Encephalartos manikensis è una cicadea dalle foglie verdi e dal tronco di media taglia, originaria delle zone di confine tra l’est dello Zimbabwe e l’ovest del Mozambico, nella regione di Manica. Questa specie del genere Encephalartos fu descritta nel 1938 come varietà di un’altra specie, con il nome di Encephalartos gratus var. manikensis, prima di essere elevata al rango di specie già nel 1939. Ha dato il nome al «complesso manikensis», un gruppo di cicadee vicine che due botanici sudafricani separarono in diverse specie nel 1969. La IUCN la classifica vulnerabile (valutazione del 2022), soprattutto a causa dei prelievi per le collezioni. In Italia è documentata negli orti botanici di Napoli e di Messina, e un collezionista salentino ne ha visto il fogliame danneggiato da una sola notte a −1 °C.
In sintesi: Encephalartos manikensis
- Nome accettato: Encephalartos manikensis (Gilliland) Gilliland (1939), secondo The World List of Cycads e l’IPNI; POWO non ha potuto essere consultato
- Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos gratus var. manikensis Gilliland (1938), nome originale
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in chimanyika «muTete» (Gilliland, 1938); in inglese «Gorongowe cycad» e «Manica cycad» (Flora of Zimbabwe)
- Distribuzione naturale: Mozambico (provincia di Manica) e Zimbabwe (nord ed est del paese)
- Stato IUCN: vulnerabile (VU, criterio A2acd), valutazione del 2022 (Bösenberg), secondo The World List of Cycads
- CITES e altre tutele: Appendice I (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: un solo riscontro, incompleto: fogliame danneggiato dopo una notte a −1 °C nel Salento, in Puglia, nel dicembre 2009 (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: sul monte Gorongowe, bosco rado a Uapaca e Brachystegia sui pendii bassi, poi pendii rocciosi dove la specie domina, verso 4.500 piedi (circa 1.370 m) (Gilliland, 1938); le compilazioni parlano di colline granitiche, spesso in pieno sole
- Portamento e dimensioni adulte: tronchi alti fino a 1,5 m e larghi 30 cm, ramificati alla base con l’età; foglie di 1-1,9 m con una sessantina di paia di foglioline; coni maschili di 25-60 cm, cono femminile di 30-45 cm (Dyer e Verdoorn, 1969, ripresi dalla Flora of Zimbabwe)
- Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato per il genere (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: tre esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (Delpinoa, 1997); citato nella collezione dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009); coltivato da appassionati nel Salento e a Napoli (forum Tropicamente)
Come riconoscere Encephalartos manikensis?
Si riconosce dalle grandi foglie verdi e diritte, con una sessantina di paia di foglioline larghe e dentate, su un tronco che supera raramente 1,5 m. La descrizione seguente è quella di Dyer e Verdoorn (1969), ripresa parola per parola dalla Flora of Zimbabwe, banca dati in linea fondata sulla Flora Zambesiaca e sulle opere regionali. La pianta si ramifica alla base con l’età; i tronchi raggiungono 1,5 m di altezza e circa 30 cm di diametro, protetti da serie alternate di basi fogliari e di squame. Le foglie, di contorno da strettamente ovale a oblungo, misurano 100-190 cm e portano circa 60 paia di foglioline; le paia della base sono ridotte a spine. Le foglioline più grandi misurano 12-15 cm per 2-2,5 cm; sono lanceolate, terminate da una spina rivolta in avanti, con una o due spine su ciascun margine.
Il picciolo e il rachide, lanosi da giovani, diventano glabri. I coni maschili, riuniti da uno a quattro, misurano 25-60 cm di altezza e 8-15 cm di diametro, su un peduncolo di circa 15 cm al massimo e spesso 5 cm; le loro squame, quasi rettangolari, lunghe 4-6 cm e larghe 3,5-5,8 cm, si scostano un po’ a maturità. Il cono femminile misura circa 30-45 cm per 20-25 cm, su un peduncolo di circa 6 cm con lana lassa; le sue squame misurano circa 5,5 cm per 4. I semi, più o meno ovoidi, misurano 2,5-3,5 cm di lunghezza e 1,5-2 cm di diametro.
Dyer e Verdoorn sottolineano un tratto insolito: i coni maschili e femminili si somigliano tanto dall’esterno che si scambia facilmente un cono maschile per uno femminile; le piante maschili ne portano da uno a quattro, le femminili abbastanza spesso due. Nella loro chiave dei coni maschili la specie si riconosce dalle squame larghe quanto lunghe, di 4-5 cm all’altezza delle spalle, aperte quasi ad angolo retto, con il lembo troncato o cordato alla base e il margine privo di sacche polliniche per 2-3 mm. La descrizione originale di Gilliland (1938) dava dimensioni più piccole, basate sulle sole piante del monte Gorongowe: piante di 0,9-2,4 m, tronco di 0,9-1,2 m nei maschi e di soli 10-25 cm nelle femmine, per 30 cm di diametro; foglie di 0,9-1,2 m; foglioline mediane di 12,5-15 cm per 2-2,5 cm; coni maschili quasi sessili (peduncolo di 2,5-4 cm), glabri, di 23-30 cm per 7,5-10 cm; cono femminile allora sconosciuto.
La compilazione in linea LLIFLE aggiunge che la pianta produce volentieri polloni e forma cespi, che i coni femminili raggiungono talvolta quasi un metro e che i coni maschili sono così grossi da distinguersi male da quelli femminili. La somiglianza dei coni e la ramificazione alla base sono confermate da Dyer e Verdoorn; i coni femminili di quasi un metro no (45 cm al massimo secondo loro).
Ibridi
Nelle fonti consultate non è descritto alcun ibrido di Encephalartos manikensis.
Possibili confusioni
La confusione più antica è quella con Encephalartos gratus, del Malawi e del Mozambico, di cui fu considerato all’inizio una varietà. Secondo LLIFLE, il carattere più semplice per separarli è l’assenza di peli fini sulle squame mature dei coni di manikensis; Dyer e Verdoorn (1969) lo confermano: Encephalartos gratus, più robusto, ha foglioline mediane più lunghe e più larghe (fino a 26 cm per 2,3-3,5 cm), con due-sette spine sul margine superiore, e squame dei coni relativamente piccole, con una caratteristica peluria scura sulla faccia esterna. Gilliland (1938) distingueva già la sua varietà per le foglioline più corte, il cono maschile quasi sessile e l’assenza di peluria fioccosa. Sul forum francese Fous de palmiers un coltivatore di Nîmes riferisce nel luglio 2010 di aver fatto identificare due giovani piante nate da seme: quella con le foglie più piccole era un manikensis, l’altra un gratus, il che mostra che le plantule si distinguono male senza confronto.
Encephalartos manikensis si confonde anche con gli altri membri del suo complesso, in particolare Encephalartos pterogonus ed Encephalartos munchii, le cui foglie sono simili; queste specie si separano anzitutto dalle squame dei coni maschili (vedi Tassonomia). Sul forum Fous de palmiers un appassionato trovava nel 2011 che le foglie di una giovane pianta portata dall’isola della Riunione ricordassero insieme Encephalartos longifolius e manikensis: senza coni, l’identificazione resta spesso incerta.
Tassonomia
Encephalartos manikensis è accettato da The World List of Cycads e dall’IPNI; POWO non ha potuto essere consultato (sito bloccato). La pianta fu pubblicata per la prima volta da H.B. Gilliland nel 1938, sul Journal of South African Botany (4: 153), come varietà di Encephalartos gratus. Gilliland la elevò al rango di specie già l’anno seguente, nei Proceedings of the Rhodesia Scientific Association (37: 133-134), in una nota intitolata «A note on the Rhodesian Cycad»; l’IPNI precisa che questa pubblicazione è accompagnata da una descrizione corretta. The World List of Cycads non cita alcun campione tipo distinto da quello della varietà. Il tipo del 1938 è la raccolta Gilliland 2016, fatta nel luglio 1937 sul monte Gorongowe, sopra la valle della Nyamkwarara («Numkwarara» nel testo), dove la pianta dominava la vegetazione delle rocce verso 4.500 piedi; Dyer e Verdoorn (1969) precisano che questa località si trova nella riserva forestale di Stapleford, nell’allora Rhodesia, e che Gilliland, che all’inizio aveva solo un cono maschile, poté descrivere il cono femminile, nel 1939, solo da un cono danneggiato. Per il lettore, un’etichetta «Encephalartos gratus var. manikensis» indica quindi questa specie.
Nel 1969 R.A. Dyer e I.C. Verdoorn pubblicarono sulla rivista Kirkia (7: 147-158) un articolo intitolato «Encephalartos manikensis and its near allies». Vi descrissero diverse specie nuove, fino ad allora incluse in un manikensis in senso lato: Encephalartos chimanimaniensis, Encephalartos concinnus, Encephalartos munchii ed Encephalartos pterogonus, tutte accettate oggi da The World List of Cycads. Secondo la compilazione LLIFLE, queste specie si distinguono soprattutto per i coni maschili: squame spesse in manikensis, coni più piccoli in concinnus, squame ricurve in chimanimaniensis, coni blu-verdi in munchii e squame prolungate in ali in pterogonus.
Questa suddivisione resta discussa. La scheda di Kew sull’area importante per le piante del monte Muruwere riferisce che alcuni autori, tra cui P. Capela (2006), considerano Encephalartos pterogonus una semplice forma del complesso manikensis; Kew mantiene comunque la specie, accettata dalla maggior parte delle autorità. Non è stato trovato alcuno studio genetico pubblicato su questo complesso.
Etimologia e storia
L’epiteto manikensis rimanda alla regione di Manica. Secondo Haynes (2022), ripreso da The World List of Cycads, indica la provincia di Manica, in Mozambico, dove la specie fu scoperta; la Flora of Zimbabwe parla più ampiamente dei distretti di Manica dell’est dello Zimbabwe e dell’ovest del Mozambico, dove cresce. Il titolo della nota di Gilliland, «la cicadea della Rhodesia», ricorda che la specie fu descritta nell’antica Rhodesia, oggi Zimbabwe.
La descrizione del 1938 racconta la scoperta. Voci di una cicadea alla frontiera orientale della Rhodesia giungono a Gilliland all’inizio del 1934; un anno dopo, mentre dirige la lotta contro le cavallette nella valle della Nyamkwarara, le descrizioni del «muTete» fatte dai suoi uomini lo convincono che cresca sui pendii del monte Gorongowe. Nel luglio 1937 attraversa la valle con la spedizione botanica dell’università del Witwatersrand e manda due studenti, H. Janse van Rensburg e I.L. Johnston, a salire sulla montagna: tornano la sera con foglie, coni maschili, giovani piante, semi e fotografie. Un articolo dedicato alla specie è uscito sulla rivista della società sudafricana delle cicadee (Osborne, 1994, Encephalartos 38); non ha potuto essere consultato.
Nomi comuni
Non è stato trovato alcun nome italiano attestato. Gilliland (1938) riporta il nome locale «muTete», in chimanyika, la lingua dei Manyika, usato dai suoi uomini per indicare la pianta. La Flora of Zimbabwe e la Flora of Mozambique riportano due nomi inglesi: «Gorongowe cycad» e «Manica cycad». Un archivio dell’enciclopedia delle società di palme e cicadee della Florida (1998-2000) usa anch’esso «Gorongowe cycad». I nomi «Gorongo cycad» e «Rhodesian cycad» compaiono solo in compilazioni (Wikipedia, LLIFLE).
In natura
Encephalartos manikensis vive sui due lati del confine tra Zimbabwe e Mozambico. The World List of Cycads lo segnala nella provincia di Manica, in Mozambico, e in Zimbabwe; la Flora of Zimbabwe lo indica nelle divisioni nord ed est del paese, dove lo dice raro, e la Flora of Mozambique nella divisione Manica-Sofala, dove è qualificato come locale. Le osservazioni illustrate da The World List of Cycads provengono dalla provincia di Manica.
Gilliland (1938) descrive l’habitat della località tipo: sui pendii bassi del monte Gorongowe la pianta cresce in un bosco rado a Uapaca e Brachystegia; più in alto diventa dominante sui pendii rocciosi. Secondo gli abitanti fruttifica durante la stagione delle piogge (dicembre-gennaio); i maschi sembravano più numerosi delle femmine, e le giovani piante erano sparse. Dyer e Verdoorn (1969) attribuiscono alla specie anche piante di diverse località del Mozambico (Bandula, Garuso, Vanduzi, Nhaungue, Chinyazange), segnalando che H.B. Christian vi vedeva almeno altre due specie. La compilazione LLIFLE, che cita la valutazione della IUCN del 2010, indica altitudini di 600-1.400 m, pendii erbosi di colline granitiche, spesso in pieno sole tra grossi massi, e valli boscose; cita anche un lungo elenco di località, dal monte Selinda al monte Darwin in Zimbabwe, e da Garuso al monte Chinhazanza in Mozambico, con la maggior parte delle piante nella catena di Mapande. Questi dati non hanno potuto essere verificati alla fonte.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos manikensis è classificato vulnerabile (VU, criterio A2acd) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di Bösenberg (2022) citata da The World List of Cycads. Questo criterio indica un declino passato della popolazione. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Gli stati nazionali ripresi dalle flore in linea divergono: la Flora of Zimbabwe indica «in pericolo» (lista rossa dello Zimbabwe, 2002) e la Flora of Mozambique «basso rischio, quasi minacciato».
La Flora of Zimbabwe precisa che nel 1995 si stimavano 5.000 piante in natura, che sono note diverse scomparse locali e che la specie è fortemente minacciata dai collezionisti, ma anche dalle piantagioni forestali e dall’agricoltura. La compilazione LLIFLE parla di meno di 10.000 individui adulti, con sottopopolazioni ancora importanti in Mozambico; il dato non è stato verificato.
Come tutte le specie del genere, Encephalartos manikensis è iscritto all’Appendice I della CITES, con un’iscrizione dell’intero genere Encephalartos in vigore dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale di piante prelevate in natura a fini commerciali è vietato. Nell’Unione europea, Italia compresa, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, in vigore dal 29 giugno 2026. Per le importazioni di piante riprodotte artificialmente dal Sudafrica (codici di origine A e D), il gruppo di consultazione scientifica dell’Unione europea ha espresso un parere favorevole per le piante con caudice di 7 cm di diametro al massimo (20 giugno 2011) e un parere negativo oltre questa misura (7 febbraio 2013), entrambi in vigore secondo Species+. Species+ segnala anche sospensioni passate del commercio con il Mozambico, oggi non più in vigore. Le piante riprodotte artificialmente possono essere commercializzate a certe condizioni, con i permessi richiesti. In Italia i controlli spettano al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Servizio CITES dei Carabinieri. Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, è stata consultata il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o vendita, e chiedete la prova che la pianta proviene da coltivazione. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali.
Coltivazione
Le fonti di riferimento consultate non descrivono la coltivazione della specie. La compilazione LLIFLE la presenta come una delle cicadee a crescita più rapida: in quattro-cinque anni un semenzale darebbe una pianta con foglie di un metro, e i primi coni arriverebbero verso gli otto-dieci anni, con un suolo ben drenato, senza gelo e un’irrigazione regolare nella stagione secca. Afferma anche che è la cicadea più coltivata in Zimbabwe, fin nelle strade di Harare. Queste informazioni non hanno potuto essere confermate da una fonte indipendente. Sui forum la specie è citata dal 2009 tra gli Encephalartos più comuni in vendita in Europa, soprattutto come semi, insieme a Encephalartos ituriensis, Encephalartos whitelockii e Encephalartos gratus.
In Italia
Negli orti botanici. Lo studio sul polimorfismo enzimatico degli Encephalartos pubblicato nel 1997 su Delpinoa, la rivista dell’Orto Botanico di Napoli (dati del 1993-94), ha esaminato tre esemplari di Encephalartos manikensis originari dello Zimbabwe e del Mozambico, coltivati nell’Orto Botanico; gli autori precisano che le piante studiate erano state raccolte in natura o fornite da altre istituzioni botaniche. Le pubblicazioni più recenti del giardino (2007, 2019) non citano più la specie, e non si sa se queste piante esistano ancora. La pagina «Cicadee» dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, datata 23 febbraio 2009, elenca Encephalartos manikensis tra le cicadee della collezione, senza precisare se sia coltivato in piena terra o in vaso. Le collezioni italiane di cicadee sono presentate nell’articolo Cicadee negli orti botanici italiani.
Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente:
- un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) colloca nel dicembre 2008 Encephalartos manikensis nel gruppo di specie, con Encephalartos altensteinii, Encephalartos natalensis, Encephalartos senticosus, Encephalartos lebomboensis ed Encephalartos longifolius, che secondo la sua esperienza con piante adulte e in buona salute reagisce alle gelate con lievi bruciature; nel dicembre 2009, però, una sola notte a −1 °C tra due giornate miti danneggia le sue piante (vedi Rusticità);
- un coltivatore di Napoli (Campania) riferisce nel giugno 2010 di coltivare piantine di Encephalartos manikensis, con un tronchetto di circa 3 cm, in vasi di 10 cm per 10, alti 25, in un terriccio di torba e perlite: hanno passato il primo inverno in casa senza problemi e sono poi state messe all’aperto in pieno sole;
- un altro coltivatore italiano, che non indica la sua località, scrive nell’agosto 2013 che le sue piante in vaso di Encephalartos manikensis «vanno alla grande», con due-tre foglie nuove ciascuna, emesse in tempi diversi; nel maggio 2013 si chiedeva se la specie avesse bisogno di molta più acqua di altre, come Encephalartos lehmannii, senza ottenere risposte quantificate.
Non è stato trovato alcun riscontro per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini o il versante adriatico.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. In Francia la specie è coltivata in collezione, al riparo: un coltivatore di Agen (Lot-et-Garonne) riferisce sul forum Fous de palmiers che i suoi manikensis producevano foglie nuove a marzo e aprile 2010, sotto una veranda mantenuta a 20 °C, e un coltivatore delle Deux-Sèvres osserva nell’ottobre 2010 l’uscita di foglie nuove su una giovane pianta coltivata in casa, dopo aver aumentato le annaffiature. Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione all’aperto.
Moltiplicazione
La moltiplicazione avviene per seme; i semi della specie circolano nel commercio europeo, secondo i messaggi del forum Fous de palmiers (2009-2013). I polloni della base, se si formano, permettono anche una moltiplicazione vegetativa. Non è stato verificato alcun protocollo specifico per la specie; valgono i metodi generali di semina delle cicadee. Si possono acquistare solo piante e semi provenienti da coltivazione, accompagnati dai documenti CITES.
Malattie e parassiti
Nelle fonti consultate non è stato trovato alcun dato proprio di Encephalartos manikensis. Come le altre cicadee, teme soprattutto il marciume delle radici e del tronco in un substrato fradicio.
Rusticità
La rusticità di Encephalartos manikensis è poco documentata, e l’unico riscontro disponibile è italiano. LLIFLE raccomanda condizioni senza gelo.
In Italia
Un collezionista di Nardò (Puglia) riferisce sul forum Tropicamente che nel dicembre 2009 le sue piante di Encephalartos manikensis hanno avuto il fogliame danneggiato dopo una sola notte a −1 °C, arrivata tra due giornate con massime vicine ai 20 °C: il classico «cold snap», scrive, che ha fatto «non pochi danni». Lo stesso episodio ha colpito Encephalartos pterogonus, Encephalartos concinnus, Encephalartos chimanimaniensis, Encephalartos munchii e Encephalartos ferox, mentre Encephalartos sclavoi, Encephalartos kisambo ed Encephalartos hildebrandtii sono passati indenni; l’autore attribuisce i danni al calo repentino della temperatura dopo un periodo molto mite e parla di un «banale raffreddore». Il tipo di coltivazione (vaso o piena terra) e l’eventuale protezione non sono precisati. Un anno prima lo stesso collezionista riteneva che la specie reagisse alle gelate solo con lievi bruciature. Non è stato trovato alcun riscontro per le altre zone climatiche italiane.
Nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in piena terra in Francia. I messaggi del forum Fous de palmiers che citano la specie riguardano piante coltivate in veranda, in serra o in casa, senza valori di freddo.
Riferimenti internazionali
Non è stato trovato alcun altro valore pubblicato. L’intervallo «da −1 a −4 °C per le forme d’altitudine» riportato dalla versione inglese di questa scheda non è documentato da alcuna fonte. Negli Encephalartos le sopravvivenze in zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo; una pianta adulta con il tronco fuori terra non gode di questa protezione.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcun dato di tossicità proprio di Encephalartos manikensis, ma il rischio è documentato per il genere: gli Encephalartos sono tossici, e i loro semi in particolare. La tossicità di una specie del genere, Encephalartos horridus, fu dimostrata già nel 1944 da Van der Walt; nelle cicadee i semi contengono glicosidi propri del gruppo, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Per un’altra cicadea, la cicas del Giappone (Cycas revoluta), l’ASPCA segnala nel cane, nel gatto e nel cavallo vomito, feci nere, ittero, gastroenteriti emorragiche, lesioni al fegato e casi mortali, dovuti alla cicasina.
Usate i guanti per maneggiare i semi e il loro involucro carnoso, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è stato trovato alcun uso tradizionale proprio di Encephalartos manikensis.
Domande frequenti
Encephalartos manikensis è una varietà di Encephalartos gratus?
No, non più dal 1939. Fu descritto nel 1938 come Encephalartos gratus var. manikensis, poi elevato al rango di specie dallo stesso autore l’anno seguente.
Che cos’è il complesso manikensis?
È un gruppo di specie vicine della frontiera tra Zimbabwe e Mozambico. Dyer e Verdoorn ne separarono quattro specie nel 1969 (chimanimaniensis, concinnus, munchii e pterogonus), soprattutto in base ai coni maschili; questa suddivisione è ancora discussa.
Da dove viene il suo nome?
Dalla regione di Manica, che si estende sui due lati della frontiera tra Mozambico e Zimbabwe, dove la specie cresce.
È minacciato?
Sì. È classificato vulnerabile dalla IUCN (2022), minacciato soprattutto dai prelievi per le collezioni, ma anche dalle piantagioni forestali e dall’agricoltura.
Encephalartos manikensis resiste al freddo in Italia?
Poco, secondo l’unico riscontro disponibile. Una sola notte a −1 °C ne ha danneggiato il fogliame nel Salento nel 2009; in Italia va coltivato al riparo dal gelo.
Si può vedere in un orto botanico italiano?
Forse a Napoli e a Messina. L’Orto Botanico di Napoli ne coltivava tre esemplari all’inizio degli anni Novanta, e la pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (2009) lo cita nella collezione. Non si sa se queste piante esistano ancora.
Come distinguerlo da Encephalartos gratus?
Soprattutto dai coni. Secondo LLIFLE, le squame mature di manikensis non hanno i peli fini presenti in gratus; sulle plantule la distinzione è difficile.
È tossico?
Sì, molto probabilmente. La specie non è stata studiata, ma gli Encephalartos sono tossici, soprattutto i loro semi.
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- Cicadee negli orti botanici italiani: Napoli, Palermo, Firenze e La Mortola
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Encephalartos manikensis: https://cycadlist.org/scientific_name/324 — autori, pubblicazione (Proc. Rhodesia Sci. Assoc. 37: 133-134, 1939), basionimo Encephalartos gratus var. manikensis (J. S. African Bot. 4: 153, 1938), distribuzione, stato IUCN VU A2acd (Bösenberg, 2022), etimologia, riferimenti (Gilliland 1939, Dyer e Verdoorn 1969, Osborne 1994). Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- IPNI, Encephalartos manikensis: https://www.ipni.org/n/297114-1 — pubblicazione del 1939 con descrizione corretta; basionimo (77274801-1). Indice internazionale dei nomi delle piante, affidabile; consultato direttamente.
- Flora of Zimbabwe (Hyde, Wursten, Ballings e Coates Palgrave), Encephalartos manikensis: https://www.zimbabweflora.co.zw/speciesdata/species.php?species_id=102950 — descrizione, nomi inglesi, stima del 1995, minacce, stato nazionale, bibliografia regionale. Banca dati botanica regionale riconosciuta, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Flora of Mozambique (stessi autori), Encephalartos manikensis: https://www.mozambiqueflora.com/speciesdata/species.php?species_id=102950 — distribuzione in Mozambico, frequenza, stato nazionale. Banca dati botanica regionale riconosciuta, affidabile; consultata direttamente.
- Kew, Tropical Important Plant Areas, Mount Muruwere-Bossa (scheda del 2026): https://tipas.kew.org/wp-content/factsheets/mount-muruwere-bossa.pdf — dibattito sul rango di Encephalartos pterogonus nel complesso manikensis (Capela, 2006). Istituzione scientifica, affidabile; consultata direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos manikensis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/26057/legal — Appendice I della CITES (iscrizione del genere, 4 febbraio 1977), Allegato A dell’UE (regolamento (UE) 2026/1383), pareri del gruppo di consultazione scientifica del 2011 e del 2013 per il Sudafrica, sospensioni passate per il Mozambico. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- LLIFLE, Encephalartos manikensis: https://llifle.com/Encyclopedia/PALMS_AND_CYCADS/Family/Zamiaceae/29914/Encephalartos_manikensis — habitat e popolazioni ripresi dalla IUCN (2010), coltivazione, caratteri del complesso. Compilazione in linea, affidabilità media; usata solo per informazioni segnalate come non confermate.
- Archivio della Virtual Cycad Encyclopedia (Palm & Cycad Societies of Florida, 1998-2000): https://www-archiv.fdm.uni-hamburg.de/b-online/library/cycads/encephalartos_manikensis.htm — nome Gorongowe cycad. Società specializzata, affidabilità media; consultato direttamente.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — tre esemplari di Encephalartos manikensis (Zimbabwe, Mozambico) coltivati all’Orto Botanico di Napoli (tabella 1). Rivista dell’Orto botanico, affidabile ma datata; consultata direttamente.
- Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, pagina «Cicadee» (23 febbraio 2009): https://www.ortobotanico.messina.it/cicadee/ — Encephalartos manikensis nell’elenco delle cicadee della collezione. Sito istituzionale; consultato l’11 ottobre 2026.
- Tropicamente, discussioni «Piante che ce l’hanno fatta / non ce l’hanno fatta», «Encephalartos», «Le foglie nuove delle Cycadacee» e «acqua encephalartos»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/piante-che-ce-lhanno-fatta-non-ce-lhanno-fatta/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/le-foglie-nuove-delle-cycadacee/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/acqua-encephalartos/ — danni dopo una notte a −1 °C nel Salento (dicembre 2009), parere sulla resistenza al gelo (2008), piantine in vaso a Napoli (2010), crescita in vaso e domanda sull’acqua (2013). Forum italiano di coltivatori, valore indicativo; messaggi letti l’11 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=6972 (Agen, 2010), https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=8083 (Deux-Sèvres, 2010), https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=7758 (Nîmes, 2010), https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?p=60075#p60075 (2009). Forum francese di coltivatori, valore indicativo; messaggi letti il 2 ottobre 2026.
- Università di Pretoria, UPSpace, Van der Walt (1944): https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 — prima dimostrazione della tossicità di Encephalartos horridus. Archivio universitario, affidabile; scheda consultata direttamente; dato a livello di genere.
- ASPCA Animal Poison Control, Sago Palm: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/sago-palm — tossicità di Cycas revoluta (cicasina) per cani, gatti e cavalli, sintomi. Centro antiveleni veterinario, affidabile; dato relativo a un’altra cicadea, consultato direttamente.
Bibliografia
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