Encephalartos lehmannii è una cicadea del Sudafrica, endemica dell’interno semiarido del Capo Orientale, dove cresce soprattutto su colline e montagne di arenaria, da Willowmore e Steytlerville fino a Uitenhage e Pearston. Questa specie del genere Encephalartos, descritta nel 1834 da Johann Georg Christian Lehmann riprendendo un nome proposto dal raccoglitore Christian Ecklon, forma cespi di fusti eretti di uno o due metri, coronati da foglie rigide, quasi diritte, di un azzurro argenteo, con foglioline per lo più intere. PlantZAfrica la considera la più rustica e la più resistente alla siccità tra le cicadee sudafricane. Prelevata a lungo in natura per i giardini, è classificata vulnerabile dalla IUCN. In Italia è coltivata da oltre un secolo: figura già nel 1897 tra le piante all’aperto della Mortola, a Ventimiglia.
In sintesi: Encephalartos lehmannii
- Nome accettato: Encephalartos lehmannii Lehm. (1834), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), GBIF e Species+
- Nomi antichi e sinonimi: Zamia lehmanniana Eckl. & Zeyh. (nome citato da Lehmann, 1834); Encephalartos elongatus Lehm. (1838); Encephalartos lehmannii f. dentatus Regel ex J.Schust. (1932)
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Karoo cycad» (PlantZAfrica, Species+)
- Distribuzione naturale: Sudafrica, interno del Capo Orientale (bacini dei fiumi Groot e Sundays, Klein Winterberg)
- Stato IUCN: vulnerabile (VU, criteri A2acd+4acd), valutazione di J.D. Bösenberg datata maggio 2020 e pubblicata nel 2022
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, con parere favorevole dell’UE (2011) per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica con caudice di diametro non superiore a 15 cm
- Rusticità documentata: sopporta gelate da moderate a forti (PlantZAfrica); a Ravenna, in vaso, defogliata in serra fredda a −7 °C (febbraio 2010) e poi morta; in Francia (Rossiglione), pianta adulta in piena terra quasi intatta a −7 °C nell’inverno 2009-2010 (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: pieno sole, terreno da neutro ad alcalino molto drenante, poca acqua (PlantZAfrica)
- Portamento e dimensioni adulte: cespi di fusti di 1-2 m, raramente di più, con diametro di 25-45 cm; fino a dieci fusti; foglie di 1-1,5 m
- Tossicità: semi e tessuti da considerare tossici, come negli altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: all’aperto alla Mortola già nel 1897 e nel 1912; tre esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94; un esemplare in vaso all’aperto all’Orto Botanico di Roma (2012-2013); una pianta in piena terra all’isola d’Elba (2012)
Come riconoscere Encephalartos lehmannii?
È un Encephalartos azzurro di taglia media, con foglie rigide e quasi diritte e foglioline ben distanziate, intere o con uno o due piccoli denti. Dyer (1965) lo descrive così, con le integrazioni di PlantZAfrica e della diagnosi di Lehmann (1834):
- Fusti: semplici o, più spesso, ramificati alla base, alti 1-2 m, raramente di più, con diametro di 25-45 cm; PlantZAfrica descrive cespi di dieci fusti al massimo, con polloni alla base, e una corteccia secca, cartacea, segnata da anelli lasciati dalle vecchie basi fogliari;
- Foglie: di 1-1,5 m, rigide e quasi diritte, talvolta un po’ ricurve nella metà superiore, coperte da una pruina azzurrata o argentata persistente; la base del picciolo è rigonfia, con un collare bruno-rossastro; nelle piante vecchie le corone si intrecciano e non si distinguono più (PlantZAfrica);
- Foglioline: distanziate, ravvicinate ma di rado sovrapposte nella metà superiore, inserite a V; quelle mediane misurano 12-18 × 1,7-1,9 cm, con apice pungente, intere o talvolta con uno o due piccoli denti sul margine inferiore; verso la base si riducono fino a una sola spina. Lehmann le definiva già «pruinose, glauche» e «interissime»;
- Coni: uno solo per fusto, rosso-nerastri su fondo verde per una sottile peluria sulle squame; coni maschili subcilindrici, di 25-35 × 8-10 cm, con squame prolungate in un becco di circa 1,5 cm, portati secondo PlantZAfrica da un breve peduncolo di 5-12 cm; coni femminili più o meno ovoidi o a botte, di 45-50 × circa 24 cm, con squame sporgenti di circa 2 cm. Dyer descrive la loro faccia quasi liscia, salvo una cresta centrale e una faccetta terminale; PlantZAfrica vi vede creste leggermente verrucose che separano faccette lisce;
- Semi: rossi (Dyer, 1965), rosso scuro secondo PlantZAfrica, con diametro di circa 2 cm.
Secondo PlantZAfrica le piante producono coni ogni due anni se le piogge sono sufficienti, e smettono durante le lunghe siccità.



Ibridi
Nelle fonti pubblicate non è descritto alcun ibrido naturale di Encephalartos lehmannii. Dyer (1965) osserva che talvolta cresce accanto a Encephalartos longifolius, per esempio a Paardepoort, sul Klein Winterberg, senza che sia mai stata segnalata un’ibridazione tra i due. Un’analisi del DNA presentata dalla Cycad Society of South Africa nel settembre 2026 mostra invece che Encephalartos horridus è strettamente imparentato con Encephalartos lehmannii, con un elevato flusso genico tra le due specie; l’articolo è riservato ai soci e non è stato letto. In coltivazione gli incroci avvengono appena più specie portano coni nello stesso periodo: un coltivatore avverte sul forum francese Fous de palmiers (2011) che molte piante vendute come Encephalartos horridus derivano da impollinazioni incrociate con Encephalartos lehmannii. Una pianta nata da semi di collezione non è quindi necessariamente pura.
Possibili confusioni
La confusione più frequente è con Encephalartos princeps, che la maggior parte degli autori includeva in Encephalartos lehmannii prima che Dyer lo descrivesse nel 1965. Secondo Dyer, Encephalartos lehmannii ha il rigonfiamento alla base delle foglie (pulvino) e le cicatrici fogliari più grandi, fusti più corti e foglioline più distanziate; Encephalartos princeps diventa più alto (fino a 3 m, o 5 m quando il fusto si corica), ha foglie giovani spesso pelose, foglioline più fitte, sovrapposte nel terzo superiore della foglia, coni riuniti a due o più, e squame dei coni femminili verrucose. Le due specie crescono su rocce diverse: arenaria per Encephalartos lehmannii, dolerite per Encephalartos princeps, che vive più a est, nel bacino del Great Kei. Dyer aggiunge che entrambe possono avere qualche dente sul margine inferiore delle foglioline: questo carattere non basta a distinguerle. Sul forum Tropicamente (2012) un coltivatore usa lo stesso criterio delle foglioline apicali, sovrapposte in Encephalartos princeps e ben distanziate in Encephalartos lehmannii.
Rispetto a Encephalartos horridus, la differenza sta soprattutto nelle foglioline: quelle di Encephalartos horridus portano da uno a tre lobi spinosi ritorti, le foglie sono fortemente ricurve e la pianta è più piccola; la faccia delle squame dei coni femminili ha costolature, mentre in Encephalartos lehmannii è quasi liscia (Dyer, 1965). Le due specie si incontrano nel distretto di Uitenhage, Encephalartos horridus soprattutto nella parte centrale, collinare, della valle dello Zwartkops, Encephalartos lehmannii sulle montagne del Klein Winterberg; secondo la Cycad Society of South Africa (2026) Encephalartos horridus cresce più vicino alla costa ed Encephalartos lehmannii nell’interno, più arido.
Encephalartos trispinosus, anch’esso a lungo incluso in Encephalartos lehmannii (Hutchinson e Rattray, Henderson), ha foglioline con uno o due lobi spinosi, foglie ricurve e ritorte e squame dei coni femminili rugose e pustolose; vive più a est, nelle valli dei fiumi Bushmans e Great Fish, soprattutto su scisti. Dyer lo ritiene più vicino a Encephalartos horridus che a Encephalartos lehmannii. Infine Encephalartos longifolius, che a volte ne condivide le stazioni, è un Encephalartos dal tronco massiccio, fino a 3 m, con foglie per lo più ricurve e foglioline di solito verde scuro, più lunghe e più larghe (fino a 20 × 4 cm), sovrapposte nella metà superiore della foglia; alcune forme hanno però un riflesso azzurrato o argenteo (Dyer, 1965).
Tassonomia
Encephalartos lehmannii è un nome accettato da The World List of Cycads, GBIF e Species+. Lehmann lo pubblicò il 15 marzo 1834 sull’Allgemeine Gartenzeitung (vol. 2, n. 11, p. 86) e poi nel sesto fascicolo dei suoi Novarum et minus cognitarum stirpium pugillus, dove istituì il genere Encephalartos. Vi racconta che i raccoglitori Christian Ecklon e Carl Zeyher avevano scoperto nel 1832, a oltre 800 miglia dal Capo, presso il paese dei Thembu, tre nuove cicadee, una delle quali già chiamata Zamia lehmanniana da Ecklon nel 1833; la sua diagnosi cita questo nome («Ecklon in literis»). La località del tipo non è nota (The World List of Cycads).
The World List of Cycads pone in sinonimia due nomi: Encephalartos elongatus Lehm. (1838) ed Encephalartos lehmannii f. dentatus Regel ex J.Schust. (1932), forma con foglioline dentate. Species+ cita anche Encephalartos spinulosus. Per più di un secolo la specie è stata intesa in senso ampio: Hutchinson e Rattray (1933), poi Henderson (1945), vi includevano le piante che Dyer chiamò Encephalartos trispinosus nel 1965, e la maggior parte degli autori vi collocava anche quelle che lo stesso anno descrisse come Encephalartos princeps. Dyer separò queste specie basandosi soprattutto sulla faccia delle squame dei coni femminili: quasi liscia in Encephalartos lehmannii, costolata in Encephalartos horridus, rugosa in Encephalartos trispinosus, verrucosa in Encephalartos princeps. Per il lettore questo significa che le vecchie citazioni di Encephalartos lehmannii, in letteratura come sui cartellini, possono riguardare una di queste specie.
Etimologia e storia
L’epiteto onora Johann Georg Christian Lehmann (1792-1860), botanico tedesco, direttore dell’orto botanico di Amburgo, che istituì il genere Encephalartos (Haynes, 2022, tramite The World List of Cycads; PlantZAfrica). Contrariamente a quanto si legge talvolta, Lehmann non dedicò la specie a se stesso: riprese il nome scelto da Ecklon, che l’aveva chiamata Zamia lehmanniana. Il nome del genere significa «pane nella testa», perché nel paese d’origine si preparava il pane con il midollo di queste piante (Lehmann, 1834).
La specie arrivò presto nei giardini europei: il catalogo del 1897 delle piante coltivate all’aperto nel giardino di Thomas Hanbury alla Mortola la cita già, come l’Hortus Mortolensis del 1912. PlantZAfrica ricorda che in passato molte piante furono prelevate in natura per la coltivazione.
Nomi comuni
Per Encephalartos lehmannii non è attestato alcun nome italiano. PlantZAfrica e Species+ riportano in inglese «Karoo cycad», dal Karoo, la regione semiarida in cui cresce. Non è documentato in fonti verificabili alcun nome afrikaans o xhosa specifico.
In natura
Encephalartos lehmannii è endemico del Sudafrica. Dyer (1965) lo colloca soprattutto sulle colline e sulle montagne di arenaria del Capo, dai dintorni di Willowmore e Steytlerville fino a Uitenhage e Pearston: nel distretto di Uitenhage occupa le montagne del Klein Winterberg e, per il resto, i bacini dei fiumi Groot e Sundays. The World List of Cycads indica il Capo Orientale; PlantZAfrica parla dell’interno del Capo Orientale, nei bacini di diversi fiumi.
L’habitat è semiarido, con 250-350 mm di pioggia all’anno, soprattutto d’estate e molto irregolare; la pianta sopporta lunghe siccità. Le estati sono molto calde, gli inverni freddi, con gelate frequenti. Cresce in pieno sole, su colline di arenaria e pendii montani, talvolta in piccoli gruppi su terreno duro e nudo ai margini di corsi d’acqua asciutti, spesso tra arbusti spinosi, aloe ed euforbie; questa vegetazione brucia meno spesso di alcune praterie (PlantZAfrica). Secondo PlantZAfrica i semi possono germinare anche quando l’umidità arriva solo da leggere nebbie.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos lehmannii è classificato vulnerabile (VU) nella Lista rossa IUCN, secondo i criteri A2acd+4acd, che riguardano una riduzione della popolazione passata e in corso. La valutazione, di J.D. Bösenberg, è datata 29 maggio 2020 ed è stata pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads, GBIF, Crossref).
Il piano d’azione IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) la classificava allora quasi minacciata (NT), con 5000-7000 piante, un declino debole, la raccolta eccessiva come minaccia principale e una riduzione minore dell’habitat; la specie era presente in aree protette ed era considerata rara nel 1997. La SANBI non ha pubblicato alcun documento di parere di non pregiudizio per questa specie (elenco consultato il 20 ottobre 2026); quello dedicato a Encephalartos horridus (2023) ricorda che la raccolta di cicadee selvatiche è vietata in tutto il Sudafrica, salvo per scopi di conservazione o di controllo.
Come tutte le specie del genere, Encephalartos lehmannii è iscritto nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (elenco in vigore: regolamento (UE) 2026/1383), secondo Species+. Per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica l’Unione europea ha espresso il 20 giugno 2011 un parere favorevole, limitato alle piante con caudice di diametro non superiore a 15 cm; dal 16 settembre 2026 è aperta una nuova consultazione su tutto il genere. In Italia una pianta in vendita deve provenire da coltivazione ed essere accompagnata dai documenti CITES ed europei richiesti. Banche dati consultate il 20 ottobre 2026; verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.
Coltivazione
PlantZAfrica descrive Encephalartos lehmannii come una cicadea facile da coltivare, estremamente robusta, adatta alle regioni temperate, anche semiaride. Richiede un terreno da neutro ad alcalino, molto ben drenato, poca acqua e pieno sole: all’ombra e con troppa umidità le foglie perdono il loro azzurro metallico e diventano verdi.
In Italia
La specie è presente nei giardini italiani da oltre un secolo. Ai giardini Hanbury della Mortola, a Ventimiglia, figura nel catalogo del 1897 delle piante coltivate all’aperto e nell’Hortus Mortolensis del 1912; l’elenco che i Giardini Botanici Hanbury dichiarano oggi su BGCI PlantSearch la comprende ancora, ma riprende esattamente quello del 1912 e non è certo che si riferisca a piante vive (foto qui sotto). All’Orto Botanico di Napoli erano coltivati tre esemplari nel 1993-94, secondo la tabella 1 di uno studio pubblicato nel 1997 nella rivista dell’Orto, Delpinoa, e la specie figura nell’Index Seminum dell’Orto del 2012-13. Compare anche nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, in una pagina del 2009; la presenza attuale di queste piante non è stata verificata.

Sul forum Tropicamente alcuni coltivatori segnalano che all’Orto Botanico di Roma un esemplare in vaso sta all’aperto tutto l’anno (agosto 2012) e che nell’agosto 2013 aveva emesso tre polloni basali; un altro mostra una pianta in piena terra «da un bel po’» all’isola d’Elba (agosto 2012). A Ravenna un coltivatore tiene la sua pianta in vaso, all’aperto con un riparo dalla pioggia e dal vento; nel 2009 produceva una foglia all’anno. Un coltivatore italiano osserva nel 2013 che le foglie nuove del suo Encephalartos lehmannii spuntavano color salmone, poi gialle, prima di virare all’azzurro chiaro; lo stesso fenomeno è descritto in Francia, e sui forum le cause (genetica, temperatura, carenze) restano discusse.
Le esperienze del sud-est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, sono utili anche qui. Nel Rossiglione un coltivatore descrive sul forum Fous de palmiers (2011-2014) una pianta messa in piena terra in pieno sole verso il 1999-2000, quando aveva solo un caudice di semenzale di 3-4 cm. La crescita è stata sostenuta fin dall’inizio: sei o sette foglie nel 2010, otto nel giugno 2012, una corona di oltre un metro di diametro nel 2012 e un caudice di 24-25 cm di diametro nell’agosto 2014. La annaffia poco d’estate, un’annaffiatura media ogni quindici giorni, oppure con annaffiature profonde e distanziate appena il caldo si è stabilito, a fine maggio; la pianta vegeta verso metà giugno o a luglio e non ha mai fatto due vegetazioni nello stesso anno. Le piogge autunnali, talvolta 300-400 mm in pochi giorni, non le hanno mai creato problemi, grazie a un buon drenaggio. Nell’agosto 2026 la giudica più robusta del suo Encephalartos horridus.
In Corsica del Sud un coltivatore riferisce sullo stesso forum (agosto 2014) che i suoi due Encephalartos lehmannii, giovani semenzali trapiantati una quindicina d’anni prima, hanno impiegato quattro o cinque anni a ripartire e da allora producono ogni anno foglie sempre più numerose; i caudici misuravano circa 18 cm di diametro, e uno dei due ha portato quell’anno il suo primo cono, maschile. Nel Var un coltivatore che tiene in vaso un pollone staccato da una pianta madre, all’aperto da aprile all’autunno e in serra d’inverno, ha ottenuto tre foglie in primavera e due in autunno nel 2012, poi cinque nel 2013 e cinque nel 2014.

Ad Antibes la villa Thuret ne coltiva un esemplare in piena terra (foto qui sotto), senza temperature pubblicate.

Moltiplicazione
Encephalartos lehmannii si moltiplica per seme e per polloni, che attecchiscono facilmente (PlantZAfrica). Per ottenere semi bisogna impollinare il cono femminile con polline di un maschio della stessa specie, al momento giusto; i semi, rossi, sono tossici: usate i guanti per togliere l’involucro carnoso.
I riscontri di coltivazione mostrano che un pollone o una pianta importata impiega tempo a ripartire. Nel Var un pollone di circa 5-6 cm di diametro ha fatto una sola foglia il primo anno e nessuna il secondo, prima di crescere normalmente (forum Fous de palmiers, 2011-2013). Nel Rossiglione la seconda testa comparsa dopo una gelata è stata segata in due anni, con una parte delle radici, e messa in serra, dove l’anno seguente non ha fatto foglie; due grosse radici recise in quell’occasione e ripiantate non hanno dato nulla (forum Fous de palmiers, 2011). Semi, piante e polloni rientrano nell’Appendice I della CITES.
Malattie e parassiti
PlantZAfrica cita, per questa specie in Africa australe, bruchi e afidi sulle foglie, coleotteri e curculionidi sui coni, larve di coleotteri che scavano i fusti e provocano marciumi, formiche e termiti che attaccano le radici e la parte sotterranea del tronco; le infezioni batteriche sono le più difficili da curare. Consiglia di verificare che gli insetti presenti sui coni siano davvero parassiti e non impollinatori prima di qualsiasi trattamento. In coltivazione in Europa il rischio principale resta il marciume delle radici e del tronco in un terreno freddo e fradicio.
Rusticità
Secondo PlantZAfrica Encephalartos lehmannii sopporta gelate da moderate a forti; il suo habitat ha inverni freddi con gelate frequenti. Il documento della SANBI su Encephalartos horridus (2023) osserva inoltre che le cicadee «blu» tollerano il gelo meglio delle specie verdi. I riscontri di coltivazione confermano una buona resistenza al freddo asciutto, con limiti precisi. Come per tutti gli Encephalartos, le sopravvivenze al freddo riguardano spesso giovani piante con il caudice ancora interrato, protetto dall’inerzia termica del suolo; una pianta adulta con il tronco fuori terra non gode di questa protezione.
In Italia
A Ravenna il coltivatore citato sopra riferisce sul forum Tropicamente che il suo giovane Encephalartos lehmannii in vaso, all’aperto al riparo da pioggia e vento, ha sopportato −3 °C nell’inverno 2008-2009; nel gennaio 2010, dopo la neve, le foglie degli ultimi due anni erano compromesse, mentre il caudice sembrava in forma; nel febbraio 2010, in serra fredda, dopo una notte a −7 °C e una a −5 °C con giornate sotto zero, la pianta era completamente defogliata, e nel 2012 il coltivatore scrive che è morta. Un altro coltivatore, che non indica né la località né il tipo di coltivazione, riferisce nell’aprile 2011 che una sola notte a −4 °C nell’inverno precedente ha «arrostito» tutti i suoi Encephalartos lehmannii. In Italia non è documentato alcun riscontro in piena terra con temperature misurate.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Il riscontro più completo viene dal Rossiglione (forum Fous de palmiers, 2010-2012), per la pianta in piena terra descritta sopra:
- nei primi tre o quattro inverni la pianta veniva coperta con giornali e poi con un contenitore durante le ondate di freddo; nei primi anni la metà esterna delle foglie si danneggiava gravemente sotto i −4 °C, danni scomparsi man mano che la pianta cresceva;
- verso il 2005-2006 una gelata a −7 °C con disgelo di giorno ha danneggiato il fogliame (a seconda dei messaggi, il coltivatore parla di qualche foglia violacea, di cui una o due seccate, o di una defogliazione quasi completa); soprattutto, la testa è partita in ritardo e si è divisa in due, segno, secondo lui, che il punto di crescita era stato colpito;
- nell’inverno 2009-2010, 25-27 giorni di gelo, una minima di −7 °C e poi 40 cm di neve: foglie un po’ violacee, una sola bruciata, che non si sono seccate, e ripresa normale, con sei o sette foglie l’estate seguente;
- nell’inverno 2010-2011, una decina di giorni di gelo e una minima di −5 °C: alcune foglie che avevano subito i due inverni si sono parzialmente arrossate;
- nel febbraio 2012, −5 °C e dodici-quindici giorni di gelo, caudice protetto con corteccia di pino: fogliame intatto.
Il coltivatore ne conclude che −7 °C sembra il limite di resistenza del fogliame con inverno asciutto e che temperature inferiori a −8 °C possono colpire il cuore della pianta. Nel Var un coltivatore ritira in serra la sua giovane pianta in vaso appena si avvicinano le brinate. In Bretagna, a Concarneau, prove con Encephalartos lehmannii ed Encephalartos natalensis sono fallite nel 2008, perché le piante sono marcite dopo l’inverno 2007-2008 (forum Fous de palmiers, gennaio 2009); il tipo di coltivazione non è precisato. Alla luce di questi dati, la piena terra si può tentare nelle zone più miti della costa, in un terreno molto drenante e asciutto d’inverno; altrove la coltivazione in vaso, al riparo dal gelo e dalla pioggia, è più sicura.
Riferimenti internazionali
Nel sud-est dell’Essex, in Inghilterra, un coltivatore riferisce sul forum Pushing the Borders (agosto 2025) che il suo Encephalartos lehmannii, in piena terra, produce foglie nuove ogni anno, a differenza della maggior parte delle sue altre cicadee; le minime sono di solito di −4/−5 °C e la più bassa registrata nel giardino è stata −8 °C (data non precisata). Negli Stati Uniti, al Juniper Level Botanic Garden in Carolina del Nord, Encephalartos lehmannii non è sopravvissuto in piena terra, senza protezione, all’inverno 2013-2014, con minime di −13/−16 °C (9-4 °F) secondo le posizioni; neppure Encephalartos longifolius, Encephalartos princeps ed Encephalartos friderici-guilielmi.

Tossicità e precauzioni
Non è documentato alcuno studio specifico su Encephalartos lehmannii, ma il rischio è documentato nelle altre cicadee: contengono glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso; i semi sono la parte più pericolosa. Usate i guanti per maneggiare i semi e le foglioline pungenti, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Nessuna fonte pubblicata descrive usi tradizionali propri di Encephalartos lehmannii. Lehmann (1834) riferisce, per tutti gli Encephalartos dell’Africa australe, che con il loro midollo si preparava il pane.
Domande frequenti
Encephalartos lehmannii resiste al freddo in Italia?
Dipende dal clima e dal drenaggio. In Italia non esistono riscontri in piena terra con temperature misurate; a Ravenna una giovane pianta in vaso è morta dopo −7 °C in serra fredda. Nel Rossiglione, in Francia, una pianta in piena terra dal 1999 circa ha sopportato −7 °C con danni limitati al fogliame: la piena terra si può tentare solo nelle zone costiere più miti.
Perché il mio Encephalartos lehmannii diventa verde?
Di solito per poca luce o troppa acqua: PlantZAfrica precisa che all’ombra e con troppa umidità le foglie perdono il loro azzurro metallico. Le foglie nuove spuntano talvolta aranciate o giallastre prima di prendere il loro colore, come hanno osservato diversi coltivatori.
Come si distingue da Encephalartos princeps?
Dal portamento e dalle foglioline. Encephalartos princeps ha fusti più alti, foglioline più fitte che si sovrappongono nella parte alta della foglia, coni riuniti e squame dei coni femminili verrucose; Encephalartos lehmannii ha foglioline più distanziate, fusti più corti e coni solitari.
E da Encephalartos horridus?
Encephalartos horridus ha foglioline con lobi spinosi ritorti e foglie molto ricurve; quelle di Encephalartos lehmannii sono quasi sempre intere, su foglie quasi diritte. Eppure le due specie sono geneticamente molto vicine.
Cresce in fretta?
Per un Encephalartos, abbastanza. Nel Rossiglione una pianta adulta fa sei-otto foglie all’anno, quando il caldo si è stabilito, ma mai due vegetazioni nello stesso anno. Le piante importate e i polloni impiegano spesso diversi anni a ripartire.
Bisogna annaffiarlo?
Poco. In natura riceve 250-350 mm di pioggia all’anno. In coltivazione alcune annaffiature profonde d’estate, a caldo stabilito, avviano la vegetazione; d’inverno la pianta deve restare all’asciutto.
È pericoloso?
Sì. Le foglioline sono pungenti e, come tutte le cicadee, va considerato tossico, soprattutto nei semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads, Encephalartos lehmannii: https://cycadlist.org/scientific_name/319 — nome accettato, pubblicazione (15 marzo 1834), sinonimi, distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN e criteri, bibliografia. Lista di riferimento delle cicadee (versione 2026.08.15), affidabile; consultata direttamente il 20 ottobre 2026.
- PlantZAfrica (SANBI), Encephalartos lehmannii: https://pza.sanbi.org/encephalartos-lehmannii — nome inglese, descrizione, coni, distribuzione, habitat, clima, coltivazione, moltiplicazione, parassiti (L.-N. le Roux, Lowveld National Botanical Garden, aprile 2003). Istituzione nazionale sudafricana, affidabile; consultata il 20 ottobre 2026.
- SANBI, NDF Assessment for Encephalartos horridus, documento di supporto (approvato l’8 febbraio 2023, aggiornato a giugno 2025): https://www.sanbi.org/wp-content/uploads/2026/03/Encephalartos-horridus-NDF-supporting-document.pdf — divieto di raccolta delle cicadee selvatiche in Sudafrica, tolleranza al gelo delle cicadee blu. Autorità scientifica sudafricana, affidabile; letto il 20 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos lehmannii: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/19024/legal — Appendice I della CITES, Allegato A dell’UE, pareri dell’UE, nome inglese, sinonimo. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata tramite la sua API pubblica il 20 ottobre 2026.
- GBIF, Encephalartos lehmannii: https://www.gbif.org/species/2683786 — stato del nome e categoria IUCN (VU). Banca dati di riferimento, affidabile; consultata tramite la sua API.
- Crossref, valutazione IUCN: https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T41934A51048152.en — autore e data della valutazione (29 maggio 2020). Metadati ufficiali; consultati tramite l’API.
- Cycad Society of South Africa, The Latest Issue of Encephalartos: Edition 142 (18 settembre 2026): https://cycadsociety.org/2026/09/18/the-latest-issue-of-encephalartos-edition-142/ — parentela genetica con Encephalartos horridus, distribuzione interna. Pagina pubblica della società; letta il 20 ottobre 2026.
- Juniper Level Botanic Garden, Winter Hardy Cycads (7 agosto 2014): https://www.juniperlevelbotanicgarden.org/winter-hardy-cycads/ — elenco delle cicadee morte in piena terra, senza protezione, nell’inverno 2013-2014. Orto botanico, affidabile per il risultato grezzo; letto il 20 ottobre 2026.
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- Orto Botanico di Napoli, Index Seminum 2012-13: https://www.ortobotaniconapoli.it/images/index-seminum/Index_Seminum_12_13_Naples_Botanical_Garden_Italy.pdf — Encephalartos lehmannii nell’elenco. Documento dell’Orto; consultato il 10 ottobre 2026.
- Alphabetical catalogue of plants growing in the open air in the garden of Thomas Hanbury, La Mortola (1897): https://archive.org/details/alphabeticalcat00dint e Hortus Mortolensis (1912): https://archive.org/details/hortusmortolensi00giar — Encephalartos lehmannii coltivato all’aperto. Cataloghi storici; consultati il 10 ottobre 2026.
- Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, Cicadee (23 febbraio 2009): https://www.ortobotanico.messina.it/cicadee/ — elenco delle cicadee dell’Orto. Pagina istituzionale datata; letta l’11 ottobre 2026.
- Forum Tropicamente: https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalrtos-quale-consigliereste/, https://www.tropicamente.it/forums/topic/lehmannii-in-piena-terra/ e https://www.tropicamente.it/forums/topic/princeps-vs-lehmannii/ — Ravenna (2008-2012), isola d’Elba e Orto Botanico di Roma (2012-2013), distinzione da Encephalartos princeps. Forum italiano di coltivatori; letti il 20 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=10293, https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=8427 e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?p=47668 — pianta in piena terra nel Rossiglione (2010-2026), Corsica del Sud (2014), Var (2011-2014), insuccesso a Concarneau (2008). Forum francese di coltivatori; messaggi letti il 20 ottobre 2026.
- Forum Pushing the Borders: https://www.pushingtheborders.com/phpBB/viewtopic.php?t=1540 — pianta in piena terra nel sud-est dell’Essex (2025). Forum britannico di coltivatori; letto il 20 ottobre 2026.
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