Encephalartos afer

Encephalartos afer, a lungo conosciuto come Encephalartos caffer, è una piccola cicadea del Sudafrica, endemica della fascia costiera della provincia del Capo Orientale, dove cresce nelle praterie erbose, spesso tra le rocce. Specie del genere Encephalartos, è uno dei due primi Encephalartos raccolti in Africa australe, nel 1772. Il fusto resta quasi interamente sotto terra e la pianta supera di rado 1,2 m di altezza, foglie comprese. Chi cerca «Encephalartos caffer» trova qui la stessa pianta: dal congresso internazionale di botanica di Madrid, nel luglio 2024, l’epiteto caffer si scrive afer, per una ragione spiegata nella sezione Tassonomia. La specie è classificata quasi minacciata dalla IUCN.

In sintesi: Encephalartos afer

  • Nome accettato: Encephalartos afer (Thunb.) Lehm. (1834), secondo The World List of Cycads e l’IPNI; POWO non ha potuto essere consultato
  • Nomi antichi e sinonimi comuni: Encephalartos caffer (grafia precedente, corretta nel 2024), Cycas caffra e Zamia caffra (grafie originali di Cycas afra e Zamia afra), Zamia cycadis, Encephalartos brachyphyllus, Encephalartos verschaffeltii
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese Eastern Cape dwarf cycad
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, fascia costiera del Capo Orientale, dalla regione di Uitenhage e di Humansdorp fino ai dintorni di Willowvale
  • Stato IUCN: quasi minacciato (NT, criteri A2cd; B2ab(iii,v)), valutazione del 2022 (Bösenberg) citata da The World List of Cycads
  • CITES: Appendice I (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun valore misurato; specie descritta come sensibile al gelo (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, prateria acida soleggiata (sour grassveld), spesso tra le rocce; in coltivazione, suolo ben drenato
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo lungo fino a 30 cm e largo 15-25 cm, foglie di 40-90 cm (Dyer, 1965)
  • Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato per il genere (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: due esemplari all’Orto Botanico di Napoli nei primi anni Novanta (Delpinoa, 1997)

Come riconoscere Encephalartos afer?

Encephalartos afer si riconosce dal portamento nano, dalla corona lanosa posata a livello del suolo e dalle foglie verde chiaro con foglioline fitte, spesso ritorte in ogni direzione. La descrizione di riferimento resta quella di R. A. Dyer, nella revisione delle cicadee dell’Africa australe pubblicata nel 1965 sulla rivista Bothalia. La pianta è quasi sempre singola, raramente ramificata, probabilmente in seguito a una ferita secondo Dyer. Ha grosse radici tuberose e un fusto sotterraneo lungo al massimo 30 cm, largo 15-25 cm, lanoso all’apice.

Le foglie misurano da 40 a 90 cm. Erette, distese, arcuate o un po’ ritorte, sono dapprima coperte da una lana bruna che cade presto. Le foglioline sono fitte e talvolta ritorte in modo irregolare attorno all’asse, il che dà alla foglia un aspetto arruffato. Si riducono verso la base della foglia, talvolta fino a una o due spine. Le foglioline mediane raggiungono circa 10 cm di lunghezza per 8-10 mm di larghezza e nella pianta adulta sono quasi sempre intere. Dyer avverte che nelle giovani piante, al contrario, le foglioline portano numerosi denti sui margini, il che può trarre in inganno.

I coni sono solitari e verde-giallo: il cono maschile, subcilindrico, misura 20-30 cm di lunghezza per 6-11 cm di diametro, quello femminile circa 30 cm per 15 cm. I semi sono scarlatti e misurano fino a 3,8 cm di lunghezza per 2,3 cm di diametro.

I collezionisti distinguono alcune forme secondo la località d’origine. Sul forum francese Fous de palmiers, un collezionista di cui non è indicata la località cita nel maggio 2016 una forma «ruffled» (arruffata) di Humansdorp, distinta dalla forma comune, e un coltivatore di Belley (Ain) e di Montpellier (Hérault) segnala semenzali provenienti da Kentani che non hanno questo aspetto; sul forum italiano Tropicamente, un coltivatore di Ravenna pubblica nel settembre 2013 la foto di una pianta indicata come «forma di Humansdorp». Queste forme non hanno alcun rango botanico.

Ibridi

Non è noto alcun ibrido naturale di Encephalartos afer. Dyer (1965) osserva che nel Capo Orientale la specie cresce a pochi chilometri da Encephalartos altensteinii, Encephalartos trispinosus, Encephalartos arenarius ed Encephalartos latifrons, specie che in alcuni luoghi si ibridano tra loro, ma che «solo il nano Encephalartos caffer sembra non partecipare all’ibridazione». Non è documentato alcun ibrido di coltivazione.

Possibili confusioni

La confusione storica è quella con Encephalartos longifolius, grande specie con tronco dello stesso Capo Orientale: Thunberg le aveva prese per due forme di un’unica pianta (vedi Etimologia e storia). Oggi la confusione più probabile è con Encephalartos ngoyanus, altra specie nana a fusto sotterraneo, che vive nel KwaZulu-Natal, in eSwatini e in Mozambico. Inna Verdoorn la separò da Encephalartos caffer nel 1949. Secondo lei, e poi secondo Dyer (1965), Encephalartos ngoyanus si distingue per il picciolo e il rachide più sottili, per le foglioline meno fitte, né ritorte né disposte su più piani, spesso munite di uno-tre denti sul margine inferiore, e per le radici molto più sottili, mentre quelle di Encephalartos afer sono molto spesse.

La chiave di Dyer separa Encephalartos afer anche da Encephalartos villosus, altra specie a fusto sotterraneo, per le foglioline più corte (6-8 cm in media contro 15-20 cm) e in genere intere, e per l’areale, limitato alla fascia costiera del Capo Orientale.

Tassonomia

Encephalartos afer (Thunb.) Lehm. è il nome accettato da The World List of Cycads e dall’IPNI; POWO non ha potuto essere consultato (sito bloccato). Il nome di base è Cycas afra Thunb., pubblicato nel 1775 nei Nova Acta Regiae Societatis Scientiarum Upsaliensis (2: 283-288, tav. 5); lo stesso Thunberg trasferì la specie nel genere Zamia nel 1800 (Zamia afra), poi Johann Georg Christian Lehmann la collocò in Encephalartos nel 1834. Secondo l’IPNI, la combinazione apparve il 15 marzo 1834 nell’Allgemeine Gartenzeitung (2: 86), poi in aprile o all’inizio di maggio 1834 nel Pugillus 6 di Lehmann (p. 14), spesso citato come pubblicazione originale.

The World List of Cycads pone in sinonimia Zamia cycadis L.f. (1782), Encephalartos brachyphyllus Lehm. & de Vriese (1838), Encephalartos verschaffeltii Regel (1874) e due varietà di Regel; non è riconosciuto alcun taxon infraspecifico.

Perché caffer è diventato afer

Il cambiamento di nome è soltanto ortografico: la pianta, il suo tipo e la sua delimitazione non sono cambiati. L’epiteto originale, caffra e poi caffer, è formato su una parola che designava i popoli di lingua xhosa della regione e che in Africa australe è diventata un insulto razzista. Nel 2021 Gideon F. Smith ed Estrela Figueiredo hanno proposto sulla rivista Taxon di aggiungere al Codice internazionale di nomenclatura un articolo 61.6 che elimina in modo definitivo e retroattivo gli epiteti formati sulla radice «caf[f][e]r-». La sezione di nomenclatura del XX Congresso internazionale di botanica l’ha adottato a Madrid nel luglio 2024; resoconti di stampa riportano 351 voti favorevoli e 205 contrari (cifre rilevate da estratti di ricerca).

Il testo dell’articolo, citato dall’istituto sudafricano per la biodiversità (SANBI), stabilisce che questi epiteti non sono più ammessi e vanno trattati come varianti ortografiche, sostituite dalla radice «af[e]r-»: caffra diventa afra, caffer diventa afer. L’IPNI e The World List of Cycads scrivono ormai Encephalartos afer, con la nota «epiteto corretto secondo l’art. 61.6 dell’ICN (Madrid)». Per il lettore cambia solo la grafia: cataloghi, vecchie etichette e la banca dati Species+, che nell’ottobre 2026 usa ancora Encephalartos caffer, indicano la stessa specie.

Etimologia e storia

Encephalartos viene dal greco e significa «pane nella testa», in riferimento al pane che le popolazioni dell’Africa australe ricavavano dal midollo ricco di amido dei fusti, da cui anche il nome afrikaans broodboom, «albero del pane» (Dyer, 1965). L’epiteto originale si riferiva, secondo Haynes (2022), ripreso da The World List of Cycads, alla Cafreria, antica regione dell’est della provincia del Capo, o ai popoli xhosa che gli europei chiamavano allora così, o a entrambi. La forma corretta afer è la parola latina che significa «africano».

La specie è uno dei due primi Encephalartos scoperti in Africa australe. Secondo Dyer (1965), lo svedese Carl Peter Thunberg e il raccoglitore di Kew Francis Masson scendevano nel 1772 la valle del Langkloof verso i dintorni di Coega, a nord-est di Port Elizabeth, quando Thunberg raccolse una specie con tronco e una specie nana. Le scambiò per due forme della stessa pianta. Solo molto più tardi il nome caffer fu riservato alla specie nana, mentre la specie con tronco riprese il nome di Encephalartos longifolius. Ancora nel 1878 il botanico tedesco Paul Ascherson descriveva Encephalartos caffer (che scriveva cafer) come una pianta «alta almeno quanto un uomo», segno che la confusione persisteva.

Dyer illustra la specie con una vecchia pianta maschile coltivata a Grahamstown, trasferita in seguito nel giardino dell’Istituto di ricerca botanica di Pretoria.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. In inglese Species+ (la banca dati della CITES) riporta Eastern Cape dwarf cycad, «cicadea nana del Capo Orientale»; gli estratti di PlantZAfrica (SANBI) rilevati da ricerca citano anche Grahamstown cycad e Rhini cycad. PlantZAfrica segnala inoltre un nome afrikaans formato sulla stessa radice dell’antico epiteto; non è riportato qui, per la stessa ragione che ha motivato la correzione del 2024. Il termine afrikaans broodboom si applica all’intero genere.

In natura

Encephalartos afer vive nella prateria acida (sour grassveld) della fascia costiera del Capo Orientale. Dyer (1965) lo descrive come poco frequente, dal distretto di Uitenhage fino ai dintorni di Willowvale, nell’ex Transkei; giudicava dubbia una segnalazione del distretto di Steytlerville, forse dovuta a piante ricevute da quell’indirizzo postale. Secondo gli estratti di PlantZAfrica, la specie è nota nei distretti di Humansdorp, Albany, Bathurst ed East London, e a Kentani nell’ex Transkei. The World List of Cycads limita la sua distribuzione al Capo Orientale.

Secondo gli stessi estratti, la pianta cresce spesso tra le rocce, con un regime di piogge estive da medio a elevato; teme il gelo ma sopravvive agli incendi invernali che percorrono la prateria, grazie al fusto interrato. Il piano d’azione della IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) stimava la popolazione in circa 10.000 piante, in lieve declino, minacciata dalla raccolta e dalla distruzione dell’habitat, con una parte delle popolazioni in aree protette. Non è stato trovato alcuno studio proprio della specie sull’impollinazione o sulla dispersione dei semi.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos afer è classificato quasi minacciato (NT) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di Bösenberg (2022) citata da The World List of Cycads, con i criteri A2cd e B2ab(iii,v), che rimandano a un declino passato legato al degrado dell’habitat e ai prelievi, e a una piccola area di occupazione, frammentata, dove l’habitat e il numero di piante adulte continuano a diminuire; la Lista rossa stessa non ha potuto essere consultata (sito bloccato). Lo stato era già NT nel piano d’azione del 2003. Secondo gli estratti di PlantZAfrica, i collezionisti hanno svuotato le stazioni facilmente accessibili e l’agricoltura ha distrutto popolazioni vicino a Humansdorp e ad Albany.

Come tutte le specie del genere, è iscritta all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e, in Italia come in tutta l’Unione europea, all’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97 (versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026). Species+ la registra ancora con il nome Encephalartos caffer. Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), il gruppo di consultazione scientifica dell’UE ha espresso nel 2011 un parere favorevole limitato alle piante con un caudice di 7 cm di diametro al massimo. Non è stata trovata alcuna tutela nazionale italiana propria della specie. Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore, consultate se necessario le autorità CITES italiane (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri) e chiedete sempre la prova che la pianta proviene da coltivazione.

Coltivazione

Encephalartos afer è una pianta da collezione lenta, da tenere in vaso e da svernare al riparo dal gelo, salvo forse sulle coste più miti, dove nessuna prova è documentata. Secondo gli estratti di PlantZAfrica, la specie, rara in natura, si coltiva facilmente da seme e cresce bene in un giardino riparato. Un vivaista specializzato di Encinitas, sulla costa della California meridionale, indica che sopporta il pieno sole vicino alla costa, che richiede protezione nelle regioni desertiche e che ha bisogno di un suolo aperto e poroso, che sgrondi bene.

Il fusto sotterraneo e le radici tuberose richiedono un vaso profondo e un substrato molto drenante, annaffiato nella stagione di crescita e quasi asciutto d’inverno. Sono consigli generali per gli Encephalartos di prateria: in una fonte affidabile non è stato trovato alcun dato numerico proprio della specie (annaffiature, concime, pH).

In Italia

Negli orti botanici. Lo studio sul polimorfismo enzimatico degli Encephalartos pubblicato nel 1997 su Delpinoa, la rivista dell’Orto Botanico di Napoli (dati del 1993-94), ha esaminato due esemplari di Encephalartos caffer di origine sudafricana, coltivati nell’Orto Botanico. Gli autori precisano che le piante studiate erano state raccolte in natura o fornite da altre istituzioni botaniche. È l’unica presenza documentata in un orto botanico italiano; le pubblicazioni più recenti del giardino (2007, 2019), gli Index Seminum e le altre fonti consultate (Palermo, la Mortola, BGCI PlantSearch) non citano la specie, e non si sa se queste piante esistano ancora.

Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente un coltivatore di Ravenna citava nel dicembre 2010, in una discussione sulla coltivazione delle cicadee in vaso, Encephalartos caffer tra gli Encephalartos nani a fusto sotterraneo, senza indicare valori di freddo; nel settembre 2013 pubblica, in una discussione sulle foglie nuove delle cicadee, la foto di un Encephalartos caffer indicato come forma di Humansdorp. Nessun riscontro di coltivazione in piena terra è stato trovato in Italia, né per le coste liguri e tirreniche, né per la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie riguardano solo giovani piante in vaso: sul forum Fous de palmiers la specie compare già nel marzo 2009 in un listino di un venditore riportato da un membro, un coltivatore di Agen (Lot-et-Garonne) mostra nel 2009 una giovane pianta allevata sotto luce artificiale, e semenzali della forma di Kentani sono segnalati nel 2016. Nessuna prova in piena terra è documentata, nemmeno sul litorale mediterraneo.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per seme, con semi freschi e fecondati. Gli estratti di PlantZAfrica indicano che la specie si riproduce facilmente da seme. Poiché la pianta è raramente ramificata, la separazione dei polloni non è quasi mai possibile. Valgono le regole generali della semina delle cicadee (polpa tolta con i guanti, substrato drenante e caldo); i semi, come le piante, rientrano nell’Appendice I della CITES.

Malattie e parassiti

Nelle fonti consultate non è documentata alcuna malattia né alcun parassita propri della specie. Come per gli altri Encephalartos, il marciume del colletto e delle radici minaccia le piante coltivate in un substrato troppo umido, e le cocciniglie possono insediarsi nella lana della corona.

Rusticità

Per Encephalartos afer non è stato misurato alcun valore di resistenza al freddo: l’unica indicazione affidabile è qualitativa. Secondo gli estratti di PlantZAfrica, la specie teme il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in piena terra, né in Italia (forum Tropicamente, ricerche «caffer» e «afer») né in Francia (forum Fous de palmiers, 16 messaggi consultati per «caffer», nessuno per «afer»), né nelle altre fonti consultate. Negli altri Encephalartos, le sopravvivenze osservate nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante a caudice sotterraneo, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; nulla permette di affermare che questa specie nana ne approfitterebbe, e gli esemplari adulti non godono della stessa protezione. Svernatela al riparo dal gelo e all’asciutto; sulle coste più miti una prova in piena terra resta da documentare.

Riferimenti internazionali

Nella California meridionale, un vivaista di Encinitas coltiva la specie in pieno sole sulla costa. Al giardino botanico di Nong Nooch, in Thailandia, che coltiva tutte le specie del genere tranne una, il conservatore delle cicadee osserva nel 2022 che molti Encephalartos sudafricani formano raramente coni in clima tropicale, per mancanza di fresco, senza citare questa specie.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcun dato di tossicità proprio di Encephalartos afer, ma il rischio è documentato per il genere: gli Encephalartos sono tossici, e i loro semi lo sono in particolare. La tossicità di una specie del genere, Encephalartos horridus, è stata dimostrata già nel 1944 da Van der Walt; nelle cicadee i semi contengono glicosidi propri del gruppo, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Per un’altra cicadea, la cycas giapponese (Cycas revoluta), l’ASPCA segnala nel cane, nel gatto e nel cavallo vomito, feci nere, ittero, gastroenteriti emorragiche, danni al fegato e casi mortali, dovuti alla cicasina.

Usate i guanti per maneggiare i semi e il loro involucro carnoso, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi fuori dalla portata dei bambini e degli animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso tradizionale proprio di Encephalartos afer; il pane ricavato dal midollo dei fusti, riportato per il genere (vedi Etimologia), non è attestato per questa specie nana.

Domande frequenti

Encephalartos caffer ed Encephalartos afer sono la stessa pianta?

Sì. È cambiata solo la grafia: dall’adozione dell’articolo 61.6 del Codice di nomenclatura al congresso di Madrid, nel luglio 2024, l’epiteto caffer, formato su un termine diventato offensivo, si scrive afer. La pianta, il suo tipo e la sua distribuzione sono invariati. I cataloghi e la banca dati Species+ usano ancora spesso il vecchio nome.

Encephalartos afer resiste al freddo?

No, almeno non secondo un valore misurato: non è stata pubblicata alcuna temperatura di sopravvivenza. La specie è descritta come sensibile al gelo. In Italia coltivatela in vaso e svernatela al riparo dal gelo e all’asciutto; non è documentata alcuna prova in piena terra.

Come distinguerlo da Encephalartos ngoyanus?

Dalle foglioline e dalla distribuzione. Quelle di Encephalartos afer sono fitte, spesso ritorte e in genere intere nell’adulto; quelle di Encephalartos ngoyanus sono più distanziate, piane e spesso dentate sul margine inferiore. Il primo vive nel Capo Orientale, il secondo nel KwaZulu-Natal, in eSwatini e in Mozambico.

Le foglioline della mia giovane pianta sono dentate: è normale?

Sì. Dyer (1965) precisa che le foglioline delle giovani piante portano numerosi denti, mentre quelle degli adulti sono quasi sempre intere e terminano con una punta. Questo carattere giovanile può far pensare a un’altra specie.

Dove vederlo in Italia?

Nessuna fonte recente lo segnala. All’inizio degli anni Novanta l’Orto Botanico di Napoli ne coltivava due esemplari, ma le pubblicazioni più recenti del giardino non citano più la specie.

È minacciato in natura?

Sì, moderatamente. È classificato quasi minacciato dalla IUCN (valutazione del 2022). I collezionisti hanno svuotato le stazioni facilmente accessibili e l’agricoltura ne ha distrutte altre; nel 2003 la popolazione era stimata in circa 10.000 piante.

È tossico?

Sì, va considerato tossico. Nessuno studio riguarda la specie, ma la tossicità è dimostrata nel genere e i semi delle cicadee contengono cicasina. Tenete semi e piante fuori dalla portata dei bambini e degli animali.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

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  • Smith, G.F. & Figueiredo, E. (2024). Permanently and retroactively eradicating certain offensive epithets from the scientific names of algae, fungi, and plants: ‘afr-‘ is in. Anales del Jardín Botánico de Madrid 81(2): e154. https://doi.org/10.3989/ajbm.627 [Adozione dell’articolo 61.6 a Madrid; riferimento verificato su Crossref, contenuto rilevato da estratto.]
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