Macrozamia miquelii

Macrozamia miquelii

Macrozamia miquelii è una cicadea del Queensland centro-orientale, in Australia, che forma popolamenti densi nei boschi aperti di eucalipti della regione di Rockhampton, tra il monte Larcom e Byfield. Appartiene al genere Macrozamia e fu descritta da Ferdinand von Mueller nel 1862 come Encephalartos miquelii, nome ancora presente nei testi antichi. È una pianta di taglia media, con tronco quasi sempre sotterraneo e foglie piatte, abbastanza lucide. Per molto tempo il suo nome ha indicato anche diverse specie affini del Queensland, separate nel 2001: molte piante e molti semi venduti con questo nome non appartengono quindi necessariamente alla specie in senso stretto. La IUCN la classifica a minor preoccupazione.

In sintesi: Macrozamia miquelii

  • Nome accettato: Macrozamia miquelii (F.Muell.) A.DC. (1868), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), dall’Australian Plant Census, da GBIF e da Species+
  • Nomi precedenti e sinonimi: Encephalartos miquelii F.Muell. (1862, basionimo); Macrozamia tridentata var. miquelii (F.Muell.) J.Schust. (1932); Macrozamia tridentata var. oblongifolia Regel (1876); Macrozamia mackenziei W.Bull (1877); Encephalartos spiralis var. major Miq. (1863)
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales; sezione Macrozamia, «gruppo Macrozamia miquelii» (Jones et al., 2001)
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Wild Pineapple», «Zamia» e «Zamia Palm» (Australian Plant Census)
  • Distribuzione naturale: Australia, Queensland centro-orientale (distretto di Port Curtis, dal monte Larcom a nord di Byfield), tra 10 e 540 m, secondo la revisione del 2001; la Flora of Australia, più vecchia, indica un areale più ampio fino al nord-est del Nuovo Galles del Sud
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione di J.D. Bösenberg dell’agosto 2020, pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES; Allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessuna misura affidabile; a Ravenna una giovane pianta in vaso, riparata da pioggia e vento, ha sopportato −3 °C (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura bosco aperto di eucalipti, su suoli sassosi o su sabbia profonda
  • Portamento e dimensioni da adulta: tronco per lo più sotterraneo, talvolta emergente fino a 50 cm di altezza e 45 cm di diametro; 20-80 foglie lunghe 0,5-2,3 m
  • Tossicità: tutta la pianta è tossica, soprattutto la mandorla dei semi (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Macrozamia miquelii?

Forma un ciuffo di foglie piatte, verde scuro, sopra un tronco quasi sempre interrato; le foglioline basali si riducono gradualmente a spine. La descrizione più recente è quella della revisione di David Jones, Paul Forster e Ish Sharma (2001), che hanno ridescritto la specie in senso stretto.

  • Tronco: di solito sotterraneo, talvolta emergente, eretto, colonnare o a botte, lungo fino a 50 cm e largo 45 cm, non ramificato.
  • Foglie: 20-80 in una corona densa, lunghe 0,5-2,3 m, verde scuro, da opache a leggermente lucide, piatte in sezione e arcuate; foglie giovani verde chiaro; picciolo di 20-40 cm, con base lanosa.
  • Foglioline: 80-180 per foglia, inserite a circa 40°, lunghe 15-50 cm e larghe 6-12 mm, spesse, con stomi solo sulla pagina inferiore e base callosa biancastra; le 6-16 paia inferiori sono ridotte a spine rigide.
  • Coni maschili: 1-5, da cilindrici a fusiformi, 12-28 cm per 3,8-6,5 cm, verdi.
  • Coni femminili: 1-3, da cilindrici a botte, 25-40 cm per 10-15 cm, verdi; spine terminali degli sporofilli fino a 4,5 cm.
  • Semi: da oblunghi a ovoidi, 2-3 cm per 1,5-2 cm, con involucro carnoso giallastro, arancio chiaro o rosso.

Le misure della Flora of Australia (Hill, 1998), basate su un concetto più ampio della specie, sono un po’ diverse: tronco di 0-40 cm, 30-80 foglie di 0,8-2,1 m, 80-160 foglioline, semi di 25-35 mm con involucro rosso aranciato. Jones e colleghi segnalano essi stessi numerose discrepanze con quella trattazione.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido di Macrozamia miquelii: Johnson (1959) non ne conosceva e la revisione del 2001 non ne segnala.

Possibili confusioni

Le confusioni nascono soprattutto dalle specie del «gruppo Macrozamia miquelii», a lungo riunite sotto questo nome, e da Macrozamia communis nel commercio.

Con le specie del gruppo Macrozamia miquelii

Secondo Jones et al. (2001) il gruppo comprende sette specie del Queensland orientale: Macrozamia cardiacensis, Macrozamia douglasii, Macrozamia longispina, Macrozamia macleayi, Macrozamia miquelii, Macrozamia mountperriensis e Macrozamia serpentina. Nella loro chiave Macrozamia miquelii si riconosce dalle 6-16 paia di foglioline ridotte a spine, dalle foglie spesse, da opache a leggermente lucide, e dai coni femminili larghi 10-15 cm. Macrozamia macleayi, la parente più stretta secondo gli allozimi, ha foglie più lucide e sottili e coni femminili più stretti (7-10 cm); Macrozamia douglasii, di K’gari (isola Fraser) e Cooloola, ha solo da una a quattro paia di foglioline spinose; Macrozamia serpentina è più piccola in tutte le parti.

Prima del 2001 il nome Macrozamia miquelii comprendeva anche popolazioni oggi attribuite a queste specie: il testo di Len Butt ripreso dal wiki della PACSOA cita le piante dell’isola Fraser, del monte Perry, di Gympie o di Upper Brookfield, vicino a Brisbane, e la definisce «la più variabile di tutte le Macrozamia». Queste località rientrano oggi, almeno in parte, in Macrozamia douglasii, Macrozamia mountperriensis o Macrozamia macleayi; la PACSOA non precisa l’attribuzione di ciascuna popolazione.

Con Macrozamia communis

Macrozamia communis, del Nuovo Galles del Sud, le somiglia molto. Johnson (1959) le distingue così: in Macrozamia miquelii foglioline sottili, flessibili, lucide, spesso fitte, spine degli sporofilli corte e strette (2-5 mm alla base), semi di 2,5-3,5 cm; in Macrozamia communis foglioline più spesse e rigide, opache, spesso distanziate, spine degli sporofilli lunghe e larghe (5-12 mm), semi di 3-4,5 cm. In natura le due specie non si incontrano. In coltivazione le etichette si confondono: sul forum Tropicamente, nel 2009, un coltivatore riferisce che piante nate da semi venduti come Macrozamia miquelii erano state identificate da altri appassionati come Macrozamia communis.

Nomi da non confondere

Ceratozamia miqueliana, dedicata anch’essa a Miquel, è una cicadea messicana di un altro genere. Cycas miquelii Warb. (1900) è per The World List of Cycads un sinonimo di Cycas revoluta, e Zamia miquelii W.Bull (1876) un nome dubbio; nella lista non esiste alcuna «Macrozamia miqueliana». Le Lepidozamia, altro genere del Queensland a lungo incluso in Macrozamia, si distinguono secondo la chiave di Johnson (1959) per le foglioline inserite sulla linea mediana della faccia superiore del rachide, per le corone successive separate da un’ampia serie di catafilli e per i coni quasi sessili, con sporofilli privi di spina.

Tassonomia

Macrozamia miquelii è una specie accettata. Mueller la descrisse nel 1862 in Encephalartos (Fragmenta Phytographiae Australiae 3: 38) e Alphonse de Candolle la trasferì in Macrozamia nel 1868 (Prodromus 16(2): 535).

La descrizione di Mueller mescolava due specie: la raccolta di Charles Moore sul fiume Richmond apparteneva alla specie descritta più tardi come Macrozamia fawcettii, mentre quelle di Thozet, vicino a Rockhampton, e di Walter Hill, a Moreton Bay, corrispondevano alla specie attuale. Johnson (1959) scelse come lectotipo la raccolta di Thozet a Rockhampton, conservata a Melbourne (MEL). Paul Forster (1999) propose di conservare il nome con questo tipo, perché Mueller aveva indicato un’altra applicazione; il comitato di nomenclatura respinse la proposta, ritenendo che l’annotazione di Mueller non costituisse una lectotipificazione (Jones et al., 2001). The World List of Cycads mantiene il lectotipo di Melbourne.

Johnson (1959) aveva un concetto molto ampio della specie, in cui includeva Macrozamia douglasii, Macrozamia mountperriensis e Macrozamia cylindrica. La Flora of Australia (Hill, 1998) riconosceva già cinque specie del gruppo, comprese nuove specie descritte da Forster e Jones (1998); Jones, Forster e Sharma (2001) hanno poi rivisto l’insieme, ristabilito Macrozamia macleayi, descritto Macrozamia serpentina e limitato Macrozamia miquelii al distretto di Port Curtis. La versione online della Flora of Australia (aprile 2026) mantiene ancora un concetto ampio, da Rockhampton al fiume Richmond, pur avvertendo che la trattazione va rivista; The World List of Cycads indica la specie solo nel Queensland. Gli autori divergono anche sul nome Encephalartos douglasii F.Muell.: The World List of Cycads lo attribuisce, come nome non valido del 1882, a Macrozamia miquelii, mentre Jones et al. (2001) lo considerano sinonimo di Macrozamia douglasii. Il numero cromosomico è 2n = 18.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Friedrich Anton Wilhelm Miquel (1811-1871), botanico olandese e pioniere dello studio delle cicadee, che aveva istituito il genere Macrozamia nel 1842 (Flora of Australia; Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). La specie fu coltivata presto in Europa con molti nomi orticoli, tra cui Macrozamia mackenziei, pubblicato nel 1877 nel catalogo del vivaista William Bull e nel Gardeners’ Chronicle; Johnson (1959) parlava già di una «pletora di nomi in ogni rango immaginabile».

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano attestato. In inglese l’Australian Plant Census riporta «Wild Pineapple», «Zamia» e «Zamia Palm», nomi usati anche per altre Macrozamia del Queensland. Il nome «Miquel’s Cycad», talvolta citato, non compare in alcuna fonte di riferimento.

In natura

Secondo Jones et al. (2001), Macrozamia miquelii in senso stretto vive nel distretto di Port Curtis, dal monte Larcom a nord di Byfield, tra 10 e 540 m di quota, in boschi aperti di eucalipti dominati, a seconda dei luoghi, da Corymbia citriodora ed Eucalyptus crebra oppure da Corymbia intermedia ed Eucalyptus umbra. Cresce spesso su suolo sassoso (trachite dei Peaks), ma a Byfield su sabbia profonda. Gli autori la descrivono come diffusa e abbondante, con diverse popolazioni in aree protette, tra cui i parchi nazionali di Byfield e del monte Archer.

I coni maschili liberano il polline in ottobre e novembre e sono visitati da tripidi del complesso Cycadothrips chadwicki; i semi maturi cadono in marzo e aprile (Jones et al., 2001). Terry et al. (2021) hanno mostrato che la specie è impollinata da una specie criptica di questo complesso, la più distante geneticamente dalle altre, attirata da un composto odoroso mai segnalato altrove, il crotonato di prenile, emesso dai coni maschili e dai coni femminili ricettivi.

La dispersione dei semi è molto scarsa. Nel Queensland centrale Hall e Walter (2013) hanno seguito 840 semi marcati: il 70-100 % è rimasto entro un metro dalla pianta madre e la distanza massima osservata è stata di 5 m. Il falangero volpino (Trichosurus vulpecula) era l’unico animale a spostarli; le densità raggiungevano 1.000-5.000 piante per ettaro. Gli autori vi vedono il segno di una dispersione un tempo affidata a grandi animali oggi rari o estinti, da cui la formazione di boschetti densi.

Stato di conservazione e normativa

Macrozamia miquelii è classificata a minor preoccupazione (LC) nella Lista rossa IUCN. La valutazione, firmata J.D. Bösenberg, risale all’agosto 2020 ed è stata pubblicata nel 2022; una valutazione precedente, di K.D. Hill, era uscita nel 2010. Stato e date rilevati tramite The World List of Cycads, GBIF e Crossref (valutazione datata 21 agosto 2020), il 26 ottobre 2026.

Come tutte le Zamiaceae, è iscritta nell’Appendice II della CITES, con l’annotazione n. 4 in vigore dal 5 marzo 2026, e nell’Allegato B del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (Species+, consultato il 20 ottobre 2026). Acquistate piante o semi di provenienza documentata e verificate la normativa vigente.

Coltivazione

Esistono pochi dati affidabili sulla coltivazione della specie in senso stretto, perché molte piante vendute con questo nome provengono da semi di origine non precisata. Il testo della PACSOA, scritto prima della revisione del 2001, la descrive come molto facile da coltivare, al sole come all’ombra, e alta circa 0,5 m per 1 m di larghezza. In natura cresce sia su pendii sassosi sia su sabbia profonda, il che suggerisce un terreno drenante.

In vaso usate un contenitore profondo per la radice fittonante e un substrato molto drenante; nelle zone dove gela, svernate la pianta al riparo dal gelo. Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var, Francia) è coltivata una pianta presunta Macrozamia miquelii, quella della foto in testa alla pagina. Secondo il giardino, la sua identificazione è molto difficile e si basa sull’osservazione dei coni; il giardino non ha pubblicato altre osservazioni su questa pianta.

In Italia

  • Napoli: un articolo del 1984 sulla rivista dell’Orto Botanico, Delpinoa, elenca Macrozamia miquelii tra le nove Macrozamia coltivate in serra; la presenza attuale non è documentata.
  • Tropicamente: nel 2008 un coltivatore riferisce che le sue Macrozamia miquelii da seme, a due anni, crescevano molto più di una Macrozamia communis seminata sei anni prima; nel 2009 un altro scopre che le sue piante, nate da semi venduti con questo nome, erano secondo altri appassionati Macrozamia communis. L’identità delle piante in commercio va quindi verificata.

Moltiplicazione

Si moltiplica per seme; non produce polloni utili. Secondo la PACSOA i semi germinano facilmente, ma la crescita dei primi anni è lenta. Sul forum francese Fous de palmiers un seminatore dei dintorni di Lione nota nel 2008 che un seme acquistato con questo nome è germinato in otto giorni e gli altri in circa cinque settimane. L’identità dei semi del commercio resta incerta (vedi Possibili confusioni).

Malattie e parassiti

Nessuna pubblicazione specifica riguarda i parassiti della specie in coltivazione. Come per le altre Macrozamia, i coltivatori citano soprattutto cocciniglie e marciumi in terreno umido. Un fungo, Discosia macrozamiae, è stato descritto nel 2018 su Macrozamia miquelii in Australia (Crous et al., 2018); la sua importanza per la pianta non è nota.

Rusticità

Nessun dato affidabile permette di stabilire la resistenza al freddo di Macrozamia miquelii. Nel suo areale, il distretto di Port Curtis, dal clima subtropicale costiero, le gelate sono rare; non sono documentati dati di temperatura delle sue stazioni in una fonte verificabile.

In Italia e nel sud della Francia

  • Ravenna (zona USDA 8a/8b secondo il coltivatore): una giovane Macrozamia miquelii in vaso, lasciata all’aperto al riparo da pioggia e vento, ha sopportato −3 °C (messaggio del luglio 2009 su Tropicamente); lo stesso coltivatore scrive nel 2010 che le sue piante di questa specie erano morte, senza indicarne la causa.
  • Campania: un appassionato riferisce di aver perso quasi tutte le sue Macrozamia miquelii tenute all’aperto nell’inverno 2010-2011, con minime di −3 °C da lui; poiché quelle piante erano state identificate da altri come Macrozamia communis, il riscontro non è attribuibile con certezza alla specie.
  • Sud della Francia: sul forum Fous de palmiers la specie compare soprattutto in elenchi di semine (2007-2010); un coltivatore annunciava nel 2010 prove di resistenza su giovani piante, senza risultati pubblicati. Nel 2014 un partecipante riporta la classifica di rusticità di un coltivatore australiano, che pone le specie delle coste del Queensland tra le meno rustiche e ritiene che la resistenza di Macrozamia miquelii dipenda dall’origine delle piante.

Riferimenti internazionali

  • Australia: i giardini botanici reali del Victoria (Melbourne e Cranbourne) ne conservano quattro piante, due delle quali messe a dimora a Cranbourne il 7 agosto 2012 (inventario online consultato il 20 ottobre 2026).

I valori che circolano in rete («−6 °C per un gelo breve», zona 9b, «più sensibile al freddo di Macrozamia communis») non si basano su prove pubblicate.

Tossicità e precauzioni

Sì, Macrozamia miquelii è tossica, come tutte le cicadee. Le cicadee contengono glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso; i semi sono la parte più pericolosa. Per questa specie i dati pubblicati sono precisi: Hall e Walter (2014) hanno misurato lo 0,34 % di cicasina (peso fresco) nell’endosperma dei semi e non ne hanno trovata nell’involucro carnoso; secondo Ladd et al. (1993), citati da Asmussen (2011), la mandorla contiene circa il 3,9 % di macrozamina, uno dei valori più alti fra le Macrozamia analizzate; Yagi (2004) ha trovato solo cicasina nelle foglie. In Australia le Macrozamia causano avvelenamenti del bestiame: danni a fegato e intestino dovuti ai semi e disturbi della deambulazione delle zampe posteriori nei bovini che mangiano le foglie (Healy, 1967). Non è documentato alcun caso specifico per questa specie.

Usate i guanti per pulire i semi e tenete piante e semi lontano da bambini e animali. In caso di ingestione chiamate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

I semi di Macrozamia miquelii erano un alimento per gli aborigeni del Queensland, dopo la detossificazione. Secondo la sintesi di Asmussen (2011), Thozet descriveva nel 1866, vicino a Rockhampton, semi prima cotti nel guscio e poi spaccati; le mandorle, chiuse in sacchetti, venivano lisciviate da sei a otto giorni in un corso d’acqua o in uno stagno. Un anziano di Kilcoy, Gaiarbau, ha descritto lo stesso metodo nella regione di Wide Bay, dove la specie poteva essere anche Macrozamia douglasii o Macrozamia pauli-guilielmi. Si tratta di saperi tradizionali: non consumate mai semi di cicadee.

Domande frequenti

Dove cresce allo stato selvatico?

Nel Queensland centro-orientale, in Australia. Dalla revisione del 2001 la specie in senso stretto è limitata al distretto di Port Curtis, dal monte Larcom a nord di Byfield; le popolazioni più a sud, un tempo incluse, appartengono ad altre specie dello stesso gruppo.

Come distinguerla da Macrozamia communis?

Soprattutto dalle foglioline e dai coni. Macrozamia miquelii ha foglioline più sottili e flessibili, spine degli sporofilli corte e strette e semi più piccoli; Macrozamia communis ha foglioline spesse, rigide e opache. La provenienza è decisiva: Queensland per la prima, Nuovo Galles del Sud per la seconda.

È rustica in Italia?

Non si sa con precisione. L’unico riscontro affidabile, a Ravenna, riguarda una giovane pianta in vaso, riparata, che ha sopportato −3 °C; la stessa persona l’ha poi persa. Coltivatela in vaso e svernatela al riparo dal gelo finché la sua resistenza non sarà meglio documentata.

I semi venduti con questo nome sono affidabili?

Non sempre. Il nome ha indicato a lungo un intero gruppo di specie, e su Tropicamente alcune piante nate da semi venduti come Macrozamia miquelii si sono rivelate Macrozamia communis. Chiedete l’origine geografica dei semi.

Ha a che fare con Ceratozamia miqueliana o Cycas miquelii?

No. Questi nomi onorano anch’essi Miquel ma indicano piante di altri generi: una cicadea messicana nel primo caso, un sinonimo di Cycas revoluta nel secondo.

È tossica?

Sì, come tutte le cicadee, soprattutto la mandorla dei semi, che contiene cicasina e macrozamina. Secondo uno studio del 2014 l’involucro carnoso arancione non contiene cicasina, ma il seme intero resta pericoloso; in caso di ingestione chiamate un centro antiveleni.

È minacciata?

No. È classificata a minor preoccupazione dalla IUCN (valutazione pubblicata nel 2022) ed è descritta come diffusa e abbondante, in parte in parchi nazionali. Il commercio rientra nell’Appendice II della CITES.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

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