Cicadee (Cycadales): ordine, famiglie e generi

Le cicadee (ordine Cycadales) hanno l’aspetto di una palma o di una felce arborea, ma non sono né l’una né l’altra: sono gimnosperme, piante a semi nudi, senza fiori né frutti, come le conifere e il ginkgo. La loro linea risale al Permiano, oltre 280 milioni di anni fa, il che vale loro il soprannome di «fossili viventi». L’ordine comprende oggi dieci generi e circa 380 specie, distribuiti nelle regioni tropicali e subtropicali di America, Africa, Asia e Australia. Tra queste piante ornamentali la più nota è la Cycas revoluta dei giardini mediterranei, presente all’aperto negli orti botanici italiani da oltre due secoli; molte altre specie sono rare, protette e ricercate dai collezionisti. Alcune, adattate alla siccità, trovano posto accanto alle piante succulente.

In sintesi: Cycadales

  • Gruppo: gimnosperme; riproduzione tramite coni (strobili), senza fiori
  • Famiglie: Cycadaceae (solo il genere Cycas) e Zamiaceae (gli altri nove generi), secondo POWO; alcuni autori separano una famiglia Stangeriaceae
  • Diversità: 10 generi; 382 specie e 14 sottospecie o varietà, cioè 396 nomi accettati, secondo The World List of Cycads (versione dell’agosto 2026)
  • Distribuzione naturale: America tropicale e subtropicale (dal sud-est degli Stati Uniti alla Bolivia e al Brasile), Africa subsahariana, Madagascar, Asia meridionale e orientale, Australia, isole del Pacifico
  • CITES: tutte le specie sono iscritte; nell’appendice I: Ceratozamia, Encephalartos, Microcycas calocoma, Stangeria eriopus, Cycas beddomei e Zamia restrepoi; tutte le altre nell’appendice II
  • Conservazione: circa due terzi delle specie sono minacciate secondo le valutazioni della IUCN; è il gruppo di piante più minacciato tra quelli valutati finora
  • In Italia: l’Orto Botanico di Napoli conserva una delle collezioni più ricche al mondo (550 esemplari e 110 specie nel 2019); Cycas revoluta è coltivata all’aperto a Palermo dalla fine del Settecento (vedi Le cicadee negli orti botanici italiani)
  • Tossicità: tutte le parti sono tossiche, soprattutto i semi (vedi Tossicità e precauzioni)

Caratteri delle cicadee

Una cicadea è formata da un fusto e da una corona di grandi foglie. Il fusto, chiamato anche stipite o caudice, è per lo più semplice e cilindrico. In alcune specie si ramifica o resta interrato, e allora lascia vedere soltanto le foglie. È coperto dalle basi delle foglie vecchie e può immagazzinare acqua e amido.

Le foglie sono pennate, cioè divise in foglioline disposte ai due lati di un asse, rigide e spesso coriacee. Esistono due eccezioni notevoli: le foglie bipennate (divise due volte) delle Bowenia e le foglioline a loro volta divise di alcune Cycas come Cycas debaoensis. Le foglie giovani escono a ondate, spesso tutte insieme, e si distendono in poche settimane.

Oltre alle radici ordinarie, le cicadee formano radici coralloidi. Queste piccole radici ramificate, a forma di corallo, crescono verso la superficie del suolo e ospitano cianobatteri (Nostoc e generi affini) che fissano l’azoto dell’aria. Questa associazione aiuta le cicadee a vivere su suoli poveri.

Tutte le cicadee sono dioiche: ogni pianta è maschile oppure femminile. Le piante maschili portano coni pollinici; le piante femminili portano ovuli su foglie modificate, i megasporofilli. Nelle Zamiaceae questi megasporofilli sono riuniti in un cono compatto. Nelle Cycas formano una corona lassa in cima al fusto, senza un vero cono. I semi, grossi, hanno un involucro carnoso spesso rosso, arancione o giallo.

Tassonomia e classificazione

La classificazione delle gimnosperme pubblicata da Christenhusz e collaboratori nel 2011, seguita da Plants of the World Online (POWO), riconosce due famiglie nell’ordine Cycadales:

  • Cycadaceae, che comprende soltanto il genere Cycas;
  • Zamiaceae, che comprende gli altri nove generi: Bowenia, Ceratozamia, Dioon, Encephalartos, Lepidozamia, Macrozamia, Microcycas, Stangeria e Zamia.

Classificazioni più vecchie, ancora frequenti nei libri e nei cataloghi, separavano una terza famiglia, le Stangeriaceae, per Stangeria e talvolta Bowenia. Questo cambio di rango non modifica alcun nome di genere né di specie.

Il genere sudamericano Chigua, ancora citato in opere meno recenti, è stato ricondotto a Zamia: le sue due specie sono oggi riunite sotto il nome di Zamia restrepoi, di cui Chigua bernalii è un sinonimo secondo The World List of Cycads.

Il numero di specie aumenta regolarmente, perché ogni anno vengono descritte specie nuove, soprattutto in Messico, in America centrale, in Cina e nel Sud-Est asiatico. Le cifre variano quindi secondo la fonte e la data. Questo sito segue POWO per i nomi accettati. Per il numero di specie per genere cita anche The World List of Cycads, la lista di riferimento curata dal gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN.

Gli studi molecolari sfumano il soprannome di «fossili viventi». La linea è antichissima, e l’aspetto generale delle cicadee è cambiato poco dal Mesozoico, l’epoca dei dinosauri. Eppure la maggior parte delle specie attuali è recente: deriva da una diversificazione avvenuta negli ultimi dieci-dodici milioni di anni (Nagalingum et al., 2011).

Etimologia e storia

Il nome dell’ordine viene dal genere Cycas, pubblicato da Linneo nel 1753. Secondo la spiegazione più spesso riportata, Linneo lo trasse dal greco kykas. Questa parola sarebbe un errore di copiatura di koïkas, il nome di una palma in Teofrasto: le cicadee devono così il loro nome alla somiglianza con le palme. Il nome Zamia, pubblicato anch’esso da Linneo, è ricondotto allo stesso modo a una lettura errata di una parola latina di Plinio che indicava le pigne.

Le cicadee erano abbondanti e diversificate durante il Giurassico e il Cretaceo. Il loro areale attuale, frammentato tra diversi continenti, è il residuo di una distribuzione un tempo molto più vasta.

Nomi comuni

In italiano si parla di cicadee o di cicadali, e nel linguaggio corrente di «cycas»: questa parola, che in senso stretto indica il genere Cycas, viene usata in commercio per tutte le cicadee. La Cycas revoluta è spesso presentata come una «palma», e in inglese è venduta come «sago palm». Questi nomi sono fuorvianti: la vera palma da sago è una palma (Metroxylon sagu), e nessuna cicadea appartiene alla famiglia delle palme.

Distribuzione ed ecologia

Le cicadee vivono nella fascia intertropicale e ai suoi margini:

  • in America: Zamia, Ceratozamia, Dioon e Microcycas, dal sud-est degli Stati Uniti alla Bolivia e al Brasile, con un centro di diversità in Messico;
  • in Africa: Encephalartos, in tutta l’Africa subsahariana, e Stangeria, in Sudafrica e nel sud del Mozambico;
  • in Australia: Macrozamia, Lepidozamia e Bowenia, tutti e tre endemici, oltre a numerose Cycas;
  • dal Madagascar e dall’Africa orientale fino al Giappone e alle isole del Pacifico: Cycas, l’unico genere del Vecchio Mondo al di fuori dell’Africa e dell’Australia.

Gli ambienti sono molto vari: foreste tropicali umide, savane, praterie d’altitudine, pareti calcaree, dune costiere. Molte specie sopportano stagioni secche marcate, e alcune crescono su suoli molto poveri grazie alle radici coralloidi.

Nella maggior parte delle specie studiate l’impollinazione non è affidata al vento, ma a insetti, soprattutto piccoli curculionidi e tripidi. Questi insetti vivono e si nutrono nei coni. Al momento dell’impollinazione i coni producono un ciclo quotidiano di calore e di odori che attira gli insetti e poi li spinge a ripartire, carichi di polline, verso i coni femminili.

Importanza orticola e culturale

La Cycas revoluta, originaria del Giappone meridionale, è la cicadea più coltivata al mondo: pianta da appartamento, da terrazza e, nelle regioni miti, da piena terra. Gli orti botanici e i collezionisti coltivano anche numerosi Encephalartos, Dioon, Zamia e Macrozamia, apprezzati per il fogliame bluastro, rigido o molto frastagliato.

In diverse regioni del mondo i fusti e i semi delle cicadee sono serviti come fonte di amido, dopo un lungo trattamento destinato a eliminare le tossine. Una preparazione insufficiente espone a gravi avvelenamenti.

Le cicadee negli orti botanici italiani

L’Italia possiede alcune delle collezioni di cicadee più antiche e meglio documentate d’Europa. Le fonti principali sono le pagine ufficiali dei giardini, la rivista Delpinoa dell’Orto Botanico di Napoli, gli Index Seminum, i cataloghi storici della Mortola e la banca dati BGCI PlantSearch; ogni cifra va letta con la data della sua fonte.

  • Orto Botanico di Napoli: la collezione nasce dal lascito delle piante di Luigi Califano (1901-1976) e si è arricchita con le raccolte sul campo in Messico, in America centrale e meridionale e in Africa, dal 1969 al 1994. Secondo il censimento mondiale di Osborne del 1992, citato dal giardino, era allora la prima collezione al mondo per numero di taxa; la cifra pubblicata più recente è di 550 esemplari e 110 specie (Delpinoa, volume 2014-2015 uscito nel 2019). Quasi tutte le piante vivono nelle Serre Califano, che servono alla conservazione e non sono sempre visitabili; all’aperto, nell’Area delle gimnosperme, crescono Cycas revoluta, Dioon edule, Encephalartos villosus e Ceratozamia mexicana. Diverse specie di Dioon, di Ceratozamia e di Zamia sono state descritte da botanici napoletani su piante raccolte in natura.
  • Orto Botanico di Palermo: il Cycadetum ospiterebbe, secondo il giardino stesso, circa la metà delle specie di cicadee conosciute. Il primo Cycas revoluta, dono della regina Maria Carolina, vi fu piantato nel 1799 secondo la pagina dell’università, nel 1793 secondo la scheda dell’Associazione Parchi e Giardini d’Italia: le due fonti si contraddicono. All’aperto il giardino segnala anche esemplari notevoli di Encephalartos longifolius e di Macrozamia moorei, e una pianta che fonti del 2025 e del 2026 identificano come ibrido Encephalartos woodii × natalensis.
  • Giardino dei Semplici, Firenze: circa 110 esemplari, 8 generi e una sessantina di specie secondo l’ultimo censimento pubblicato dal Museo di Storia Naturale, coltivati per lo più in vaso nella serra fredda; un gruppo di Cycas revoluta cresce in piena terra davanti alla serra e si è adattato al clima fiorentino.
  • Giardini Botanici Hanbury (La Mortola, Ventimiglia): i cataloghi del 1897 e del 1912 elencano diverse cicadee all’aperto, tra cui Dioon edule e Macrozamia spiralis acquistati nel 1888; non si sa quali piante storiche siano ancora vive.
  • Altri giardini: Roma, Pisa, Padova, Catania, Pavia e altri orti universitari coltivano soprattutto Cycas revoluta e alcune specie di Ceratozamia, Dioon ed Encephalartos, secondo BGCI PlantSearch e le schede dei giardini, fonti spesso incomplete o non datate.

Il quadro completo, giardino per giardino e con tutte le fonti datate, è nell’articolo Cicadee negli orti botanici italiani: Napoli, Palermo, Firenze e La Mortola. Le pagine dei generi riportano, per ciascun genere, le specie citate nelle collezioni italiane.

Coltivazione in generale

Le cicadee crescono molto lentamente, spesso con una sola corona di foglie all’anno. Le loro esigenze generali sono le seguenti:

  • un’esposizione in pieno sole o a mezz’ombra, secondo la specie;
  • un substrato molto drenante;
  • annaffiature moderate: sopportano una stagione secca, ma un eccesso d’acqua prolungato fa marcire fusto e radici.

La moltiplicazione avviene per seme o per polloni basali, due metodi lenti.

In Italia la maggior parte delle specie si coltiva in serra o in casa, in un luogo luminoso. Alcune passano l’inverno all’aperto nelle regioni miti, in suolo ben drenato: Cycas revoluta cresce all’aperto negli orti botanici di Palermo, Napoli, Roma e Firenze, e a Palermo esemplari notevoli di Encephalartos longifolius e di Macrozamia moorei crescono all’aperto. Il clima dei giardini del sud-est della Francia, come il Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var), è vicino a quello di molte regioni italiane, dalle coste liguri e tirreniche alla Sicilia, alla Sardegna e alla Puglia: le loro esperienze, riportate nelle pagine dei generi, possono quindi orientare il coltivatore italiano, pur restando esperienze francesi, senza equivalenza precisa con una località italiana. La resistenza al freddo varia molto da una specie all’altra; ogni scheda indica i valori noti e la loro fonte.

Normativa e conservazione

Le cicadee sono tra gli esseri viventi più minacciati del pianeta. Secondo le valutazioni della IUCN, circa due terzi delle specie rientrano in una categoria di minaccia. Nel 2020 quattro taxa erano considerati estinti allo stato selvatico. Il caso più celebre è Encephalartos woodii: se ne conoscono soltanto piante maschili, moltiplicate in coltivazione a partire da un solo individuo scoperto in Sudafrica. Le minacce principali sono:

  • la distruzione degli habitat;
  • la raccolta illegale di piante selvatiche per le collezioni;
  • una crescita così lenta che le popolazioni si ricostituiscono a fatica.

Tutte le cicadee sono iscritte nelle appendici della CITES, la convenzione che regola il commercio internazionale delle specie minacciate. Le specie dell’appendice I possono essere oggetto di commercio internazionale a fini commerciali soltanto se provengono da riproduzione artificiale e sono accompagnate dai documenti richiesti. Si tratta di tutte le Ceratozamia e di tutti gli Encephalartos, oltre che di Microcycas calocoma, Stangeria eriopus, Cycas beddomei e Zamia restrepoi. Le altre specie, nell’appendice II, circolano con permessi; per esse semi, polline e colture in vitro sono esenti dai controlli CITES (annotazione #4).

Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la CITES è applicata dal regolamento (CE) n. 338/97: le specie dell’appendice I della CITES figurano di norma nell’allegato A del regolamento, quelle dell’appendice II nell’allegato B. Le regole sono le stesse in tutti i Paesi dell’Unione. Prima di acquistare, importare o vendere una cicadea rara, verificatene lo stato e i documenti richiesti. Le fonti ufficiali sono il testo del regolamento su EUR-Lex e l’autorità CITES nazionale. Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali.

Tossicità e precauzioni

Tutte le parti delle cicadee sono tossiche, in particolare i semi. Contengono cicasina, un glucoside che l’organismo trasforma in metilazossimetanolo (MAM), tossico per il fegato e il sistema nervoso. L’avvelenamento può essere grave, perfino mortale, negli animali come nell’uomo. I cani sono le vittime più frequenti, perché masticano volentieri i semi di Cycas revoluta. Tenete queste piante fuori dalla portata dei bambini e degli animali domestici. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

I generi di cicadee

Numero di specie secondo The World List of Cycads (versione dell’agosto 2026); sottospecie e varietà sono contate a parte.

Famiglia Cycadaceae

  • Cycas: 118 specie (e 6 taxa infraspecifici), dal Madagascar e dall’Africa orientale al Giappone, all’Australia e al Pacifico; l’unico genere senza un cono femminile compatto.

Famiglia Zamiaceae

  • Bowenia: 2 specie del Queensland orientale (Australia), le sole cicadee con foglie bipennate.
  • Ceratozamia: 45 specie del Messico, del Guatemala, del Belize e dell’Honduras; le squame dei loro coni portano due piccole corna.
  • Dioon: 19 specie del Messico e dell’Honduras, a crescita molto lenta e di grande longevità; genere meglio rappresentato nelle serre dell’Orto Botanico di Napoli.
  • Encephalartos: 65 specie (e 6 taxa infraspecifici) dell’Africa subsahariana, molto ricercate e spesso gravemente minacciate.
  • Lepidozamia: 2 specie dell’Australia orientale, tra le cicadee con il fusto più alto.
  • Macrozamia: 41 specie, tutte endemiche dell’Australia.
  • Microcycas: una sola specie, Microcycas calocoma, endemica di Cuba occidentale.
  • Stangeria: una sola specie, Stangeria eriopus, del Sudafrica e del sud del Mozambico, con foglie da felce; fu descritta dapprima come una felce.
  • Zamia: 88 specie (e 2 taxa infraspecifici), il genere americano più grande, dal sud-est degli Stati Uniti alla Bolivia e al Brasile, Antille comprese; specie tipo: Zamia pumila.

Domande frequenti

La cycas è una palma?

No. Le cicadee sono gimnosperme, più vicine alle conifere e al ginkgo che alle palme, che sono piante a fiori. La somiglianza è una convergenza di forma: un fusto semplice sormontato da una corona di grandi foglie.

Le cicadee sono piante succulente?

Non in senso stretto. Il loro fusto immagazzina acqua e riserve, e molte specie sopportano lunghe stagioni secche. Per questo i collezionisti di piante grasse le coltivano spesso, con cure simili: substrato drenante e annaffiature moderate.

Quanto vive una cicadea?

Molto a lungo, ma le età precise sono documentate di rado. La crescita lenta e la grande longevità spiegano il valore dei grandi esemplari e la difficoltà di ricostituire le popolazioni selvatiche. L’Orto Botanico di Palermo presenta la sua prima Cycas revoluta, dono della regina Maria Carolina, come piantata nel 1799 (1793 secondo un’altra fonte).

Si può acquistare liberamente una cicadea?

Le piante riprodotte artificialmente e vendute legalmente nei garden center, come Cycas revoluta, si acquistano senza difficoltà. Per le specie rare, in particolare quelle dell’appendice I della CITES, l’importazione, la vendita e talvolta la detenzione richiedono documenti: chiedeteli al venditore e verificate i testi ufficiali.

Dove vedere cicadee in Italia?

Soprattutto all’Orto Botanico di Napoli, la collezione meglio documentata, all’Orto Botanico di Palermo, con il suo Cycadetum all’aperto, al Giardino dei Semplici di Firenze e ai Giardini Hanbury. Le serre di Napoli non sono sempre visitabili: informatevi prima della visita. I dettagli sono nell’articolo dedicato agli orti botanici italiani.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Christenhusz, M.J.M., Reveal, J.L., Farjon, A., Gardner, M.F., Mill, R.R. & Chase, M.W. (2011). A new classification and linear sequence of extant gymnosperms. Phytotaxa 19: 55-70.
  • Nagalingum, N.S., Marshall, C.R., Quental, T.B., Rai, H.S., Little, D.P. & Mathews, S. (2011). Recent synchronous radiation of a living fossil. Science 334: 796-799.
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. The World List of Cycads, edizione in rete, versione del 15 agosto 2026 (consultata il 1° ottobre 2026).
  • Marler, T.E. & Marler, P.N. (2015). An assessment of Red List data for the Cycadales. Tropical Conservation Science 8(4).
  • Menale, B. & De Luca, P. (2011). L’Orto Botanico di Napoli. Delpinoa n.s. 49 (2007): 111-135.
  • Sibilio, G. (2019). The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy. Delpinoa n.s. 56-57 (2014-2015): 69-103.