Encephalartos chimanimaniensis è una cicadea arborescente dell’Africa australe, propria dei monti Chimanimani, massiccio di quarzite a cavallo del confine tra Zimbabwe e Mozambico. Questa specie del genere Encephalartos, con foglie verde lucido e coni maschili lunghissimi e lassi, fu descritta nel 1969 in base a piante coltivate in un giardino dello Zimbabwe. Spesso presentata come estinta in natura, è in realtà classificata in pericolo (EN) dalla IUCN, e popolazioni selvatiche frammentate sono state censite nel 2016-2017.
In sintesi: Encephalartos chimanimaniensis
- Nome accettato: Encephalartos chimanimaniensis R.A.Dyer & I.Verd. (1969), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; le piante erano prima attribuite a Encephalartos manikensis in senso ampio
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Chimanimani cycad» in inglese (Species+, Flora of Zimbabwe)
- Distribuzione naturale: monti Chimanimani, Mozambico (provincia di Manica) e Zimbabwe (Manicaland)
- Stato IUCN: in pericolo (EN), valutazione pubblicata nel 2022
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
- Rusticità documentata: un solo riscontro, incompleto: danni dopo una notte a −1 °C nel Salento, in Puglia, nel dicembre 2009 (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, praterie su quarzite; in coltivazione, non documentato
- Portamento e dimensioni adulte: tronchi ramificati alla base, alti fino a 1,75 m e larghi 45 cm; foglie di circa 1,5 m
- Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Encephalartos chimanimaniensis?
Si riconosce anzitutto dai coni maschili: lunghi (fino a 70 cm), con squame distanziate che lasciano vedere l’asse, non somigliano affatto ai coni femminili, al contrario di quanto si osserva in Encephalartos manikensis. La descrizione originale di Robert Allen Dyer e Inez Verdoorn (1969) indica questi caratteri:
- Tronchi: robusti, ramificati alla base (raramente semplici), alti fino a 1,75 m e larghi 45 cm, coperti da basi di foglie e da brattee lanose;
- Foglie: di circa 1,5 m, di contorno oblungo-ellittico, progressivamente ristrette verso la base; rachide da quasi diritto ad arcuato, lanoso da giovane;
- Foglioline: verdi e lucide, inserite a 2-3,5 cm l’una dall’altra, ritorte e disposte «a veneziana aperta»; foglioline mediane ovato-lanceolate, un po’ falcate, di 15-20 cm per 2,5-3 cm, spesso con 2-4 piccoli denti verso la base dei due margini, con la punta talvolta uncinata; le foglioline inferiori sono ridotte a spine;
- Coni maschili: fino a 3 insieme, subcilindrici, lunghi fino a 70 cm e larghi 8-11 cm, su un peduncolo di circa 15 cm; squame lasse, con la parte fertile scavata a doccia e l’estremità rigonfia che ricorda, secondo gli autori, una testa di tartaruga;
- Coni femminili: lunghi circa 45 cm e larghi 18-20 cm, su un peduncolo di 7-8 cm; squame con estremità larga 5,5-6,5 cm, fortemente rugosa una volta secca;
- Semi: rossi, apparentemente poco carnosi, lunghi 3,7-4 cm e larghi 2-2,5 cm.
Nella loro chiave fondata sulle foglie, gli autori considerano le foglioline lunghe (15-22 cm), ben distanziate e poco spinose, e il contorno piuttosto ellittico della foglia. Precisano che questa chiave vegetativa «non è affatto infallibile» e che i coni maschili restano il criterio migliore.
Ibridi
Nelle fonti consultate non è descritto alcun ibrido di Encephalartos chimanimaniensis. L’origine dei semi offerti in commercio è raramente documentata.
Possibili confusioni
La specie appartiene al «complesso Encephalartos manikensis», un gruppo di cicadee delle zone di confine tra Zimbabwe e Mozambico molto simili per il fogliame. Nel 1969 Dyer e Verdoorn ne separarono quattro specie: Encephalartos pterogonus, Encephalartos concinnus, Encephalartos chimanimaniensis ed Encephalartos munchii. Le differenze riguardano soprattutto i coni maschili:
- Encephalartos manikensis ha coni maschili compatti, con squame larghe quasi quanto lunghe, che somigliano ai coni femminili;
- Encephalartos pterogonus ha coni maschili molto compatti, con squame munite di angoli laterali a forma di ali;
- Encephalartos concinnus ha coni maschili compatti, con squame strette e ordinate «come tegole»;
- Encephalartos munchii ha, come Encephalartos chimanimaniensis, coni maschili lassi, ma con squame più sottili, distese quasi ad angolo retto, e foglioline glauche, fitte e rivolte in alto a V.
Senza coni, gli autori riconoscono che la distinzione resta incerta.
Tassonomia
Encephalartos chimanimaniensis è un nome accettato, senza sinonimi. Robert Allen Dyer e Inez Verdoorn, del Botanical Research Institute di Pretoria, lo pubblicarono nel 1969 sulla rivista Kirkia (7: 147-158; descrizione alle p. 154-155, fig. 13-15), in un articolo dedicato a «Encephalartos manikensis e ai suoi stretti alleati». Il tipo proviene dal versante mozambicano del monte Chimanimani (Munch 443, 444, 445); la descrizione indica come depositario dell’olotipo l’erbario SRGH di Harare, mentre The World List of Cycads lo colloca a PRE (Pretoria) e cita i numeri 443, 444 e 554: la divergenza non ha potuto essere risolta.
Gli autori non avevano visto alcuna pianta in natura. Lavorarono sulle piante del grande giardino roccioso di R.C. Munch, alla fattoria Mona vicino a Rusape, su campioni d’erbario e sulle osservazioni sul terreno di diversi naturalisti. Segnalavano anche due forme senza nome: due piante viste nel 1965 nel sud del massiccio, sul versante zimbabwese, verso 3.900 piedi (circa 1.190 m), che a loro avviso potrebbero giustificare un rango di sottospecie, e una popolazione del distretto di Chipinge con squame più piccole. Nessuna di queste forme è stata descritta da allora, secondo The World List of Cycads.
Etimologia e storia
L’epiteto chimanimaniensis significa «dei Chimanimani»: ricorda che la specie è endemica di questo massiccio (Haynes, 2022).
La storia della specie è legata a R.C. Munch, un agricoltore della regione di Rusape che collezionava nel suo giardino le cicadee delle montagne vicine e che spinse i botanici di Pretoria a riaprire, nel 1966, lo studio del complesso Encephalartos manikensis. La pianta tipo del suo giardino veniva dal versante est del monte Chimanimani, sul lato mozambicano. Nella loro conclusione, Dyer e Verdoorn indicavano già nell’uomo la minaccia più grave per gli Encephalartos selvatici, a causa della domanda mondiale di grandi piante per i giardini.
Nomi comuni
Per Encephalartos chimanimaniensis non è attestato alcun nome italiano. In inglese porta il nome di «Chimanimani cycad» (cicadea dei Chimanimani), usato da Species+ e dalle Flore dello Zimbabwe e del Mozambico. Non è stato trovato alcun nome in una lingua locale.
In natura
Encephalartos chimanimaniensis è confinato ai monti Chimanimani, in Zimbabwe (Manicaland) e in Mozambico (provincia di Manica). Le Flore dello Zimbabwe e del Mozambico indicano come ambiente le praterie su quarzite. Le quote precise e il clima delle stazioni non sono pubblicati nelle fonti consultate, salvo per la forma segnalata verso 1.190 m nel 1965.
Lo stato della specie in natura è stato a lungo poco conosciuto. La Flora dello Zimbabwe, che cita in particolare la lista rossa zimbabwese del 2002, la dice nota in un solo sito nel bacino di un fiume, non ritrovata durante prospezioni recenti e «considerata estinta»; il piano di gestione dell’area di conservazione transfrontaliera dei Chimanimani (2010) la classifica «estinta in Zimbabwe». Prospezioni condotte nel 2016 e nel 2017 nei distretti di Chimanimani e di Chipinge, con il sostegno della Rufford Foundation, hanno tuttavia permesso di cartografare popolazioni selvatiche residue. Il loro rapporto descrive sottopopolazioni molto frammentate dallo sradicamento degli adulti, femmine isolate dai maschi, coni che non maturano nello stesso momento e quindi un’impollinazione naturale quasi assente, oltre a una scarsa diversità genetica. Gli impollinatori della specie non sono stati studiati.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos chimanimaniensis è classificato in pericolo (EN) nella Lista rossa della IUCN (valutazione di Bösenberg pubblicata nel 2022), secondo i criteri B1ab(i,ii,iii,iv,v)+2ab(i,ii,iii,iv,v): areale e superficie occupata molto ridotti, popolazioni frammentate e declino continuo dell’areale, degli habitat, del numero di siti e del numero di adulti. Non è quindi classificato «estinto in natura», contrariamente a quanto affermano ancora alcuni siti; la pagina della IUCN non ha potuto essere letta (sito bloccato).
Come tutte le specie del genere, è iscritto all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e, in Italia come in tutta l’Unione europea, all’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (lista in vigore: regolamento (UE) 2026/1383), secondo Species+. Le piante vendute in Europa devono provenire da coltivazione ed essere accompagnate dai documenti richiesti. Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: prima di qualsiasi acquisto verificate la normativa in vigore e, se necessario, consultate le autorità CITES italiane (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri).
La conservazione fuori dall’ambiente naturale resta modesta. Secondo la presentazione del progetto sostenuto dalla Rufford Foundation (rilevata da estratto di ricerca), le principali collezioni degli erbari dello Zimbabwe riunivano in tutto meno di otto piante adulte; un vivaio è stato creato presso l’Erbario nazionale e giardino botanico dello Zimbabwe, a Harare, a partire da semi, polloni e talee di fusto, ma nel 2018 erano state prodotte troppo poche piante per pensare a una reintroduzione.
Coltivazione
Nessun dato pubblicato descrive con precisione la coltivazione di Encephalartos chimanimaniensis, e i consigli che seguono si deducono dal suo ambiente e dalle osservazioni disponibili. La specie viene da praterie di montagna su quarzite, roccia che dà suoli sabbiosi, poveri e drenanti: un substrato minerale, senza ristagni d’acqua, è la scelta logica. Dyer e Verdoorn studiarono piante che crescevano e producevano coni in un giardino roccioso dello Zimbabwe, a Rusape, il che dimostra che la specie si coltiva in piena terra in un clima tropicale d’altitudine.
In Italia
Negli orti botanici. La presenza di Encephalartos chimanimaniensis negli orti botanici italiani non è documentata. La specie non compare nelle fonti consultate: le pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli (compreso l’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate a Napoli nel 1993-94, pubblicato nel 1997, e la descrizione delle serre uscita nel 2019), gli Index Seminum, le fonti di Palermo e della Mortola e la banca dati BGCI PlantSearch.
Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie è coltivata da un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce), che nell’ottobre 2009 ne pubblica le foglie nuove dell’estate. Lo stesso coltivatore riferisce nel dicembre 2009 che, «dalle sue parti», una sola notte a −1 °C, tra due giornate con massime vicine ai 20 °C, ha causato «non pochi danni» a diversi Encephalartos, tra cui Encephalartos chimanimaniensis (che scrive «chimanimanensis»), Encephalartos ferox ed Encephalartos concinnus; non precisa se le piante fossero in vaso o in piena terra, né la loro età, né la natura dei danni. Già nel dicembre 2008 aveva scritto, in base alla sua esperienza con piante «di una certa dimensione e in pieno benessere», che il gruppo formato da Encephalartos concinnus, Encephalartos chimanimaniensis, Encephalartos pterogonus, Encephalartos munchii, Encephalartos tegulaneus, Encephalartos villosus, Encephalartos ferox e Encephalartos whitelockii non ha alcuna possibilità di sopravvivere a una gelata. Nel 2013 e nel 2014 un appassionato della zona di Napoli chiede sullo stesso forum notizie sulla resistenza al freddo della specie, senza ricevere risposta. Non è stato trovato alcun altro riscontro per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, sono molto scarse: sul forum Fous de palmiers un collezionista ha mostrato nel 2010 e nel 2011 una giovane pianta in crescita, e nel 2013 un vivaio tedesco ha annunciato semi, senza indicazioni affidabili sulla loro origine. Nessuna informazione sulle condizioni di coltivazione accompagna questi messaggi.
Moltiplicazione
La specie si moltiplica per seme e, come ha fatto il progetto condotto a Harare, per polloni e talee di fusto. Il progetto ha confrontato l’attecchimento di questi tre tipi di materiale, ma i risultati numerici non sono pubblicati nel rapporto consultato. I semi devono provenire da piante coltivate e impollinate a mano. Per il metodo generale, vedi l’articolo del sito dedicato alla semina delle cicadee.
Malattie e parassiti
L’unico problema documentato riguarda il vivaio di Harare: molte giovani piante vi sono state attaccate da un curculionide, che ne ha fatto appassire una parte, e altre sono marcite. Il gruppo di lavoro ha regolato la frequenza delle annaffiature e controllato il materiale raccolto prima di introdurlo nel vivaio, perché le piante infestate trasmettevano i curculionidi alle altre. La specie del curculionide non è precisata.
Rusticità
Encephalartos chimanimaniensis non è stato oggetto di alcuna misura precisa di resistenza al freddo. L’unica testimonianza trovata, italiana, descrive danni già con una piccola gelata.
In Italia e nel sud della Francia
In Italia l’unico riscontro viene dal Salento, sul forum Tropicamente: nel dicembre 2009 una sola notte a −1 °C, tra due giornate miti, ha causato «non pochi danni» alle piante di un collezionista, senza che siano precisati il tipo di coltivazione (vaso o piena terra), l’età delle piante e la loro protezione. Lo stesso collezionista ritiene, in base alla sua esperienza, che la specie non sopravviva a una gelata. In Francia non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in piena terra, né sul forum Fous de palmiers né in altre fonti francofone, per nessuna regione; le rare piante segnalate sono coltivate in vaso. In mancanza di altri dati, svernatela al riparo dal gelo, anche nelle regioni italiane più miti.
Riferimenti internazionali
Nessuna fonte consultata precisa le temperature minime subite dalle stazioni della specie sui monti Chimanimani. Le piante studiate da Dyer e Verdoorn crescevano e producevano coni in un giardino di Rusape, in un clima tropicale d’altitudine dello Zimbabwe, senza che siano indicati valori di freddo.
Tossicità e precauzioni
Per Encephalartos chimanimaniensis non è stato pubblicato alcun dato di tossicità. Il rischio è però documentato nel genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata già nel 1944, e i semi degli Encephalartos contengono glicosidi propri delle cicadee, la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Questa specie va quindi considerata tossica: usate i guanti per maneggiare i semi e teneteli fuori dalla portata dei bambini e degli animali. In caso di ingestione rivolgetevi a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso tradizionale di Encephalartos chimanimaniensis. Le minacce descritte sono il prelievo di piante per il commercio e il degrado degli habitat.
Domande frequenti
Encephalartos chimanimaniensis è estinto in natura?
No, secondo i dati più recenti. La IUCN lo classifica in pericolo (EN) dalla valutazione pubblicata nel 2022, e popolazioni selvatiche, molto frammentate, sono state cartografate nel 2016-2017. Alcune fonti, tra cui la Flora dello Zimbabwe, lo dicono ancora estinto, sulla base di dati più vecchi.
Come distinguerlo da Encephalartos manikensis?
Soprattutto dai coni maschili. In Encephalartos chimanimaniensis sono lunghi, lassi e lasciano vedere l’asse; in Encephalartos manikensis sono compatti e somigliano ai coni femminili. Anche le foglioline di Encephalartos chimanimaniensis sono più lunghe e più distanziate, ma questo criterio da solo non è affidabile.
Quanto diventa grande?
Forma tronchi ramificati alla base, alti fino a 1,75 m e larghi 45 cm, coronati da foglie di circa 1,5 m. I coni maschili possono raggiungere 70 cm di lunghezza.
Resiste al freddo in Italia?
No, secondo l’unica testimonianza disponibile. Nel Salento un collezionista ha osservato danni dopo una sola notte a −1 °C, nel dicembre 2009. Coltivatelo in vaso e svernatelo al riparo dal gelo.
Si può vedere in un orto botanico italiano?
Non risulta. La specie non compare nelle fonti consultate sugli orti botanici italiani; in Italia è documentata soltanto in una collezione privata del Salento.
Da dove viene il suo nome?
Dal suo unico massiccio d’origine, i monti Chimanimani, al confine tra Zimbabwe e Mozambico. I botanici Dyer e Verdoorn gli diedero questo nome nel 1969.
È tossico?
Va considerato tale. Non esistono dati per la specie, ma i semi degli Encephalartos contengono tossine pericolose per l’uomo e per gli animali.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads, Encephalartos chimanimaniensis: https://cycadlist.org/scientific_name/282 — nome accettato, autori, pubblicazione, tipo, distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN e criteri. Lista di riferimento delle cicadee (versione 2026.08.15), affidabile; consultata direttamente.
- The World List of Cycads, descrizione originale (PDF): https://cycadlist.org/storage/proto/Encephalartos_chimanimaniensis.pdf — testo integrale di Dyer e Verdoorn (1969): descrizione, chiavi, storia. Articolo pubblicato, fonte primaria; consultato direttamente.
- Flora of Zimbabwe, Encephalartos chimanimaniensis: https://www.zimbabweflora.co.zw/speciesdata/species.php?species_id=102930 — nome inglese, ambiente, stato nazionale «estinto». Flora in rete curata da botanici, affidabile ma da datare; consultata direttamente.
- Flora of Mozambique, Encephalartos chimanimaniensis: https://www.mozambiqueflora.com/speciesdata/species.php?species_id=102930 — ambiente, stato «in pericolo». Flora in rete, affidabile; consultata direttamente.
- Rufford Foundation, rapporti di T.M. Nyamucherera: https://www.rufford.org/projects/tarisai-nyamucherera/conservation-horticulture-for-the-encephalartos-chimanimaniensis-a-critically-endangered-cycad-in-zimbabwe/ — prospezioni del 2016-2017, stato delle popolazioni, vivaio di Harare, curculionidi. Rapporti di un progetto di conservazione, informativi ma non sottoposti a revisione paritaria; consultati direttamente.
- BIOFUND, piano di gestione della riserva dei Chimanimani, allegato 5 (PDF): https://biblioteca.biofund.org.mz/wp-content/uploads/2019/01/1548246128-RNC%20MP_Appendix%205%20Rare%20or%20Endangered%20Plants%20of%20Chimanimani.pdf — stato «estinto in Zimbabwe» ripreso dalle liste del 2002. Documento di gestione, datato; consultato direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos chimanimaniensis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/20701/legal — Appendice I della CITES, Allegato A dell’Unione europea, nome inglese. Banca dati ufficiale, affidabile; consultata direttamente.
- Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
- Tropicamente, discussioni «Piante che ce l’hanno fatta!/ non ce l’hanno fatta», «Encephalartos», «Le foglie nuove delle Cycadacee» ed «encephalartos»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/piante-che-ce-lhanno-fatta-non-ce-lhanno-fatta/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/le-foglie-nuove-delle-cycadacee/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos-3/ — danni dopo una gelata di −1 °C nel Salento (dicembre 2009), parere sulla resistenza al gelo (2008), foglie nuove (2009), domanda senza risposta (2014). Forum italiano di coltivatori, testimonianze incomplete; consultato direttamente l’11 ottobre 2026.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli, senza Encephalartos chimanimaniensis. Rivista dell’Orto botanico, fonte datata.
Bibliografia
- Dyer, R.A. & Verdoorn, I.C. (1969). Encephalartos manikensis and its near allies. Kirkia 7(1): 147-158. [Protologo; descrizione, chiavi fondate sui coni maschili e sulle foglie, storia; testo integrale consultato.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos chimanimaniensis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41902A50904376. [Categoria EN e criteri; riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina della Lista rossa non consultata.]
- Nyamucherera, T.M. (2017-2019). Rapporti di progetto su Encephalartos chimanimaniensis (progetti 19793-1 e 24149-2). The Rufford Foundation, Londra. [Prospezioni, frammentazione delle popolazioni, vivaio; testi consultati.]
- Golding, J.S. (a cura di) (2002). Zimbabwe Plant Red Data List. Southern African Plant Red Data Lists, SABONET Report 14. [Citata nella bibliografia della Flora dello Zimbabwe, che dà la specie per estinta; non consultata.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Coral Gables, Montgomery Botanical Center. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]
- Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; riferimento ripreso dalla pagina del genere (sintesi consultata).]