Encephalartos gratus

Encephalartos gratus è una cicadea a foglie verde scuro del sud del Malawi e del vicino Mozambico, legata alle forre rocciose e alle rive dei torrenti alle pendici del massiccio del Mulanje. Descritta nel 1916 dal botanico David Prain, direttore dei giardini di Kew, questa specie del genere Encephalartos ha un tronco per lo più corto e globoso, a volte interamente sotterraneo, e grandi foglie con foglioline falcate e dentate. Il nome latino significa «gradevole». La IUCN la classifica vulnerabile (valutazione del 2022). In Italia è documentata all’Orto Botanico di Napoli negli anni Novanta e nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, e alcuni appassionati la coltivano.

In sintesi: Encephalartos gratus

  • Nome accettato: Encephalartos gratus Prain (1916), secondo The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e l’IPNI; POWO non consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo tassonomico; il nome Encephalartos gratus var. gratus (1938) è nato automaticamente quando fu descritta la varietà manikensis, oggi specie a sé
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Mulanje cycad» (Species+, Flora of Malawi); nessun nome locale noto a Prain nel 1916
  • Distribuzione naturale: Malawi (Mulanje) e Mozambico (Zambézia)
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU A4cd), valutazione del 2022 (Bösenberg), secondo The World List of Cycads
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, dal 4 febbraio 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun valore misurato e datato; nel suo ambiente le minime indicate nel 1916 erano di 45-50 °F (7-10 °C) (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura forre rocciose e rive sassose dei corsi d’acqua, spesso nelle fessure della roccia senza suolo apparente, in forte insolazione; più raramente savana alberata e foresta su suolo ricco (Prain, 1916)
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco globoso o alto fino a 1,2 m e largo 60 cm; foglie di 0,9-1,8 m con 30-70 paia di foglioline; coni maschili fino a 40 cm, coni femminili di 55-68 cm (Melville, 1957)
  • Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato per il genere (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: due esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (Delpinoa, 1997); citato nella collezione dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009); coltivato da appassionati (forum Tropicamente)

Come riconoscere Encephalartos gratus?

Si riconosce dalle foglie verde scuro e opache, con molte paia di foglioline rigide, falcate, larghe circa 3 cm e munite di grossi denti spinosi su entrambi i margini, portate da un tronco di solito corto. Le descrizioni affidabili sono due: quella originale di Prain (1916), redatta su esemplari e note inviati a Kew dal Malawi, e quella più dettagliata di Melville (1957), nella sua revisione degli Encephalartos dell’Africa centrale. Secondo Melville:

  • Tronco: globoso o alto fino a 120 cm e largo 60 cm, coperto da basi fogliari e catafilli rivestiti di un tomento fioccoso; catafilli triangolari, lungamente acuminati, di 8-12 cm per 3-4 cm alla base.
  • Foglie: da oblanceolate a lineari-oblunghe, lunghe 90-180 cm e larghe 34-44 cm, con 30-70 paia di foglioline; base del picciolo rigonfia, con un tomento bruno-camoscio.
  • Foglioline: quelle mediane lanceolate e acuminate, lunghe 18-26 cm e larghe 23-35 mm, verde opaco, rigide e coriacee, con l’apice pungente; il margine anteriore porta 2-7 denti spinosi divaricati, spesso 3-4 sulla curva basale, quello inferiore 0-6; 30-48 nervature parallele poco visibili sulla pagina inferiore; le foglioline basse si riducono a spine trifide e poi semplici.
  • Coni maschili: da strettamente ovati a cilindrici, lunghi 10-40 cm e larghi 4,5-10 cm, giallo-verdastri e infine bruno-rossastri o bruno opaco, su un peduncolo di 3,5-19 cm.
  • Coni femminili: da cilindrici a subconici, lunghi 55-68 cm e larghi 15-20 cm, giallo-verdastri e infine bruni, su un peduncolo di 10-14 cm.
  • Semi: ellissoidi angolosi, lunghi 30-40 mm e larghi 14-20 mm, rosso cinabro.

La descrizione originale di Prain precisa che il tronco è di solito molto corto, globoso o ellissoide, talvolta del tutto sotterraneo, alto 30-40 cm e largo 30 cm, e che più raramente, soprattutto nelle piante maschili, si sviluppa fino a circa 1,25 m. Le foglioline, da 30 a 70 paia, sono ovato-lanceolate, nettamente falcate, lunghe 17-25 cm e larghe 3 cm, con la base molto obliqua. Secondo le note di campo di Davy, citate da Prain, quando la pianta cresce all’ombra in un suolo ricco il tronco tende a diventare cilindrico e può raggiungere 4 piedi (circa 1,2 m), e questo accade soprattutto nelle piante maschili. Prain descrive i coni maschili giallo-verdastri macchiati di rosso.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido naturale di Encephalartos gratus. Una discussione di coltivatori anglofoni sul forum PalmTalk mostrerebbe ibridi orticoli con Encephalartos whitelockii, ma non è stato possibile rileggerla (forum ad accesso bloccato): l’informazione resta da confermare.

Possibili confusioni

Già Prain (1916) confrontava la specie con le altre cicadee africane allora note. Per la forma delle foglioline Encephalartos gratus somiglia a Encephalartos laurentianus, dell’Uganda e del Congo, ma le squame dei coni maschili sono diverse e si avvicinano piuttosto a quelle di Encephalartos barteri e di Encephalartos poggei, due specie dal fogliame del tutto diverso. Per dimensioni, forma e dentatura delle foglioline la specie più vicina era, secondo Prain, una pianta dello Zululand allora senza coni noti, introdotta nel giardino botanico del Natal nel 1899: Encephalartos woodii. Coltivate fianco a fianco, scriveva, le due specie si distinguono facilmente, perché il fogliame di Encephalartos woodii è verde brillante e lucido, quello di Encephalartos gratus verde scuro e opaco. Infine, la base delle foglioline ricorda quella di Encephalartos ferox, del Mozambico, che ha però foglioline molto più corte e larghe e non falcate.

La confusione più probabile riguarda oggi Encephalartos manikensis, delle zone di confine tra Zimbabwe e Mozambico, descritto nel 1938 proprio come varietà di Encephalartos gratus e poi elevato al rango di specie. Secondo Dyer e Verdoorn (1969), Encephalartos gratus è più robusto, ha foglioline mediane più lunghe e più larghe (fino a 26 cm per 2,3-3,5 cm), con due-sette spine sul margine superiore, e squame dei coni relativamente piccole, con una caratteristica peluria scura sulla faccia esterna; anche Melville (1957) descrive come puberulente la parte esposta delle squame. Sulle giovani piante senza coni, e di provenienza ignota, la distinzione resta difficile.

Tassonomia

Encephalartos gratus è un nome accettato. Prain lo pubblicò nel 1916 nel Bulletin of Miscellaneous Information di Kew (1916: 181), basandosi su raccolte del Nyasaland, l’attuale Malawi: Mulanje sud-orientale, tra i fiumi Puchila e Ruo, a 850 m (Mahon), e pendici basse del monte Mulanje, a 650-900 m (Davy), oltre a piante coltivate a Zomba. Melville (1957) designò come lectotipo la raccolta Davy 417 del monte Mulanje, conservata a Kew (K).

Nel 1938 Gilliland descrisse una varietà manikensis di Encephalartos gratus, delle montagne di Manica, che lui stesso elevò al rango di specie nel 1939: la pubblicazione della varietà creò automaticamente il nome Encephalartos gratus var. gratus, che The World List of Cycads registra come sinonimo nomenclaturale. Non c’è stato nessun altro cambiamento di nome.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino gratus, «gradevole», e si riferisce a quanto pare all’aspetto piacevole della pianta (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads).

La storia della specie passa per Kew. Secondo Prain, i primi esemplari di una pianta maschio furono inviati dal Nyasaland da J. Mahon nel 1899; piante vive arrivarono a Kew da McClounie nel 1903 e da Davy nel 1914. Furono le abbondanti note di Davy, con materiale dei coni dei due sessi e una serie di fotografie inviate nel 1916, a permettere una descrizione completa. Davy riferiva anche che non gli era stato possibile accertare un vero nome locale della pianta né un suo uso.

Nomi comuni

Per Encephalartos gratus non è attestato alcun nome comune italiano. In inglese Species+ e la Flora of Malawi indicano «Mulanje cycad» (cicadea del Mulanje). Prain (1916) scrive che Davy non era riuscito ad accertare un nome locale.

In natura

Encephalartos gratus vive nel sud del Malawi, sul massiccio del Mulanje, e nella vicina provincia mozambicana della Zambézia (The World List of Cycads). Le note di Davy (Prain, 1916) descrivono una pianta molto comune nelle forre rocciose e lungo le rive sassose dei fiumi, spesso nelle fessure tra le rocce senza suolo apparente, di solito esposta a una forte insolazione e spesso sommersa per qualche ora durante le grandi piene. La zona occupata sulle pendici del Mulanje riceveva allora 1.250-1.750 mm di pioggia all’anno, con temperature minime di 45-50 °F (circa 7-10 °C). Si trovano esemplari isolati anche nella savana alberata e perfino nella foresta fitta su suolo ricco; nella savana le piante perdevano di solito le foglie negli incendi annuali.

Le flore regionali in linea (Flora of Malawi, Flora of Mozambique) la considerano quasi endemica del sud del Malawi e del Mozambico. La biologia dell’impollinazione non è documentata nelle fonti consultate.

Stato di conservazione e normativa

The World List of Cycads classifica Encephalartos gratus come vulnerabile (VU A4cd), in base alla valutazione di Bösenberg (2022); la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Nel 2003 il piano d’azione della IUCN le attribuiva già lo stesso stato, con circa 100.000 piante, un declino moderato, nessuna popolazione nota in un’area protetta e tre cause di minaccia: prelievi eccessivi, distruzione dell’habitat e insuccesso riproduttivo. Lo stesso documento cita il disboscamento per l’agricoltura tra le cause del declino della specie in Mozambico.

La specie rientra nell’Appendice I della CITES, in virtù dell’iscrizione dell’intero genere in vigore dal 4 febbraio 1977, e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie protette (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia: acquisto, vendita ed esposizione a fini commerciali richiedono documenti che attestino l’origine legale della pianta. Secondo Species+, la CITES ha sospeso tutte le esportazioni dal Mozambico tra il 2012 e il 2018, e l’Unione europea ha sospeso dal 2008 al 2017 le importazioni di esemplari selvatici della specie da quel paese; queste misure non sono più in vigore. Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), il gruppo di consultazione scientifica dell’UE ha espresso un parere favorevole per caudici di 7 cm di diametro al massimo (20 giugno 2011) e un parere sfavorevole oltre questa misura (7 febbraio 2013). Banche dati consultate l’11 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

Le indicazioni di coltivazione affidabili sono poche e vengono soprattutto dall’ambiente naturale descritto da Prain: una pianta di forre rocciose, abituata al pieno sole, a un substrato minerale che drena subito e a molta acqua durante la stagione delle piogge, con un periodo più secco e fresco. In coltivazione questo si traduce nei principi validi per tutto il genere: substrato minerale molto drenante, sole o mezz’ombra luminosa, annaffiature regolari in estate e inverno quasi all’asciutto. Alcuni vivai specializzati la presentano come una specie relativamente rapida e vigorosa per una cicadea; non è stato possibile verificarlo su una fonte indipendente.

In Italia

All’Orto Botanico di Napoli erano coltivati due esemplari di Encephalartos gratus, provenienti dal Malawi e dal Mozambico, nel 1993-94, secondo la tabella 1 di uno studio pubblicato nel 1997 nella rivista dell’Orto, Delpinoa; la specie non è più citata nelle pubblicazioni successive del giardino consultate (2007 e 2019), e la sua presenza attuale non è accertata. Figura anche nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, in una pagina datata 23 febbraio 2009, senza indicare se sia in piena terra o in vaso.

Sul forum Tropicamente un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) ha mostrato nell’ottobre 2009 le nuove foglie emesse durante l’estate da un suo Encephalartos gratus. Nel giugno 2012, alla domanda di un coltivatore della zona di Napoli che aveva sentito dire che la specie «non è molto resistente al gelo», un altro appassionato, di cui non è nota la località, risponde di avere una piantina da seme con una sola foglia, «ferma da 2 anni» in serra fredda; un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna) aggiunge di averla letta come una delle specie più resistenti al freddo tra quelle non sudafricane, ma di non averla comprata perché poco promettente in caso di «improvvise botte di freddo». Nessuno di questi messaggi riporta una temperatura subita.

Moltiplicazione

La semina è il metodo abituale, con semi freschi, puliti dall’involucro carnoso con i guanti e posti in un substrato minerale tiepido e appena umido; la germinazione e la crescita delle piantine possono essere lente, come mostra la piantina «ferma da 2 anni» citata sopra. Prain osservava che, in natura, le piante maschili sviluppano più spesso un tronco eretto; non sono documentati polloni abbondanti. Ricordiamo che anche i semi rientrano nell’Appendice I della CITES.

Malattie e parassiti

Nelle fonti consultate non è documentata alcuna malattia né alcun parassita proprio di Encephalartos gratus. In coltivazione il rischio principale, come per tutti gli Encephalartos, resta il marciume delle radici e del caudice in un substrato freddo e bagnato.

Rusticità

Per Encephalartos gratus non è stato trovato alcun valore di resistenza al freddo misurato e datato. Nel suo ambiente le minime indicate nel 1916 erano di circa 7-10 °C, il che non dice nulla di preciso sulla sua tolleranza al gelo.

In Italia

Non è stato trovato alcun episodio di freddo documentato in Italia per questa specie. I pareri raccolti sul forum Tropicamente (2009 e 2012, vedi Coltivazione) sono contraddittori e non si basano su una temperatura misurata: uno la ritiene poco resistente al gelo, un altro la colloca tra gli Encephalartos tropicali più resistenti senza averla coltivata.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, non è stato trovato alcun riscontro francese datato. Come per gli altri Encephalartos, le sopravvivenze osservate nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; un esemplare adulto con il tronco fuori terra non gode di questa protezione. In vaso, con svernamento all’asciutto e al riparo dal gelo, la coltivazione resta la scelta prudente.

Riferimenti internazionali

Sul forum anglofono PalmTalk è citato il caso di una pianta in piena terra in Florida che avrebbe perso le foglie a −4/−3 °C (24-26 °F) e poi ricacciato nei mesi seguenti; il messaggio non ha potuto essere riletto (forum ad accesso bloccato) e non è datato, per cui va preso come indicazione e non come misura.

Tossicità e precauzioni

Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos gratus, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per pulire i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario. Prain scriveva nel 1916 che alla specie non erano attribuite proprietà economiche.

Usi tradizionali

Nessun uso tradizionale è documentato. Secondo Prain (1916), Davy non aveva potuto accertare né un nome locale preciso né un uso della pianta.

Domande frequenti

Che cosa significa gratus?

Significa «gradevole» in latino. Secondo il compendio etimologico di Haynes (2022) il nome si riferisce all’aspetto piacevole della pianta.

Come distinguere Encephalartos gratus da Encephalartos manikensis?

Con difficoltà, se la pianta non porta coni. Encephalartos manikensis fu descritto nel 1938 come varietà di Encephalartos gratus; secondo Dyer e Verdoorn (1969) Encephalartos gratus è più robusto, con foglioline più lunghe e larghe e squame dei coni coperte da una peluria scura. La provenienza (Mulanje e Zambézia per gratus, Manica per manikensis) è un altro indizio utile.

Assomiglia a Encephalartos woodii?

Sì, per le foglioline. Già Prain notava nel 1916 che la loro forma e la dentatura sono vicine, ma che le due piante si distinguono facilmente fianco a fianco: Encephalartos woodii ha foglie verde brillante e lucide, Encephalartos gratus verde scuro e opache.

Dove si può vedere in Italia?

Le fonti la citano all’Orto Botanico di Napoli (due esemplari nel 1993-94) e all’Orto Botanico di Messina (elenco del 2009). In entrambi i casi la presenza attuale non è stata verificata: conviene informarsi presso i giardini prima della visita.

Resiste al freddo in Italia?

Non lo si sa. Non esiste alcuna misura pubblicata; nel suo ambiente le minime erano di circa 7-10 °C e i pareri dei coltivatori italiani sono contrastanti. Il vaso, svernato al riparo dal gelo, è la scelta prudente.

È minacciato?

Sì: la IUCN lo classifica vulnerabile (2022), soprattutto per i prelievi, la distruzione dell’habitat e lo scarso successo riproduttivo. Come tutti gli Encephalartos è iscritto nell’Appendice I della CITES.

È tossico?

Va considerato tale. La specie non è stata studiata, ma gli Encephalartos sono tossici, in particolare i semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Prain, D. (1916). Encephalartos gratus Prain. Bulletin of Miscellaneous Information, Royal Gardens, Kew 1916: 181-182. [Protologo; testo integrale letto (digitalizzazione dell’Internet Archive). Letteratura primaria.]
  • Melville, R. (1957). Encephalartos in Central Africa. Kew Bulletin 12(2): 237-257. [Descrizione emendata, lectotipo, chiavi; testo integrale letto.]
  • Dyer, R.A. & Verdoorn, I.C. (1969). Encephalartos manikensis and its near allies. Kirkia 7(1): 147-158. [Confronto con Encephalartos gratus; dati ripresi dalla scheda italiana di Encephalartos manikensis, che ha consultato il testo integrale.]
  • Lewis, J. (1960). Cycadaceae (including Zamiaceae). Flora Zambesiaca 1(1): 81-82. [Trattazione regionale; citata dalle flore in linea, non consultata.]
  • Osborne, R. (1991). Focus on Encephalartos gratus. Encephalartos 25: 4-9. [Rivista di società specializzata; citata da The World List of Cycads, non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos gratus. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41916A51055465. [Valutazione VU; citata da The World List of Cycads, Lista rossa non consultata (sito bloccato).]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Stato VU A4cd, effettivo stimato, minacce; testo integrale consultato.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Esemplari coltivati all’Orto Botanico di Napoli, tabella 1; testo integrale consultato.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; riassunto consultato; dato a livello di genere.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]