Encephalartos cycadifolius

Encephalartos cycadifolius è una cicadea del Sudafrica, endemica dei monti del Winterberg, a nord di Bedford, nella provincia del Capo Orientale, dove cresce in pieno sole tra le rocce dei pendii erbosi fino a 1.800 m di quota. Questa specie del genere Encephalartos, con foglioline sottili e a margine intero, sopporta nel suo ambiente il fuoco, il gelo e la siccità. Descritta già nel 1801 con il nome di Zamia cycadifolia, è una delle specie del genere conosciute da più tempo, e una delle poche che la IUCN oggi non considera minacciate. In Italia ha una lunga storia: compare già nel catalogo del 1897 delle piante coltivate all’aperto ai Giardini Hanbury della Mortola.

In sintesi: Encephalartos cycadifolius

  • Nome accettato: Encephalartos cycadifolius (Jacq.) Lehm. (1834), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: Zamia cycadifolia Jacq. (1801), nome originario; Encephalartos eximius I.Verd. (1954); Encephalartos cycadifolius var. glaber Regel (1874)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Winterberg cycad» in inglese (Species+)
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, Capo Orientale (monti del Winterberg, regioni di Bedford e di Cradock)
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione pubblicata nel 2022; in passato vulnerabile (VU)
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; raccolta in natura vietata in tutto il Sudafrica dal 2007
  • Rusticità documentata: una giovane pianta in piena terra nel Rossiglione (sud della Francia) è rimasta intatta a −7 °C e sotto la neve nell’inverno 2009-2010, poi è deperita per un eccesso d’acqua estivo (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura pieno sole, versanti nord ed est rocciosi; in coltivazione suolo molto drenante e poca acqua sia d’estate sia d’inverno, secondo i coltivatori
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto corto, spesso in parte sotterraneo, talvolta ramificato alla base; foglie di 60-90 cm (dimensioni del fusto non verificate in una fonte primaria)
  • Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos cycadifolius?

Si riconosce dalle foglie piuttosto corte e rigide, con foglioline strette e intere, senza denti, inserite a V sulla rachide, che ricordano quelle di una Cycas: da qui il nome. Non è stato possibile consultare una descrizione completa tratta da una fonte primaria (lo studio di Henderson del 1945, che la descrive, è accessibile solo tramite una biblioteca digitale bloccata). Secondo estratti della scheda PlantZAfrica del SANBI e di fonti di compilazione:

  • Portamento: cicadea di taglia media, con uno o più fusti, spesso in parte interrati; le dimensioni riportate dalle fonti di compilazione (fino a 1,5 m di altezza e 25-30 cm di diametro) non sono state verificate;
  • Foglie: lunghe 60-90 cm, su un picciolo di 10-20 cm, senza spine e un po’ ritorto;
  • Foglioline: lanceolate, lunghe 9-12 cm, a margine intero, verde oliva, inserite a V;
  • Coni maschili: 1 o 2, cilindrico-conici, lunghi 13-22 cm e larghi 5-7 cm, coperti da una peluria grigiastra;
  • Coni femminili: 1 o 2, cilindrico-ovoidi, lunghi 20-30 cm e larghi 16-18 cm, giallo verdastro e fittamente pelosi.

Un coltivatore del Rossiglione descrive la sua giovane pianta come una piccola Cycas revoluta dalle pinnule finissime e un po’ glauche, che produceva una sola foglia all’anno, a volte ogni due anni.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è descritto alcun ibrido naturale di Encephalartos cycadifolius.

Possibili confusioni

La confusione più antica riguarda Encephalartos friderici-guilielmi, altra specie del Capo Orientale con foglioline strette, che Regel nel 1874 trattava come varietà di Encephalartos cycadifolius. Robert Allen Dyer l’ha riportata al rango di specie nel 1965, nella sua sintesi sulle cicadee dell’Africa australe, e The World List of Cycads le considera due specie distinte. Coltivatori e fonti orticole avvicinano Encephalartos cycadifolius anche ad altre specie a foglioline sottili, come Encephalartos ghellinckii, Encephalartos lanatus o Encephalartos laevifolius. Le foglioline intere, senza denti, verde oliva e disposte a V, insieme all’areale molto localizzato del Winterberg, orientano l’identificazione; soltanto i coni e l’origine documentata della pianta permettono di decidere.

Tassonomia

Encephalartos cycadifolius fu descritto per la prima volta da Nikolaus Joseph von Jacquin con il nome di Zamia cycadifolia, nei suoi Fragmenta Botanica (p. 27, tav. 25-26), nel 1801 secondo The World List of Cycads. Johann Georg Christian Lehmann lo trasferì nel genere Encephalartos nel 1834, nell’Allgemeine Gartenzeitung (2(11): 86, uscita il 15 marzo 1834), e poi di nuovo nei suoi Novarum et Minus Cognitarum Stirpium Pugillus (6: 13, aprile-maggio 1834), secondo The World List of Cycads e l’IPNI. Il trasferimento risale alla nascita stessa del genere Encephalartos, creato da Lehmann.

The World List of Cycads mette in sinonimia due nomi:

  • Encephalartos cycadifolius var. glaber Regel (1874), pubblicato nei Trudy Imperatorskago S.-Peterburgskago Botaniceskago Sada;
  • Encephalartos eximius I.Verd. (1954), descritto da Inez Verdoorn su Bothalia (6(2): 426) a partire da una pianta raccolta il 28 gennaio 1952 vicino a Bedford, verso 4.000 piedi (circa 1.220 m), da R. Story (Story 4021, olotipo a PRE).

Species+ elenca altri sinonimi (Encephalartos acanthus, Encephalartos verschaffeltii, Encephalartos elongatus, Zamia villosa); The World List of Cycads attribuisce i primi tre ad altre specie (Encephalartos friderici-guilielmi, Encephalartos afer e Encephalartos lehmannii). La divergenza riflette la storia ingarbugliata dei nomi di Encephalartos descritti nell’Ottocento da piante coltivate in Europa.

Etimologia e storia

L’epiteto cycadifolius unisce cycadis, forma latinizzata di Cycas, e il latino folium, «foglia»: significa «dalle foglie di Cycas» e si riferisce all’aspetto delle foglie (Haynes, 2022).

La specie è tra le prime cicadee sudafricane conosciute in Europa: Jacquin la descrisse nel 1801 nel genere Zamia, insieme a Encephalartos horridus e a Encephalartos longifolius, prima che Lehmann creasse il genere Encephalartos nel 1834. Nel Novecento Henderson (1945) rivide gli Encephalartos del Sudafrica, poi Dyer (1965) separò definitivamente Encephalartos friderici-guilielmi. La pianta descritta nel 1954 come Encephalartos eximius si rivelò appartenere alla stessa specie.

L’Italia ha avuto presto questa specie nei suoi giardini. Il catalogo delle piante coltivate all’aperto nel giardino di Thomas Hanbury alla Mortola, pubblicato nel 1897, elenca Encephalartos cycadifolius accanto ad altri quattro Encephalartos, e l’Hortus Mortolensis del 1912 lo riporta ancora. Questi cataloghi non dicono quanto tempo le piante siano vissute, né se ne restino oggi.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano per Encephalartos cycadifolius. In inglese è chiamato «Winterberg cycad» (cicadea del Winterberg), nome usato da Species+ e dall’enciclopedia delle cicadee delle società di palme e cicadee della Florida. Un nome afrikaans costruito su «broodboom» (albero del pane), come per altri Encephalartos, circola su siti di compilazione, senza una fonte verificabile per questa specie.

In natura

Encephalartos cycadifolius è endemico del Capo Orientale. Secondo estratti della scheda PlantZAfrica del SANBI, ha un areale ristretto nei monti del Winterberg, nelle regioni di Bedford e di Cradock, dove cresce sui pendii, tra le rocce, in pieno sole, sui versanti nord ed est, fino a 1.800 m di quota. Il tipo di Encephalartos eximius fu raccolto verso 1.220 m vicino a Bedford.

La stessa fonte lo descrive come resistente al gelo e alla siccità e ben adattato al fuoco, che stimola la produzione di foglie e di coni; istrici e babbuini rompono i coni maschili e femminili per nutrirsene. Alcune fotografie dell’enciclopedia delle cicadee delle società della Florida (1999) mostrano infatti, nel Capo Orientale, una pianta che rimette foglie dopo un incendio e foglie strappate a terra, attribuite ai babbuini. Gli impollinatori della specie non sono stati studiati nelle fonti consultate.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos cycadifolius è classificato a minor preoccupazione (LC) nella Lista rossa della IUCN (valutazione di Bösenberg pubblicata nel 2022), secondo The World List of Cycads. Fonti più vecchie, tra cui la scheda PlantZAfrica e l’enciclopedia delle società della Florida (1998-2000), lo classificavano vulnerabile (VU). La pagina della IUCN non ha potuto essere letta (sito bloccato) e le ragioni del cambiamento non sono state trovate.

Come tutte le specie del genere, è iscritto all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e, secondo Species+, all’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (elenco in vigore: regolamento (UE) 2026/1383), valido anche in Italia. In Sudafrica la raccolta di cicadee selvatiche è vietata dal febbraio 2007. Sempre secondo Species+, il gruppo di esame scientifico dell’Unione europea ha espresso nel 2011 e nel 2013 un parere favorevole alle importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente fino a 7 cm di diametro del fusto, e sfavorevole oltre. In Italia una pianta in vendita deve provenire da coltivazione ed essere accompagnata dai documenti richiesti; per un’importazione ci si rivolge alle autorità CITES nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri). Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

Encephalartos cycadifolius ha fama di germinare facilmente ma di crescere molto lentamente: secondo il SANBI (estratto), i semi germinano bene ma le plantule crescono piano e richiedono cure particolari. Sui forum francesi i coltivatori lo descrivono come uno degli Encephalartos più rustici, ma anche come sensibile all’umidità, difficile da trovare in Europa e da non trapiantare.

In pratica, la natura dell’ambiente d’origine e l’unico riscontro dettagliato disponibile (vedi sotto) consigliano un suolo molto drenante, il pieno sole, nessun eccesso d’acqua d’estate e nessun ristagno d’inverno. La coltivazione in vaso, in un substrato minerale, permette di controllare meglio l’acqua.

In Italia

Negli orti botanici. Encephalartos cycadifolius è una delle specie del genere meglio documentate nei giardini italiani:

  • Giardini Botanici Hanbury (La Mortola, Ventimiglia): compare nel catalogo del 1897 delle piante «growing in the open air», cioè coltivate all’aperto, e di nuovo nell’Hortus Mortolensis del 1912. Sono elenchi storici, che non descrivono la collezione attuale.
  • Orto Botanico di Napoli: lo studio sul polimorfismo enzimatico degli Encephalartos pubblicato nel 1997 sulla rivista dell’Orto, Delpinoa, ha analizzato tre esemplari di Encephalartos cycadifolius coltivati a Napoli (dati del 1993-94), tra i 121 esemplari di 34 specie della collezione. Gli autori precisano che le piante provenivano da raccolte in natura o da altre istituzioni botaniche. Il dato è vecchio di trent’anni: lo stato attuale di queste piante non è noto.
  • Orto Botanico di Firenze: un partecipante del forum Tropicamente segnala nel gennaio 2011, nella collezione dell’Orto, un Encephalartos cycadifolius in vaso con un fusto di circa un metro, che ritiene vecchissimo. Né l’età né la storia della pianta hanno potuto essere verificate.

Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie compare solo nella segnalazione fiorentina e in elenchi di specie ritenute rustiche secondo i siti internet, senza esperienze di coltivazione datate. Non esistono quindi dati italiani per le riviere ligure e tirrenica, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. L’unico riscontro dettagliato viene dal Rossiglione, sul litorale mediterraneo francese, e mostra soprattutto il pericolo dell’acqua. Un coltivatore del Rossiglione (Pirenei Orientali) riferisce sul forum Fous de palmiers che la sua pianta di Encephalartos cycadifolius, un semenzale di due anni portato dalla California nel 1994 e messo in piena terra in un suolo acido e argilloso, non ha sofferto il freddo, ma ha perso tutte le foglie tranne una dopo essere stata annaffiata abbondantemente per otto giorni, in sua assenza, nell’agosto 2009. La pianta ha poi ristagnato e deperito; estirpata nel 2012, aveva le radici marce. Rimessa a radicare nella sabbia in serra fredda, nel gennaio 2014 non aveva ancora radici, e il proprietario la temeva perduta.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per seme, che il SANBI dice facile, e per separazione dei polloni prodotti alla base. Semi e giovani piante sono rari in Europa: nel 2014 un collezionista riteneva sul forum Fous de palmiers che fosse quasi impossibile trovarne. Un partecipante anglofono ha mostrato sullo stesso forum, tra il 2015 e il 2017, un esemplare coltivato evidentemente vecchio che produceva un pollone e una corona di dieci foglie. Per il metodo generale si può consultare l’articolo del sito dedicato alla semina delle cicadee.

Malattie e parassiti

Nessun parassita proprio della specie è documentato. Il problema meglio descritto in coltivazione è il marciume delle radici dopo un eccesso d’acqua, come nel Rossiglione. In natura babbuini e istrici danneggiano i coni, secondo il SANBI.

Rusticità

Encephalartos cycadifolius è tra gli Encephalartos più famosi per la resistenza al freddo, ma esiste un solo riscontro datato, in Francia, e riguarda una giovane pianta. Come negli altri Encephalartos, la sopravvivenza al freddo di una giovane pianta con il fusto sotterraneo, protetta dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve, non dice nulla sulla tenuta di un adulto con il fusto scoperto.

In Italia e nel sud della Francia

In Italia non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione all’aperto con temperature datate, né sul forum Tropicamente né in altre fonti. La menzione del 1897 alla Mortola indica che la specie vi era coltivata all’aperto, ma non riporta né temperature né risultati.

Nel sud della Francia, sul litorale mediterraneo, tre riscontri incompleti riguardano la stessa pianta, nel Rossiglione:

  • Un coltivatore del Rossiglione (Pirenei Orientali) riferisce sul forum Fous de palmiers che la sua pianta di Encephalartos cycadifolius, una giovane pianta in piena terra, è sopravvissuta nell’inverno 2009-2010 a tre o quattro settimane di gelate notturne, con tre notti a −5 °C e una a −7 °C, e poi a 40 cm di neve all’inizio di marzo 2010: l’ultima foglia è rimasta intatta e il fusto duro. Non cita alcuna protezione. La pianta usciva da un’estate in cui aveva perso quasi tutte le foglie per un eccesso d’acqua.
  • Lo stesso coltivatore indica che la pianta era ancora del tutto intatta dopo l’inverno 2010-2011, con una decina di giorni di gelo e una minima di −5 °C.
  • Nell’aprile 2009 lo stesso coltivatore aveva segnalato che la pianta era rimasta intatta a −8 °C misurati al suolo, senza precisare l’inverno; nel 2012 ha concluso che la specie non gli aveva dato «nessun problema di resistenza al freddo», ma che la pianta era deperita dopo l’annaffiatura estiva, fino al marciume delle radici.

Non è stato trovato alcun riscontro per le altre zone climatiche francesi. Altri partecipanti del forum classificano la specie, con Encephalartos friderici-guilielmi e Encephalartos ghellinckii, tra i tre Encephalartos più rustici, ma si tratta di opinioni, non di osservazioni datate.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun riscontro datato e quantificato negli estratti dei forum anglofoni consultati. Nel suo ambiente il SANBI la descrive come resistente al gelo; la scheda ha potuto essere letta solo per estratto, senza valori di temperatura.

Tossicità e precauzioni

Non esistono dati pubblicati sulla tossicità di Encephalartos cycadifolius. Il rischio è però documentato nel genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata già nel 1944, e i semi degli Encephalartos contengono glicosidi tipici delle cicadee, la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. La specie va quindi considerata tossica: usate i guanti per maneggiare i semi e teneteli lontano da bambini e animali. In caso di ingestione rivolgetevi a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso tradizionale proprio di Encephalartos cycadifolius. La pagina del genere ricorda l’uso antico del fusto di alcuni Encephalartos per ricavarne una farina, senza che questa specie sia nominata; la preparazione non va riprodotta.

Domande frequenti

Encephalartos cycadifolius è rustico in Italia?

Non ci sono dati italiani. Nel sud della Francia, in un clima vicino a quello di molte regioni italiane, una giovane pianta in piena terra ha sopportato −7 °C e la neve nell’inverno 2009-2010 senza danni, ma poi è deperita per un eccesso d’acqua in estate: la resistenza al freddo non basta, serve un suolo molto drenante.

Perché si chiama cycadifolius?

Perché le sue foglie ricordano quelle di una Cycas. Il nome unisce Cycas e il latino folium, «foglia».

Come distinguerlo da Encephalartos friderici-guilielmi?

Senza coni non è facile. Le due specie del Capo Orientale hanno foglioline strette e sono state a lungo confuse. Quelle di Encephalartos cycadifolius sono intere, verde oliva e disposte a V; una pianta di origine documentata resta la garanzia migliore.

Si può vedere in un orto botanico italiano?

Probabilmente sì, ma senza conferma recente. Le fonti lo segnalano all’Orto Botanico di Napoli (tre esemplari nel 1993-94), in vaso all’Orto Botanico di Firenze (2011) e nei cataloghi storici dei Giardini Hanbury (1897 e 1912); nessuna fonte recente ne conferma la presenza attuale.

Cresce velocemente?

No. È considerato uno degli Encephalartos più lenti. Una giovane pianta coltivata nel Rossiglione produceva una sola foglia all’anno, a volte ogni due anni.

È minacciato?

Poco, secondo l’ultima valutazione. La IUCN lo classifica a minor preoccupazione (LC) dal 2022, mentre in passato era considerato vulnerabile. Resta iscritto, come tutto il genere, all’Appendice I della CITES.

È tossico?

Va considerato tale. Non esistono dati per la specie, ma i semi degli Encephalartos contengono tossine pericolose per l’uomo e per gli animali.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Jacquin, N.J. von (1801). Fragmenta Botanica: 27, tav. 25-26. Vienna. [Descrizione di Zamia cycadifolia; riferimento ripreso da The World List of Cycads e dall’IPNI, non consultato.]
  • Lehmann, J.G.C. (1834). Allgemeine Gartenzeitung 2(11): 86. [Trasferimento in Encephalartos; riferimento ripreso da The World List of Cycads e dall’IPNI, non consultato.]
  • Henderson, M.R. (1945). Materials for a revision of the South African species of Encephalartos. Journal of South African Botany 11: 3-65. [Descrizione della specie alle p. 50-52; citata da The World List of Cycads, non consultata.]
  • Dyer, R.A. (1965). The cycads of southern Africa. Bothalia 8(4): 405-515. [Ripristino di Encephalartos friderici-guilielmi; introduzione consultata.]
  • Verdoorn, I.C. (1954). Encephalartos eximius. Bothalia 6(2): 426-427. [Sinonimo; riferimento ripreso da The World List of Cycads, non consultato.]
  • Kemp, M. (1991). Focus on Encephalartos cycadifolius. Encephalartos 26: 3-7. [Articolo della rivista della Cycad Society of South Africa citato da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos cycadifolius. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41942A50905100. [Categoria LC; riferimento ripreso da The World List of Cycads, pagina della Lista rossa non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Tre esemplari coltivati a Napoli; tabella 1 consultata.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). [Tossicità di Encephalartos horridus; riferimento ripreso dalla pagina del genere.]