Lepidozamia peroffskyana

Lepidozamia peroffskyana è una grande cicadea dal portamento di palma dell’Australia orientale, che forma popolamenti fitti nelle foreste umide costiere, dal Queensland sud-orientale al Nuovo Galles del Sud nord-orientale. Il suo fusto, rivestito dalle basi delle vecchie foglie, porta una corona di foglie lucide e senza spine di 2-3 m, e i suoi coni femminili sono tra i più grandi delle cicadee. È la specie tipo del genere Lepidozamia, descritta nel 1857 da una pianta coltivata nell’orto botanico di San Pietroburgo. Si trova ancora con i nomi di Macrozamia peroffskyana e Macrozamia denisonii in opere meno recenti. È la più coltivata e la meno freddolosa delle due Lepidozamia.

In sintesi: Lepidozamia peroffskyana

  • Nome accettato (POWO): Lepidozamia peroffskyana Regel (1857), pubblicato sul Bulletin de la Société impériale des naturalistes de Moscou 30(1): 184-185
  • Nomi precedenti e sinonimi: Macrozamia denisonii C.Moore & F.Muell. (1858), Encephalartos denisonii (C.Moore & F.Muell.) F.Muell. (1859), Lepidozamia denisonii (C.Moore & F.Muell.) Regel (1875), Macrozamia peroffskyana (Regel) Miq. (1868)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «scaly zamia», «pineapple cycad», «pineapple zamia» e «shining burrawang»
  • Distribuzione naturale: Australia, fascia costiera di circa 700 km, dai dintorni di Gympie (Queensland) a quelli di Taree (Nuovo Galles del Sud), dal livello del mare a circa 1 000 m
  • Stato IUCN: a minor preoccupazione (LC), valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads; Lista Rossa non consultata direttamente)
  • CITES: appendice II (annotazione #4: semi esenti); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: in Italia, nessun problema a −7 °C a Sabaudia (dicembre 2010) e −5 °C sotto un portico ai Castelli Romani (2011-2012); in Francia, piante in piena terra defogliate a −5 °C (Concarneau, 2012) e a −8 / −9 °C (Montpellier, 2011-2012), poi ripartite; −6 °C senza danni in gelo diretto in un vivaio (Kraa, 1993); osservazioni di amatori e vivaisti (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: sole filtrato o mezz’ombra, riparo dal sole pomeridiano; suolo drenante, da sabbioso a limoso, da leggermente acido a neutro
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto di 4-7 m, talvolta ramificato, fino a 80 cm di diametro; foglie di 1,5-3 m; coni femminili di 50-75 cm, fino a 90 cm secondo l’Encyclopædia Britannica
  • In Italia: Orto Botanico di Napoli (serra nel 1984; due esemplari in vaso segnalati nel 2011) e di Palermo (segnalata nel 2010); riscontri di coltivatori nel Lazio e in Emilia-Romagna (vedi In Italia)
  • Tossicità: semi tossici, causa di avvelenamenti mortali nell’uomo e nel bestiame (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Lepidozamia peroffskyana?

Lepidozamia peroffskyana si riconosce dal fusto corazzato dalle basi delle vecchie foglie, dalle foglie molto lucide, flessibili e senza spine, e dalle foglioline strette, di 0,5-1,5 cm, inserite sulla faccia superiore dell’asse fogliare. Le descrizioni australiane (orti botanici nazionali, Australian Native Plants Society, flora orticola del Victoria, PACSOA) indicano:

  • Fusto: eretto, alto 4-7 m, fino a 80 cm di diametro secondo le fonti secondarie, coperto dalle basi delle vecchie foglie; in genere semplice, talvolta ramificato fino a cinque fusti in alcune popolazioni
  • Foglie: fino a 50-60 per corona, di 1,5-3 m (fino a 4 m secondo la flora orticola del Victoria), molto lucide, verde scuro; le foglie giovani escono erette, brune o bronzo e pelose, poi induriscono
  • Foglioline: fino a 250 per foglia, larghe 0,5-1,5 cm, con 7-14 nervature parallele, falcate, inserite alternativamente sulla linea mediana della faccia superiore dell’asse; senza callo colorato alla base e senza punta pungente
  • Coni maschili: cilindrici e ricurvi, di 45-60 cm per 10-15 cm; a maturità si aprono a spirale e si allungano fino a 1 m
  • Coni femminili: a forma di botte, grigio-verdi, sessili, di 50-75 cm per 15-25 cm, spesso solitari, talvolta in coppia; l’Encyclopædia Britannica cita coni di 90 cm e 45 kg
  • Semi: di circa 5-6 cm per 2,5-3 cm, con involucro carnoso rosso vivo, raramente giallo; una particolarità della specie è di portare talvolta uno o tre semi per squama, invece di due

La pianta è dioica: ogni esemplare è maschile o femminile.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è stato trovato alcun ibrido di Lepidozamia peroffskyana, né con Lepidozamia hopei, il cui areale è molto lontano, né con le Macrozamia che condividono una parte del suo habitat.

Possibili confusioni

Sul terreno la confusione più frequente avviene con le Macrozamia, in particolare con Macrozamia communis, il «burrawang» del Nuovo Galles del Sud. Nelle Macrozamia le foglioline partono dai lati dell’asse e portano spesso alla base un callo bianco, giallo o rosso; quelle di Macrozamia communis terminano inoltre con una punta pungente.

L’altra confusione possibile è con Lepidozamia hopei, che ha foglioline larghe il doppio, di 1,5-3 cm, con più di quindici nervature.

Tassonomia

Lepidozamia peroffskyana è un nome accettato da POWO e da The World List of Cycads. È la specie tipo del genere Lepidozamia, che il botanico Eduard Regel descrisse nel 1857 insieme alla specie, da una pianta viva dell’orto botanico imperiale di San Pietroburgo. Il tipo (olotipo) è conservato nell’erbario di San Pietroburgo (LE).

Un anno dopo, in Australia, Charles Moore e Ferdinand von Mueller descrissero la stessa pianta con il nome di Macrozamia denisonii, collocato poi in Encephalartos (1859) e quindi in Lepidozamia (1875). Il botanico olandese Miquel ridusse invece Lepidozamia al rango di sezione di Macrozamia e creò la combinazione Macrozamia peroffskyana nel 1868. La revisione delle Zamiaceae australiane di L.A.S. Johnson (1959) ha ristabilito Lepidozamia come genere distinto, trattamento seguito ancora oggi. Tutti questi nomi sono sinonimi: il nome più antico, quello di Regel, ha la priorità. Il nome orticolo «Zamia macleayi» figura anch’esso tra i sinonimi citati dall’enciclopedia virtuale delle cicadee della PACSOF.

Etimologia e storia

L’epiteto peroffskyana onora il conte Vasilij Alekseevič Perovskij (scritto Peroffsky, 1794-1857), governatore della provincia di Orenburg e mecenate dell’orto botanico di San Pietroburgo, dove era coltivata la pianta tipo, secondo il compendio etimologico di J.L. Haynes (2022) ripreso da The World List of Cycads. Il nome del genere unisce il greco lepis, lepidos, «squama», al nome del genere Zamia (orti botanici nazionali australiani).

La specie ha quindi una storia europea prima che australiana: era coltivata in Russia prima di essere descritta nel suo Paese d’origine. Nell’orto botanico di Belfast, in Irlanda del Nord, due grandi esemplari sono coltivati nella serra tropicale; la pianta femminile vi ha prodotto nel 2017 un enorme cono, rimasto sterile in mancanza di una pianta maschile, secondo l’associazione degli amici del giardino.

Nomi comuni

Non è stato trovato alcun nome italiano attestato: si usa il nome scientifico. In inglese gli orti botanici nazionali australiani riportano «scaly zamia» e «pineapple cycad», con riferimento al fusto squamoso; si usa anche «pineapple zamia», e la banca dati ufficiale del Queensland impiega «shining burrawang». Quest’ultimo nome si presta a confusione: «burrawang» indica anzitutto Macrozamia communis.

In natura

Lepidozamia peroffskyana vive su una fascia costiera di circa 700 km, dai dintorni di Gympie, a nord di Brisbane, fino a quelli di Taree, sulla costa settentrionale del Nuovo Galles del Sud (PACSOA); la flora orticola del Victoria la colloca a nord del Manning River. Cresce dal livello del mare fino a circa 1 000 m, soprattutto in foreste sclerofille umide, su pendii e burroni riparati, ai margini della foresta pluviale e, vicino alla costa, su dune consolidate, in una foresta litoranea impoverita o in boscaglie.

La specie forma spesso grandi popolamenti fitti sotto una copertura di eucalipti, dove le foglie delle piante vicine si sovrappongono. È abbondante per esempio verso i 700 m intorno a Dorrigo, con circa 2 000 mm di pioggia all’anno. Secondo i dati climatici raccolti dalla PACSOA, Taree, all’estremità meridionale dell’areale, conta una decina di giorni di gelo all’anno, e la minima raggiunta almeno una volta alla settimana in luglio vi è di 1,3 °C. La pianta è adattata agli incendi della boscaglia: dopo il passaggio del fuoco emette foglie nuove.

L’impollinazione di Lepidozamia peroffskyana è una delle meglio studiate tra le cicadee. Hall e collaboratori (2004) hanno dimostrato che curculionidi del genere Tranes, propri di questa pianta, compiono il loro ciclo nei coni maschili e visitano in gran numero i coni femminili: i coni da cui si escludevano gli insetti non venivano quasi impollinati, mentre quelli protetti soltanto dal vento lo erano normalmente, e il polline si disperdeva poco nell’aria oltre 2 m. Canguri e opossum mangiano l’involucro carnoso dei semi, i ratti ne rosicchiano la mandorla, e le plantule spontanee, numerose intorno alle piante femminili, raramente arrivano all’età adulta (PACSOA).

Stato di conservazione e normativa

Lepidozamia peroffskyana non è considerata minacciata. The World List of Cycads cita la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 sulla Lista Rossa della IUCN, che la classifica a minor preoccupazione (LC); la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Forma grandi popolamenti, diversi dei quali in foreste demaniali e parchi nazionali (PACSOA). Nel Queensland rientra nella categoria «special least concern» del Nature Conservation Act 1992.

La specie è iscritta all’appendice II della CITES, con l’annotazione #4 in vigore dal 5 marzo 2026: il commercio internazionale delle piante richiede permessi, ma semi, polline e colture in vitro in contenitori sterili ne sono esenti. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, figura nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026 (Species+, consultato il 2 ottobre 2026). Acquistate piante nate da seme, di provenienza tracciabile, e verificate la normativa in vigore su EUR-Lex e presso l’autorità CITES nazionale: queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali.

Coltivazione

Lepidozamia peroffskyana è una delle cicadee più facili: poco esigente se il drenaggio è buono, sopporta lunghi periodi secchi e non ha bisogno di concime, secondo gli orti botanici nazionali australiani e l’Australian Native Plants Society. Si coltiva in giardino nelle regioni miti, in un grande vaso e anche in casa, in un ambiente ben illuminato.

  • Luce: sole filtrato o mezz’ombra. Può vivere in pieno sole, ma va riparata dal sole del pomeriggio per evitare le bruciature delle foglie (orti botanici nazionali australiani); cresce male all’ombra fitta (Kraa, 1993)
  • Substrato: limo sabbioso, da leggermente acido a neutro, ben drenato. In suolo calcareo i coltivatori osservano una clorosi (ingiallimento)
  • Irrigazione: regolare durante la crescita, ridotta in inverno; quando spuntano le foglie nuove, la mancanza d’acqua le fa ricadere e indurire deformate (Kraa)
  • Crescita: lenta all’inizio, poi a ondate di foglie, una volta all’anno negli esemplari affermati; in Australia un bel fogliame si ottiene in tre o quattro anni da seme. In Europa è molto più lenta
  • Vicino al mare: nessun dato affidabile sulla salsedine; un vivaio della Florida giudica media la sua tolleranza al sale

La flora orticola del Victoria la segnala coltivata nell’orto botanico reale di Melbourne. In Europa le rare prove documentate in piena terra riguardano soprattutto il litorale mediterraneo e la Bretagna (vedi Rusticità). Altrove, e per le piante giovani, la coltivazione in un grande vaso svernato al riparo dal gelo, in veranda o in serra fredda, è la più sicura.

In Italia

Negli orti botanici. All’Orto Botanico di Napoli un articolo pubblicato nel 1984 sulla rivista del giardino, Delpinoa (vol. 23-24, annate 1981-82), elenca Lepidozamia peroffskyana tra le cicadee australiane coltivate in serra, e nel volume 2007 (uscito nel 2011) il genere figura tra quelli «ampiamente rappresentati» nella collezione. Sul forum Tropicamente un visitatore segnalava nel marzo 2011 due belle piante in vaso nello stesso giardino, che a suo parere venivano ricoverate d’inverno in serra fredda per non rovinare le foglie: è una sua supposizione. All’Orto Botanico di Palermo un altro visitatore elencava Lepidozamia peroffskyana tra le cicadee viste nel dicembre 2010 (stesso forum), aggiungendo che molte di quelle piante crescono in luce molto filtrata. Nel 2008 un Lepidozamia di specie non precisata è stato fotografato ai Giardini La Mortella, a Ischia. Il Giardino dei Semplici di Firenze non coltiva il genere. Queste fonti hanno date diverse: nessuna descrive con certezza lo stato attuale delle collezioni.

Riscontri di coltivazione. Sono osservazioni di amatori, rilette sul forum Tropicamente nell’ottobre 2026: hanno valore indicativo e non costituiscono una regola.

  • Coste tirreniche, Lazio: un coltivatore di Sabaudia (Latina) riferisce nel novembre 2011 che la sua Lepidozamia peroffskyana non ha avuto alcun problema con i −7 °C del dicembre precedente (2010), che nello stesso giardino avevano ucciso numerose palme tropicali. Non precisa se la pianta sia in piena terra né se fosse protetta.
  • Lazio, Castelli Romani: un coltivatore indica che la sua piccola Lepidozamia peroffskyana ha passato l’inverno 2011-2012 all’aperto a −5 °C, sotto un portico chiuso su tre lati, con annaffiature controllate e fatte diversi giorni prima delle gelate.
  • Emilia-Romagna, Ravenna: un coltivatore riferisce che la sua pianta nata da seme verso il 2003 e coltivata in vaso cresce molto lentamente (alla terza foglia nel 2011), che non ama il calcare e che la tiene a mezz’ombra d’estate (messaggi del 2009, 2011 e 2012).
  • Due coltivatori, di cui non è indicata la località, riferiscono nel giugno 2015 di aver perso le loro piante nate da seme dopo tre o quattro anni; uno precisa che sono morte d’inverno, per un eccesso di umidità più che per il freddo.
  • Un coltivatore, anch’egli senza località, racconta nel marzo 2012 che una pianta acquistata da poco, tenuta dal vivaista sotto rete ombreggiante e poi messa in giardino al sole, ha mostrato bruciature longitudinali sulle foglie; altri partecipanti gli rispondono che la specie va tenuta a mezz’ombra.

Non è stato trovato alcun risultato pubblicato da un giardino o da un’istituzione sulla coltivazione in piena terra in Italia, né alcun dato per la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico meridionale o le isole maggiori al di fuori degli orti botanici.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia (Var, Alpi Marittime, Bocche del Rodano, Hérault, Rossiglione) è vicino a quello di molte regioni italiane, in particolare delle coste liguri e tirreniche, della Sicilia, della Sardegna e della Puglia: i riscontri francesi riportati nella sezione Rusticità possono quindi orientare il coltivatore italiano, pur restando esperienze francesi, senza equivalenza precisa con una località italiana. Indicano che la specie può essere tentata in piena terra sulle coste più miti, a mezz’ombra e in suolo drenante, accettando una defogliazione negli inverni rigidi.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene soltanto per seme, perché la specie normalmente non produce polloni (PACSOA). I semi germinano facilmente, senza trattamento preliminare, secondo l’Australian Native Plants Society, ma lentamente: circa sei mesi, talvolta un anno, per semi freschi, poi ancora qualche mese prima della prima foglia, secondo Will Kraa. Togliete l’involucro carnoso con i guanti. Una pianta isolata non dà semi fertili: servono un esemplare maschile, uno femminile e un’impollinazione manuale, in mancanza dei curculionidi impollinatori in Europa.

Malattie e parassiti

Le cocciniglie sono il parassita più comune in coltivazione, soprattutto in casa; si eliminano togliendo le foglie colpite o a mano (orti botanici nazionali australiani, Kraa). Favoriscono anche la fumaggine. In Australia la PACSOA segnala curculionidi perforatori del fusto, Melotranes internatus e Demyrsus meleoides, che scavano gallerie nelle piante indebolite e possono far marcire tutto il fusto; hanno viaggiato con cicadee esportate, da cui l’interesse di acquistare soltanto piante nate da seme. In suolo fradicio il fusto marcisce. Sul forum Tropicamente un coltivatore attribuisce la morte invernale di giovani piante da seme a un eccesso di umidità più che al freddo (vedi In Italia).

Rusticità

Lepidozamia peroffskyana è la più rustica delle due Lepidozamia, ma il suo fogliame gela verso −5 °C. I riscontri documentati mostrano piante in piena terra defogliate negli inverni rigidi e poi ripartite dal fusto; nessun valore è stato pubblicato da un giardino o da un’istituzione.

In Italia

I riscontri italiani sono riportati nella sezione In Italia: nessun problema a −7 °C a Sabaudia nel dicembre 2010 (coltivazione non precisata) e −5 °C superati sotto un portico ai Castelli Romani nell’inverno 2011-2012. Nessun riscontro riguarda la pianura padana o i laghi prealpini in piena terra.

Esperienze in Francia

I riscontri seguenti vengono da amatori del forum francese Fous de palmiers, riletti nelle rispettive discussioni nell’ottobre 2026.

  • Litorale mediterraneo: un coltivatore di Montpellier (Hérault, Francia) indica che la sua Lepidozamia peroffskyana, in piena terra e senza protezione da anni, è stata completamente defogliata nell’inverno 2011-2012 da punte di −8 / −9 °C, poi ha rifatto le foglie nell’agosto 2012, senza perdite. Nel maggio 2014 precisa che i suoi due esemplari, piantati giovani una decina d’anni prima in un piccolo giardino ventoso e ombreggiato, su suolo povero e calcareo, crescono molto lentamente, hanno avuto il fogliame bruciato soltanto due volte e soffrono di clorosi dovuta al calcare.
  • Bretagna: un coltivatore di Concarneau (Finistère, Francia) indica che la sua pianta, in piena terra e senza protezione invernale, ha avuto le foglie completamente bruciate nel febbraio 2012 dopo −5 °C per 2 o 3 ore, mentre il fusto è rimasto sano; la stazione di Météo-France di Trégunc, a 5 km, ha registrato −5,3 °C l’11 febbraio 2012. Nel marzo 2019 lo stesso coltivatore indica che la pianta, sistemata sotto la copertura di un Leptospermum scoparium, è sopravvissuta all’inverno 2017-2018 (−6,4 °C a Trégunc il 28 febbraio 2018).
  • Regione parigina: un coltivatore della periferia sud-est di Parigi (rive della Marna) indica che la sua giovane pianta, messa in piena terra nell’estate 2009, ha sopportato −7 °C sotto protezione nell’inverno 2009-2010, senza danni; un’altra piccola pianta, in un angolo riparato e asciutto, è rimasta intatta dopo l’ondata di freddo del febbraio 2012 (−8,5 °C in giardino), ma non ha prodotto alcuna foglia in tre estati, per mancanza di calore. La giudica meno resistente di Macrozamia communis.
  • Rossiglione: un coltivatore riferisce che la pianta di un amico, senza protezione, è stata completamente defogliata a −4 °C nell’inverno 2009-2010; luogo esatto e coltivazione non sono precisati.
  • Côte Bleue: un coltivatore di Ensuès-la-Redonne (Bocche del Rodano, Francia), con il giardino affacciato sul mare, indica nell’aprile 2014 che la specie non regge il sole e ha davvero bisogno di mezz’ombra: è l’unica delle sue cicadee, in vaso o in piena terra, ad avergli dato un serio allarme.

Riferimenti internazionali

In Australia il vivaista Will Kraa scrive sulla rivista della PACSOA (1993) che Lepidozamia peroffskyana sopportava senza danni −6 °C in gelo diretto nel suo vivaio, di cui non è precisata la località. Gli orti botanici nazionali australiani la dicono capace di sopportare gelate leggere.

Negli Stati Uniti un coltivatore di Houston (Texas) indica sul forum PalmTalk che il suo giovane semenzale è ripartito con due foglie nuove dopo −9 °C (15 °F) nel febbraio 2021; coltivazione e protezione non sono precisate, e la discussione è stata letta soltanto tramite un estratto di ricerca. Secondo un vivaio californiano, alcuni esemplari sono sopravvissuti a −10 °C durante la stessa ondata di freddo in Texas, defogliati e poi ripartiti (età e protezione non precisate); un vivaio delle Canarie indica −5 °C. Non è stato trovato alcun insuccesso dovuto al caldo o alla siccità: è il sole diretto a causare i danni maggiori.

Tossicità e precauzioni

Sì, Lepidozamia peroffskyana è tossica. L’Australian Native Plants Society ricorda che i suoi semi, come quelli delle altre cicadee, contengono composti che hanno causato avvelenamenti mortali nell’uomo e nel bestiame. Non è stata trovata alcuna analisi propria della specie. I grossi semi rossi attirano bambini e cani: raccoglieteli appena cadono, usate guanti per pulirli e, in caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Secondo l’Australian Native Plants Society, i popoli aborigeni avevano messo a punto un lungo dilavamento per eliminare le tossine dai semi delle cicadee, che avevano un posto importante nella loro alimentazione. Lo studio comparativo di Brit Asmussen (2011) tratta dei metodi di preparazione dei semi di Lepidozamia e delle altre cicadee australiane; non è stato consultato nel dettaglio, e nessun uso proprio di Lepidozamia peroffskyana ha potuto essere verificato.

Domande frequenti

Lepidozamia peroffskyana resiste al freddo in Italia?

In parte. Un coltivatore di Sabaudia non ha avuto problemi a −7 °C nel dicembre 2010, e in Francia piante in piena terra sono sopravvissute agli inverni rigidi a Montpellier e a Concarneau, ma il fogliame gela verso −5 °C e poi ricresce. La piena terra si può tentare sulle coste più miti, a mezz’ombra; altrove preferite un grande vaso svernato al riparo dal gelo.

Come distinguere Lepidozamia peroffskyana da una Macrozamia?

Dall’inserzione delle foglioline: sulla faccia superiore dell’asse e senza callo colorato nelle Lepidozamia, sui lati dell’asse e spesso con un callo colorato nelle Macrozamia.

Che differenza c’è con Lepidozamia hopei?

Soprattutto la larghezza delle foglioline: 0,5-1,5 cm in Lepidozamia peroffskyana, 1,5-3 cm in Lepidozamia hopei. Lepidozamia peroffskyana viene dalla zona subtropicale e sopporta meglio il freddo; Lepidozamia hopei, tropicale, diventa molto più grande.

Lepidozamia peroffskyana sopporta il pieno sole?

Dipende dall’acclimatazione. Può vivere al sole, ma le sue foglie si bruciano facilmente, soprattutto nel pomeriggio o dopo uno svernamento all’ombra. Le conviene di più la mezz’ombra o un sole filtrato.

Perché la mia Lepidozamia peroffskyana ingiallisce?

Spesso per il suolo o per la luce. In suolo calcareo i coltivatori osservano una clorosi; anche un passaggio brusco al sole fa ingiallire e bruciare il fogliame.

Dove vedere Lepidozamia peroffskyana in Italia?

Le fonti citano l’Orto Botanico di Napoli (in serra nel 1984, due esemplari in vaso segnalati da un visitatore nel 2011) e l’Orto Botanico di Palermo (segnalata da un visitatore nel 2010). Nessuna di queste fonti descrive lo stato attuale delle collezioni: informatevi prima della visita.

Lepidozamia peroffskyana è pericolosa per i cani?

Sì. Come tutte le cicadee è tossica, soprattutto nei grossi semi rossi. Raccogliete i semi caduti e consultate un veterinario al minimo dubbio di ingestione.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Regel, E. (1857). [Descrizione di Lepidozamia e di Lepidozamia peroffskyana.] Bulletin de la Société impériale des naturalistes de Moscou 30(1): 184-185, fig. 21. [Protologo; rilevato tramite The World List of Cycads, non consultato.]
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  • Kraa, W. (1993). [Coltivazione dei Lepidozamia.] Palms & Cycads 39. [Articolo riprodotto sul wiki della PACSOA; titolo originale non rilevato; consultato.]
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  • Bösenberg, J.D. (2022). Lepidozamia peroffskyana. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41996A48692036. [Categoria LC; riferimento rilevato su The World List of Cycads, Lista Rossa non consultata.]
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