Dioon caputoi

Dioon caputoi è una piccola cicadea messicana che vive soltanto su alcune colline calcaree e secche al confine tra il sud dello Stato di Puebla e il nord di Oaxaca, verso 2 000 m di quota, nella riserva della biosfera di Tehuacán-Cuicatlán. Questa specie del genere Dioon si riconosce dalle foglie piatte con foglioline strettissime, di 4-5 mm, distanziate in modo regolare lungo il rachide, che danno alla foglia un aspetto arioso. Raccolta già nel 1907-1908 da Carl Albert Purpus ma a lungo confusa con Dioon purpusii, è stata descritta soltanto nel 1980 da due botanici dell’Università di Napoli e da un collega messicano, e dedica il suo nome a un direttore dell’Orto Botanico di Napoli. È una delle cicadee più localizzate del Messico: la Lista Rossa della IUCN la classifica in pericolo.

In sintesi: Dioon caputoi

  • Nome accettato: Dioon caputoi De Luca, Sabato & Vázq.Torres (1980), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO consultato soltanto tramite un estratto di ricerca
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo; esemplari antichi etichettati per errore Dioon purpusii
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «palma real» in spagnolo nella regione d’origine (descrizione originale, 1980)
  • Distribuzione naturale: Messico, sud dello Stato di Puebla e nord di Oaxaca (Sierra de Zapotitlán, riserva della biosfera di Tehuacán-Cuicatlán), verso 1 800-2 000 m
  • Stato IUCN: in pericolo (EN), criterio A2acd, Lista Rossa 2022; «in pericolo critico» (CR) nel piano d’azione della IUCN del 2003
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (annotazione #4); allegato B nell’Unione europea; «in pericolo di estinzione» (P) in Messico secondo la norma NOM-059-SEMARNAT-2010, stando a Enciclovida
  • Rusticità documentata: nessuna osservazione datata; un vivaio californiano indica circa −7 °C, senza precisazioni (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura pendii ripidi e aperti, suolo calcareo molto povero; pieno sole secondo un vivaio specializzato
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto di 1 m o più, di 20-25 cm di diametro, coricato oltre gli 80-100 cm; foglie di 75-90 cm o più
  • In Italia: coltivata in serra all’Orto Botanico di Napoli (Serre Califano, pubblicazione del 2019)
  • Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nelle altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Dioon caputoi?

Dioon caputoi si riconosce dalle foglie piatte con foglioline strettissime, inserite ad angolo acuto e separate da intervalli regolari lungo tutto il rachide. La descrizione originale di Paolo De Luca, Sergio Sabato e Mario Vázquez Torres (1980) indica i caratteri seguenti:

  • Fusto: cilindrico, fino a 1 m o più, di 20-25 cm di diametro; le piante con un fusto di oltre 80-100 cm lo hanno coricato
  • Squame (catafilli): lanose, lunghe 12-14 cm
  • Foglie: numerose, piatte, coriacee, erette, glabre, lunghe 75-90 cm o più; picciolo di 12-15 cm
  • Foglioline: 50-70 per lato o più, lineari-lanceolate, pungenti, con i margini arrotolati, larghe 4-5 mm e distanziate di 5-7 mm; quelle centrali misurano 6-8 cm, talvolta 10 cm; margine superiore intero o, raramente, con una o due spine di 2-3 mm, margine inferiore intero
  • Coni femminili: ovoidi-cilindrici, lunghi 30-40 cm e larghi 20-25 cm, con squame densamente lanose
  • Coni maschili: allungati e cilindrici, lunghi circa 40 cm e larghi 9-10 cm
  • Semi: quasi sferici, di 3-4 cm di diametro

Le chiavi d’identificazione pubblicate in seguito riprendono questi caratteri. Quella di Gregory, Haynes e Chemnick (2008) considera foglioline larghe meno di 7 mm, separate da un intervallo pari ad almeno 0,7 volte la loro larghezza, inserite a 45-60°, opache ma non glauche, con poche spine ma grandi rispetto alla loro larghezza. Quella di Gutiérrez-Ortega e coautori (2021) isola la specie per le foglioline di 4-5 mm, ampiamente distanziate, e quella di Martínez-Domínguez e coautori (2026) per le foglioline lineari larghe al massimo 6 mm.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è segnalato alcun ibrido di Dioon caputoi.

Possibili confusioni

La confusione storica è quella con Dioon purpusii, nome con cui le raccolte di Purpus hanno circolato per settant’anni. Secondo la descrizione del 1980, Dioon purpusii si distingue per le foglie leggermente carenate e per le foglioline più larghe (8-10 mm invece di 4-5 mm), fitte nella parte centrale e superiore della foglia invece che distanziate in modo regolare. Gregory e coautori (2003) osservano che Dioon caputoi differisce dalle tre specie del complesso Dioon purpusii (Dioon purpusii, Dioon califanoi, Dioon argenteum) per le foglie più piccole e le foglioline molto più strette e distanziate.

La chiave del 2008 lo colloca accanto a Dioon sonorense, specie del nord-ovest del Messico dalle foglioline anch’esse strette, che se ne distingue per un angolo d’inserzione più aperto (65-90°), una pagina superiore spesso glauca e spine più frequenti. La provenienza basta in linea di principio a separarle, ma una pianta venduta senza origine resta difficile da identificare. Un coltivatore riferisce del resto sul forum francese Fous de palmiers, nell’agosto 2014, che semi acquistati con il nome di Dioon caputoi non appartenevano a questa specie.

Tassonomia

Dioon caputoi è un nome accettato, senza sinonimi. Paolo De Luca e Sergio Sabato, dell’Università di Napoli, e Mario Vázquez Torres, dell’Università Veracruzana, lo hanno descritto nel 1980 sulla rivista Brittonia (32: 43-46). Il tipo è stato raccolto da Vázquez Torres il 27 dicembre 1978 alla Loma de la Grana, 6 km a sud-ovest di San Luis Atolotitlán (un tempo San Luis Tultitlanapa), nel comune di Caltepec (Puebla), verso 2 000 m (olotipo nell’erbario dell’Università Veracruzana, isotipi a ENCB, FI, MEXU e NAP, cioè anche negli erbari di Firenze e di Napoli). The World List of Cycads indica il 1995 come anno di pubblicazione nella sua esportazione, ma l’articolo, l’IPNI e il volume 32 di Brittonia risalgono al 1980.

La storia del nome spiega la confusione. Nel 1909 Joseph Nelson Rose descrisse Dioon purpusii da piante del canyon di Tomellín, in Oaxaca, e attribuì a questa specie i semi e le squame raccolti nel 1908 da Carl Albert Purpus nella Sierra Mixteca di Puebla. Gli esemplari di Purpus, raccolti nel 1907 e nel 1908 presso San Luis Tultitlanapa e distribuiti a molti erbari con il nome di Dioon purpusii, si rivelarono molto diversi dal tipo di Rose. Nel 1932 J. Schuster descrisse persino Dioon purpusii soprattutto a partire da queste raccolte. Vázquez Torres tornò sul posto, raccolse nuovo materiale, e il suo esame portò alla descrizione di una nuova specie.

Gregory e coautori (2003) ritengono che Dioon caputoi non sia vicino ad alcuna altra specie dei canyon che scendono verso il golfo del Messico e che condivida piuttosto alcuni caratteri con popolazioni del bacino del río Balsas, rivolto verso il Pacifico. Gutiérrez-Ortega e coautori (2021) lo collocano tuttavia nel «clade Purpusii», insieme in particolare a Dioon purpusii, Dioon argenteum, Dioon califanoi e Dioon planifolium, sulla base delle filogenesi pubblicate nel 2018.

Etimologia e storia

La specie è dedicata a Giuseppe Caputo (1926-2013), professore di botanica e direttore dell’Istituto e dell’Orto Botanico dell’Università di Napoli, come indicano la descrizione originale e Haynes (2022). Il nome «Ugo» che compare in alcune schede in rete è errato.

Le prime raccolte risalgono al 1907 e al 1908 e si devono a Carl Albert Purpus, uno dei principali raccoglitori di piante del Messico a cavallo del Novecento. Dopo la riscoperta del 1978, una pianta maschile raccolta presso San Luis Atolotitlán è stata messa a dimora nell’Orto Botanico di Napoli, secondo gli autori. I semi sono rimasti a lungo introvabili in commercio: un vivaio californiano scrive nel 2024 che gli abitanti impedivano di vedere le piante e di raccoglierne i semi, e che le sementi sono diventate disponibili soltanto una ventina d’anni prima. Sul forum Fous de palmiers un coltivatore segnala nel dicembre 2012 la prima messa in vendita di semi che abbia visto presso un commerciante specializzato. Nel 2022 l’orto botanico di Nong Nooch, in Thailandia, indica che piante nate da seme vi hanno prodotto coni in meno di dieci anni.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. La descrizione originale riporta come nome locale «palma real», ripreso da Species+, dalla banca dati Enciclovida della CONABIO e da un progetto di conservazione finanziato dalla fondazione Rufford nel 2011. Questo nome si applica anche ad altri Dioon di Oaxaca, come Dioon purpusii o Dioon argenteum. I nomi inglesi «Caputo’s cycad» o «Caputo’s dioon» non sono confermati da una fonte di riferimento.

In natura

Dioon caputoi vive al confine tra il sud dello Stato di Puebla e il nord di Oaxaca, nella Sierra de Zapotitlán, a sud di Tehuacán. Nel 1980 gli autori descrivono una popolazione formata da due piccoli gruppi di al massimo 50 piante, sparsi su un pendio molto ripido e aperto di circa 1 km², su un substrato calcareo dal suolo poverissimo. L’ambiente segna la transizione tra la foresta tropicale secca e il querceto; le plantule vi sono molto rare. Gregory e coautori (2003) precisano che questo deserto d’altura, coperto soprattutto da vegetazione spinosa e da piante succulente, offre alla specie un ambiente favorevole soltanto nei resti di querceto dei punti più alti.

Il clima è semiarido: una sintesi etnobotanica del 2019 indica circa 300 mm di pioggia all’anno, citando Gutiérrez-Ortega e coautori (2018). Il sito si trova a 90 km in linea d’aria dalle popolazioni di Dioon purpusii di Santa Catarina e a 70 km da quelle di Dioon califanoi, tra Teotitlán e Huautla.

Da allora sono state trovate altre località. Secondo un estratto di una comunicazione del 2007 (Flores-Vázquez e coautori), le due popolazioni d’origine hanno una struttura a «J rovesciata», con il 30 e il 40 % di individui riproduttivi e 2,5 maschi per ogni femmina, e tre nuove località ospitano un numero maggiore di piante. Queste cifre non hanno potuto essere verificate nel testo completo.

I coni maschili ospitano un piccolo coleottero che si nutre di polline, Pharaxonotha bicolor, raccolto in particolare a Coatepec (Puebla) verso 1 840 m, insieme a un curculionide, Parallocorynus bicolor (Skelley e coautori, 2022). Il loro ruolo esatto nell’impollinazione della specie non è dimostrato nelle fonti consultate.

Stato di conservazione e normativa

Dioon caputoi è classificato in pericolo (EN) nella Lista Rossa della IUCN, secondo il criterio A2acd (valutazione di Chemnick e Gregory pubblicata nel 2022): questo criterio corrisponde a un declino passato della popolazione, stimato da osservazioni dirette, dalla riduzione dell’habitat e dallo sfruttamento. Il piano d’azione della IUCN sulle cicadee (Donaldson, 2003) lo classificava allora in pericolo critico (CR), con 200-400 piante, un declino giudicato elevato e la menzione della sua presenza in un’area protetta. Le cifre più alte (2 000-2 500 adulti) che circolano in rete non sono state ritrovate in una fonte verificabile.

Le minacce documentate sono il traffico illegale, segnalato «da diversi decenni» in un progetto di ricerca del 2011, e i cambiamenti d’uso del suolo. Questo progetto descrive popolazioni formate soprattutto da adulti, con poche giovani piante e plantule, che sono le più facili da sradicare. Sul piano genetico, Cabrera-Toledo e coautori (2010) trovano in Dioon caputoi una diversità inferiore a quella di Dioon merolae e attribuiscono la sua rarità a fattori ecologici locali relativamente recenti.

La specie è iscritta all’appendice II della CITES, con l’annotazione #4 che esenta in particolare i semi, e all’allegato B del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (regolamento (UE) 2026/1383, in vigore dal 29 giugno 2026), secondo Species+; le regole sono le stesse in Italia e negli altri Paesi dell’Unione. In Messico Enciclovida la classifica «en peligro de extinción» (P) ai sensi della norma NOM-059-SEMARNAT-2010; il testo della norma non è stato consultato. Ogni pianta acquistata deve provenire da semina in coltivazione ed essere accompagnata dai documenti richiesti. Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o trasporto.

Coltivazione

I dati di coltivazione sono molto scarsi: si sa che la specie cresce in pieno sole in un ambiente secco e calcareo, ma non è stata trovata alcuna prova documentata in Europa all’aperto. Il vivaio Jungle Music, a San Diego, la descrive nel 2024 come una specie da pieno sole nella maggior parte delle regioni. Il suo ambiente d’origine, con piogge scarse e un suolo poverissimo e drenante, suggerisce un substrato minerale e annaffiature moderate, senza ristagni d’acqua.

Un orto botanico tropicale aggiunge una sfumatura: a Nong Nooch, in Thailandia, in un clima caldo e molto piovoso, i Dioon sembrano adattarsi all’eccesso di pioggia e di umidità, e Dioon caputoi vi ha prodotto coni in meno di dieci anni da seme (Lindstrom, 2022). Questa tolleranza non vale per un inverno freddo e umido.

In Italia

Negli orti botanici. L’Italia ha un legame particolare con questa specie, descritta da botanici napoletani e dedicata a un direttore dell’Orto Botanico di Napoli. Secondo la descrizione originale (1980), una pianta maschile raccolta in natura dopo la riscoperta del 1978 è stata messa a dimora nell’orto napoletano, e gli erbari di Napoli (NAP) e di Firenze (FI) conservano isotipi. La presenza attuale a Napoli è documentata dalla descrizione delle serre pubblicata nel 2019 (Sibilio, Delpinoa 56-57), che cita Dioon caputoi tra i Dioon delle Serre Califano, il genere meglio rappresentato della collezione di cicadee, e ne pubblica una fotografia. Le serre sono pensate per la conservazione e non sono sempre visitabili. Nelle altre fonti italiane consultate (Index Seminum di Napoli, pagine di Palermo, Firenze e Hanbury) la specie non compare.

Riscontri di coltivazione. Un coltivatore, che non indica la località, riferisce sul forum Tropicamente nel marzo 2009 che la sua pianta è cresciuta in fretta e comincia a emettere polloni; dice di coltivarla come gli altri Dioon, la ritiene uno dei più resistenti alle basse temperature e, secondo la sua esperienza, più resistente di Dioon edule alle varie avversità. Non indica né età della pianta, né temperature, né modo di coltivazione (piena terra o vaso). È l’unica testimonianza trovata: non esiste quindi alcun dato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le coste liguri e tirreniche, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, non riguardano la coltivazione: sul forum Fous de palmiers non è stato trovato alcun riscontro in piena terra o in vaso, ma soltanto discussioni sull’acquisto e sulla germinazione dei semi (vedi Moltiplicazione).

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per seme; la germinazione sembra capricciosa. Un coltivatore del Gard riferisce sul forum Fous de palmiers, nel febbraio 2013, che 3 semi su 10 sono germinati e gli altri sono marciti; un altro coltivatore, il cui profilo indica Belley (Ain) e Montpellier (Hérault), segnala un risultato simile con semi acquistati nello stesso momento dallo stesso commerciante, senza sapere se vi abbia contribuito un eccesso d’acqua durante la germinazione. Queste due prove riguardano semi della stessa provenienza e non permettono di generalizzare. La separazione dei polloni non è descritta nelle fonti consultate. Per il metodo generale, vedi l’articolo del sito dedicato alla semina delle cicadee.

Malattie e parassiti

Nessuna malattia propria di Dioon caputoi è documentata in coltivazione. La descrizione del 1980 segnala piante «minacciate da vermi» in natura, senza precisare quali. I coni ospitano insetti specializzati, come Pharaxonotha bicolor e il curculionide Parallocorynus bicolor. In coltivazione il rischio principale per una specie di ambiente secco resta il marciume delle radici in un substrato troppo umido.

Rusticità

Non è stata pubblicata alcuna osservazione datata della resistenza al freddo di Dioon caputoi. I soli valori disponibili vengono da vivaisti e da amatori, senza luogo né episodio preciso.

In Italia e nel sud della Francia

Il coltivatore di Tropicamente citato sopra giudica la specie tra i Dioon più resistenti al freddo, senza dare temperature. In Francia non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione, in piena terra o in vaso. In mancanza di dati non si può raccomandare alcuna zona climatica italiana: la soluzione prudente resta la coltivazione in vaso, al riparo dal gelo e dalla pioggia in inverno.

Riferimenti internazionali

Il vivaio Jungle Music (San Diego, California) indica una rusticità di circa −7 °C. Un estratto di una discussione del forum PalmTalk dedicata alla rusticità dei Dioon indica che il fogliame di Dioon caputoi, come quello di Dioon califanoi, Dioon argenteum e Dioon purpusii, resiste fino ai «low 20’s» °F, cioè circa −7 / −5 °C; la discussione non ha potuto essere letta per intero (sito bloccato). La quota dell’ambiente naturale, verso 2 000 m, lascia pensare che la specie conosca notti fresche, ma non è stato trovato alcun rilevamento di temperatura delle sue stazioni.

Tossicità e precauzioni

Non è stato pubblicato alcun dato di tossicità per Dioon caputoi. Il rischio è però documentato in altre cicadee, i cui semi e tessuti contengono tossine come la cicasina, pericolose per l’uomo, il bestiame e gli animali da compagnia. La specie va quindi considerata potenzialmente tossica: tenete i semi fuori dalla portata di bambini e animali e usate guanti per pulirli. In caso di ingestione contattate un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso tradizionale proprio di Dioon caputoi. Il progetto di ricerca del 2011 mira al contrario a incoraggiare la raccolta dei semi, la semina e la vendita di piante coltivate da parte delle comunità della riserva, per ridurre i prelievi in natura.

Domande frequenti

Come riconoscere Dioon caputoi?

Dalle foglioline strettissime, di 4-5 mm, distanziate in modo regolare lungo tutta la foglia. Le foglie sono piatte e misurano circa 75-90 cm. Nessun altro Dioon di Oaxaca o di Puebla unisce foglioline così sottili e così distanziate.

Che differenza c’è con Dioon purpusii?

Sta nelle foglie e nelle foglioline. Dioon purpusii ha foglie carenate e foglioline di 8-10 mm, fitte nella parte alta della foglia; Dioon caputoi ha foglie piatte e foglioline di 4-5 mm, distanziate in modo regolare. Le due specie sono state confuse fino al 1980.

Perché il nome di un botanico napoletano?

Perché la specie è stata descritta nel 1980 da Paolo De Luca e Sergio Sabato, dell’Università di Napoli, con Mario Vázquez Torres, e dedicata a Giuseppe Caputo (1926-2013), allora direttore dell’Istituto e dell’Orto Botanico di Napoli.

Dioon caputoi resiste al freddo in Italia?

Non si sa. Non è stata pubblicata alcuna prova datata. Un vivaio californiano indica −7 °C, senza dettagli, e un coltivatore di Tropicamente lo giudica tra i Dioon più resistenti, senza temperature. In attesa di osservazioni, coltivatelo in vaso e riparatelo dal gelo e dalla pioggia in inverno.

Dove vedere Dioon caputoi in Italia?

All’Orto Botanico di Napoli, dove la specie è coltivata in serra alle Serre Califano secondo la pubblicazione del 2019. Queste serre non sono sempre aperte al pubblico: informatevi prima della visita.

Perché è così raro?

Perché il suo areale è minuscolo e le sue popolazioni sono piccole. Nel 1980 si conosceva al massimo un centinaio di piante, su 1 km²; nel 2003 la IUCN ne stimava 200-400. Il traffico illegale e i cambiamenti d’uso del suolo hanno ridotto le giovani piante, e i semi sono rimasti a lungo introvabili.

È protetto?

Sì. È classificato in pericolo dalla IUCN (2022), iscritto all’appendice II della CITES e all’allegato B nell’Unione europea, e protetto in Messico. Acquistate soltanto piante nate da seme, con i documenti richiesti.

I semi germinano facilmente?

Non sempre. Due coltivatori francesi hanno ottenuto nel 2013 circa 3 germinazioni su 10 semi della stessa provenienza. Alcuni semi venduti con questo nome si sono anche rivelati di un’altra specie: acquistateli da un fornitore affidabile.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

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  • De Luca, P., Sabato, S. & Vázquez Torres, M. (1980). Dioon caputoi (Zamiaceae), a new species from Mexico. Brittonia 32(1): 43-46. doi:10.2307/2806216 [Protologo; descrizione, storia delle raccolte, popolazione, nome locale, pianta maschile all’Orto Botanico di Napoli, dedica; testo integrale consultato.]
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