Zamia macrochiera

Zamia macrochiera è una cicadea amazzonica a grandi foglie, nota nel nord-est del Perù (regione di Loreto, intorno a Pebas, sul río Ampiyacu) e nell’Amazonas colombiano, dove cresce nella foresta amazzonica umida tra 100 e 300 m di quota. Descritta nel 2004, questa specie del genere Zamia a fusto sotterraneo deve il nome al grande collare d’aspetto ghiandolare che ingrossa la base delle foglioline. La IUCN la classifica in pericolo (valutazione del 2022), ed è stata raccolta pochissime volte. Tra i raccoglitori del tipo c’erano due botanici legati all’Orto Botanico di Napoli.

In sintesi: Zamia macrochiera

  • Nome accettato: Zamia macrochiera D.W.Stev. (2004), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome noto («desconocido» nel Libro rojo delle piante endemiche del Perù)
  • Distribuzione naturale: Perù (Loreto, provincia di Maynas) e Colombia (Amazonas); da 100 a 300 m di quota
  • Stato IUCN: in pericolo (EN), criteri B1ab(iii)+2ab(iii), valutazione del 2022 (in pericolo critico nel 2010)
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, semi esclusi dall’annotazione #4); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, foresta amazzonica umida e foresta secondaria di bassa quota; nessuna raccomandazione di coltivazione pubblicata
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto sotterraneo largo da 10 a 20 cm; da 1 a 3 foglie lunghe da 0,5 a 3,5 m, con 10-30 paia di foglioline fino a 45 cm per 15 cm
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia macrochiera?

Zamia macrochiera si riconosce da un carattere che, tra tutte le cicadee, condivide solo con Zamia manicata: ogni fogliolina adulta è portata da un breve picciolulo con, sulla faccia inferiore, un grande collare d’aspetto ghiandolare. Le misure che seguono vengono dalla descrizione originale (Stevenson, 2004, pagine 185-187, figura 14.7):

  • Fusto: sotterraneo, da subcilindrico a cilindrico, largo da 10 a 20 cm; catafilli triangolari alla base, lungamente acuminati, lunghi 3-8 cm e larghi 1-2 cm.
  • Foglie: da 1 a 3, lunghe da 0,5 a 3,5 m; picciolo di 0,2-2 m, da leggermente a densamente spinoso; rachide spesso spinoso nel terzo inferiore, con 10-30 paia di foglioline.
  • Foglioline: da oblunghe a lungamente ellittiche, a cuneo alla base, da acute ad acuminate all’apice, dentate nel terzo superiore; le grandi foglioline mediane misurano da 20 a 45 cm di lunghezza e da 5 a 15 cm di larghezza. Alla base, un picciolulo distinto porta sulla faccia inferiore un collare, o lembo, d’aspetto ghiandolare, che si ripiega verso l’alto fino a toccare la lamina formando un piccolo tunnel: è questo grande collare ad aver dato il nome alla specie.
  • Coni maschili: da crema a fulvi, cilindrici, lunghi da 4 a 6 cm e larghi da 1 a 1,5 cm, su un lungo peduncolo di 15-30 cm.
  • Coni femminili: da rosso vinoso a bruno rosso scuro, da cilindrici a ovoidi-cilindrici, lunghi da 10 a 15 cm e larghi da 4 a 7 cm.
  • Semi: rossi, lunghi da 1 a 1,5 cm e larghi da 0,5 a 0,8 cm.
  • Cromosomi: 2n = 18 (comunicazione personale di Aldo Moretti, 1993, citata nella descrizione).

Il picciolulo e il collare mancano sulle foglie delle plantule, restano minuscoli su quelle delle piante giovani e diventano evidenti solo sulle foglie adulte; anche una pianta adulta trapiantata può non formarli sulle prime foglie dopo il trapianto (Stevenson, 2004). Il Libro rojo del Perù descrive la specie come una pianta erbacea a fusto sotterraneo (León, 2006).

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.

Possibili confusioni

La confusione più probabile è con Zamia manicata, della Colombia e di Panama, l’unica altra cicadea con foglioline picciolulate munite di collare. Stevenson (2004) le distingue per la forma del collare: un semplice bordo in Zamia manicata, un lembo di tessuto ben sviluppato, ripiegato fino alla lamina a formare un tunnel, in Zamia macrochiera; anche le foglie e i coni femminili di Zamia macrochiera sono molto più grandi. Le due specie vivono inoltre in regioni molto lontane, sui due versanti delle Ande.

Zamia macrochiera appartiene alle dieci Zamia amazzoniche accettate, gruppo che Segalla e colleghi (2023) descrivono come il meno compreso del genere; vi rientrano tra le altre Zamia amazonum e Zamia hymenophyllidia, che vivono anch’esse nell’Amazzonia peruviana e colombiana. Sulle piante giovani, che non hanno ancora un collare evidente, l’origine geografica resta il miglior criterio d’identificazione.

Tassonomia

Zamia macrochiera è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie è stata descritta nel 2004 da Dennis Wm. Stevenson, del New York Botanical Garden, nell’opera collettiva Cycad Classification: Concepts and Recommendations (pagine 185-187, figura 14.7), con il solo nome di Stevenson («D.W. Stevenson, species nova»). Non ha sinonimi. Alcune banche dati, tra cui Wikipedia, la attribuiscono a «D.W.Stev. & Sabato»; la descrizione originale, The World List of Cycads e il Libro rojo del Perù citano solo Stevenson. La specie non è stata inclusa nello studio filogenetico del genere di Lindstrom e colleghi (2024), che non ne aveva campioni.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal greco makrós, «grande», e chiera, «mano»; indica il grande collare d’aspetto ghiandolare alla base delle foglioline (Stevenson, 2004; The World List of Cycads, da Haynes, 2022).

Il tipo è stato raccolto il 14 settembre 1989 in Perù, nella regione di Loreto (provincia di Maynas), vicino a Pebas, sul río Ampiyacu, a 130 m di quota, da Dennis Wm. Stevenson, L. Gaudio, A. Moretti e J.P. Sclavo (n. 1160). L’olotipo è conservato al New York Botanical Garden (NY). La descrizione originale cita isotipi all’erbario dell’Amazzonia peruviana (AMAZ, Iquitos), a Fairchild (FTG), a New York (NY) e a Utrecht (U); The World List of Cycads cita anche il Missouri Botanical Garden (MO), assente da questo elenco. La descrizione cita inoltre paratipi del río Napo (M. Mathias, MO e NY) e di Pebas (T. Plowman e collaboratori 6937, 7254 e 7275). Quindici anni sono quindi passati tra la raccolta del tipo e la descrizione; nel 2004 Stevenson indicava che la specie era stata raccolta solo quattro volte in venticinque anni, sempre vicino alla località tipo. Nel 2006, secondo il Libro rojo, la raccolta più recente nota in Perù sembrava essere ancora quella del tipo.

Nomi comuni

Non è noto alcun nome comune: il Libro rojo delle piante endemiche del Perù (2006) lo indica come «desconocido».

In natura

The World List of Cycads colloca Zamia macrochiera in Perù (Loreto) e in Colombia (Amazonas). Il Libro rojo del Perù (León, 2006), che allora la considerava endemica del paese, la conosceva in tre località, tutte nel bacino amazzonico, in foresta umida amazzonica, tra 100 e 300 m di quota, fuori da qualsiasi area protetta. Secondo Wikipedia, le piante si trovano vicino ai villaggi di Pebas e Pucaurquillo, presso il río Ampiyacu e il río Napo; questa precisazione non ha potuto essere verificata. Stevenson (2004) la descrive in foresta umida e in foresta secondaria, da 100 a 300 m di quota, in una piccola regione del Perù; vi ha visto plantule nella località tipo, ma un solo cono femminile. Impollinatori e fenologia non sono documentati.

Stato di conservazione e normativa

Zamia macrochiera è classificata in pericolo (EN) dalla IUCN, con i criteri B1ab(iii)+2ab(iii), nella valutazione di Cristina López-Gallego pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads): areale ridotto in estensione e in superficie occupata, poche località, declino della qualità dell’habitat. La valutazione precedente, di Dennis Wm. Stevenson (2010), la classificava in pericolo critico (CR). In Perù, il Libro rojo del 2006 la classificava in pericolo (EN, B1a) e segnalava, per le Zamia del paese in generale, prelievi illegali di piante per il commercio ornamentale. Già nel 2004 Stevenson giudicava la specie minacciata dal continuo disturbo del suo habitat: la località tipo, una foresta secondaria, era allora in corso di trasformazione in orto comunitario.

Come tutte le Zamia tranne Zamia restrepoi, la specie rientra nell’Appendice II della CITES, in cui il genere figura dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 che esclude in particolare i semi. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383. Verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto e chiedete documenti di provenienza.

Coltivazione

Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione propria di Zamia macrochiera, e non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione sui forum consultati. La specie non sembra coltivata in Europa.

Pianta di sottobosco della foresta amazzonica di bassa quota, richiede verosimilmente calore e umidità costanti; nessuna prova pubblicata lo conferma.

In Italia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate (cataloghi, Index Seminum e pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, banca dati BGCI).

La specie ha però un legame con la ricerca italiana. Due dei quattro raccoglitori del tipo, nel 1989, erano L. Gaudio e Aldo Moretti, studiosi dell’Orto Botanico di Napoli: l’elenco delle pubblicazioni del giardino comprende, per esempio, uno studio del 1996 sulla cariologia e la filogenesi di alcune Zamia mesoamericane, firmato da P. Caputo, S. Cozzolino, L. Gaudio, A. Moretti e D.W. Stevenson. Il numero cromosomico della specie (2n = 18) viene da una comunicazione personale di Aldo Moretti del 1993, citata nella descrizione originale. Nessuna fonte consultata indica però che l’Orto Botanico di Napoli coltivi la specie.

Moltiplicazione

Nessun dato specifico. Come tutte le Zamia, la specie ha piante maschili e piante femminili, e si moltiplicherebbe da seme fresco.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. In coltivazione le Zamia temono soprattutto il marciume in un terreno freddo e fradicio, e le cocciniglie.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza di Zamia macrochiera al freddo. Vive in Amazzonia, tra 100 e 300 m di quota; nulla fa pensare che sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona. Neppure nel Sud-Est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è stata trovata alcuna coltivazione o osservazione di freddo; nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Solo una coltivazione in serra calda è ragionevole.

Riferimenti internazionali

Nessun dato di freddo è stato trovato, né sui forum né negli orti botanici.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità su Zamia macrochiera. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. Fino a prova contraria, considerate la pianta tossica: semi e foglie lontano da bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Nessun uso è documentato per questa specie.

Domande frequenti

Che cosa significa il nome Zamia macrochiera?

«Grande mano», dal greco. Il nome indica il grande collare d’aspetto ghiandolare alla base delle foglioline.

Come si distingue da Zamia manicata?

Dal collare alla base delle foglioline. In Zamia macrochiera è un lembo ben sviluppato che si ripiega fino alla lamina formando un tunnel; in Zamia manicata, un semplice bordo. Zamia macrochiera ha anche foglie e coni femminili molto più grandi, e vive nell’Amazzonia peruviana e colombiana.

Dove cresce?

In Amazzonia, nella regione di Loreto in Perù (intorno a Pebas, sul río Ampiyacu) e nell’Amazonas colombiano, tra 100 e 300 m di quota.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo (valutazione del 2022), dopo averla classificata in pericolo critico nel 2010; è nota in poche località.

Perché se ne sa così poco?

Perché è stata raccolta pochissimo: quattro volte in venticinque anni secondo la descrizione (2004), sempre vicino alla località tipo; nel 2006 la raccolta più recente nota in Perù sembrava ancora quella del tipo, del 1989, e la descrizione è uscita in un volume stampato poco diffuso.

Che legame ha con l’Italia?

Due dei raccoglitori del tipo, L. Gaudio e Aldo Moretti, erano studiosi dell’Orto Botanico di Napoli, e Moretti ha fornito il numero cromosomico citato nella descrizione. Nessuna fonte indica però che la specie sia coltivata in Italia.

Resiste al freddo?

No, con ogni probabilità. Non esiste alcun dato; è una pianta amazzonica di bassa quota.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Stevenson, D.W. (2004). Zamiaceae of Bolivia, Ecuador and Peru. In: Walters, T. & Osborne, R. (a cura di), Cycad Classification: Concepts and Recommendations. CABI Publishing, Wallingford: 173-194 (Zamia macrochiera: 185-187, fig. 14.7). [Protologo; testo integrale delle pagine 185-187 letto per la scheda francese.]
  • León, B. (2006). Zamiaceae endémicas del Perú. In: León, B. e colleghi (a cura di), El libro rojo de las plantas endémicas del Perú. Revista Peruana de Biología 13(2), numero speciale: 920s. [Testo integrale consultato per la scheda francese.]
  • Segalla, R., Pimenta, R.S. & Calonje, M. (2023). Zamia multidentata (Cycadales, Zamiaceae), a new arborescent species of Zamia from Acre, Brazil. Phytotaxa 598(1): 21-31. doi:10.11646/phytotaxa.598.1.2 [Articolo con revisione paritaria; letto per la scheda francese.]
  • Lindstrom, A., Habib, S., Dong, S., Gong, Y., Liu, J., Calonje, M., Stevenson, D. & Zhang, S. (2024). Transcriptome sequencing data provide a solid base to understand the phylogenetic relationships, biogeography and reticulated evolution of the genus Zamia L. (Cycadales: Zamiaceae). Annals of Botany 134(5): 747-768. doi:10.1093/aob/mcae065 [Testo integrale consultato su PubMed Central.]
  • López-Gallego, C. (2022). Zamia macrochiera. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42112A69833267. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42112A69833267.en [Valutazione in vigore; pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Stevenson, D.W. (2010). Zamia macrochiera. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T42112A10650637. doi:10.2305/IUCN.UK.2010-3.RLTS.T42112A10650637.en [Valutazione precedente (CR); categoria rilevata su Wikipedia.]
  • Caputo, P., Cozzolino, S., Gaudio, L., Moretti, A. & Stevenson, D.W. (1996). Karyology and phylogeny of some Mesoamerican species of Zamia (Zamiaceae). American Journal of Botany 83(11): 1513-1520. [Citato secondo l’elenco delle pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli; non consultato.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia dell’epiteto, ripresa da The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]