taxonomic revision of Zamia in Mega-Mexico. Brittonia 61(4): 301-335. doi:10.1007/s12228-009-9077-9 [Revisione regionale; non consultata (accesso a pagamento), dati bibliografici verificati su Crossref.]
  • Nicolalde-Morejón, F., González-Astorga, J., Vergara-Silva, F. & Vovides, A.P. (2011). Perspectivas sistemáticas de Zamia (Zamiaceae) en Megaméxico: de la taxonomía alfa a los códigos de barras genéticos. Revista Mexicana de Biodiversidad 82(2): 341-355. [Testo integrale consultato.]
  • Stevenson, D.W. & Sabato, S. (1986). Typification of names in Zamia L. and Aulacophyllum Regel (Zamiaceae). Taxon 35(3): 134-144. [Citato da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Zamia herrerae. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42154A69839320. [Valutazione citata da The World List of Cycads; pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]