Zamia wallisii è una cicadea a fusto sotterraneo della Colombia, nota soltanto nel dipartimento di Antioquia, sulle Ande, ed è la specie del genere Zamia con le foglioline più larghe. Spesso porta una sola foglia, con poche foglioline enormi, munite di un breve picciolo e solcate in profondità tra le nervature. Scoperta nel 1873 dall’esploratore tedesco Gustav Wallis e descritta nel 1875, fu poi persa di vista per circa un secolo, prima di essere ritrovata negli anni Ottanta. È in pericolo critico.
In sintesi: Zamia wallisii
- Nome accettato: Zamia wallisii A.Braun (1875) secondo The World List of Cycads; l’IPNI registra anche una pubblicazione dello stesso anno a nome di H.J.Veitch, collegata a POWO (vedi Tassonomia); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: Aulacophyllum wallisii (A.Braun) Regel (1876)
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in spagnolo
- Distribuzione naturale: Colombia, dipartimento di Antioquia (endemica)
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR), criteri B1ab(iii,v), valutazione pubblicata nel 2022
- CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (tutto il genere, semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: non documentati; Braun la indicava nella «zona temperata» delle Ande, cioè a media quota
- Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 3-5 cm di diametro; di solito una sola foglia, talvolta 2-3, lunga 0,5-1,5 m, con 2-5 paia di foglioline di 30-50 cm per 12-15 cm (Flora de Colombia, 2001); al massimo 11 foglioline per foglia (Calonje et al., 2018)
- In Italia: nessuna pianta viva documentata; un isoneotipo (campione d’erbario) è conservato nell’erbario di Napoli (NAP), secondo la Flora de Colombia
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia wallisii?
Si riconosce dalle foglioline grandissime, ellittiche o quasi ovate, portate da un vero piccioletto e così profondamente solcate tra le nervature sulla pagina superiore da sembrare pieghettate; la pianta ha di solito una sola foglia e nessun tronco visibile. La descrizione più completa è quella di Dennis Stevenson nella Flora de Colombia (2001):
- Fusto: sotterraneo, di 3-5 cm di diametro.
- Catafilli: ovati, lunghi 1-2 cm e larghi 2-3 cm.
- Foglie: di solito una sola, talvolta 2-3, lunghe 0,5-1,5 m; picciolo di 0,3-1 m, con aculei da radi a fitti; rachide con 2-5 paia di foglioline, talvolta con qualche aculeo nel terzo inferiore.
- Foglioline: con piccioletto, ellittiche, lunghe 30-50 cm e larghe 12-15 cm (le mediane), profondamente solcate tra le nervature sulla pagina superiore, a base cuneata, apice acuminato e margine dentato almeno nel terzo superiore. Nel commento la stessa flora parla di foglioline larghe fino a 30 cm.
- Coni maschili: da giallastri a bruno chiaro, da cilindrici a strettamente cilindrici, lunghi 5-8 cm e larghi 1-2 cm.
- Coni femminili: sconosciuti all’epoca della flora.
- Cromosomi: 2n = 16 (Caputo et al., 1996).
La descrizione originale di Alexander Braun (1875) aggiunge qualche dettaglio osservato sulle piante giovani: fusto «a forma di tubero, per metà sotterraneo», quasi sempre con una sola foglia; nelle piante giovani un solo paio di foglioline, in quelle più vecchie fino a 8 paia, «di grandezza e larghezza insolite»; piccioletto lungo circa 2 pollici (circa 5 cm); lamina lunga più di un piede, a spatola larga nelle piante giovani, quasi ovata «a forma di pala» e un po’ cuoriforme alla base in quelle adulte, con pochi denti poco netti verso l’apice; 25-45 nervature a metà della fogliolina, incavate sopra e molto sporgenti sotto. La conversione delle unità dell’epoca è nostra e approssimativa.
Le due descrizioni non coincidono del tutto: Braun conta fino a 8 paia di foglioline, la Flora de Colombia 2-5 paia. Le misure della flora sono inoltre quasi identiche a quelle che lo stesso Stevenson aveva pubblicato nel 1993 per Zamia dressleri, a parte il piccioletto delle foglioline; le fonti consultate non spiegano questa somiglianza.
Calonje e colleghi (2018), descrivendo Zamia paucifoliolata, ricordano che Zamia wallisii ha «le foglioline più larghe del genere» e porta al massimo 11 foglioline per foglia, uno dei numeri più bassi tra le Zamia.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.
Possibili confusioni
In Colombia la confusione è difficile: nella chiave delle Zamia colombiane della Flora de Colombia, Zamia wallisii è la sola specie a foglioline solcate e pieghettate che abbia insieme foglioline dentate almeno nel terzo superiore, munite di piccioletto, e un fusto sotterraneo. Le altre specie a foglioline pieghettate sono raggruppate, nella stessa chiave, come piante arborescenti a foglioline sessili, intere o quasi: Zamia roezlii, dalle foglioline lineari, delle mangrovie e delle foreste costiere del Pacifico, Zamia amplifolia, dalle foglioline ellittiche e intere, della Valle del Cauca, e Zamia montana, dalle foglioline strettamente obovate, anch’essa di Antioquia ma più in quota (1750-2080 m).
Fuori dalla Colombia le specie più vicine per aspetto sono panamensi. Zamia dressleri, del centro di Panama, ha anch’essa una sola foglia e 2-5 paia di grandi foglioline solcate, ma sessili: Stevenson (1993), descrivendola, la avvicinava proprio a Zamia wallisii, considerata la sua specie sorella. Zamia imperialis ha le foglioline più lunghe del genere, mentre quelle di Zamia wallisii sono le più larghe; le due specie vivono lontane l’una dall’altra.
Tassonomia
The World List of Cycads accetta Zamia wallisii A.Braun, pubblicata nel 1875 nei Monatsberichte dell’Accademia delle scienze di Berlino (pagina 376), in un’appendice al saggio di Alexander Braun «Die Frage nach der Gymnospermie der Cycadeen», presentato all’Accademia il 22 aprile 1875. Braun scrive «Zamia Wallisii (hort. Veitch)», cioè il nome usato nel vivaio Veitch. L’IPNI registra infatti anche una pubblicazione dello stesso 1875 nel Gardeners’ Chronicle (nuova serie, 3: 795), attribuita a H.J.Veitch; è questo il record che l’IPNI segnala come presente in POWO. La pianta è la stessa e il nome non cambia; varia soltanto l’autore indicato secondo la fonte. POWO non ha potuto essere consultato direttamente, e le fonti consultate non permettono di stabilire quale delle due pubblicazioni sia uscita per prima.
Nel 1876 Eduard Regel trasferì la specie nel genere Aulacophyllum, creato per le Zamia a foglioline solcate, come Aulacophyllum wallisii; il genere è oggi incluso in Zamia e il nome è un sinonimo.
La tipificazione ha una storia complicata. Poiché il materiale originale era considerato perduto, Stevenson e Sabato designarono nel 1986 un neotipo, raccolto in Antioquia da Stevenson e collaboratori (numero 582), conservato a New York (NY), con isoneotipi a FTG, HUA, JAUM, NAP e NY: è il tipo indicato dalla Flora de Colombia nel 2001. The World List of Cycads e l’IPNI indicano oggi invece un lectotipo, una raccolta di Wallis conservata a Stoccolma (S), e citano tra i riferimenti un lavoro di Anders Lindström del 2009 sulla tipificazione dei nomi di Zamia (Taxon). Secondo il Codice internazionale di nomenclatura, un neotipo decade quando si ritrova materiale originale: è con ogni probabilità ciò che è accaduto, ma l’articolo di Lindström non ha potuto essere consultato.
La Flora de Colombia riporta il numero cromosomico 2n = 16, secondo uno studio di cariologia delle Zamia di Caputo e colleghi (1996).
Etimologia e storia
L’epiteto onora Gustav Wallis (1830-1878), botanico, raccoglitore di piante ed esploratore tedesco, che raccolse per primo la specie nelle foreste nebbiose di Antioquia (The World List of Cycads, da Haynes, 2022). Braun precisa che Wallis scoprì le tre cicadee descritte nella sua appendice, Zamia wallisii, Zamia obliqua e Zamia montana, nel 1873, in quella che allora si chiamava Nuova Granada; per Zamia wallisii annota «nella zona temperata» e aggiunge che il viaggiatore non ne aveva osservato i fiori, per cui il genere restava incerto.
Secondo la Flora de Colombia, la specie fu raccolta di nuovo da Kalbreyer nel 1888; entrambe le raccolte andarono poi perdute, e l’esistenza stessa della specie fu messa in dubbio fino alla sua riscoperta negli anni Ottanta. All’epoca della flora (2001) era nota una sola popolazione, nella località tipica, dove la presenza di plantule mostrava una riproduzione, ma apparentemente rara.
Nomi comuni
Non esiste alcun nome comune attestato per Zamia wallisii, né in italiano né in spagnolo. In Colombia alcuni nomi popolari designano le Zamia in generale, ma le fonti consultate non ne attribuiscono nessuno a questa specie.
In natura
Zamia wallisii è endemica della Colombia, nel dipartimento di Antioquia (The World List of Cycads). La Flora de Colombia la diceva raccolta soltanto nella località tipica; Braun la collocava nella «zona temperata», cioè nella fascia di media montagna delle Ande, e The World List of Cycads parla di foreste nebbiose. Le fonti consultate non danno né la quota, né il suolo, né il clima, né il numero di individui; i coni femminili erano ancora sconosciuti nel 2001 e gli impollinatori non sono documentati.
La carta di The World List of Cycads, volutamente imprecisa (circa 11 km) per proteggere le popolazioni, riporta osservazioni in Antioquia, documentate da numerose fotografie (tra cui una serie del dicembre 2012).
Stato di conservazione e normativa
Zamia wallisii è classificata in pericolo critico (CR) nella Lista Rossa della IUCN, secondo il criterio B1ab(iii,v), in una valutazione di C. López-Gallego pubblicata nel 2022 (secondo The World List of Cycads; la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente). Secondo le definizioni della IUCN, questo criterio indica per la categoria CR un’area di presenza inferiore a 100 km², una popolazione molto frammentata o nota da una sola località, e un declino continuo della qualità dell’habitat e del numero di individui maturi. Già nel 2001 la Flora de Colombia la considerava, con Zamia montana, la Zamia più minacciata della Colombia, e riferiva, secondo il botanico Rodrigo Bernal, una distruzione «estrema» dell’habitat nella zona.
Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia wallisii rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. L’iscrizione riguarda l’intero genere («Zamia spp.») e quindi comprende la specie.
Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.
Coltivazione
Non esiste alcuna indicazione di coltivazione propria di Zamia wallisii pubblicata da un orto botanico, e non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione da parte di appassionati. La specie, nota da pochissime piante in natura, è rarissima nelle collezioni.
I soli elementi disponibili sono indiretti: una pianta di sottobosco delle foreste nebbiose di media montagna, con un fusto sotterraneo e foglioline sottili e larghissime. Per prudenza va tenuta al riparo dal gelo, in un ambiente umido e ombreggiato e in un substrato drenante; queste indicazioni derivano dall’habitat e non sono state convalidate da prove pubblicate.
Simon Lavaud, del vivaio specializzato Cycadales.eu di Montpellier, colloca Zamia wallisii tra le Zamia delle foreste nebbiose di Panama e della Colombia, che giudica «molto difficili», riservate a coltivatori esperti ed estremamente rare sia in coltivazione sia in natura. In mancanza di dati, indica come base di partenza un substrato sempre ben drenante, da neutro ad acido, un’acqua da neutra ad acida e temperature tra 20 e 30 °C, evitando ogni eccesso di fresco o di caldo (Lavaud, 2023).
In Italia
Nessuna pianta viva di Zamia wallisii è documentata in Italia. La specie non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici che abbiamo potuto consultare (pubblicazioni e Index Seminum dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch), e la ricerca «wallisii» sul forum Tropicamente non restituisce alcun messaggio sulla pianta.
Un legame con l’Italia esiste però: secondo la Flora de Colombia, uno degli isoneotipi della specie, cioè un duplicato del campione di riferimento designato nel 1986 da Stevenson e da Sergio Sabato, dell’Università di Napoli, è conservato nell’erbario dell’Università di Napoli (NAP). Si tratta di un campione d’erbario, non di una pianta coltivata.
Moltiplicazione
Non esistono dati propri della specie. Come tutte le Zamia, ha piante maschili e piante femminili distinte e si moltiplica per seme fresco, dopo impollinazione; i semi di Zamia wallisii non sono descritti nelle fonti consultate. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4, ma devono provenire da piante coltivate di origine legale.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. In coltivazione le Zamia temono soprattutto i marciumi in terreno freddo e zuppo d’acqua e le cocciniglie.
Rusticità
Per Zamia wallisii non esiste alcun dato di resistenza al freddo, né in natura né in coltivazione.
In Italia e nel sud della Francia
Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Non esiste nemmeno alcun riscontro dal sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane: sul forum Fous de palmiers la specie è citata una sola volta, nel 2012, da un appassionato che se ne diceva affascinato, senza alcun dato di coltivazione.
Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, l’unico dato sul genere riguarda Zamia integrifolia, della Florida, sopravvissuta a −7 °C nel febbraio 2012 con danni alle foglie, un’esperienza francese trasferibile a molte regioni italiane dal clima simile. Nulla permette di estendere questo risultato a Zamia wallisii, una specie andina di un altro gruppo, mai provata al freddo.
Riferimenti internazionali
Non è stata trovata alcuna misura di freddo, né sui forum né negli orti botanici.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia wallisii. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso tradizionale proprio di questa specie.
Domande frequenti
Ha davvero le foglioline più grandi del genere?
Le più larghe, sì. Calonje e colleghi (2018) le definiscono «le foglioline più larghe del genere»; la Flora de Colombia indica 12-15 cm di larghezza per le foglioline mediane e fino a 30 cm nel commento. Le più lunghe sono quelle di Zamia imperialis, di Panama.
Quante foglie ha?
Poche. Di solito una sola, talvolta due o tre, con 2-5 paia di foglioline e al massimo 11 foglioline in tutto. Braun, nel 1875, osservava un solo paio di foglioline nelle piante giovani.
Perché era considerata perduta?
Perché le prime raccolte, di Wallis (1873) e di Kalbreyer (1888), andarono perdute e nessuno la ritrovò per circa un secolo. Fu riscoperta negli anni Ottanta in Antioquia, secondo la Flora de Colombia.
L’autore è Braun o Veitch?
Dipende dalla fonte. The World List of Cycads scrive Zamia wallisii A.Braun; l’IPNI registra anche una pubblicazione di H.J.Veitch dello stesso 1875, quella segnalata come presente in POWO. Il nome della pianta è comunque lo stesso.
Si può coltivare in Italia?
Non è documentato. Nessuna pianta viva è segnalata in Italia e non esiste alcun dato di coltivazione; la specie è rarissima anche nelle collezioni internazionali.
È minacciata?
Sì, gravemente. La IUCN la classifica in pericolo critico (2022), per un’area di presenza minuscola e in declino; nel 2001 era nota una sola popolazione.
È tossica?
Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.
Leggi anche su Succulentes
- Cicadee negli orti botanici italiani: Napoli, Palermo, Firenze e La Mortola
- La cycas è velenosa? Pericoli per cani, gatti e bambini
Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia wallisii: https://cycadlist.org/scientific_name/8 — autore, pubblicazione, lectotipo (S), distribuzione (Antioquia), statuto IUCN (CR B1ab(iii,v)), sinonimo, etimologia, bibliografia (Lindström 2009). Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente il 12 ottobre 2026.
- The World List of Cycads, protologo di Zamia wallisii (PDF): https://cycadlist.org/storage/proto/Zamia_wallisii.pdf — scansione del saggio di A. Braun (1875); diagnosi in tedesco a p. 376, scoperta di Wallis nel 1873. Fonte primaria, pagina della diagnosi letta.
- Flora de Colombia (Universidad Nacional de Colombia), trattamento di Zamia wallisii: https://www.biovirtual.unal.edu.co/floradecolombia/es/description/629/ — descrizione di D.W. Stevenson (2001): misure, neotipo e isoneotipi (tra cui NAP), cromosomi, distribuzione, conservazione, storia delle raccolte. Flora nazionale; consultata il 12 ottobre 2026.
- Flora de Colombia, chiave delle specie colombiane di Zamia: https://www.biovirtual.unal.edu.co/floradecolombia/es/description/613/ — caratteri che separano Zamia wallisii dalle altre specie a foglioline solcate. Flora nazionale.
- IPNI, Zamia wallisii A.Braun: https://www.ipni.org/n/297411-1 — citazione, lectotipo a Stoccolma. IPNI, Zamia wallisii H.J.Veitch: https://www.ipni.org/n/77176960-1 — pubblicazione nel Gardeners’ Chronicle (1875), record collegato a POWO. Indice internazionale dei nomi delle piante.
- Cycadales.eu, «Comment cultiver les Zamia en climat tempéré» (Simon Lavaud, 6 gennaio 2023): https://cycadales.eu/comment-cultiver-les-zamia-en-climat-tempere/ — Zamia wallisii nel gruppo delle Zamia delle foreste nebbiose, condizioni indicative. Vivaio specializzato; consigli d’esperienza per gruppi di specie.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/13387/legal — appendice II della CITES per tutto il genere dal 4 febbraio 1977, annotazione #4, allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
- Fous de palmiers, ricerca «wallisii»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/search.php?keywords=wallisii — un solo messaggio (2012), senza dati di coltivazione. Forum francese.
Bibliografia
- Braun, A. (1875). Die Frage nach der Gymnospermie der Cycadeen erläutert durch die Stellung dieser Familie im Stufengang des Gewächsreichs. Monatsberichte der Königlich Preussischen Akademie der Wissenschaften zu Berlin 1875: 289-377 (Zamia wallisii a p. 376). [Protologo secondo The World List of Cycads; diagnosi letta nella scansione.]
- Veitch, H.J. (1875). Zamia wallisii. Gardeners’ Chronicle, nuova serie, 3: 795. [Pubblicazione registrata dall’IPNI e collegata a POWO; non consultata.]
- Stevenson, D.W. (2001). Orden Cycadales. Flora de Colombia 21: 1-91. Instituto de Ciencias Naturales, Universidad Nacional de Colombia, Bogotá. [Trattamento della specie; versione in linea consultata.]
- Calonje, M., López-Gallego, C. & Castro, J. (2018). Zamia paucifoliolata, a new species of Zamia (Zamiaceae, Cycadales) from Valle del Cauca, Colombia. Phytotaxa 385(2): 85-93. doi:10.11646/phytotaxa.385.2.4 [Foglioline più larghe del genere, al massimo 11 per foglia; testo integrale letto.]
- Stevenson, D.W. (1993). The Zamiaceae in Panama with comments on phytogeography and species relationships. Brittonia 45(1): 1-16. [Affinità con Zamia dressleri; ripreso dalla scheda di quella specie, non riletto.]
- Caputo, P., Cozzolino, S., Gaudio, L., Moretti, A. & Stevenson, D.W. (1996). Karyology and phylogeny of some Mesoamerican species of Zamia (Zamiaceae). American Journal of Botany 83: 1513-1520. [Numero cromosomico citato dalla Flora de Colombia; non consultato.]
- Lindström, A.J. (2009). Typification of some species names in Zamia L. (Zamiaceae), with an assessment of the status of Chigua D.Stev. Taxon 58(1): 265-270. doi:10.1002/tax.581025 [Tipificazione citata da The World List of Cycads; non consultato.]
- Lavaud, S. (2023). Comment cultiver les Zamia en climat tempéré. Cycadales.eu, 6 gennaio 2023. [Consigli di coltivazione per gruppi di specie; letto.]
- López-Gallego, C. (2022). Zamia wallisii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42121A69834104. [Valutazione in vigore, CR B1ab(iii,v); riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina non consultata (accesso bloccato).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte dell’etimologia ripresa da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]