Zamia prasina

Zamia prasina è una cicadea a fusto sotterraneo del Belize, del Petén guatemalteco e del sud-est del Messico, dove occupa la penisola dello Yucatán e le regioni vicine, dalle savane alle foreste tropicali. Per molti anni è stata conosciuta come Zamia polymorpha, il nome con cui fu descritta nel 1998 e che ne sottolineava l’estrema variabilità; nel 2009 si è scoperto che un nome più antico, Zamia prasina, pubblicato nel 1881 da un vivaista inglese, designava la stessa pianta. Specie del genere Zamia legata all’Italia, fu descritta nella rivista dell’Orto Botanico di Napoli, che ne ha coltivato numerose piante raccolte in natura. La IUCN la classifica a minor preoccupazione (valutazione del 2022).

In sintesi: Zamia prasina

  • Nome accettato: Zamia prasina W.Bull (1881), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Zamia polymorpha D.W.Stev., A.Moretti & Vázq.Torres (1998); il nome Zamia prasina è stato a lungo applicato per errore a un’altra specie del Belize, oggi Zamia decumbens
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; «mata ratón» in spagnolo, nella regione maya (come Zamia polymorpha)
  • Distribuzione naturale: Belize (Belize, Cayo, Orange Walk, Stann Creek, Toledo), Guatemala (Petén), Messico (Campeche, Chiapas, Tabasco, Quintana Roo, Yucatán); fino a 500 m
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione del 2022
  • CITES e altre tutele: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessun dato misurato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: dalle savane in pieno sole al sottobosco delle foreste tropicali sempreverdi stagionali; substrato non documentato
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo fino a 10 cm di diametro; 1-4 foglie di 0,5-1,5 m, con 3-12 paia di foglioline
  • In Italia: Orto Botanico di Napoli, numerose piante raccolte in natura (studio del 2006; Serre Califano, pubblicazione del 2019)
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia prasina?

Zamia prasina è una Zamia a fusto sotterraneo, con poche foglie e foglioline coriacee dentate nella parte alta, ma il suo aspetto cambia moltissimo da una pianta all’altra. Il protologo di Zamia polymorpha (Stevenson, Moretti e Gaudio, rivista Delpinoa, uscito nel 1998) la descrive così:

  • Fusto: sotterraneo, subgloboso, fino a 10 cm di diametro; catafilli ovati di 3-4 cm per 1,5-2,5 cm.
  • Foglie: 2-3 (da 1 a 4), lunghe 0,5-1,5 m; picciolo di 15-50 cm, da poco a molto spinoso; rachide con 3-12 paia di foglioline.
  • Foglioline: da lanceolate a oblanceolate, a base cuneata, da acute a subacuminate all’apice, con il margine seghettato nei due terzi superiori; le mediane più grandi misurano 20-30 cm per 2-8 cm.
  • Coni maschili: color cuoio, da cilindrici a ovoidi-cilindrici, di 6-10 cm per 2-4 cm, su un peduncolo di 2-4 cm.
  • Coni femminili: da color cuoio a bruni, da cilindrici a ovoidi-cilindrici, di 10-15 cm per 5-7 cm, con una punta sterile acuta e graduale.
  • Semi: da rosso chiaro a rossi, di 1,5-2 cm per 0,5-0,8 cm.
  • Cromosomi: numero variabile secondo le piante, 2n = 17 e da 22 a 28.

Il nome polymorpha, «di molte forme», viene da questa variabilità. Le piante, o anche singole foglie, esposte in pieno sole sono più corte e strette, coriacee, con foglioline lanceolate finemente seghettate; quelle all’ombra profonda hanno foglie più lunghe e larghe, da subcoriacee a papiracee, con foglioline da ellittiche a suboblanceolate. Le due forme estreme sono state osservate perfino sulla stessa pianta. Nel 2008, però, Calonje e Meerman hanno trovato in Belize anche popolazioni costanti, a foglioline strette nelle savane e a foglie grandi nelle foreste, e piante a foglioline strette che conservano la loro forma dopo anni all’ombra: la variabilità sembra quindi almeno in parte genetica.

La descrizione originale di Zamia prasina, nel catalogo del vivaista William Bull, parla di una cicadea introdotta dall’Honduras britannico (oggi Belize), con piccole spine bianche sul picciolo e sedici-diciassette paia di foglioline oblanceolate, intere, denticolate verso l’apice, di un verde erba brillante sulla pagina superiore.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido con nome. Secondo Calonje e Meerman (2009), le specie del complesso a cui appartiene, quello di Zamia loddigesii, mostrano una forte variabilità morfologica e potrebbero ibridarsi facilmente (Schutzman, 1987); non è stato descritto alcun ibrido naturale che riguardi Zamia prasina.

Possibili confusioni

Zamia prasina è una delle Zamia più soggette a confusione, sia per il suo aspetto variabile sia per la storia del suo nome:

  • Zamia decumbens, delle doline dei monti Maya in Belize: è la pianta a cui l’orticoltura e la letteratura hanno a lungo dato il nome di «Zamia prasina». Ha un fusto aereo, coricato, e foglioline cartacee, gradualmente acuminate, con una piega longitudinale in rilievo e margini interi o con pochi dentini all’apice; Zamia prasina ha invece un fusto sotterraneo e foglioline coriacee, bruscamente acuminate, senza piega, fortemente seghettate nella metà superiore.
  • Zamia loddigesii, del versante del golfo del Messico: prima della descrizione di Zamia polymorpha, le piante dello Yucatán e del Belize vi erano incluse. Le due specie si somigliano per portamento e foglie, ma Zamia loddigesii ha coni maschili bruni e un cono femminile da grigio a cuoio chiaro, cilindrico, con una punta sterile allungata e ristretta, e un numero fisso di cromosomi (2n = 18).
  • Zamia furfuracea: alcune piante di Zamia prasina le somigliano per la forma e la consistenza delle foglioline, ma mancano della peluria che ricopre le foglioline adulte di Zamia furfuracea e delle sue foglioline obovate.
  • Zamia variegata, presente anch’essa in Belize: foglioline anch’esse fortemente seghettate, ma papiracee e macchiettate di giallo (Calonje e Meerman, 2009).

Tassonomia

Zamia prasina è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Fu pubblicata nel 1881 dal vivaista inglese William Bull nel suo catalogo di vendita (Retail List n. 176, pagina 20), al prezzo di una ghinea e mezza: un supporto insolito, ma che basta a pubblicare un nome. Bull fornì una foglia ai giardini di Kew, montata poi come esemplare d’erbario; nel 1884 William Turner Thiselton-Dyer la considerò, con un punto interrogativo, sinonimo di Zamia latifolia, e nel 1932 Julius Schuster la mise in sinonimia sotto Zamia loddigesii var. latifolia, sbagliando la data del catalogo (1822 invece di 1881). Il nome cadde poi nell’oblio fino alla riscoperta del materiale originale, nel 1998.

Nello stesso anno uscì nella rivista Delpinoa (volume 37-38, datato 1995-1996) la descrizione di Zamia polymorpha, dovuta a Dennis Stevenson del New York Botanical Garden e ai botanici napoletani Aldo Moretti e Luciano Gaudio; il nome della specie è attribuito a Stevenson, Moretti e Mario Vázquez Torres. Gli autori avevano studiato undici popolazioni in Belize e nello Yucatán nel 1988, credendole dapprima di Zamia loddigesii, prima di concludere che si trattava di una specie nuova, separata da essa per citologia, morfologia, geografia e clima.

Nel frattempo il nome Zamia prasina era stato applicato a una rara Zamia dei monti Maya. Nel 2009 Michael Calonje e Jan Meerman, nell’articolo «What is Zamia prasina?» (Journal of the Botanical Research Institute of Texas 3: 43-49), hanno riesaminato il materiale storico di Kew e le popolazioni del Belize: in una popolazione molto variabile tra Belmopan e Belize City hanno trovato piante identiche alla foglia di Bull, al disegno conservato a Kew e al tipo di Zamia polymorpha. Ne hanno concluso che Zamia prasina è il nome valido più antico di Zamia polymorpha, che diventa sinonimo, e hanno designato la foglia di Kew come lectotipo. La pianta dei monti Maya è stata descritta nello stesso numero della rivista come Zamia decumbens. Gli autori raccomandano comunque altri studi genetici per chiarire i rapporti tra le diverse forme della specie all’interno del complesso di Zamia loddigesii, che comprende anche Zamia paucijuga e Zamia spartea.

Etimologia e storia

L’epiteto prasina viene dal latino prasinus, «verde porro», e si riferisce alle foglioline verde erba (The World List of Cycads, sulla base di Haynes, 2022).

Il lectotipo è la foglia fornita da William Bull e conservata a Kew, accompagnata da una lettera del 22 marzo 1881; una lettera del giugno 1881 racconta che Bull aveva ricevuto due spedizioni di Zamia dal Belize, di cui erano sopravvissute poche piante. L’olotipo di Zamia polymorpha fu raccolto il 22 gennaio 1989 nel distretto di Cayo, in Belize (Stevenson e coll. 1119). Calonje e Meerman ricordano che nel 1883 D. Morris segnalava la specie, comune su crinali e scarpate vicino a Point Ycacos, e la definiscono la cicadea più comune del Belize.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Uno studio sulle piante alimentari dei Maya (Fedick e Santiago, 2022) chiama Zamia polymorpha «mata ratón», nome spagnolo che significa all’incirca «uccidi-topi». Nessun altro nome comune è stato trovato nelle fonti consultate.

In natura

Secondo The World List of Cycads, Zamia prasina cresce in Belize (distretti di Belize, Cayo, Orange Walk, Stann Creek e Toledo), nel Petén guatemalteco e nel sud-est del Messico (Campeche, Chiapas, Tabasco, Quintana Roo e Yucatán). Il protologo di Zamia polymorpha la dice endemica della penisola dello Yucatán e della costa orientale del Belize, fino a 500 m sul versante orientale dei monti Maya; uno studio napoletano del 2006 parla di popolazioni sporadiche su circa 1000 km di costa.

Cresce sia nelle savane, dove dominano le forme a foglioline strette, sia nelle foreste tropicali sempreverdi stagionali, dove le foglie sono più grandi (Calonje e Meerman, 2009). Impollinatori e fenologia non sono documentati nelle fonti consultate.

Stato di conservazione e normativa

Zamia prasina è classificata a minor preoccupazione (LC) dalla IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads). La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Le valutazioni più vecchie pubblicate con il nome Zamia prasina vanno lette con prudenza, perché il nome è stato a lungo applicato alla specie oggi chiamata Zamia decumbens.

Come tutte le Zamia tranne Zamia restrepoi, Zamia prasina rientra nell’appendice II della CITES, dove il genere figura dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore al 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, nonché i fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante stesse richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+ nomina la specie, con Zamia polymorpha come sinonimo, e conferma questo statuto (consultazione dell’11 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Zamia prasina è coltivata da tempo negli orti botanici: oltre a Napoli, il protologo cita piante del Fairchild Tropical Garden di Miami, e in Belize i Green Hills Botanical Collections conservano piante raccolte in savana. Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione propria della specie.

Il vivaio specializzato francese Cycadales.eu, nelle sue note di coltivazione del 2023, la colloca nel gruppo delle Zamia di Messico, Guatemala, El Salvador e Honduras, di difficoltà media. Per questo gruppo, che viene in gran parte da climi con una stagione secca marcata, consiglia un substrato drenante, leggermente calcareo o neutro, qualsiasi tipo di acqua, temperature invernali di 5-10 °C con risalite diurne verso 20-25 °C, un terreno piuttosto asciutto ma non secco durante i periodi freschi, e almeno quattro-sei mesi l’anno di temperature estive (25-30 °C di giorno). La sua tolleranza al pieno sole come all’ombra, documentata in natura, cambia la forma delle foglie: corte e strette al sole, ampie all’ombra.

In Italia

Zamia prasina è probabilmente la specie di questo gruppo più legata all’Italia. Fu descritta, come Zamia polymorpha, nella rivista dell’Orto Botanico di Napoli, con due coautori dell’Università di Napoli Federico II, e il protologo cita un esemplare raccolto nel Quintana Roo e conservato nell’erbario di Napoli (NAP). Uno studio di Napolitano, Caputo e Moretti, pubblicato nel 2006, ha esaminato i cromosomi di diciotto piante coltivate all’Orto Botanico di Napoli, provenienti dal Belize settentrionale e centrale, dal Campeche, dal Quintana Roo e dallo Yucatán, e raccolte in natura dagli autori e da altri ricercatori. La pubblicazione più recente sulle serre napoletane (Sibilio, uscita nel 2019) cita e fotografa Zamia polymorpha nelle Serre Califano: la specie vi era dunque coltivata in serra al momento di quel lavoro (volume 2014-2015); la sua presenza attuale non è verificata.

Non figura nelle altre liste italiane consultate (pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch), e il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su di essa, né come Zamia prasina né come Zamia polymorpha (ricerche dell’11 ottobre 2026). Non è segnalata alcuna coltivazione in piena terra in Italia.

Moltiplicazione

La pianta è dioica: per ottenere semi servono una pianta maschile e una femminile e, in coltivazione, un’impollinazione manuale. Non sono stati pubblicati dati di germinazione propri della specie. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4, ma occorre assicurarsi che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. In coltivazione le Zamia temono soprattutto il marciume delle radici in un terreno freddo e troppo bagnato.

Rusticità

Non esiste alcuna misura di resistenza al freddo per Zamia prasina. È una specie tropicale di bassa quota; nessuna fonte affidabile indica che sopporti il gelo. L’indicazione di una tolleranza ai climi mediterranei miti, che circola tra gli appassionati, non ha potuto essere verificata.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione all’aperto in Italia, in nessuna regione, né alcun episodio di gelo datato. A Napoli la specie è documentata soltanto in serra. Le ricerche sul forum italiano Tropicamente non hanno dato alcun riscontro, e non è nota alcuna prova nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane. In attesa di prove, va svernata al riparo dal gelo, con un terreno piuttosto asciutto.

Riferimenti internazionali

Non è stata trovata alcuna rilevazione di freddo per questa specie, né sui forum né negli orti botanici.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia prasina. Il rischio è invece ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nessun uso alimentare è documentato con certezza. Uno studio sulle piante alimentari dei Maya durante le siccità antiche (Fedick e Santiago, 2022) cita la «mata ratón» (Zamia polymorpha) tra le poche piante a radici commestibili molto resistenti alla siccità, precisando che le sue radici avrebbero probabilmente dovuto essere trattate per eliminarne le tossine prima del consumo: è un’ipotesi degli autori, non un uso documentato. In nessun caso queste piante vanno consumate.

Domande frequenti

Dove cresce Zamia prasina?

In Belize, nel Petén guatemalteco e nel sud-est del Messico (penisola dello Yucatán, Chiapas, Tabasco), dalle savane alle foreste tropicali, fino a 500 m.

Che rapporto ha con Zamia polymorpha?

È la stessa specie. Zamia polymorpha, descritto nel 1998, è oggi un sinonimo di Zamia prasina, nome più antico (1881) che ha la priorità.

Che rapporto ha con Zamia decumbens?

Nessuno, se non un errore di nome. Il nome Zamia prasina è stato a lungo dato alla cicadea delle doline dei monti Maya, descritta nel 2009 come Zamia decumbens, che ha un fusto aereo coricato.

Perché è così variabile?

In parte per l’esposizione: al sole le foglie sono corte e strette, all’ombra lunghe e larghe, a volte sulla stessa pianta. Ma alcune forme restano costanti anche cambiando ambiente, segno che la variabilità è anche genetica.

Si trova in Italia?

Sì, almeno all’Orto Botanico di Napoli, che ne ha coltivato numerose piante raccolte in natura e la mostrava nelle Serre Califano secondo una pubblicazione uscita nel 2019; la presenza attuale non è verificata.

È rustica?

Non è documentato. È una specie tropicale di bassa quota; in Italia va protetta dal gelo.

È tossica?

Bisogna supporlo. Non esiste alcuna analisi propria della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Bull, W. (1881). Zamia prasina. Retail List n. 176: 20. [Protologo, catalogo commerciale; testo riportato da Calonje e Meerman (2009).]
  • Stevenson, D.W., Moretti, A. & Gaudio, L. (1995-1996 [1998]). A new species of Zamia (Zamiaceae) from Belize and the Yucatan Peninsula of Mexico. Delpinoa n.s. 37-38: 3-8. [Protologo di Zamia polymorpha D.W.Stev., A.Moretti & Vázq.Torres; testo integrale consultato.]
  • Calonje, M. & Meerman, J. (2009). What is Zamia prasina (Zamiaceae: Cycadales)? Journal of the Botanical Research Institute of Texas 3(1): 43-49. [Testo integrale consultato.]
  • Calonje, M., Meerman, J., Griffith, M.P. & Hoese, G. (2009). A new species of Zamia (Zamiaceae) from the Maya Mountains of Belize. Journal of the Botanical Research Institute of Texas 3(1): 31-41. [Descrizione di Zamia decumbens; testo integrale consultato.]
  • Napolitano, A., Caputo, P. & Moretti, A. (2004 [2006]). Karyology, phytogeography, and the origin of intraspecific karyotypic variation in Zamia paucijuga and Z. polymorpha (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 46: 71-83. [Testo integrale consultato.]
  • Sibilio, G. (2014-2015 [2019]). The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy. Delpinoa n.s. 56-57: 69-103. [Testo consultato; Zamia polymorpha nella Serra Califano, fig. 28.]
  • Fedick, S.L. & Santiago, L.S. (2022). Large variation in availability of Maya food plant sources during ancient droughts. Proceedings of the National Academy of Sciences 119(1): e2115657118. doi:10.1073/pnas.2115657118 [Testo integrale consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Zamia prasina. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T66900411A66900589. [Valutazione della Lista Rossa; riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Lavaud, S. (2023). Notes sur la culture des Zamia en climat tempéré. Cycadales.eu, Montpellier. [Note di coltivazione di un vivaio specializzato; consultate online.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]