Macrozamia machinii

Macrozamia machinii è una piccola cicadea senza tronco visibile del Queensland meridionale, in Australia, limitata alla regione di Inglewood, sui Darling Downs, dove cresce a cespi nelle foreste rade su sabbia profonda. Questa specie del genere Macrozamia è nota ai biologi per il suo impollinatore, un piccolo curculionide del genere Tranes, la cui efficacia è stata misurata sul campo nel 2005. È classificata vulnerabile.

In sintesi: Macrozamia machinii

  • Nome accettato: Macrozamia machinii P.I.Forst. & D.L.Jones (1994), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo; prima della descrizione era nota con il nome provvisorio Macrozamia sp. (Inglewood C.T.White AQ142073); trattata dalla Flora of Australia (1998) come sinonimo di Macrozamia plurinervia
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano né inglese attestato
  • Distribuzione naturale: Queensland meridionale, almeno otto popolazioni vicino a Inglewood, dalla catena di Wondul a Limevale; da 320 a 460 m di quota
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU), valutazione del 2022
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES; allegato B nell’Unione europea; specie vulnerabile secondo la legge federale australiana (EPBC Act) e la legge del Queensland
  • Rusticità documentata: nessuna prova di coltivazione pubblicata; −2,7 °C come minimo alla stazione di Inglewood Forest dal 2000 al 2013 (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura foreste rade su terreno pianeggiante e sabbia profonda, più di rado su una cresta lateritica
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 20-30 cm, ramificato fino a 10 teste per cespo; da 1 a 8 foglie di 60-90 cm
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sul forum Tropicamente
  • Tossicità: non documentata per la specie; semi e foglie tossici nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Macrozamia machinii?

Si riconosce dai cespi di foglie attorcigliate a spirale, con foglioline spesse, verde scuro e opache sulle due facce, la cui base gialla, arancione o rossastra colora spesso il rachide. Il protologo (Jones e Forster, 1994) la descrive così:

  • Fusto: sotterraneo, più o meno ovoide, di 20-30 cm di diametro, ramificato fino a 10 teste per cespo
  • Foglie: da 1 a 8 per corona, di 60-90 cm, verde scuro, opache, erette; foglie giovani sericee; base allargata coperta di lana grigia e morbida; picciolo di 13-21 cm; rachide da verde a verde-giallo, attorcigliato a spirale da due a sei volte
  • Foglioline: da 80 a 140 per foglia, lineari, di 8-32 cm × 2,5-10 mm, spesse, verde scuro e opache sulle due facce, incavate a doccia; base callosa da gialla ad arancione o rossastra, il cui colore si estende spesso lungo il rachide tra le foglioline; quelle della base non diventano spine
  • Coni maschili: più o meno cilindrici, di 8-20 cm × 4-6 cm; le squame superiori portano una spina rigida lunga fino a 1,4 cm
  • Coni femminili: da ovoidi a ovoido-cilindrici, di 8-18 cm × 5-7 cm, eretti, da verdi a glauchi, su un peduncolo di 15-25 cm
  • Semi: da oblunghi a ovoidi, di 2-2,5 cm × 2-2,3 cm, con polpa da arancione a rossa

Ibridi

Le fonti consultate non documentano alcun ibrido che coinvolga Macrozamia machinii, né in natura né in coltivazione.

Possibili confusioni

La confusione principale è con Macrozamia plurinervia, specie del Nuovo Galles del Sud e dell’estremo sud del Queensland, sotto il cui nome Macrozamia machinii è stato talvolta collocato. Secondo Jones e Forster (1994) se ne distingue per le foglioline più spesse, verde scuro e opache sulle due facce (grigio-verdi o glauche in Macrozamia plurinervia), per i coni più piccoli e per i semi più piccoli, da oblunghi a ovoidi. Le due specie non occupano gli stessi ambienti: Macrozamia plurinervia cresce su colline con grandi affioramenti di granito e suoli limosi ghiaiosi, Macrozamia machinii in pianure e rotture di pendio su sabbia profonda.

Le altre piccole specie dei Darling Downs, come Macrozamia occidua o Macrozamia viridis, hanno foglie più corte e vivono in altri settori, vicino a Sundown o a Girraween.

Tassonomia

Macrozamia machinii è un nome accettato da The World List of Cycads. Paul I. Forster e David L. Jones lo descrissero nel 1994 sulla rivista Austrobaileya (vol. 4, p. 276), in un articolo che presentava sette nuove specie della sezione Parazamia del Queensland. Il tipo fu raccolto l’11 aprile 1992 vicino a Inglewood da P.I. Forster e P. Machin (n. 9767B, pianta maschile); l’olotipo è conservato a Brisbane (BRI), con un isotipo a Canberra (CBG).

La sezione Parazamia riunisce le specie piccole a fusto sotterraneo, con foglie in genere attorcigliate, senza foglioline spinose e senza canali mucillaginosi. Jones e Forster collegavano Macrozamia machinii al complesso di Macrozamia plurinervia. La Flora of Australia (Hill, 1998) lo trattò poi come semplice sinonimo di Macrozamia plurinervia, posizione oggi non più seguita: The World List of Cycads e la Flora of Australia online, aggiornata nell’aprile 2026, lo accettano come specie distinta.

Etimologia e storia

La specie onora Peter J. Machin, assistente tecnico all’erbario del Queensland, a Brisbane, «il cui entusiasmo e interesse costante per le cicadee hanno permesso a questo lavoro di procedere così rapidamente» (Jones e Forster, 1994). La sua è la storia di una riscoperta: la pianta sembra essere stata raccolta per la prima volta nel novembre 1922 dal botanico C.T. White, ma fu ritrovata soltanto nel 1991, proprio da Peter Machin.

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano attestato: si usa il nome scientifico. Non è stato trovato neppure un nome inglese o aborigeno proprio della specie.

In natura

Macrozamia machinii è noto in almeno otto popolazioni vicino a Inglewood, sui Darling Downs, nel Queensland sud-orientale (Jones e Forster, 1994); WildNet ne colloca l’areale dalla catena di Wondul a Limevale. La maggior parte delle popolazioni cresce su suoli sabbiosi, in terreno pianeggiante, in foreste rade dominate da Angophora leiocarpa, Allocasuarina inophloia, Callitris glaucophylla, Lysicarpus angustifolius e Acacia conferta. Una popolazione occupa una cresta lateritica rossa, con Callitris endlicheri, Eucalyptus panda ed Eucalyptus apothalassica. Le quote vanno da 320 a 460 m.

I coni maturano da settembre a dicembre e i semi da febbraio ad aprile. Secondo WildNet, negli anni sfavorevoli i coni non si formano.

Un curculionide impollinatore

Macrozamia machinii è impollinato da un curculionide specializzato del genere Tranes, in un rapporto di dipendenza reciproca, o mutualismo: senza impollinatore la pianta non produce semi. Il rapporto è stato misurato da Irene Terry e dai colleghi Walter, Donaldson, Snow, Forster e Machin in un articolo pubblicato nel 2005 sull’American Journal of Botany, che confrontava questo curculionide con il tripide Cycadothrips chadwicki, impollinatore di Macrozamia lucida.

I loro esperimenti, sul campo e in laboratorio, mostrano che nessun seme si forma quando vento e insetti sono entrambi esclusi dai coni femminili; escludere soltanto il polline portato dal vento non impedisce invece la formazione dei semi, perché gli insetti raggiungono il cono. In gabbia ogni curculionide impollina in media 26,2 ovuli per cono, contro 2,4 per un tripide. Polveri fluorescenti hanno permesso di seguirne gli spostamenti: il tripide deposita la polvere attorno al micropilo, il punto preciso in cui deve arrivare il polline, mentre il curculionide la disperde su diverse parti dell’ovulo, lasciando più spazio al caso. Ogni curculionide deposita in media 6,2 granuli di polline per ovulo visitato; in totale servono circa 25 tripidi per eguagliare un curculionide.

Altri lavori della stessa équipe precisano i tempi dell’impollinazione. In Macrozamia machinii il curculionide si sposta dopo il tramonto, mentre il cono si riscalda, e la differenza di produzione di calore tra coni maschili e femminili è molto più forte che in Macrozamia lucida (Roemer et al., 2005). Secondo Terry et al. (2004), di cui abbiamo potuto leggere soltanto un estratto, gli odori emessi dai coni di Macrozamia machinii sono dominati dal linalolo, per oltre l’80 %, e i movimenti del curculionide coincidono con il picco di calore e di odore, verso il tramonto.

Stato di conservazione e normativa

Macrozamia machinii è classificato vulnerabile (VU, criteri B1ab(iii,v)+2ab(iii,v)) nella Lista Rossa della IUCN, secondo la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022, come la riporta The World List of Cycads; la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Questi criteri indicano un areale ridotto e un declino della qualità dell’habitat e del numero di piante adulte.

In Australia la specie è iscritta come vulnerabile ai sensi della legge federale sulla protezione dell’ambiente (EPBC Act 1999) e della normativa del Queensland (WildNet, consultato il 2 ottobre 2026). Jones e Forster (1994) osservavano che la maggior parte delle popolazioni si trova in foreste demaniali, ma che le piante possono essere vittime di prelievi illegali.

Come tutte le Zamiaceae, è iscritta nell’appendice II della CITES dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4: semi e polline sono esentati, le piante no. Nell’Unione europea, quindi anche in Italia, rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione stabilita dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Questi dati sono stati verificati su Species+ il 2 ottobre 2026: controllate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o importazione, e acquistate soltanto piante di cui sia provata l’origine da coltivazione.

Coltivazione

Nessuna esperienza di coltivazione di Macrozamia machinii è stata pubblicata, né in Italia né altrove. Il suo ambiente naturale offre qualche indizio: una sabbia profonda e drenante, una foresta rada di cipressi australiani (Callitris) e di Angophora, un clima dell’interno con estati calde, piogge modeste (meno di 600 mm all’anno a Inglewood Forest) e gelate invernali leggere. Sono ipotesi, non consigli collaudati.

Nessun orto botanico italiano ne segnala la presenza nelle fonti esaminate, e la ricerca del nome sul forum italiano Tropicamente non dà alcun risultato.

Moltiplicazione

Macrozamia machinii si moltiplica per seme. Fuori dall’Australia, in mancanza del curculionide Tranes, occorre impollinare a mano una pianta femminile con il polline di una pianta maschile. Usate i guanti per pulire i semi dalla polpa, che è tossica.

Malattie e parassiti

Nessuna malattia e nessun parassita propri di Macrozamia machinii sono documentati nelle fonti consultate. Il pericolo principale segnalato in natura è il prelievo illegale.

Rusticità

La rusticità di Macrozamia machinii non è documentata da prove di coltivazione: non è stato trovato alcun riscontro.

In Italia e nel sud della Francia

Non esiste alcun dato, in nessuna regione italiana, e nessun riscontro nemmeno nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane: né il forum italiano Tropicamente né il forum francese Fous de palmiers riportano prove all’aperto o in vaso. In mancanza di dati, la coltivazione in vaso, con ricovero in inverno, resta la scelta prudente.

Riferimenti internazionali

Alla stazione di Inglewood Forest (379 m), nel cuore dell’areale della specie, la temperatura più bassa registrata dal 2000 al 2013 è di −2,7 °C, il 19 luglio 2007; vi ha gelato in media meno di 4 giorni all’anno, e d’estate il termometro ha raggiunto 42 °C (Bureau of Meteorology). Questa breve serie non comprende necessariamente gli inverni più freddi.

Nel marzo 2014, sul forum Fous de palmiers, un coltivatore riportava il parere di uno specialista australiano che collocava Macrozamia machinii tra le specie «meno rustiche», quelle dell’interno del Queensland, al terzo posto di quattro gruppi. Non era indicata alcuna temperatura.

Tossicità e precauzioni

Non è stato pubblicato alcun dato di tossicità proprio di Macrozamia machinii, ma il rischio è documentato per il genere. Secondo Healy (1967), le foglie dei Macrozamia possono provocare nei bovini un disturbo motorio del treno posteriore, e i semi contengono azossiglicosidi, trasformati nell’intestino in metilazossimetanolo, tossico per il fegato.

Considerate quindi la pianta tossica: usate i guanti per maneggiare i semi e teneteli lontano da bambini e animali. In caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Le fonti consultate non attestano alcun uso tradizionale proprio di Macrozamia machinii. Non consumate mai semi di cicadee.

Domande frequenti

Chi impollina Macrozamia machinii?

Un curculionide del genere Tranes. Terry et al. (2005) hanno dimostrato che è indispensabile alla formazione dei semi e che un solo curculionide impollina in media 26 ovuli per cono, quanto circa 25 tripidi.

Perché i suoi coni si riscaldano?

Il calore accompagna l’impollinazione. I coni producono calore e odori, soprattutto linalolo, e il curculionide si sposta dopo il tramonto, nel momento del riscaldamento (Roemer et al., 2005; Terry et al., 2004).

Che differenza c’è con Macrozamia plurinervia?

Le foglioline. Quelle di Macrozamia machinii sono più spesse e verde scuro opaco sulle due facce, mentre quelle di Macrozamia plurinervia sono grigio-verdi o glauche; anche coni e semi sono più piccoli.

Da dove viene il suo nome?

Da Peter Machin, assistente tecnico all’erbario del Queensland, che ritrovò la specie nel 1991, quasi settant’anni dopo la prima raccolta nota.

È rustico in Italia?

Non si sa. Nessuna prova è stata pubblicata, né in Italia né in Francia; la sua regione conosce gelate leggere (−2,7 °C come minimo dal 2000 al 2013), e uno specialista australiano lo colloca tra le specie poco rustiche. Coltivatelo in vaso e riparatelo dal gelo.

È tossico?

Probabilmente sì, come tutte le cicadee. Nessuno studio riguarda questa specie, ma i semi e le foglie dei Macrozamia sono tossici per l’uomo e per il bestiame.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Jones, D.L. & Forster, P.I. (1994). Seven new species of Macrozamia section Parazamia (Miq.) Miq. (Zamiaceae section Parazamia) from Queensland. Austrobaileya 4(2): 269-288. [Protologo di Macrozamia machinii (pp. 276-277): descrizione, tipo, habitat, fenologia, etimologia; PDF letto per intero.]
  • Terry, I., Walter, G.H., Donaldson, J.S., Snow, E., Forster, P.I. & Machin, P.J. (2005). Pollination of Australian Macrozamia cycads (Zamiaceae): effectiveness and behavior of specialist vectors in a dependent mutualism. American Journal of Botany 92(6): 931-940. https://doi.org/10.3732/ajb.92.6.931 [Articolo con revisione paritaria; riassunto letto su PubMed.]
  • Roemer, R., Terry, I., Chockley, C. & Jacobsen, J. (2005). Experimental evaluation and thermo-physical analysis of thermogenesis in male and female cycad cones. Oecologia 144(1): 88-97. https://doi.org/10.1007/s00442-005-0045-0 [Articolo con revisione paritaria; riassunto letto su PubMed.]
  • Terry, I., Moore, C., Walter, G.H., Forster, P.I., Roemer, R., Donaldson, J. & Machin, P. (2004). Association of cone thermogenesis and volatiles with pollinator specificity in Macrozamia cycads. Plant Systematics and Evolution 243: 233-247. https://doi.org/10.1007/s00606-003-0087-x [Articolo con revisione paritaria; riferimento verificato su Crossref, contenuto noto da un estratto di ricerca.]
  • Hill, K.D. (1998). Cycadophyta. In: McCarthy, P.M. (a cura di), Flora of Australia 48: 597-661. ABRS/CSIRO, Melbourne. [Trattazione della specie come sinonimo di Macrozamia plurinervia, secondo la Flora of Australia online.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Macrozamia machinii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T178867A48868487. [Valutazione VU, citata da The World List of Cycads; non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia, citata da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Healy, P.J. (1967). Macrozamia poisoning. Institute of Inspectors of Stock of New South Wales Year Book. [Letto su Flock & Herd.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Consultata direttamente.]