Macrozamia douglasii

Macrozamia douglasii è una grande cicadea del Queensland sud-orientale, in Australia, che cresce nelle foreste alte e ai margini della foresta umida, sulle sabbie delle antiche dune di K’gari (l’ex isola Fraser) e della vicina costa di Cooloola. Questa specie del genere Macrozamia forma una corona fitta di 30-90 foglie verde scuro e lucide, lunghe da 2 a 3,5 m, su un fusto sotterraneo o corto. È stata pubblicata nel 1883 anche con il nome di Encephalartos douglasii, e alcuni testi l’hanno classificata come varietà di Macrozamia tridentata. I suoi semi, resi commestibili da un lungo ammollo, nutrivano gli aborigeni dell’isola.

In sintesi: Macrozamia douglasii

  • Nome accettato: Macrozamia douglasii W.Hill ex F.M.Bailey (1883), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Encephalartos douglasii F.Muell. (1883), secondo la revisione di Jones, Forster e Sharma (2001); Macrozamia tridentata var. douglasii J.Schust. (1932)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Great Sandy Zamia» in inglese (Flora of Australia); «Goulbine», nome annotato nel 1879 da Walter Hill
  • Distribuzione naturale: Australia, Queensland sud-orientale: K’gari (isola Fraser) e costa di Cooloola, a nord di Noosa, tra 10 e 80 m di quota
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione pubblicata nel 2022; «Special least concern» nel Queensland
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (tutto il genere); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun riscontro di coltivazione (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura foresta alta e margine della foresta umida, sabbie profonde da grigie a bianche con una falda d’acqua permanente; in coltivazione non documentati
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo o eretto, alto fino a 1 m e largo 70 cm; da 30 a 90 foglie (fino a 100 secondo la Flora of Australia) di 1,6-3,5 m
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani consultati
  • Tossicità: semi tossici crudi, consumati un tempo dopo un lungo ammollo (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Macrozamia douglasii?

È un grande Macrozamia dalla corona molto folta, che si riconosce dalle foglie verde scuro e lucenti, dalla base ben visibile, di un bianco intenso, di ogni fogliolina e dalle poche spine: soltanto le 1-4 paia di foglioline inferiori della foglia sono ridotte a spine rigide. La revisione di David Jones, Paul Forster e Ish Sharma (2001), che ha ridescritto la specie a partire da piante vive, indica i caratteri seguenti:

  • Fusto: sotterraneo o eretto, alto fino a 1 m e largo 70 cm, non ramificato
  • Foglie: 30-90 in una corona fitta, lunghe 2-3,5 m, da erette ad aperte e arcuate, da verde vivo a verde scuro; picciolo di 40-60 cm; rachide diritto, non o appena attorcigliato
  • Foglioline: 120-200 per foglia, piatte, di 25-35 cm × 8-12 mm, verde scuro e lucide sopra, più chiare sotto, con la punta acuminata, ristrette alla base in un callo bianco molto netto; le più basse si riducono gradualmente fino a 1-4 paia di spine giallastre
  • Coni maschili: da 1 a 3, cilindrici, di 20-35 cm × 5-7 cm, verdi, su un peduncolo di 20-35 cm; squame terminate da una spina eretta di 0,5-4 cm
  • Coni femminili: da 1 a 3, da cilindrici a forma di botte, di 35-45 cm × 10-18 cm, verdi
  • Semi: oblunghi, di 2,8-4 cm × 1,8-2,5 cm, con polpa da arancione a rossa

La Flora of Australia (Hill, 1998) indica foglie di 1,6-3,4 m, foglioline di 27-38 cm × 7-12 mm, da 4 a 8 foglioline ridotte a spine, coni femminili di 40-50 cm e semi di 3,6-4 cm. Segnala inoltre che i coni maschili non erano stati visti: Jones e i coautori ricordano però che erano stati descritti già nel 1883 e illustrati nel 1936, e spiegano la loro rarità negli erbari con la loro rapida distruzione (vedi In natura).

Ibridi

Le fonti consultate non segnalano alcun ibrido, né in natura né in coltivazione.

Possibili confusioni

La confusione più probabile è con Macrozamia miquelii, più diffuso nel Queensland orientale. Secondo Jones e i coautori (2001), i coni femminili delle due specie si somigliano molto, ma Macrozamia miquelii porta 6-16 paia di spine ben visibili alla base della foglia, contro 1-4 in Macrozamia douglasii, le cui foglie sono anche più lucide e la base delle foglioline di un bianco più brillante.

Macrozamia cardiacensis, del parco nazionale del monte Walsh, è la specie più vicina secondo la morfologia e un’analisi parziale degli enzimi (allozimi). Ha meno foglie nella corona, la base delle foglioline giallo pallido, più spine alla base della foglia, coni più piccoli e spine più lunghe all’apice delle squame femminili.

Tassonomia

Macrozamia douglasii appartiene al gruppo di Macrozamia miquelii, nella sezione Macrozamia: piante di taglia da media a grande, con foglie non o poco attorcigliate, picciolo spinoso e foglioline inferiori trasformate in spine. La revisione di Jones, Forster e Sharma (2001) riconosce sette specie in questo gruppo. Lawrie Johnson, al contrario, aveva posto nel 1959 tutti questi nomi in sinonimia con Macrozamia miquelii; Macrozamia douglasii è stato poi ristabilito e figura come specie nella Flora of Australia (1998). The World List of Cycads oggi lo accetta.

La storia del nome è complicata. Walter Hill, direttore dell’orto botanico di Brisbane, usa il nome Macrozamia douglasii già nel 1879, senza descrizione: è un nome nudo, privo di valore. Il nome viene convalidato due volte nel 1883, a quanto pare in modo indipendente: da Ferdinand von Mueller con il nome di Encephalartos douglasii (14 febbraio 1883), poi da Frederick Manson Bailey con il nome di Macrozamia douglasii, che ha la priorità nel genere Macrozamia. Bailey non citava alcun esemplare tipo. Nel 2001 Jones e i coautori hanno quindi scelto due lectotipi: per il nome di Bailey, una foglia pressata raccolta sull’isola Fraser da Sheridan, ricevitore delle dogane e magistrato di Maryborough, inviata a Kew il 24 aprile 1882 da James Pink, dell’orto di Brisbane; per il nome di Mueller, semi, resti di cono e una fotografia inviati nel gennaio 1883 da A. McDowall, di Maryborough (erbario di Melbourne).

Le fonti non concordano del tutto su Encephalartos douglasii. Jones e i coautori lo trattano come sinonimo di Macrozamia douglasii. The World List of Cycads cita soltanto un Encephalartos douglasii F.Muell. pubblicato nel 1882 nel Systematic Census of Australian Plants, che classifica come nome non valido collegato a Macrozamia miquelii. L’unico sinonimo che essa collega alla specie è Macrozamia tridentata var. douglasii, pubblicato da Julius Schuster nel 1932.

Etimologia e storia

L’epiteto onora John Douglas (1828-1904), uomo politico e amministratore nel Queensland e nella Nuova Guinea britannica, per breve tempo primo ministro del Queensland, che ha dato il suo nome anche a Port Douglas. The World List of Cycads, sulla base di Haynes (2022), lo presenta come il raccoglitore dell’esemplare tipo. Jones e i coautori (2001) affermano il contrario: nessuna delle raccolte antiche della specie è sua, e Bailey, scrivendo «dedicata all’onorevole John Douglas», si limitava a convalidare il nome scelto da Walter Hill; vi vedono un gesto di patronato politico, dato che Douglas frequentava le stesse società scientifiche di Hill e di Bailey. Il nome del genere Macrozamia unisce il greco makros, «grande», al nome del genere Zamia.

Nel 1879 Walter Hill riportava dalla sua visita all’isola Fraser, nell’aprile dello stesso anno, semi e piante di «Macrozamia douglasii (Goulbine)», precisando che le «noci» di questa pianta erano molto usate come cibo dagli aborigeni. In seguito alcune piante vive furono coltivate nell’orto botanico di Brisbane: uno degli esemplari antichi dell’erbario di Melbourne porta la dicitura «ex horto bot. Brisbane 1881».

Nomi comuni

Non esiste alcun nome italiano attestato. La Flora of Australia riporta il nome inglese «Great Sandy Zamia»; Great Sandy è anche il nome del parco nazionale che protegge K’gari e Cooloola. Nel 1879 Walter Hill annotò il nome «Goulbine», senza precisarne la lingua; si tratta verosimilmente di un nome aborigeno locale, ma nessuna fonte consultata lo conferma.

In natura

Macrozamia douglasii vive su K’gari, dove è estremamente abbondante, e sulla vicina costa di Cooloola, a nord di Noosa, entrambe nel distretto di Wide Bay (Jones et al., 2001). Dal 2023 l’isola porta ufficialmente il suo nome aborigeno, K’gari. La pianta cresce tra 10 e 80 m di quota, nelle foreste alte insediate sulle antiche dune costiere, lungo i ruscelli e ai margini della foresta umida; alcuni esemplari vivono perfino sotto la copertura della foresta umida. I suoli sono sabbie profonde, da grigie a bianche, sopra una falda d’acqua permanente. È un ambiente molto diverso da quello della maggior parte dei Macrozamia, che preferiscono le foreste secche e i pendii rocciosi.

I coni maschili liberano il polline in novembre; vengono allora invasi da curculionidi del genere Tranes, propri della specie, le cui larve li distruggono rapidamente dopo l’impollinazione, tanto che, passata la stagione, non se ne trovano più sulle piante (Forster et al., 1994, citati da Jones et al., 2001). I semi maturi cadono tra marzo e aprile. Le popolazioni sono descritte come dense in certi punti, con un buon rinnovamento da seme.

Stato di conservazione e normativa

Macrozamia douglasii non è minacciato: la Lista Rossa della IUCN lo classifica a minor preoccupazione (LC), secondo la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022, come la riporta The World List of Cycads (Lista Rossa non consultata direttamente). Nel 2001 Jones e i coautori lo giudicavano «molto ben protetto» nei parchi nazionali di Cooloola e dell’isola Fraser, oggi riuniti nel parco nazionale di Great Sandy.

Nel Queensland la specie è classificata «Special least concern» ai sensi della legge sulla conservazione della natura (Nature Conservation Act 1992); WildNet, la banca dati del governo del Queensland, la segnala come specie sensibile. WildNet non indica alcuna iscrizione nella lista federale delle specie minacciate.

Come tutte le cicadee del genere, rientra nell’appendice II della CITES e, nell’Unione europea, quindi anche in Italia, nell’allegato B del regolamento sul commercio delle specie selvatiche (Species+, consultato il 2 ottobre 2026). Il commercio internazionale di piante richiede dei permessi. Acquistate soltanto piante coltivate, accompagnate dai relativi documenti, e verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o importazione.

Coltivazione

Nessuna fonte affidabile consultata descrive la coltivazione di Macrozamia douglasii fuori dall’Australia; nessun coltivatore ne parla sui forum francesi o sul forum italiano Tropicamente, e nessun orto botanico italiano ne segnala la presenza nelle fonti esaminate. L’ambiente naturale dà qualche riferimento, da prendere come ipotesi:

  • Spazio: è uno dei più grandi Macrozamia a fusto corto, con foglie di 2-3,5 m; ha bisogno di molto spazio.
  • Suolo: sabbia profonda, povera e molto drenante, ma in natura mai secca in profondità, perché la falda è permanente.
  • Luce: foresta alta e margine della foresta umida; una mezz’ombra luminosa sembra più vicina al suo ambiente di un pieno sole cocente, senza che ciò sia documentato in coltivazione.
  • Clima: costa subtropicale a bassa quota; nessun dato sulla sua tolleranza al freddo (vedi Rusticità).

Moltiplicazione

Si moltiplica per seme. Poiché le piante sono maschili o femminili, servono entrambi i sessi e, in coltivazione, un’impollinazione manuale per ottenere semi fertili. Non è stato trovato alcun dato di germinazione proprio della specie, e nessuna fonte segnala polloni: il fusto non si ramifica.

Malattie e parassiti

In coltivazione non è documentato alcun problema proprio della specie. In natura le larve dei curculionidi Tranes distruggono i coni maschili dopo l’impollinazione, senza danni noti per la pianta. Per i Macrozamia coltivati in Europa, i forum citano soprattutto le cocciniglie e il marciume in un terreno freddo e bagnato (vedi la pagina del genere).

Rusticità

Per Macrozamia douglasii non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione, né in Italia, né in Francia, né altrove. La ricerca del suo nome sul forum francese Fous de palmiers e sul forum italiano Tropicamente non dà alcun riscontro utile.

In Italia e nel sud della Francia

Non esiste alcun dato, in nessuna regione italiana. Nemmeno nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, la specie risulta provata all’aperto. L’unica indicazione è indiretta: nel 2014 un coltivatore dell’Ain e dell’Hérault riferiva sul forum Fous de palmiers il parere di un vivaista australiano specializzato in cicadee, che collocava Macrozamia douglasii nel gruppo delle specie «poco rustiche», quelle delle coste del Queensland, l’ultimo dei suoi quattro gruppi. Questa classificazione non indica alcuna temperatura.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun risultato di coltivazione documentato. La specie vive su una costa subtropicale, tra 10 e 80 m di quota, e non abbiamo trovato dati sulle gelate nel suo habitat. Qualsiasi valore di rusticità sarebbe una stima: preferiamo non indicarne.

Tossicità e precauzioni

I semi di Macrozamia douglasii sono tossici crudi, come quelli degli altri Macrozamia: contengono macrozamina, che nell’intestino libera una tossina per il fegato, e il consumo delle foglie provoca nei bovini una paralisi irreversibile del treno posteriore (vedi la pagina del genere). Non è stata trovata alcuna analisi chimica propria della specie, ma il lungo trattamento a cui li sottoponevano gli aborigeni (vedi Usi tradizionali) mostra che non erano commestibili così com’erano. Usate i guanti per maneggiare i semi, teneteli fuori dalla portata di bambini, cani e bestiame e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

I semi di Macrozamia douglasii erano un cibo importante su K’gari. Walter Hill annotava nel 1879 che le sue «noci» erano molto usate nell’alimentazione degli aborigeni. Secondo la sintesi dell’archeologa Brit Asmussen (2011), l’unico procedimento di detossificazione riferito per l’isola è un ammollo prolungato: secondo Bracewell, un forzato evaso che vi aveva vissuto, i semi restavano due giorni e due notti in un ruscello di acqua corrente (Simpson, 1843); un’altra testimonianza indica che dopo l’ammollo venivano essiccati, macinati e cotti in focacce (Devitt, 1979). Non tentate di riprodurre queste preparazioni.

Domande frequenti

Dove cresce Macrozamia douglasii?

Nel Queensland sud-orientale, su K’gari (l’ex isola Fraser) e sulla costa di Cooloola. Vive sulle sabbie delle antiche dune, in foresta alta e ai margini della foresta umida, tra 10 e 80 m di quota.

Come distinguerlo da Macrozamia miquelii?

Dalla base della foglia. Macrozamia douglasii ha soltanto 1-4 paia di foglioline ridotte a spine, contro 6-16 in Macrozamia miquelii; le sue foglie sono anche più lucide e la base di ogni fogliolina è di un bianco brillante.

John Douglas ha raccolto la pianta?

Probabilmente no. The World List of Cycads lo presenta come raccoglitore del tipo, ma la revisione del 2001 non ha trovato alcuna sua raccolta e vede in quel nome un omaggio a un uomo politico.

È minacciato?

No. La IUCN lo classifica a minor preoccupazione (2022); è abbondante su K’gari e protetto nel parco nazionale di Great Sandy.

I suoi semi sono commestibili?

No, non crudi. Sono tossici; gli aborigeni dell’isola li consumavano soltanto dopo un ammollo di più giorni in acqua corrente, seguito da essiccazione, macinatura e cottura.

Si può coltivare in Italia?

Non si sa. Nessun coltivatore ha pubblicato la propria esperienza, né in Italia né in Francia, e il parere di un esperto lo colloca tra i Macrozamia meno rustici; le grandi dimensioni complicano anche lo svernamento in vaso.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Jones, D.L., Forster, P.I. & Sharma, I.K. (2001). Revision of the Macrozamia miquelii (F.Muell.) A.DC. (Zamiaceae section Macrozamia) group. Austrobaileya 6(1): 67-94. [Ridescrizione, tipificazione, habitat, fenologia, affinità, etimologia, nome «Goulbine» secondo Hill (1879); testo integrale consultato (PDF diffuso da The World List of Cycads).]
  • Bailey, F.M. (1883). A Synopsis of the Queensland Flora. Government Printer, Brisbane, p. 500. [Protologo; non consultato, citato secondo Jones et al. (2001).]
  • Hill, K.D. (1998). Zamiaceae. In: Flora of Australia 48. ABRS/CSIRO, Melbourne. [Descrizione e distribuzione; consultate nella versione online della flora.]
  • Asmussen, B. (2011). Changing perspectives in Australian archaeology, part X. «There is likewise a nut…»: a comparative ethnobotany of Aboriginal processing methods and consumption of Australian Bowenia, Cycas, Macrozamia and Lepidozamia species. Technical Reports of the Australian Museum, Online 23(10): 147-163. doi:10.3853/j.1835-4211.23.2011.1575 [Procedimenti di detossificazione riferiti per l’isola Fraser; testo integrale consultato.]
  • Forster, P.I., Machin, P., Mound, L. & Wilson, G. (1994). Insects associated with the reproductive structures of cycads in Queensland and north-east New South Wales, Australia. Biotropica 26: 217-222. [Curculionidi Tranes dei coni; non consultato, citato secondo Jones et al. (2001).]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Macrozamia douglasii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42001A48716693. [Categoria LC; riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina della Lista Rossa non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia, citata da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]