Zamia lindosensis

Zamia lindosensis è una cicadea della Colombia, nota in un solo massiccio, la Serranía de La Lindosa, nel dipartimento del Guaviare, tra i bacini dell’Amazzonia e dell’Orinoco. Descritta nel 2018, questa specie del genere Zamia cresce, secondo la descrizione ripresa da Wikipedia, su suoli sabbiosi, in zone aperte tra le formazioni rocciose, vicino alla foresta tropicale, tra 300 e 400 m di quota. Ha un fusto sotterraneo e foglie lunghe con foglioline strettissime. La IUCN non l’ha ancora valutata.

In sintesi: Zamia lindosensis

  • Nome accettato: Zamia lindosensis D.W.Stev., D.Cárdenas & N.Castaño (2018), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, in italiano o in altre lingue
  • Distribuzione naturale: Colombia, dipartimento del Guaviare, Serranía de La Lindosa (comune di San José del Guaviare); tipo raccolto a 400 m
  • Stato IUCN: non valutata
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, semi esclusi dall’annotazione #4); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, suoli sabbiosi di zone aperte tra le rocce, vicino alla foresta (secondo Wikipedia, che cita la descrizione originale); nessuna raccomandazione di coltivazione pubblicata
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto sotterraneo largo fino a 10 cm; da 1 a 4 foglie lunghe da 1,1 a 3,4 m; foglioline fino a 55 cm per 0,5-1,2 cm (stessa fonte)
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia lindosensis?

Si distingue soprattutto per le foglie molto lunghe, con numerose foglioline strettissime. La descrizione originale (Brittonia, 2018) non è in libero accesso e non ha potuto essere consultata: le misure che seguono vengono dall’articolo di Wikipedia in inglese, che cita le pagine 364 e 367 della descrizione, e non hanno potuto essere verificate alla fonte.

  • Fusto: sotterraneo, da globoso a cilindrico, largo fino a 10 cm; catafilli papiracei di circa 5 cm, coperti di peli bruni.
  • Foglie: da 1 a 4, lunghe da 1,1 a 3,4 m; picciolo di 0,75-2,4 m, allargato fino a 4 cm alla base, con aculei fino a 3 mm; rachide di 0,3-1 m.
  • Foglioline: da 20 a 50 paia, lunghe fino a 55 cm e larghe soltanto da 0,5 a 1,2 cm.
  • Coni maschili: da 1 a 5, conico-cilindrici, lunghi da 8 a 12,5 cm.
  • Coni femminili e semi: le cifre date da Wikipedia sono incoerenti (due serie di misure per il cono femminile; dimensioni dei semi identiche a quelle pubblicate per un’altra specie) e non sono riprese qui. Secondo la stessa fonte, la sarcotesta dei semi è rossa a maturità.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.

Possibili confusioni

Nessun confronto pubblicato ha potuto essere consultato. Zamia lindosensis fa parte delle dieci Zamia amazzoniche accettate, gruppo che Segalla e colleghi (2023) descrivono come il meno compreso del genere e bisognoso di una revisione: Zamia amazonum, Zamia boliviana, Zamia brasiliensis, Zamia hymenophyllidia, Zamia lecointei, Zamia lindosensis, Zamia macrochiera, Zamia poeppigiana, Zamia ulei e Zamia urep. Se le misure riprese da Wikipedia sono esatte, le foglioline lineari larghe meno di 1,2 cm la distinguono dalle specie a foglioline larghe del gruppo; in pratica, l’origine (la Serranía de La Lindosa) resta il criterio migliore.

Tassonomia

Zamia lindosensis è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie è stata descritta da Dennis Wm. Stevenson, del New York Botanical Garden, Dairon Cárdenas López e Nicolás Castaño Arboleda, in un articolo della rivista Brittonia intitolato «A new Zamia (Zamiaceae) from Colombia» (volume 70, numero 3, pagine 364-368), pubblicato in linea il 19 giugno 2018. Non ha sinonimi.

Secondo Segalla e colleghi (2023), la maggior parte delle Zamia amazzoniche studiate geneticamente forma un gruppo naturale. Zamia lindosensis non è stata inclusa nello studio filogenetico del genere di Lindstrom e colleghi (2024), che non ne aveva campioni: la sua posizione nell’albero resta sconosciuta.

Etimologia e storia

L’epiteto si riferisce alla località tipo, la Serranía de La Lindosa (The World List of Cycads, da Haynes, 2022).

Il tipo è stato raccolto il 9 settembre 2008, a 400 m di quota, nella Serranía de La Lindosa (Guaviare), da Dairon Cárdenas, Nicolás Castaño, Zuluaga e Sedano (n. 21798a). L’olotipo è conservato all’Erbario amazzonico colombiano (COAH). Dieci anni sono quindi passati tra la raccolta del tipo e la pubblicazione della specie.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome comune per questa specie, né in italiano né in spagnolo.

In natura

Zamia lindosensis è nota solo nella Serranía de La Lindosa, nel comune di San José del Guaviare. Secondo Wikipedia, che cita la descrizione originale, il massiccio copre circa 120 km², e la specie cresce su suoli sabbiosi tropicali, in zone aperte tra le formazioni rocciose, vicino alla foresta tropicale, tra 300 e 400 m di quota. La stessa fonte la dice rara e minacciata dall’espansione agricola e dalla trasformazione dell’habitat, e segnala semine e trapianti di plantule da parte dell’istituto amazzonico colombiano SINCHI; queste informazioni non hanno potuto essere verificate. Impollinatori e fenologia non sono documentati.

Stato di conservazione e normativa

Zamia lindosensis non è ancora stata valutata dalla IUCN (The World List of Cycads, versione 2026.08.15). Nessuna valutazione, neppure preliminare, è stata trovata nelle fonti consultate; si sa soltanto che è nota in un solo massiccio.

Come tutte le Zamia tranne Zamia restrepoi, la specie rientra nell’Appendice II della CITES, in cui il genere figura dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 che esclude in particolare i semi. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383. Verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto e chiedete documenti di provenienza.

Coltivazione

Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione propria di Zamia lindosensis, e non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione: la specie, descritta nel 2018, non sembra coltivata in Europa.

Il suo ambiente, suoli sabbiosi tra le rocce in un clima tropicale caldo, suggerisce un substrato molto drenante, calore tutto l’anno e una luce piuttosto forte; queste condizioni non sono state confermate da prove pubblicate.

In Italia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate (cataloghi, Index Seminum e pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, banca dati BGCI).

Moltiplicazione

Nessun dato specifico. Come tutte le Zamia, la specie ha piante maschili e piante femminili, e si moltiplicherebbe da seme fresco.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. In coltivazione le Zamia temono soprattutto il marciume in un terreno freddo e fradicio, e le cocciniglie.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza di Zamia lindosensis al freddo. Vive a bassa quota, in un clima tropicale; nulla fa pensare che sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona. Neppure nel Sud-Est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è stata trovata alcuna coltivazione o osservazione di freddo; nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Solo una coltivazione in serra calda è ragionevole.

Riferimenti internazionali

Nessun dato di freddo è stato trovato, né sui forum né negli orti botanici.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità su Zamia lindosensis. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. Fino a prova contraria, considerate la pianta tossica: semi e foglie lontano da bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Nessun uso è documentato per questa specie.

Domande frequenti

Da dove viene il nome Zamia lindosensis?

Dalla Serranía de La Lindosa, massiccio roccioso del dipartimento del Guaviare (Colombia), unica località nota della specie.

Dove cresce?

Solo nella Serranía de La Lindosa, vicino a San José del Guaviare, su suoli sabbiosi tra le rocce, tra circa 300 e 400 m di quota.

Come si riconosce?

Dalle foglie lunghe (fino a più di 3 m) con numerose foglioline strettissime, larghe meno di 1,2 cm, secondo le misure riprese da Wikipedia.

È minacciata?

Probabilmente, ma non è ancora stata valutata dalla IUCN. È nota in un solo massiccio, esposto all’espansione agricola.

Si può acquistare?

In pratica no. La specie non sembra coltivata; rientra nell’Appendice II della CITES, con i semi esclusi dall’annotazione #4.

Resiste al freddo?

No, con ogni probabilità. Non esiste alcun dato; è una pianta tropicale di bassa quota.

È tossica?

Bisogna supporlo. Non esiste alcuna analisi specifica, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Stevenson, D.W., Cárdenas López, D. & Castaño Arboleda, N. (2018). A new Zamia (Zamiaceae) from Colombia. Brittonia 70(3): 364-368. doi:10.1007/s12228-018-9535-3 [Protologo; non consultato (accesso a pagamento).]
  • Segalla, R., Pimenta, R.S. & Calonje, M. (2023). Zamia multidentata (Cycadales, Zamiaceae), a new arborescent species of Zamia from Acre, Brazil. Phytotaxa 598(1): 21-31. doi:10.11646/phytotaxa.598.1.2 [Articolo con revisione paritaria; letto per la scheda francese.]
  • Lindstrom, A., Habib, S., Dong, S., Gong, Y., Liu, J., Calonje, M., Stevenson, D. & Zhang, S. (2024). Transcriptome sequencing data provide a solid base to understand the phylogenetic relationships, biogeography and reticulated evolution of the genus Zamia L. (Cycadales: Zamiaceae). Annals of Botany 134(5): 747-768. doi:10.1093/aob/mcae065 [Testo integrale consultato su PubMed Central.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia dell’epiteto, ripresa da The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]