Macrozamia spiralis è una piccola cicadea del Nuovo Galles del Sud, in Australia, che cresce in piante sparse nelle foreste secche di eucalipti, dalla valle del Goulburn alle Blue Mountains e ai dintorni di Sydney. Questa specie del genere Macrozamia ha un solo fusto sotterraneo e poche foglie grigio-verdi, più o meno attorcigliate a spirale, da cui il nome. Fu descritta dapprima come Zamia spiralis, poi fu conosciuta a lungo come Macrozamia corallipes, mentre il nome «spiralis» veniva applicato per errore al grande Macrozamia communis. Su questo nome Miquel fondò il genere nel 1842; oggi la specie è classificata in pericolo nella Lista Rossa della IUCN.
In sintesi: Macrozamia spiralis
- Nome accettato: Macrozamia spiralis (Salisb.) Miq. (1842), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: Zamia spiralis Salisb. (1796), il basionimo; Encephalartos spiralis (Salisb.) Lehm. (1834); Macrozamia corallipes Hook.f. (1872); Macrozamia tridentata var. corallipes (Hook.f.) J.Schust. (1932)
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «burrawang» in inglese, nome condiviso con Macrozamia communis
- Distribuzione naturale: endemica del Nuovo Galles del Sud, da Dunedoo e dalla valle del Goulburn alle Blue Mountains, a Sydney e a Waterfall
- Stato IUCN: in pericolo (EN), criterio A2c, valutazione pubblicata nel 2022
- CITES e altre tutele: appendice II della CITES; allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun valore misurato in coltivazione; nel suo habitat gelate frequenti (circa 43 giorni di gelo all’anno a Richmond, vicino a Sydney); coltivata al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) (vedi Coltivazione)
- Esposizione e substrato: in natura foresta secca di eucalipti, su suoli poveri sabbiosi o ghiaiosi
- Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 8-20 cm di diametro; da 2 a 12 foglie di 35-100 cm
- In Italia: un esemplare maschile acquistato nel 1888 dai Giardini Hanbury, con un nome che a quell’epoca designava spesso un’altra specie; in serra all’Orto Botanico di Napoli secondo un elenco del 1984 (vedi In Italia)
- Tossicità: non documentata per la specie; semi e foglie tossici nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Macrozamia spiralis?
Si riconosce dalla taglia piccola, dalle foglie poco numerose, da grigio-verdi a bluastre, poco o mediamente attorcigliate, e dalla base aranciata o rossa delle foglioline, il cui apice non punge. La Flora of Australia (Hill, 1998), consultabile in rete grazie all’ABRS, la descrive così:
- Fusto: sotterraneo, di 8-20 cm di diametro
- Foglie: da 2 a 12 per corona, di 35-100 cm, mediamente carenate, grigio-verdi, semilucide; picciolo lungo, di 15-40 cm; rachide da non attorcigliato a mediamente attorcigliato a spirale
- Foglioline: da 45 a 120 per foglia, semplici, di 12-20 cm per 5-9 mm, nettamente più chiare sotto, con apice non pungente; quelle alla base non sono ridotte a spine
- Coni maschili: fusiformi, di 15-20 cm per 5-6 cm
- Coni femminili: ovoidi, di 12-20 cm per 6-9 cm
- Semi: ovoidi, di 25-30 mm per 20-25 mm, con polpa rossa (da arancione a scarlatta secondo la flora del Nuovo Galles del Sud)
La torsione delle foglie, che ha dato il nome alla specie, varia con l’età. Secondo L.A.S. Johnson (1959), le foglie semi-giovanili, frequenti soprattutto dopo gli incendi, possono ruotare di 180° o più e portano foglioline distanziate, terminate da qualche dentino; le foglie di forma adulta sono poco attorcigliate, con foglioline più fitte. La flora del Nuovo Galles del Sud (PlantNET) indica una torsione fino a 180°, raramente 360°, e da 5 a 10 nervature in rilievo sotto le foglioline.
Osservatori della società australiana delle palme e delle cicadee (PACSOA) descrivono, vicino a Richmond, foglie nuove grigio-blu con la base delle foglioline rosa-rosso vivo, che poi diventano verdi, mentre le basi ingialliscono o diventano bianco crema. Contano in media 6-8 foglie per pianta, raramente fino a 17, alte 60 cm, al massimo 90 cm, sopra il suolo. La popolazione delle Lower Blue Mountains (da Wheeney Creek alla Mellong Range) si distingue per piante più grandi, con foglie più o meno glauche e foglioline più larghe (PlantNET).
Ibridi
Nessun ibrido naturale è confermato. Johnson (1959) nota che Macrozamia spiralis cresce a volte vicino a Macrozamia communis senza che si conoscano ibridi. A ovest è sostituito dalla specie vicina Macrozamia secunda, e alcuni campioni d’erbario facevano supporre incroci, senza che sia mai stata osservata una pianta intermedia viva.
Possibili confusioni
La confusione più frequente è con Macrozamia communis, per ragioni storiche (vedi Tassonomia). Sul terreno basta la taglia: secondo la PACSOA, Macrozamia spiralis porta in media soltanto 6-8 foglie alte circa 60 cm, mentre Macrozamia communis ne conta spesso più di 100, fino a 2 m di altezza; Macrozamia communis ha inoltre le foglioline inferiori ridotte a spine. In Francia piante vendute come «Macrozamia spiralis» si sono rivelate dei Macrozamia communis: un coltivatore di Cagnes-sur-Mer ne ha fatto l’esperienza sul forum Fous de palmiers nel 2010. Sul forum italiano Tropicamente, nel 2008, la foto di una giovane pianta coltivata a Sabaudia, nel Lazio, è stata attribuita da un partecipante a Macrozamia spiralis, da un altro a Macrozamia communis e da un terzo a Macrozamia moorei: un buon esempio di quanto sia difficile identificare un giovane Macrozamia da una fotografia.
Macrozamia elegans, a lungo chiamato a Sydney «spiralis robusto» e descritto nel 1998, ha le stesse foglie attorcigliate e la stessa base rossastra delle foglioline, ma è più grande in tutte le sue parti e le sue foglioline hanno l’apice pungente (Flora of Australia; PACSOA). Macrozamia flexuosa ha foglie attorcigliate più volte; una pianta di Macrozamia spiralis porta a volte una o due foglie di questo tipo, cosa che la PACSOA considera un’anomalia. Macrozamia secunda, più a ovest, ha un picciolo concavo e foglioline rigide, strette ed erette su un solo lato.
Tassonomia
Macrozamia spiralis è un nome accettato da The World List of Cycads, ma la sua storia è una delle più ingarbugliate del genere. Richard Anthony Salisbury descrisse Zamia spiralis nel 1796 da una pianta raccolta da David Burton «vicino a Port Jackson, in luoghi ombrosi»; non se ne conserva alcun campione. La sua descrizione sta in due frasi: foglioline in 30-40 paia, falcate, terminate da 3-5 denti pungenti, e piccioli «un po’ spiralati».
Il nome fu poi applicato ad altre piante. Robert Brown (1810) lo usò per un miscuglio di Macrozamia communis e di Macrozamia riedlei; Miquel, creando la combinazione Macrozamia spiralis nel 1842, descrisse in realtà Macrozamia riedlei, a partire da tavole di Ferdinand Bauer; i botanici del Nuovo Galles del Sud lo usarono poi per Macrozamia communis, e quelli del Queensland, sulla scia di F.M. Bailey, per Macrozamia lucida. La piccola specie dalle foglie attorcigliate era invece conosciuta come Macrozamia corallipes, nome pubblicato da Joseph Dalton Hooker nel 1872 nel Botanical Magazine (tavola 5943).
Nel 1959 L.A.S. Johnson riesaminò la descrizione di Salisbury. Mostrò che non poteva applicarsi a Macrozamia communis, le cui piante adulte non hanno mai foglioline dentate né picciolo attorcigliato, ma che corrispondeva perfettamente alle piante semi-adulte di Macrozamia corallipes. Restituì quindi il nome Macrozamia spiralis a questa piccola specie, mise Macrozamia corallipes in sinonimia e descrisse Macrozamia communis per quella grande. In concreto, ogni testo anteriore al 1959 che parla di «Macrozamia spiralis» nel Nuovo Galles del Sud riguarda per lo più Macrozamia communis: Johnson precisa che gli studi morfologici e i conteggi cromosomici pubblicati con questo nome, come quelli di Brough e Taylor (1940), riguardano in realtà Macrozamia communis. Lo stesso vale con ogni probabilità per le piante coltivate in Europa con questo nome prima di quella data (vedi In Italia).
Macrozamia spiralis appartiene alla sezione Parazamia, quella delle piccole specie con fusto sotterraneo e senza foglioline spinose. È vicino a Macrozamia elegans, descritto nel 1998 da Ken Hill e David Jones, e a Macrozamia secunda, che Johnson considerava una specie vicariante. Il suo numero cromosomico è 2n = 18 (Flora of Australia).
Etimologia e storia
Il nome viene dal latino spiralis, «a spirale», con riferimento al rachide attorcigliato delle foglie delle piante giovani (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). L’origine del nome corallipes, dato da Hooker, non è spiegata in nessuna delle fonti consultate.
Della raccolta di David Burton non si è conservato alcun campione, per cui l’applicazione del nome si basa soltanto sulla descrizione di Salisbury. L’importanza di Macrozamia spiralis va oltre la sua piccola taglia: su questo nome Miquel fondò il genere nel 1842, da cui il dibattito sulla specie tipo esposto da Johnson (1959), che riteneva che la descrizione di Miquel si basasse in realtà su Macrozamia riedlei.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano: si usa il nome scientifico. La Flora of Australia riporta il nome inglese «burrawang», che però indica anzitutto Macrozamia communis, il che alimenta la confusione tra le due specie. Non è stato trovato alcun nome aborigeno proprio della specie.
In natura
Macrozamia spiralis è endemica del Nuovo Galles del Sud. Secondo Johnson (1959) e la flora dello Stato, va da Dunedoo e dalla valle del Goulburn fino alle Lower Blue Mountains, a Sydney e a Waterfall; la PACSOA la segnala nei sobborghi meridionali, sud-occidentali e occidentali di Sydney. Cresce sparsa in foreste secche, raramente semiumide, di eucalipti, su suoli poveri, sabbiosi o ghiaiosi.
Le piante vivono per lo più isolate, ma la PACSOA descrive anche piccoli gruppi di 10-12 piante in un raggio di 2 m e, in un caso, una quarantina di piante su 2,5 m per 5 m, probabilmente nate da semi caduti ai piedi della pianta madre; le piante isolate deriverebbero dalla dispersione dei semi da parte dei marsupiali. Le foglie nuove compaiono in modo irregolare, tranne dopo un incendio, quando la maggior parte delle piante ne produce. I coni sembrano comparire ogni 3-4 anni, con gran parte della popolazione che fruttifica lo stesso anno; le femmine portano di solito un solo cono, a volte due, i maschi da uno a quattro.
Vicino a Richmond, a 20 m di quota, il clima dà 799 mm di pioggia all’anno, minime settimanali invernali di −1,7 °C, massime estive di 34,4 °C e circa 43 giorni di gelo all’anno, secondo la PACSOA.
Stato di conservazione e normativa
Macrozamia spiralis è classificata in pericolo (EN) nella Lista Rossa della IUCN, secondo il criterio A2c, che corrisponde a una riduzione della popolazione legata al declino dell’habitat (valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022, come la riporta The World List of Cycads; Lista Rossa non consultata direttamente). Il suo areale si sovrappone in parte all’agglomerato di Sydney e alla sua periferia occidentale. Nelle fonti consultate non è stato trovato alcuno stato di protezione proprio della specie nel Nuovo Galles del Sud.
Come tutte le cicadee del genere, è iscritta all’appendice II della CITES dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4: semi e polline non sono soggetti alla CITES, le piante sì. Nell’Unione europea, quindi anche in Italia, rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Questi dati sono stati riletti su Species+ il 2 ottobre 2026. Verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o importazione e preferite piante nate da seme di provenienza nota.
Coltivazione
Macrozamia spiralis è una pianta da collezione, rara in coltivazione, la cui difficoltà principale è l’estrema lentezza: la PACSOA la descrive come una cicadea a crescita lentissima, sia per le plantule nate da seme sia per la produzione di foglie nuove nelle piante adulte. Nessuna fonte affidabile dà consigli di coltivazione propri della specie. Il suo ambiente naturale, una foresta rada su suolo povero e drenante con estati calde e inverni con gelate, suggerisce un substrato molto drenante e un’esposizione luminosa; queste indicazioni restano dedotte dall’habitat.
Sui forum non è stata trovata alcuna pianta identificata con certezza. Un garden center del Bouscat, vicino a Bordeaux, ne proponeva con questo nome nel 2011, secondo il forum Fous de palmiers, ma l’identità di quelle piante non è stata verificata.
Al Jardin zoologique tropical, un’esperienza utile per l’Italia
In Francia la specie è coltivata al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, sulla costa mediterranea, insieme ad altri quattro Macrozamia: Macrozamia moorei, Macrozamia communis, Macrozamia riedlei e Macrozamia mountperriensis. L’esperienza del giardino con il genere dà due riferimenti:
- Annaffiatura estiva: d’estate, se non piove, un’annaffiatura alla settimana è il minimo e due annaffiature alla settimana sono l’optimum.
- Gelo: in inverno un gelo secco è meno pericoloso dello stesso gelo che arriva dopo un periodo di pioggia, quando il suolo e la pianta sono impregnati d’acqua.
Il clima del Var, come quello degli altri giardini del sud-est della Francia, è vicino a quello di molte regioni italiane, in particolare delle coste liguri e tirreniche, della Sicilia, della Sardegna e della Puglia. Questi riferimenti restano un’esperienza francese, senza equivalenza precisa di temperatura con una località italiana, ma valgono anche per il coltivatore italiano: annaffiate con regolarità durante le estati asciutte e tenete la pianta all’asciutto prima delle gelate.
In Italia
Giardini Hanbury (La Mortola, Ventimiglia). L’Hortus Mortolensis, il catalogo del giardino pubblicato nel 1912, riferisce che un esemplare maschile di «Macrozamia spiralis» fu acquistato nel luglio 1888 dal giardino del principe Troubetzkoy. BGCI PlantSearch, la banca dati internazionale degli orti botanici, elenca ancora la specie per Hanbury, ma la sua lista ricalca il catalogo del 1912: non si sa se la pianta storica sia ancora viva. Soprattutto, prima della revisione di Johnson (1959) il nome «spiralis» era applicato per lo più a piante che oggi chiamiamo Macrozamia communis e, nell’opera di Miquel, Macrozamia riedlei (vedi Tassonomia): la pianta di La Mortola era quindi probabilmente una di queste specie, anche se nessuna fonte lo afferma esplicitamente.
Napoli. Un articolo pubblicato nel 1984 sulla rivista dell’Orto Botanico di Napoli, Delpinoa, elenca Macrozamia spiralis tra le nove specie di Macrozamia coltivate allora nelle serre del giardino. Il dato è posteriore alla revisione di Johnson, ma non dice se la pianta sia ancora presente: le pubblicazioni più recenti del giardino consultate nell’ottobre 2026 citano soltanto Macrozamia moorei per il genere.
Forum italiani. Sul forum Tropicamente, riletto nell’ottobre 2026, non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione di una pianta identificata con certezza. Nel 2008 un partecipante osservava che il nome spiralis compariva da sempre nel catalogo di un vivaio, ma che, a quanto sembrava, la pianta non vi era mai stata davvero disponibile; la pianta di Sabaudia di cui si discuteva nello stesso anno non è stata identificata con sicurezza (vedi Possibili confusioni).
Moltiplicazione
Macrozamia spiralis si moltiplica per seme. Servono semi freschi e fecondati, quindi una pianta maschile e una femminile e, fuori dall’Australia, un’impollinazione manuale. Come nelle altre piccole specie della sezione Parazamia, la crescita delle plantule è molto lenta. Una pianta può eccezionalmente formare più teste dopo una ferita del fusto, ma la divisione non è un metodo di moltiplicazione documentato.
Malattie e parassiti
Non è documentata alcuna malattia propria della specie. In natura la PACSOA segnala danni di bruchi che arrotolano le foglie vecchie. In coltivazione, come per le altre cicadee, l’eccesso d’acqua in inverno e le cocciniglie sono i rischi citati più spesso per il genere.
Rusticità
La rusticità di Macrozamia spiralis non è documentata da prove di coltivazione: non è stato pubblicato alcun valore di freddo, né in Italia né altrove, sebbene la specie sia coltivata al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var).
In Italia e nel sud della Francia
In Italia non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione all’aperto, per nessuna regione: né per le coste liguri e tirreniche, né per la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico, la Sicilia o la Sardegna. Nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, la specie è coltivata al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var), ma non ne sono stati pubblicati dati di freddo; l’esperienza del giardino con i Macrozamia indica che un gelo secco è meno pericoloso dello stesso gelo dopo un periodo di pioggia. Altrove in Francia non è stato trovato alcun riscontro in piena terra. Le piante coltivate con questo nome si sono spesso rivelate dei Macrozamia communis, i cui risultati non si possono trasferire. In mancanza di dati, la coltivazione in vaso, con svernamento al riparo, resta la scelta prudente.
Riferimenti internazionali
Nel suo habitat, vicino a Richmond, la specie conosce gelate frequenti, circa 43 giorni all’anno, con minime invernali verso −1,7 °C raggiunte ogni settimana in luglio (PACSOA). Sul forum francese Fous de palmiers un coltivatore ha riferito nel 2014 il parere di uno specialista australiano delle cicadee, che collocava Macrozamia spiralis tra le specie «relativamente rustiche» della costa del Nuovo Galles del Sud, senza indicare temperature. Non sono misure di resistenza al freddo.
Tossicità e precauzioni
Non è stato pubblicato alcun dato di tossicità proprio di Macrozamia spiralis con il suo nome attuale, ma il rischio è ben documentato per il genere: le foglie giovani provocano nei bovini una paralisi irreversibile del treno posteriore, e i semi contengono azossiglicosidi, tra cui la macrozamina, che nell’intestino liberano il metilazossimetanolo (MAM), tossico per il fegato (Healy, 1967).
Attenzione ai riferimenti antichi: Healy (1967) cita un avvelenamento pubblicato nel 1931 da Seddon, Belschner e King, senza data né luogo precisi, in cui il 30 % di un gregge di 6000 pecore merinos morì dopo aver mangiato semi maturi di «Macrozamia spiralis», nel Nuovo Galles del Sud. A quell’epoca questo nome designava per lo più Macrozamia communis in quello Stato (vedi Tassonomia): la specie realmente in causa non si può quindi stabilire. Considerate la pianta tossica: usate i guanti per maneggiare i semi, raccogliete quelli che cadono e teneteli fuori dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
I semi di Macrozamia erano consumati dagli Aborigeni del Nuovo Galles del Sud dopo un lungo dilavamento, da tre giorni a due settimane in acqua corrente o stagnante, e poi arrostiti. Asmussen (2011) colloca Macrozamia spiralis tra le cinque specie di cui è riferito il consumo, ma precisa che i racconti che usano questo nome (Backhouse, Jackson, Moore) riguardano probabilmente Macrozamia communis, la specie più comune dello Stato, distinta soltanto nel 1959. La Flora of Australia aggiunge che la pianta è servita a produrre alcol, colle e amido per la lavanderia; anche in questo caso nulla garantisce che questi usi riguardino la specie attuale piuttosto che Macrozamia communis. Queste conoscenze non sono ricette: non mangiate mai semi di cicadee.
Domande frequenti
Macrozamia spiralis e Macrozamia communis sono la stessa pianta?
No. Macrozamia spiralis è una piccola pianta con fusto sotterraneo e da 2 a 12 foglie lunghe meno di un metro; Macrozamia communis è una grande cicadea che può portare più di 100 foglie. La confusione nasce dal vecchio uso del nome «spiralis» per Macrozamia communis, corretto da Johnson nel 1959.
Perché le foglie sono attorcigliate?
È un carattere della specie, visibile soprattutto nelle piante giovani. Secondo Johnson (1959), le foglie semi-giovanili possono ruotare di 180° o più, mentre quelle adulte sono poco attorcigliate. Il nome latino spiralis ricorda questa torsione.
Come capire se il mio «Macrozamia spiralis» è autentico?
Contate le foglie e guardate la loro base. Una pianta con decine di foglie e foglioline inferiori ridotte a spine è molto probabilmente un Macrozamia communis. Macrozamia spiralis resta piccolo, con poche foglie grigio-verdi e la base delle foglioline aranciata o rossa.
La pianta dei Giardini Hanbury è un vero Macrozamia spiralis?
Non si sa. L’esemplare maschile fu acquistato nel 1888 con questo nome, ma prima del 1959 il nome «spiralis» indicava spesso Macrozamia communis o, in Miquel, Macrozamia riedlei. Nessuna fonte consultata conferma l’identità della pianta, né che sia ancora viva.
È minacciato?
Sì. È classificato in pericolo (EN) dalla IUCN dalla valutazione pubblicata nel 2022, a causa del declino del suo habitat, in parte intorno a Sydney. Acquistate soltanto piante nate da seme.
Si può coltivare in piena terra in Italia?
Non si sa. La specie è coltivata al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var), il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, ma non è stata pubblicata alcuna prova in cifre, e il suo habitat conosce soltanto gelate moderate. Coltivatela in vaso, in un substrato molto drenante, e riparatela in inverno.
Perché cresce così lentamente?
È la sua natura. La PACSOA la descrive come lentissima, da seme come da adulta; in natura produce foglie nuove solo in modo irregolare, soprattutto dopo gli incendi.
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- Cicadee negli orti botanici italiani: Napoli, Palermo, Firenze e La Mortola
Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Macrozamia spiralis: https://cycadlist.org/scientific_name/423 — nome accettato, autori, pubblicazione, basionimo, sinonimi, distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN. Lista di riferimento degli specialisti delle cicadee, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Flora of Australia (ABRS), Macrozamia spiralis: https://profiles.ala.org.au/opus/foa/profile/Macrozamia%20spiralis — descrizione, caratteri distintivi, distribuzione, habitat, cromosomi, nome comune, usi. Flora nazionale di riferimento (Hill, 1998), affidabile; consultata direttamente.
- PlantNET, flora del Nuovo Galles del Sud (Royal Botanic Garden Sydney), Macrozamia spiralis: https://plantnet.rbgsyd.nsw.gov.au/cgi-bin/NSWfl.pl?page=nswfl&lvl=sp&name=Macrozamia~spiralis — descrizione, torsione delle foglie, distribuzione, variabilità, sinonimi. Flora ufficiale dello Stato, affidabile; consultata direttamente.
- PACSOA Wiki, Macrozamia spiralis: https://www.pacsoa.org.au/wiki/index.php/Macrozamia_spiralis — osservazioni sul campo vicino a Richmond e a Mulgoa (colore delle foglie, raggruppamenti, coni, clima, crescita). Società specializzata, osservazioni di appassionati esperti; consultata direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Macrozamia spiralis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/26128/legal — appendice II della CITES, allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata il 2 ottobre 2026.
- EUR-Lex, regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio, relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:31997R0338 — quadro giuridico dell’allegato B nell’Unione europea. Testo ufficiale.
- Flock & Herd, «Macrozamia poisoning» (P.J. Healy, 1967): https://flockandherd.net.au/archive/transcribed/1967/reader/macrozamia-poisoning.html — forme di avvelenamento del bestiame, caso pubblicato nel 1931 con il nome di Macrozamia spiralis. Testo di un veterinario ricercatore, affidabile; consultato direttamente.
- Hortus Mortolensis. Alphabetical catalogue of plants growing in the garden of the late Sir Thomas Hanbury (1912): https://archive.org/details/hortusmortolensi00giar — esemplare maschile di Macrozamia spiralis acquistato nel luglio 1888. Catalogo storico, testimonianza datata.
- BGCI PlantSearch: https://plantsearch.bgci.org/ — Macrozamia spiralis segnalato ai Giardini Hanbury. Banca dati internazionale degli orti botanici, consultata il 10 ottobre 2026; senza data di aggiornamento per giardino, molto incompleta per l’Italia.
- Orto Botanico di Napoli, Moretti A., «Quinacrine fluorescence analysis of the chromosomes of Macrozamia», Delpinoa 23-24: 129-136 (vol. 1981-82, uscito nel 1984): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_23-24_1981-82_%5B1984%5D/Delpinoa_23-24_1981-82_%5B1984%5D_129-136.pdf — Macrozamia spiralis tra le nove specie di Macrozamia coltivate in serra a Napoli nel 1984. Pubblicazione scientifica del giardino, affidabile per quella data.
- Tropicamente, discussione «Macrozamia (miquelii e le altre)»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/macrozamia-miquelii-e-le-altre/ — pianta di Sabaudia dall’identità incerta, nome presente nel catalogo di un vivaio senza disponibilità reale (dicembre 2008). Forum italiano di coltivatori, a valore indicativo; messaggi letti l’11 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers, discussioni «macrozamia» e «Arrivage jardinerie du Bouscat (33)»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=8153 e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=2865&start=15 — pianta venduta con questo nome identificata come Macrozamia communis (#p105650, #p105688), offerta in un garden center (#p132990). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo; messaggi letti.
- Forum Fous de palmiers, discussione «Notes concernant la rusticité des Macrozamia»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=17538 — classifica di rusticità riferita, senza valori (#p323061). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo; messaggio letto.
Bibliografia
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- Moretti, A. (1984). Quinacrine fluorescence analysis of the chromosomes of Macrozamia. Delpinoa 23-24 (1981-82): 129-136. [Elenco delle specie coltivate a Napoli; PDF consultato.]
- Asmussen, B. (2011). «There is likewise a nut…» a comparative ethnobotany of Aboriginal processing methods and consumption of Australian Bowenia, Cycas, Macrozamia and Lepidozamia species. Technical Reports of the Australian Museum, Online 23(10): 147-163. https://doi.org/10.3853/j.1835-4211.23.2011.1575 [Usi aborigeni nel Nuovo Galles del Sud; articolo letto per intero.]
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