Macrozamia riedlei

Macrozamia riedlei è una cicadea del sud-ovest dell’Australia Occidentale, dove forma il sottobosco delle foreste di jarrah (Eucalyptus marginata), da Dwellingup ad Albany. Appartiene al genere Macrozamia: di solito non ha un tronco visibile e porta grandi foglie piatte e lucide. È stata a lungo conosciuta come Cycas riedlei e talvolta confusa con Macrozamia fraseri. In Australia Occidentale la chiamano semplicemente «zamia» ed è famosa per due motivi opposti: i suoi semi avvelenarono i primi navigatori europei che li assaggiarono e intossicano ancora il bestiame, ma i Noongar ne mangiavano la polpa rossa, dopo un lungo trattamento che la rendeva commestibile.

In sintesi: Macrozamia riedlei

  • Nome accettato: Macrozamia riedlei (Fisch. ex Gaudich.) C.A.Gardner (1930), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Cycas riedlei Fisch. ex Gaudich. (1829), il basionimo; Macrozamia preissii Lehm. (1844); Encephalartos preissii (Lehm.) F.Muell.; Encephalartos oldfieldii Miq. (1863); Macrozamia oldfieldii (Miq.) A.DC. (1868)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «zamia» nell’inglese dell’Australia Occidentale; «by-yu» presso i Noongar, per il seme avvolto dalla sua polpa
  • Distribuzione naturale: endemica del sud-ovest dell’Australia Occidentale, da Dwellingup ad Albany e fino alla costa occidentale
  • Stato IUCN: a minor preoccupazione (LC), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: appendice II della CITES; allegato B nell’Unione europea; «non minacciata» secondo l’erbario dell’Australia Occidentale
  • Rusticità documentata: nessun valore misurato; una piccola pianta provata all’aperto nella periferia di Parigi è morta nell’inverno 2011-2012; giovani piante nate da seme hanno passato all’aperto l’inverno 2008-2009 a Napoli senza danni, secondo un coltivatore; coltivata al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var), senza valori di freddo pubblicati (vedi Coltivazione e Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura sottobosco della foresta di jarrah, su suoli lateritici
  • Portamento e dimensioni adulte: per lo più senza tronco aereo (fusto alto da 0 a 0,3 m, di 25-40 cm di diametro); da 12 a 30 foglie di 1,2-2,2 m
  • In Italia: coltivata in serra all’Orto Botanico di Napoli secondo un elenco pubblicato nel 1984; alcuni riscontri sul forum Tropicamente, soprattutto sulla difficoltà della semina (vedi In Italia)
  • Tossicità: semi molto tossici per l’uomo e il bestiame; la polpa rossa è la parte più ricca di macrozamina (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Macrozamia riedlei?

Si riconosce dal ciuffo di grandi foglie piatte o appena carenate, verde medio o scuro e spesso molto lucide, che escono da un fusto quasi sempre interrato. La Flora of Australia (Hill, 1998), consultabile in rete grazie all’ABRS, la descrive così:

  • Fusto: sotterraneo, raramente aereo, alto da 0 a 0,3 m e di 25-40 cm di diametro
  • Foglie: da 12 a 30 per corona, lunghe 1,21-2,2 m, piatte o leggermente carenate, da semilucide a molto lucide; picciolo di 18-50 cm
  • Foglioline: da 92 a 150 per foglia, semplici, di 23-48 cm per 7,5-11 mm, con margini piatti e apice pungente; quelle alla base della foglia sono ridotte a spine
  • Coni maschili: fusiformi, di 29-41 cm per 11-15 cm, con squame terminate da una spina di 8-75 mm
  • Coni femminili: ovoidi, di 25-35 cm per 14-18 cm
  • Semi: ovoidi, di 35-45 mm per 25-35 mm, con polpa (sarcotesta) rossa

L’erbario dell’Australia Occidentale (FloraBase) la riassume in poche parole: una cicadea alta da 0,5 a 3 m, di solito senza tronco, con foglie poco numerose, lucide, piatte o apertamente carenate, foglioline strette e coni corti. Secondo L.A.S. Johnson (1959), che si basava sulle osservazioni di A. Baird, la parte aerea del tronco si sviluppa soprattutto sui suoli poco profondi, dove le radici contrattili non riescono a tirare il fusto verso il basso.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è segnalato alcun ibrido, né naturale né orticolo. La specie è molto isolata dai Macrozamia dell’Australia orientale.

Possibili confusioni

In Australia Occidentale Macrozamia riedlei si può confondere con le altre due specie dello Stato, Macrozamia fraseri e Macrozamia dyeri. Secondo la Flora of Australia è più piccola di entrambe, con foglie meno numerose ma più lucide e piatte, coni più piccoli e, solo di rado, un tronco aereo. Per buona parte del Novecento le tre piante sono state riunite sotto il solo nome di Macrozamia riedlei (vedi Tassonomia): le vecchie segnalazioni della specie, in particolare nella pianura costiera di Perth o verso Esperance, possono quindi riguardare una delle altre due.

Fuori dall’Australia le foglie di Macrozamia riedlei somigliano molto a quelle di Macrozamia communis. Johnson (1959) osservava che le sue foglioline sono di solito ancora più rigide e portano stomi anche sulla pagina superiore, il che permette di distinguerle al microscopio. Sul forum francese Fous de palmiers alcuni coltivatori sottolineano che una giovane pianta in vaso, a cui sono state tagliate delle foglie, è molto difficile da identificare: acquistate di preferenza piante nate da seme di origine nota.

Tassonomia

Macrozamia riedlei è un nome accettato da The World List of Cycads. La specie fu pubblicata nel 1829 da Charles Gaudichaud-Beaupré, con il nome di Cycas riedlei, nella parte botanica del resoconto del viaggio dell’Uranie, riprendendo un nome d’erbario di Fischer. Il tipo proveniva dal porto di Re Giorgio, l’attuale King George Sound, vicino ad Albany, ed è conservato a Parigi. Gaudichaud sospettava già che la pianta fosse più vicina agli Zamia che ai Cycas.

Il botanico Charles A. Gardner la trasferì nel genere Macrozamia nel 1930, nella sua Enumeratio Plantarum Australiae Occidentalis, scrivendo «reidlei». L’opera, un semplice inventario, non contiene descrizioni: la combinazione vi compare nella forma «M. Reidlei (Gaud.) Gardner comb. nov.», che cita l’autore del basionimo, Gaudichaud, ma non il basionimo stesso; The World List of Cycads precisa che la combinazione vi si collega così in modo indiretto. Gardner metteva Macrozamia fraseri in sinonimia con la specie, ma manteneva Macrozamia dyeri come specie distinta. Un altro problema è stato risolto di recente: esisteva un omonimo più antico, Cycas riedlei Dum.Cours. Nel 2022 Michael Calonje e James Clugston hanno proposto di conservare il nome di Gaudichaud (Taxon 71: 1113-1115); il comitato di nomenclatura per le piante vascolari ha approvato la conservazione nel 2024 con 16 voti contro 1, poi il comitato generale con 25 voti contro 2. Per il lettore questo significa che il nome Macrozamia riedlei e il suo autore restano invariati.

La storia della specie si intreccia con quella del genere. Secondo Johnson (1959), la descrizione del genere Macrozamia fatta da Miquel nel 1842 si basava quasi interamente su tavole di Ferdinand Bauer che raffiguravano in realtà Macrozamia riedlei, pubblicate con il nome di Macrozamia spiralis; Miquel stesso lo riconobbe nel 1863. Johnson ne concludeva che la specie tipo del genere era, dal punto di vista biologico, quella di quelle tavole. Johnson seguiva inoltre Gardner nel riunire tutte le popolazioni dell’Australia Occidentale sotto Macrozamia riedlei, con Macrozamia fraseri ed Encephalartos dyeri in sinonimia, pur esprimendo riserve per mancanza di esperienza sul campo. La Flora of Australia (Hill, 1998) ha di nuovo separato le tre specie, e The World List of Cycads accetta oggi Macrozamia fraseri e Macrozamia dyeri come specie distinte. Macrozamia riedlei appartiene alla sezione Macrozamia, quella delle grandi specie con le foglioline inferiori ridotte a spine.

Etimologia e storia

L’epiteto rende omaggio ad Anselme Riedlé (1775-1801), capo giardiniere del Jardin des plantes di Parigi, che partecipò alla spedizione di Nicolas Baudin verso l’Australia (1800-1804) e raccolse il tipo della specie, secondo il compendio etimologico di Haynes (2022) citato da The World List of Cycads. La grafia del nome è cambiata spesso: Gardner scriveva «reidlei», Miquel e Schuster «riedleyi», Regel «riedeli»; Johnson (1959) ricorda che Gaudichaud lo aveva scritto correttamente, «riedlei».

La specie è una delle prime piante australiane note agli europei, a causa della sua tossicità. Nel gennaio 1697, durante la spedizione olandese di Willem de Vlamingh, vicino all’attuale Perth, il chirurgo della spedizione e cinque uomini mangiarono delle mandorle di zamia; circa tre ore dopo furono colti da vomito così violento che, secondo il giornale di bordo, «non c’era quasi più differenza tra la morte e noi» (Grose e Panegyres, 2021).

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano: si usa il nome scientifico. In Australia Occidentale l’erbario dello Stato (FloraBase) riporta semplicemente «Zamia», e le pubblicazioni agricole parlano di «zamia palm». Questo nome indica anche altre cicadee australiane e può far confondere la pianta con il genere americano Zamia. Presso i Noongar, secondo i vocabolari ottocenteschi raccolti da Asmussen (2011), «by-yu» indicava il seme di zamia avvolto dalla sua polpa, e febbraio-marzo era la stagione del «by-yu». In rete circolano altri nomi noongar, ma non li abbiamo trovati in una fonte affidabile.

In natura

Macrozamia riedlei è endemica del sud-ovest dell’Australia Occidentale. Secondo la Flora of Australia va da Dwellingup fino ad Albany e, verso ovest, fino alla costa; vi è diffusa e abbondante nel sottobosco delle foreste di jarrah. FloraBase la segnala in quattro regioni biogeografiche (Esperance Plains, Jarrah Forest, Swan Coastal Plain e Warren) e in più di trenta comuni, alcuni a nord e a est di Perth: l’areale sembrerebbe quindi un po’ più ampio di quello indicato dalla Flora of Australia, ma le due fonti non sono state aggiornate nello stesso momento. La specie cresce su suoli lateritici.

Il ciclo riproduttivo fu descritto da A. Baird nel 1939, secondo la tabella di Asmussen (2011): l’impollinazione avviene in settembre, la fecondazione verso febbraio e i semi cadono in marzo-aprile. FloraBase indica invece coni in settembre-ottobre. I semi sono consumati e dispersi attivamente dalla fauna, il che costringeva i raccoglitori a cogliere i coni in fretta (Burbidge e Whelan, 1982, citati da Asmussen). Non abbiamo consultato studi sugli impollinatori propri della specie.

Stato di conservazione e normativa

Macrozamia riedlei è classificata a minor preoccupazione (LC) nella Lista Rossa della IUCN, secondo la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022, come la riporta The World List of Cycads (Lista Rossa non consultata direttamente). FloraBase la considera «non minacciata» in Australia Occidentale. È abbastanza comune perché si cerchi di reintrodurla dopo l’attività mineraria, argomento di un articolo di Douglas, Korcynskyj e Koch (2011) citato dalla Flora of Australia.

Come tutte le cicadee del genere, è iscritta all’appendice II della CITES dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4: semi e polline non sono soggetti alla CITES, le piante sì. Nell’Unione europea, quindi anche in Italia, rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Questi dati sono stati riletti su Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, il 2 ottobre 2026; non sostituiscono i testi ufficiali. Verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o importazione e preferite piante nate da seme.

Coltivazione

Macrozamia riedlei è rara in coltivazione e i dati pubblicati sono scarsi: nessuna fonte affidabile dà consigli di coltivazione propri della specie. Si può partire dal suo ambiente, un sottobosco di foresta rada su suolo lateritico povero e ben drenato, in un clima con piogge invernali.

Al Jardin zoologique tropical, un’esperienza utile per l’Italia

In Francia la specie è coltivata al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, sulla costa mediterranea, insieme ad altri quattro Macrozamia: Macrozamia moorei, Macrozamia communis, Macrozamia spiralis e Macrozamia mountperriensis. L’esperienza del giardino con il genere dà due riferimenti:

  • Annaffiatura estiva: d’estate, se non piove, un’annaffiatura alla settimana è il minimo e due annaffiature alla settimana sono l’optimum.
  • Gelo: in inverno un gelo secco è meno pericoloso dello stesso gelo che arriva dopo un periodo di pioggia, quando il suolo e la pianta sono impregnati d’acqua.

Il clima del Var, come quello degli altri giardini del sud-est della Francia, è vicino a quello di molte regioni italiane, in particolare delle coste liguri e tirreniche, della Sicilia, della Sardegna e della Puglia. Questi riferimenti restano un’esperienza francese, senza equivalenza precisa di temperatura con una località italiana, ma valgono anche per il coltivatore italiano: annaffiate con regolarità durante le estati asciutte e proteggete la pianta dalla pioggia prima delle gelate.

Le difficoltà delle giovani piante

I pochi riscontri degli appassionati riguardano le giovani piante. Sul forum italiano Tropicamente un coltivatore riferisce nel 2010 che, di due plantule acquistate in Germania, una è morta dopo un mese e l’altra cresceva male; lo stesso coltivatore osserva che i semi in germinazione marciscono facilmente. Sul forum francese Fous de palmiers un coltivatore segnala piccole piante il cui tubero non superava la grandezza di una nocciola. In pratica un substrato molto drenante e una giovane pianta protetta dall’eccesso d’acqua sembrano indispensabili.

In Italia

Un articolo pubblicato nel 1984 sulla rivista dell’Orto Botanico di Napoli, Delpinoa, elenca Macrozamia riedlei tra le nove specie di Macrozamia coltivate allora nelle serre del giardino. È un dato datato, che non dice se la pianta sia ancora presente: le pubblicazioni più recenti del giardino consultate nell’ottobre 2026 citano soltanto Macrozamia moorei per il genere. Nessun altro orto botanico italiano la segnala nelle fonti pubblicate consultate.

Sul forum Tropicamente, riletto nell’ottobre 2026, la specie compare in diverse discussioni tra il 2007 e il 2014, quasi sempre a proposito della semina:

  • Nell’ottobre 2007 un coltivatore, di cui non è indicata la località, racconta che le sue plantule di Macrozamia riedlei, nate da seme, sono morte una dopo l’altra.
  • Nell’aprile e nel dicembre 2008 un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna) scrive di non essere riuscito a far nascere alcun seme della specie; nell’agosto 2010 precisa di non averne ottenuto nessuno su dieci.
  • Nell’agosto 2010 il coltivatore del 2007 ottiene tre plantule su dieci semi; altri due semi avevano germinato ma sono subito marciti. Delle due plantule che aveva comprato in Germania circa due anni prima, una è morta dopo un mese e l’altra cresceva male.
  • Nell’ottobre 2009 un coltivatore che vive a Napoli riferisce che alcune giovani piante di Macrozamia riedlei nate da seme tre o quattro anni prima hanno passato l’inverno all’aperto senza problemi; non indica né la temperatura minima, né se fossero in vaso o in piena terra, né il riparo eventuale.
  • Nel gennaio 2014 un coltivatore della provincia di Napoli, a 75 m di quota, dice di possederne una e chiede se cresca in fretta, senza altri dati.

Moltiplicazione

Macrozamia riedlei si moltiplica per seme. Servono semi freschi e fecondati; fuori dall’Australia occorre quasi sempre un’impollinazione manuale. La germinazione sembra delicata: sul forum Tropicamente un coltivatore ha ottenuto nel 2010 soltanto tre plantule su dieci semi e un altro nessuna su dieci, con marciumi al momento della germinazione. Lo stesso coltivatore osserva che la specie è molto sensibile proprio mentre germina, più di Macrozamia communis seminato con lo stesso metodo. Usate i guanti per togliere la polpa rossa, molto tossica.

Malattie e parassiti

Nelle fonti consultate non è documentata alcuna malattia né alcun parassita propri di Macrozamia riedlei. I riscontri di coltivazione parlano soprattutto del marciume delle radici e dei semi in germinazione quando il substrato resta umido.

Rusticità

La rusticità di Macrozamia riedlei è poco conosciuta: non è stato trovato alcun valore misurato, né in Italia né altrove. I riscontri pubblicati sono pochi e incompleti: un insuccesso nella regione di Parigi e un inverno passato senza danni a Napoli, senza temperature.

In Italia e nel sud della Francia

A Napoli, secondo un coltivatore che ne parla sul forum Tropicamente nell’ottobre 2009, alcune giovani piante nate da seme hanno passato all’aperto l’inverno precedente senza problemi; il messaggio non dice quale temperatura minima abbiano subito, né se fossero in vaso o protette. Non è stato trovato alcun altro dato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico, la Sicilia o la Sardegna.

Nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, la specie è coltivata al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var), ma non ne sono stati pubblicati dati di freddo; l’esperienza del giardino con i Macrozamia indica che un gelo secco è meno pericoloso dello stesso gelo dopo un periodo di pioggia. Più a nord, un coltivatore della periferia di Parigi (Île-de-France) riferisce sul forum Fous de palmiers che la sua Macrozamia riedlei, una piccola pianta di pochi centimetri di diametro provata all’aperto dall’inverno precedente, è morta nell’inverno 2011-2012, segnato dall’ondata di freddo del febbraio 2012; non precisa né la temperatura né il tipo di protezione. In mancanza di dati, la coltivazione in vaso, con svernamento al riparo dal gelo e dalla pioggia, resta la scelta prudente anche nelle regioni italiane più miti.

Riferimenti internazionali

Sul forum americano PalmTalk un partecipante, la cui località non compare nell’estratto consultato, dice di aver piantato Macrozamia riedlei in piena terra e di averla persa a causa di una falda freatica troppo alta, non del freddo. La discussione non ha potuto essere letta per intero (sito bloccato). Non è stato trovato alcun altro dato in cifre.

Tossicità e precauzioni

Sì, Macrozamia riedlei è molto tossica, in particolare i semi. Il racconto della spedizione di Vlamingh (1697) mostra che la mandorla provoca nell’uomo un vomito violento. In Australia Occidentale lo «zamia palm» è, secondo un articolo del servizio agricolo dello Stato (Wilkinson, 1960), una delle piante velenose conosciute da più tempo in Australia; è comune nelle foreste di jarrah e di karri e nelle pianure costiere. Già nel 1894 una pubblicazione agricola dell’Australia Occidentale dedicava un articolo alla malattia del bestiame chiamata «rickets» o «wobbles» (Edwards, 1894, citato da Asmussen, 2011).

I servizi veterinari australiani descrivono due forme di avvelenamento da Macrozamia. Nei bovini che mangiano le foglie, soprattutto i germogli giovani, compare una paralisi progressiva e irreversibile del treno posteriore; gli allevatori parlano di «wobbles», di «zamia staggers» o, impropriamente, di «rickets», e i sintomi possono comparire dopo due settimane di consumo (servizi agricoli del Territorio del Nord e del Queensland, rilevati per estratto di ricerca). I semi contengono inoltre azossiglicosidi, tra cui la macrozamina, che nell’intestino liberano il metilazossimetanolo (MAM), tossico per il fegato (Healy, 1967).

In Macrozamia riedlei la distribuzione della tossina nel seme è particolare. Secondo Ladd et al. (1993), citati da Asmussen (2011), la polpa rossa contiene circa il 3,88 % di macrozamina (peso fresco), uno dei tenori più alti misurati nelle cicadee, mentre la mandorla ne contiene solo lo 0,4 % circa, il valore più basso tra le specie di Macrozamia analizzate. Non sono stati trovati dati propri della specie per cani e gatti, ma gli avvelenamenti degli animali domestici da cicadee sono ben noti. Usate i guanti per maneggiare i semi, raccogliete quelli che cadono e teneteli fuori dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Nonostante la tossicità, Macrozamia riedlei era un alimento apprezzato dai Noongar del sud-ovest australiano. La sintesi di Asmussen (2011), basata su testimonianze scritte dell’Ottocento e del primo Novecento, mostra un uso unico in Australia: mentre nell’est del continente si mangiava la mandorla dei semi di Macrozamia, in Australia Occidentale si consumava la polpa rossa (sarcotesta) e si scartava la mandorla. Eppure è proprio la parte più ricca di macrozamina.

Sono descritti tre metodi di detossificazione. Il primo è un lungo ammollo, a volte in acqua di mare: si trovavano semi appesi a un paletto sulla spiaggia o immersi in un ruscello poco profondo, da qualche giorno a due settimane (Edwards, 1894; Hammond, 1933). Il secondo è una stagionatura: i semi venivano interrati per circa un mese, secondo Drummond (1862). Il terzo, descritto da George Grey (1841), combina i due: le donne raccoglievano i semi in marzo, li lasciavano in ammollo per qualche giorno in una pozza, poi li sotterravano per due settimane in fosse chiamate «mordak», profonde quanto un braccio, rivestite di giunchi e ricoperte di sabbia e di ciuffi di Xanthorrhoea. La polpa si mangiava poi cruda o arrostita.

Gli europei che la assaggiarono la trovarono gradevole: Salvado la giudicava «molto di [suo] gusto», la signora Hassell la paragonava a datteri dal sapore di oliva, Hammond a un pomodoro dopo l’ammollo in acqua di mare; solo Drummond la trovava rancida, come olio di balena. La polpa era anche oggetto di scambi: la signora Hassell, che visse a Jerramungup dal 1878 al 1886, racconta che veniva infilata su giunchi e portata dall’interno. Grey nota inoltre che alcune famiglie avevano il diritto di raccogliere il «by-yu» sulle terre dei vicini durante la stagione. Queste conoscenze non sono ricette: una preparazione incompleta provoca avvelenamenti gravi. Non mangiate mai semi di cicadee.

Domande frequenti

Macrozamia riedlei e Macrozamia fraseri sono la stessa pianta?

No. Sono due specie accettate da The World List of Cycads, a lungo riunite sotto il nome di Macrozamia riedlei. Secondo la Flora of Australia, Macrozamia riedlei è più piccola, con foglie meno numerose ma più lucide e piatte e coni più piccoli.

Si possono mangiare i semi di Macrozamia riedlei?

No. I semi crudi provocano un vomito violento, come sperimentò l’equipaggio di Vlamingh nel 1697. I Noongar ne mangiavano soltanto la polpa, dopo settimane di ammollo e interramento: una tecnica da non improvvisare mai.

È pericolosa per il bestiame e gli animali domestici?

Sì. In Australia le foglie provocano nei bovini una paralisi irreversibile del treno posteriore, e i semi danneggiano il fegato. Tenete semi e piante fuori dalla portata dei cani e degli altri animali.

Resiste al freddo in Italia?

Non si sa con certezza. Non è stato pubblicato alcun valore misurato; a Napoli giovani piante hanno passato un inverno all’aperto senza danni, secondo un coltivatore, mentre una piccola pianta provata nella regione di Parigi è morta nell’inverno 2011-2012. Coltivatela in vaso e svernatela al riparo dal gelo e dalla pioggia.

Perché è così difficile da far nascere da seme?

Perché i semi in germinazione marciscono facilmente. Sul forum Tropicamente due coltivatori hanno ottenuto tre plantule e nessuna plantula su dieci semi ciascuno. Usate semi freschi, un substrato molto drenante e un ambiente caldo ma non fradicio.

Perché in Australia si chiama «zamia»?

Per abitudine locale. In Australia Occidentale «zamia» o «zamia palm» indica comunemente questa cicadea, che però non appartiene al genere Zamia, che è americano.

Perché il nome si scrive a volte «reidlei»?

Per un errore di grafia. Gardner pubblicò la combinazione nel 1930 nella forma «reidlei», ma la specie onora il giardiniere Anselme Riedlé, e Gaudichaud aveva scritto correttamente «riedlei».

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Gaudichaud-Beaupré, C. (1829). Cycas riedlei. In: Freycinet, L. de, Voyage autour du monde… sur les corvettes l’Uranie et la Physicienne, Botanique: 434. Parigi. [Basionimo, rilevato tramite The World List of Cycads e Johnson (1959); testo non consultato.]
  • Gardner, C.A. (1930). Enumeratio Plantarum Australiae Occidentalis: 3. Perth. [Combinazione Macrozamia «reidlei»; pagina letta (copia della pagina dedicata alle cicadee): semplice elenco, senza descrizione, con Macrozamia fraseri in sinonimia. Fonte primaria per la combinazione.]
  • Johnson, L.A.S. (1959). The families of cycads and the Zamiaceae of Australia. Proceedings of the Linnean Society of New South Wales 84(1): 64-117. [Tipificazione del genere, sinonimia, variabilità, grafia; PDF letto per intero.]
  • Hill, K.D. (1998). Cycadophyta. In: McCarthy, P.M. (a cura di), Flora of Australia 48: 597-661, 717-719. ABRS/CSIRO, Melbourne. [Descrizione e distribuzione, lette nella versione online dell’ABRS.]
  • Calonje, M. & Clugston, J.A.R. (2022). (2918) Proposal to conserve the name Cycas riedlei Fisch. ex Gaudich. (Macrozamia riedlei) against Cycas riedlei Dum. Cours. (Cycadaceae). Taxon 71(5): 1113-1115. [Conservazione del nome; nota tramite The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Asmussen, B. (2011). «There is likewise a nut…» a comparative ethnobotany of Aboriginal processing methods and consumption of Australian Bowenia, Cycas, Macrozamia and Lepidozamia species. Technical Reports of the Australian Museum, Online 23(10): 147-163. https://doi.org/10.3853/j.1835-4211.23.2011.1575 [Usi noongar, tenori di macrozamina (secondo Ladd et al., 1993), ciclo di Baird (1939); articolo letto per intero.]
  • Grose, M.J. & Panegyres, K. (2021). An unidentified word in the account of the zamia poisoning on de Vlamingh’s expedition of 1697. Journal of the Royal Society of Western Australia 104: 1-3. [Racconto dell’avvelenamento del 1697; articolo letto per intero.]
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