Zamia brasiliensis è l’unica cicadea endemica del Brasile: vive negli Stati del Mato Grosso e della Rondônia, nella zona di transizione tra il Cerrado, la savana del Brasile centrale, e la foresta amazzonica. Questa specie del genere Zamia, descritta solo nel 2019, ha un fusto sotterraneo, un picciolo senza spine e foglioline più larghe di quelle delle specie vicine. Prima della sua descrizione gli esemplari d’erbario venivano spesso scambiati per Zamia ulei. Non è ancora valutata dalla IUCN, ma i suoi autori propongono di classificarla in pericolo.
In sintesi: Zamia brasiliensis
- Nome accettato: Zamia brasiliensis Calonje & Segalla (2019), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo; esemplari d’erbario identificati in passato come Zamia ulei
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in portoghese
- Distribuzione naturale: Brasile, Stati del Mato Grosso e della Rondônia (transizione Cerrado-Amazzonia)
- Stato IUCN: non valutata (NE); gli autori propongono la categoria in pericolo (EN B2ab(i-v))
- CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, dal 1977, annotazione #4: semi esclusi); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
- Rusticità documentata: nessun dato; nel suo areale le minime medie vanno da 18,9 a 20,6 °C (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, foreste semidecidue e savane alberate su limo sabbioso-argilloso, da leggermente acido ad acido; nessun dato di coltivazione
- Portamento e dimensioni da adulta: fusto sotterraneo di 6,4-25 × 6,2-8,4 cm; da 1 a 6 foglie lunghe da 10 a 112 cm
- Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia brasiliensis?
Il carattere decisivo è la fogliolina: larga da 2,4 a 3,5 cm, molto più delle strisce strette di Zamia boliviana, e fortemente dentata verso l’apice. Le misure seguenti vengono dalla descrizione originale (Segalla e Calonje, 2019):
- Fusto: sotterraneo, solitario o in cespo, da globoso a cilindrico, lungo da 6,4 a 25 cm e largo da 6,2 a 8,4 cm. Catafilli caduchi, triangolari, di 6,5-8,5 × 1,2-1,8 cm, con i bordi arancio e una peluria crema-arancio.
- Foglie: da 1 a 6, lunghe da 10 a 112 cm, verde chiaro quando spuntano, poi da verde grigiastro opaco a verde vivo; picciolo lungo da 10,5 a 61,2 cm e rachide senza spine; base del picciolo bruscamente rigonfia, fino a 13,5 mm.
- Foglioline: da 2 a 24 per foglia (almeno 10 nelle piante adulte), da lanceolate a obovate, fortemente dentate verso l’estremità; le mediane misurano 16,7-21 × 2,4-3,5 cm, le basali 16-22 × 1,9-3,5 cm, le apicali 12,7-17 × 2,2-3,2 cm. Le prime foglie delle plantule, lunghe al massimo 10,5 cm, portano da 2 a 4 foglioline di circa 4,8 × 1,7 cm.
- Coni maschili: fino a tre per pianta, cilindrico-conici, lunghi circa 12,8 cm e larghi 1,9 cm, coperti di un tomento giallo crema, con l’apice sterile bruno arancio.
- Coni femminili: di solito uno (fino a cinque), eretto e cilindrico, alto da 8 a 11,5 cm e largo da 3,5 a 4,8 cm, con una punta sterile marcata; verde-beige quando spunta, bruno arancio uniforme quando è ricettivo, poi con il bordo delle scaglie che schiarisce in fulvo crema a maturità; peduncolo di 10-26 cm.
- Semi: ovoidali, di 11,9-16,6 × 7,1-9,3 mm, con una sarcotesta (involucro carnoso) arancio-rossa molto sottile.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.
Possibili confusioni
Due specie vicine hanno areali confinanti, ma senza sovrapposizione (Segalla e Calonje, 2019):
- Zamia boliviana, del Cerrado di Bolivia e Mato Grosso, ha anch’essa il picciolo senza spine, ma foglioline molto più strette (da 0,8 a 2 cm). Anche i coni la distinguono: il cono maschile di Zamia boliviana è uniformemente giallo crema, senza l’apice bruno arancio, e il cono femminile ha meno serie verticali di megasporofilli (da 6 a 7, contro 8-14).
- Zamia ulei, specie amazzonica: le sue piante giovani hanno foglioline simili, e per questo gli esemplari d’erbario di Zamia brasiliensis le venivano attribuiti. Ma Zamia ulei ha il picciolo armato di spine robuste e, da adulta, foglie e foglioline molto più grandi.
Tassonomia
Zamia brasiliensis è stata descritta nel 2019 da Michael Calonje e Rosane Segalla sulla rivista Phytotaxa (volume 404, fascicolo 1, pagine 1-11). Il tipo è stato raccolto il 18 settembre 2018 a Itaúba, nel Mato Grosso, a 295 m di quota (Segalla e Jesus ITA01); l’olotipo è conservato nell’erbario dell’Università federale del Mato Grosso (UFMT), con un isotipo all’INPA di Manaus.
Prima della descrizione, gli esemplari restavano spesso non identificati negli erbari o erano presi per Zamia ulei. I piccioli senza spine sono molto rari nelle Zamia continentali americane: in Sudamerica si conoscono solo in Zamia encephalartoides, Zamia boliviana e Zamia brasiliensis. Per i piccioli inermi, la vicinanza geografica e la somiglianza dei coni, gli autori considerano Zamia boliviana il suo parente più stretto.
Etimologia e storia
L’epiteto si riferisce al Brasile, unico paese in cui la specie cresce (Haynes, 2022). La sua storia è recente: dopo aver riconosciuto negli erbari brasiliani alcuni esemplari che non corrispondevano a nessuna specie nota, Segalla e Calonje hanno ritrovato in natura due popolazioni, distanti più di 650 km, e le hanno studiate nel 2018. The World List of Cycads conserva le fotografie di queste spedizioni (settembre, ottobre e novembre 2018).
Nomi comuni
Non è stato trovato alcun nome volgare, né in portoghese né in italiano: si usa il nome scientifico.
In natura
Zamia brasiliensis vive negli Stati brasiliani del Mato Grosso e della Rondônia, nella zona di transizione tra il Cerrado e la foresta amazzonica, a est dell’areale di Zamia boliviana. Cresce in foreste semidecidue submontane, in foreste pluviali dense o aperte, in foreste stagionali decidue e in savane alberate (cerradão), in un clima di savana tropicale con una stagione secca marcata.
Le due popolazioni studiate per la descrizione:
- Itaúba (Mato Grosso), località tipica, verso 295 m: foresta semidecidua submontana che passa a una foresta pluviale aperta lungo il rio Teles Pires; durante la lunga stagione secca dal 20 al 50 % degli alberi perde le foglie, e le piante sono più frequenti nelle zone più secche e sabbiose.
- Cacoal (Rondônia), verso 185 m: savana alberata di collina, soprattutto al margine del campo cerrado più aperto, tra graminacee, arbusti e alberi.
In entrambi i casi il suolo è un limo sabbioso-argilloso su arenaria, con un pH in acqua di 6,6 a Itaúba e di 4,6 a Cacoal. Secondo i dati climatici modellizzati citati dagli autori, la temperatura media annua è di 24,7-25,2 °C, le minime medie di 18,9-20,6 °C e le massime di 30,4-32,2 °C; piovono da 1.400 a 2.500 mm all’anno, con una stagione secca da maggio a settembre (meno di 30 mm al mese da giugno ad agosto) e più di 300 mm al mese da dicembre a marzo.
La fenologia è stagionale: i coni si sviluppano da settembre a dicembre, l’impollinazione avviene da ottobre a dicembre, i coni femminili impollinati maturano da novembre ad agosto, i semi cadono da giugno a settembre e le nuove foglie spuntano da agosto a novembre. A Itaúba gli autori hanno osservato colonie di un coleottero non identificato del genere Pharaxonotha, possibile impollinatore, nei coni maschili aperti e nel suolo intorno alle piante; a Cacoal, bruchi di una farfalla del genere Eumaeus mangiavano le foglie giovani.
Stato di conservazione e normativa
Zamia brasiliensis non è ancora valutata dalla IUCN (NE). Gli autori della descrizione raccomandano la categoria in pericolo (EN B2ab(i-v)): la specie è stata raccolta in almeno dieci località, su un’estensione di presenza di 139.453 km², ma la sua area di occupazione è stimata in appena 53,3 km², le popolazioni sono molto frammentate e vive nell’«arco della deforestazione», il fronte agricolo del sud-est dell’Amazzonia. Tra il 1987 e il 2017 la copertura forestale vi è diminuita del 32,45 % e il 34 % dell’estensione di presenza è diventato pascolo; la maggior parte delle località di raccolta storiche è stata fortemente disboscata. Una sola area protetta la ospita, il parco statale Cristalino, nel Mato Grosso.
Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, rientra nell’Appendice II della CITES, in cui le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 che esclude in particolare i semi. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97: l’importazione di piante vive richiede un permesso. Verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.
Coltivazione
Descritta nel 2019 e nota da poche popolazioni, Zamia brasiliensis è in pratica assente dalla coltivazione, e non esiste alcun riscontro orticolo. Si può soltanto ricordare il suo ambiente: zone di transizione tra savana e foresta, suoli ben drenati, una stagione secca di cinque mesi durante la quale le piante sono a riposo. Per i principi generali si rimanda alla pagina del genere.
In Italia
Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia. Sul forum Tropicamente l’unico risultato per «brasiliensis» riguarda un’altra pianta, Eugenia brasiliensis (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate (cataloghi, Index Seminum e pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, banca dati BGCI).
Moltiplicazione
Nessun dato di coltivazione. La specie è dioica: per ottenere semi servono una pianta maschile e una femminile, e in coltivazione un’impollinazione a mano, ruolo svolto in natura, probabilmente, dai coleotteri Pharaxonotha.
Malattie e parassiti
In coltivazione non è documentato alcun parassita. In natura i bruchi delle farfalle Eumaeus, specializzate nelle cicadee, mangiano le foglie giovani.
Rusticità
Non esiste alcun dato sulla resistenza di Zamia brasiliensis al freddo. Nel suo areale le temperature minime medie restano tra 18,9 e 20,6 °C secondo i dati climatici citati dalla descrizione originale: niente indica un’esposizione al freddo, e nessuna soglia di temperatura può essere proposta.
In Italia e nel sud della Francia
Non è nota alcuna prova all’aperto in Italia. Nemmeno nel Sud-Est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è stata trovata alcuna coltivazione o osservazione di freddo che la riguardi.
Riferimenti internazionali
Nessun riscontro di coltivazione è stato trovato. In mancanza di dati, la pianta andrebbe coltivata al riparo, in un ambiente riscaldato.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità su Zamia brasiliensis. Il rischio è però documentato nel genere: per Zamia furfuracea l’ASPCA cita la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato nel cane, nel gatto e nel cavallo; i semi sono la parte più pericolosa. Considerate la pianta tossica e tenetela lontano da bambini e animali. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso tradizionale: la specie è stata distinta solo nel 2019 ed è nota da poche popolazioni.
Domande frequenti
È davvero l’unica Zamia endemica del Brasile?
Sì: i suoi autori la presentano come l’unica Zamia endemica del Brasile, dove cresce soltanto in Mato Grosso e in Rondônia. Altre Zamia vivono in Brasile, ma il loro areale si estende anche ai paesi vicini.
Come si distingue da Zamia boliviana?
Dalle foglioline più larghe (da 2,4 a 3,5 cm contro 0,8-2 cm) e dai coni: apice del cono maschile bruno arancio, più serie verticali di megasporofilli nel cono femminile.
Come si distingue da Zamia ulei?
Dal picciolo: liscio in Zamia brasiliensis, armato di spine robuste in Zamia ulei, che da adulta è anche molto più grande.
È minacciata?
Probabilmente sì. Non è ancora valutata dalla IUCN, ma i suoi autori propongono la categoria in pericolo: area occupata minima, popolazioni frammentate, forte deforestazione.
Resiste al freddo?
Non si sa: non esiste alcun dato. Nel suo areale le minime medie restano sopra i 18 °C.
È tossica?
Sì, come tutte le cicadee: in mancanza di dati specifici va considerata tossica, soprattutto i semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia brasiliensis: https://cycadlist.org/scientific_name/803 — autori, protologo, tipo, distribuzione, stato IUCN (NE), etimologia, fotografie del 2018. Lista di riferimento degli specialisti delle cicadee; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- Phytotaxa, Segalla & Calonje 2019 (PDF): https://phytotaxa.mapress.com/pt/article/download/phytotaxa.404.1.1/24823 — descrizione originale: tipo, misure, confronti, habitat, suoli, clima, fenologia, stato proposto. Rivista con revisione paritaria; testo integrale letto.
- Tropicos (Missouri Botanical Garden), Zamia brasiliensis: https://tropicos.org/name/100487271 — dati nomenclaturali. Banca dati di riferimento.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/13387/legal — Appendice II della CITES per il genere dal 4 febbraio 1977, annotazione #4; Allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- Forum Tropicamente, ricerca «zamia brasiliensis»: https://www.tropicamente.it/forums/search/zamia+brasiliensis/ — nessun messaggio sulla specie (11 ottobre 2026).
- ASPCA, Cardboard Cycad: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/cardboard-cycad — tossicità di Zamia furfuracea, citata qui a livello di genere. Centro antiveleni veterinario, affidabile.
Bibliografia
- Segalla, R. & Calonje, M. (2019). Zamia brasiliensis, a new species of Zamia (Zamiaceae, Cycadales) from Mato Grosso and Rondônia, Brazil. Phytotaxa 404(1): 1-11. doi:10.11646/phytotaxa.404.1.1 [Descrizione originale; testo integrale letto (accesso libero).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia, ripresa da The World List of Cycads.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]