Encephalartos woodii è una grande cicadea sudafricana estinta in natura, conosciuta da un solo cespo maschile scoperto nel 1895 nella foresta di Ngoye, nel KwaZulu-Natal, dal botanico John Medley Wood. Tutte le piante coltivate nel mondo derivano da polloni di quell’unico individuo e sono quindi maschi: nessuna pianta femminile è mai stata trovata, e la specie non può riprodursi per seme. Per questo Encephalartos woodii, una delle specie più celebri del genere Encephalartos, è spesso chiamato «la pianta più sola del mondo». Alcuni genetisti hanno anche suggerito che possa essere di origine ibrida. In Italia l’Orto Botanico di Napoli ne possedeva un esemplare negli anni Novanta, mentre la pianta dell’Orto Botanico di Palermo è oggi presentata come l’ibrido Encephalartos woodii × natalensis.
In sintesi: Encephalartos woodii
- Nome accettato: Encephalartos woodii Sander (1908), secondo The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e l’IPNI; POWO non consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos altensteinii var. bispinnus J.M.Wood (1907), sinonimo secondo The World List of Cycads
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Wood’s cycad» (Species+)
- Distribuzione naturale: Sudafrica (KwaZulu-Natal), foresta di Ngoye; estinta in natura dall’inizio del Novecento
- Stato IUCN: estinta in natura (EW), valutazione del 2022 (Bösenberg), secondo The World List of Cycads
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, dal 4 febbraio 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; parere sfavorevole dell’UE dal 2013 per le importazioni dal Sudafrica
- Rusticità documentata: nessun valore misurato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: il cespo originale cresceva su un pendio ripido, al margine della foresta; in coltivazione luce intensa o mezz’ombra, suolo drenante
- Portamento e dimensioni adulte: cespo originale di quattro fusti, il più alto di circa 18 piedi (5,5 m), con polloni alla base (Medley Wood, 1908); foglie lunghe e arcuate, verde brillante e lucido
- Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato per il genere (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: un esemplare all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94, citato ancora nel 2007, stato attuale non accertato; a Palermo specie pura secondo la pagina del Cycadetum dell’Università, ibrido Encephalartos woodii × natalensis secondo la stampa (2025) e la mostra «Celibi» (2026)
Come riconoscere Encephalartos woodii?
Si riconosce dal fogliame verde brillante e lucido, dalle foglie lunghe e graziosamente arcuate e dalle foglioline larghe, spesso divise in lobi irregolari terminati da spine. La prima descrizione, pubblicata nel 1908 dal vivaio inglese Sander su una pianta esposta a Gand, ne dà questi caratteri:
- Tronco: nella pianta più grande vista dagli autori, alto 18 pollici (circa 46 cm) e largo 8 pollici (circa 20 cm), con una bella corona di 25 foglie.
- Foglie: lunghe fino a 5 piedi (circa 1,5 m), graziosamente ricurve.
- Foglioline: di dimensioni variabili, le più grandi lunghe 8 pollici (circa 20 cm) e larghe 2 pollici (circa 5 cm), distanti circa 4 pollici (10 cm) nella parte bassa del rachide e più fitte verso l’apice, dove si sovrappongono; le più larghe sono irregolarmente pennatifide, con le divisioni principali e l’apice terminati da una spina.
- Colore: la consistenza e il verde brillante e lucido di queste grandi foglioline pennatifide la distinguono facilmente, secondo Sander, da tutte le altre specie di Encephalartos.
Il cespo originale era molto più grande delle piante giovani descritte da Sander: Medley Wood racconta nello stesso anno che il fusto più alto raggiungeva circa 18 piedi (5,5 m), con una circonferenza proporzionata. Nel 1916 Prain confermava che, coltivate fianco a fianco, Encephalartos woodii e Encephalartos gratus del Malawi, dalle foglioline simili per forma e dentatura, si distinguono facilmente: il fogliame del primo è verde brillante e lucido, quello del secondo verde scuro e opaco. I coni maschili, gli unici conosciuti, sono descritti nel piano d’azione della IUCN (2003) come «impressionanti».
Ibridi
Poiché non esiste alcuna pianta femminile, il polline di Encephalartos woodii è stato usato per impollinare femmine di specie vicine, soprattutto Encephalartos natalensis. Viljoen e van Staden (2006) hanno studiato piante Encephalartos natalensis × Encephalartos woodii provenienti da un centro sudafricano di miglioramento delle cicadee. L’idea di reincrociare per più generazioni le femmine ibride con il polline di Encephalartos woodii, per avvicinarsi gradualmente alla specie d’origine, è descritta nella stampa e nella letteratura divulgativa; non è stata trovata una fonte scientifica che ne documenti i risultati.
Sul mercato questi ibridi vanno acquistati con prudenza. Sul forum italiano Tropicamente un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna) racconta nel 2012 di aver comprato in rete una piantina venduta come «Encephalartos natalensis × woodii F2»: sottoposta a un forum sudafricano specializzato, la sua fotografia ha convinto tutti i partecipanti che la pianta non aveva geni di Encephalartos woodii, ma era probabilmente un Encephalartos senticosus o un Encephalartos msinganus, specie più comuni. Un altro partecipante, pugliese, osservava che alcune forme pure di Encephalartos natalensis somigliano molto a Encephalartos woodii e che l’etichetta «ibrido di woodii» serve spesso ad attirare gli acquirenti.
Possibili confusioni
La confusione più frequente è con Encephalartos natalensis, che cresce nella stessa regione e da cui Encephalartos woodii è geneticamente molto vicino. Gli ibridi tra le due specie aggiungono una difficoltà: senza documenti d’origine affidabili, una pianta venduta come Encephalartos woodii o come suo ibrido può essere un Encephalartos natalensis o un’altra specie. Sander stesso, nel 1908, non sapeva dire se la pianta sarebbe stata accettata come specie distinta dal variabile Encephalartos altensteinii, a cui Medley Wood l’aveva dapprima ricondotta come varietà.
Tassonomia
Encephalartos woodii è un nome accettato. Fu pubblicato dal vivaio Sander il 25 aprile 1908 nel Gardeners’ Chronicle (serie 3, 43: 257), in una nota sulla pianta esposta dalla ditta Sander & Sons all’esposizione di Gand. Medley Wood aveva già descritto la pianta, nel rapporto del giardino botanico del Natal per il 1906-1907, come varietà bispinnus di Encephalartos altensteinii, nome che The World List of Cycads considera oggi sinonimo. Non essendo stato designato un tipo, Dyer e Verdoorn (1966) hanno scelto come neotipo una fotografia pubblicata dal Gardeners’ Chronicle nel maggio 1908.
Lo statuto di specie è discusso. Viljoen e van Staden (2006) hanno confrontato con marcatori genetici (RAPD) Encephalartos woodii, diversi Encephalartos natalensis, ibridi tra le due specie ed Encephalartos villosus: la distanza genetica tra Encephalartos woodii ed Encephalartos natalensis è appena superiore alla variabilità interna di Encephalartos natalensis, e Encephalartos woodii si colloca all’interno del gruppo di quest’ultimo. Gli autori suggeriscono che Encephalartos woodii sia forse il prodotto di un’ibridazione tra un progenitore simile a Encephalartos natalensis e un’altra specie vicina, il che spiegherebbe la sua presenza in un solo esemplare, ma raccomandano di analizzare altri taxa per chiarire la questione. The World List of Cycads continua ad accettare la specie.
Etimologia e storia
L’epiteto onora John Medley Wood (1827-1915), curatore e poi direttore del giardino botanico del Natal (oggi Durban Botanic Gardens), che scoprì l’unica pianta conosciuta (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads).
Lo stesso Medley Wood ha raccontato la scoperta in una lettera al Gardeners’ Chronicle del giugno 1908. Nel 1895, durante un viaggio di raccolta in carro trainato da buoi nello Zululand, trovò un cespo isolato di Encephalartos composto da quattro fusti, il più alto di circa 18 piedi, con alcuni polloni alla base; tutti i fusti erano maschili, e nei dintorni non fu trovata nessun’altra pianta della specie. Qualche anno dopo il curatore J. Wylie tornò sul posto e riportò alcune delle piante più piccole del gruppo, tre delle quali furono piantate nel giardino di Durban; Prain (1916) data l’introduzione al 1899. Medley Wood le giudicava le più belle delle sette specie di Encephalartos del giardino e deplorava che gli esemplari rimasti sul posto fossero stati distrutti.
Secondo il piano d’azione della IUCN (2003), i botanici prelevarono alcuni fusti per timore che la pianta venisse distrutta, l’ultima pianta selvatica morì all’inizio del Novecento e, nonostante diverse ricerche, nessun altro esemplare è mai stato trovato; il progetto «Celibi» dell’Università di Palermo indica il 1916 come data dell’estinzione in natura. Il giardino di Durban ha poi fornito polloni ad altri giardini, che a loro volta li hanno distribuiti: le piante in coltivazione sarebbero «probabilmente diverse centinaia» secondo la IUCN, meno di 500 secondo i botanici dell’Università di Palermo citati dalla stampa nel 2025. Tutti i tentativi di indurre un cambiamento di sesso nelle piante maschili sono falliti. A Kirstenbosch, a Città del Capo, un esemplare è stato chiuso in una gabbia di ferro per impedire il furto dei polloni; lo scrittore Oliver Sacks, vedendolo, lo paragonò all’ultimo superstite di un popolo.
Nomi comuni
Per Encephalartos woodii non è attestato alcun nome comune italiano; l’espressione «la pianta più sola del mondo», usata dalla stampa, è un soprannome e non un nome comune. In inglese Species+ indica «Wood’s cycad» (cicadea di Wood).
In natura
Encephalartos woodii è estinto in natura. Il solo cespo conosciuto cresceva nello Zululand, nella foresta di Ngoye, nell’attuale provincia del KwaZulu-Natal (The World List of Cycads; IUCN, 2003). Secondo il piano d’azione della IUCN, la presenza di un solo individuo nel 1895 indica che la specie era naturalmente rara nella foresta di Ngoye, oppure che era già in declino per cause sconosciute prima che i prelievi e la distruzione dell’habitat diventassero diffusi. Viljoen e van Staden (2006) ricordano che nella stessa zona crescono comunemente altre cicadee, tra cui Encephalartos natalensis ed Encephalartos villosus.
Stato di conservazione e normativa
The World List of Cycads classifica Encephalartos woodii estinto in natura (EW), secondo la valutazione di Bösenberg (2022); lo stesso stato figurava nel piano d’azione della IUCN del 2003, e la lista rossa delle piante del 1997 lo dava già per estinto. La specie sopravvive soltanto in coltivazione, nei giardini botanici e nelle collezioni private, sotto forma di cloni maschili dell’esemplare originale.
La specie rientra nell’Appendice I della CITES, in virtù dell’iscrizione dell’intero genere in vigore dal 4 febbraio 1977, e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie protette (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia: acquisto, vendita ed esposizione a fini commerciali richiedono documenti che attestino l’origine legale della pianta. Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D) è in vigore dal 7 febbraio 2013 un parere sfavorevole del gruppo di consultazione scientifica dell’UE; il 16 settembre 2026 è stata aperta una nuova consultazione. Banche dati consultate l’11 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore. Sul forum Tropicamente, nel 2011, un collezionista salentino raccontava di aver ricevuto da un sedicente fornitore africano un’offerta di «semi di Encephalartos woodii»: poiché non esistono piante femminili, un’offerta del genere è necessariamente falsa o riguarda ibridi.
Coltivazione
Le fonti affidabili sulla coltivazione di Encephalartos woodii sono poche, ma concordano su un punto: la pianta cresce bene in coltivazione, come scriveva già Sander nel 1908, e i polloni prelevati a Ngoye hanno dato esemplari imponenti in molti giardini botanici. Il cespo originale cresceva su un pendio, al margine della foresta, e le indicazioni generali del genere valgono anche qui: substrato drenante, luce intensa o mezz’ombra luminosa, annaffiature regolari nella stagione calda e un inverno più asciutto.
In Italia
- Orto Botanico di Napoli (Campania): un esemplare di Encephalartos woodii era coltivato nel 1993-94, secondo la tabella 1 di uno studio pubblicato nel 1997 nella rivista dell’Orto, Delpinoa, e la specie è citata ancora nel 2007 da Menale e De Luca (Delpinoa, 2011). Nel maggio 2010, sul forum Tropicamente, a una voce secondo cui la pianta sarebbe morta durante l’inverno, un coltivatore della zona di Napoli rispondeva che un pollone era stato rubato «2/3 anni fa» e che un altro Encephalartos woodii aveva ancora il tronco ma non le foglie, senza che si sapesse se fosse vivo. BGCI PlantSearch elenca ancora la specie per Napoli, senza data di aggiornamento. Lo stato attuale non è accertato.
- Orto Botanico di Palermo (Sicilia): la pagina del Cycadetum dell’Università cita, all’aperto, «diversi esemplari notevoli» di Encephalartos longifolius, di Encephalartos woodii e di Macrozamia moorei. Due fonti più recenti dello stesso ambiente, un articolo di stampa del 3 agosto 2025 e il progetto «Celibi» dell’Università (2026), presentano però la pianta di Palermo come l’ibrido Encephalartos woodii × natalensis, «il più vicino alla specie d’origine»; già nel 2009 le fotografie di una visita pubblicate su Tropicamente portavano la didascalia «woodii × natalensis». Qui si segue l’indicazione più recente: a Palermo si può vedere un ibrido, non la specie pura.
Dall’8 maggio al 20 ottobre 2026 l’Orto Botanico di Palermo ospita la mostra «Il giorno in cui Woodii si svegliò femmina», con dieci sculture in ceramica e porcellana dell’artista Donata Lazzarini che immaginano i coni femminili mai trovati della specie, nell’ambito del progetto «Celibi. Storia di una migrazione botanica».
Moltiplicazione
La sola moltiplicazione possibile della specie pura è vegetativa, per polloni staccati dalla base delle piante esistenti: è così che, a partire dalle piante di Durban, la specie si è diffusa nei giardini del mondo. La semina dà soltanto ibridi, ottenuti impollinando femmine di altre specie, in particolare Encephalartos natalensis, con il polline di Encephalartos woodii. Prelievi e scambi di polloni sono soggetti alle norme CITES.
Malattie e parassiti
Nelle fonti consultate non è documentata alcuna malattia né alcun parassita proprio di Encephalartos woodii. Il rischio più documentato, per questa specie, è il furto dei polloni, che ha portato a proteggere con una gabbia l’esemplare di Kirstenbosch e che ha colpito anche la pianta di Napoli secondo il forum Tropicamente.
Rusticità
Per Encephalartos woodii non è stato trovato alcun valore di resistenza al freddo misurato e datato.
In Italia
Non è stato trovato alcun riscontro italiano su una pianta pura. Le piante coltivate all’aperto a Palermo sono oggi presentate come ibridi Encephalartos woodii × natalensis, e il loro comportamento non può essere attribuito alla specie pura. Per l’esemplare di Napoli, il forum non indica se fosse in serra o all’aperto quando perse le foglie.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, non è stato trovato alcun riscontro francese datato e misurato. Come per gli altri Encephalartos, le sopravvivenze osservate nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; un esemplare adulto con il tronco fuori terra, come quelli di questa specie, non gode di questa protezione.
Riferimenti internazionali
Non è stato trovato alcun riscontro datato e misurato nelle fonti internazionali consultabili. Data la rarità e il valore delle piante, la prudenza consiglia di proteggerle da qualsiasi gelo, in vaso o in serra fredda nella maggior parte dell’Italia.
Tossicità e precauzioni
Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos woodii, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per pulire i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso tradizionale di questa specie, conosciuta in natura da un solo esemplare.
Domande frequenti
Perché Encephalartos woodii è chiamato «la pianta più sola del mondo»?
Perché ne è stato trovato un solo individuo, un cespo maschile, nel 1895, e nessuna pianta femminile è mai stata scoperta. Tutte le piante coltivate sono cloni di quel maschio e non possono riprodursi per seme fra loro.
Esistono piante femminili?
No. Nessuna femmina è mai stata trovata, nonostante diverse ricerche, e tutti i tentativi di indurre un cambiamento di sesso nelle piante maschili sono falliti (IUCN, 2003).
Si possono comprare semi di Encephalartos woodii?
No, non della specie pura. Senza femmine non esistono semi di Encephalartos woodii; i semi venduti con questo nome sono ibridi, nel migliore dei casi, oppure truffe.
Encephalartos woodii è una vera specie o un ibrido?
La questione è aperta. Uno studio genetico del 2006 lo trova molto vicino a Encephalartos natalensis e suggerisce un’origine ibrida, ma gli autori chiedono altre analisi; The World List of Cycads continua ad accettarlo come specie.
Dove si può vedere in Italia?
A Palermo si può vedere l’ibrido Encephalartos woodii × natalensis, presentato dall’Università come il più vicino alla specie d’origine. All’Orto Botanico di Napoli era presente un esemplare nel 1993-94 e nel 2007, ma il suo stato attuale non è accertato.
Quante piante esistono?
Probabilmente qualche centinaio. Il piano d’azione della IUCN parlava nel 2003 di «diverse centinaia» di piante in coltivazione; i botanici dell’Università di Palermo ne indicavano meno di 500 nel 2025.
È tossico?
Va considerato tale. La specie non è stata studiata, ma gli Encephalartos sono tossici, in particolare i semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads, Encephalartos woodii: https://cycadlist.org/scientific_name/361 — nome accettato, autore, pubblicazione (Gard. Chron., ser. 3, 43: 257, 25 aprile 1908), neotipo (Dyer e Verdoorn, 1966), distribuzione, stato IUCN EW (Bösenberg, 2022), sinonimo, etimologia, bibliografia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN (versione 2026.08.15), affidabile; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- IPNI, Encephalartos woodii: https://www.ipni.org/n/297146-1 — riferimento della pubblicazione originale. Indice internazionale dei nomi delle piante, affidabile; consultato direttamente.
- Internet Archive, The Gardeners’ Chronicle, serie 3, vol. 43 (1908): https://archive.org/details/gardenerschronic343lond — descrizione di Sander (p. 257) e lettera di J. Medley Wood sulla scoperta (p. 414). Fonte primaria digitalizzata; testo letto.
- Internet Archive, Bulletin of Miscellaneous Information (Kew), 1916: https://archive.org/details/lbg.635.05.rbg.n.16 — confronto di Prain tra Encephalartos gratus ed Encephalartos woodii, data d’introduzione a Durban. Fonte primaria digitalizzata; testo letto.
- The World List of Cycads, copia di Viljoen e van Staden (2006): https://cycadlist.org/storage/references/open/df9defef-8446-4acf-b77b-e68a9ce6dc2b.pdf — rapporto genetico con Encephalartos natalensis e ipotesi di origine ibrida. Articolo con revisione paritaria; testo integrale letto.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos woodii: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/28648/legal — Appendice I della CITES (iscrizione del genere, 4 febbraio 1977), Allegato A dell’UE (regolamento (UE) 2026/1383), parere sfavorevole del gruppo di consultazione scientifica dal 7 febbraio 2013 e consultazione aperta il 16 settembre 2026, nome inglese. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — un esemplare di Encephalartos woodii coltivato all’Orto Botanico di Napoli (tabella 1). Rivista dell’Orto botanico, affidabile ma datata; consultata direttamente.
- Menale B., De Luca P., «L’Orto Botanico di Napoli», Delpinoa 49: 111-135 (vol. 2007, uscito nel 2011): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_49_2007_%5B2011%5D/Delpinoa_n_s_49_2007_%5B2011%5D_111-135.pdf — Encephalartos woodii citato nella collezione. Rivista dell’Orto botanico, affidabile; dato ripreso dall’inventario degli orti botanici italiani del sito.
- UNIPA Heritage, «Cycadetum» (pagina non datata): https://musei.unipa.it/en/node/287 — «diversi esemplari notevoli» di Encephalartos woodii all’aperto a Palermo. Sito istituzionale; dato ripreso dall’inventario degli orti botanici italiani del sito.
- UNIPA Heritage, «Celibi. Storia di una migrazione botanica» (2026): https://musei.unipa.it/en/events-and-news/celibi-storia-di-una-migrazione-botanica — storia della specie, estinzione in natura nel 1916, ibrido Encephalartos woodii × natalensis di Palermo, mostra dall’8 maggio 2026. Sito istituzionale; consultato l’11 ottobre 2026.
- Balarm, «Ne esistono solo 500 in tutto il mondo: a Palermo vive la pianta più sola del pianeta» (3 agosto 2025): https://www.balarm.it/news/ne-esistono-solo-500-in-tutto-il-mondo-a-palermo-vive-la-pianta-piu-sola-del-pianeta-157501 — ibrido di Palermo, stima di meno di 500 piante, progetto artistico. Articolo di stampa locale, valore indicativo; consultato l’11 ottobre 2026.
- BGCI PlantSearch: https://plantsearch.bgci.org/ — Encephalartos woodii dichiarato dall’Orto Botanico di Napoli (dati consultati il 10 ottobre 2026 per l’inventario degli orti botanici italiani del sito, senza data di aggiornamento).
- Tropicamente, discussioni «Cycadacee a Napoli OB lista»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/cycadacee-a-napoli-ob-lista/ (maggio 2010), «Foto orto botanico Palermo»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/foto-orto-botanico-palermo/ (ottobre-novembre 2009), «Encephalartos woodii»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos-woodii/ (2010-2012) e «Semi di Encephalartos Woodii»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/semi-di-encephalartos-woodii/ (gennaio 2011). Forum italiano di coltivatori, valore indicativo; messaggi letti l’11 ottobre 2026.
- Università di Pretoria, UPSpace, Van der Walt (1944): https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 — prima dimostrazione della tossicità di Encephalartos horridus. Archivio universitario, affidabile; scheda consultata direttamente; dato a livello di genere.
Bibliografia
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- Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; riassunto consultato; dato a livello di genere.]
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