Macrozamia platyrhachis è una cicadea senza tronco visibile del Queensland centrale, in Australia, limitata all’altopiano di Blackdown (Blackdown Tableland) e alla catena di Expedition, dove cresce in foresta secca di eucalipti sulle arenarie degli altopiani. Questa specie del genere Macrozamia si riconosce dalle poche foglie corte e ricurve, con il rachide largo e appiattito, guarnite delle foglioline più larghe tra i piccoli Macrozamia, fino a 2 cm. Descritta nel 1898 da Frederick Manson Bailey con la grafia Macrozamia platyrachis, ancora usata da alcuni autori, è classificata in pericolo dalla IUCN e dalla legge australiana.
In sintesi: Macrozamia platyrhachis
- Nome accettato: Macrozamia platyrhachis F.M.Bailey (1898), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo; grafia originale Macrozamia platyrachis, mantenuta da L.A.S. Johnson (1959) e da PACSOA
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Blackdown zamia palm» in inglese (Australian Plant Census, tramite l’Atlas of Living Australia)
- Distribuzione naturale: Australia, Queensland centro-orientale: altopiano di Blackdown e catena di Expedition
- Stato IUCN: in pericolo (EN, criteri B1ab(i,ii,iii,v)), valutazione pubblicata nel 2022
- CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (tutto il genere); allegato B nell’Unione europea; in pericolo ai sensi della legge federale australiana EPBC e della normativa del Queensland
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura foresta sclerofilla secca su altopiano arenaceo, suoli sabbiosi profondi; in coltivazione substrato molto aerato e drenante (vedi Coltivazione)
- Portamento e dimensioni adulte: tronco sotterraneo di 25-60 cm di diametro; da 2 a 8 foglie (fino a una decina) di 45-80 cm, talvolta quasi 1 m
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani; semi citati come difficili da trovare sul forum Tropicamente (2009)
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; un’antica osservazione secondo cui non avvelenerebbe il bestiame non è mai stata confermata (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Macrozamia platyrhachis?
È l’unico piccolo Macrozamia che unisce un picciolo corto e largo, un rachide appiattito sopra e angoloso sotto e foglioline rigide larghe 12-20 mm. La Flora of Australia (Hill, 1998) lo caratterizza per le foglie corte con picciolo corto e largo e per le foglioline molto larghe. Ecco le sue misure:
- Tronco: sotterraneo, di 25-60 cm di diametro
- Foglie: da 2 a 8 per corona, di 45-80 cm, moderatamente carenate, verde medio, da un po’ a molto lucide; picciolo di 15-25 cm, largo 13-18 mm alla prima fogliolina
- Foglioline: da 36 a 60 per foglia, semplici, di 25-40 cm × 12-20 mm, nettamente più pallide sotto, con margini piatti e punta intera o dentata; quelle della base non sono ridotte a spine; Johnson (1959) vi conta 15-18 nervature sporgenti sulla pagina inferiore
- Coni maschili: strettamente ovoidi, di 15-20 cm × 4-4,5 cm
- Coni femminili: ovoidi, di 12-17 cm × 8-9 cm, con spine terminali di 1-13 mm
- Semi: ovoidi, di 25-30 mm × 20-25 mm, con polpa rossa
Le fonti non concordano sull’attorcigliamento del rachide. La Flora of Australia lo dice da moderatamente a fortemente attorcigliato a spirale e parla di foglie corte «attorcigliate a spirale». David Jones (1991), e poi Jones e Forster (1994) nella loro chiave, descrivono al contrario foglie ricurve, quasi distese in orizzontale, con rachide «appena attorcigliato», piegato bruscamente vicino alla base, e foglioline erette; Johnson (1959) scriveva «non o moderatamente attorcigliato». In un testo del 1994 ripreso da PACSOA, un coltivatore descrive una pianta con quattro foglie che si alzano dal centro e poi si ripiegano nettamente, dall’aspetto lucido e coriaceo; le piante più grandi in natura portano, secondo lui, nove o dieci foglie di un metro al massimo.
Ibridi
Le fonti consultate non documentano alcun ibrido, né naturale né orticolo. L’isolamento geografico della specie, la più settentrionale della sezione Parazamia, rende poco probabili gli incroci naturali, ma nessuna fonte lo afferma.
Possibili confusioni
Le foglioline molto larghe la rendono poco confondibile, soprattutto se la provenienza è nota:
- Macrozamia fearnsidei: la specie della sezione Parazamia più vicina geograficamente, ma non la parente più stretta secondo Jones (1991); più robusta, con fino a 20 foglie erette e rachide nettamente attorcigliato;
- Macrozamia fawcettii: altra specie a foglioline larghe, del nord del Nuovo Galles del Sud; Schuster (1932) le avvicinava, ma Johnson (1959) vi vedeva una semplice convergenza;
- Macrozamia miquelii e le altre specie della sezione Macrozamia della regione: più grandi, con foglioline inferiori ridotte a spine.
Tassonomia
Macrozamia platyrhachis è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato. La specie appartiene alla sezione Parazamia, quella delle specie piccole a fusto sotterraneo, senza foglioline spinose né canali mucillaginosi. Johnson (1959) la giudicava «poco conosciuta ma del tutto distinta» e non la collegava ad alcun sottogruppo della sezione; Jones e Forster (1994) la collocano nel «complesso di Macrozamia plurinervia», dalle foglioline piuttosto larghe e poco incavate. Non ha mai cambiato genere né specie.
Varia soltanto la grafia. Bailey pubblicò il nome nel 1898 nella forma platyrachis, poi scrisse platyrhachis dal 1902 nella sua Queensland Flora, senza presentare il cambiamento come una correzione. Johnson (1959) riteneva che si dovesse conservare la grafia originale, e PACSOA la usa ancora. The World List of Cycads, la Flora of Australia, Species+ e il censimento australiano delle piante usano platyrhachis, forma seguita qui; le due grafie indicano la stessa pianta.
Etimologia e storia
L’epiteto viene dal greco platys («largo») e rhachis («asse della foglia sopra il picciolo»): allude al rachide fortemente appiattito (The World List of Cycads, sulla base di Haynes, 2022). Secondo il testo di PACSOA, anche le foglioline sono nettamente più larghe che nelle altre specie della sezione.
La pianta fu descritta nel 1898 nel Queensland Agricultural Journal (vol. 3, p. 356) da Frederick Manson Bailey, sulla base di una pianta maschile inviata, con un cono femminile, da H.C. Brock-Hollinshead da una catena di colline vicino a Planet Downs (olotipo all’erbario del Queensland, BRI; isotipo a Sydney, NSW). Johnson (1959) segnalava due punti da confermare nella descrizione di Bailey: l’assenza di lana alla base delle foglie e l’osservazione del raccoglitore secondo cui la pianta non provoca il «rickets», la paralisi del bestiame. Il testo di PACSOA suppone che la specie sia stata scoperta più tardi delle altre proprio perché non sembrava pericolosa per il bestiame, sicché nulla attirava su di lei l’attenzione degli allevatori. Resta poco coltivata.
Nomi comuni
Non esiste un nome italiano attestato. In inglese l’Australian Plant Census, ripreso dall’Atlas of Living Australia, riporta «Blackdown zamia palm», dal nome dell’altopiano in cui vive; la pianta, naturalmente, non è una palma.
In natura
Secondo la Flora of Australia, la specie è endemica del Queensland centro-orientale, sull’altopiano di Blackdown e nella catena di Expedition, dove è sparsa ma localmente abbondante in foresta sclerofilla secca, sugli altopiani arenacei. È il Macrozamia della sezione Parazamia più a nord.
Il testo di PACSOA (1994) descrive l’altopiano di Blackdown, a ovest di Rockhampton e un po’ a sud di Dingo, come un rilievo ondulato con scarpate ripide, che sale da 500 m a quasi 1 000 m e che in gran parte è diventato parco nazionale nel 1982. I suoli sono soprattutto limi sabbiosi profondi; la foresta di eucalipti vi convive con una palma endemica dell’altopiano, Livistona fulva. Le colonie più belle si trovano sul versante ovest, tra enormi massi di arenaria, con un eucalipto chiamato «yellow jacket» e Grevillea longistylis; sulle rocce crescono la felce corno d’alce Platycerium veitchii e Drynaria rigidula. Una foto della stessa scheda, scattata in un mese di luglio (anno non precisato), mostra una bella colonia con numerose plantule.
Lo studio più completo è quello di Irene Terry e colleghi (2008), condotto per rivalutare lo stato della specie. Hanno censito 11 popolazioni distinte, localmente abbondanti, per una popolazione stimata in circa 611 000 piante adulte. La specie occupa però una superficie molto piccola, i suoi semi quasi non si disperdono, e incendi violenti sembrano aver distrutto quasi tutti i semi e le plantule e decimato gli impollinatori. L’unico impollinatore trovato sui coni era un minuscolo tripide, Cycadothrips chadwicki, in numero molto ridotto. Il cono produce calore con un picco a inizio serata, mentre negli altri Macrozamia impollinati da questo tripide il picco avviene di giorno; questo ritmo è invece quello di Macrozamia machinii, impollinato da un curculionide. Anche i suoi composti odorosi mescolano sostanze note nei due tipi di impollinazione e altre mai segnalate. Gli autori giudicano unica questa sindrome di impollinazione.
La Flora of Australia aggiunge che queste piante vivono in un ambiente molto esposto al fuoco, bruciato irregolarmente ogni due anni o più, e che i semi maturano in marzo e aprile.
Stato di conservazione e normativa
Macrozamia platyrhachis è classificato in pericolo (EN, criteri B1ab(i,ii,iii,v)) nella Lista Rossa della IUCN, in una valutazione di P.I. Forster e I. Terry pubblicata nel 2022: il suo areale è molto ridotto, frammentato o limitato a poche località, con un declino dell’areale, della superficie occupata, della qualità dell’habitat e del numero di piante. La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente (stato rilevato su The World List of Cycads). La specie è inoltre iscritta come in pericolo ai sensi della legge federale australiana sulla biodiversità (EPBC Act 1999), dal 16 luglio 2000, e della normativa del Queensland (Nature Conservation (Plants) Regulation 2020), secondo la Flora of Australia e l’Atlas of Living Australia. Fa parte di un piano nazionale di recupero comune a sei cicadee (Queensland Herbarium, 2007), che non abbiamo potuto consultare.
Terry e colleghi (2008) raccomandavano di mantenere questo stato, per la piccola superficie occupata, i declini attesi e la sindrome di impollinazione unica, e chiedevano che i fuochi prescritti evitassero la stagione dei coni e che gli incendi fossero controllati per proteggere plantule e impollinatori. Secondo il testo di PACSOA (1994), lo statuto di parco nazionale e l’accesso difficile, da una lunga pista sterrata, contribuiscono alla protezione della specie; gli appassionati ottenevano allora legalmente grandi piante dai proprietari delle fattorie vicine all’altopiano.
Come tutte le specie del genere, figura nell’appendice II della CITES dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 nella versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026: le piante vive richiedono un permesso di esportazione, mentre semi, polline e plantule ottenute in vitro in contenitori sterili non sono soggetti alla convenzione. Nell’Unione europea, quindi anche in Italia, rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è stabilito dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Questi dati sono stati verificati su Species+ il 2 ottobre 2026; controllate la normativa in vigore, oltre alle regole doganali e fitosanitarie, prima di qualsiasi acquisto all’estero.
In pratica, acquistate soltanto piante nate da seme, di provenienza nota.
Coltivazione
La specie è coltivata di rado, e l’unica esperienza di coltivazione pubblicata riguarda il substrato: deve essere perfettamente drenante e molto aerato.
In una nota aggiunta alla scheda di PACSOA, il redattore della rivista dell’associazione racconta di aver ricevuto piante in cattivo stato, coltivate in un miscuglio a base di segatura troppo poco aerato: diverse erano morte e la maggior parte aveva radici malate o morte. Rinvasate in un miscuglio soprattutto a base di corteccia di pino, adatto a molte cicadee, hanno continuato a deperire; soltanto dopo un secondo rinvaso in un miscuglio composto soprattutto di perlite, con un po’ di fibra di cocco, si sono riprese e hanno formato buone radici. Ne conclude che un drenaggio perfetto e una buona aerazione delle radici sono fondamentali per questa specie. Si tratta di una sola esperienza, in Australia e in vaso.
- Suolo: molto minerale, drenante e aerato (perlite, pozzolana, sabbia grossolana); un vaso profondo si adatta al grosso fusto sotterraneo.
- Luce: in natura foresta rada di eucalipti; un’esposizione luminosa le conviene. La sua tolleranza al pieno sole in Europa non è documentata.
- Acqua: annaffiate durante la crescita e lasciate asciugare il substrato tra un apporto e l’altro; l’esperienza riferita da PACSOA mostra che le radici sopportano male un substrato che resta umido e compatto.
- Crescita: ottenere piante adulte da seme «richiede molto tempo» secondo PACSOA.
In Italia
Nessun orto botanico italiano ne segnala la presenza nelle fonti esaminate, e non è stata trovata alcuna esperienza di coltivazione italiana. L’unica menzione sul forum Tropicamente risale al novembre 2009: un coltivatore di Ravenna osservava che i semi di Macrozamia platyrachis, originaria del Blackdown Tableland, erano difficili da trovare, a differenza di quelli di altre specie da poco in vendita.
Moltiplicazione
Si moltiplica per seme; in natura i semi maturano in marzo-aprile. Le piante sono maschili o femminili: servono entrambi i sessi e, in coltivazione, un’impollinazione manuale per ottenere semi fertili. Non è stato trovato alcun dato di germinazione proprio della specie.
Malattie e parassiti
L’unico problema documentato è il marciume delle radici in un substrato poco aerato (vedi Coltivazione). Per i Macrozamia coltivati in Europa, i forum citano anche le cocciniglie (vedi la pagina del genere).
Rusticità
Non esiste alcun dato: né riscontri di coltivazione, né rilevamenti climatici pubblicati per il suo habitat nelle fonti consultate.
In Italia e nel sud della Francia
Nessuna coltivazione di questa specie è stata segnalata in Italia, in nessuna regione, né in Francia. Nemmeno nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, la specie risulta provata all’aperto. Sul forum francese Fous de palmiers, un coltivatore la citava nel 2012 tra i piccoli Macrozamia «molto più difficili da trovare» e riportava nel marzo 2014 il parere di un vivaista australiano specializzato in cicadee, che la collocava tra le specie «meno rustiche» dell’interno del Queensland, senza indicare temperature.
Riferimenti internazionali
Sui forum consultati in inglese, italiano e spagnolo non è stato trovato alcun riscontro datato. La quota dell’altopiano di Blackdown, fino a quasi 1 000 m, non basta a dedurne una resistenza al gelo: nessuna fonte consultata indica le minime del suo habitat.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcun dato di tossicità proprio di Macrozamia platyrhachis. Nel 1898 il raccoglitore del tipo affermava che la pianta non provoca paralisi nel bestiame, ma Johnson (1959) riteneva l’osservazione da confermare, e nessuno studio l’ha verificata da allora: sarebbe imprudente concluderne che la pianta è innocua. Il rischio è documentato in altre specie del genere, e la pianta va considerata molto tossica, soprattutto i semi e le foglie giovani. Nei Macrozamia i semi contengono macrozamina, che nell’intestino libera un potente tossico per il fegato, e le foglie giovani provocano nei bovini una paralisi irreversibile del treno posteriore, la «zamia staggers» (vedi la pagina del genere). Usate i guanti per maneggiare i semi, teneteli lontano da bambini, cani e bestiame e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è stato trovato alcun uso proprio di Macrozamia platyrhachis. La sintesi di Asmussen (2011) sul consumo dei semi di Macrozamia da parte degli aborigeni non cita questa specie (vedi la pagina del genere).
Domande frequenti
Si scrive platyrhachis o platyrachis?
Le due grafie indicano la stessa pianta. Bailey scrisse platyrachis nel 1898, poi platyrhachis dal 1902; The World List of Cycads, la Flora of Australia e Species+ usano platyrhachis, mentre Johnson (1959) e PACSOA mantengono platyrachis.
Come riconoscerlo?
Dalle foglioline molto larghe, di 12-20 mm, rigide e lucide, portate da poche foglie corte e ricurve, con picciolo corto e largo e rachide appiattito. Nessun altro piccolo Macrozamia ha foglioline così larghe.
È minacciato?
Sì, è classificato in pericolo dalla IUCN (valutazione pubblicata nel 2022), dalla legge federale australiana e dal Queensland. Nonostante circa 611 000 adulti censiti nel 2008, la superficie occupata è molto piccola e gli incendi distruggono semi e plantule.
Chi lo impollina?
Un minuscolo tripide, Cycadothrips chadwicki, trovato in numero molto ridotto sui coni nel 2008. Il cono si riscalda soprattutto a inizio serata, un comportamento che i ricercatori giudicano unico tra i Macrozamia impollinati da questo tripide.
È difficile da coltivare?
È esigente soprattutto quanto al substrato. L’unica esperienza pubblicata mostra che le radici marciscono in un miscuglio compatto o poco aerato e si riprendono in un miscuglio composto soprattutto di perlite.
Si può coltivare in Italia?
Non si sa. Nessuna coltivazione è documentata in Italia né in Francia, i semi sono rari e uno specialista australiano colloca la specie tra i Macrozamia meno rustici. Una prova prudente comincerebbe in vaso, in un substrato molto drenante, al riparo dal gelo in inverno.
È tossico?
Probabilmente sì, come tutti i Macrozamia. Un’osservazione del 1898 lo diceva innocuo per il bestiame, ma non è mai stata confermata: maneggiate semi e foglie giovani con prudenza.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Macrozamia platyrhachis: https://cycadlist.org/scientific_name/415 — autore, protologo, tipo, distribuzione, stato IUCN del 2022, etimologia. Lista di riferimento degli specialisti delle cicadee; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Flora of Australia (ABRS), Macrozamia platyrhachis: https://profiles.ala.org.au/opus/foa/profile/Macrozamia%20platyrhachis — descrizione, caratteri distintivi, fenologia, distribuzione, habitat, ecologia del fuoco e impollinazione, stati di protezione (testo di K.D. Hill, dal volume 48 del 1998, rivisto nel 2023). Flora nazionale, affidabile; consultata direttamente.
- PACSOA Wiki, Macrozamia platyrachis: https://pacsoa.org.au/wiki/index.php/Macrozamia_platyrhachis — storia, descrizione di una pianta coltivata, habitat dell’altopiano di Blackdown, flora associata, protezione, esperienza di rinvaso (testo di L.P. Butt pubblicato su Palms & Cycads nel 1994, nota del redattore, foto di S. Maclean). Associazione specializzata; osservazioni serie ma antiche, non pubblicate in una rivista con revisione paritaria.
- Species+ (UNEP-WCMC), Macrozamia platyrhachis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/16419/legal — appendice II della CITES, allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale; consultata il 2 ottobre 2026.
- Atlas of Living Australia, Macrozamia platyrhachis: https://api.ala.org.au/species/species/Macrozamia%20platyrhachis — nome inglese (Australian Plant Census), iscrizioni «Endangered» nelle liste nazionale (EPBC) e del Queensland. Aggregatore nazionale di dati; consultato tramite la sua interfaccia di programmazione.
- Forum Fous de palmiers: discussione «Notes concernant la rusticité des Macrozamia» (2014), https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=17538 — classificazione di rusticità attribuita a un vivaista australiano (#p323061); discussione «Conférence sur les Cycadacées acclimatables» (2012), https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=11385&start=15 — rarità della specie (#p178421). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
- Tropicamente, discussione «Macrozamia (miquelii e le altre)» (2009): https://www.tropicamente.it/forums/topic/macrozamia-miquelii-e-le-altre/ — semi difficili da trovare (#post-37766). Forum italiano di coltivatori; semplice menzione, letta l’11 ottobre 2026.
Bibliografia
- Bailey, F.M. (1898). Contributions to the flora of Queensland. Queensland Agricultural Journal 3: 353-356 (p. 356 per questa specie). [Descrizione originale, con la grafia platyrachis; riferimento rilevato su The World List of Cycads, testo non consultato.]
- Johnson, L.A.S. (1959). The families of cycads and the Zamiaceae of Australia. Proceedings of the Linnean Society of New South Wales, ser. 2, 84(1): 64-117 (pp. 101-102 per questa specie). [Tipificazione, descrizione secondo Bailey, grafia, affinità, osservazione sul bestiame; testo integrale consultato (PDF messo a disposizione da The World List of Cycads).]
- Jones, D.L. (1991). Notes on Macrozamia Miq. (Zamiaceae) in Queensland with the description of two new species in section Parazamia (Miq.) Miq. Austrobaileya 3(3): 481-487. [Distinzione da Macrozamia fearnsidei, chiave; testo integrale consultato (BioStor).]
- Jones, D.L. & Forster, P.I. (1994). Seven new species of Macrozamia section Parazamia (Miq.) Miq. (Zamiaceae section Parazamia) from Queensland. Austrobaileya 4(2): 268-288. [Collocazione della specie nel complesso di Macrozamia plurinervia, chiave; testo integrale consultato.]
- Hill, K.D. (1998). Cycadophyta. In: Flora of Australia 48. ABRS/CSIRO, Melbourne. [Descrizione e distribuzione; consultate nella versione online della flora.]
- Terry, L.I., Walter, G.H., Donaldson, J.S., Snow, E., Forster, P.I. & Machin, P.J. (2005). Pollination of Australian Macrozamia cycads (Zamiaceae): effectiveness and behavior of specialist vectors in a dependent mutualism. American Journal of Botany 92(6): 931-940. https://doi.org/10.3732/ajb.92.6.931 [Impollinazione da parte dei tripidi; citato dalla Flora of Australia, non consultato per questa scheda.]
- Terry, L.I., Forster, P.I., Moore, C.J., Roemer, R.B. & Machin, P.J. (2008). Demographics, pollination syndrome and conservation status of Macrozamia platyrhachis (Zamiaceae), a geographically restricted Queensland cycad. Australian Journal of Botany 56: 321-332. https://doi.org/10.1071/BT06202 [Effettivi, minacce, impollinazione, termogenesi, raccomandazioni; riassunto consultato (Crossref), testo integrale non consultato.]
- Queensland Herbarium (2007). National Multi-species Recovery Plan for the cycads, Cycas megacarpa, Cycas ophiolitica, Macrozamia cranei, Macrozamia lomandroides, Macrozamia pauli-guilielmi and Macrozamia platyrhachis. Department of the Environment and Water Resources, Canberra. [Piano di recupero; citato dalla Flora of Australia, non consultato (server inaccessibile).]
- Osborne, R. (2000). Focus on Macrozamia platyrachis. Encephalartos 61: 4-8. [Riferimento rilevato su The World List of Cycads; non consultato.]
- Forster, P.I. & Terry, I. (2022). Macrozamia platyrhachis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42016A50524767. https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42016A50524767.en [Categoria EN; riferimento rilevato su The World List of Cycads e Crossref, pagina della Lista Rossa non consultata.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; non consultato.]
- Asmussen, B. (2011). «There is likewise a nut…» a comparative ethnobotany of Aboriginal processing methods and consumption of Australian Bowenia, Cycas, Macrozamia and Lepidozamia species. Technical Reports of the Australian Museum, Online 23(10): 147-163. https://doi.org/10.3853/j.1835-4211.23.2011.1575 [Usi aborigeni; la specie non vi figura; testo letto per la pagina del genere.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]