Zamia vazquezii

Zamia vazquezii è una piccola cicadea a fusto sotterraneo del nord dello Stato di Veracruz, nel Messico orientale, ed è una delle specie del genere Zamia più diffuse nelle collezioni, pur essendo in pericolo critico in natura, dove se ne conoscono soltanto due località. Per decenni è stata coltivata in tutto il mondo con il nome sbagliato di Zamia fischeri: fu riconosciuta come specie distinta soltanto nel 1998, in un articolo firmato da botanici di New York e di Napoli e pubblicato da Delpinoa, la rivista dell’Orto Botanico di Napoli. Le sue foglie erette, con foglioline ovate e dentellate che ricordano una felce, la rendono facile da riconoscere.

In sintesi: Zamia vazquezii

  • Nome accettato: Zamia vazquezii D.W.Stev., Sabato & De Luca (1998), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo; coltivata per decenni come Zamia fischeri, nome che spetta a un’altra specie
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in spagnolo
  • Distribuzione naturale: Messico, nord dello Stato di Veracruz (endemica); 40-350 m di quota secondo gli esemplari d’erbario
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR), criteri A2cd; B1ab(i,ii,iii,v)+2ab(i,ii,iii,v); C2a(i); D, valutazione pubblicata nel 2022 (versione corretta nel 2023)
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (tutto il genere, semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea; in Messico «in pericolo di estinzione» secondo la norma NOM-059-SEMARNAT-2010
  • Rusticità documentata: nessun dato misurato; nel Rossiglione (Francia) fogliame intatto dopo diversi giorni a −2 °C (febbraio 2012) e due episodi brevi a −3/−4 °C, in posizione riparata e all’asciutto (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: foresta tropicale sempreverde secondo gli esemplari d’erbario; in coltivazione i riscontri segnalano soprattutto il rischio di marciume in terreno freddo e umido
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo, subgloboso, fino a 10 cm di diametro; 3-30 foglie erette lunghe 30 cm-1 m, con 12-25 (30) paia di foglioline (descrizione originale)
  • In Italia: coltivata in serra all’Orto Botanico di Napoli (Serre Califano, pubblicazione del 2019); riscontri di coltivazione a Ischia e a Ravenna sul forum Tropicamente
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia vazquezii?

La si riconosce dal ciuffo di foglie erette, numerose e piuttosto lunghe, che portano molte foglioline ovate, sottili come carta e finemente dentellate nella parte alta: l’insieme fa pensare più a una felce che a una cicadea. I dati che seguono vengono dalla descrizione originale (Stevenson, Sabato, Moretti e De Luca, Delpinoa, 1998).

  • Fusto: sotterraneo, subgloboso, fino a 10 cm di diametro.
  • Catafilli (le piccole foglie ridotte a squame che proteggono l’apice): ovati, lunghi 1-1,5 cm e larghi 1,5-2 cm.
  • Foglie: da 3 a 30, lunghe da 30 cm a 1 m, erette; picciolo di 15-40 cm, liscio o con qualche raro aculeo; rachide con 12-25 paia di foglioline, talvolta fino a 30.
  • Foglioline: da ovate a obpiriformi (a forma di pera rovesciata), cuneate alla base e acuminate all’apice, con numerosi dentelli nei due terzi superiori del margine; di consistenza papiracea o membranacea, glabre; le mediane, le più grandi, misurano 6-7 (8) cm di lunghezza per 3-4 cm di larghezza.
  • Coni maschili: color cuoio, da ovoidi a ovoido-cilindrici, lunghi 5-7 (8) cm e larghi 2-2,5 cm, su un peduncolo di 1,5-2,5 cm; i microsporofilli portano le sacche polliniche soltanto sulla faccia inferiore.
  • Coni femminili: da color cuoio a bruni, cilindrici o ovoido-cilindrici, lunghi 10-15 cm e larghi 5-7 cm.
  • Semi: da rosso-arancio a rossi, lunghi 1,3-1,8 cm e larghi 0,5-0,8 cm.
  • Cromosomi: 2n = 18.

Gli autori paragonano le foglioline a quelle delle felci del genere Cyrtomium o di certe Adiantum. In coltivazione le foglie nuove spuntano color bronzo: lo osserva un coltivatore di Ischia nel 2012 (vedi In Italia), e un coltivatore del Rossiglione nota che le giovani foglie «somigliano davvero a fronde di felce», con 15-18 paia di foglioline sulle sue piante.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione. La lunga confusione con Zamia fischeri ha provocato soprattutto scambi di etichette, non incroci pubblicati. Nel dicembre 2015, sul forum francese Fous de palmiers, un collezionista specializzato ipotizzava un ibrido, forse impollinato da un insetto, per una piantina ottenuta inaspettatamente da un altro partecipante, senza poterlo verificare.

Possibili confusioni

La confusione principale è con Zamia fischeri, la specie della Sierra Madre Oriental con cui è stata scambiata per decenni. La descrizione del 1998 fornisce criteri semplici, che si vedono a occhio nudo sulle piante adulte:

  • Zamia vazquezii: più di sei foglie, lunghe più di 30 cm, erette, con più di 12 paia di foglioline ovate o obpiriformi, ad apice attenuato o acuminato; 2n = 18; Veracruz.
  • Zamia fischeri: meno di sei foglie, lunghe meno di 30 cm, ricadenti, con meno di 12 paia di foglioline lanceolate ad apice acuto; 2n = 16; San Luis Potosí e Querétaro, popolazioni separate da quelle del Veracruz.

Nicolalde-Morejón e collaboratori (2011) riuniscono le due specie in un «complesso Zamia fischeri» del nord-est del Messico (Tamaulipas, San Luis Potosí, Querétaro, Hidalgo e nord del Veracruz): piante in genere piccole, a foglioline papiracee e dentellate e a fusto sotterraneo, che si distinguono anche per i caratteri dei coni femminili. Sulle piantine la distinzione è più incerta: sul forum francese Fous de palmiers un collezionista specializzato ricorda nel 2010 che le foglie giovanili delle cicadee rappresentano spesso male quelle adulte e che le due specie sono quasi impossibili da separare a quello stadio. Sullo stesso forum diverse piante e semi venduti come Zamia fischeri sono stati riconosciuti come Zamia vazquezii (2010, 2014 e 2015): una pianta acquistata con il nome «fischeri» ha dunque buone probabilità di essere Zamia vazquezii.

Le altre Zamia del Veracruz si distinguono più facilmente. Zamia furfuracea, molto comune nei giardini, ha foglioline spesse e coriacee, coperte di peluria sulla pagina inferiore. Zamia inermis, endemica del centro dello Stato, ha picciolo e rachide del tutto privi di aculei, come dice il nome. Zamia loddigesii, presente nel Veracruz e in altri Stati, ha foglioline lanceolate, molto più lunghe (16-26 cm le mediane) e coriacee, mentre Zamia purpurea, del Veracruz e di Oaxaca, porta soltanto 3-4 paia di foglioline larghe e lucide.

Tassonomia

The World List of Cycads accetta Zamia vazquezii D.W.Stev., Sabato & De Luca; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie fu descritta in un articolo dal titolo eloquente, «What is Zamia fischeri Miquel?», pubblicato nel volume 37-38 di Delpinoa, nuova serie (pagine 9-17, descrizione a pagina 14). Il volume porta la data 1995-1996, ma fu stampato soltanto nel novembre 1998: è questa la data valida del nome, come indicano The World List of Cycads e l’IPNI.

L’articolo è firmato da Dennis Wm. Stevenson del New York Botanical Garden e da Sergio Sabato, Aldo Moretti e Paolo De Luca, del Dipartimento di Biologia vegetale dell’Università di Napoli Federico II; il nome della specie è attribuito però soltanto a Stevenson, Sabato e De Luca, anche se alcuni autori, come Nicolalde-Morejón e collaboratori nel 2011, vi aggiungono Moretti. Il tipo fu raccolto nel Veracruz il 22 gennaio 1989 da Mario Vázquez Torres e collaboratori (numero 3990): l’olotipo è conservato a New York (NY), gli isotipi a FTG (Fairchild Tropical Botanic Garden), MO (Missouri Botanical Garden), NY, U (Utrecht) e XALU (Universidad Veracruzana, Xalapa).

Il ragionamento degli autori è il seguente. Zamia fischeri era stata descritta da Miquel in una lettera al vivaista belga Louis Van Houtte, pubblicata nel 1845; le poche raccolte note fino al 1932, conservate a Utrecht e a San Pietroburgo, provenivano da San Luis Potosí e concordavano con la descrizione e il disegno di Miquel. Dopo il 1932, invece, piante del Veracruz entrarono in coltivazione con lo stesso nome, e furono trattate come Zamia fischeri anche nella flora delle cicadee del Veracruz di Vovides e colleghi (1983, 1992). Confrontando le piante dei due Stati, coltivate da anni nelle stesse condizioni al Fairchild Tropical Garden di Miami, al New York Botanical Garden e all’Orto Botanico di Napoli, gli autori constatarono che ciascuna conservava i propri caratteri. La citologia confermava la differenza: le piante di San Luis Potosí hanno sempre 2n = 16 cromosomi, quelle del Veracruz sempre 2n = 18 (Moretti et al., 1991; Caputo et al., 1996). Le popolazioni del Veracruz furono quindi descritte come specie nuova.

Per il lettore la conseguenza è pratica: quasi tutte le «Zamia fischeri» delle collezioni, delle vecchie etichette e dei cataloghi corrispondono a Zamia vazquezii. Il nome non ha sinonimi, perché la specie non era mai stata descritta prima con un altro nome. The World List of Cycads cita anche la revisione delle Zamia del «Mega-Messico» di Nicolalde-Morejón, Vovides e Stevenson (Brittonia, 2009) tra le opere di riferimento sulla specie; questo articolo, ad accesso a pagamento, non ha potuto essere consultato.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Mario Vázquez Torres, «attento studioso delle cicadee centroamericane», che scoprì e raccolse per primo la specie (descrizione originale). The World List of Cycads, sulla base del compendio etimologico di Haynes (2022), lo indica come Santiago Mario Vázquez Torres, dell’Instituto de Investigaciones Biológicas di Xalapa, nel Veracruz. Lo stesso botanico è coautore della descrizione di Zamia inermis e della flora delle cicadee del Veracruz citata dagli autori.

La storia della specie è legata a Napoli. Secondo l’articolo sulle serre dell’Orto Botanico pubblicato nel 2019 in Delpinoa (Sibilio), le spedizioni organizzate tra il 1974 e il 1994 da Paolo De Luca, Sergio Sabato e Aldo Moretti, con la collaborazione di Mario Vázquez Torres e di Dennis Stevenson, portarono a Napoli nuove specie di Ceratozamia, Dioon e Zamia. Le piante del Veracruz coltivate a Napoli figurano tra quelle che servirono a dimostrare la differenza con Zamia fischeri, e il volume di Delpinoa che descrive la specie si apre con un riassunto in italiano: «queste piante comunemente riferite a Z. fischeri vengono qui attribuite alla nuova specie Zamia vazquezii».

Nomi comuni

Non esiste alcun nome comune attestato per Zamia vazquezii, né in italiano né in spagnolo. Nel commercio la specie circola spesso con il nome scientifico errato di Zamia fischeri, che non è un nome comune ma una confusione da correggere.

In natura

Zamia vazquezii è endemica dello Stato di Veracruz, nel Messico orientale, secondo The World List of Cycads e la descrizione originale, e più precisamente del nord dello Stato secondo lo studio di Gómez Díaz (2025), che si basa sulla valutazione della IUCN. Vi è nota soltanto in due località, in tre comuni, con un’estensione di presenza di circa 88 km²; nessuna si trova in un’area protetta. Le località precise non sono pubblicate, come per molte cicadee minacciate (la carta di The World List of Cycads ha una precisione volutamente ridotta a circa 11 km). Gli esemplari d’erbario riuniti da Nicolalde-Morejón e collaboratori collocano la specie tra 40 e 350 m di quota, nella regione biogeografica del Golfo del Messico (2014); la loro tabella del 2011 la attribuisce alla foresta tropicale sempreverde, nel senso di Rzedowski (1978).

La descrizione originale sottolinea un solo dato geografico: le popolazioni del Veracruz sono separate da quelle di Zamia fischeri, che vivono a San Luis Potosí e nel vicino Querétaro; la sintesi del 2014 indica per Zamia fischeri Hidalgo, Querétaro, San Luis Potosí e Tamaulipas, tra 140 e 900 m. Come le altre Zamia, la specie ha piante maschili e piante femminili distinte; impollinatori e fenologia in natura non sono documentati nelle fonti consultate.

Stato di conservazione e normativa

Zamia vazquezii è classificata in pericolo critico (CR) nella Lista Rossa della IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022, con la combinazione di criteri A2cd; B1ab(i,ii,iii,v)+2ab(i,ii,iii,v); C2a(i); D (secondo The World List of Cycads; la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente). Secondo le definizioni della IUCN, questi criteri indicano per la categoria CR un forte declino della popolazione dovuto alla perdita di habitat e al prelievo, un’area di presenza e di occupazione molto ridotta e in calo, e soprattutto, con il criterio D, una popolazione stimata in meno di 50 individui maturi. Una versione corretta della valutazione è stata pubblicata nel 2023 (e.T42120A243413573). Gómez Díaz (2025), che la cita, ne riassume il contenuto: due località e al massimo 50 piante selvatiche, tra 2 e 49 individui maturi osservati, una popolazione in calo, una perdita di circa il 91 % dell’habitat per la deforestazione e una forte frammentazione, con come minacce la perdita di habitat e la raccolta eccessiva a scopo ornamentale.

In Messico la specie figura nella categoria «in pericolo di estinzione» della norma NOM-059-SEMARNAT-2010 (Nicolalde-Morejón e collaboratori, 2014; Gómez Díaz, 2025). Nello studio del 2025, che classifica le cicadee del Veracruz secondo un indice di priorità di conservazione, Zamia vazquezii ottiene il punteggio più alto, davanti a Zamia inermis: è la specie più minacciata dello Stato. L’autore raccomanda educazione, sensibilizzazione e un monitoraggio a lungo termine.

Il contrasto con la sua diffusione in coltivazione è notevole: sui forum di appassionati, francesi e italiani, è citata spesso, anche sotto il nome di Zamia fischeri. Le piante coltivate non sostituiscono però le popolazioni naturali, e la loro origine è raramente documentata.

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia vazquezii rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. L’iscrizione riguarda l’intero genere («Zamia spp.») e quindi comprende la specie.

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Non esiste una guida di coltivazione pubblicata e verificata per Zamia vazquezii; i dati disponibili vengono da collezioni botaniche e da riscontri di appassionati. Questi indicano una pianta che cresce bene in vaso, emette foglie più volte all’anno quando sta bene e teme soprattutto il marciume. Un collezionista specializzato la giudicava nel dicembre 2015, sul forum francese Fous de palmiers, una Zamia facile da coltivare «purché faccia caldo», in un substrato ricco di sabbia ed elementi grossolani per favorire il drenaggio e limitare gli attacchi fungini.

La specie è coltivata da decenni negli orti botanici: al Fairchild Tropical Garden di Miami (accessione 69-521), al New York Botanical Garden e all’Orto Botanico di Napoli, dove le piante del Veracruz hanno conservato i loro caratteri in coltivazione (descrizione originale).

I problemi segnalati dai coltivatori riguardano soprattutto l’acqua. Un coltivatore di Ravenna riferisce su Tropicamente, nel maggio 2011, di aver perso per marciume diverse cicadee, tra cui una Zamia vazquezii, in un clima che descrive come molto umido d’inverno, stagione in cui non annaffia quasi più; nello stesso scambio un altro partecipante, che non indica la località, scrive di aver perso per marciume la sua Zamia vazquezii quello stesso anno. In Francia, un collezionista specializzato racconta sul forum Fous de palmiers (2013) che la sua pianta femmina, marcita all’apice, ha impiegato tre anni a riformarne uno nuovo prima di ripartire: un fusto colpito non va buttato finché non è marcito fino al centro.

La luce va dosata. Un coltivatore del Rossiglione osserva nel gennaio 2014 che, sotto la chioma di un canforo dove la sua pianta passa il secondo inverno all’aperto, il sole basso di gennaio filtra sotto le fronde e brucia le foglie.

Simon Lavaud, del vivaio specializzato Cycadales.eu di Montpellier, colloca Zamia vazquezii nel gruppo delle Zamia del Messico, del Guatemala, del Salvador e dell’Honduras, che giudica di difficoltà media: piante per lo più di climi con una stagione secca marcata, che tollerano l’aria secca e un substrato piuttosto asciutto d’inverno. Per questo gruppo indica inverni tra 5 e 10 °C con risalite diurne verso 20-25 °C, estati tra 15-20 °C di notte e 25-30 °C di giorno, un substrato drenante leggermente calcareo o neutro e almeno 4-6 mesi di caldo all’anno; mostra inoltre Zamia vazquezii tra le specie messicane dalle foglie nuove molto colorate (Lavaud, 2023). Sono consigli d’esperienza per un gruppo di specie, non misure fatte su Zamia vazquezii.

In mancanza di indicazioni pubblicate, un substrato drenante, annaffiature ridotte nella stagione fredda e una posizione luminosa ma protetta dal sole diretto d’inverno sono le precauzioni che emergono da questi riscontri; non sono state convalidate da prove pubblicate.

In Italia

L’Orto Botanico di Napoli coltiva la specie nelle Serre Califano: l’articolo di Sibilio sulle serre, pubblicato nel 2019 nel volume 2014-2015 di Delpinoa, la cita tra le Zamia della collezione, accanto a Zamia angustifolia, Zamia pygmaea e Zamia polymorpha (oggi Zamia prasina), e ricorda che diverse Zamia della serra sono servite a studi citologici sulla variazione del numero di cromosomi. Lo stesso articolo precisa che le esigenze ecologiche delle cicadee impongono a Napoli la coltivazione in serra. La specie non figura nelle altre liste pubblicate che abbiamo potuto consultare (pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch).

Sul forum Tropicamente la specie compare in alcuni giardini privati:

  • un coltivatore di Ischia (Napoli, Campania), che chiama il suo giardino «la mia foresta pluviale», riferisce nell’agosto 2012 che la sua Zamia vazquezii «quest’anno» ha emesso foglie due volte, con foglie nuove color bronzo; non precisa se la pianta è in vaso o in piena terra. Lo stesso coltivatore indicava nel gennaio 2010 che le minime notturne del giardino in genere non scendono sotto i 4 °C;
  • un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna, zona USDA 8a/8b secondo la sua firma) ne mostra le foglie nuove nel luglio 2009 e racconta, nel maggio 2009, di aver fatto germinare semi di Zamia vazquezii d’inverno nel punto più caldo della casa; nel 2011 segnala di averne perso una pianta per marciume (vedi sopra). Nel luglio 2009 lo stesso coltivatore scriveva di tenere in vaso tutte le sue cicadee tranne una Cycas revoluta. Alla domanda di un altro partecipante, nel 2009, sulla temperatura minima sopportata dalla specie, nessuno ha risposto con una misura.

Nessun riscontro di coltivazione in piena terra in Italia con dati di freddo è stato trovato, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole).

Moltiplicazione

Si moltiplica per seme, che si ottiene soltanto se una pianta femmina viene impollinata da una pianta maschile. Un collezionista francese osserva sul forum Fous de palmiers (2015) che le Zamia producono semi completamente formati anche senza impollinazione: senza un maschio vicino, o senza impollinazione manuale, i semi sono sterili. Lo stesso collezionista consiglia di pulire la polpa che circonda il seme, di trattarlo eventualmente con un fungicida e di metterlo a germinare in un sacchetto con torba o sfagno appena umidi; un altro partecipante ha ottenuto una piantina dopo diversi mesi di attesa, quando non ci sperava più.

Le piante adulte producono coni con una certa regolarità: un collezionista francese riferisce nel 2015 che il suo maschio forma due coni ogni 8-10 mesi. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4, ma devono provenire da piante coltivate di origine legale e, vista la confusione con Zamia fischeri, da piante madri identificate con certezza.

Malattie e parassiti

Il problema più citato è il marciume del fusto o dell’apice, segnalato più volte in Italia e in Francia (vedi Coltivazione). Un collezionista francese riferisce nel 2011 un’infestazione di cocciniglie su una pianta adulta, resistita a un insetticida spray usato più volte del consigliato. Nessuna malattia propria della specie è documentata.

Rusticità

Non esiste alcuna misura pubblicata della resistenza al freddo di Zamia vazquezii. I soli dati vengono da un coltivatore del sud della Francia e riguardano gelate brevi e leggere, in posizione riparata: bastano a dire che il fogliame sopporta qualche grado sotto zero all’asciutto, non a fissare un limite.

In Italia e nel sud della Francia

In Italia non è stato documentato alcun episodio di gelo che riguardi la specie: i riscontri di Ischia e di Ravenna non forniscono temperature minime subite dalle piante.

Il clima del Rossiglione, nel sud-est della Francia, è vicino a quello di molte regioni italiane, dalle coste liguri e tirreniche alla Sicilia e alla Sardegna, e le esperienze francesi sono quindi trasferibili, con prudenza. Un coltivatore del Rossiglione (Pirenei Orientali), in zona USDA 9b secondo la sua firma, riferisce sul forum Fous de palmiers:

  • nel febbraio 2012, dopo una dozzina di giorni di gelo quotidiano all’inizio del mese (minima assoluta −5 °C, con un forte vento da nord-ovest), che il fogliame della sua Zamia vazquezii, «detta a torto Z. fischeri», era intatto nonostante diversi giorni a −2 °C sotto la sporgenza del tetto;
  • nel dicembre 2012, che la pianta ha resistito due volte, del tutto intatta, a −3/−4 °C, un freddo breve misurato all’altezza della pianta, in un luogo riparato e all’asciutto, e che il gelo cumulato di due inverni consecutivi non ne ha alterato le foglie; a suo giudizio un comportamento migliore di quello di Zamia furfuracea;
  • nel gennaio 2014, che la pianta passa il suo secondo inverno all’aperto, sotto la chioma di un canforo, dove il problema principale è il sole basso di gennaio che brucia le foglie.

Il coltivatore non precisa se la pianta fosse in vaso o in piena terra nel 2012. Si tratta di un solo esemplare, protetto dalla pioggia e dal vento, e di gelate brevi: nulla dice del comportamento in terreno freddo e bagnato, che i riscontri di Ravenna indicano come il rischio principale.

Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, non sono disponibili osservazioni su questa specie; l’unico dato del giardino sul genere riguarda Zamia integrifolia, della Florida, sopravvissuta a −7 °C nel febbraio 2012 con danni alle foglie, un’esperienza francese trasferibile a molte regioni italiane dal clima simile. Nulla permette però di estendere questo risultato a Zamia vazquezii, specie di un’altra regione e di un altro gruppo.

Riferimenti internazionali

Non è stata trovata alcuna misura di freddo pubblicata da un orto botanico. The World List of Cycads segnala un articolo del 2005 sulla coltivazione della specie nel Texas centrale (Nazor, Cycad Newsletter), che non ha potuto essere consultato.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia vazquezii. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso tradizionale proprio di questa specie. Il suo unico uso documentato è ornamentale, nelle collezioni di cicadee.

Domande frequenti

Come distinguere Zamia vazquezii da Zamia fischeri?

Dalle foglie adulte. Zamia vazquezii ne ha più di sei, erette e lunghe più di 30 cm, con più di 12 paia di foglioline ovate simili a quelle di una felce; Zamia fischeri ne ha meno di sei, ricadenti e corte, con foglioline lanceolate. Sulle piantine la distinzione è quasi impossibile.

La mia «Zamia fischeri» è in realtà una Zamia vazquezii?

Probabilmente sì. Secondo la descrizione del 1998 la maggior parte delle piante coltivate come Zamia fischeri appartiene a Zamia vazquezii, e diversi casi recenti di piante e semi venduti con il nome sbagliato sono stati segnalati dai collezionisti. Contate le foglie e osservate la forma delle foglioline.

Perché è così diffusa se è in pericolo critico?

Perché è entrata in coltivazione dopo il 1932 con il nome di Zamia fischeri, molto prima di essere riconosciuta come specie. La specie si è così diffusa nelle collezioni, mentre in natura se ne conoscono soltanto due località e al massimo una cinquantina di piante (valutazione IUCN del 2022, corretta nel 2023, secondo Gómez Díaz, 2025).

Dove cresce in natura?

Soltanto nel nord dello Stato di Veracruz, in Messico, tra 40 e 350 m di quota circa, nella foresta tropicale sempreverde secondo gli esemplari d’erbario. Le località non sono pubblicate.

Resiste al gelo?

A gelate leggere e brevi, sì, almeno al riparo. Nel Rossiglione una pianta riparata e all’asciutto ha tenuto il fogliame intatto a −2 °C per diversi giorni e a −3/−4 °C per brevi periodi; non esistono dati più severi.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Non è documentato. In Italia i riscontri riguardano un giardino di Ischia, senza dati di freddo, e piante in vaso a Ravenna; il marciume in inverno umido è il rischio più segnalato. All’aperto, solo in posizione riparata dalla pioggia e dal gelo, e in un substrato molto drenante.

Dove si può vedere in Italia?

All’Orto Botanico di Napoli, nelle Serre Califano, secondo la pubblicazione più recente sulle serre (2019). Secondo il sito dell’Orto Botanico, le Serre Califano non sono sempre visitabili.

È tossica?

Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Stevenson, D.W., Sabato, S., Moretti, A. & De Luca, P. (1998). What is Zamia fischeri Miquel? Delpinoa, nuova serie, 37-38 (1995-1996): 9-17. [Protologo di Zamia vazquezii; testo integrale letto nella scansione di The World List of Cycads.]
  • Sibilio, G. (2019). The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy. Delpinoa 56-57 (2014-2015): 69-103. [Presenza della specie nelle Serre Califano; letto.]
  • Gómez Díaz, J.A. (2025). Assessing the extinction risk of Veracruz cycads. Cambridge Prisms: Extinction 3: e7. doi:10.1017/ext.2025.5 [Testo integrale letto.]
  • Nicolalde-Morejón, F., González-Astorga, J., Vergara-Silva, F., Stevenson, D.W., Rojas-Soto, O. & Medina-Villarreal, A. (2014). Biodiversidad de Zamiaceae en México. Revista Mexicana de Biodiversidad, supl. 85: S114-S125. doi:10.7550/rmb.38114 [Testo integrale consultato.]
  • Nicolalde-Morejón, F., González-Astorga, J., Vergara-Silva, F. & Vovides, A.P. (2011). Perspectivas sistemáticas de Zamia (Zamiaceae) en Megaméxico: de la taxonomía alfa a los códigos de barras genéticos. Revista Mexicana de Biodiversidad 82: 341-355. [Testo integrale consultato.]
  • Moretti, A., Caputo, P., Gaudio, L. & Stevenson, D.W. (1991). Intraspecific chromosome variation in Zamia (Zamiaceae, Cycadales). Caryologia 44: 1-10. [Numero cromosomico 2n = 18; citato dal protologo, non consultato.]
  • Caputo, P., Cozzolino, S., Gaudio, L., Moretti, A. & Stevenson, D.W. (1996). Karyology and phylogeny of some Mesoamerican species of Zamia (Zamiaceae). American Journal of Botany 83: 1513-1520. [Citato dal protologo, non consultato.]
  • Lavaud, S. (2023). Comment cultiver les Zamia en climat tempéré. Cycadales.eu, 6 gennaio 2023. [Consigli di coltivazione per gruppi di specie; letto.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Zamia vazquezii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42120A69835685; versione corretta pubblicata nel 2023: e.T42120A243413573. [Valutazione in vigore, CR; riferimenti rilevati su The World List of Cycads e in Gómez Díaz (2025), pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Nicolalde-Morejón, F., Vovides, A.P. & Stevenson, D.W. (2009). Taxonomic revision of Zamia in Mega-Mexico. Brittonia 61(4): 301-335. doi:10.1007/s12228-009-9077-9 [Revisione citata da The World List of Cycads; accesso a pagamento, non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte dell’etimologia ripresa da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]