Zamia portoricensis

Zamia portoricensis è una piccola cicadea a fusto sotterraneo endemica di Porto Rico, dove cresce nel sud-ovest e nel centro-sud dell’isola, su affioramenti di serpentino e su calcari. È una delle tre Zamia dell’isola, con Zamia erosa e Zamia pumila, e appartiene al complesso di Zamia pumila, il gruppo delle Zamia delle Antille e della Florida. Descritta nel 1899 dal botanico tedesco Ignaz Urban, questa specie del genere Zamia è stata talvolta trattata come una varietà, Zamia media var. portoricensis. La IUCN la classifica in pericolo (valutazione del 2022).

In sintesi: Zamia portoricensis

  • Nome accettato: Zamia portoricensis Urb. (1899), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Zamia media var. portoricensis (Urb.) J.Schust. (1932)
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; «marunguey» a Porto Rico, nome indigeno che designa le Zamia in generale
  • Distribuzione naturale: endemica di Porto Rico (sud-ovest e centro-sud dell’isola)
  • Stato IUCN: in pericolo (EN), criteri B1ab(iii,v)+2ab(iii,v), valutazione del 2022
  • CITES e altre tutele: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessun dato misurato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: sottobosco di foreste semidecidue, su serpentino e su calcari; in coltivazione in Florida, terreno ben drenato a mezz’ombra
  • Portamento e dimensioni adulte: pianta bassa, a fusto sotterraneo spesso, semplice o poco ramificato; dimensioni precise non documentate nelle fonti consultate
  • In Italia: Orto Botanico di Napoli, Serre Califano (Index Seminum 2012-13); presenza attuale non verificata
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia portoricensis?

Zamia portoricensis è una pianta bassa, con un fusto sotterraneo spesso, che sale ricurvo verso la superficie ed è semplice o poco ramificato (Lazcano-Lara e Ackerman, 2018). Il protologo di Urban non ha potuto essere consultato, e le fonti accessibili non forniscono misure affidabili di foglie, foglioline e coni: le dimensioni che circolano in rete senza fonte non sono riprese qui.

Come le altre Zamia di Porto Rico, ha semi dall’involucro carnoso rosso, rosa o arancio. Nei rari confronti con le altre specie dell’isola, il criterio più affidabile resta la provenienza: le piante del sud-ovest e del centro-sud, su serpentino o marmo, sono Zamia portoricensis o Zamia pumila; quelle dei calcari del nord sono Zamia erosa.

Ibridi

Non è descritto alcun ibrido. Gli studi genetici mostrano però un mescolamento tra Zamia portoricensis e Zamia pumila, le due specie del sud dell’isola: secondo Meerow e colleghi (2012), che hanno analizzato 31 marcatori microsatelliti in dieci popolazioni, è l’unica coppia di specie portoricane tra cui si osserva una mescolanza genetica.

Possibili confusioni

A Porto Rico le confusioni possibili riguardano le altre due Zamia dell’isola:

  • Zamia pumila, che vive anch’essa nel sud dell’isola, su marmo e serpentino ma anche su substrati vulcanici del piedemonte centro-meridionale: è la specie più vicina geneticamente; le fonti consultate non forniscono caratteri morfologici semplici per separarle.
  • Zamia erosa, dei calcari della costa nord, separata dalle due specie del sud dalla cordigliera Centrale, di rocce vulcaniche metamorfiche; ha foglioline dal margine irregolarmente dentato.

Fuori da Porto Rico, le Zamia del complesso pumila si somigliano molto; in commercio e nelle collezioni l’identità di una pianta dipende soprattutto dalla documentazione della sua provenienza.

Tassonomia

Zamia portoricensis è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Fu pubblicata nel 1899 da Ignaz Urban, botanico tedesco, nel primo volume delle sue Symbolae Antillanae (fascicolo 2, pagina 291). Nel 1932 Julius Schuster, nella monografia delle cicadee del Pflanzenreich di Engler, la ridusse al rango di varietà di Zamia media, con il nome Zamia media var. portoricensis, oggi sinonimo. The World List of Cycads cita, tra i lavori che hanno ristabilito o discusso le Zamia delle Antille, l’articolo di Dennis Stevenson «Again the West Indian zamias» (1987).

Il complesso di Zamia pumila è stato trattato a seconda degli autori come un’unica specie o come diverse specie distinte; The World List of Cycads vi riconosce oggi otto specie, tra cui Zamia portoricensis. Lo studio genetico di Meerow e colleghi (2012), il più completo su una cicadea al momento della sua pubblicazione, conclude che Zamia portoricensis è il taxon più giovane dell’isola e che essa e Zamia pumila si sarebbero separate per isolamento geografico, mentre Zamia erosa potrebbe derivare da una colonizzazione indipendente di Porto Rico.

Etimologia e storia

L’epiteto portoricensis rimanda a Porto Rico, la sua regione di endemismo (The World List of Cycads, sulla base di Haynes, 2022).

Il tipo è la raccolta n. 3782 di Paul Sintenis, fatta a Guánica, nel sud-ovest dell’isola; isotipi sono conservati al New York Botanical Garden (NY) e al Museo di storia naturale di Stoccolma (S), secondo The World List of Cycads.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Species+, la banca dati della CITES, registra per la specie il nome spagnolo «marunguey». Si tratta di un nome indigeno di Porto Rico che designa le Zamia in generale, non soltanto questa specie: secondo Pagán-Jiménez e Lazcano-Lara (2013) compare in diversi toponimi dell’isola, come il Camino los Marungueyes, tra Ponce e Peñuelas.

In natura

Zamia portoricensis è endemica di Porto Rico. Cresce sugli affioramenti di serpentino e nelle zone calcaree del centro-sud e del sud-ovest dell’isola (Acevedo-Rodríguez e Strong, 2005, citati da Lazcano-Lara e Ackerman, 2018); Pagán-Jiménez e Lazcano-Lara (2013) parlano di aree discontinue di calcare metamorfosato (marmo) e di serpentino.

Lo studio di Lazcano-Lara e Ackerman (2018) descrive due popolazioni sul serpentino del sud dell’isola. La prima, nel comune di Sabana Grande, lungo la strada di El Tamarindo, vive nel sottobosco di una foresta semidecidua bassa (meno di 6 m), in parte aperta, su un pendio ripido dove le piogge forti portano via la lettiera. La seconda, nella foresta statale di Susúa (comune di Yauco), cresce sotto una foresta semidecidua alta (oltre 12 m) e chiusa, su un terreno quasi pianeggiante che accumula materia organica. In entrambi i siti Zamia portoricensis è l’elemento più abbondante del sottobosco: quattro parcelle di 25 per 20 m contavano in tutto 5689 piante.

Il ciclo riproduttivo comincia di solito alla fine di ottobre con la comparsa dei primi coni maschili; i coni femminili sono ricettivi da gennaio a febbraio e, se impollinati, portano i semi a maturità fino alla loro apertura, verso novembre. L’impollinazione è assicurata da un coleottero specializzato, Pharaxonotha portophylla, descritto nel 2008: le piante maschili offrono ai coleotteri un luogo di riproduzione e di nutrimento, mentre le femminili li attirano imitandone l’odore, senza ricompensa. Lo studio ha mostrato che il successo riproduttivo delle femmine, molto variabile, è più alto quando hanno intorno più maschi che femmine e diminuisce oltre 190 cm di distanza dal maschio più vicino. I semi cadono vicino alla pianta madre, e nessun animale disseminatore è stato identificato con certezza.

Stato di conservazione e normativa

Zamia portoricensis è classificata in pericolo (EN) dalla IUCN, secondo i criteri B1ab(iii,v)+2ab(iii,v), in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads); questi criteri indicano un areale ridotto, con un declino della qualità dell’habitat e del numero di adulti. La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente. La struttura delle popolazioni studiate nel 2018 suggerisce tuttavia un rinnovo regolare, con molte plantule e giovani piante.

Come tutte le Zamia tranne Zamia restrepoi, Zamia portoricensis rientra nell’appendice II della CITES, dove il genere figura dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore al 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, nonché i fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante stesse richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, nomina la specie e conferma questo statuto (consultazione dell’11 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

La coltivazione di Zamia portoricensis è documentata soprattutto al Montgomery Botanical Center di Miami (Florida), dove la specie cresce all’aperto: uno studio pubblicato nel 2023 vi ha misurato piante maschili di circa nove-dieci anni, coltivate in un terreno ben drenato, a mezz’ombra, con irrigazione di complemento, in un clima subtropicale con una media annua di 25 °C e circa 157 cm di pioggia. In queste condizioni le piante producono coni.

Il vivaio specializzato francese Cycadales.eu, nelle sue note di coltivazione del 2023, colloca Zamia portoricensis nel gruppo delle Zamia caraibiche, il più facile da coltivare. Secondo il vivaio queste specie tollerano temperature vicine a zero, sopportano bene gli inverni di tipo mediterraneo e i periodi secchi, e richiedono un substrato minerale drenante, da leggermente a molto calcareo, perché tollerano male le condizioni acide; qualsiasi tipo di acqua va bene. Il vivaio indica inverni a 1-10 °C con risalite diurne verso 15-20 °C, un terreno piuttosto asciutto nei periodi freschi, estati a 25-30 °C di giorno e almeno quattro-sei mesi l’anno di caldo. Sono indicazioni di gruppo, non prove sulla specie.

In Italia

La specie è documentata in almeno un orto botanico italiano: l’Index Seminum 2012-13 dell’Orto Botanico di Napoli offriva campioni di foglie di Zamia portoricensis (accessione NAP 1720) coltivata nelle Serre Califano, cioè in serra. Non compare negli elenchi successivi consultati e la sua presenza attuale non è verificata. Non figura nelle altre liste italiane consultate (pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch), e il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su di essa (ricerca dell’11 ottobre 2026). Non è segnalata alcuna coltivazione in piena terra in Italia.

Moltiplicazione

La pianta è dioica: per ottenere semi servono una pianta maschile e una femminile e, fuori da Porto Rico, dove il coleottero impollinatore manca, un’impollinazione manuale. In natura lo studio del 2018 mostra quanto conti la vicinanza dei sessi: le femmine lontane più di circa 2 m da un maschio producono meno semi. Non sono stati pubblicati dati di germinazione propri della specie. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4, ma occorre assicurarsi che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. In coltivazione le cicadee caraibiche temono soprattutto il marciume delle radici in un terreno freddo e troppo bagnato, motivo per cui il vivaio Cycadales.eu consiglia un substrato minerale e innaffiature ridotte nei periodi freschi.

Rusticità

Non esiste alcuna misura di resistenza al freddo per Zamia portoricensis. L’unica indicazione è quella di gruppo del vivaio Cycadales.eu, secondo cui le Zamia caraibiche tollerano temperature vicine a zero; soltanto Zamia integrifolia vi è detta capace di sopportare il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione all’aperto in Italia, in nessuna regione: riviere ligure e tirrenica, Sicilia, Sardegna o Puglia. Nemmeno in Francia è documentata una prova in piena terra. Il clima del sud-est della Francia è però vicino a quello di molte regioni italiane, e un’osservazione su una specie dello stesso gruppo può orientare il lettore italiano, senza essere trasferita tale e quale: al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var), una Zamia integrifolia, la Zamia più resistente del complesso, è sopravvissuta a −7 °C nel febbraio 2012, con danni alle foglie. Nessuna fonte afferma che Zamia portoricensis sia altrettanto resistente: in attesa di prove, va svernata al riparo dal gelo.

Riferimenti internazionali

Al Montgomery Botanical Center di Miami la specie cresce all’aperto in un clima subtropicale senza gelo significativo; nessun episodio di freddo che la riguardi è documentato nelle fonti consultate.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia portoricensis. Il rischio è invece ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nessun uso proprio di Zamia portoricensis è documentato con certezza. Le Zamia sono però state un alimento importante nelle Antille: secondo Pagán-Jiménez e Lazcano-Lara (2013), granuli d’amido dei loro fusti sotterranei sono stati trovati su utensili e nel tartaro dentale di popolazioni precolombiane di Porto Rico, Repubblica Dominicana, Cuba e altre isole, tra circa 5000 e 450 anni fa, e l’uso dei fusti come fonte di amido è descritto anche in epoca coloniale. L’amido non permette di stabilire quale specie fosse consumata. Questi usi richiedevano lunghi trattamenti per eliminare le tossine e non vanno mai imitati.

Domande frequenti

Dove cresce Zamia portoricensis?

Soltanto a Porto Rico, nel sud-ovest e nel centro-sud dell’isola, nel sottobosco di foreste semidecidue su serpentino e su calcari, per esempio nella foresta statale di Susúa e nei dintorni di Sabana Grande.

Come distinguerla da Zamia erosa?

Soprattutto dalla provenienza: Zamia erosa vive sui calcari del nord dell’isola, Zamia portoricensis nel sud, separata da essa dalla cordigliera Centrale. Zamia erosa ha foglioline dal margine irregolarmente dentato.

Che rapporto ha con Zamia pumila?

È la sua parente più vicina a Porto Rico. Entrambe vivono nel sud dell’isola, e gli studi genetici mostrano un mescolamento tra le due specie, che si sarebbero separate per isolamento geografico.

Chi la impollina?

Un piccolo coleottero, Pharaxonotha portophylla, che si riproduce nei coni maschili e viene attirato dai coni femminili, che ne imitano l’odore. Le femmine lontane dai maschi producono meno semi.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo (2022), per un areale ridotto e un declino dell’habitat e degli adulti, anche se le popolazioni studiate nel 2018 mostrano un buon rinnovo.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Non è documentato. Un vivaio specializzato la giudica tollerante a temperature vicine a zero, come le altre Zamia caraibiche, ma non esiste alcuna prova sul gelo: è più prudente svernarla al riparo, come all’Orto Botanico di Napoli.

È tossica?

Bisogna supporlo. Non esiste alcuna analisi propria della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

  • The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia portoricensis: https://cycadlist.org/scientific_name/537 — autori, protologo, tipo, distribuzione, statuto IUCN (EN, valutazione del 2022), sinonimo, etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
  • PeerJ, Best in the company of nearby males: female success in the threatened cycad, Zamia portoricensis (2018): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6063211/ — portamento, distribuzione, habitat, ciclo riproduttivo, impollinatore, struttura delle popolazioni, successo riproduttivo. Articolo con revisione paritaria in libero accesso; testo integrale consultato (Europe PMC).
  • Conservation Physiology, Reproductive phases coincide with changes in morphology and photosynthetic physiology in an endangered cycad species (2023): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10132820/ — piante coltivate all’aperto al Montgomery Botanical Center di Miami, condizioni di coltivazione. Articolo con revisione paritaria in libero accesso; testo integrale consultato (Europe PMC).
  • American Journal of Botany, Zamia (Cycadales: Zamiaceae) on Puerto Rico: asymmetric genetic differentiation and the hypothesis of multiple introductions (2012): https://doi.org/10.3732/ajb.1200494 — genetica delle tre Zamia di Porto Rico. Articolo con revisione paritaria; riassunto consultato.
  • Ethnobiology Letters, Toponymic data helps to reveal the occurrence of previously unknown populations of wild Zamia pumila L. on volcanic substrates in south central Puerto Rico (2013): https://ojs.ethnobiology.org/index.php/ebl/article/view/9 — substrati delle Zamia di Porto Rico, nome «marunguey», usi alimentari antichi. Articolo con revisione paritaria in libero accesso; testo integrale consultato.
  • Orto Botanico di Napoli, Index Seminum 2012-13: https://www.ortobotaniconapoli.it/images/index-seminum/Index_Seminum_12_13_Naples_Botanical_Garden_Italy.pdf — Zamia portoricensis nelle Serre Califano (NAP 1720). Elenco ufficiale dell’orto botanico; consultato.
  • Cycadales.eu, Comment cultiver les Zamia en climat tempéré (Simon Lavaud, 2023): https://cycadales.eu/comment-cultiver-les-zamia-en-climat-tempere/ — gruppo delle Zamia caraibiche, condizioni di coltivazione consigliate. Vivaio specializzato francese; indicazioni generali, non prove sulla specie.
  • Species+ (UNEP-WCMC), Zamia portoricensis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/18819/legal — appendice II della CITES (annotazione #4), allegato B dell’Unione europea, nome comune spagnolo. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata l’11 ottobre 2026.
  • Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.

Bibliografia

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  • Pagán-Jiménez, J.R. & Lazcano-Lara, J.C. (2013). Toponymic data helps to reveal the occurrence of previously unknown populations of wild Zamia pumila L. on volcanic substrates in south central Puerto Rico. Ethnobiology Letters 4: 52-58. doi:10.14237/ebl.4.2013.9 [Testo integrale consultato.]
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  • Lavaud, S. (2023). Notes sur la culture des Zamia en climat tempéré. Cycadales.eu, Montpellier. [Note di coltivazione di un vivaio specializzato; consultate online.]
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  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]