Zamia urarinorum è una cicadea dell’Amazzonia peruviana, nota soltanto nel dipartimento di Loreto, nei bacini dei fiumi Chambira e Urituyacu, affluenti del Marañón, dove cresce in foreste paludose e torbiere, spesso con i piedi nell’acqua. Descritta nel febbraio 2026, è la specie più recente del genere Zamia e l’unica cicadea conosciuta che viva in suoli costantemente intrisi d’acqua. Il nome rende omaggio al popolo urarina, che abita queste terre allagate. La IUCN non l’ha ancora valutata; i suoi descrittori raccomandano di classificarla in pericolo.
In sintesi: Zamia urarinorum
- Nome accettato: Zamia urarinorum Calonje, R. Zárate & M.Asa Jones (2026), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessuno
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
- Distribuzione naturale: Perù, dipartimento di Loreto (distretto di Urarinas: fiumi Tigrillo e Urituyacu, Curuinsi), sei località note, tra 115 e 180 m di quota
- Stato IUCN: non valutata; «in pericolo» (EN) raccomandato dagli autori della descrizione
- CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (tutto il genere, semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, dal pieno sole delle torbiere aperte all’ombra delle foreste di palme; suoli torbosi o organici acidi, saturi d’acqua in permanenza; nessuna indicazione di coltivazione pubblicata
- Portamento e dimensioni adulte: fusto aereo sottile, alto 14-150 cm e largo 4,5-12 cm; 2-6 foglie lunghe da 68 cm a 3 m
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia urarinorum?
Si riconosce dal fusto aereo sottile, dalle poche foglie con il picciolo irto di aculei e dalle lunghe foglioline strette, finemente dentate solo verso l’apice e percorse sulla pagina superiore da una piega longitudinale in rilievo. La descrizione che segue è tratta dal protologo (Calonje et al., 2026):
- Fusto: aereo, cilindrico, di solito solitario, talvolta con due teste, alto 14-150 cm e largo 4,5-12 cm; catafilli triangolari di 4,5-5,5 cm, coperti da un feltro da grigio-bruno a giallo-bruno.
- Foglie: 2-6 per fusto, erette o appena aperte, lunghe da 68 cm a 3 m e larghe 20-90 cm. Il picciolo, di 28-136 cm, è da moderatamente a fortemente armato di aculei di 2-5 mm, spesso rivolti verso l’alto; il rachide, di 27-166 cm, è inerme o poco armato. Picciolo e rachide delle foglie giovani sono coperti da un feltro bianco.
- Foglioline: 10-52, da cartacee a coriacee, opposte o quasi, da strettamente ellittiche a lanceolate, lungamente acuminate, con una piega longitudinale in rilievo sulla pagina superiore; il margine porta 10-41 denti sottili nel terzo o nel quarto terminale. Quelle mediane misurano 10,7-45,6 cm per 2,5-7,8 cm, con 24-46 nervature parallele. Le foglioline giovani sono verde-giallo chiaro, poi verde medio al sole e verde brunastro scuro all’ombra.
- Coni maschili: 4-8 per testa, conico-cilindrici, di 5,1-5,2 cm per 1,1-1,2 cm al momento della dispersione del polline, coperti da un feltro da rosa-arancio a bruno, su un peduncolo di 4,8-9 cm; l’asse del cono è peloso.
- Coni femminili: uno per testa, di 13-19,5 cm per 3,8-5,3 cm a maturità, cilindrici, con una punta sterile larga e ottusa, coperti da un feltro grigio-bruno, su un peduncolo di 5,5-11,5 cm.
- Semi: ovoidi-piramidali, di 11,6-15,6 mm per 7,8-9,3 mm, con un involucro carnoso da rosso chiaro a rosso-arancio.
L’aspetto delle foglie cambia con la luce. Nelle torbiere aperte, in pieno sole, le piante hanno foglie più corte e foglioline più strette, più gialle e spesso ricurve; all’ombra delle foreste chiuse le foglie sono più lunghe e le foglioline più larghe e più scure. Gli organi riproduttivi, invece, sono identici ovunque (Calonje et al., 2026).
Ibridi
Non è noto alcun ibrido.
Possibili confusioni
La specie più vicina è Zamia multidentata, descritta nel 2023 della Serra do Divisor (Acre, Brasile) e segnalata in Perù nello stesso articolo del 2026. Entrambe hanno un fusto aereo sottile e foglioline dentate. Zamia urarinorum se ne distingue per (Calonje et al., 2026):
- foglie meno numerose (2-6 per fusto, contro 8-14);
- foglioline da strettamente ellittiche a lanceolate, lunghe fino a 45,6 cm (contro foglioline da ovate a ellittiche di 21,7 cm al massimo), finemente dentate solo nel terzo o nel quarto terminale;
- coni maschili molto più piccoli (5,1-5,2 cm contro 8,2-8,3 cm), con l’asse peloso (glabro in Zamia multidentata);
- coni femminili su peduncoli più corti (5,5-11,5 cm contro 12-17,5 cm) e semi più piccoli;
- un habitat sommerso in permanenza, mentre Zamia multidentata vive in foresta di terraferma ben drenata.
Altre due specie amazzoniche le si avvicinano: Zamia hymenophyllidia, dalle foglioline membranacee con nervature in rilievo sulla pagina superiore, e Zamia urep, della regione di Huánuco, con fusto sotterraneo e foglioline fortemente nervate. Zamia poeppigiana, l’altra Zamia amazzonica a tronco, è molto più massiccia: fino a 3 m di altezza e 25 cm di diametro.
Tassonomia
The World List of Cycads accetta Zamia urarinorum; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie non ha sinonimi. È stata descritta da Michael Calonje (Montgomery Botanical Center, Florida), Ricardo Zárate-Gómez (Istituto di ricerca dell’Amazzonia peruviana, IIAP) e Malcolm A. Jones, con Rosane Segalla, Manuel Martín Brañas, Carlos Gabriel Hidalgo Pizango e Fernando Roca Alcázar, nella rivista Phytotaxa (volume 741, pagine 1-17), uscita il 12 febbraio 2026.
Con questa specie il bacino amazzonico conta undici Zamia, quattro delle quali a fusto aereo: Zamia poeppigiana, Zamia multidentata, Zamia hymenophyllidia e Zamia urarinorum. Eppure i fusti aerei passavano per rari in questa regione, dove all’inizio degli anni 2000 si riconosceva soltanto Zamia poeppigiana. Per gli autori la scoperta conferma che la diversità delle cicadee amazzoniche è ancora sottostimata (Calonje et al., 2026).
Etimologia e storia
L’epiteto urarinorum, «degli Urarina», onora il popolo indigeno urarina, in riconoscimento della sua presenza antica e del suo ruolo di custode delle pianure allagate dell’Amazzonia peruviana in cui cresce la specie. Gli Urarina, circa 5812 persone al censimento del 2017, vivono nel conoide alluvionale del Pastaza, tra i bacini del Chambira e del Corrientes (Calonje et al., 2026).
La specie è stata individuata durante un inventario della biodiversità lungo il fiume Tigrillo, nel distretto di Urarinas, da una spedizione dell’IIAP dedicata alla biodiversità e alle dimensioni sociali del territorio urarina, nel marzo e nell’aprile 2025. Le piante sono state studiate nelle comunità di Raya Yacu, Nuevo Horizonte e Puerto Rico. L’olotipo è stato raccolto il 12 aprile 2025 a Raya Yacu, a 135 m, da Ricardo Zárate, Michael Calonje e Malcolm Jones (n. 24417); è conservato nell’erbario dell’Università San Marcos di Lima (USM), con duplicati negli erbari HH e FTG. Due raccolte più antiche, fatte nell’agosto 2003 a Juan Velasco Alvarado e a Reforma, appartengono anch’esse alla specie (Calonje et al., 2026).
Nomi comuni
Non esiste alcun nome comune attestato per questa specie, né in italiano né in spagnolo né in lingua urarina.
In natura
Zamia urarinorum è nota in sei località del dipartimento di Loreto: tre lungo il fiume Tigrillo, che sfocia nel Chambira poco prima della confluenza di quest’ultimo con il Marañón, due lungo l’Urituyacu, affluente diretto del Marañón, e una vicino alla comunità di Curuinsi. Questi siti, tra 115 e 180 m di quota, si trovano sul margine meridionale del conoide alluvionale del Pastaza, il più grande conoide alluvionale tropicale umido del mondo, che ospita il più vasto complesso di torbiere conosciuto dell’Amazzonia (Calonje et al., 2026).
La specie occupa tre tipi di foresta umida, tutti su suoli saturi d’acqua e allagati periodicamente o in permanenza:
- le foreste di torbiera ad alberi sottili («varillales hidromórficos»), su torbe profonde (in media da 89 a 251 cm secondo i siti, fino a 3,80 m), acide (pH intorno a 4) e povere, dove la falda resta vicina alla superficie; è nella loro forma aperta, in piena luce, che la specie è più abbondante;
- le foreste di «shebonal», allagate per una parte dell’anno e dominate dalla palma Attalea phalerata, senza accumulo di torba, dove è piuttosto comune;
- le paludi a palma aguaje («aguajal», dominate da Mauritia flexuosa), dove è rara.
Nell’aprile 2025 la maggior parte delle piante aveva il fusto in parte o del tutto sott’acqua. Le radici affondano direttamente nell’acqua, non soltanto su piccoli rilievi o al piede degli alberi, senza alcun segno di marciume delle radici o del fusto, anche dopo una lunga sommersione. Una pianta adulta, su una sponda allagata, aveva persino la gemma apicale completamente sommersa, e restava sana. Altre Zamia vivono sotto piogge fortissime, come Zamia chigua e Zamia roezlii del Chocó, ma quest’ultima, vicina alle mangrovie, cresce su rilievi non allagati. Zamia urarinorum è l’unica cicadea conosciuta che prosperi in suoli saturi in permanenza e privi di ossigeno (Calonje et al., 2026).
Il clima è tropicale umido: da 2040 a 2830 mm di pioggia all’anno (2380 mm in media), con una stagione delle piogge marcata da marzo a maggio e massime medie di 34 °C quasi costanti tutto l’anno. L’impollinatore non è noto, ma gli autori sospettano un coleottero del genere Pharaxonotha, che impollina altre Zamia del Sudamerica. Hanno osservato numerosi danni sulle foglie, tra cui un bruco della farfalla Eumaeus toxana, abituale consumatore delle cicadee americane. Un cono maschile liberava polline il 13 marzo 2025; in aprile le piante portavano foglie nuove, coni femminili quasi maturi e giovani coni maschili (Calonje et al., 2026).
Stato di conservazione e normativa
Zamia urarinorum non è ancora stata valutata dalla IUCN (The World List of Cycads, versione 2026.08.15). I suoi descrittori raccomandano di classificarla in pericolo (EN), secondo i criteri B1ab(i,ii,iii,iv,v)+2ab(i,ii,iii,iv,v): l’areale (estensione di presenza) è di 2280 km² e l’area effettivamente occupata di 24 km² (22 km² in un altro passo dell’articolo), e diverse minacce plausibili potrebbero colpire tutte le sottopopolazioni. Questa valutazione preliminare non ha valore ufficiale (Calonje et al., 2026).
Le tre località del fiume Tigrillo sono molto isolate, senza strade e poco toccate dall’uomo: la scarsa densità di popolazione, l’assenza di strade e le tradizioni urarina favorevoli alla foresta vi limitano il disboscamento. Gli autori citano però minacce emergenti: inquinamento dovuto alle perdite degli oleodotti, progetti di strade e di linee elettriche, agricoltura commerciale, sfruttamento non sostenibile dei prodotti forestali ed erosione dei saperi tradizionali. Soprattutto, la specie dipende da un regime d’acqua permanente: qualsiasi cambiamento del drenaggio, delle piogge o del clima potrebbe esserle fatale in natura.
Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia urarinorum rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+ non nomina ancora la specie, ma l’iscrizione riguarda l’intero genere («Zamia spp.») e quindi la comprende (consultazione del 3 ottobre 2026).
Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.
Coltivazione
Non è stata pubblicata alcuna indicazione di coltivazione e non è documentato alcun riscontro da parte di coltivatori: descritta nel 2026, la specie non sembra ancora coltivata in Europa.
Pone una domanda insolita per una cicadea. Le Zamia, come quasi tutte le cicadee, temono i suoli fradici, e l’eccesso d’acqua è la prima causa di marciume in coltivazione. Zamia urarinorum fa eccezione in natura, ma nulla dice come si comporti in vaso, fuori dal suo ambiente: caldo costante, acqua in movimento, torba acida e simbiosi radicali proprie di queste paludi. Gli autori vi vedono adattamenti fisiologici nuovi, ancora da studiare. Qualsiasi coltivazione richiederebbe una serra calda e resterebbe sperimentale.
In Italia
Non è documentata alcuna pianta in Italia. La specie, descritta solo nel 2026, non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici (pubblicazioni e Index Seminum dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch). Lo stesso vale per il forum francese Fous de palmiers.
Moltiplicazione
Non esistono dati propri della specie. Come tutte le Zamia, ha piante maschili e piante femminili distinte e si moltiplicherebbe per seme fresco. Non è stato pubblicato alcun dato di germinazione.
Malattie e parassiti
In natura gli autori hanno notato numerosi danni da erbivori sulle foglie, tra cui bruchi di Eumaeus toxana. Non è documentata alcuna malattia, e le piante sommerse non mostravano marciumi (Calonje et al., 2026).
Rusticità
Per Zamia urarinorum non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Vive nella pianura amazzonica, con massime medie di 34 °C quasi costanti; nulla fa pensare che sopporti il gelo.
In Italia e nel sud della Francia
Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Non esiste nemmeno alcun riscontro dal sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane. L’unica possibilità resta la serra calda.
Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, l’unico dato sul genere riguarda Zamia integrifolia, della Florida, sopravvissuta a −7 °C nel febbraio 2012 con danni alle foglie, un’esperienza francese trasferibile a molte regioni italiane dal clima simile. Nulla permette di estendere questo risultato a Zamia urarinorum, una specie delle paludi amazzoniche mai provata al freddo.
Riferimenti internazionali
Non è documentata alcuna misura di freddo fuori dall’Italia e dalla Francia, né sui forum né negli orti botanici.
Tossicità e precauzioni
Non è documentato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia urarinorum. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
La descrizione della specie non documenta alcun uso della pianta da parte degli Urarina o di altri abitanti.
Domande frequenti
Che cosa significa il nome Zamia urarinorum?
«Degli Urarina». L’epiteto onora il popolo urarina, che vive nelle terre allagate del Loreto, in Perù, dove cresce la specie.
Quando è stata scoperta?
Nel 2025, e descritta nel febbraio 2026. È stata individuata durante un inventario della biodiversità lungo il fiume Tigrillo; due raccolte del 2003 le sono state poi attribuite. È la Zamia descritta più di recente.
Una cicadea può davvero vivere nell’acqua?
Sì, questa. Le piante tengono le radici e talvolta il fusto sott’acqua, in torbiere sature in permanenza, senza marcire. È l’unica cicadea conosciuta adattata a questo ambiente; le altre temono l’eccesso d’acqua.
Allora in coltivazione va annaffiata abbondantemente?
Nessuno lo sa. Non è documentata alcuna coltivazione, e le condizioni della sua palude (caldo, acqua in movimento, torba acida) sono difficili da riprodurre. Per le altre Zamia l’eccesso d’acqua resta pericoloso.
È minacciata?
Probabilmente sì. La IUCN non l’ha ancora valutata, ma i suoi descrittori raccomandano la categoria «in pericolo»: sei località note e una forte dipendenza da un regime d’acqua che potrebbe cambiare.
Si può coltivare all’aperto in Italia?
No, con ogni probabilità. Vive nella pianura amazzonica, con un clima caldo tutto l’anno, e non è documentata alcuna pianta in Italia; richiederebbe una serra calda.
È tossica?
Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia urarinorum: https://cycadlist.org/scientific_name/1067 — autori, protologo, tipo, distribuzione, statuto IUCN e criteri, etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente.
- Phytotaxa, Zamia urarinorum (Cycadales, Zamiaceae), a new cycad species from wetland forests of Loreto, Peru (2026): https://doi.org/10.11646/phytotaxa.741.1.1 — protologo: descrizione, tipo, habitat, clima, ecologia, statuto raccomandato, confronto con Zamia multidentata, Zamia hymenophyllidia e Zamia urep. Articolo scientifico con revisione paritaria, in licenza Creative Commons; testo integrale consultato.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/13387/legal — appendice II della CITES per tutto il genere dal 4 febbraio 1977, annotazione #4, allegato B dell’Unione europea; la specie non vi è ancora nominata. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 3 ottobre 2026.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
Bibliografia
- Calonje, M., Zárate-Gómez, R., Jones, M.A., Segalla, R., Martín Brañas, M., Hidalgo Pizango, C.G. & Roca Alcázar, F. (2026). Zamia urarinorum (Cycadales, Zamiaceae), a new cycad species from wetland forests of Loreto, Peru. Phytotaxa 741(1): 1-17. doi:10.11646/phytotaxa.741.1.1 [Protologo; testo integrale consultato.]
- Segalla, R., Soares-Pimenta, R. & Calonje, M. (2023). Zamia multidentata (Cycadales, Zamiaceae), a new arborescent species of Zamia from Acre, Brazil. Phytotaxa 598(1): 21-31. doi:10.11646/phytotaxa.598.1.2 [Specie più vicina; citato dal protologo, non consultato.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]