Encephalartos pterogonus

Encephalartos pterogonus è una cicadea dalle foglie verdi del Mozambico centrale, nota con certezza su un solo massiccio: il monte Muruwere (Monte Urueri), un inselberg di gneiss a nord della città di Chimoio, nella provincia di Manica. Questa specie del genere Encephalartos fu raccolta nel 1949 e descritta nel 1969, quando due botanici sudafricani smembrarono il complesso di Encephalartos manikensis. Si riconosce soprattutto dalle squame dei coni maschili, prolungate in ali. Saccheggiata dai collezionisti, è classificata in pericolo critico di estinzione dalla IUCN (valutazione del 2022); un migliaio di piantine è stato ripiantato sulla montagna nel 2003-2004.

In sintesi: Encephalartos pterogonus

  • Nome accettato: Encephalartos pterogonus R.A.Dyer & I.Verd. (1969), secondo The World List of Cycads e l’IPNI; POWO non ha potuto essere consultato
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; prima del 1969 incluso in Encephalartos manikensis in senso ampio
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Toothed-cone cycad» (Flora of Mozambique)
  • Distribuzione naturale: Mozambico, provincia di Manica: monte Muruwere, unica popolazione confermata; endemico del Mozambico
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR, criterio B1ab(ii,iii,v)), valutazione del 2022 (Bösenberg), secondo The World List of Cycads
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: un solo riscontro, incompleto: fogliame danneggiato dopo una notte a −1 °C nel Salento, in Puglia, nel dicembre 2009 (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura affioramenti rocciosi di gneiss, soprattutto al margine della foresta; esigenze in coltivazione non documentate da una fonte di riferimento
  • Portamento e dimensioni adulte: tronchi robusti ramificati alla base, alti fino a 1,5 m e larghi circa 40 cm; foglie di circa 1,5 m; coni maschili di circa 38 cm, cono femminile di circa 40 cm (descrizione originale, Dyer e Verdoorn 1969)
  • Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos pterogonus?

Il carattere che definisce la specie si trova sui coni maschili: gli angoli laterali della parte rigonfia delle squame (lo scudo) sono acuti, talvolta prolungati in ali e dentati. È quanto riassume Haynes (2022), ripreso da The World List of Cycads, per spiegare il nome. Senza coni la pianta somiglia molto a Encephalartos manikensis, e l’origine della pianta diventa allora l’indizio migliore.

La descrizione originale di Dyer e Verdoorn (1969, p. 151-152) ne riporta i caratteri seguenti:

  • Tronchi: robusti, ramificati alla base, alti fino a circa 1,5 m e larghi 40 cm, rivestiti da serie alternate di basi fogliari e di squame; squame strettamente ovali, acuminate, lanose da giovani;
  • Foglie: di circa 1,5 m, di contorno oblungo-ellittico; rachide dapprima diritta e quasi eretta, poi distesa con l’età; base nuda del picciolo di 9-18 cm, più o meno spinosa, lanosa in basso e poi glabra; rigonfiamento basale (pulvino) di 6-7 cm, lanoso all’esterno;
  • Foglioline: verdi, piuttosto spesse, fitte e sovrapposte, soprattutto nella metà superiore della foglia, rialzate a V verso l’apice; quelle mediane inserite a 1,5-2 cm l’una dall’altra, di 15-18 cm per 2-2,5 cm, con la base un po’ asimmetrica, tre o quattro spine robuste su ciascun margine, in genere verso la base, e la punta per lo più rialzata e pungente;
  • Coni maschili: strettamente ovoidi-oblunghi, lunghi fino a circa 38 cm e larghi 11 cm, su un peduncolo lanoso di circa 10 cm; squame fittissime, che nascondono l’asse, ancora più dense che in Encephalartos manikensis; squame mediane orizzontali, a triangolo allungato, lunghe circa 3,5 cm e larghe 4,5 cm, con angoli laterali acuti, a forma di ali, spesso dentati o lobati, che superano la faccetta terminale (circa 2 cm per 1,5 cm, leggermente pubescente);
  • Cono femminile: quasi cilindrico o a botte, lungo fino a circa 40 cm e largo 17 cm verso la base, su un peduncolo lanoso di circa 8 cm; squame mediane di circa 4 cm, con la faccia esterna larga 5,5 cm e angoli laterali acuti, talvolta un po’ dentati;
  • Semi: scarlatti o rosso aranciato, lunghi 3,5-4 cm e larghi 2 cm con il loro involucro carnoso.

Gli autori notano che la faccetta terminale, su un «naso» piuttosto corto, appare arretrata, e che ha la stessa dimensione e la stessa forma nei due sessi. Nella loro chiave dei caratteri vegetativi, la specie si riconosce dalle foglioline sovrapposte in modo piuttosto regolare, come una persiana chiusa o quasi, spesso rialzate a V, e dalle spine marcate, in genere più lunghe di 5 mm. La compilazione in linea LLIFLE dà cifre simili, ma semi un po’ più piccoli (30-35 mm), tronchi eccezionali di 2,1 m e due o tre coni per pianta, dati che la descrizione originale non precisa.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è descritto alcun ibrido di Encephalartos pterogonus.

Possibili confusioni

Encephalartos pterogonus si confonde soprattutto con Encephalartos manikensis, di cui ha fatto parte a lungo, e con le altre specie dello stesso complesso, come Encephalartos munchii, descritto nello stesso articolo del 1969. Dyer e Verdoorn lo distinguono da Encephalartos manikensis per la faccia esterna più corta delle squame, gli angoli laterali più acuti delle squame femminili, le squame maschili alate e talvolta dentate e le faccette terminali meno sporgenti; i suoi coni maschili, dalle squame fittissime, non somigliano a quelli lassi di Encephalartos munchii e di Encephalartos chimanimaniensis. Secondo LLIFLE il suo fogliame somiglia molto a quello di Encephalartos manikensis, e i suoi coni ricordano quelli della forma zimbabweana di questa specie; solo le squame alate dei coni maschili permettono un’identificazione sicura. Le piante senza coni e di origine sconosciuta vanno quindi etichettate con prudenza.

Tassonomia

Encephalartos pterogonus è accettato da The World List of Cycads e dall’IPNI; POWO non ha potuto essere consultato (sito bloccato). Fu descritto nel 1969 da R.A. Dyer e I.C. Verdoorn nella rivista Kirkia (7(1): 151), nell’articolo «Encephalartos manikensis and its near allies», che separò da manikensis diverse specie nuove, tra cui Encephalartos munchii. Il tipo (olotipo) è il numero 451 di R.C. Munch, raccolto nell’ottobre 1949 sul monte Mruwere, a nord di Vila Pery (oggi Chimoio); è conservato all’erbario nazionale di Pretoria (PRE), con un duplicato all’erbario nazionale dello Zimbabwe, a Harare (SRGH). La descrizione originale vi associa tre raccolte di Dyer e Verdoorn (5862-5864, PRE) e illustra una pianta maschile della località tipo coltivata nel giardino di Munch, vicino a Rusape. The World List of Cycads non indica alcun sinonimo.

Il rango di specie resta discusso. La scheda di Kew sul monte Muruwere riferisce che alcuni autori, tra cui P. Capela (2006), ritengono che la specie non presenti caratteri abbastanza costanti per essere separata e che sia una semplice forma del complesso manikensis; Kew la mantiene come specie, poiché è accettata dalla maggior parte delle autorità. Non è stato trovato alcuno studio genetico pubblicato che risolva la questione.

Etimologia e storia

Secondo Haynes (2022), ripreso da The World List of Cycads, l’epiteto combina pteron («ala») e gonas, che l’autore traduce con «seme», con riferimento agli angoli laterali acuti, talvolta alati e dentati, delle squame dei coni, soprattutto maschili. La spiegazione del secondo elemento non è stata verificata in altre opere: la descrizione originale dice solo che l’epiteto allude agli angoli laterali acuti, talvolta a forma di ali e dentati, della faccia esterna delle squame, soprattutto nei coni maschili, senza spiegare le radici greche.

La pianta fu raccolta nel 1949 da Raymond C. Munch, collezionista di cicadee di Rusape, nello Zimbabwe, a cui è dedicato Encephalartos munchii; fu descritta solo vent’anni dopo. Secondo Dyer e Verdoorn, Munch aveva trovato sul monte Mruwere una colonia omogenea, ed era stato su sua iniziativa che essi avevano ripreso nel 1966 lo studio del complesso, soprattutto sulle piante vive del suo grande giardino roccioso, senza vedere le piante in natura. Secondo la compilazione LLIFLE, che cita la valutazione della IUCN del 2010, la maggior parte delle piante fu poi saccheggiata dai collezionisti e la specie fu dichiarata estinta nel suo habitat già nel 1975; questa data non ha potuto essere verificata alla fonte. La scheda di Kew riferisce che a metà degli anni Duemila si contavano ancora almeno 246 piante adulte sulla montagna, e che un programma di reintroduzione è stato avviato dal progetto «Plantas de Moçambique», che ha piantato 1.000 piantine (nel 2003 o nel 2004, secondo i passaggi della scheda), di cui 300-400 sono sopravvissute (Capela, 2006). Kew precisa che da allora non è stato pubblicato alcun monitoraggio.

Nomi comuni

Non è stato trovato alcun nome italiano attestato. La Flora of Mozambique dà il nome inglese «Toothed-cone cycad». Il nome «Winged cycad», usato dalla compilazione LLIFLE, non è attestato da una fonte di riferimento. Non è stato trovato alcun nome in lingua locale.

In natura

Encephalartos pterogonus cresce con certezza solo sul monte Muruwere. La scheda dei Royal Botanic Gardens di Kew sull’area importante per le piante (TIPA) di Muruwere-Bossa, redatta da S. Richards e I. Darbyshire, descrive due inselberg situati 30 km a nord-nord-est di Chimoio, nel distretto di Manica: il monte Muruwere, il più alto, e il monte Bossa. La loro roccia è uno gneiss derivato dal granito. La specie vive sugli affioramenti rocciosi del Muruwere, in particolare al margine della foresta; le foreste occupano soprattutto i burroni e gli altopiani dai suoli più profondi.

Altre stazioni restano da confermare: la specie potrebbe crescere anche sul monte Dengalenga, 5 km più a ovest (Donaldson, 2010, citato da Kew). La compilazione LLIFLE indica una quota di 700-1.000 m, un’estensione di presenza di 35 km² e una superficie occupata inferiore a 10 km². Lo studio sulle piante endemiche del Mozambico (Darbyshire e coll., 2019) classifica la specie come endemica stretta del paese, nella provincia di Manica.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos pterogonus è classificato in pericolo critico (CR, criterio B1ab(ii,iii,v)) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione di Bösenberg (2022) citata da The World List of Cycads. Questo criterio corrisponde a un areale molto ridotto e in declino. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. La Flora of Mozambique riprende la stessa classificazione.

La minaccia principale è il prelievo per le collezioni: Kew ricorda che si tratta di una cicadea rara e ornamentale, ricercata dai collezionisti, e che una popolazione così ridotta rischia il fallimento della riproduzione. I pendii ripidi dell’inselberg offrono una certa protezione passiva, ma la pianura circostante è stata in gran parte convertita all’agricoltura tra il 2004 e il 2009, il che espone di più le foreste della montagna. Il sito non è incluso in alcuna area protetta; Kew ritiene che potrebbe essere riconosciuto come sito dell’Alliance for Zero Extinction. Un nuovo censimento era annunciato nell’ambito di un progetto dell’Università del Kent sostenuto dal fondo Mohamed bin Zayed.

Come tutte le specie del genere, Encephalartos pterogonus è iscritto nell’Appendice I della CITES, per un’iscrizione dell’intero genere Encephalartos in vigore dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale a fini commerciali di piante prelevate in natura è vietato. Nell’Unione europea, Italia compresa, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, in vigore dal 29 giugno 2026. Il gruppo di esame scientifico dell’Unione europea ha espresso il 7 febbraio 2013 un parere negativo, ancora in vigore secondo Species+, per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D). Species+ segnala anche sospensioni passate del commercio con il Mozambico, non più in vigore. Le piante riprodotte artificialmente possono essere commercializzate a determinate condizioni, con i permessi richiesti; per un’importazione in Italia ci si rivolge alle autorità CITES nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri). Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, è stata consultata il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto, importazione o vendita, ed esigete la prova che la pianta proviene da coltivazione. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali.

Coltivazione

Nessuna fonte di riferimento consultata descrive la coltivazione della specie. La compilazione LLIFLE la presenta come vigorosa, adatta ai climi subtropicali, da coltivare al sole o a mezz’ombra in un suolo profondo e ben drenato, con annaffiature e concimazioni regolari; la dice molto difficile da portare a produrre coni e sensibile al gelo. Queste affermazioni non sono state confermate da un’altra fonte.

In Francia la specie è rara in collezione. Un coltivatore di Agen (Lot-et-Garonne, Francia) riferisce sul forum Fous de palmiers di aver quasi perso una giovane piantina di Encephalartos pterogonus nel febbraio 2009, e che nel dicembre 2009, con le sue cicadee ritirate per l’inverno, la pianta stava facendo una foglia nuova al riparo. Un coltivatore di Dirinon (Finistère, Francia) cita nel gennaio 2017 una piantina della specie tra i suoi semenzali di cicadee, senza altri dettagli.

In Italia

Negli orti botanici. Encephalartos pterogonus figura nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, pubblicato sul sito dell’orto nel febbraio 2009; la pagina precisa che la collezione è formata da esemplari in piena terra riuniti in un’aiuola e da numerose specie in vaso, senza indicare dove si trovi ciascuna specie. La specie non figura nell’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (Delpinoa, 1997), e non è stata trovata nelle altre fonti consultate sugli orti botanici italiani.

Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie è coltivata da un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce), che ne ha osservato i danni dopo una gelata di −1 °C nel dicembre 2009 (vedi Rusticità). Un altro coltivatore italiano, che non indica la località, mostrava nel maggio 2013 un Encephalartos pterogonus con un caudice di circa 16 cm di diametro, comprato l’anno prima; nel settembre 2013 annunciava che la pianta stava vegetando, e nel luglio 2015 riferiva che aveva appena emesso foglie nuove dopo due anni senza crescita. Non è stato trovato alcun riscontro per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini o il versante adriatico.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per semina, e i polloni della base, se la pianta ne produce, possono essere separati. Il programma di reintroduzione del monte Muruwere dimostra che si possono produrre piantine in gran numero, ma l’origine dei semi non è precisata nelle fonti consultate. Non è stato verificato alcun protocollo proprio della specie; si applicano i metodi generali di semina delle cicadee.

Malattie e parassiti

Nelle fonti consultate non è stato trovato alcun dato proprio di Encephalartos pterogonus. Come le altre cicadee, teme soprattutto il marciume delle radici e del fusto in un substrato fradicio.

Rusticità

Encephalartos pterogonus va considerato sensibile al gelo: l’unico riscontro datato, italiano, riferisce danni al fogliame dopo una sola notte a −1 °C.

In Italia e nel sud della Francia

Un coltivatore del Salento (Nardò, provincia di Lecce, Puglia) riferisce sul forum Tropicamente che, nel dicembre 2009, la sua pianta di Encephalartos pterogonus ha avuto il fogliame danneggiato dopo una sola notte a −1 °C, arrivata tra due giornate vicine ai 20 °C; Encephalartos concinnus, Encephalartos chimanimaniensis, Encephalartos manikensis, Encephalartos munchii ed Encephalartos ferox in vegetazione sono stati colpiti allo stesso modo. L’autore attribuisce i danni al brusco calo di temperatura, il classico «cold snap». Non precisa se le piante fossero in vaso o in piena terra, né se fossero protette. Un anno prima, lo stesso coltivatore classificava Encephalartos pterogonus tra le specie che, secondo la sua esperienza con piante adulte in buona salute, non sopravvivono a una gelata; questo parere generale, senza episodio datato, va preso solo come indicazione.

In Francia non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in piena terra: i rari messaggi del forum Fous de palmiers riguardano giovani piantine coltivate al riparo. Il clima del sud-est della Francia, vicino a quello di molte regioni italiane, non offre quindi alcun dato trasferibile. In Italia la specie si coltiva al riparo dal gelo in inverno.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun valore pubblicato. La compilazione LLIFLE classifica la specie come sensibile al gelo, pur notando che sopravvive in regioni temperate calde perdendo talvolta le foglie negli inverni rigidi. Negli Encephalartos, le sopravvivenze nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo; una pianta adulta con il tronco aereo non beneficia di questa protezione.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcun dato sulla tossicità propria di Encephalartos pterogonus, ma il rischio è documentato nel genere: gli Encephalartos sono tossici, e i loro semi lo sono in modo particolare. La tossicità di una specie del genere, Encephalartos horridus, fu dimostrata già nel 1944 da Van der Walt; nelle cicadee i semi contengono glicosidi propri del gruppo, tra cui la cicasina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Per un’altra cicadea, Cycas revoluta, l’ASPCA segnala nel cane, nel gatto e nel cavallo vomito, feci nere, ittero, gastroenteriti emorragiche, danni al fegato e casi mortali, dovuti alla cicasina.

Usate i guanti per maneggiare i semi e il loro involucro carnoso, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi lontano dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione, rivolgetevi senza attendere a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è stato trovato alcun uso tradizionale proprio di Encephalartos pterogonus.

Domande frequenti

Dove cresce Encephalartos pterogonus?

Solo in Mozambico, con certezza sul monte Muruwere, a nord di Chimoio, nella provincia di Manica. Un’altra stazione, il monte Dengalenga, resta da confermare.

Che cosa significa pterogonus?

Il nome evoca le ali. Si riferisce agli angoli delle squame dei coni maschili, prolungati in ali talvolta dentate.

È una forma di Encephalartos manikensis?

Non secondo le liste di riferimento. The World List of Cycads lo accetta come specie, ma alcuni autori lo considerano una forma del complesso manikensis.

È minacciato?

Sì. È classificato in pericolo critico dalla IUCN (2022), dopo prelievi massicci da parte dei collezionisti; nel 2003-2004 è stata tentata una reintroduzione di 1.000 piantine.

Come riconoscerlo senza coni?

Con difficoltà. Le sue foglie somigliano a quelle di Encephalartos manikensis; solo le squame alate dei coni maschili e la provenienza permettono un’identificazione sicura.

È rustico in Italia?

No, secondo l’unico riscontro disponibile. Una notte a −1 °C ne ha danneggiato il fogliame nel Salento nel 2009; in Italia si coltiva al riparo dal gelo.

Si può vedere in un orto botanico italiano?

Forse a Messina. La specie figura nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina pubblicato nel 2009; non è stata trovata alcuna informazione più recente.

È tossico?

Sì, molto probabilmente. La specie non è stata studiata, ma gli Encephalartos sono tossici, soprattutto i loro semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Dyer, R.A. & Verdoorn, I.C. (1969). Encephalartos manikensis and its near allies. Kirkia 7(1): 147-158. [Descrizione originale, p. 151-152; testo integrale letto: diagnosi latina, descrizione, misure, tipo, località, etimologia, chiavi. Letteratura primaria.]
  • Donaldson, J.S. (2010). Encephalartos pterogonus. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T41897A10574244. [Valutazione precedente; citata da Kew e LLIFLE, non consultata.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos pterogonus. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41897A51053908. [Valutazione CR; citata da The World List of Cycads, Lista rossa non consultata (sito bloccato).]
  • Capela, P. (2006). Speculations on the Encephalartos species of Mozambique. Pubblicato dall’autore, Chimoio. [Effettivi e reintroduzione; citato da Kew, non consultato.]
  • Darbyshire, I. e coll. (2019). The endemic plants of Mozambique: diversity and conservation status. PhytoKeys 136: 45-96. doi:10.3897/phytokeys.136.39020 [Endemismo e provincia; consultato direttamente.]
  • Richards, S. & Darbyshire, I. (2026). Mount Muruwere-Bossa. Tropical Important Plant Areas Explorer, Royal Botanic Gardens, Kew. [Sito, habitat, minacce, reintroduzione; scheda consultata direttamente.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). [Tossicità di Encephalartos horridus; riassunto consultato; dato a livello di genere.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, descrizione originale, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Specie coltivate all’Orto Botanico di Napoli; tabella 1 consultata.]