Il genere Macrozamia riunisce 41 cicadee, tutte endemiche dell’Australia, che crescono soprattutto nelle foreste rade e nei boschi di eucalipti del Queensland e del Nuovo Galles del Sud, con alcune specie isolate nell’Australia Occidentale e nei monti MacDonnell, nel cuore del continente. Alcune restano ciuffi di foglie che escono da un fusto sotterraneo; altre, come Macrozamia moorei, formano tronchi di diversi metri. Varie specie sono state descritte dapprima in altri generi: nei testi antichi si trovano ancora Zamia spiralis, Encephalartos spiralis, Encephalartos miquelii o Cycas riedlei, e il nome Macrozamia tridentata compare in vecchie opere. In Australia queste piante sono famose per la tossicità dei semi e delle foglie giovani, responsabile della «zamia staggers» del bestiame, ma anche per i semi che gli aborigeni rendevano commestibili con lunghi trattamenti. In Italia il genere è presente da oltre un secolo: un Macrozamia spiralis fu piantato ai Giardini Hanbury nel 1888, e l’Orto Botanico di Palermo ne espone esemplari notevoli all’aperto.
In sintesi: Macrozamia
- Nome accettato: Macrozamia Miq., pubblicato nel gennaio 1842 nella Monographia Cycadearum di Miquel (IPNI); specie tipo discussa: Macrozamia spiralis secondo Hutchinson (1924), Macrozamia riedlei secondo Johnson (1959) (vedi Tassonomia)
- Numero di specie: 41, senza sottospecie né varietà accettate (The World List of Cycads, versione 2026.08.15; anche Species+ ne conta 41)
- Nomi precedenti: specie pubblicate dapprima in Zamia (Zamia spiralis Salisb., 1796), Cycas (Cycas riedlei Fisch. ex Gaudich., 1829) o Encephalartos (Encephalartos spiralis, Encephalartos miquelii, Encephalartos dyeri, Encephalartos macdonnellii, Encephalartos moorei); Macrozamia tridentata (Willd.) Regel, nome di applicazione incerta; all’inverso, Macrozamia peroffskyana, Macrozamia denisonii e Macrozamia hopei indicano oggi dei Lepidozamia
- Famiglia: Zamiaceae; genere più vicino: Lepidozamia
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «burrawang» e «zamia palm»; «by-yu» presso i Noongar dell’Australia Occidentale, per il seme di Macrozamia riedlei avvolto dalla sua polpa
- Distribuzione naturale: endemico dell’Australia. 19 specie nel Queensland, 16 nel Nuovo Galles del Sud, 2 in entrambi gli Stati, 3 nell’Australia Occidentale e 1 nel Territorio del Nord. Nessuna nell’Australia Meridionale
- Stato IUCN: le 41 specie sono state valutate nel 2022: 1 in pericolo critico (CR), 9 in pericolo (EN), 7 vulnerabili (VU), 6 quasi minacciate (NT) e 18 a minor preoccupazione (LC), secondo i dati riportati da The World List of Cycads
- CITES: appendice II dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 (semi, polline e colture in vitro esenti); allegato B nell’Unione europea (regolamento (CE) n. 338/97, allegati fissati dal regolamento (UE) 2026/1383)
- Rusticità documentata: osservazioni di amatori, soprattutto in Francia. Macrozamia communis perde le foglie verso −7 / −9 °C e poi riparte (Rossiglione, Montpellier); il fogliame di Macrozamia moorei è danneggiato già a −3 / −4 °C presso un coltivatore della Gironda, intatto a −4 °C nel Rossiglione; a Focene (Lazio) una pianta in piena terra non ha avuto danni a −2,5 / −3 °C nell’inverno 2011-2012. Valori indicativi (vedi Coltivazione)
- Esposizione e substrato: da pieno sole a mezz’ombra secondo le specie, suolo molto drenante, preferibilmente povero e sabbioso
- Portamento e dimensioni: dal fusto sotterraneo appena visibile ai tronchi di 6,5 m di Macrozamia dyeri e di 8 m di Macrozamia moorei, le due specie più grandi (Jones, 1993)
- In Italia: nove specie nelle serre dell’Orto Botanico di Napoli nel 1984; Macrozamia moorei all’aperto a Palermo; Macrozamia spiralis ai Giardini Hanbury dal 1888 (vedi In Italia)
- Tossicità: semi e foglie giovani molto tossici per l’uomo e il bestiame (vedi Tossicità e precauzioni)
Caratteri del genere Macrozamia
Un Macrozamia si riconosce dalle foglie pennate disposte a corona, le cui foglioline portano alla base una piccola ghiandola spesso più chiara o colorata, e dai coni le cui squame terminano con una spina rialzata. La descrizione che segue riprende quella di The World List of Cycads.
- Portamento: arbusti dioici dall’aspetto di palma, con fusto spesso e cilindrico, aereo o sotterraneo, coperto dalle basi delle foglie vecchie. Molte specie hanno soltanto un fusto sotterraneo; alcune, tra cui Macrozamia moorei, formano veri tronchi.
- Foglie: pennate, disposte a spirale e alternate a catafilli, piccole foglie ridotte a squame. Le foglioline inferiori sono spesso ridotte a spine. Le foglie giovani sono coperte di peli trasparenti, semplici o ramificati. In alcune specie il rachide è ritorto, almeno nelle piante giovani, come indica il nome di Macrozamia spiralis.
- Foglioline: semplici o divise in due (dicotome), con numerose nervature parallele, senza nervatura centrale, inserite vicino ai margini del rachide, sul lato superiore. Le foglioline biforcate hanno dato il nome a Macrozamia diplomera, Macrozamia heteromera e Macrozamia polymorpha.
- Coni: ogni pianta è maschile o femminile. I coni sono portati da un peduncolo; le loro squame si prolungano spesso in una spina rialzata. Ogni squama femminile porta due ovuli, raramente tre.
- Semi: da globosi a ellissoidi, avvolti da una polpa (sarcotesta) per lo più rossa, più raramente gialla, arancione o bruna.
- Radici: come in tutte le cicadee, radici coralloidi ospitano cianobatteri che fissano l’azoto atmosferico.

Macrozamia, Lepidozamia o Cycas?
I giovani Macrozamia vengono spesso confusi con una Cycas revoluta o con un Lepidozamia. Nelle Cycas ogni fogliolina ha una nervatura centrale ben visibile, mentre quelle dei Macrozamia hanno soltanto nervature parallele; i semi delle Cycas pendono a corona sotto le foglie, quelli dei Macrozamia nascono in coni. Nei Lepidozamia le foglioline partono dalla faccia superiore del rachide e non hanno una ghiandola colorata alla base. Distinguere i Macrozamia tra loro è molto più difficile: coltivatori del forum francese Fous de palmiers ricordano che molte piante vendute come Macrozamia communis sono in realtà Macrozamia moorei o Macrozamia mountperriensis, e viceversa, e sul forum italiano Tropicamente un coltivatore lamenta la stessa difficoltà di identificazione. Un criterio citato spesso: in Macrozamia communis le foglioline si distendono quasi in piano ai due lati del rachide; in Macrozamia moorei formano una V e la foglia è più rigida.
Tassonomia e classificazione
Macrozamia è un genere accettato della famiglia Zamiaceae, che conta 41 specie nella versione 2026.08.15 di The World List of Cycads. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, riporta lo stesso numero. Il genere fu creato nel 1842 dal botanico olandese Friedrich Anton Wilhelm Miquel. Il suo Macrozamia spiralis si basava, per il nome, su Zamia spiralis, pianta descritta nel 1796 da Salisbury da una raccolta dei dintorni di Port Jackson (Sydney); ma, secondo Johnson (1959), Miquel aveva tratto la sua descrizione quasi interamente dalle tavole di Ferdinand Bauer, che rappresentano in realtà Macrozamia riedlei, dell’Australia Occidentale. La specie tipo del genere è perciò discussa: Hutchinson (1924, citato da Johnson) aveva designato «Macrozamia spiralis», ma Johnson ha giudicato questa scelta non vincolante e ha adottato Macrozamia riedlei, la specie delle tavole di Bauer. Le fonti successive citano l’una o l’altra specie.
Nell’Ottocento diverse specie sono passate tra Zamia, Encephalartos e Macrozamia. Lehmann pubblica Encephalartos spiralis nel 1834; Ferdinand von Mueller descrive in Encephalartos varie specie che altri autori, tra cui Alphonse de Candolle nel 1868, trasferiscono poi in Macrozamia (Macrozamia miquelii, Macrozamia macdonnellii). Nel 1932 Julius Schuster raggruppa al contrario numerose piante sotto un Macrozamia tridentata molto ampio, diviso in sottospecie, varietà e forme; questi nomi sono oggi sinonimi o nomi dubbi. The World List of Cycads colloca quindi Macrozamia tridentata tra i nomi di applicazione incerta.
La classificazione attuale parte dalla revisione di L.A.S. Johnson (1959). Johnson riconosce 14 specie, divise in due sezioni: la sezione Macrozamia, con piante più grandi, le cui foglioline contengono canali mucillaginosi e le cui foglioline inferiori sono progressivamente ridotte, talvolta fino a spine, e la sezione Parazamia, con piccole piante a fusto sotterraneo, le cui foglioline, prive di canali mucillaginosi, hanno nervature sporgenti sulla pagina inferiore e sono poco o per nulla ridotte alla base della foglia (chiave e descrizioni delle sezioni di Johnson, 1959). In quell’occasione Johnson descrive Macrozamia communis, Macrozamia lucida e Macrozamia stenomera. Il numero di specie è poi quasi triplicato grazie ai lavori di David L. Jones, Paul I. Forster e Ken D. Hill: quattro specie nel 1991 e nel 1992 (tra cui Macrozamia plurinervia, ex sottospecie elevata al rango di specie), sette specie della sezione Parazamia del Queensland sud-orientale nel 1994 (Macrozamia conferta, Macrozamia cranei, Macrozamia crassifolia, Macrozamia machinii, Macrozamia occidua, Macrozamia parcifolia e Macrozamia viridis, tutte affini a Macrozamia plurinervia o a Macrozamia pauli-guilielmi), nove specie nella Flora of Australia nel 1998, poi Macrozamia serpentina nel 2001.
The World List of Cycads non ordina le specie per sezione, e non è documentato alcun elenco completo e verificato delle 41 specie per sezione: per questo l’indice di questa pagina segue gli Stati australiani. In pratica, per il lettore, i nomi in Encephalartos o in Zamia che si incontrano per queste piante australiane sono sinonimi; e i nomi Macrozamia littoralis e Macrozamia pectinata, visti talvolta in vecchi testi, non riguardano nemmeno l’Australia: sono nomi non validi applicati al Dioon edule messicano.
Etimologia e storia del genere
Il nome Macrozamia viene dal greco makros, «grande», e dal nome del genere Zamia, secondo The World List of Cycads: Miquel vedeva in queste piante delle «grandi Zamia», anche se molte specie descritte in seguito sono piccole. Gli epiteti delle specie raccontano una parte della storia del genere, secondo il compendio etimologico di Haynes (2022) ripreso da The World List of Cycads:
- Macrozamia riedlei rende omaggio ad Anselme Riedlé (1775-1801), capo giardiniere del Jardin des plantes di Parigi, che partecipava alla spedizione di Nicolas Baudin verso l’Australia e vi raccolse il tipo della specie; fu descritta nel 1829 da Charles Gaudichaud-Beaupré, con il nome di Cycas riedlei, nel resoconto del viaggio dell’Uranie.
- Macrozamia moorei onora Charles Moore (1820-1905), primo direttore dell’orto botanico reale di Sydney, che studiò il genere e descrisse egli stesso diverse specie nel 1884.
- Macrozamia johnsonii onora L.A.S. Johnson (1925-1997), direttore dello stesso giardino, autore della revisione del 1959.
- Macrozamia miquelii onora Miquel, il creatore del genere; Macrozamia macdonnellii, Sir Richard MacDonnell, governatore dell’Australia Meridionale; Macrozamia pauli-guilielmi, il principe Paolo Guglielmo di Württemberg (1785-1852), mecenate delle scienze e raccoglitore di piante.
- Macrozamia communis significa «comune»: la specie forma popolamenti densi sulla costa del Nuovo Galles del Sud. Macrozamia cardiacensis evoca Cardiac Hill, una collina così ripida che i botanici faticarono a portarne giù i pesanti coni femminili; Macrozamia lomandroides ricorda la somiglianza con i Lomandra; Macrozamia serpentina, i suoli di serpentino della sua località tipo.
La storia europea dei Macrozamia comincia con la colonia di Port Jackson: già nel 1788 i primi racconti dei coloni notano che i semi sono velenosi, e John Hunter descrive nel 1793 questa «noce» che gli aborigeni sanno preparare (Asmussen, 2011). Il genere è antico: secondo Jones (1993), citato dalla Gymnosperm Database, i fossili più antichi di Macrozamia risalgono all’Oligocene, in Tasmania, isola dove il genere oggi non vive più.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano per il genere: si usa il nome scientifico. In inglese la flora del Nuovo Galles del Sud di Harden (1990), citata dalla Gymnosperm Database, riporta «burrawangs» e «zamia-palms». «Burrawang» indica anzitutto Macrozamia communis; gli allevatori della costa del Nuovo Galles del Sud parlano di «Burrawang staggers» per l’avvelenamento del bestiame. Anche i testi veterinari australiani usano «zamia» per queste piante (Glassop e Gill, 2007, parlano di «cycads and zamias»), il che crea confusione con il genere americano Zamia. Presso i Noongar dell’Australia sud-occidentale, «by-yu» (o «bayio», «boyoo») indica il seme di Macrozamia riedlei con la sua polpa, secondo le fonti raccolte da Asmussen (2011).
Biogeografia ed ecologia
I Macrozamia vivono nelle regioni subtropicali e temperate calde dell’Australia, per lo più su suoli poveri, in foreste rade e boschi di eucalipti. Il Queensland (19 specie) e il Nuovo Galles del Sud (16 specie, più 2 condivise con il Queensland) concentrano quasi tutta la diversità; molte specie occupano soltanto pochi massicci.
- Costa e catene costiere del Nuovo Galles del Sud: Macrozamia communis forma popolamenti densi nella foresta sclerofilla, su suoli da sabbiosi a limosi, dalla valle della Macleay a Bega (Harden, 1990).
- Interno e altipiani del Queensland: Macrozamia moorei vive in colonie sulle colline e nelle gole rocciose della regione di Carnarvon, Springsure ed Emerald, con un clima in cui le gelate forti sono frequenti d’inverno e le piogge superano di poco i 500 mm annui (Jones, 1993).
- Australia Occidentale sud-occidentale: Macrozamia riedlei, Macrozamia fraseri e Macrozamia dyeri, lontanissime dalle specie orientali.
- Australia centrale: Macrozamia macdonnellii è l’unica cicadea del centro arido; cresce sui pendii riparati dei monti MacDonnell.
Il fuoco fa parte del loro ambiente, ma il suo ruolo nella riproduzione è discusso. L’archeologo John Beaton (1982) pensava che gli aborigeni provocassero con il fuoco fruttificazioni massicce; Asmussen (2011) ricorda che questo legame non è confermato per tutte le specie e che uno studio di 11 anni su Macrozamia communis (Kennedy et al., 2001) ha mostrato una produzione di coni irregolare e non sincronizzata da una pianta all’altra.
Impollinazione da parte di tripidi e curculionidi
I Macrozamia sono impollinati da insetti specializzati, e non dal vento. Nel 2001 Irene Terry ha mostrato che Macrozamia communis dipende da due impollinatori di ordini diversi, il tripide Cycadothrips chadwicki e il curculionide Tranes lyterioides: era la prima dimostrazione che una cicadea è impollinata da specialisti di due ordini di insetti diversi. Le loro larve si sviluppano nei coni maschili, di cui mangiano il polline o i tessuti.
Nel 2005 Terry, Walter, Donaldson, Snow, Forster e Machin hanno misurato l’efficacia di questi insetti in Macrozamia machinii (curculionidi Tranes) e Macrozamia lucida (tripidi). Quando vento e insetti erano entrambi esclusi dai coni femminili non si formava alcun seme; quando veniva escluso soltanto il vento, i semi si formavano comunque. Un curculionide impollina in media 26,2 ovuli per cono, un tripide 2,4: servono circa 25 tripidi per eguagliare un curculionide.
Nel 2007 Terry, Walter, Moore, Roemer e Hull hanno descritto sulla rivista Science un sistema di impollinazione «push-pull» tra un Macrozamia australiano e il suo tripide specializzato, Cycadothrips chadwicki; il riassunto non nomina la specie di cicadea. Durante la fase di riscaldamento quotidiana la temperatura e le emissioni odorose dei coni maschili aumentano fortemente e i tripidi carichi di polline li abbandonano in massa; quando il riscaldamento cala, le emissioni diminuiscono e i coni attirano i tripidi, che impollinano allora i coni femminili. Le variazioni delle emissioni di β-mircene e ocimene bastano a spiegare questa repulsione («push») seguita da un’attrazione («pull»). In Macrozamia lucida e Macrozamia macleayi i coni maschili si riscaldano una volta al giorno per due settimane al massimo e allo stadio intermedio superano di 12 °C la temperatura dell’aria (Roemer et al., 2008). Gli autori dello studio del 2007 vedono in questo sistema un possibile stadio intermedio nell’evoluzione dell’impollinazione animale.
Normativa e conservazione
Oltre il 40 % delle specie è minacciato. Secondo le valutazioni del 2022 della Lista Rossa IUCN, come le riporta The World List of Cycads, Macrozamia humilis è in pericolo critico (CR); nove specie sono in pericolo (EN): Macrozamia cranei, Macrozamia elegans, Macrozamia lomandroides, Macrozamia parcifolia, Macrozamia pauli-guilielmi, Macrozamia platyrhachis, Macrozamia plurinervia, Macrozamia spiralis e Macrozamia viridis; sette sono vulnerabili (VU): Macrozamia cardiacensis, Macrozamia conferta, Macrozamia crassifolia, Macrozamia johnsonii, Macrozamia machinii, Macrozamia occidua e Macrozamia secunda. Sei sono quasi minacciate (NT), tra cui Macrozamia moorei, e diciotto a minor preoccupazione (LC), tra cui Macrozamia communis e Macrozamia miquelii.
Tutte le specie figurano nell’appendice II della CITES dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale delle piante richiede un permesso di esportazione. L’iscrizione porta l’annotazione #4, nella versione uscita dalla CoP20 e in vigore dal 5 marzo 2026: semi, spore e polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, e fiori recisi di piante riprodotte artificialmente non sono soggetti alla CITES. I semi di Macrozamia possono quindi circolare senza permesso CITES. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, il genere rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione, applicabile dal 29 giugno 2026; le regole sono le stesse in tutti i Paesi dell’Unione. Questi stati sono stati verificati su Species+ il 1° ottobre 2026; verificateli, insieme alle regole doganali e fitosanitarie, prima di qualsiasi acquisto all’estero.
Per l’amatore la regola è semplice: acquistare piante nate da seme, di provenienza nota. Sul forum francese Fous de palmiers alcuni coltivatori segnalano che grandi esemplari importati dall’Australia provengono da espianti autorizzati durante lavori, e che i semi di piccole specie rare venduti in certi anni provenivano da raccolte illegali; queste testimonianze non possono essere verificate qui, ma invitano a chiedere l’origine delle piante.
Coltivazione dei Macrozamia
I Macrozamia si coltivano come le altre cicadee di clima mite: suolo molto drenante, annaffiature regolari d’estate, da evitare in inverno il suolo freddo e bagnato. Il loro grande difetto è la lentezza: una corona decorativa richiede anni, e una pianta defogliata dal gelo impiega una o due stagioni a rifarsi.
- Luce: Macrozamia moorei, pianta di luoghi aperti, accetta il pieno sole; al Jardin des plantes di Montpellier un esemplare in piena terra cresce in pieno sole davanti a un muro esposto a sud, secondo un coltivatore del forum Fous de palmiers. Macrozamia communis vive piuttosto sotto gli eucalipti: sopporta il sole una volta acclimatato, ma una pianta giovane portata troppo in fretta al sole si brucia.
- Substrato: drenante, piuttosto minerale (sabbia grossolana, lapillo, pomice). Un coltivatore di Cagnes-sur-Mer (Alpi Marittime) segnala nel 2012 che il suo Macrozamia communis prospera in suolo calcareo, mentre la pianta è spesso presentata come bisognosa di un suolo acido.
- Irrigazione: regolare d’estate; un coltivatore specializzato del forum Fous de palmiers insiste sul fatto che le cicadee non sono xerofite in senso stretto e che in vaso la zolla non deve seccarsi. In inverno l’associazione di freddo e umidità è la prima causa di marciume.
- Concimazione: lo stesso coltivatore giudica le cicadee piuttosto esigenti in azoto; un coltivatore italiano, sul forum Tropicamente, ritiene i Macrozamia sensibili ai concimi ricchi di fosforo, senza che questa osservazione sia confermata da una fonte pubblicata.
- Parassiti: le cocciniglie sono il problema citato più spesso; lo stesso coltivatore italiano nota che i suoi Macrozamia ingialliscono al sole e si coprono di cocciniglie all’ombra. Nel 2026 un coltivatore di Six-Fours-les-Plages (Var) segnala che un giovane Macrozamia moorei ha perso il cuore dopo un forte attacco di cocciniglie farinose.
- Moltiplicazione: per seme, in un vaso profondo, perché la radice fittonante che esce per prima è molto fragile. Servono una pianta maschile, una femminile e, fuori dall’Australia, un’impollinazione manuale.
L’esperienza del Jardin zoologique tropical (Var), utile per l’Italia
Il Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, coltiva cinque specie di Macrozamia: Macrozamia communis, Macrozamia moorei, Macrozamia riedlei, Macrozamia spiralis e Macrozamia mountperriensis, oltre a una pianta presunta Macrozamia miquelii, la cui identificazione, molto difficile, si basa sull’osservazione dei coni. Il suo clima, come quello degli altri giardini del sud-est della Francia, è vicino a quello di molte regioni italiane, in particolare delle coste liguri e tirreniche, della Sicilia, della Sardegna e della Puglia: i suoi riscontri possono quindi orientare il coltivatore italiano, pur restando un’esperienza francese, senza equivalenza precisa di temperatura con una località italiana. La sua esperienza dà i riferimenti seguenti:
- Irrigazione: i Macrozamia resistono bene alla siccità, ma hanno bisogno di acqua in estate se non piove: un’annaffiatura alla settimana è il minimo perché le piante crescano bene, due annaffiature alla settimana sono l’optimum. Queste annaffiature regolari migliorano nettamente il loro aspetto e la loro crescita.
- Esposizione: nel Midi francese la maggior parte delle specie sopporta il pieno sole una volta adulta e acclimatata; anche la mezz’ombra va bene, in particolare per Macrozamia communis, e protegge meglio dal gelo.
- Carenze: alcune specie mostrano carenze di magnesio, manganese o ferro. Il fogliame diventa verde-giallo o si copre di punteggiature gialle. Un concime completo ed equilibrato corregge in genere questi disturbi.
- Inverno: un gelo secco è meno pericoloso dello stesso gelo che arriva dopo un periodo di pioggia, quando suolo e pianta sono impregnati d’acqua. Un suolo perfettamente drenato è indispensabile, e una protezione leggera (tessuto, pacciamatura secca, riparo dalla pioggia) è utile quando è annunciato il gelo.
In Italia: orti botanici, giardini e riscontri
Napoli. Un articolo pubblicato nel 1984 sulla rivista dell’Orto Botanico di Napoli, Delpinoa, elenca nove specie coltivate in serra: Macrozamia communis, Macrozamia diplomera, Macrozamia heteromera, Macrozamia miquelii, Macrozamia moorei, Macrozamia pauli-guilielmi, Macrozamia riedlei, Macrozamia secunda e Macrozamia spiralis. Nel 2007 (volume uscito nel 2011) il genere figura tra quelli «ampiamente rappresentati», e la pagina dell’Area delle gimnosperme cita specie di Macrozamia all’aperto, accanto a Cycas revoluta. La descrizione delle serre pubblicata nel 2019 cita e fotografa Macrozamia moorei nelle Serre Califano. Sono dati di date diverse, che non descrivono con certezza la collezione attuale.
Palermo. La pagina ufficiale del Cycadetum dell’Orto Botanico di Palermo (non datata, consultata nell’ottobre 2026) cita all’aperto diversi esemplari notevoli di Macrozamia moorei, con una scheda dedicata alla specie. Visitatori del forum Tropicamente vi hanno fotografato una coppia di Macrozamia moorei nell’ottobre 2009 e hanno elencato Macrozamia moorei e Macrozamia communis nel dicembre 2010; un partecipante notava che molte piante del giardino crescono in luce molto filtrata, il che allunga e corica le foglie.
Giardini Hanbury (La Mortola, Ventimiglia). L’Hortus Mortolensis del 1912 riferisce che un esemplare maschile di Macrozamia spiralis fu acquistato nel luglio 1888 dal giardino del principe Troubetzkoy. Prima della revisione di Johnson (1959), però, il nome Macrozamia spiralis designava soprattutto piante oggi attribuite a Macrozamia communis: l’identità attuale di questo esemplare non è nota. BGCI PlantSearch elenca ancora Macrozamia spiralis per Hanbury, ma la sua lista ricalca il catalogo del 1912: non si sa se la pianta storica sia ancora viva. Un coltivatore di Saint-Raphaël indicava nel 2008, sul forum Fous de palmiers, di aver visto Macrozamia communis alla Mortola, oltre che nei giardini più riparati della Costa Azzurra (Saint-Jean-Cap-Ferrat, Mentone).
Ischia e altri giardini. Il parco termale Negombo, a Ischia, presenta in piena terra diversi Macrozamia communis importati dall’Australia nel 1990, all’ingresso, vicino alla vasca di acqua di mare e sulle rocce. BGCI PlantSearch elenca anche Macrozamia diplomera all’Orto Botanico di Pavia. Al Giardino dei Semplici di Firenze il genere fa parte della collezione di cicadee, coltivata per lo più in vaso nella serra fredda.
Riscontri di coltivatori italiani. Sono osservazioni di amatori, a valore indicativo:
- Un coltivatore di Focene (Fiumicino, Lazio), sul litorale, indica sul forum Tropicamente che la sua pianta, acquistata come Macrozamia moorei e identificata su foto come Macrozamia communis da un altro membro, piantata in piena terra da circa quattro anni e mai protetta, non ha subito alcun danno nell’inverno 2011-2012, nonostante −2,5 / −3 °C e una nevicata di 2-3 cm.
- Un coltivatore italiano indica sul forum Tropicamente, in una discussione su Macrozamia miquelii e altre specie, che i suoi Macrozamia sono difficili da identificare con certezza, ingialliscono al sole e si coprono di cocciniglie all’ombra; il luogo non è precisato.
Non è documentato alcun riscontro datato per la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico, la Sicilia (fuori dall’Orto Botanico di Palermo) o la Sardegna.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
In Francia, al di fuori dei riferimenti del Jardin zoologique tropical dati sopra, nessun giardino né istituzione ha pubblicato risultati in cifre: i dati sul freddo vengono da amatori, soprattutto del forum Fous de palmiers. Riguardano quasi soltanto tre specie, Macrozamia communis, Macrozamia moorei e Macrozamia johnsonii, le più comuni in commercio. Questi riscontri mostrano che la ceppaia (il fusto sotterraneo) resiste meglio del fogliame: una defogliazione completa è frequente negli inverni rigidi, seguita da una ripresa lenta.
- Litorale mediterraneo: Macrozamia communis vive senza protezione a Montpellier, sulla Costa Azzurra e nel Rossiglione, ma perde tutte o parte delle foglie verso −7 / −9 °C. Macrozamia moorei è coltivato in piena terra al Jardin des plantes di Montpellier, con un tessuto di svernamento attorno alla corona.
- Costa atlantica: intorno a Nantes, in Vandea e in Gironda, le tre specie passano l’inverno solo con protezione, e il fogliame è spesso danneggiato. Un coltivatore della Gironda giudica Macrozamia moorei da dimenticare in zona 8 senza riparo.
- Bretagna: un solo riscontro, a Concarneau, dove Macrozamia communis è sopravvissuto all’inverno 2011-2012 perdendo le foglie.
- Regione parigina: nella periferia parigina Macrozamia communis è sopravvissuto a −12 °C sotto una protezione che lo teneva all’asciutto, con defogliazioni negli inverni più duri.
Riscontri pubblicati sui forum. Sono osservazioni di amatori, che hanno valore indicativo e non costituiscono una regola generale. L’identificazione delle piante non è sempre certa.
- Un coltivatore di Montpellier (Hérault, Francia) indica sul forum Fous de palmiers che i suoi Macrozamia communis di varie dimensioni, in piena terra e senza protezione da anni, sono stati tutti completamente defogliati nell’inverno 2011-2012 da punte di −8 / −9 °C, e hanno poi rifatto tutti le foglie nell’estate 2012, senza alcuna perdita.
- Un coltivatore del Rossiglione (Pirenei Orientali, Francia) indica sullo stesso forum che il suo Macrozamia communis piantato all’aperto, intatto fino a circa −4 °C, è stato defogliato per tre quarti nell’inverno 2009-2010, a −7 °C, con 27 giorni di gelo. Precisa nel 2011 che, senza protezione né copertura di alberi, le punte delle foglioline bruciano a −5 °C e il 30-50 % del fogliame a −7 °C, ma che un altro esemplare è rimasto quasi intatto a −7 °C.
- Lo stesso coltivatore del Rossiglione indica che un Macrozamia moorei piuttosto grande in vaso, lasciato all’aperto, ha subito −4 °C all’inizio di dicembre 2012 senza alcun danno al fogliame, mentre i suoi Macrozamia communis prendevano, come al solito, una tinta violacea.
- Un coltivatore dell’entroterra della Costa Azzurra, tra Cannes e Grasse (Alpi Marittime, Francia), indica sul forum Fous de palmiers che nel dicembre 2009 i suoi Macrozamia communis e Macrozamia moorei in piena terra, senza alcuna protezione, hanno avuto le foglie arrossate ma non bruciate da una punta di −4 °C. Aggiunge che in piena terra il suo Macrozamia moorei ha già sopportato −6 °C con soltanto qualche foglia arrossata (data non precisata).
- Un coltivatore del Var (Francia) indica sul forum Fous de palmiers che il suo «splendido» Macrozamia communis in vaso, riparato sotto una Phoenix, ha avuto il fogliame bruciato nel febbraio 2012 (−6,7 °C registrati sotto la tettoia per l’auto, probabilmente circa −8 °C al suolo secondo lui); già in aprile uscivano foglie nuove dal cuore, e a fine agosto la pianta aveva ritrovato un aspetto accettabile.
- Un coltivatore della periferia sud di Nantes (Loire-Atlantique, Francia) indica sul forum Fous de palmiers che i suoi due Macrozamia communis in piena terra, sotto la copertura leggera di un eucalipto, hanno avuto leggere bruciature a −6 °C sotto protezione nell’inverno 2007-2008; nel gennaio 2009, a −8 °C e nonostante la protezione, uno è stato molto danneggiato e l’altro macchiato di bruciature. Li ha rimessi in vaso, dove hanno ricacciato bene.
- Un coltivatore di Héric (Loire-Atlantique, Francia) indica sul forum Fous de palmiers che il suo Macrozamia johnsonii, in giardino sotto tessuto di svernamento o vaso capovolto, aveva le foglie gialle e brune dopo l’ondata di freddo del febbraio 2012 (una notte verso −10 °C, le altre verso −8 °C, tre giorni senza disgelo); la pianta ha prodotto la prima foglia nuova a fine maggio 2012.
- Un coltivatore di Saint-Médard-de-Guizières (Gironda, Francia) indica sul forum Fous de palmiers che il suo Macrozamia moorei (fusto sotterraneo di 40 cm), provato all’aperto negli inverni 2013-2014 e 2014-2015 dopo una decina d’anni in serra fredda, è stato defogliato verso −3 / −4 °C; è tornato in serra.
- Un coltivatore della periferia parigina, oggi stabilito sulla Côte Bleue (Bocche del Rodano), indica sul forum Fous de palmiers che il suo Macrozamia communis ha sopportato −12 °C, semplicemente tenuto all’asciutto sotto tessuto e pluriball, ai piedi di un Trachycarpus; in una quindicina d’anni ha subito soltanto due defogliazioni, tra cui quella dell’inverno 2011-2012 sotto una protezione sommaria.
- Un coltivatore di Concarneau (Finistère, Francia) indica sul forum Fous de palmiers che il suo Macrozamia communis in piena terra «si stava rimettendo in salute» nell’ottobre 2012, con un piccolo ciuffo di foglie nuove, dopo l’inverno 2011-2012; nel suo giardino aveva registrato −5 °C per 2-3 ore nel febbraio 2012.
- Un coltivatore del Rossiglione indica sul forum Fous de palmiers che un Macrozamia diplomera di circa 18 anni, con un tronco di 3,5-4 cm, ha sopportato −7 °C senza alcun danno in serra non riscaldata (messaggio del marzo 2014, data del freddo non precisata).
- Un coltivatore della Vandea (Francia) indica sul forum Fous de palmiers che il suo giovane Macrozamia communis in vaso, portato nella primavera 2014 su una terrazza esposta a sud-est, ha avuto le foglie bruciate dal sole; spostato a mezz’ombra, ha ripreso a crescere durante l’estate.
In sintesi, questi riscontri lasciano pensare che Macrozamia communis possa essere tentato in piena terra nei giardini costieri più miti, in suolo molto drenante, accettando di perdere le foglie in un inverno rigido; il caso di Focene e le piante del Negombo vanno nella stessa direzione. Macrozamia moorei, il cui fogliame sembra secondo i casi più o meno resistente di quello di Macrozamia communis, è da riservare ai giardini più miti, e i grandi esemplari, costosi, meritano una protezione; a Palermo cresce all’aperto. Per Macrozamia johnsonii l’unico riscontro francese datato è incoraggiante, sotto protezione. Non è documentato alcun dato in cifre sulla tolleranza alla salsedine; quanto alle altre specie, rare in coltivazione e senza dati di freddo pubblicati, il grande vaso ricoverato al riparo dal gelo resta la soluzione prudente.
Tossicità e precauzioni
Sì, i Macrozamia sono molto tossici, in particolare i semi e le foglie giovani. Un veterinario ricercatore del Nuovo Galles del Sud (Healy, 1967) distingue due malattie del bestiame.
- La «zamia staggers»: i bovini che mangiano le foglie possono sviluppare un particolare disturbo della deambulazione degli arti posteriori (Healy, 1967). Il midollo spinale dei casi cronici, naturali o sperimentali, presenta alterazioni degenerative; nel 1967 il meccanismo restava da chiarire. McKenzie (2006) descrive questa sindrome come irreversibile: l’andatura rigida e irregolare degli arti posteriori sfocia in una paralisi del treno posteriore, e non esiste alcuna terapia. Sulla costa del Nuovo Galles del Sud l’avvelenamento da cicadee si manifesta di solito con lesioni del midollo spinale che provocano atassia e andatura barcollante, e gli allevatori parlano di «Burrawang staggers» o di «rickets» (Glassop e Gill, 2007).
- Il danno al fegato e all’intestino: i semi contengono azossiglicosidi, tra cui la macrozamina. Nell’intestino questi composti liberano il metilazossimetanolo (MAM), un potente tossico epatico, cancerogeno negli animali da laboratorio. Tra gli avvelenamenti che si verificano in modo sporadico nel Nuovo Galles del Sud, Healy (1967) cita come caso tipico quello pubblicato da Seddon, Belschner e King (1931): una mortalità del 30 % in un gregge di 6 000 pecore merinos, attribuita al consumo di semi maturi di «Macrozamia spiralis». Né la data né il luogo preciso dell’episodio sono indicati, e quel nome indicava allora soprattutto Macrozamia communis o Macrozamia lucida, prima che Johnson (1959) lo restituisse alla piccola specie di Salisbury: la specie realmente in causa non è quindi nota. Nel 2006 alcuni manzi della costa centro-settentrionale del Nuovo Galles del Sud sono morti per una necrosi acuta del fegato dopo aver brucato foglie di «burrawang», senza segni nervosi (Glassop & Gill, 2007).
I tenori variano secondo la specie e la parte del seme: secondo Ladd et al. (1993), citati da Asmussen (2011), la macrozamina rappresenta circa il 3,9 % del peso fresco della polpa di Macrozamia riedlei e della mandorla di Macrozamia miquelii, il 3,7 % della mandorla di Macrozamia moorei, ma soltanto lo 0,4 % della mandorla di Macrozamia riedlei. Non sono documentati dati specifici del genere per cani e gatti, ma gli avvelenamenti degli animali da compagnia causati dalle cicadee sono ben noti: raccogliete i semi caduti, soprattutto se il giardino è frequentato da bambini o cani. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi aborigeni dei semi
Nonostante la tossicità, i semi di Macrozamia erano un alimento importante per diversi popoli aborigeni, che sapevano detossificarli. La sintesi di Asmussen (2011) riunisce 43 testimonianze scritte tra il 1788 e il 1979; vi sono citate come consumate cinque specie: Macrozamia communis, Macrozamia miquelii, Macrozamia pauli-guilielmi, Macrozamia riedlei e Macrozamia spiralis.
- Australia orientale: si mangiava la mandorla. Il procedimento più comune era una lunga lisciviazione: le mandorle, spesso frantumate, restavano da due giorni a due settimane nell’acqua di un ruscello o di uno stagno, talvolta in un sacco di fibre, poi venivano arrostite nella cenere o ridotte in farina per fare focacce. Per Macrozamia miquelii i semi venivano prima arrostiti nel guscio, poi le mandorle lisciviate per sei-otto giorni.
- Australia Occidentale sud-occidentale: i Noongar consumavano invece la polpa rossa di Macrozamia riedlei, che pure è la parte più tossica del seme, e scartavano la mandorla. Dopo un’immersione di alcuni giorni, i semi venivano sotterrati in fosse rivestite di giunchi, chiamate mordak, per due settimane-un mese; la polpa si mangiava poi cruda o arrostita ed era oggetto di scambi. Gli europei che la assaggiarono la paragonavano a datteri o olive.
- Australia centrale: nessuna testimonianza menziona il consumo di Macrozamia macdonnellii, forse per la sua rarità e per la mancanza d’acqua per la lisciviazione.
Questi saperi, trasmessi per generazioni, non sono ricette: una preparazione incompleta provoca avvelenamenti gravi. Non consumate mai semi di cicadee.
Specie del genere Macrozamia
Le 41 specie qui sotto sono accettate da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), che fornisce gli autori, l’anno di descrizione e l’areale di ciascuna. Sono ordinate per Stato australiano. Lo stato IUCN indicato è quello del 2022, e il significato del nome viene dal compendio etimologico di Haynes (2022).
Queensland
- Macrozamia cardiacensis P.I.Forst. & D.L.Jones (1998): Cardiac Hill, parco nazionale del monte Walsh; vulnerabile.
- Macrozamia conferta D.L.Jones & P.I.Forst. (1994): foglioline fitte sul rachide; sezione Parazamia; vulnerabile.
- Macrozamia cranei D.L.Jones & P.I.Forst. (1994): scoperto da Ralph Crane, di Stanthorpe; sezione Parazamia; in pericolo.
- Macrozamia crassifolia P.I.Forst. & D.L.Jones (1994): foglioline spesse; sezione Parazamia; vulnerabile.
- Macrozamia douglasii W.Hill ex F.M.Bailey (1883): dedicato a John Douglas, ex primo ministro del Queensland; minor preoccupazione.
- Macrozamia fearnsidei D.L.Jones (1991): dedicato al proprietario della stazione di Wallaroo, protettore delle cicadee che vi crescono; minor preoccupazione.
- Macrozamia lomandroides D.L.Jones (1991): somiglia a un Lomandra; in pericolo.
- Macrozamia longispina P.I.Forst. & D.L.Jones (1998): lunga spina all’apice delle squame maschili; quasi minacciato.
- Macrozamia machinii P.I.Forst. & D.L.Jones (1994): impollinato da curculionidi Tranes (Terry et al., 2005); sezione Parazamia; vulnerabile.
- Macrozamia macleayi Miq. (1868): dedicato a William John Macleay; minor preoccupazione.
- Macrozamia miquelii (F.Muell.) A.DC. (1868): Queensland centro-orientale (distretto di Port Curtis, secondo la revisione del 2001); un tempo Encephalartos miquelii; semi consumati dopo trattamento; coltivato in serra a Napoli nel 1984; minor preoccupazione (LC, 2022).
- Macrozamia moorei F.Muell. (1881): Queensland centrale, regione di Springsure e di Carnarvon; tronco fino a 8 m, la specie più grande; all’aperto all’Orto Botanico di Palermo; coltivato al Jardin zoologique tropical; quasi minacciato (NT, 2022).
- Macrozamia mountperriensis F.M.Bailey (1886): scoperto vicino a Mount Perry; coltivato al Jardin zoologique tropical; minor preoccupazione.
- Macrozamia occidua D.L.Jones & P.I.Forst. (1994): allusione al parco nazionale di Sundown; sezione Parazamia; vulnerabile.
- Macrozamia parcifolia P.I.Forst. & D.L.Jones (1994): foglie esili; sezione Parazamia; in pericolo.
- Macrozamia pauli-guilielmi W.Hill & F.Muell. (1859): dedicato al principe Paolo Guglielmo di Württemberg; semi consumati dopo trattamento; in pericolo.
- Macrozamia platyrhachis F.M.Bailey (1898): rachide fortemente appiattito; in pericolo.
- Macrozamia serpentina D.L.Jones & P.I.Forst. (2001): su suoli di serpentino; quasi minacciato.
- Macrozamia viridis D.L.Jones & P.I.Forst. (1994): foglioline verde vivo; sezione Parazamia; in pericolo.
Queensland e Nuovo Galles del Sud
- Macrozamia lucida L.A.S.Johnson (1959): foglioline molto lucide; impollinato dal tripide Cycadothrips chadwicki, il cui ruolo è stato misurato da Terry et al. (2005), e specie modello per lo studio del riscaldamento dei coni; minor preoccupazione.
- Macrozamia plurinervia (L.A.S.Johnson) D.L.Jones (1991): ex sottospecie di Macrozamia pauli-guilielmi, foglioline più larghe con numerose nervature; in pericolo.
Nuovo Galles del Sud
- Macrozamia communis L.A.S.Johnson (1959): il «Burrawang», costa del Nuovo Galles del Sud, da Taree a Bega, in popolamenti densi; a lungo chiamata per errore Macrozamia spiralis; la specie più coltivata in Francia secondo i forum, in piena terra al parco Negombo di Ischia; coltivata al Jardin zoologique tropical; minor preoccupazione (LC, 2022).
- Macrozamia concinna D.L.Jones (1998): portamento compatto e ordinato; minor preoccupazione.
- Macrozamia diplomera (F.Muell.) L.A.S.Johnson (1959): foglioline divise in due; un tempo Encephalartos spiralis var. diplomera; segnalato all’Orto Botanico di Pavia (BGCI); minor preoccupazione.
- Macrozamia elegans K.D.Hill & D.L.Jones (1998): portamento elegante; in pericolo.
- Macrozamia fawcettii C.Moore (1884): dedicato al magistrato di polizia C. Fawcett, che raccolse il tipo; quasi minacciato.
- Macrozamia flexuosa C.Moore (1884): foglie ritorte a spirale; quasi minacciato.
- Macrozamia glaucophylla D.L.Jones (1998): foglie giovani bluastre; minor preoccupazione.
- Macrozamia heteromera C.Moore (1884): foglioline talvolta biforcate; minor preoccupazione.
- Macrozamia humilis D.L.Jones (1998): foglie corte; l’unica specie in pericolo critico.
- Macrozamia johnsonii D.L.Jones & K.D.Hill (1992): dedicato a L.A.S. Johnson; coltivato in Francia e negli Stati Uniti; vulnerabile.
- Macrozamia montana K.D.Hill (1998): creste alte e scoscese; minor preoccupazione.
- Macrozamia polymorpha D.L.Jones (1998): foglioline divise o intere; minor preoccupazione.
- Macrozamia reducta K.D.Hill & D.L.Jones (1998): più piccolo di Macrozamia communis, con cui è stato confuso; minor preoccupazione.
- Macrozamia secunda C.Moore (1884): foglioline erette che formano una foglia a carena; vulnerabile.
- Macrozamia spiralis (Salisb.) Miq. (1842): designata specie tipo del genere da Hutchinson (1924), scelta contestata da Johnson (1959); rachide ritorto nelle piante giovani; un tempo Zamia spiralis; ai Giardini Hanbury dal 1888 e al Jardin zoologique tropical; in pericolo.
- Macrozamia stenomera L.A.S.Johnson (1959): foglioline strette; quasi minacciato.
Australia Occidentale
- Macrozamia dyeri (F.Muell.) C.A.Gardner (1930): dedicato a William Thiselton-Dyer, direttore di Kew; tronco fino a 6,5 m; minor preoccupazione.
- Macrozamia fraseri Miq. (1842): dedicato al suo raccoglitore; minor preoccupazione.
- Macrozamia riedlei (Fisch. ex Gaudich.) C.A.Gardner (1930): dedicato ad Anselme Riedlé; un tempo Cycas riedlei; il «by-yu» dei Noongar; coltivato al Jardin zoologique tropical; minor preoccupazione.
Territorio del Nord
- Macrozamia macdonnellii (F.Muell. ex Miq.) A.DC. (1868): unica cicadea del centro arido, nei monti MacDonnell; minor preoccupazione.
Domande frequenti sui Macrozamia
Un Macrozamia può restare all’aperto d’inverno in Italia?
Dipende dalla specie e dal luogo. A Focene, sul litorale laziale, un Macrozamia communis in piena terra mai protetto non ha avuto danni nell’inverno 2011-2012 a −2,5 / −3 °C; a Palermo esemplari notevoli di Macrozamia moorei crescono all’aperto all’Orto Botanico, e a Ischia il parco Negombo coltiva Macrozamia communis in piena terra dal 1990. Nel sud della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, Macrozamia communis vive senza protezione ma perde le foglie verso −7 / −9 °C prima di ripartire. Nelle zone più fredde conviene il vaso ricoverato o una protezione all’asciutto.
Che differenza c’è tra un Macrozamia e una Cycas revoluta?
Le foglioline. Quelle della Cycas revoluta hanno una nervatura centrale ben marcata, quelle dei Macrozamia soltanto nervature parallele. I Macrozamia portano inoltre i semi in coni e, secondo alcuni coltivatori, emettono le foglie una alla volta anziché tutte insieme.
Quanta acqua serve a un Macrozamia d’estate?
Più di quanto si creda. Al Jardin zoologique tropical, nel Var, i Macrozamia resistono alla siccità ma crescono bene solo se annaffiati in estate quando non piove: un’annaffiatura alla settimana è il minimo, due sono l’optimum. In inverno, al contrario, il suolo deve restare ben drenato, perché un gelo che segue un periodo di pioggia è più pericoloso di un gelo secco.
I Macrozamia sono pericolosi per gli animali?
Sì. In Australia causano la «zamia staggers», un disturbo della deambulazione del treno posteriore dei bovini, legato a lesioni del midollo spinale e irreversibile secondo McKenzie (2006), e danni mortali al fegato in bovini e pecore. I semi sono la parte più pericolosa. Raccoglieteli e consultate un veterinario al minimo dubbio di ingestione da parte di un cane o di un altro animale.
Quante specie di Macrozamia esistono?
41, tutte australiane, secondo The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e Species+. Il numero è quasi triplicato dal 1959, quando L.A.S. Johnson ne riconosceva soltanto 14, grazie alle specie descritte tra il 1991 e il 2001.
Perché il mio Macrozamia non fa semi?
Perché servono una pianta maschile, una femminile e un impollinatore. I Macrozamia sono impollinati da tripidi e curculionidi australiani specializzati; fuori dall’Australia, senza di loro, bisogna impollinare a mano. Una pianta femminile isolata può portare un cono, ma i suoi semi restano sterili.
Un Macrozamia sopporta il pieno sole?
Sì, per la maggior parte degli esemplari adulti acclimatati, soprattutto Macrozamia moorei, pianta di terreni aperti. Una pianta giovane cresciuta all’ombra o in serra si brucia se viene portata bruscamente al sole: abituatela gradualmente, cominciando dalla mezz’ombra. Al Jardin zoologique tropical la mezz’ombra conviene anche a Macrozamia communis e lo protegge meglio dal gelo.
Perché i Macrozamia crescono così lentamente?
È la loro natura, e la mancanza di calore la aggrava. Secondo Jones (1993), un Macrozamia moorei impiega meno di un secolo a raggiungere 2 m di tronco e forma i primi coni verso i 50 anni. In Francia i coltivatori constatano che un esemplare defogliato dal gelo impiega una o due stagioni a rifare una corona.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Macrozamia: https://cycadlist.org/genus/Macrozamia — descrizione del genere, etimologia, elenco delle 41 specie; pagine delle specie (autori, protologhi, distribuzione per Stato, sinonimi, stati IUCN del 2022, etimologie tratte da Haynes 2022); esportazione dei nomi (sinonimi e nomi dubbi). Lista di riferimento degli specialisti delle cicadee; consultata il 1° ottobre 2026.
- International Plant Names Index (IPNI), Macrozamia: https://www.ipni.org/n/13529-1 — pubblicazione del genere da parte di Miquel, Monographia Cycadearum 36, t. 4, 5 (gennaio 1842). Banca dati nomenclaturale di riferimento.
- Species+ (UNEP-WCMC), Macrozamia: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/13698/legal — appendice II dal 4 febbraio 1977, annotazione #4 (CoP20), allegato B dell’Unione europea (regolamento 2026/1383), 41 specie. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 1° ottobre 2026.
- The Gymnosperm Database (C.J. Earle), Macrozamia: https://conifers.org/za/Macrozamia.php — descrizione secondo Harden (1990), nomi inglesi, ecologia di Macrozamia communis e Macrozamia moorei, dimensioni record, fossili, riassunto di Jones e Forster (1994). Banca dati specializzata seria.
- Flock & Herd, «Macrozamia poisoning» (P.J. Healy, 1967): https://flockandherd.net.au/archive/transcribed/1967/reader/macrozamia-poisoning.html — le due sindromi del bestiame, azossiglicosidi e MAM, caso nelle pecore pubblicato da Seddon, Belschner e King nel 1931. Testo di un veterinario ricercatore dei servizi agricoli del Nuovo Galles del Sud.
- Flock & Herd, «Burrawang palm hepatopathy in cattle» (Glassop & Gill, 2007): https://flockandherd.net.au/cattle/reader/burrawong-palm.html — caso di necrosi del fegato in manzi nel 2006, nomi «Burrawang staggers» e «rickets». Rapporto di caso veterinario.
- Orto Botanico di Napoli, Moretti A., «Quinacrine fluorescence analysis of the chromosomes of Macrozamia», Delpinoa 23-24: 129-136 (vol. 1981-82, uscito nel 1984): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_23-24_1981-82_%5B1984%5D/Delpinoa_23-24_1981-82_%5B1984%5D_129-136.pdf — nove specie di Macrozamia coltivate in serra a Napoli nel 1984. Pubblicazione scientifica del giardino, affidabile per quella data.
- Menale B., De Luca P., «L’Orto Botanico di Napoli», Delpinoa 49: 111-135 (vol. 2007, uscito nel 2011): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_49_2007_%5B2011%5D/Delpinoa_n_s_49_2007_%5B2011%5D_111-135.pdf — Macrozamia tra i generi «ampiamente rappresentati» a Napoli. Pubblicazione del giardino, affidabile per quella data.
- Sibilio G., «The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy», Delpinoa 56-57: 69-103 (vol. 2014-2015, uscito in rete nel 2019): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_56-57_2014-15_%5B2019%5D/Delpinoa_n_s_56-57_2014-15_%5B2019%5D_069-103.pdf — Macrozamia moorei nelle Serre Califano (con foto). Pubblicazione del giardino, la più recente sulle specie.
- Orto Botanico di Napoli, «10. Area delle gimnosperme»: https://www.ortobotaniconapoli.it/it/10-area-delle-gimnosperme.html — specie di Macrozamia all’aperto accanto a Cycas revoluta. Pagina istituzionale non datata, consultata il 10 ottobre 2026.
- UNIPA Heritage, «Cycadetum» (Orto Botanico di Palermo): https://musei.unipa.it/en/node/287 — esemplari notevoli di Macrozamia moorei all’aperto, scheda della specie. Pagina istituzionale non datata, consultata il 10 ottobre 2026.
- Hortus Mortolensis. Alphabetical catalogue of plants growing in the garden of the late Sir Thomas Hanbury (1912): https://archive.org/details/hortusmortolensi00giar — Macrozamia spiralis maschio acquistato nel luglio 1888. Catalogo storico, testimonianza datata.
- BGCI PlantSearch: https://plantsearch.bgci.org/ — Macrozamia spiralis segnalato a Hanbury, Macrozamia diplomera a Pavia. Banca dati internazionale degli orti botanici, consultata il 10 ottobre 2026; nessuna data di aggiornamento per giardino, molto incompleta per l’Italia.
- Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, «Cycads»: https://www.sma.unifi.it/vp-915-cycads.html — Macrozamia tra gli otto generi della collezione del Giardino dei Semplici, piante per lo più in vaso in serra fredda. Pagina istituzionale non datata, consultata il 10 ottobre 2026.
- Parco Negombo (Ischia), Macrozamia communis: https://negombo.it/en/the-park/the-landscape/macrozamia-communis — piante importate dall’Australia nel 1990, piantate all’ingresso, vicino alla vasca di acqua di mare e sulle rocce. Parco paesaggistico; fonte affidabile per questo fatto.
- Jardin zoologique tropical, La Londe-les-Maures (Var, Francia) — cinque specie coltivate e consigli di irrigazione, esposizione, carenze e protezione invernale, pubblicati nella pagina francese del genere su questo sito. Osservazioni di prima mano del giardino.
- Tropicamente, discussione «Fascia climatica località Focene(RM)»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/fascia-climatica-localita-focenerm/page/2/ — pianta in piena terra senza danni a −2,5 / −3 °C e sotto la neve a Focene nel 2011-2012 (#post-21408, #post-21413, #post-21414). Forum italiano di coltivatori, a valore indicativo.
- Tropicamente, discussione «Macrozamia miquelii e le altre»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/macrozamia-miquelii-e-le-altre/ — difficoltà di identificazione, cocciniglie, presunta sensibilità al fosforo (#post-37752, #post-37756). Forum italiano di coltivatori, a valore indicativo.
- Tropicamente, discussioni «foto orto botanico palermo» e «cycadee in vaso»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/foto-orto-botanico-palermo/ e https://www.tropicamente.it/forums/topic/cycadee-in-vaso/ — Macrozamia moorei e Macrozamia communis all’Orto Botanico di Palermo (ottobre 2009, dicembre 2010). Forum italiano, identificazioni di visitatori.
- Forum Fous de palmiers, discussione «macrozamia communis en zone 8b?»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=3161 — defogliazione e ripresa a Montpellier nel 2011-2012 (#p206441), due defogliazioni in quindici anni nella periferia parigina (#p206450), suolo calcareo a Cagnes-sur-Mer (#p218592), giardini della Costa Azzurra e della Mortola (#p32596). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
- Forum Fous de palmiers, discussione «Macrozamia communis»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=7523 — Rossiglione, inverno 2009-2010 (#p94806) e soglie di danno (#p156808, pagina 2); −12 °C all’asciutto (#p156913, pagina 2). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
- Forum Fous de palmiers, discussioni «macrozamia moorei»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=7974 e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=6249 — Macrozamia moorei in vaso a −4 °C nel Rossiglione nel dicembre 2012 (#p234908, #p234974); in piena terra a −6 °C sulla Costa Azzurra (#p72271). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
- Forum Fous de palmiers, discussione «etat des lieux au jardin»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=6299&start=45 — foglie arrossate a −4 °C nel dicembre 2009 tra Cannes e Grasse (#p74828). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
- Forum Fous de palmiers, discussioni «Conférence sur les Cycadacées acclimatables» e «macrozammia communis»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=11385&start=30 e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=10292 — Macrozamia communis in vaso bruciato nel febbraio 2012 nel Var e ripresa (#p182192, #p207314). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
- Forum Fous de palmiers, discussione «Macrozamia moorei à Montpellier»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=20234 — Macrozamia moorei al Jardin des plantes di Montpellier (#p384675, #p384695) e defogliazione a −3 / −4 °C in Gironda (#p384908). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
- Forum Fous de palmiers, discussioni «(44) mon jardin près de Nantes», «macrozamia communis» e «Essais de Cycadales en terre (sauf C Revoluta)»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=804&start=45, https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=4364 e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=7063&start=15 — Macrozamia communis vicino a Nantes nel 2007-2008 e nel 2008-2009 (#p24167, #p47746, #p58553, #p91668). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
- Forum Fous de palmiers, discussioni «FEVRIER 2012» e «Le coin des bonnes nouvelles…»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=10982&start=2295 e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=11538&start=105 — Macrozamia johnsonii a Héric nel febbraio 2012 e ripresa (#p168376, #p189679). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
- Forum Fous de palmiers, discussione «(29) Jardin dans le Finistère-Sud (Concarneau)»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=3684&start=165 — Macrozamia communis in ripresa nell’ottobre 2012 (#p216024). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
- Forum Fous de palmiers, discussioni «Notes concernant la rusticité des Macrozamia», «macrozamia communis et le soleil», «Et les Macrozamia alors?» e «Match Macrozamia communis contre M.moorei»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=17538, https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=9359, https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=26228 e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=19039 — Macrozamia diplomera a −7 °C in serra fredda (#p323121), colpo di sole in Vandea nel 2014 (#p333193, #p338720), cocciniglie farinose su Macrozamia moorei nel 2026 (#p511896), identificazione delle specie in commercio. Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
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