Zamia amazonum è una cicadea del sottobosco delle foreste di pianura dell’alta Amazzonia, diffusa dal sud del Venezuela e dall’Amazzonia brasiliana fino alla Colombia, all’Ecuador e al Perù. Questa specie del genere Zamia non ha un tronco visibile: il fusto resta sotto terra e dalla lettiera spuntano soltanto da due a sei foglie, che possono superare i due metri. Descritta nel 2001, è poco conosciuta in coltivazione. La IUCN la considera a minor preoccupazione.
In sintesi: Zamia amazonum
- Nome accettato: Zamia amazonum D.W.Stev. (2001), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano; nessun nome volgare verificato in altre lingue
- Distribuzione naturale: Brasile (Amazonas), Colombia (Amazonas, Vaupés), Ecuador (Morona-Santiago, Napo, Sucumbíos), Perù (Loreto), Venezuela meridionale
- Stato IUCN: a minor preoccupazione (LC), valutazione del 2022 (corretta nel 2023)
- CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, dal 1977, annotazione #4: semi esclusi); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, sottobosco della foresta pluviale di pianura, tra 100 e 500 m secondo il catalogo delle piante della Colombia; nessun dato di coltivazione
- Portamento e dimensioni da adulta: fusto sotterraneo largo da 3 a 8 cm; da 2 a 6 foglie lunghe da 0,5 a 2,5 m
- Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia amazonum?
È una Zamia senza tronco aereo, con poche foglie lunghe e foglioline larghe da 2 a 4 cm, finemente dentate nella metà superiore; il picciolo porta piccole spine spesso ramificate. Le misure seguenti vengono dalla descrizione originale pubblicata da Dennis Stevenson nella Flora de Colombia (2001):
- Fusto: sotterraneo, largo da 3 a 8 cm; catafilli a base triangolare e apice lineare-lanceolato, lunghi da 3 a 8 cm.
- Foglie: da 2 a 6, di contorno da ovato a ellittico, lunghe da 0,5 a 2,5 m; picciolo lungo da 0,5 a 1 m, con piccole spine rigide e ramificate e di solito un indumento color ruggine nella parte bassa; rachide lungo da 0,5 a 1 m, con spine nel terzo inferiore.
- Foglioline: da 10 a 30 paia, quasi opposte, non sovrapposte, da cartacee a papiracee, lanceolate, lunghe da 15 a 20 cm e larghe da 2 a 4 cm, sessili, non solcate, con apice acuminato e margine denticolato nella metà superiore.
- Coni maschili: da 2 a 6, cilindrici, bruni, lunghi da 6 a 10 cm e larghi da 1 a 2 cm, su un peduncolo di 8-15 cm.
- Cono femminile: di solito solitario, bruno rossastro, lungo da 10 a 15 cm e largo da 3 a 5 cm, su un peduncolo di 5-8 cm.
- Semi: ovoidali, lunghi circa 1 cm e larghi 0,5 cm, con sarcotesta rossa.
Secondo lo stesso autore, la specie è piuttosto variabile.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.
Possibili confusioni
Le Zamia amazzoniche formano un gruppo difficile: piante di sottobosco a fusto sotterraneo, con foglioline sottili. Stevenson (2001) avvicina Zamia amazonum a Zamia ulei, da cui la distingue per le foglie più lunghe, fino a 2,5 m, le foglioline lanceolate e i coni femminili piccoli, e la confronta con Zamia lecointei e Zamia muricata: Zamia amazonum se ne separa per il rachide densamente tomentoso da giovane, armato di spine spesso ramificate, e per i coni femminili che, peduncolo compreso, non superano i 15 cm. Nella stessa regione vivono anche Zamia hymenophyllidia e Zamia macrochiera. Sul terreno, un’identificazione sicura richiede in genere i coni.
Tassonomia
Zamia amazonum è stata descritta dal botanico statunitense Dennis William Stevenson nel volume 21 della Flora de Colombia, uscito nel 2001 (pagina 33, figura 3). Il tipo è la raccolta D.W. Stevenson 886, fatta in Brasile, nello Stato di Amazonas, alla confluenza del rio Tauri e del rio Içana; l’olotipo è conservato all’INPA di Manaus, con isotipi a COL, MO, NY e U. Il nome non è mai cambiato e non ha sinonimi.
Lo stesso autore segnalava tre raccolte del Chocó, sulla costa pacifica della Colombia, che potrebbero appartenere a questa specie pur scostandosi un po’ dal materiale tipico; restava da chiarire se quelle popolazioni fossero la stessa specie o un’altra. The World List of Cycads non cita il Chocó nella distribuzione della specie.
Etimologia e storia
L’epiteto amazonum si riferisce alla distribuzione della specie nell’alto bacino amazzonico, secondo il dizionario etimologico di Haynes (2022) ripreso da The World List of Cycads; la descrizione originale lo collega più precisamente al dipartimento colombiano di Amazonas. Prima del 2001 la pianta era già stata raccolta molte volte in Brasile (rio Negro, rio Vaupés, rio Juruá-Mirim, strada Manaus-Caracaraí), in Colombia, in Perù (Iquitos) e in Venezuela (Maroa), come mostrano gli esemplari citati da Stevenson.
Nomi comuni
Non esiste un nome italiano, e non è stato trovato alcun nome volgare verificato in altre lingue. Alcuni siti attribuiscono alla specie nomi portoghesi, ma le ricerche non hanno trovato alcuna fonte affidabile: un esemplare d’erbario brasiliano usa per esempio il nome «batata de paca» per Zamia ulei.
In natura
Zamia amazonum è largamente diffusa nell’Amazzonia di Colombia, Venezuela, Brasile e Perù, e The World List of Cycads la cita anche in Ecuador. Secondo Stevenson è relativamente comune dove cresce. Il catalogo delle piante e dei licheni della Colombia indica una fascia altitudinale da 100 a 500 m. È una pianta del sottobosco della foresta pluviale di pianura; come tutte le cicadee, sviluppa radici coralloidi che ospitano cianobatteri capaci di fissare l’azoto.
Stato di conservazione e normativa
La specie è valutata a minor preoccupazione (LC) nella Lista rossa della IUCN (valutazione di Cristina López-Gallego e Michael Calonje pubblicata nel 2022, corretta nel 2023), per l’ampio areale. Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, rientra nell’Appendice II della CITES, in cui le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 che esclude in particolare i semi. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97: l’importazione di piante vive richiede un permesso. Stato IUCN ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente; verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.
Coltivazione
Nelle fonti consultate non è documentata alcuna esperienza di coltivazione, e non è stata pubblicata alcuna raccomandazione propria della specie. Si può solo partire dal suo ambiente: sottobosco di foresta pluviale amazzonica, caldo e umido tutto l’anno, all’ombra degli alberi. Per i principi generali di coltivazione delle Zamia di foresta si rimanda alla pagina del genere.
In Italia
Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate (cataloghi, Index Seminum e pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, banca dati BGCI).
Moltiplicazione
Nessun dato specifico. Come tutte le Zamia la specie è dioica: per ottenere semi servono una pianta maschile e una femminile, e in coltivazione un’impollinazione a mano.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie.
Rusticità
Non esiste alcun dato sulla resistenza di Zamia amazonum al freddo, al caldo o alla siccità. La specie vive nella foresta pluviale di pianura dell’alta Amazzonia, senza gelo.
In Italia e nel sud della Francia
Non è nota alcuna prova all’aperto in Italia, né sulle riviere né nelle isole. Neppure nel Sud-Est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è stata trovata alcuna coltivazione o osservazione di freddo che riguardi la specie.
Riferimenti internazionali
Nessun riscontro di coltivazione è stato trovato nella letteratura orticola né sui forum consultati. Venendo da foreste tropicali senza gelo, la pianta andrebbe tenuta in serra calda o in casa; nessuna fonte indica una temperatura minima misurata.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità su Zamia amazonum. Il rischio è però documentato nel genere: per Zamia furfuracea l’ASPCA cita la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato nel cane, nel gatto e nel cavallo; i semi sono la parte più pericolosa. Considerate la pianta tossica e tenetela lontano da bambini e animali. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
Sono segnalati due usi. Secondo una rassegna sulle Zamia pubblicata nel 2023 (El-Seadaway e collaboratori), il popolo chayahuita del nord-est del Perù usa la radice schiacciata, lasciata a bagno nell’acqua per una notte, per curare la leishmaniosi (rassegna nota tramite una sintesi, non letta direttamente). Il catalogo delle piante della Colombia, tramite GBIF, riporta la specie in una lista di piante alimentari non convenzionali dell’Amazzonia colombiana, per la radice. Nessuna di queste fonti descrive una preparazione: la pianta resta tossica, e non va consumata.
Domande frequenti
È una palma?
No. Nonostante l’aspetto, Zamia amazonum è una cicadea (Zamiaceae), una gimnosperma che si riproduce con coni, senza parentela stretta con le palme.
Dove cresce?
Nel sottobosco delle foreste pluviali di pianura dell’alta Amazzonia, in Brasile, Colombia, Ecuador, Perù e Venezuela meridionale, tra circa 100 e 500 m di quota.
Come si distingue da Zamia ulei?
Secondo la descrizione originale, dalle foglie più lunghe (fino a 2,5 m), dalle foglioline lanceolate e dai coni femminili più piccoli, che peduncolo compreso non superano 15 cm. Senza coni la distinzione resta difficile.
Resiste al freddo?
Non si sa: non esiste alcun dato. Viene da foreste tropicali senza gelo, e in Italia andrebbe coltivata al riparo, in un ambiente riscaldato.
È minacciata?
No, secondo la IUCN: è classificata a minor preoccupazione per il suo ampio areale. Il commercio internazionale delle piante resta regolato dalla CITES.
È tossica?
Sì, come tutte le cicadee: in mancanza di dati specifici va considerata tossica, soprattutto i semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia amazonum: https://cycadlist.org/scientific_name/438 — autore, protologo, tipo, distribuzione, stato IUCN, etimologia. Lista di riferimento degli specialisti delle cicadee; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- Flora de Colombia (Universidad Nacional de Colombia), trattamento di Zamia amazonum: http://www.biovirtual.unal.edu.co/floradecolombia/en/description/614/ — descrizione originale di D.W. Stevenson (2001): misure, tipo, distribuzione, esemplari esaminati, confronto con Zamia ulei, Zamia lecointei e Zamia muricata. Flora nazionale, fonte primaria; consultata l’11 ottobre 2026.
- GBIF, Zamia amazonum: https://www.gbif.org/species/5284138 — quota (100-500 m) e uso alimentare della radice secondo il Catálogo de Plantas y Líquenes de Colombia e una lista di piante alimentari dell’Amazzonia colombiana. Banca dati di aggregazione; consultata tramite la sua API l’11 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/13387/legal — Appendice II della CITES per il genere dal 4 febbraio 1977, annotazione #4; Allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- Forum Tropicamente, ricerca «zamia amazonum»: https://www.tropicamente.it/forums/search/zamia+amazonum/ — nessun risultato (11 ottobre 2026).
- ASPCA, Cardboard Cycad: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/cardboard-cycad — tossicità di Zamia furfuracea, citata qui a livello di genere. Centro antiveleni veterinario, affidabile.
Bibliografia
- Stevenson, D.W. (2001). Zamiaceae. In: Flora de Colombia 21: 33, fig. 3. Instituto de Ciencias Naturales, Universidad Nacional de Colombia, Bogotá. [Protologo; testo letto nella versione in linea della Flora de Colombia.]
- López-Gallego, C. & Calonje, M. (2022, errata 2023). Zamia amazonum. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42160A243402195. [Valutazione a minor preoccupazione; pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
- El-Seadaway, H.M., Abo El-Seoud, K.A., El-Aasr, M. & Ragab, A.E. (2023). Phytochemical profile, ethnobotanical and biological impacts of various Zamia species: a mini-review. Journal of Advanced Medical and Pharmaceutical Research 4: 68. doi:10.21608/JAMPR.2023.202326.1053 [Rassegna; uso contro la leishmaniosi presso i Chayahuita, noto tramite la sintesi di Wikipedia in inglese; testo non consultato direttamente.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia dell’epiteto, ripresa da The World List of Cycads.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]