Zamia chigua

Zamia chigua è una cicadea delle foreste pluviali di pianura della costa pacifica della Colombia, nei dipartimenti del Chocó e della Valle del Cauca. Questa specie del genere Zamia, descritta nel 1854 da Berthold Seemann, è la Zamia colombiana che più somiglia a una felce: le sue foglie, lunghe fino a 3 m, portano fino a 80 paia di foglioline sottili e sovrapposte. Il suo nome viene da «chigua», la parola con cui gli abitanti del Chocó chiamano tutte le cicadee, ed è all’origine di molte confusioni. Le piante delle montagne di Panama attribuite un tempo a questa specie sono oggi Zamia lindleyi. La IUCN la considera quasi minacciata.

In sintesi: Zamia chigua

  • Nome accettato: Zamia chigua Seem. (1854), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Aulacophyllum ortgiesii Regel (1876), Zamia princeps Rob. (1876), Palmifolium chigua (Seem.) Kuntze (1891); Zamia lindleyana H.Wendl. (1854) è un nome nudo (non valido). Da non confondere con l’antico genere Chigua, oggi incluso in Zamia
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; «zamia helecho» (zamia felce) nell’orticoltura di lingua spagnola; «chigua», nome generico delle cicadee nel Chocó
  • Distribuzione naturale: Colombia (Chocó, Valle del Cauca)
  • Stato IUCN: quasi minacciata (NT), valutazione del 2022, criteri B1b(iii)+2b(iii)
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, dal 1977, annotazione #4: semi esclusi); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, foresta pluviale di pianura, tra circa 30 e 275 m secondo gli esemplari d’erbario citati; nessun dato di coltivazione
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto alto fino a 2 m e largo 15 cm; da 3 a 15 foglie lunghe da 0,5 a 3 m, con 40-80 paia di foglioline
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia chigua?

L’aspetto di felce è il primo indizio: foglie lunghe, con moltissime foglioline sottili, intere e sovrapposte, e un picciolo e un rachide fittamente coperti di spine rigide, spesso ramificate. La Flora de Colombia (Stevenson, 2001) la descrive così:

  • Fusto: arborescente, alto fino a 2 m e largo 15 cm, con la superficie striata, soprattutto nelle piante grandi; è piuttosto pesante, per la grande quantità di tessuto che trattiene l’acqua. Catafilli a base triangolare e apice lanceolato, lunghi da 3 a 6 cm.
  • Foglie: da 3 a 15, lunghe da 0,5 a 3 m; picciolo lungo fino a 1 m, glabro, con spine fittissime e di solito ramificate; rachide con 40-80 paia di foglioline sovrapposte (meno nelle piante giovani), spinoso nella metà inferiore.
  • Foglioline: sessili, lanceolate e un po’ falcate, le mediane lunghe da 10 a 30 cm e larghe da 1 a 1,5 cm, non solcate, da cartacee a membranose, a margine intero.
  • Coni maschili: giallastri, cilindrici, lunghi da 10 a 20 cm e larghi da 2 a 3 cm.
  • Coni femminili: bruno chiaro, da strettamente ovoidi a cilindrici, lunghi da 20 a 30 cm e larghi da 8 a 12 cm.
  • Semi: ovoidali, rossi.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.

Possibili confusioni

Il nome stesso è fonte di confusione, perché nel Chocó «chigua» indica tutte le cicadee:

  • Zamia roezlii, dello stesso versante pacifico, è stata spesso confusa con Zamia chigua. Secondo la Flora de Colombia, anche i numeri cromosomici pubblicati da Norstog nel 1980 e nel 1981 per Zamia chigua riguardavano in realtà piante di Zamia roezlii, come lo stesso Norstog riconobbe nel 1986.
  • Zamia lindleyi, delle montagne dell’ovest di Panama (Bocas del Toro, Chiriquí): fu a lungo considerata la stessa specie, e la Flora de Colombia del 2001 parlava ancora di una popolazione disgiunta di Zamia chigua nel Chiriquí, tra 600 e 1.200 m. Nel 2012 Calonje e collaboratori hanno riabilitato Zamia lindleyi come specie distinta: da allora Zamia chigua è considerata esclusivamente colombiana.
  • Zamia amplifolia, anch’essa della Valle del Cauca, ha invece solo 6-10 paia di foglioline larghissime (12-15 cm): impossibile confonderle da adulte.
  • L’antico genere Chigua (oggi Zamia restrepoi) non ha niente a che vedere con questa specie, se non il nome.

Tassonomia

Zamia chigua fu descritta dal botanico tedesco Berthold Carl Seemann nella Botany of the Voyage of H.M.S. Herald (6: 201-203, tavola 43), nel 1854. Il lectotipo è la tavola 43 di quest’opera, scelta da Stevenson e Sabato nel 1986.

Nella seconda metà dell’Ottocento la pianta ricevette altri nomi oggi considerati sinonimi: Aulacophyllum ortgiesii Regel (1876, tipo raccolto da Gustav Wallis in Colombia) e Zamia princeps Rob. (1876); nel 1891 Kuntze la chiamò Palmifolium chigua. Zamia lindleyana, pubblicato da Wendland nel 1854 senza descrizione, è un nome nudo. Secondo la Flora de Colombia, la confusione sull’identità di Zamia chigua è venuta dalla mancanza di tipificazione di diverse Zamia e dal fatto che molte specie colombiane si chiamano localmente «chigua».

Etimologia e storia

L’epiteto viene da «chigua», trascrizione spagnola del nome indigeno delle cicadee in Colombia (Haynes, 2022); la Flora de Colombia lo collega al nome comune delle Zamia nel Chocó. I nomi pubblicati negli anni 1870 in riviste di giardinaggio (Gartenflora, The Garden) suggeriscono che la pianta circolasse già nelle collezioni europee, ma nessuna fonte consultata lo afferma esplicitamente. The World List of Cycads conserva fotografie scattate in natura nel 2003, nel 2009, nel 2014 e nel 2015.

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano. Secondo la Flora de Colombia, in orticoltura è nota come «zamia helecho», cioè «zamia felce», per il suo aspetto. «Chigua» è il nome comune delle cicadee nel Chocó, applicato a diverse specie: non indica in modo specifico Zamia chigua.

In natura

Zamia chigua cresce nelle foreste pluviali di pianura del Chocó e della Valle del Cauca, sul versante pacifico della Colombia. Gli esemplari d’erbario citati dalla Flora de Colombia vengono da quote comprese tra circa 30 e 275 m. Secondo la stessa flora la specie è relativamente comune, e le popolazioni conosciute producono spesso semi, ma la sua biologia riproduttiva non è studiata. Il Chocó biogeografico è una delle regioni più piovose del mondo.

Stato di conservazione e normativa

Zamia chigua è classificata quasi minacciata (NT) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di Cristina López-Gallego pubblicata nel 2022 (corretta nel 2023), con i criteri B1b(iii)+2b(iii): areale limitato e declino della qualità dell’habitat. Nel 2001 la Flora de Colombia indicava come unica minaccia nota la distruzione dell’habitat.

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, rientra nell’Appendice II della CITES, in cui le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 che esclude in particolare i semi. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97: l’importazione di piante vive richiede un permesso. Stato IUCN ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente; verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

Nelle fonti consultate non è stata trovata alcuna esperienza di coltivazione recente documentata né alcuna raccomandazione verificata propria della specie. Le indicazioni dettagliate che circolano (substrato, umidità, temperature minime di serra) non hanno una fonte identificabile e non vengono riprese qui. Il suo ambiente è la foresta pluviale tropicale di pianura, calda e umida tutto l’anno.

In Italia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia. Sul forum Tropicamente il nome «chigua» compare solo in un elenco delle cicadee dell’Appendice I della CITES pubblicato nel 2009, dove indica l’antico genere Chigua, oggi Zamia restrepoi, e non questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026). Nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate (cataloghi, Index Seminum e pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, banca dati BGCI).

Moltiplicazione

Nessun dato di coltivazione. Come tutte le Zamia la specie è dioica: per ottenere semi servono una pianta maschile e una femminile, e in coltivazione un’impollinazione a mano.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie.

Rusticità

Non esiste alcun dato misurato sulla resistenza di Zamia chigua al freddo. La specie vive nella foresta pluviale tropicale di bassa quota, senza gelo; le soglie di temperatura che talvolta si leggono non sono basate su misure pubblicate.

In Italia e nel sud della Francia

Non è nota alcuna prova all’aperto in Italia. Nemmeno nel Sud-Est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è stata trovata alcuna coltivazione o osservazione di freddo che la riguardi.

Riferimenti internazionali

Nessun riscontro di coltivazione datato è stato trovato. Per una pianta di foresta tropicale senza gelo, la serra calda resta l’unica scelta prudente.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità su Zamia chigua. Il rischio è però documentato nel genere: per Zamia furfuracea l’ASPCA cita la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato nel cane, nel gatto e nel cavallo; i semi sono la parte più pericolosa. Considerate la pianta tossica e tenetela lontano da bambini e animali. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso tradizionale proprio della specie. Il nome «chigua», usato per tutte le cicadee del Chocó, mostra che le popolazioni locali le conoscono, ma non è stata trovata alcuna descrizione di un uso alimentare o medicinale che riguardi con certezza Zamia chigua.

Domande frequenti

Perché si chiama «chigua»?

Dal nome con cui nel Chocó si chiamano le cicadee, trascritto in spagnolo come «chigua». Per questo il nome è stato attribuito a più specie, e la confusione è durata a lungo.

Zamia chigua cresce anche a Panama?

No, secondo la tassonomia attuale. Le piante delle montagne dell’ovest di Panama, un tempo attribuite a Zamia chigua, sono state riconosciute nel 2012 come una specie distinta, Zamia lindleyi.

Che rapporto c’è con il genere Chigua?

Nessuno, se non il nome. Il genere Chigua, descritto nel 1990, è stato incluso in Zamia, e la sua specie superstite si chiama oggi Zamia restrepoi.

Come si distingue da Zamia roezlii?

Dalle foglioline: da 40 a 80 paia, strette (1-1,5 cm), intere e sovrapposte, con picciolo e rachide coperti di spine spesso ramificate. Le due specie sono state a lungo confuse, anche negli studi sui cromosomi.

È minacciata?

Moderatamente: la IUCN la classifica quasi minacciata (2022), per un areale limitato e un habitat in declino.

È tossica?

Sì, come tutte le cicadee: in mancanza di dati specifici va considerata tossica, soprattutto i semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Seemann, B.C. (1854). Zamia chigua. In: The Botany of the Voyage of H.M.S. Herald 6: 201-203, tav. 43. [Protologo; non consultato (Biodiversity Heritage Library inaccessibile).]
  • Stevenson, D.W. (2001). Zamiaceae. In: Flora de Colombia 21. Instituto de Ciencias Naturales, Universidad Nacional de Colombia, Bogotá. [Trattamento della specie; letto nella versione in linea.]
  • Stevenson, D.W. & Sabato, S. (1986). Typification of names in Zamia L. and Aulacophyllum Regel (Zamiaceae). Taxon 35: 134-144. [Scelta del lectotipo; citato dalla Flora de Colombia, non consultato.]
  • Calonje, M., Taylor-Blake, A.S., Stevenson, D.W., Holzman, G. & Ramos, Y.A. (2012). Zamia lindleyi: a misunderstood species from the highlands of western Panama. Memoirs of the New York Botanical Garden 106: 419-437. [Riabilitazione di Zamia lindleyi; non consultato direttamente.]
  • Stevenson, D.W. (2004). Cycads of Colombia. The Botanical Review 70(2): 194-234. [Sintesi regionale; non consultata direttamente.]
  • López-Gallego, C. (2022, errata 2023). Zamia chigua. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T213253349A69843485. [Valutazione quasi minacciata; pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia, ripresa da The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]