Macrozamia mountperriensis

Macrozamia mountperriensis è una cicadea del Queensland sud-orientale, in Australia, confinata nella regione di Mount Perry, a ovest di Bundaberg, dove forma ampie colonie nelle foreste rade di eucalipti e nelle foreste secche ad araucarie. Questa specie del genere Macrozamia ha un fusto di solito sotterraneo, una corona fitta di foglie diritte, da verde chiaro a verde giallastro, e nessuna fogliolina trasformata in spina alla base della foglia. Descritta nel 1886, nel 1932 fu ridotta a sottospecie con il nome di Macrozamia tridentata subsp. mountperriensis, poi a lungo considerata una semplice forma di Macrozamia miquelii. Non è minacciata.

In sintesi: Macrozamia mountperriensis

  • Nome accettato: Macrozamia mountperriensis F.M.Bailey (1886), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Macrozamia tridentata subsp. mountperriensis (F.M.Bailey) J.Schust. (1932)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Tchalli» secondo la Flora of Australia
  • Distribuzione naturale: endemico del Queensland sud-orientale, dalla regione di Mount Perry fino a Brooweena e Aramara, tra 200 e 450 m di quota
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione del 2022
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES; allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: un solo riscontro, negli Stati Uniti: nessun danno a circa −7 °C in piena terra (anno non precisato, vedi Rusticità); nessun dato in cifre in Italia né in Francia, dove la specie è coltivata al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var)
  • Esposizione e substrato: in natura pendii riparati sotto foresta rada, su limi ghiaiosi di granito, e foreste secche ad araucarie su suoli vulcanici
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto per lo più sotterraneo, alto fino a 30 cm e largo 40 cm; da 10 a 80 foglie di 0,6-1,5 m
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani; un coltivatore del forum Tropicamente ne teneva una giovane pianta in vaso nel 2010
  • Tossicità: non documentata per la specie; semi e foglie tossici nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Macrozamia mountperriensis?

Lo si riconosce dalle foglie piatte e diritte, da verde chiaro a verde giallastro, portate da un lungo picciolo, e dall’assenza di spine alla base delle foglie: le foglioline inferiori sono soltanto un po’ più corte. La descrizione più dettagliata è quella di David Jones, Paul Forster e Ish Sharma (2001):

  • Fusto: di solito sotterraneo, talvolta emergente, cilindrico, lungo fino a 30 cm e largo fino a 40 cm, non ramificato
  • Foglie: da 10 a 80 in una corona fitta, di 0,6-1,5 m, erette o patenti, arcuate, piatte in sezione; base allargata coperta di peli lanosi grigio chiaro; picciolo di 30-65 cm (base compresa); rachide diritto, non o appena attorcigliato; foglie giovani da verde chiaro a verde giallastro
  • Foglioline: da 50 a 110 per foglia, inserite a circa 40°, lineari, di 20-35 cm × 6-9 mm, piatte, sottili, da verde chiaro a giallastre, con base callosa biancastra e punta acuta; le inferiori, un po’ più piccole, non sono ridotte a spine
  • Coni maschili: da 1 a 4, cilindrici, spesso arcuati, verdi, di 12-25 cm × 2,5-4 cm, su un peduncolo di 12-22 cm
  • Coni femminili: 1 o 2, da cilindrici a forma di botte, verdi, di 17-30 cm × 6-10 cm, su un peduncolo di 23-40 cm; squame terminate da una spina eretta, di 2,5-4 cm verso la sommità del cono
  • Semi: da ovoidi a oblunghi, di 2-2,5 cm × 1,5-2 cm, con polpa da arancione a rossa o gialla

Le fonti non concordano su tutte le cifre. La Flora of Australia (Hill, 1998) descrive foglie più numerose (da 35 a 80) e più lunghe (90-150 cm), verde medio o scuro e molto lucide, coni maschili di 17-23 cm e semi di 25 × 16 mm a polpa arancione o gialla; Jones e i coautori segnalano proprio «numerose divergenze» tra le loro misure e quelle della flora. Nella descrizione originale del 1886, F.M. Bailey parlava di circa 80 foglie di un verde intenso, lunghe circa 1,5 m, con le corone più belle sulle piante maschili, e di semi dall’involucro arancione scuro.

Ibridi

Le fonti consultate non segnalano alcun ibrido, né naturale né orticolo, di Macrozamia mountperriensis.

Possibili confusioni

Macrozamia mountperriensis appartiene al gruppo di Macrozamia miquelii, che riunisce sette specie del Queensland di taglia media, con foglie non o poco attorcigliate (Jones, Forster e Sharma, 2001). Due confusioni sono frequenti:

  • con Macrozamia miquelii, da cui si distingue per le foglie più corte e più pallide, con picciolo proporzionalmente più lungo, per l’assenza di foglioline spinose alla base della foglia (Macrozamia miquelii ne porta da 6 a 16 paia) e per coni e semi molto più piccoli;
  • con Macrozamia longispina, la specie più vicina, che ha meno foglioline (per lo più 52-58 contro 70-86), più strette (4,5-6 mm contro 6,5-9 mm), e squame dei coni maschili con spine terminali molto più lunghe (15-20 mm contro 3-13 mm). Un’analisi genetica degli allozimi, pubblicata nella stessa revisione, conferma la vicinanza delle due specie.

In coltivazione la confusione più probabile è con Macrozamia communis, che invece ha le foglioline inferiori ridotte a spine. Nel 2017, sul forum francese Fous de palmiers, un coltivatore specializzato riteneva che una pianta venduta in Francia come Macrozamia communis fosse con ogni probabilità un Macrozamia mountperriensis, per via del picciolo senza spine, e ricordava che molti semi importati dall’Australia con il nome di Macrozamia communis provenivano da altre popolazioni, se non da altre specie. Senza un’origine nota, l’identificazione di una pianta giovane resta incerta.

Tassonomia

Macrozamia mountperriensis è un nome accettato da The World List of Cycads. Frederick Manson Bailey, botanico coloniale del Queensland, lo descrisse nel 1886 nel primo supplemento della sua Synopsis of the Queensland Flora, indicando come località soltanto «Mount Perry». Poiché nessun tipo originale è stato ritrovato, Forster e Jones (1992) hanno designato un neotipo: una raccolta di D.L. e B.E. Jones (n. 6340) fatta il 29 agosto 1990 vicino al belvedere di Schuh, a ovest di Mount Perry, conservata all’erbario nazionale di Canberra (CANB), con duplicati a Brisbane (BRI) e a Sydney (NSW).

Nel 1932 Julius Schuster collocò la pianta, come sottospecie, in un Macrozamia tridentata molto ampio, concezione oggi abbandonata. La specie fu poi a lungo assimilata a una forma di Macrozamia miquelii, come ricorda la società australiana delle palme e delle cicadee (PACSOA). La revisione del gruppo di Macrozamia miquelii di Jones, Forster e Sharma (2001), pubblicata su Austrobaileya, ne ha confermato il rango di specie e ne ha dato una descrizione completa. Il gruppo appartiene alla sezione Macrozamia e si distingue da quello di Macrozamia communis per le spine strette alla base (2-5 mm) sulle squame dei coni femminili.

Etimologia e storia

L’epiteto si riferisce alla località della scoperta, la cittadina di Mount Perry, nel Queensland, con il suffisso latino -ensis, «originario di» (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads; Jones et al., 2001). Bailey non indica alcun raccoglitore nella sua descrizione, e il nome di chi raccolse la pianta non ha potuto essere verificato.

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano attestato: si usa il nome scientifico. La Flora of Australia riporta il nome «Tchalli», senza precisarne l’origine; nessun’altra fonte consultata lo conferma.

In natura

Macrozamia mountperriensis vive dalla regione di Mount Perry, a ovest di Bundaberg, fino a Brooweena a sud e ad Aramara a est, nei distretti di Wide Bay e del Burnett, tra 200 e 450 m di quota (Jones et al., 2001). Cresce su pendii, creste e valloni riparati, sotto una foresta rada o un bosco secco ad alberi sparsi, su limi ghiaiosi derivati da granito o granodiorite, più di rado da arenaria, e anche nelle foreste secche ad araucarie su limi vulcanici bruno-rossastri. Tra gli alberi associati figurano Angophora leiocarpa, Corymbia citriodora, Corymbia trachyphloia, Eucalyptus acmenoides, Eucalyptus crebra ed Eucalyptus siderophloia.

Il polline viene liberato in ottobre e novembre. I coni sono visitati dal tripide Cycadothrips chadwickii, impollinatore specializzato dei Macrozamia (Forster et al., 1994, citati da Jones et al., 2001), e i semi maturi cadono in marzo e aprile. Le colonie sono estese e si rinnovano bene da seme.

Stato di conservazione e normativa

Macrozamia mountperriensis è classificato a minor preoccupazione (LC) nella Lista Rossa della IUCN, secondo la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022, come la riporta The World List of Cycads; la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Nel 2001 Jones e i coautori lo giudicavano localmente abbondante, diffuso e ben rappresentato in diversi parchi nazionali e foreste demaniali, né raro né minacciato.

Come tutte le cicadee del genere, è iscritto nell’appendice II della CITES dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4: semi e polline non sono soggetti alla CITES, le piante sì. Nell’Unione europea, quindi anche in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione stabilita dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Questi dati sono stati verificati su Species+ il 2 ottobre 2026: controllate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o importazione. Secondo un coltivatore del forum Fous de palmiers, migliaia di Macrozamia estirpati legalmente in Australia durante lavori stradali o tagliafuoco sono stati esportati, tra cui dei Macrozamia mountperriensis; la testimonianza non è verificabile, ma invita a chiedere l’origine dei grandi esemplari.

Coltivazione

Macrozamia mountperriensis è raro in coltivazione e poco documentato. PACSOA lo consiglia in posizione soleggiata e ben drenata e lo dice resistente al gelo e alla siccità, senza indicare valori. Il suo habitat, pendii ben drenati sotto foresta rada, conferma il bisogno di un suolo filtrante e di molta luce.

In Italia

Nessuna presenza della specie è documentata negli orti botanici italiani, secondo le fonti esaminate. Sul forum Tropicamente, nel dicembre 2008 un partecipante osservava che da qualche anno comparivano in commercio vari Macrozamia affini a Macrozamia communis, tra cui proprio Macrozamia mountperriensis e Macrozamia miquelii, sempre come esemplari d’importazione, spesso difficili da far riprendere. Nel settembre 2010, nella discussione dedicata alla specie, un altro coltivatore italiano riferiva di tenerne da due anni una giovane pianta in vaso, che produceva una sola foglia all’anno. Nessun riscontro di coltivazione in piena terra in Italia è stato trovato.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Macrozamia mountperriensis è una delle cinque specie di Macrozamia coltivate al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, insieme a Macrozamia moorei, Macrozamia riedlei, Macrozamia communis e Macrozamia spiralis. Il clima di questo giardino è vicino a quello di molte regioni italiane, in particolare delle coste liguri e tirreniche, della Sicilia, della Sardegna e della Puglia: i suoi consigli possono quindi essere applicati in Italia, pur restando un’esperienza francese, senza equivalenza precisa di temperatura con una località italiana. Due indicazioni valgono per i suoi Macrozamia:

  • Annaffiatura estiva: in estate, se non piove, un’annaffiatura alla settimana è il minimo e due alla settimana sono l’optimum: i Macrozamia resistono alla siccità, ma crescono bene solo se annaffiati quando l’estate è secca.
  • Gelo e pioggia: in inverno un gelo secco è meno pericoloso dello stesso gelo che arriva dopo un periodo di pioggia; un suolo ben drenato limita quindi il rischio.

Altrove in Europa, i rari coltivatori che ne parlano sui forum lo tengono in vaso: un coltivatore polacco del forum Fous de palmiers lo coltiva al riparo, con un cavo riscaldante, insieme ad altri giovani Macrozamia.

Moltiplicazione

Macrozamia mountperriensis si moltiplica per seme. Nel suo paese d’origine i semi maturano in marzo-aprile; servono semi freschi e fecondati, quindi una pianta maschile e una femminile, e fuori dall’Australia, dove manca il tripide impollinatore, un’impollinazione manuale. Usate i guanti per pulire i semi dalla polpa, che è tossica.

Malattie e parassiti

Nessuna malattia e nessun parassita propri di Macrozamia mountperriensis sono documentati nelle fonti consultate. Come per le altre cicadee, l’eccesso d’acqua in inverno e le cocciniglie sono i rischi più citati per il genere.

Rusticità

La rusticità di Macrozamia mountperriensis è poco conosciuta: è stato trovato un solo riscontro in cifre, negli Stati Uniti, e nessuno in Europa.

In Italia e nel sud della Francia

Non esiste alcun dato per l’Italia: le poche piante segnalate sul forum Tropicamente sono in vaso, e nessuna prova all’aperto è stata pubblicata, in nessuna regione. Nel sud-est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, la specie è coltivata al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, ma il giardino non ha pubblicato dati sul freddo per questa specie; la sua esperienza con i Macrozamia indica soltanto che un gelo secco è meno pericoloso dello stesso gelo dopo un periodo di pioggia. Una pianta della Vandea, sulla costa atlantica francese, citata sul forum Fous de palmiers non è identificata con certezza e non viene presa in considerazione. In mancanza di dati, la coltivazione in vaso, con ricovero in inverno, resta la scelta prudente.

Riferimenti internazionali

Un coltivatore di Gainesville (Florida, Stati Uniti) riferisce sul forum PalmTalk che la sua pianta di Macrozamia mountperriensis, in piena terra insieme ad altri tre Macrozamia, ha superato l’inverno senza alcun danno nonostante −7 °C (20 °F); l’anno e l’eventuale protezione non compaiono nell’estratto consultato, perché la discussione non ha potuto essere letta per intero (sito bloccato). Nel 2014, sul forum Fous de palmiers, un coltivatore riportava il parere di uno specialista australiano che collocava la specie tra le «meno rustiche», quelle dell’interno del Queensland, senza indicare temperature.

Tossicità e precauzioni

Non è stato pubblicato alcun dato di tossicità proprio di Macrozamia mountperriensis, ma il rischio è ben documentato per il genere. Le foglie dei Macrozamia, soprattutto i germogli giovani, provocano nei bovini una paralisi irreversibile del treno posteriore, e i semi contengono azossiglicosidi, tra cui la macrozamina, che nell’intestino liberano il metilazossimetanolo (MAM), tossico per il fegato (Healy, 1967). In Macrozamia miquelii, la specie vicina, la mandorla dei semi è tra le più ricche di macrozamina del genere (Ladd et al., 1993, citati da Asmussen, 2011).

Considerate quindi la pianta tossica: usate i guanti per maneggiare i semi, raccogliete quelli che cadono e teneteli lontano da bambini e animali. In caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nessun uso tradizionale proprio di Macrozamia mountperriensis è documentato. La sintesi di Asmussen (2011) sul consumo dei semi di cicadee da parte degli aborigeni non lo cita tra le specie consumate, mentre l’uso alimentare è ben attestato per la specie vicina Macrozamia miquelii, i cui semi venivano arrostiti e poi lisciviati per sei-otto giorni.

Domande frequenti

Macrozamia mountperriensis è un Macrozamia miquelii?

No. È stato a lungo considerato una forma di Macrozamia miquelii, ma la revisione del 2001 lo ha confermato come specie distinta, e The World List of Cycads lo accetta. Se ne distingue per le foglie più pallide e più corte, senza foglioline spinose, e per coni e semi più piccoli.

Come distinguerlo da Macrozamia communis?

Guardate la base delle foglie. Macrozamia communis ha le foglioline inferiori ridotte a spine, Macrozamia mountperriensis no. Una pianta giovane senza origine nota resta comunque difficile da identificare.

Sopporta il gelo?

Probabilmente un po’, ma mancano i dati. Un solo coltivatore, in Florida, riferisce di una pianta in piena terra intatta a −7 °C; la specie è coltivata al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, ma nessuna prova in cifre è stata pubblicata in Francia né in Italia. Coltivatelo in vaso e proteggetelo in inverno.

Quanta acqua serve in estate?

Più di quanto si pensi, se non piove. Al Jardin zoologique tropical, nel Var, un’annaffiatura alla settimana è il minimo per i Macrozamia e due sono l’optimum; in inverno, al contrario, il terreno deve restare ben drenato.

È minacciato?

No. La IUCN lo ha classificato a minor preoccupazione (LC) nel 2022, e le sue colonie sono estese e protette in diversi parchi nazionali. Resta comunque soggetto alla CITES, come tutte le cicadee.

È tossico?

Probabilmente sì, come tutte le cicadee. Nessuno studio riguarda questa specie, ma i semi e le foglie giovani dei Macrozamia sono tossici per l’uomo e per il bestiame.

Perché cresce così lentamente in vaso?

È il caso della maggior parte dei Macrozamia. Un coltivatore italiano del forum Tropicamente otteneva una sola foglia all’anno da una giovane pianta in vaso. Nessuna fonte indica un metodo proprio della specie per accelerarne la crescita.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Bailey, F.M. (1886). Macrozamia mountperriensis. A Synopsis of the Queensland Flora, First Supplement: 50-51. Brisbane. [Protologo; testo digitalizzato letto.]
  • Jones, D.L., Forster, P.I. & Sharma, I.K. (2001). Revision of the Macrozamia miquelii (F.Muell.) A.DC. (Zamiaceae section Macrozamia) group. Austrobaileya 6(1): 67-94. [Revisione di riferimento: descrizione, neotipo, habitat, fenologia, conservazione; PDF letto per intero.]
  • Hill, K.D. (1998). Cycadophyta. In: McCarthy, P.M. (a cura di), Flora of Australia 48: 597-661, 717-719. ABRS/CSIRO, Melbourne. [Descrizione, letta nella versione online dell’ABRS.]
  • Asmussen, B. (2011). «There is likewise a nut…» a comparative ethnobotany of Aboriginal processing methods and consumption of Australian Bowenia, Cycas, Macrozamia and Lepidozamia species. Technical Reports of the Australian Museum, Online 23(10): 147-163. https://doi.org/10.3853/j.1835-4211.23.2011.1575 [Usi delle specie vicine, tenori di macrozamina; articolo letto per intero.]
  • Healy, P.J. (1967). Macrozamia poisoning. Institute of Inspectors of Stock of New South Wales Year Book. [Letto su Flock & Herd.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Macrozamia mountperriensis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42015A48869453. [Valutazione LC, citata da The World List of Cycads; non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia, citata da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Consultata direttamente.]