Encephalartos laevifolius è una cicadea dal tronco slanciato del Sudafrica e dell’eSwatini, che cresce in pieno sole sui pendii rocciosi ed erbosi delle montagne nebbiose del Mpumalanga, soprattutto attorno a Kaapsehoop, tra Nelspruit (Mbombela) e Barberton. Questa specie del genere Encephalartos si riconosce dalle foglie blu-verdi e diritte, con foglioline strette a margine intero, lanose solo da giovani. Descritta nel 1926 da Stapf e Burtt Davy, fu riunita a Encephalartos lanatus dal 1933 al 1945, prima di essere ristabilita. Oggi è in pericolo critico di estinzione: la popolazione principale, attorno a Kaapsehoop, è scesa da circa 1.700 piante nel 1997 a 54 nel 2010 a causa del bracconaggio.
In sintesi: Encephalartos laevifolius
- Nome accettato: Encephalartos laevifolius Stapf & Burtt Davy (1926), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; trattato come Encephalartos lanatus da Hutchinson e Rattray (1933)
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Kaapsehoop cycad» in inglese, «Kaapsehoop-broodboom» in afrikaans
- Distribuzione naturale: Sudafrica (soprattutto Mpumalanga; segnalato anche nel Limpopo, nel KwaZulu-Natal e nel Capo Orientale, dove secondo il SANBI è scomparso) ed eSwatini
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR A2acde; C1+2a(i,ii); D), Lista rossa 2022
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977; Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; parere sfavorevole dell’UE alle importazioni dal Sudafrica dal 7 febbraio 2013; specie particolarmente protetta nel Mpumalanga e nel Limpopo
- Rusticità documentata: nessuna osservazione datata in coltivazione; «molto resistente al gelo» secondo il SANBI, senza valori (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: pieno sole, praterie o boscaglie su pendii rocciosi ripidi; suolo ben drenato
- Portamento e dimensioni adulte: tronco slanciato di 3-4 m, largo 25-30 cm, talvolta ramificato alla base; foglie di circa 1 m
- Tossicità: non studiata per la specie; semi tossici negli altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici; nessun riscontro di coltivazione pubblicato
Come riconoscere Encephalartos laevifolius?
Encephalartos laevifolius si riconosce dal tronco slanciato e dalle foglie lunghe, quasi diritte, blu-verdi, con foglioline strette e intere che perdono presto la lana giovanile. La revisione di Henderson (1945), condotta su piante di Kirstenbosch e su campioni d’erbario, lo descrive così:
- Tronco: piuttosto esile, alto fino a circa 10 piedi (3 m); secondo un estratto della scheda PlantZAfrica del SANBI, 3-4 m di altezza per 25-30 cm di diametro, con basi fogliari regolari e lisce;
- Foglie: da giovani coperte di una lana bruno chiaro, tranne sotto le foglioline, poi glabre e blu-verdi, le più vecchie verde giallastro; lunghe fino a circa 100 cm, con picciolo fino a 25 cm; quasi diritte, spesso torte o attorcigliate all’estremità;
- Foglioline: lineari, lunghe fino a 12 cm e larghe 6 mm, brevemente pungenti, con la base giallastra, a margine intero (talvolta un minuscolo dente vicino alla punta in quelle più alte), con una decina di nervature sottili sotto le foglioline mediane; quelle della base sono ridotte, a volte quasi a spine;
- Coni maschili: diversi insieme (tre sulla pianta di Kirstenbosch), strettamente cilindrici, arcuati, di circa 38 cm per 10 cm, coperti da una fine peluria bianca, verde grigiastri; 30-43 cm per 8-11,5 cm secondo PlantZAfrica;
- Coni femminili: diversi insieme, all’inizio coperti da una corta lana bruno chiaro, quasi glabri a maturità; circa 20 cm per 10 cm sulla pianta descritta da Henderson, 40-45 cm per 15-19 cm secondo PlantZAfrica;
- Semi: giallo arancio secondo Palmer e Pitman (1972).
Verdoorn (1951) aggiunge che sul terreno i coni, soprattutto quelli femminili, diventano glauchi e glabri, tranne una piccola macchia lanosa al centro di ogni squama. Le differenze di misura tra i coni citati sopra dipendono probabilmente dal piccolo numero di coni misurati da Henderson.
Ibridi
Nelle fonti consultate non è segnalato alcun ibrido di Encephalartos laevifolius.
Possibili confusioni
Encephalartos laevifolius viene spesso confuso con due specie vicine del nord-est del Sudafrica, Encephalartos lanatus ed Encephalartos humilis, secondo Palmer e Pitman (1972). I criteri di Henderson (1945) e di Verdoorn (1951) permettono di separarle:
- Encephalartos lanatus, degli altipiani attorno a Middelburg, ha un tronco più corto (circa 0,5-1,2 m, raramente di più), foglie più rigide, foglioline più pungenti con 10-14 nervature e coni grossi, lanosi a lungo;
- Encephalartos humilis resta quasi interrato, con foglie di 30-55 cm, foglioline con circa 9 nervature e coni maschili di 15 cm al massimo;
- Encephalartos laevifolius ha il tronco più alto dei tre (5-11 piedi, cioè 1,5-3,4 m, secondo Verdoorn), foglie più lunghe e più diritte, presto glabre, leggermente glauche, circa 10 nervature e coni quasi glabri a maturità.
L’epiteto, «dalle foglie lisce», ricorda proprio l’assenza di lana sulle foglioline adulte, al contrario di Encephalartos lanatus.
Tassonomia
Encephalartos laevifolius è un nome accettato da The World List of Cycads. Stapf e Burtt Davy lo pubblicarono nel 1926 nel Manual of the Flowering Plants and Ferns of the Transvaal with Swaziland di Burtt Davy (volume 1, pp. 40 e 99). Il tipo è una raccolta di Todd del gennaio 1919 a Moodies, vicino a Barberton (olotipo ai Royal Botanic Gardens di Kew, isotipo all’erbario di Durban); Henderson (1945) cita una raccolta «Todd 2043» come probabile collezione tipo. Secondo Henderson, gli autori l’avevano descritta in modo più completo del solito, coni maschili e femminili compresi.
Nel 1933 Hutchinson e Rattray ricondussero la specie a Encephalartos lanatus nella Flora Capensis. Henderson (1945) la ristabilì, mostrando che le due specie differiscono per il fogliame e per i coni, e stupendosi che gli autori della Flora Capensis avessero potuto conciliare squame secche di Encephalartos lanatus con la descrizione dei coni di Encephalartos laevifolius. Verdoorn (1951) confermò la separazione con osservazioni sul terreno e descrisse in quell’occasione una terza specie del gruppo, Encephalartos humilis. Che cosa cambia per il lettore: nelle opere anteriori al 1945 piante di Encephalartos laevifolius possono comparire con il nome di Encephalartos lanatus.
Etimologia e storia
L’epiteto laevifolius viene dal latino laevis, «liscio», e folium, «foglia», con riferimento alle foglioline prive di lana, a confronto con quelle di Encephalartos lanatus (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). Palmer e Pitman (1972) traducono semplicemente «foglie lisce».
La storia recente della specie è quella di un saccheggio. Nell’aprile 1998 il Philadelphia Inquirer raccontava come un ricercatore dell’ente dei parchi del Mpumalanga avesse applicato due anni prima microchip elettronici a 1.400 cicadee della foresta demaniale di Berlin, vicino a Ngodwana, per poi constatare che la maggior parte era stata dissotterrata e venduta; due piante marcate furono ritrovate a 150 miglia di distanza, nel giardino di un paesaggista di Johannesburg (articolo citato da The Gymnosperm Database, che lo collega a Encephalartos laevifolius). Secondo il SANBI (2015), la rete responsabile della scomparsa della popolazione di Kaapsehoop contava 57 membri, che furono arrestati e condannati; le piante venivano vendute a vivai.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano per Encephalartos laevifolius. In inglese la specie è chiamata «Kaapsehoop cycad» (Species+, SANBI), dalla cittadina di Kaapsehoop, sul bordo della scarpata del Mpumalanga. Il sito sudafricano TreeSA riporta anche «Kaapsehoop-broodboom» in afrikaans e «Sijekwane» in siswati; quest’ultimo nome è indicato anche per Encephalartos lanatus e quindi non designa solo questa specie.
In natura
The World List of Cycads indica l’eSwatini e, in Sudafrica, il Mpumalanga, il Limpopo, il KwaZulu-Natal e il Capo Orientale. Secondo il SANBI (2015), la specie vive soprattutto nella catena di Kaapsehoop, nel Mpumalanga, con una colonia isolata più a nord; è scomparsa dal KwaZulu-Natal e dal Capo Orientale, oltre che dalla riserva naturale di Blyderivierspoort, e anche l’eSwatini segnala prelievi. Palmer e Pitman (1972) la collocano sui monti di Kaapsehoop, nel bacino del fiume Crocodile e vicino alla miniera di Havelock, in eSwatini. Henderson (1945) cita raccolte attorno a Barberton, lungo il fiume Godwan (900-1.200 m) e presso la miniera Munnik-Myburgh, vicino a Kaapsehoop.
Le piante crescono in pieno sole, nella prateria o nella boscaglia, su pendii rocciosi ripidi; la maggior parte delle stazioni è in quota e spesso avvolta dalla nebbia (SANBI, 2015). Secondo un estratto della scheda PlantZAfrica, la specie occupa le cime, su pendii erbosi della fascia delle nebbie, tra 1.300 e 1.500 m. Non è stato trovato alcun dato di temperatura per queste stazioni.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos laevifolius è in pericolo critico di estinzione. The World List of Cycads cita la valutazione della Lista rossa della IUCN del 2022 (Bösenberg), secondo i criteri A2acde; C1+2a(i,ii); D, che indicano tra l’altro un numero molto ridotto di individui maturi. Già la valutazione nazionale del 2009, citata da un estratto di PlantZAfrica, lo considerava in pericolo critico secondo tutti e cinque i criteri della IUCN.
I dati raccolti dal SANBI (2015) mostrano la portata del bracconaggio:
- nel 1997 furono applicati microchip a 1.700 piante nella zona di Kaapsehoop; all’ultimo conteggio, nel 2010, ne restavano 54, un declino del 97%;
- le popolazioni seguite in Sudafrica contavano circa 26, 54 e 15 piante;
- a Blyderivierspoort una popolazione è scesa da 26 a 7 piante, e queste ultime 7 furono rubate in un solo colpo nel 2007-2008;
- durante un’indagine nel Gauteng, nel 2008, furono ritrovate 18 piante con microchip, e a Nelspruit 59 piante, di cui 14 marcate; nel Gauteng furono viste molte piante da cui il microchip era stato rimosso;
- circa il 60% delle piante sradicate muore negli anni successivi;
- dal 1986 alla fine del 2011 sono stati esportati dal Sudafrica 960 esemplari, il 75% dei quali dopo il 1997, proprio mentre la popolazione selvatica crollava.
Secondo il sito TreeSA, un fungo del genere Fusarium attacca i coni e riduce la vitalità dei semi, le piantagioni di pini hanno ridotto l’habitat e le piante invasive ostacolano la crescita; questi punti non sono stati verificati in una fonte primaria.
Normativa, secondo Species+ (consultato il 2 ottobre 2026) e il SANBI:
- CITES: Appendice I dal 4 febbraio 1977, come tutto il genere; le piante riprodotte artificialmente sono trattate come esemplari dell’Appendice II;
- Unione europea: Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, valido anche in Italia;
- parere sfavorevole dell’UE alle importazioni dal Sudafrica: il gruppo di consultazione scientifica dell’UE ha espresso per la specie un parere negativo sulle importazioni di piante riprodotte artificialmente dal Sudafrica (codici di origine A e D) il 3 dicembre 2010, poi di nuovo il 20 giugno 2011 e il 7 febbraio 2013, nella sua 63ª riunione; quest’ultimo parere è in vigore e vale qualunque sia la taglia della pianta. In pratica le autorità degli Stati membri, Italia compresa, non rilasciano permessi di importazione per queste piante;
- Sudafrica: raccolta di cicadee selvatiche vietata dal febbraio 2007 (regolamento TOPS, poi avviso governativo n. 371 del maggio 2012); specie particolarmente protetta dalla legge sulla conservazione della natura del Mpumalanga (n. 10 del 1998) e dalla legge ambientale del Limpopo (n. 7 del 2003); il SANBI giudica dannoso il commercio di piante riprodotte artificialmente e riserva l’esportazione ai vivai registrati presso la CITES che contribuiscono alla conservazione della specie.
In Italia i controlli spettano al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Servizio CITES dei Carabinieri. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: prima di qualsiasi acquisto o importazione verificate la situazione su Species+ e su EUR-Lex ed esigete i documenti che provano che la pianta proviene da coltivazione.
Coltivazione
Encephalartos laevifolius è poco coltivato in Europa e i riscontri pubblicati sono rari. Secondo un estratto della scheda PlantZAfrica, cresce bene in pieno sole, accetta qualunque tipo di suolo purché ben drenato e aerato, cresce piuttosto lentamente e resiste bene alla siccità.
- Esposizione: pieno sole, come nel suo habitat;
- Substrato: ben drenato e aerato, di natura indifferente secondo il SANBI;
- Umidità: la specie vive nella fascia delle nebbie; un partecipante del forum francese Fous de palmiers, citando il libro di Adolf Fanfoni sugli Encephalartos del Sudafrica, ritiene che le specie di montagna a foglioline sottili temano la disidratazione e apprezzino una certa umidità dell’aria in estate; è un parere, non verificato da una prova;
- Trapianto: delicato; il SANBI osserva che le piante sradicate sopportano male il trapianto, e un collezionista della Repubblica Ceca riferisce nel settembre 2015 sul forum Fous de palmiers che un grande esemplare coltivato in vaso perse le foglie dopo il trapianto, prima di rifarne una ventina.
In Italia
Negli orti botanici. Nessuna presenza di Encephalartos laevifolius è documentata negli orti botanici italiani consultati: la specie non figura nell’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (pubblicato su Delpinoa nel 1997), né nelle pubblicazioni più recenti del giardino, né nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009), né nelle fonti raccolte su Palermo, Firenze e la Mortola.
Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie compare una sola volta, nel settembre 2013, con la foto di una pianta scattata da un terzo, senza alcuna indicazione di coltivazione. Non è stato trovato alcun riscontro per nessuna zona climatica italiana.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, il forum Fous de palmiers non riporta alcuna prova all’aperto: la discussione dedicata alla specie contiene solo le foto del collezionista ceco citato sopra, che coltiva le sue piante in vaso e le ritira in casa d’inverno, e un coltivatore di Agen la cita nel gennaio 2011 tra gli Encephalartos a foglioline sottili che immagina più rustici, senza averla provata.
Moltiplicazione
Encephalartos laevifolius si moltiplica per seme, dopo impollinazione manuale, e per polloni, perché la pianta si ramifica alla base. Il SANBI ricorda che le cicadee si rigenerano soprattutto per seme e che i polloni hanno un ruolo secondario in natura. Non è stato trovato alcun dato specifico sulla germinazione. Una pianta o un pollone può essere ceduto solo con i documenti che ne provano l’origine legale.
Malattie e parassiti
L’unica malattia segnalata per Encephalartos laevifolius è l’attacco dei coni da parte di un fungo del genere Fusarium, che riduce la vitalità dei semi, secondo il sito TreeSA. Nelle fonti consultate non è descritto alcun altro problema sanitario proprio della specie.
Rusticità
La rusticità di Encephalartos laevifolius non è quantificata: non è stata trovata alcuna osservazione datata, né in Italia né in Francia né altrove. Il SANBI la descrive come «molto resistente al gelo», secondo un estratto della scheda PlantZAfrica, ma senza indicare temperature.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in piena terra né in vaso, per nessuna zona: né sul forum italiano Tropicamente né su quello francese Fous de palmiers, né per il litorale mediterraneo né per l’entroterra. Le piante citate in Europa sono coltivate in vaso e ritirate d’inverno.
Riferimenti internazionali
Nessun dato numerico è stato trovato neppure fuori dall’Europa, né sugli estratti dei forum anglofoni consultati. L’habitat di montagna nebbioso, tra 1.300 e 1.500 m, conosce probabilmente delle gelate, ma nessuna fonte consultata ne indica le minime. Come negli altri Encephalartos, un’eventuale resistenza osservata su una giovane pianta con il caudice interrato, protetta dall’inerzia del suolo, non vale per un esemplare adulto con un tronco aereo di diversi metri. In mancanza di prove, coltivatelo in vaso e riparatelo dal gelo prolungato e dalla pioggia d’inverno.
Tossicità e precauzioni
Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos laevifolius, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici (cicasina, macrozamina) che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per maneggiare i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Il SANBI (2015) indica che la letteratura menziona un uso medicinale di Encephalartos laevifolius, senza descriverlo. Nelle fonti consultate non è stato trovato alcun altro uso tradizionale.
Domande frequenti
Perché l’UE rifiuta le importazioni di Encephalartos laevifolius dal Sudafrica?
Perché il commercio di piante «riprodotte artificialmente» è servito a smerciare piante selvatiche. Il gruppo di consultazione scientifica dell’UE ha espresso un parere sfavorevole già nel 2010, confermato il 7 febbraio 2013; vale qualunque sia la taglia della pianta. Lo stesso SANBI giudica questo commercio dannoso per la specie.
Quanti Encephalartos laevifolius restano in natura?
Pochissimi. Attorno a Kaapsehoop nel 2010 sono state ritrovate 54 piante delle 1.700 marcate nel 1997. Le popolazioni seguite in Sudafrica contavano circa 26, 54 e 15 piante secondo il SANBI.
Come distinguere Encephalartos laevifolius da Encephalartos lanatus?
Dal portamento, dalle foglie e dai coni. Encephalartos laevifolius ha un tronco più alto, foglie più lunghe e più diritte, presto glabre, e coni quasi glabri a maturità; Encephalartos lanatus resta più basso, ha foglioline più rigide e porta coni grossi e molto lanosi.
Encephalartos laevifolius resiste al freddo in Italia?
Non si sa. È ritenuto molto resistente al gelo, ma non è stato pubblicato alcun valore misurato né alcuna prova datata. Tenetelo in vaso e riparatelo dal gelo prolungato e dalla pioggia d’inverno.
Che cosa significa il nome Encephalartos laevifolius?
«Dalle foglie lisce». L’epiteto viene dal latino laevis, liscio, e folium, foglia: le foglioline adulte non hanno lana, al contrario di quelle della specie vicina Encephalartos lanatus, «lanoso».
Encephalartos laevifolius ed Encephalartos lanatus sono la stessa specie?
No. Furono riuniti da Hutchinson e Rattray nel 1933, ma Henderson (1945) e poi Verdoorn (1951) mostrarono che differiscono per il fogliame e per i coni. The World List of Cycads accetta entrambe le specie.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Encephalartos laevifolius: https://cycadlist.org/scientific_name/312 — nome accettato, pubblicazione, tipo (Todd, Moodies, 1919), distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN 2022. Lista di riferimento delle cicadee, affidabile; consultata direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos laevifolius: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/18341/legal — Appendice I della CITES, Allegato A dell’UE, storia dei pareri del gruppo di consultazione scientifica dell’UE (parere sfavorevole del 7 febbraio 2013), nome comune inglese. Banca dati ufficiale, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- IPNI, Encephalartos laevifolius: https://www.ipni.org/n/297098-1 — riferimento della pubblicazione originale. Indice nomenclaturale di riferimento; consultato direttamente.
- SANBI, parere di commercio non dannoso (NDF) per Encephalartos laevifolius (2012, aggiornato nel 2015): https://www.sanbi.org/wp-content/uploads/2026/03/Encephalartos-laevifolius-NDF-supporting-document.pdf — popolazioni, bracconaggio, esportazioni, habitat, tutela legale. Documento dell’autorità scientifica sudafricana, affidabile; consultato direttamente.
- Internet Archive, Journal of South African Botany vol. 11 (1945): https://archive.org/details/journalofsouthaf11unse — revisione di Henderson, descrizione e raccolte. Letteratura primaria digitalizzata, affidabile; consultata direttamente.
- Bothalia (AOSIS), Bruce e coll. (1951): https://journals.abcjournal.aosis.co.za/index.php/abc/article/view/1689 — confronto sul terreno delle tre specie da parte di Verdoorn. Letteratura primaria, affidabile; consultata direttamente.
- The Gymnosperm Database, Encephalartos laevifolius: https://conifers.org/za/Encephalartos_laevifolius.php — citazioni di Palmer e Pitman (1972) e dell’articolo del Philadelphia Inquirer (1998). Base enciclopedica di seconda mano; consultata direttamente.
- TreeSA, Encephalartos laevifolius: https://treesa.org/encephalartos-laevifolius/ — nomi in afrikaans e in siswati, minacce. Sito di appassionati di alberi sudafricani, affidabilità media; consultato direttamente.
- SANBI PlantZAfrica, Encephalartos laevifolius: https://pza.sanbi.org/node/10131 — dimensioni, habitat, coltivazione, stato nazionale. Sito del giardino botanico nazionale sudafricano, affidabile ma bloccato: letto solo tramite estratti di ricerca.
- Forum Fous de palmiers, discussione «Encephalartos laevifolius»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=19974 — foto di piante coltivate, trapianto. Forum francese di coltivatori, testimonianze; consultato direttamente.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — elenco delle Encephalartos coltivate a Napoli, in cui la specie non figura. Rivista dell’Orto botanico, affidabile ma datata; consultata direttamente.
Bibliografia
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- Henderson, M.P. (1945). Materials for a revision of the South African species of Encephalartos. Journal of South African Botany 11: 3-65 (pp. 54-57, fig. 13). [Ristabilimento della specie, descrizione; consultato direttamente.]
- Verdoorn, I.C. (1951). Cycadaceae. In Bruce, E.A. e coll., Newly described species. Bothalia 6(1): 220-221. https://doi.org/10.4102/abc.v6i1.1689 [Confronto sul terreno; consultato direttamente.]
- Palmer, E. & Pitman, N. (1972). Trees of Southern Africa. Balkema, Città del Capo. [Descrizione, distribuzione; letto tramite The Gymnosperm Database.]
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- South African National Biodiversity Institute (2015). NDF assessment for Encephalartos laevifolius. Scientific Authority of South Africa. [Popolazioni, bracconaggio, normativa; consultato direttamente.]
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- Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos laevifolius. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41891A51052586. [Stato CR; non consultato (sito bloccato), secondo The World List of Cycads.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia; secondo The World List of Cycads.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Nomenclatura e distribuzione; consultata direttamente.]