Zamia meermanii

Zamia meermanii è una cicadea del Belize che vive aggrappata alle pareti calcaree delle colline carsiche del centro del paese, tra 40 e 200 m di quota. Descritta nel 2009, questa specie del genere Zamia è una delle sole tre Zamia mesoamericane note per crescere esclusivamente su pareti verticali: il suo corto fusto porta da una a tre foglie pendenti, con foglioline coriacee. La IUCN la classifica in pericolo (valutazione del 2022).

In sintesi: Zamia meermanii

  • Nome accettato: Zamia meermanii Calonje (2009), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
  • Distribuzione naturale: Belize; distretti di Belize e Cayo secondo il protologo, a cui The World List of Cycads aggiunge quello di Toledo; colline carsiche fino a 200 m
  • Stato IUCN: in pericolo (EN), criteri B1ab(i,ii,iii,iv,v), valutazione del 2022
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: fessure di pareti calcaree, sotto una copertura forestale semidecidua; le plantule nate sul suolo della foresta muoiono tutte
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto da globoso a cilindrico, lungo fino a 27 cm e largo 18 cm; da 1 a 3 foglie pendenti di 42-146,5 cm
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani consultati
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia meermanii?

La si riconosce anzitutto dal modo di vivere, su una parete di roccia, e dalle foglie che pendono nel vuoto. La descrizione che segue riprende il protologo pubblicato nel 2009 da Michael Calonje, del Montgomery Botanical Center:

  • Fusto: da globoso a cilindrico, lungo fino a 27 cm e largo 18 cm, solitario, talvolta ramificato negli esemplari vecchi.
  • Foglie: da 1 a 3 per fusto, pendenti, lunghe 42-146,5 cm; picciolo di 26-60 cm, inerme oppure coperto di numerosi aculei (più di 50) lunghi fino a 3 mm.
  • Foglioline: da 7 a 23 paia nell’adulto, da obovate a oblanceolate o strettamente oblunghe, coriacee, di 12,5-32 cm per 3,4-7,5 cm; margine intero o crenulato nel terzo superiore; da 31 a 56 nervature ben rilevate sulla pagina superiore; una peluria bruna persiste sotto la lamina, lungo i margini e vicino alla base.
  • Foglie giovani: bruno-rossastre sotto una fitta peluria bianca, poi color crema coperte da una peluria arancio zafferano, prima di diventare verdi e glabre sulla pagina superiore.
  • Coni maschili: conico-cilindrici, eretti, lunghi 13-16 cm al momento del rilascio del polline, isolati o a gruppi di 2-5 o più, da crema a bruni, su un peduncolo di 9-10 cm con peli rossicci.
  • Coni femminili: cilindrici, solitari, eretti, di 12-20 cm per 6-7 cm, coperti da una peluria da fulva a bruno chiaro; peduncolo di 8-12 cm.
  • Semi: con involucro carnoso rosso a maturità, lunghi 2-2,5 cm; la prima foglia delle plantule porta in genere un solo paio di foglioline.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.

Possibili confusioni

Fuori dal suo habitat, la pianta che più le somiglia è Zamia furfuracea, dello stato messicano di Veracruz: entrambe hanno foglioline coriacee, pelose di sotto, con nervature marcate di sopra, e fino a circa 25 paia di foglioline. Il protologo le distingue così:

  • Zamia meermanii: fusto quasi sempre solitario; 1-3 foglie pendenti; foglie giovani color crema con peluria arancio zafferano; foglioline lunghe fino a 28 cm, spesse al massimo 0,8 mm, con nervature molto rilevate (larghe fino a 1,5 mm); 22-28 sacche polliniche per squama maschile;
  • Zamia furfuracea: fusti che si ramificano liberamente; 5-7 foglie erette o appena arcuate; foglie giovani verde chiaro con peluria soprattutto bianca; foglioline lunghe fino a 18 cm e spesse fino a 1 mm, con nervature appena rilevate; 40 o più sacche polliniche per squama maschile.

Altre due Zamia dell’America centrale vivono sulle rupi con 1-3 foglie pendenti: Zamia cremnophila, del sud-est del Messico (Chiapas, Tabasco), e Zamia sandovalii, dell’Honduras. Le loro foglioline sono piane, senza nervature rilevate né peluria persistente, e chiaramente dentate nella metà superiore; la chiave del protologo separa poi Zamia cremnophila (picciolo solcato) da Zamia sandovalii (picciolo arrotondato, foglioline nettamente falcate).

Tassonomia

The World List of Cycads accetta il nome Zamia meermanii; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie fu descritta nel 2009 da Michael Calonje nel Journal of the Botanical Research Institute of Texas (volume 3, pagine 23-29), nello stesso fascicolo di un articolo che descrive Zamia decumbens, altra specie del Belize. Non ha mai portato altri nomi.

Il protologo la avvicina a Zamia furfuracea per l’aspetto, senza pronunciarsi sulla parentela: l’autore osservava che, in mancanza di una filogenesi ben risolta del genere, non si poteva dire se l’abitudine di crescere sulle rupi fosse comparsa una o più volte nelle Zamia.

Etimologia e storia

L’epiteto meermanii onora Jan Meerman, ecologo olandese residente in Belize, che scoprì la specie nel febbraio 1999 con Martin Meadows, del Belize Botanic Gardens, durante un inventario ecologico rapido di un’area protetta privata. Meerman raccolse poi dati sulla sua distribuzione e sulla sua ecologia, ripresi nella descrizione, e nell’agosto e settembre 2008 portò in Belize una squadra del Montgomery Botanical Center (Florida) per studiare le Zamiaceae del paese.

Il tipo fu raccolto il 28 agosto 2008 nel distretto di Belize, a 60 m di quota, da Michael Calonje, Jan Meerman e Patrick Griffith (n. BZ08-152). L’olotipo è conservato nell’erbario del Belize (BRH), con isotipi a Fairchild (FTG), al Missouri Botanical Garden (MO), all’orto botanico di New York (NY) e all’Instituto de Ecología di Xalapa (XAL). I coni maschili fotografati per la descrizione provenivano da piante coltivate nelle Green Hills Botanical Collections, vicino a San Ignacio.

Nomi comuni

Per questa specie non è attestato alcun nome comune, né in italiano né in inglese o in spagnolo.

In natura

Zamia meermanii è endemica del Belize. Il protologo la colloca nei distretti di Cayo e di Belize, in foreste tropicali sempreverdi stagionalmente secche di bassa quota, su ripide colline carsiche, fino a 200 m; The World List of Cycads aggiunge il distretto di Toledo. Queste foreste sono semidecidue: più della metà degli alberi perde le foglie per almeno un mese nella stagione secca, così che la luce che raggiunge le rupi cambia molto tra stagione secca e stagione delle piogge.

La pianta sembra vivere soltanto sulle rupi: cresce nelle crepe e nelle fessure di pareti calcaree verticali, e non sul suolo della foresta circostante. Le plantule che germinano ai piedi delle pareti muoiono tutte nel giro di uno o due anni, secondo le osservazioni di Jan Meerman riportate nel protologo. Nell’agosto 2008 la squadra trovò però, in una fessura sopra una pianta femminile, alcune plantule nate dallo stesso cono di quelle cresciute al suolo: un agente di dispersione sconosciuto aveva dunque portato i semi sulla parete.

Il clima dell’areale è stimato in 2000-2500 mm di pioggia all’anno, con una stagione secca da febbraio a maggio (aprile è il mese più secco, con 50-70 mm); le temperature vanno da 18 a 31 °C, con una media annua di 25 °C, e gennaio è il mese più fresco.

In natura i coni maschili si allungano in agosto e settembre; in coltivazione, vicino a San Ignacio, liberano il polline in ottobre e novembre. L’impollinatore non è stato osservato, ma le numerose plantule dimostrano che è attivo. Alcuni bruchi della farfalla Eumaeus toxea sono stati visti mangiare le foglie giovani.

Stato di conservazione e normativa

Zamia meermanii è classificata in pericolo (EN) dalla IUCN, secondo i criteri B1ab(i,ii,iii,iv,v), in una valutazione di Michael Calonje e Patrick Griffith pubblicata nel 2022. Il protologo aveva già proposto questa categoria: areale stimato in 750 km², superficie occupata di 300 km² e una popolazione complessiva stimata in 9000 piante, sulla base di 30 adulti per km² (dati inediti di Jan Meerman). Le popolazioni, di pochi individui ciascuna, sono isolate su colline separate da pianure, savane e coltivi.

Le minacce citate nel 2009 sono il fuoco, usato per l’agricoltura itinerante e capace di risalire le colline carsiche, l’apertura di cave di inerti e di dolomia, e i prelievi illegali di piante e di semi. Circa metà della superficie occupata si trova in aree protette, e la difficoltà di accesso alle pareti limita il rischio di saccheggio; le località precise non sono state pubblicate.

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia meermanii rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, cita la specie e conferma questo statuto (consultazione del 3 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Non è stata pubblicata alcuna indicazione di coltivazione propria di Zamia meermanii. L’unico fatto documentato è che piante coltivate nelle Green Hills Botanical Collections, vicino a San Ignacio, in Belize, hanno prodotto coni maschili fertili.

In Italia non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici che abbiamo potuto consultare (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch), e la ricerca del suo nome sul forum Tropicamente non dà alcun risultato. Lo stesso vale per il forum francese Fous de palmiers.

Il suo habitat dà qualche indicazione, senza valore di prova: una pianta di clima caldo (mai sotto i 18 °C circa di media), che cresce in fessure di roccia calcarea ben drenate, alla luce variabile di una foresta semidecidua, e le cui plantule non sopravvivono sul suolo forestale. Una coltivazione in vaso o in cesto, in un substrato molto drenante e in serra calda, sembra la più logica; nessun coltivatore ne ha pubblicato i risultati.

Moltiplicazione

La pianta è dioica: servono un esemplare maschile e uno femminile per ottenere semi. Il protologo mostra una plantula nata dal tipo, ma non è stato pubblicato alcun dato sulla germinazione. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; bisogna comunque assicurarsi che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

In natura i bruchi di Eumaeus toxea mangiano le foglie giovani. Non è documentata alcuna malattia propria della specie.

Rusticità

Per Zamia meermanii non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Le temperature del suo areale non scendono in media sotto i 18 °C: nulla permette di supporre che sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Non esiste nemmeno alcun riscontro dal sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane. La pianta va tenuta in serra calda.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun dato sul freddo né alcun riscontro di coltivazione fuori dall’Italia e dalla Francia, né sui forum né negli orti botanici. In assenza di dati, preferiamo non indicare alcun valore di rusticità.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia meermanii. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso per questa specie.

Domande frequenti

Dove cresce Zamia meermanii?

Soltanto in Belize, sulle pareti calcaree di colline carsiche, tra 40 e 200 m di quota, nei distretti di Belize e di Cayo (e di Toledo secondo The World List of Cycads).

Cresce davvero sulle rupi?

Sì. Vive nelle fessure di pareti verticali e non sul suolo della foresta, dove le sue plantule muoiono tutte in uno o due anni secondo le osservazioni pubblicate.

Come si distingue da Zamia furfuracea?

Dalle 1-3 foglie pendenti (5-7 foglie erette in Zamia furfuracea), dal fusto quasi sempre solitario, dalle foglie giovani color crema con peluria arancio zafferano e dalle nervature molto rilevate sulla pagina superiore delle foglioline.

Da dove viene il nome?

Da Jan Meerman, ecologo olandese residente in Belize, che la scoprì nel febbraio 1999. Michael Calonje la descrisse nel 2009.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo (2022). Il fuoco, le cave e i prelievi illegali minacciano popolazioni piccole e isolate, stimate in 9000 piante in tutto nel 2009.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Quasi certamente no. Non esiste alcun dato sul freddo e nel suo areale le temperature medie non scendono sotto i 18 °C: la scelta prudente è la serra calda.

È tossica?

Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Calonje, M. (2009). A new cliff-dwelling species of Zamia (Zamiaceae) from Belize. Journal of the Botanical Research Institute of Texas 3(1): 23-29. [Protologo; testo integrale consultato.]
  • Calonje, M. & Griffith, M.P. (2022). Zamia meermanii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T187841A1829297. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T187841A1829297.en [Valutazione della Lista Rossa; riferimento rilevato su The World List of Cycads e verificato su Crossref, pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]