Encephalartos lebomboensis è una grande cicadea dell’Africa australe, con foglie verde lucido e foglioline dentate, che cresce sulle pareti e sui pendii rocciosi dei monti Lebombo e della valle del Pongola, tra il nord-est del Sudafrica, l’Eswatini e il confine del Mozambico. Questa specie del genere Encephalartos, descritta nel 1949 da Inez Verdoorn, ha a lungo compreso tutte le cicadee dei Lebombo; nel 1996 Piet Vorster ne ha separato Encephalartos senticosus, e molte piante coltivate con il nome di lebomboensis appartengono in realtà a questa seconda specie. Classificata in pericolo dalla IUCN, ha perso almeno metà della popolazione selvatica, soprattutto a causa dei prelievi. In coltivazione è considerata facile e piuttosto rapida, e sopporta gelate leggere.
In sintesi: Encephalartos lebomboensis
- Nome accettato: Encephalartos lebomboensis I.Verd. (1949), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), GBIF e Species+
- Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; fino al 1996 il nome comprendeva anche le piante oggi chiamate Encephalartos senticosus Vorster
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Lebombo cycad» (PlantZAfrica, Species+)
- Distribuzione naturale: Sudafrica (Mpumalanga, KwaZulu-Natal), Eswatini e Mozambico, in sottopopolazioni frammentate; areale di circa 3900 km² (SANBI, 2023)
- Stato IUCN: in pericolo (EN, criteri A2acd; B1ab(ii,iii,v)+2ab(ii,iii,v)), valutazione di J.D. Bösenberg datata maggio 2020 e pubblicata nel 2022
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, con parere negativo dell’UE per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica dal 2013
- Rusticità documentata: sopporta gelate leggere, ma può soffrire per gelate forti (PlantZAfrica); in piena terra da diversi anni al Domaine du Rayol, nel Var (2012); nessuna temperatura minima pubblicata in Italia o in Francia (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: pieno sole o ombra leggera, drenaggio eccellente (PlantZAfrica)
- Portamento e dimensioni adulte: tronco alto fino a 4 m e largo circa 30 cm, spesso adagiato; fino a otto tronchi per cespo; foglie di 1-2 m
- Tossicità: semi e tessuti da considerare tossici, come negli altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: quattro esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94; specie (con Encephalartos senticosus) nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (2009)
Come riconoscere Encephalartos lebomboensis?
È un grande Encephalartos verde, con foglie diritte o un po’ ricurve verso l’apice e foglioline strette, dentate su entrambi i margini. Verdoorn (1949) lo descrive così, con le integrazioni di Dyer (1965) e PlantZAfrica:
- Tronco: alto fino a 4 m e largo circa 30 cm, con apice a cupola lanoso; spesso adagiato (PlantZAfrica), solitario o in cespi di al massimo otto tronchi, con numerosi polloni alla base e talvolta sul tronco;
- Foglie: numerose, in una corona fitta, eretto-patenti, diritte ma ricurve o ritorte verso l’apice, di 1-2 m, da verde chiaro a scuro e lucide (PlantZAfrica); picciolo di 3-10 cm fino alla prima spina, finemente pubescente poi glabro;
- Foglioline: lineari-lanceolate, quelle mediane di 12-17 × 1,2-2,2 cm, di solito con uno-quattro denti aghiformi su entrambi i margini, soprattutto su quello inferiore, talvolta intere nella parte alta della foglia; verso la base della foglia si riducono a spine, prima lobate poi diritte;
- Coni maschili: il cono del tipo, giallo albicocca e verde verso l’apice, che anneriva se ammaccato, misurava 46 × 13 cm, su un peduncolo di 3 cm (Verdoorn, 1949); PlantZAfrica li descrive strettamente cilindrici, di circa 45 × 12-15 cm, da gialli ad albicocca, con squame sporgenti ma non allungate in un becco pendente;
- Coni femminili: giallo albicocca o verde chiaro, ovoidi o a botte, di 40-45 × 22-30 cm, con squame quasi lisce, sporgenti circa 1 cm, con una depressione centrale coperta di peli grigi o rossicci (Verdoorn, 1949; PlantZAfrica);
- Semi: con involucro carnoso scarlatto, di circa 4 × 1,8-2,2 cm (Verdoorn, 1949; Dyer, 1965).
Secondo Vorster (1996) e PlantZAfrica, i coni di Encephalartos lebomboensis sono per lo più solitari, e quelli femminili talvolta in coppia nella forma di Mananga. PlantZAfrica distingue due forme: quella di Piet Retief, a sud, ha tronchi più corti e tozzi, foglioline più strette e coni femminili di solito solitari, a botte e verde crema; quella di Mananga, a nord, coni femminili più ovoidi, giallo albicocca.

Ibridi
Per Encephalartos lebomboensis nel senso attuale non è descritto alcun ibrido naturale. Dyer (1965), che intendeva la specie in senso ampio, segnalava vicino a Pongola Poort, dove convive con Encephalartos villosus, giovani piante che facevano pensare a incroci naturali; questa zona, quella della diga di Jozini, appartiene oggi a Encephalartos senticosus secondo PlantZAfrica. In coltivazione, come negli altri Encephalartos, gli ibridi si formano quando più specie producono coni insieme: una pianta nata da semi di collezione non è necessariamente pura.
Possibili confusioni
La distinzione essenziale è quella con Encephalartos senticosus, separato da Vorster nel 1996 e molto simile nel fogliame. Secondo la descrizione di Vorster (1996), le due specie differiscono soprattutto per i coni:
- Coni maschili: per lo più solitari e sessili, con squame rialzate a piramide in Encephalartos lebomboensis; tre o quattro per fusto, su un peduncolo lungo fino a 10 cm, con squame allungate in becchi pendenti in Encephalartos senticosus;
- Coni femminili: solitari o raramente in coppia, con squame quasi piatte in Encephalartos lebomboensis; due o tre per fusto, con squame rialzate a piramide in Encephalartos senticosus.
PlantZAfrica (scheda di Encephalartos senticosus, 2011) aggiunge che i coni maschili di Encephalartos senticosus sono lanosi, quelli di Encephalartos lebomboensis mai, e che i suoi coni femminili hanno una superficie ruvida. Il peduncolo di 3 cm descritto da Verdoorn sul cono maschile del tipo contrasta con i coni «sessili» indicati da Vorster per la specie; le fonti pubblicate non spiegano questa differenza. Senza coni l’identificazione si basa sull’origine della pianta, cosa raramente possibile per le piante del commercio.
Dyer (1965) lo distingueva da Encephalartos natalensis, più a sud, per la faccia più liscia e piatta delle squame dei coni femminili, le foglie più diritte, la base del picciolo più fittamente spinosa e le foglioline più strette; secondo lui le due specie non si sovrappongono, perché Encephalartos lebomboensis non scende a sud del bacino del Pongola ed Encephalartos natalensis non sale a nord di quello dell’Umfolozi. Verdoorn (1949) lo separava da Encephalartos altensteinii, con il cui nome circolava, per la pianta più piccola in ogni parte, le foglioline più strette (1-2,2 cm contro 1,5-3,2 cm), sempre ridotte a spine alla base della foglia, e le squame dei coni meno sporgenti.
Tassonomia
Encephalartos lebomboensis è un nome accettato da The World List of Cycads, GBIF e Species+. Inez Clare Verdoorn lo descrisse nel dicembre 1949 in The Flowering Plants of Africa (vol. 27, tavole 1078 e 1079). Il tipo (Keith, erbario nazionale di Pretoria 28362 a e b, piante maschile e femminile) fu raccolto nel luglio 1948 nel giardino del capitano D.R. Keith, a Ravelston, vicino a Stegi (oggi Siteki), nello Swaziland, da piante provenienti da un sito dei monti Lebombo a circa 7 miglia; Verdoorn citava anche raccolte dello Zululand, al passo di Cecil Mack e a Ingwavuma. L’olotipo è conservato a Pretoria (PRE), gli isotipi a Bolus (BOL) e a Durban (NH) (The World List of Cycads).
Nel 1995 Piet Vorster ha mostrato che il nome era stato applicato in modo errato fin dalla pubblicazione: secondo lui designa le piante della valle del Pongola e una popolazione isolata dei monti Lebombo nel Mpumalanga, mentre le piante della cresta dei Lebombo del nord del KwaZulu-Natal e dello Swaziland formano una specie distinta, che descrisse nel 1996 come Encephalartos senticosus (tipo: riserva di Mlawula, a nord-est di Siteki). Secondo Vorster (1996), Encephalartos senticosus occupa la sommità dei Lebombo dal sud della diga di Jozini fino a pochi chilometri a nord di Siteki, dove gli subentra la popolazione settentrionale di Encephalartos lebomboensis; PlantZAfrica pone questo limite 50 km a nord di Siteki. Le fonti consultate non spiegano come il tipo di Verdoorn, proveniente dai dintorni di Stegi, si collochi rispetto a questo nuovo limite; l’articolo di Vorster (1995) che ne tratta non ha potuto essere consultato. PlantZAfrica precisa infine che la distribuzione della specie in due aree è «discussa da alcuni». Questa pagina si attiene alle due specie accettate da The World List of Cycads.
Etimologia e storia
L’epiteto lebomboensis significa «dei Lebombo», dai monti Lebombo (PlantZAfrica; Haynes, 2022, tramite The World List of Cycads).
Verdoorn (1949) racconta la storia della descrizione. Da oltre vent’anni il capitano Keith coltivava nella sua casa di Ravelston un viale di queste cicadee prelevate sulle creste rocciose vicine; gli erano state presentate come Encephalartos altensteinii, e con questo nome ne aveva mandate al giardino botanico di Kirstenbosch e al giardino di H.B. Christian, nella Rhodesia del Sud. M.R. Henderson le aveva già separate nel 1945 con il nome informale di «West’s Cycad», da una raccolta di O. West vicino a Ingwavuma. Dyer (1965) osserva che in quello stesso giardino, nel 1947, i coni femminili avevano prodotto un tappeto di semenzali attorno alla pianta madre, fatto raro negli Encephalartos coltivati.
Negli anni Sessanta, prima del riempimento della diga di Jozini sul Pongola, diverse migliaia di piante furono spostate dall’organizzazione «Operation Wild Flower» e distribuite a giardini pubblici e appassionati (Dyer, 1965). Queste piante sono entrate nel commercio come Encephalartos lebomboensis, ma appartengono oggi a Encephalartos senticosus (PlantZAfrica).
Nomi comuni
Non esiste un nome italiano attestato per Encephalartos lebomboensis. PlantZAfrica e Species+ riportano in inglese «Lebombo cycad». Il nome zulu isiGqiki-somkhovu, «cuscino dello zombie», citato per la specie in senso ampio da Palmer e Pitman (1972, tramite la Gymnosperm Database), è oggi attribuito da PlantZAfrica a Encephalartos senticosus, come «Lebombo cycad» e il nome afrikaans «lebombobroodboom».
In natura
Le fonti non delimitano l’areale nello stesso modo, perché non seguono tutte la separazione del 1996. Per PlantZAfrica, Encephalartos lebomboensis occupa due aree: a nord i monti Lebombo intorno a Mananga, al confine tra Mpumalanga ed Eswatini, e a sud l’alta valle del Pongola intorno a Piet Retief. Il documento della SANBI sul parere di non pregiudizio per il commercio (approvato nel 2023, aggiornato a giugno 2025) descrive sottopopolazioni frammentate nel KwaZulu-Natal e nel Mpumalanga, che sconfinano marginalmente in Eswatini e in Mozambico, con un areale di circa 3900 km², un’area occupata di circa 200 km² e meno di cinque località. The World List of Cycads e Species+ citano Eswatini, Mozambico e Sudafrica.
La specie cresce sui pendii delle alte creste e sulle pareti rocciose lungo le valli, in pieno sole (PlantZAfrica), nella prateria e nella savana, su grandi affioramenti rocciosi con arbusti sparsi e sulle pareti delle forre, con una preferenza per i suoli profondi e fertili (SANBI, 2023). Uno dei suoi principali tipi di vegetazione, il «Lebombo Summit Sourveld», figura nell’elenco nazionale degli ecosistemi minacciati. Le estati sono calde, con 625-750 mm di pioggia all’anno, e gli inverni freschi, spesso nebbiosi (PlantZAfrica, da Whitelock, 2002).
Ogni pianta porta in media da uno a tre coni ogni tre anni; l’impollinazione è efficace, con oltre il 70% dei semi esaminati fecondati, e i semenzali abbondano ai piedi delle piante madri, ma le giovani piante di 5-15 cm di diametro sono rare, forse per il fuoco, il pascolo o i prelievi (SANBI, 2023). Secondo rapporti provinciali, babbuini, cercopitechi verdi, scoiattoli, irace e buceri coronati disperdono i semi nel Mpumalanga, ma osservazioni recenti mostrano la maggior parte dei semenzali a meno di un metro dagli adulti.
Stato di conservazione e normativa
Nella Lista rossa della IUCN Encephalartos lebomboensis è classificato in pericolo (EN) secondo i criteri A2acd; B1ab(ii,iii,v)+2ab(ii,iii,v), che combinano un declino della popolazione e un areale ristretto, frammentato e in regressione. La valutazione di J.D. Bösenberg è datata 19 maggio 2020 ed è stata pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads, GBIF, Crossref). PlantZAfrica, in un testo del 2003, lo diceva in pericolo critico, soprattutto la forma di Mananga, dopo la classificazione «rara-vulnerabile» del 1996; non è la classificazione della valutazione IUCN attuale. Encephalartos senticosus è invece classificato vulnerabile (VU A2acd).
Il piano d’azione della IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) lo classificava già in pericolo, con circa 5000 piante, un declino elevato e come minacce la raccolta eccessiva e la distruzione dell’habitat; lo cita come specie «devastata dai collezionisti» per la quale era stato creato un vivaio comunitario a Mananga. Il documento della SANBI del 2023 stima la popolazione selvatica in circa 5000 piante: un sorvolo del KwaZulu-Natal ha contato 807 piante in una sottopopolazione nel 2022, probabilmente più di 1000 in realtà, e la più grande sottopopolazione del Mpumalanga, che contava 4000-5000 piante nel 1984, ne avrebbe oggi 1000-3000. Il declino supera il 50% in 90 anni, soprattutto per i prelievi destinati ai giardini e al paesaggismo; buche lasciate da piante asportate sono state notate anche in rilievi recenti. Si aggiungono l’espansione agricola e le piante invasive (Lantana camara, Chromolaena odorata), che aumentano il rischio d’incendio.
In Sudafrica la raccolta di cicadee selvatiche è vietata dal 2012 (avviso governativo n. 371) e la specie rientra nel piano nazionale di gestione delle cicadee più minacciate, in vigore dal 2017. Questo piano (Gazzetta ufficiale n. 40793, aprile 2017) stimava la popolazione selvatica in circa 5000 piante, senza censimenti recenti, e segnalava una raccolta crescente, non confermata, di piante adulte per il mercato delle piante medicinali; prevede censimenti a terra nel KwaZulu-Natal e nel Mpumalanga, l’eliminazione della lantana e di Chromolaena odorata sui monti Lebombo a Mananga, la ricerca della specie nelle aree protette di SANParks e semine di rinforzo, 2000 semi a Mananga e 1000 nell’areale storico di Piet Retief, dove una banca genetica già piantata produce coni. Segnala inoltre collezioni ex situ vitali negli orti botanici nazionali. Alla fine degli anni Novanta l’agenzia di conservazione del Mpumalanga organizzò la raccolta di semi e un vivaio comunitario, che immise sul mercato circa 180 000 piantine in quasi nove anni (SANBI, 2023). Come tutte le specie del genere, Encephalartos lebomboensis è iscritto nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie protette (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia: acquisto, vendita ed esposizione a fini commerciali richiedono documenti che attestino l’origine legale della pianta. Per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica l’Unione europea mantiene dal 7 febbraio 2013 un parere negativo; le sospensioni del commercio che riguardavano il Mozambico (UE dal 2008 al 2017, CITES dal 2012 al 2018) non sono più in vigore, e il 16 settembre 2026 è stata aperta una nuova consultazione sull’intero genere. Banche dati consultate il 20 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.
Coltivazione
PlantZAfrica presenta Encephalartos lebomboensis come una delle cicadee più diffuse in coltivazione, facile, robusta in pieno sole come in ombra leggera, a crescita piuttosto rapida e che si trapianta facilmente; richiede un drenaggio eccellente ed è adatta alle regioni tropicali e temperate calde. Secondo il documento della SANBI del 2023, le piante coltivate possono superare 40 cm in dieci anni, a seconda della concimazione. Le due forme, di Mananga e di Piet Retief, sono comuni nei vivai sudafricani (PlantZAfrica); in Europa molte piante vendute con questo nome possono essere Encephalartos senticosus.
In Italia
All’Orto Botanico di Napoli erano coltivati quattro esemplari nel 1993-94, secondo la tabella 1 di uno studio pubblicato nel 1997 nella rivista dell’Orto, Delpinoa. La specie figura anche, insieme a Encephalartos senticosus, nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, in una pagina del 2009. La presenza attuale di queste piante non è stata verificata. Sul forum Tropicamente la specie compare solo in elenchi di collezioni, senza riscontri di coltivazione datati.
Moltiplicazione
Encephalartos lebomboensis si moltiplica per seme o con i suoi polloni, che si trapiantano facilmente (PlantZAfrica). Per ottenere semi bisogna impollinare il cono femminile con polline di un maschio della stessa specie, al momento giusto; in un giardino dove altri Encephalartos producono coni il rischio di ibridazione è reale. I semi, con involucro carnoso scarlatto, sono tossici: usate i guanti per pulirli. Come le piante, rientrano nell’Appendice I della CITES.
Malattie e parassiti
Per i parassiti PlantZAfrica rimanda alle cicadee dell’Africa australe in generale: bruchi e afidi sulle foglie, curculionidi sui coni, larve di coleotteri nei fusti, formiche e termiti sulle radici. In coltivazione in Europa il rischio principale resta il marciume delle radici e del tronco in un terreno freddo e umido.
Rusticità
PlantZAfrica indica che Encephalartos lebomboensis sopporta gelate leggere ma può essere danneggiato da gelate forti; il suo habitat ha inverni freschi e nebbiosi. Mancano riscontri datati con temperature misurate, in Italia come altrove, e la confusione con Encephalartos senticosus rende incerta l’identità di molte piante coltivate. Come per tutti gli Encephalartos, le sopravvivenze al freddo riguardano spesso giovani piante con il caudice ancora interrato, protetto dall’inerzia termica del suolo; un esemplare adulto con il tronco fuori terra non ha questa protezione.
In Italia
Nessun riscontro datato di resistenza al freddo, in vaso o in piena terra, è stato trovato in Italia per questa specie.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Nel Var, un coltivatore riferisce sul forum Fous de palmiers (ottobre 2012) che un bell’Encephalartos lebomboensis cresce da diversi anni in piena terra al Domaine du Rayol, su una scarpata ben esposta e in un terreno ben drenato, in riva al mare (foto qui sotto). La specie è coltivata anche al giardino botanico di Nizza (foto qui sopra). In Bretagna, membri dello stesso forum citano prove al giardino esotico di Roscoff (2012) e una pianta etichettata come Encephalartos lebomboensis vista nel febbraio 2015. Nessuna di queste fonti indica temperature. Il Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) non ha pubblicato osservazioni su questa specie. Alla luce di questi dati, la piena terra si può tentare solo nelle zone più miti della costa, in un terreno molto drenante; altrove la coltivazione in vaso, al riparo dal gelo d’inverno, è più sicura.

Riferimenti internazionali
In Giappone un vivaio riferisce in un articolo commerciale del luglio 2022 che un esemplare molto grande, con caudice di 45 cm, è rimasto all’aperto per tutto l’inverno sotto la pioggia presso il precedente proprietario, con minime di −7 °C; non sono indicati né il luogo né l’anno, e l’identità della pianta non è verificabile. In Sudafrica PlantZAfrica lo consiglia per le regioni tropicali e temperate calde.
Tossicità e precauzioni
Non è documentato alcuno studio sulla tossicità di Encephalartos lebomboensis. Il rischio è documentato nel genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata fin dal 1944 (Van der Walt), e le cicadee contengono glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso; i semi sono la parte più pericolosa. Questa specie va quindi considerata tossica: usate i guanti per maneggiare i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
La specie è raccolta per la medicina tradizionale: frammenti di Encephalartos lebomboensis sono stati identificati con il DNA barcoding tra i prodotti venduti al mercato di medicina tradizionale di Faraday, nel Gauteng (Williamson e coll., 2016, citato dalla SANBI, 2023). Il documento della SANBI ricorda che i raccoglitori non distinguono le specie di cicadee. Lehmann (1834) riferisce, per tutti gli Encephalartos dell’Africa australe, che con il loro midollo si preparava il pane; nessuna fonte consultata descrive questo uso per questa specie in particolare.
Domande frequenti
Come si distingue Encephalartos lebomboensis da Encephalartos senticosus?
Dai coni. In Encephalartos lebomboensis sono per lo più solitari, quelli maschili senza un vero peduncolo e con squame rialzate a piramide; in Encephalartos senticosus sono riuniti a tre o quattro, quelli maschili su un peduncolo e con squame a becco pendente. Il fogliame non basta.
Il mio «lebomboensis» è davvero un Encephalartos lebomboensis?
Non necessariamente. Fino al 1996 tutte le cicadee dei Lebombo portavano questo nome, e le migliaia di piante spostate prima della costruzione della diga di Jozini, molto diffuse, sono oggi Encephalartos senticosus. Solo i coni o un’origine documentata permettono di stabilirlo.
Resiste al freddo in Italia?
Mancano riscontri misurati. Cresce in piena terra sulla costa del Var, al Domaine du Rayol; PlantZAfrica lo dice capace di sopportare gelate leggere, ma non forti. Altrove è più prudente un vaso ricoverato d’inverno.
Cresce in fretta?
Sì, per un Encephalartos. PlantZAfrica lo dice piuttosto rapido, e la SANBI indica che le piante coltivate possono superare 40 cm in dieci anni.
Quanti tronchi può formare?
Fino a otto. Produce numerosi polloni alla base, talvolta sul tronco, e con il tempo forma grandi cespi.
È minacciato?
Sì, è classificato in pericolo. La popolazione selvatica, stimata in circa 5000 piante, ha perso almeno metà dei suoi individui, soprattutto a causa dei prelievi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads, Encephalartos lebomboensis: https://cycadlist.org/scientific_name/318 — nome accettato, pubblicazione, tipo, distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN e criteri, bibliografia. Lista di riferimento delle cicadee (versione 2026.08.15), affidabile; consultata il 20 ottobre 2026.
- The World List of Cycads, Encephalartos senticosus: https://cycadlist.org/scientific_name/344 — pubblicazione (1996), tipo, distribuzione, stato IUCN. Stessa fonte; consultata il 20 ottobre 2026.
- The World List of Cycads, descrizione originale (PDF): https://cycadlist.org/storage/proto/Encephalartos_lebomboensis.pdf — Verdoorn (1949), Flowering Plants of Africa 27: diagnosi, descrizione, tipo, località, storia del nome, confronto con Encephalartos altensteinii. Fonte primaria.
- The World List of Cycads, descrizione di Encephalartos senticosus (PDF): https://cycadlist.org/storage/proto/Encephalartos_senticosus.pdf — Vorster (1996), South African Journal of Botany 62(2): differenze con Encephalartos lebomboensis, distribuzione, tipo. Fonte primaria.
- PlantZAfrica (SANBI), Encephalartos lebomboensis: https://pza.sanbi.org/encephalartos-lebomboensis — nome inglese, forme, descrizione, coni, stato, distribuzione, clima, coltivazione (L.-N. Le Roux, con aggiunte di Y. Reynolds, aprile 2003). Istituzione nazionale sudafricana, affidabile; consultata il 20 ottobre 2026.
- PlantZAfrica (SANBI), Encephalartos senticosus: https://pza.sanbi.org/encephalartos-senticosus — nomi comuni, descrizione, differenze con Encephalartos lebomboensis, distribuzione, stato (M.S. Mothogoane, settembre 2011). Istituzione nazionale sudafricana, affidabile; consultata il 20 ottobre 2026.
- SANBI, NDF Assessment for Encephalartos lebomboensis, documento di supporto (approvato l’8 febbraio 2023, aggiornato a giugno 2025): https://www.sanbi.org/wp-content/uploads/2026/03/Encephalartos-lebomboensis-NDF-supporting-document.pdf — areale, consistenza, biologia, minacce, medicina tradizionale, vivaio del Mpumalanga, tutela in Sudafrica. Autorità scientifica sudafricana, affidabile; consultato il 20 ottobre 2026.
- Gazzetta ufficiale sudafricana n. 40793 (21 aprile 2017), Biodiversity Management Plan for critically endangered and endangered Encephalartos species (BMP-S): https://cer.org.za/wp-content/uploads/2004/09/Cycad-species.pdf — consistenza stimata, minacce, collezioni ex situ, banca genetica di Piet Retief, azioni previste (§ 4.13). Testo ufficiale (copia del Centre for Environmental Rights), affidabile; consultato il 26 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos lebomboensis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/24316/legal — Appendice I della CITES, Allegato A dell’UE, pareri e sospensioni dell’UE e della CITES, nome inglese, distribuzione. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata tramite la sua API pubblica il 20 ottobre 2026.
- GBIF, Encephalartos lebomboensis: https://www.gbif.org/species/2683742 — stato del nome e categoria IUCN (EN). Banca dati di riferimento, affidabile; consultata tramite la sua API.
- Crossref, valutazione IUCN: https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T41907A51049248.en — autore e data della valutazione (19 maggio 2020). Metadati ufficiali; consultati tramite l’API.
- The Gymnosperm Database, Encephalartos lebomboensis: https://www.conifers.org/za/Encephalartos_lebomboensis.php — nome zulu e diga di Jozini, da Palmer e Pitman (1972). Banca dati enciclopedica, da verificare; consultata il 20 ottobre 2026.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — quattro esemplari a Napoli (tabella 1). Rivista dell’Orto, affidabile ma datata.
- Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, pagina «Cicadee» (23 febbraio 2009): https://www.ortobotanico.messina.it/cicadee/ — Encephalartos lebomboensis ed Encephalartos senticosus nell’elenco della collezione. Sito istituzionale; consultato l’11 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=11759 e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=5516 — piena terra al Domaine du Rayol (2012), giardino esotico di Roscoff (2012-2015). Forum francese di coltivatori; messaggi consultati il 20 ottobre 2026.
- Yubisakino Jyunin, blog di un vivaio (15 luglio 2022): https://ameblo.jp/yubisakino-jyunin/entry-12751888403.html — grande esemplare svernato all’aperto a −7 °C in Giappone. Articolo commerciale, senza luogo; consultato il 20 ottobre 2026.
Bibliografia
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