Encephalartos kisambo

Encephalartos kisambo è una grande cicadea dell’Africa orientale, originaria del sud-est del Kenya e del nord-est della Tanzania, dove cresce sui pendii rocciosi e nelle foreste nebbiose di colline e montagne, dalla zona di Voi e delle colline di Maungu fino ai monti dell’Arco orientale tanzaniano. Questa specie del genere Encephalartos forma un tronco massiccio e porta una corona fitta di foglie verde scuro, lunghe e molto erette. Descritta nel 1989 da Faden e Beentje, comprende oggi anche le piante descritte come Encephalartos kanga ed Encephalartos voiensis, nomi che si trovano ancora in commercio. La Lista rossa della IUCN la classifica in pericolo. In Italia è documentata negli orti botanici di Napoli e di Messina, e un coltivatore siciliano ne ha visto ripartire una pianta dopo un inverno a −2 °C con la neve.

In sintesi: Encephalartos kisambo

  • Nome accettato: Encephalartos kisambo Faden & Beentje (1989), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos kanga Pócs & Q.Luke (2008) ed Encephalartos voiensis (1989), sinonimi secondo The World List of Cycads
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «kisambo» è il nome locale in lingua taita, diventato l’epiteto
  • Distribuzione naturale: Kenya (contea di Taita-Taveta: zona di Voi, colline di Maungu) e Tanzania (Kilimangiaro, forse Morogoro, con il monte Kanga nei monti Nguru)
  • Stato IUCN: in pericolo (EN B1ab(ii,iii)+2ab(ii,iii)), valutazione del 2010
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: in Italia, una pianta in vaso ripartita dopo un inverno con punte di −2 °C e neve (Sicilia, 2014-2015); piante salentine indenni dopo una notte a −1 °C (dicembre 2009) (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura pendii rocciosi e foreste nebbiose; in coltivazione luce forte con leggera ombra da giovane e substrato molto drenante, secondo i coltivatori
  • Portamento e dimensioni adulte: cicadea arborescente con tronco massiccio, solitario o con polloni; foglie lunghe, erette, verdi o verde bluastro
  • Tossicità: non studiata per la specie; semi tossici negli altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: un esemplare all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (Delpinoa, 1997); citato nella collezione dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009); riscontri di coltivazione nel Salento e in Sicilia

Come riconoscere Encephalartos kisambo?

Encephalartos kisambo si riconosce dalla corona fitta di foglie lunghe e particolarmente erette, verde scuro, portata da un tronco massiccio: un aspetto molto architettonico, che ricorda una grande cicadea di foresta. Le descrizioni disponibili per questa scheda, di carattere generale, indicano:

  • Tronco: arborescente, pachicaule, spesso massiccio, solitario o con polloni secondo le condizioni e la storia della pianta;
  • Foglie: riunite in una corona densa, lunghe (spesso diversi metri secondo le fonti orticole), da verdi a verde bluastro e nettamente erette;
  • Foglioline: coriacee, con l’apice pungente, armate di denti in numero variabile secondo la posizione sulla foglia e il vigore della pianta;
  • Coni maschili: da uno a diversi, cilindrici, color crema o giallo, lunghi diverse decine di centimetri;
  • Coni femminili: più massicci, ovoidi, di tinta giallo-arancio;
  • Semi: con un involucro carnoso (sarcotesta) rosso-arancio a maturità.

Come tutte le cicadee, la specie è dioica: ogni pianta è maschile o femminile. In coltivazione i coni maschili compaiono più spesso, perché le piante maschili possono produrli più frequentemente e consumano meno energia delle femmine, che devono maturare i semi. Le misure precise della descrizione originale di Faden e Beentje (1989) non sono state consultate per questa scheda.

Encephalartos kisambo
Encephalartos kisambo al Jardín de Aclimatación de La Orotava (Tenerife, isole Canarie)

Ibridi

Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido naturale di Encephalartos kisambo che sia stato nominato e ampiamente accettato. In coltivazione l’ibridazione è più facile, perché le collezioni riuniscono specie che in natura non si incontrano, l’impollinazione manuale è semplice e il polline si conserva e si trasporta. Chi coltiva la specie a scopo di conservazione dovrebbe isolare i coni femminili quando nella serra circola polline di altri Encephalartos, etichettare con cura il polline (data, specie, individuo) e non diffondere mai come «puri» semi nati da impollinazioni incerte.

Possibili confusioni

Nel complesso dell’Africa orientale Encephalartos kisambo viene spesso avvicinato a Encephalartos hildebrandtii, della costa del Kenya e della Tanzania. Le tendenze citate nella letteratura cicadologica sono foglioline spesso falcate (ricurve) e una dentatura dei margini meno esuberante in Encephalartos kisambo, con un portamento d’insieme molto ordinato ed eretto, e differenze nei coni maschili (dimensioni, proporzioni, dettagli delle squame). In coltivazione la luce, la nutrizione e l’età possono modificare l’aspetto delle foglioline e la rigidità delle foglie: i confronti affidabili si fanno su piante adulte, ben esposte, e possibilmente su più emissioni di foglie.

Tassonomia

Encephalartos kisambo è un nome accettato da The World List of Cycads. Faden e Beentje lo pubblicarono nel 1989 sulla rivista kenyota Utafiti (2(1): 7-10); l’olotipo è conservato a Kew (K), con isotipi in diversi erbari (BR, EA, MO, PRE, UPS, US, WAG), secondo The World List of Cycads.

Due nomi pubblicati in seguito o nello stesso periodo sono oggi considerati sinonimi: Encephalartos voiensis (1989), dal nome della città di Voi, ed Encephalartos kanga Pócs & Q.Luke (2008), descritto per le piante del monte Kanga, nei monti Nguru della Tanzania. Per Encephalartos kanga, The World List of Cycads riporta le ragioni indicate da Haynes (2009) in un articolo del Cycad Newsletter dedicato alla storia tassonomica e alle affinità morfologiche della specie: forte sovrapposizione dei caratteri vegetativi, assenza di dati sui coni maschili e coni femminili descritti su una sola pianta. In pratica, una pianta etichettata Encephalartos kanga o Encephalartos voiensis appartiene, secondo la tassonomia attuale, a Encephalartos kisambo.

Etimologia e storia

L’epiteto kisambo è il nome locale della pianta nella lingua dei Taita, popolazione delle colline di Taita, nel sud-est del Kenya, secondo The World List of Cycads. È uno dei rari Encephalartos il cui nome scientifico riprende direttamente un nome vernacolare africano.

La specie è entrata relativamente tardi in coltivazione, ma è diventata un punto di riferimento per chi cerca una grande cicadea di carattere, longeva e di aspetto architettonico. L’articolo del Cycad Newsletter del marzo 2009 ne ripercorre la storia tassonomica, lo stato di conservazione e il contesto orticolo.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano per Encephalartos kisambo. Il solo nome vernacolare documentato è «kisambo», in lingua taita (Kenya), ripreso come epiteto. Non è stato trovato alcun nome swahili proprio della specie.

In natura

Encephalartos kisambo è originario dell’Africa orientale. The World List of Cycads lo indica in Kenya (contea di Taita-Taveta) e in Tanzania (regione del Kilimangiaro e, con dubbio, di Morogoro). Le fonti specializzate citate nella versione francese di questa scheda lo collocano in particolare nella zona di Voi e delle colline di Maungu, in Kenya, e nei massicci dell’Arco orientale tanzaniano, tra cui il monte Kanga, nei monti Nguru. Un documento del BGCI del 2020 sulle specie arboree minacciate del Kenya la elenca tra le specie in pericolo delle colline di Taita e indica che, secondo la banca dati PlantSearch, è la più presente di queste specie nelle collezioni ex situ, con 25 collezioni nel mondo; un dato che il documento collega alla popolarità delle cicadee arborescenti in orticoltura.

L’habitat è descritto come un mosaico di foreste nebbiose e di pendii rocciosi scoscesi: zone con nebbie frequenti, umidità atmosferica elevata e acqua che scorre su pareti e scarpate, alternate a microhabitat più secchi su falesie e affioramenti, con substrato minerale, drenaggio estremo e forte calore diurno. Il terreno è fatto di pendii ripidi, cenge, ghiaioni stabilizzati e suoli sottili e discontinui.

La specie vive a quote da moderate a montane secondo le stazioni (circa 1.000-1.300 m per il monte Kanga), il che spiega le notti fresche nonostante la latitudine tropicale. Nella zona di Voi le minime registrate dalla stazione meteorologica scendono, durante gli episodi freschi, intorno ai 10 °C, ordine di grandezza di un record locale: non è un clima «freddo» in senso orticolo europeo. Un record di stazione non descrive però i microclimi delle cenge, che possono essere più freddi per irraggiamento notturno, e nella foresta nebbiosa l’umidità fredda può durare a lungo. Il gelo è fuori dal suo ambiente climatico normale.

Come per molte cicadee, l’impollinazione è con ogni probabilità affidata a insetti specializzati, soprattutto coleotteri, attirati da coni capaci di produrre calore e odori; i dati pubblicati per questa specie sono però scarsi. Il seme è avvolto da un involucro carnoso colorato che, negli Encephalartos, viene consumato da animali frugivori opportunisti: in Africa orientale possono trattarsi di primati (cercopitechi, babbuini) e di uccelli frugivori come alcuni buceri. Nessuno studio descrive con precisione i dispersori di questa specie.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos kisambo è classificato in pericolo (EN) nella Lista rossa della IUCN, secondo i criteri B1ab(ii,iii)+2ab(ii,iii) riportati da The World List of Cycads (valutazione del 2010): areale e area occupata ridotti, con un declino continuo dell’area occupata e della qualità dell’habitat. Le minacce principali riferite sono la perdita di habitat (disboscamento, produzione di carbone di legna, espansione agricola) e i prelievi illegali per il commercio orticolo, perché la specie è ricercata.

Come tutto il genere, Encephalartos kisambo è iscritto all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale di piante prelevate in natura a fini commerciali è vietato, e possono circolare solo piante riprodotte artificialmente, con i permessi richiesti. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383. In Italia i controlli spettano al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Servizio CITES dei Carabinieri. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: prima di qualsiasi acquisto o importazione verificate la situazione su Species+ e su EUR-Lex ed esigete la prova che la pianta proviene da coltivazione.

Coltivazione

Encephalartos kisambo è una cicadea vigorosa, ma i riscontri pubblicati restano qualitativi. Le esigenze che emergono dall’habitat e dall’esperienza dei coltivatori sono un substrato molto drenante, una radice fittonante profonda da rispettare e un’acqua che non deve mai ristagnare al colletto.

  • Esposizione: nei climi miti accetta il sole, ma molti coltivatori la trovano più vigorosa in luce forte con una leggera ombra, soprattutto da giovane, come al margine di un bosco o su una falesia nebbiosa;
  • Substrato: prevalentemente minerale, aerato e non compattante; in piena terra meglio un rilievo minerale, con il colletto mai interrato e una pacciamatura minerale;
  • Vaso: alto (tipo «da palma»), drenante, con una forte quota minerale; meglio un grande vaso stabile che una serie di vasi appena più grandi, perché la radice fittonante soffre dei rinvasi;
  • Irrigazione e nutrizione: annaffiature abbondanti ma distanziate, con asciugatura rapida, un’atmosfera non troppo secca e una concimazione moderata ma regolare durante la crescita.

Gli errori più frequenti sono il caldo senza ventilazione, che crea un’atmosfera confinata favorevole ai funghi, un substrato troppo fine o compatto, in cui l’acqua ristagna e soffoca lentamente le radici, e un vaso troppo basso, in cui il fittone si piega e la crescita si blocca a lungo.

In Italia

Negli orti botanici. Lo studio sul polimorfismo enzimatico degli Encephalartos pubblicato nel 1997 su Delpinoa, la rivista dell’Orto Botanico di Napoli (dati del 1993-94), ha esaminato un esemplare di Encephalartos kisambo originario del Kenya, coltivato nell’Orto Botanico; gli autori precisano che le piante studiate erano state raccolte in natura o fornite da altre istituzioni botaniche. Le pubblicazioni più recenti del giardino (2007, 2019) non citano più la specie, e non si sa se questa pianta esista ancora. La pagina «Cicadee» dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, datata 23 febbraio 2009, elenca Encephalartos kisambo tra le cicadee della collezione, che comprende esemplari in piena terra riuniti in un’aiuola e numerose specie in vaso, senza precisare dove sia coltivata questa specie. Le collezioni italiane di cicadee sono presentate nell’articolo Cicadee negli orti botanici italiani.

Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie compare in tre messaggi:

  • un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) riferisce nel dicembre 2008, in base alla sua esperienza con piante «di una certa dimensione e in pieno benessere», che il gruppo di specie formato da Encephalartos arenarius, Encephalartos bubalinus, Encephalartos sclavoi, Encephalartos hildebrandtii ed Encephalartos kisambo perde completamente le foglie dopo una gelata, ma con buone possibilità di ripresa alla stagione vegetativa successiva; il messaggio non indica temperature né se le piante fossero in vaso o in piena terra;
  • lo stesso collezionista scrive nel dicembre 2009 che, dopo una sola notte a −1 °C tra due giornate con massime vicine ai 20 °C, che aveva danneggiato diversi Encephalartos dell’Africa australe e orientale, le sue piante di Encephalartos sclavoi, Encephalartos kisambo ed Encephalartos hildebrandtii erano «passate indenni»;
  • un coltivatore siciliano (la regione si ricava da un altro suo messaggio) riferisce nel settembre 2015 che un Encephalartos kisambo dimenticato all’aperto si è ripreso dopo un inverno molto freddo per la sua zona, con punte di −2 °C e un periodo sotto la neve: la pianta sembrava ridotta a «un rimasuglio insignificante», ma annaffiata per tutta l’estate ha cominciato a emettere una foglia nuova a settembre. Il contesto indica una pianta in vaso, senza protezione; l’età e le dimensioni non sono precisate. Lo stesso coltivatore scrive che in quell’inverno la minima di −2 °C non si verificava probabilmente da diversi decenni.

Non è stato trovato alcun riscontro per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini o il versante adriatico.

Moltiplicazione

La semina di Encephalartos kisambo è accessibile ma lenta e richiede un’igiene rigorosa. Il protocollo indicato nella versione francese di questa scheda, di tipo generale, prevede di:

  • raccogliere semi ben maturi, con l’involucro carnoso colorato e leggermente morbido;
  • togliere completamente l’involucro carnoso, con i guanti, e lavare a lungo;
  • lasciare i semi in ammollo per 24-48 ore in acqua pulita cambiata spesso, poi asciugarli in superficie;
  • disinfettarli leggermente con un prodotto antifungino adatto alle semine;
  • seminarli in un substrato molto aerato (50-70% minerale: lapillo, pomice, ghiaino; 30-50% organico molto stabile: corteccia compostata, fibra), con il seme interrato a metà, senza pressare;
  • mantenere una temperatura costante e calda, in genere 25-30 °C, con ventilazione, e un substrato appena umido, mai fradicio;
  • trasferire il seme germinato in un vaso alto non appena compare la radice, per non spezzare il fittone.

La specie può anche produrre polloni, ma i polloni radicati degli Encephalartos crescono spesso male per anni, secondo diversi coltivatori italiani. Si possono acquistare solo piante e semi provenienti da coltivazione, accompagnati dai documenti CITES.

Malattie e parassiti

Non è stata trovata alcuna malattia né alcun parassita propri di Encephalartos kisambo. In coltivazione i problemi principali sono quelli comuni alle cicadee: marciume delle radici e del colletto in un substrato troppo compatto o bagnato, soprattutto con il freddo, e muffe sui semi in germinazione se manca la ventilazione.

Rusticità

Encephalartos kisambo non è una cicadea da gelo: in natura non conosce temperature negative, e sotto 0 °C la sopravvivenza diventa una questione di durata dell’esposizione, di umidità e di protezione del cuore della pianta. I pochi riscontri disponibili, italiani compresi, mostrano però che la pianta può perdere le foglie e ripartire.

In Italia

  • Salento (Puglia): nel dicembre 2009 un collezionista di Nardò (Lecce) riferisce che le sue piante sono passate indenni attraverso una notte a −1 °C, mentre la stessa gelata improvvisa danneggiava altre specie; nel 2008 riteneva che, dopo una gelata, la specie perda tutte le foglie ma riparta di solito alla stagione successiva. Tipo di coltivazione non precisato.
  • Sicilia: nell’inverno 2014-2015 una pianta in vaso, lasciata all’aperto senza protezione, ha sopportato punte di −2 °C e la neve; ridotta quasi a nulla, ha ripreso a vegetare nel settembre 2015.

Non è stato trovato alcun riscontro per le altre zone climatiche italiane. Questi casi riguardano gelate brevi e piante di cui non si conoscono le dimensioni: non permettono di consigliare la piena terra.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie non è stato trovato alcun riscontro francese di coltivazione all’aperto; la versione francese di questa scheda segnala solo la presenza della specie nell’inventario delle collezioni del giardino botanico di Lione.

Riferimenti internazionali

  • Su una discussione di coltivatori anglofoni, un episodio di gelo prolungato «attorno alla metà dei venti gradi Fahrenheit» (circa −4 °C) è associato a una defogliazione di Encephalartos kisambo, con una ripresa che dipende dal vigore della pianta e dalla protezione del cuore.
  • Sulla costa della California, un vivaio riferisce l’assenza di danni alle foglie durante una minima di circa 25 °F (circa −4 °C), su piante in condizioni adatte (sito, durata, umidità).
  • In Giappone, un blog di coltivatori segnala una scarsa tolleranza al freddo e consiglia la coltivazione al riparo nella maggior parte del paese.

In sintesi, tra −2 e −4 °C le foglie possono bruciare, soprattutto se il gelo dura e l’aria è umida; la sopravvivenza del meristema dipende molto dalla protezione del cuore, dal drenaggio e dalla rapidità del rialzo termico. Come negli altri Encephalartos, le sopravvivenze al freddo riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; un esemplare adulto con il tronco fuori terra non gode di questa protezione. Nei climi mediterranei miti la piena terra è possibile solo in posizione riparata (muro, pendio drenante, suolo minerale), impedendo all’acqua fredda di entrare nel cuore e mantenendo asciutto il colletto; nei climi più umidi è più prudente un grande vaso molto drenante, al riparo dal gelo d’inverno.

Tossicità e precauzioni

Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos kisambo, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per pulire i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è descritto alcun uso tradizionale di Encephalartos kisambo, a parte il nome taita della pianta, ripreso come epiteto.

Domande frequenti

Che cosa significa kisambo?

È il nome locale della pianta nella lingua dei Taita, nel sud-est del Kenya. Faden e Beentje l’hanno ripreso come epiteto quando hanno descritto la specie nel 1989.

Encephalartos kanga ed Encephalartos kisambo sono la stessa pianta?

Sì, secondo la tassonomia attuale. The World List of Cycads considera Encephalartos kanga (2008) ed Encephalartos voiensis (1989) sinonimi di Encephalartos kisambo, perché i caratteri vegetativi si sovrappongono e i dati sui coni di Encephalartos kanga erano insufficienti.

Encephalartos kisambo resiste al freddo in Italia?

Poco, ma può ripartire. Nel Salento alcune piante sono passate indenni attraverso una notte a −1 °C, e in Sicilia una pianta in vaso è ripartita dopo un inverno con punte di −2 °C e neve, dopo aver perso quasi tutto. Non sono stati pubblicati riscontri in piena terra con temperature più basse: d’inverno conviene proteggerlo dal gelo.

Dove si può vedere in Italia?

Forse a Napoli e a Messina. L’Orto Botanico di Napoli ne coltivava un esemplare all’inizio degli anni Novanta, e la pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (2009) lo cita nella collezione. Non si sa se queste piante esistano ancora.

È minacciato?

Sì. La Lista rossa della IUCN lo classifica in pericolo, a causa del suo areale ridotto, della distruzione dell’habitat e dei prelievi illegali. È iscritto all’Appendice I della CITES e all’Allegato A nell’Unione europea.

Come distinguerlo da Encephalartos hildebrandtii?

Non è facile sulle piante giovani. Encephalartos kisambo ha spesso foglioline più falcate, una dentatura meno esuberante e foglie molto erette; le differenze più sicure riguardano i coni maschili. I confronti vanno fatti su piante adulte.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Faden & Beentje (1989). Encephalartos kisambo. Utafiti 2(1): 7-10. [Descrizione originale; non consultata, riferimento secondo The World List of Cycads.]
  • Pócs & Q.Luke (2008). Encephalartos kanga. [Specie oggi in sinonimia; riferimento secondo The World List of Cycads, non consultato.]
  • Haynes, J.L. (2009). Cycad Newsletter 32(1): 6-14. [Sinonimia di Encephalartos kanga con Encephalartos kisambo; citato da The World List of Cycads.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Esemplare coltivato all’Orto Botanico di Napoli; testo integrale consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Nomenclatura, distribuzione, stato IUCN; consultata direttamente.]