Encephalartos ituriensis

Encephalartos ituriensis è una grande cicadea dell’Africa centrale, endemica della regione dell’Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, dove cresce su cupole di granito che emergono dalla foresta pluviale. Questa specie del genere Encephalartos ha un portamento da palma, con un tronco che può raggiungere 6 m e una corona di foglie arcuate lunghe 2-3 m, e una crescita spesso sorprendentemente vigorosa per un Encephalartos. Descritta nel 1990 da Paul Bamps e Stanisław Lisowski, è classificata vulnerabile nella Lista rossa della IUCN. Pianta di clima tropicale senza gelo, in Italia si coltiva in vaso o in serra.

In sintesi: Encephalartos ituriensis

  • Nome accettato: Encephalartos ituriensis Bamps & Lisowski (1990), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15)
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; le prime raccolte erano state attribuite provvisoriamente a Encephalartos hildebrandtii
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Ituri forest cycad» in inglese (Botanische Tuinen Nederland)
  • Distribuzione naturale: Repubblica Democratica del Congo (Ituri, monti Mukonza e Tatotudu vicino a Nduye); una presenza in Uganda occidentale è stata ipotizzata ma non confermata
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU D1), aggiornamento della Lista rossa del 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun valore italiano; sui forum anglofoni danni alle foglie verso −2 °C con brina (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura cupole e rocce di granito in foresta umida, a 1.100-1.200 m; in coltivazione luce forte o sole filtrato e substrato molto drenante
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco fino a 6 m e 50 cm di diametro, talvolta coricato; foglie di 2-3 m (Bamps e Lisowski, 1990)
  • Tossicità: non studiata per la specie; semi tossici negli altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: nessuna presenza documentata nelle pubblicazioni degli orti botanici italiani consultate; nessun riscontro di coltivazione pubblicato

Come riconoscere Encephalartos ituriensis?

Encephalartos ituriensis si riconosce dalla silhouette da palma, con una corona di foglie arcuate di un verde intenso, e dalle foglioline mediane terminate da una sola spina. La descrizione originale di Bamps e Lisowski (1990) indica:

  • Tronco: alto fino a 6 m e largo 50 cm, talvolta coricato;
  • Foglie: riunite alla sommità del tronco, lunghe 2-3 m e larghe 40 cm;
  • Foglioline: quelle mediane più o meno opposte, sessili, da lanceolate a oblunghe, coriacee, lunghe fino a 25 cm e larghe 3 cm, terminate da una sola spina e con 3-9 piccole spine più o meno sviluppate su ciascun margine; nervature longitudinali appena visibili; le foglioline si riducono verso la base della foglia;
  • Cono maschile: fusiforme, lungo 26 cm e largo 7 cm, su un peduncolo spesso lungo al massimo 16 cm; squame mediane di 3 cm per 2,5 cm, un po’ rialzate;
  • Cono femminile: da cilindrico a ovoide, lungo 20 cm e largo 12 cm, troncato alla base e arrotondato all’apice, su un peduncolo corto e spesso; faccia esterna delle squame mediane larga 5 cm;
  • Semi: ovoidi, più o meno angolosi, lunghi 2,5-3,5 cm e larghi 1,5-2,5 cm, lisci, bruno-rossastri da secchi.

Gli autori segnalano però fotografie di una pianta dell’Ituri, da confermare, con un cono femminile circa due volte più lungo. Una descrizione emendata, pubblicata da Vorster nel 1998, ha precisato la morfologia della specie, perché le prime descrizioni erano incomplete o basate su materiale immaturo; il suo contenuto non è stato ripreso in dettaglio in questa scheda. Le fonti descrittive e iconografiche mettono in evidenza i semi con involucro carnoso (sarcotesta) rosso, molto vistosi sui coni femminili maturi. Per l’identificazione orticola contano soprattutto le foglie lunghe e arcuate, le foglioline piuttosto distanziate e dentate sui margini, e il colore verde intenso, non bluastro come in molte specie xerofile.

Ibridi

Non sono documentati ibridi naturali di Encephalartos ituriensis: con una distribuzione così localizzata, la specie ha poche occasioni di incontrare altri Encephalartos in natura. In collezione la situazione cambia, perché la vicinanza artificiale delle specie, la conservazione del polline e l’impollinazione manuale favoriscono gli incroci. I coltivatori citano ibridi Encephalartos sclavoi × Encephalartos ituriensis, descritti da giovani come rapidi e attraenti, e discutono di piante del tipo «Encephalartos whitelockii / Encephalartos ituriensis / Encephalartos equatorialis», tra confusioni d’identificazione e linee orticole vicine, il che mostra quanto in coltivazione i confini possano diventare incerti senza una tracciabilità rigorosa.

Possibili confusioni

La descrizione originale confronta Encephalartos ituriensis con Encephalartos hildebrandtii e con Encephalartos laurentianus. In queste due specie le foglioline mediane terminano con due o più denti spinosi (una sola spina in Encephalartos ituriensis) e sono più grandi: fino a 35 cm per 4,5 cm in Encephalartos hildebrandtii, 35-50 cm per 4-7 cm in Encephalartos laurentianus, contro 25 cm per 3 cm. Anche i coni sono più grandi: i coni femminili arrivano a 60 cm in Encephalartos hildebrandtii e misurano 35-45 cm in Encephalartos laurentianus, contro 20 cm. Le prime raccolte erano state chiamate provvisoriamente Encephalartos hildebrandtii, e Bamps e Lisowski ritengono probabilmente errata la segnalazione di Encephalartos laurentianus nell’Ituri da parte di Robyns (1948), basata su materiale sterile.

Tra i coltivatori i confronti con Encephalartos laurentianus sono frequenti, per la taglia, il fogliame imponente e la crescita rapida. Encephalartos laurentianus è spesso percepito come ancora più massiccio, con un effetto «banano tra le cicadee» per il ritmo delle emissioni e il consumo d’acqua e di concime, ed è descritto come più sensibile al gelo e alla brina del gruppo Encephalartos whitelockii / Encephalartos ituriensis, che sopporta qualche grado in più prima di bruciature gravi.

Tassonomia

Encephalartos ituriensis è un nome accettato da The World List of Cycads, senza sinonimi. Paul Bamps e Stanisław Lisowski lo pubblicarono nel 1990 nelle Memoirs of the New York Botanical Garden (57: 152-155), con il titolo «A new species of Encephalartos (Zamiaceae) from northeastern Zaire». Il tipo (Lisowski 42909) fu raccolto nell’aprile 1976 sul monte Mukonza, vicino a Nduye, al margine della foresta, a 1.180 m; l’olotipo è conservato al giardino botanico di Meise, in Belgio (BR). Altre raccolte provengono dallo stesso monte, a 1.200 m e sulle rocce, e dal monte Tatotudu, su un pendio in foresta, a 1.100 m.

Gli autori non escludevano che appartenessero alla specie anche alcune piante dell’Uganda, delle gole del fiume Mpanga (Toro), che Melville aveva attribuito a Encephalartos hildebrandtii, ma ritenevano necessario un esame più completo. Nel 1998 Vorster ne ha pubblicato una descrizione emendata, che corregge e completa quella originale. L’attribuzione «Becc.» o «(Becc.) R.A.Dyer» che si trova in alcune fonti è errata.

Etimologia e storia

L’epiteto ituriensis indica la regione dell’Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, dove la specie fu scoperta. Secondo la descrizione originale, il botanico Stanisław Lisowski la trovò nei dintorni di Nduye (1°50′ N, 28°59′ E), una cinquantina di chilometri a nord di Mambasa, sotto forma di gruppi di piante su cupole di granito che emergono da una foresta densa e umida dominata da Cynometra alexandri, abitata da Pigmei Bambuti. Il tipo fu raccolto nel 1976 e la descrizione pubblicata quattordici anni dopo.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano per Encephalartos ituriensis. In inglese la pianta è chiamata «Ituri forest cycad», cioè «cicadea della foresta dell’Ituri», sul sito Botanische Tuinen Nederland. Non è stato trovato alcun nome vernacolare africano documentato.

In natura

Encephalartos ituriensis è originario dell’Africa centrale, nella regione dell’Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo; alcune banche dati tassonomiche citano un’estensione verso l’Uganda occidentale, che la descrizione originale presentava solo come un’ipotesi da verificare. Le località note sono i monti Mukonza e Tatotudu, vicino a Nduye, tra 1.100 e 1.200 m di altitudine.

Ciò che rende la specie affascinante è la combinazione di foresta umida e rocce di granito: invece di essere una cicadea strettamente di sottobosco, Encephalartos ituriensis è legata a monadnock, rilievi rocciosi isolati che formano isole minerali in mezzo alla foresta tropicale. L’habitat è un mosaico di foresta pluviale circostante e di radure, margini e zone più aperte sugli affioramenti, dove la luce è più diretta e il drenaggio rapido. Questa configurazione spiega la plasticità della specie in coltivazione: tollera una luce più forte di molte cicadee d’ombra, ma accetta da giovane, e in vaso, una luce filtrata. Il substrato unisce acqua abbondante e drenaggio rapido: suoli sottili e sassosi in tasche tra le rocce, una frazione organica di lettiera forestale e uno scolo naturale per gravità su pendii e ripiani rocciosi.

Il clima è tropicale, di altitudine moderata: le variazioni stagionali esistono, ma il freddo in senso orticolo europeo è assente. A Bunia (stazione 64076), vicino all’Ituri, la minima estrema del 2023 è stata di 12,1 °C, registrata il 21 gennaio, secondo i dati annuali di Infoclimat; i profili climatici divulgativi indicano minime medie mensili intorno ai 18 °C nei mesi più freschi. Alla quota della località tipo le notti possono essere più fresche che in pianura, ma restano di norma senza gelo: la specie non è stata selezionata dal freddo.

Come nelle altre cicadee, l’impollinazione è con ogni probabilità affidata a insetti, spesso coleotteri, attirati da coni che producono odori e calore; le interazioni specifiche non sono documentate per questa specie. I semi con involucro carnoso rosso suggeriscono una dispersione da parte di animali frugivori (primati, grandi uccelli come i buceri), ma nessuno studio locale l’ha quantificata. In coltivazione, senza vettori e senza sincronia tra piante maschili e femminili, la produzione di semi dipende quasi sempre dall’impollinazione manuale.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos ituriensis è classificato vulnerabile (VU) secondo il criterio D1, cioè per una popolazione molto piccola, nell’aggiornamento della Lista rossa della IUCN del 2022, confermato dalle tabelle ufficiali di variazione delle categorie e da The World List of Cycads. Alcune pagine secondarie o datate riportano ancora «quasi minacciato» (NT). Alcuni siti divulgativi indicano meno di 1.000 individui maturi, localizzati con precisione, e segnalano il rischio legato alla raccolta; questo dato non è stato verificato in una fonte primaria. Alla raccolta illegale si aggiungono la pressione del mercato delle cicadee e la possibile frammentazione dell’habitat.

Come tutto il genere, la specie è iscritta all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale di piante prelevate in natura a fini commerciali è vietato, e possono circolare solo piante riprodotte artificialmente, con i permessi richiesti. Anche il Ministero dell’Ambiente giapponese ha pubblicato un avviso sul controllo del commercio degli Encephalartos, a conferma dell’interesse internazionale per il genere. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383. In Italia i controlli spettano al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Servizio CITES dei Carabinieri. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: prima di qualsiasi acquisto o importazione verificate la situazione su Species+ e su EUR-Lex ed esigete la prova che la pianta proviene da coltivazione.

Coltivazione

Il successo con Encephalartos ituriensis dipende dalla capacità di offrire calore, nutrimento e un’umidità controllata, evitando il nemico numero uno nei climi non tropicali: l’umidità fredda, che soffoca le radici e fa marcire la pianta.

  • Luce: in vaso, da giovane, luce intensa o sole filtrato, evitando il sole pieno dietro un vetro senza acclimatazione; in piena terra, nei climi caldi, sole del mattino, mezz’ombra luminosa o sole schermato; non è una pianta da ambienti bui;
  • Substrato in vaso: 40-60% di frazione minerale drenante (lapillo, pomice, ghiaino non calcareo se si teme l’acqua dura), 20-40% di materia organica strutturante (corteccia compostata, fibra di cocco di qualità, terriccio molto grossolano) e 10-20% di elementi che trattengono un po’ d’acqua (pomice fine, perlite grossa), secondo il clima e la frequenza delle annaffiature;
  • Irrigazione: nella stagione calda annaffiature abbondanti ma distanziate, lasciando asciugare prima di riprendere; nella stagione fresca riduzione netta, soprattutto quando le notti si raffreddano;
  • Concimazione: regolare nella stagione di crescita, perché la specie risponde bene a calore e nutrimento.

Su PalmTalk un riscontro illustra il rischio: una pianta data per «quasi persa» dopo un periodo di pioggia fine e cielo coperto, con foglie afflosciate e una zona molle sul caudice, è migliorata sospendendo l’acqua e riprendendo poi gradualmente le annaffiature con la concimazione. In Europa la piena terra è da riservare ai microclimi davvero favorevoli e a piante già robuste; il vaso resta la via più sicura per far crescere la pianta, accelerare la crescita nella stagione calda e controllare l’inverno.

In Italia

Negli orti botanici. Nessuna presenza di Encephalartos ituriensis è documentata nelle pubblicazioni degli orti botanici italiani consultate: la specie non figura nell’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (pubblicato su Delpinoa nel 1997), né nelle pubblicazioni più recenti del giardino (2007, 2019), né nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009). La versione francese di questa scheda segnala un contenuto pubblicato sui social network e legato all’Orto Botanico di Napoli, che citerebbe Encephalartos ituriensis nella serra tropicale; non è stato possibile verificarlo, e la presenza attuale della specie a Napoli resta da confermare.

Riscontri di coltivazione. Il forum italiano Tropicamente non contiene alcun messaggio sulla specie. Sul forum francese Fous de palmiers Encephalartos ituriensis è citato nel 2009 tra gli Encephalartos più comuni in vendita in Europa, soprattutto sotto forma di semi, insieme a Encephalartos manikensis, Encephalartos whitelockii e Encephalartos gratus. Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione per nessuna zona climatica italiana.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie non è stato trovato alcun riscontro francese di coltivazione all’aperto; la versione francese di questa scheda consiglia, nei climi mediterranei miti, di tentare la piena terra solo proteggendo il caudice dall’umidità fredda, con un drenaggio estremo e in un luogo che limiti la brina (vicino a un muro, sotto una chioma leggera, in un cortile riparato), e nei climi oceanici un grande vaso svernato in un locale luminoso al riparo dal gelo.

Moltiplicazione

Encephalartos ituriensis può produrre polloni, che interessano i collezionisti, ma la moltiplicazione pulita e tracciabile passa soprattutto per la semina, quando sono disponibili semi ottenuti legalmente. Il protocollo indicato nella versione francese di questa scheda prevede di:

  • verificare la tracciabilità (normativa e documenti) e scartare i semi molli, incrinati o con odore di fermentazione;
  • togliere completamente l’involucro carnoso per limitare le muffe e sciacquare con cura;
  • fare eventualmente un breve bagno in una soluzione fungistatica adatta, poi sciacquare;
  • far pregerminare i semi in un substrato pulito e drenante (perlite o vermiculite grossolane appena umide), a una temperatura stabile di 25-30 °C, al riparo dalla luce diretta, arieggiando regolarmente;
  • trasferire in un vaso profondo, in un substrato drenante prevalentemente minerale, non appena spunta la radichetta, interrando il seme quanto basta per stabilizzarlo senza affogare il colletto;
  • dopo la germinazione, dare luce intensa filtrata e annaffiature prudenti, da aumentare gradualmente con il caldo.

Si possono acquistare solo piante e semi provenienti da coltivazione, accompagnati dai documenti CITES.

Malattie e parassiti

Non è stata trovata alcuna malattia né alcun parassita propri di Encephalartos ituriensis. In coltivazione il problema principale è il marciume del caudice e delle radici in un substrato freddo e bagnato, come mostra il riscontro di PalmTalk citato sopra.

Rusticità

Encephalartos ituriensis non è rustico: in natura non conosce il gelo, con minime estreme di circa 12 °C nella regione. Per valutare il rischio in coltivazione bisogna distinguere la sopravvivenza del caudice dallo stato del fogliame.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione all’aperto né in Italia né in Francia, per nessuna zona climatica. Nei climi oceanici miti il fattore limitante non è tanto la minima puntuale quanto la durata del freddo umido.

Riferimenti internazionali

I riscontri di PalmTalk, riportati dalla versione francese di questa scheda, sono i seguenti:

  • un episodio a −2,2 °C (28 °F) con brina ha causato danni alle foglie di Encephalartos del tipo Encephalartos whitelockii / Encephalartos ituriensis / Encephalartos equatorialis, citati insieme, mentre Encephalartos laurentianus bruciava anch’esso, a volte gravemente;
  • un coltivatore riferisce che i suoi Encephalartos «tipo whitelockii» sopportano da −4,4 a −1,1 °C (da 24 a 30 °F) con danni variabili, ma senza essere sempre completamente defogliati, mentre Encephalartos laurentianus perde le foglie più facilmente.

Questi valori indicano il limite orticolo del gruppo, soprattutto con la brina, ma riguardano piante di cui non si conoscono l’età e le condizioni. Come negli altri Encephalartos, le sopravvivenze al freddo riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo; una pianta adulta con il tronco fuori terra non gode di questa protezione.

Tossicità e precauzioni

Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos ituriensis, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per pulire i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è descritto alcun uso tradizionale di Encephalartos ituriensis.

Dove vederlo

La specie si trova più facilmente nelle collezioni dei climi caldi o nelle serre tropicali. Esempi documentati e visitabili sono la collezione della Huntington (California, Stati Uniti), che ne registra un esemplare, il National Tropical Botanical Garden (Hawaii, Stati Uniti), che le dedica una scheda nella sua banca dati, e lo zoo Blijdorp di Rotterdam (Paesi Bassi), dove la specie è presentata al pubblico in un ambiente di foresta tropicale dell’Africa centrale, secondo Botanische Tuinen Nederland. Per altre istituzioni, la via più efficace è consultare le banche dati delle collezioni vive e verificare sul posto.

Domande frequenti

Dove cresce Encephalartos ituriensis?

Nella regione dell’Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, su cupole di granito che emergono dalla foresta pluviale, tra 1.100 e 1.200 m. Una presenza in Uganda occidentale è stata ipotizzata ma non confermata.

Come distinguerlo da Encephalartos laurentianus?

Dalle foglioline e dai coni. Encephalartos ituriensis ha foglioline mediane di 25 cm per 3 cm al massimo, terminate da una sola spina, e coni femminili di circa 20 cm; Encephalartos laurentianus ha foglioline di 35-50 cm per 4-7 cm, terminate da due o più denti, e coni femminili di 35-45 cm.

Encephalartos ituriensis resiste al freddo in Italia?

No. In natura la minima estrema è di circa 12 °C, e sui forum anglofoni le piante del suo gruppo subiscono danni alle foglie verso −2 °C con la brina. In Italia va coltivato in vaso e ricoverato al riparo dal gelo e dall’umidità fredda d’inverno.

Cresce in fretta?

Spesso sì, per un Encephalartos, se riceve calore, concime e acqua nella stagione calda. Resta comunque una cicadea: una pianta adulta richiede molti anni.

È minacciato?

Sì. La IUCN lo classifica vulnerabile dal 2022 a causa della sua popolazione molto piccola, concentrata su pochi rilievi. È iscritto all’Appendice I della CITES e all’Allegato A nell’Unione europea.

Si può vedere in un orto botanico italiano?

Non è documentato. La specie non figura nelle pubblicazioni degli orti botanici italiani consultate; una menzione legata all’Orto Botanico di Napoli sui social network non ha potuto essere verificata.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Bamps, P. & Lisowski, S. (1990). A new species of Encephalartos (Zamiaceae) from northeastern Zaire. Memoirs of the New York Botanical Garden 57: 152-155. [Descrizione originale; testo integrale letto per la versione francese: diagnosi, dimensioni, tipo, habitat, confronto con Encephalartos hildebrandtii ed Encephalartos laurentianus.]
  • Vorster, P. (1998). Encephalartos ituriensis (Zamiaceae): an emended description. Muséum national d’Histoire naturelle, Parigi. [Descrizione emendata; citata dalla versione francese.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Nomenclatura, distribuzione, stato IUCN.]