Encephalartos ghellinckii

Encephalartos ghellinckii è una cicadea del Sudafrica che vive nelle praterie, tra le rocce e sulle pareti di arenaria del KwaZulu-Natal e del nord del Capo Orientale, da 700 m fino a circa 2.400 m di quota nel Drakensberg, dove l’inverno porta gelo e neve. Questa specie del genere Encephalartos, descritta nel 1867 dal botanico francese Charles Lemaire, si riconosce dalle foglioline strettissime con i margini arrotolati, un carattere unico tra le cicadee dell’Africa australe. Classificata vulnerabile dalla IUCN, ha fama tra i coltivatori di essere lentissima e di sopportare male i trapianti.

In sintesi: Encephalartos ghellinckii

  • Nome accettato: Encephalartos ghellinckii Lem. (1867), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non consultato (accesso bloccato)
  • Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos gracilis Mast. (1868), sinonimo
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese Drakensberg cycad
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, KwaZulu-Natal e Capo Orientale (nord), da 700 m a circa 2.400 m
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU), criterio C1, Lista rossa 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; parere favorevole dell’UE all’importazione dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente fino a 15 cm di diametro del caudice; raccolta in natura vietata in Sudafrica
  • Rusticità documentata: sopporta gelo intenso e neve nel suo habitat (SANBI, per estratto); nessun riscontro con temperature in coltivazione, né in Italia né altrove (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura prateria, affioramenti rocciosi e pareti di arenaria; in coltivazione non documentati da una fonte affidabile
  • Portamento e dimensioni adulte: due forme, una forma «gigante» d’altitudine e una forma nana di bassa quota, con fusti stentati fino a cinque per pianta (SANBI); dimensioni precise non verificate
  • Tossicità: non documentata per la specie; semi tossici in altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos ghellinckii?

Si riconosce dalle foglioline strettissime con i margini arrotolati verso il basso: secondo il SANBI questo carattere è unico tra le cicadee dell’Africa australe ed esclude qualsiasi confusione. La descrizione originale e la revisione di Henderson (1945) non hanno potuto essere consultate. I caratteri seguenti vengono dalla scheda PlantZAfrica del SANBI, bloccata da un firewall e letta solo tramite estratti di ricerca:

  • Foglioline: fitte, appuntite, strette, con il margine arrotolato verso il basso e senza denti, da verde scuro a verde giallastro sopra, un po’ più pallide sotto;
  • Forma d’altitudine, detta «gigante»: foglie compatte, dall’aspetto ordinato, con foglioline un po’ più larghe, di 4-5 mm;
  • Forma di bassa quota, detta «nana»: piante stentate, con fino a cinque fusti spesso anneriti dagli incendi della prateria.

Le dimensioni dei fusti, delle foglie e dei coni indicate da alcune schede in rete non hanno potuto essere verificate. Conviene anche evitare la suddivisione in «tre forme» (gigante, di pianura e nana) che circola in rete: la scheda del SANBI ne descrive solo due.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido di Encephalartos ghellinckii.

Possibili confusioni

Con le sue foglioline arrotolate, la pianta adulta si distingue facilmente. Il rischio riguarda soprattutto le giovani piante vendute con questo nome, che possono essere confuse con altri Encephalartos a foglioline sottili delle montagne sudafricane, come Encephalartos friderici-guilielmi, Encephalartos lanatus o Encephalartos cycadifolius. Sul forum francese Fous de palmiers i coltivatori confrontano spesso queste specie e si interrogano sull’identità o sulla provenienza di piante acquistate con questo nome. Una pianta accompagnata da documenti d’origine resta l’unica garanzia.

Tassonomia

Encephalartos ghellinckii è un nome accettato. Charles Lemaire lo pubblicò nel 1867 nella rivista orticola belga L’Illustration horticole (14, miscellanea: 80-81), con una tavola uscita nel volume seguente (15: tav. 567). Secondo The World List of Cycads questa tavola servirebbe da tipo (neotipo, con un punto interrogativo nella banca dati); Dyer pubblicò nel 1965 note sui tipi degli Encephalartos sudafricani, citate per questa specie ma non consultate.

Encephalartos gracilis Mast., pubblicato nel 1868 nel Gardeners’ Chronicle (25(14): 349), è messo in sinonimia. Non è segnalato alcun altro cambio di nome. La posizione della specie nelle filogenesi del genere non è stata trovata nelle fonti consultate.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Édouard de Ghellinck de Walle, orticoltore e botanico dilettante belga dell’Ottocento (Haynes, 2022); questa fonte non ne indica le date di nascita e di morte. La descrizione di Lemaire, botanico francese che dal 1854 al 1870 diresse L’Illustration horticole, rivista pubblicata a Gand dall’orticoltore Ambroise Verschaffelt, mostra che la specie era coltivata in Europa già negli anni Sessanta dell’Ottocento. Le circostanze della sua introduzione non sono state ritrovate: i testi originali, ospitati dalla Biodiversity Heritage Library, sono protetti da Cloudflare e non hanno potuto essere letti.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Il nome inglese «Drakensberg cycad» è usato dall’enciclopedia delle cicadee delle società di palme della Florida (archivio 1998-2000) e dal SANBI. I nomi afrikaans e zulu citati da alcuni siti non sono stati verificati in una fonte affidabile.

In natura

Encephalartos ghellinckii vive nel KwaZulu-Natal e nel nord del Capo Orientale (The World List of Cycads). Secondo gli estratti della scheda PlantZAfrica:

  • la sua quota va da 700 m nel KwaZulu-Natal a circa 2.400 m nel Drakensberg;
  • la forma «gigante» cresce tra 1.100 e 1.800 m nel Drakensberg del KwaZulu-Natal; la forma nana, più diffusa, vive più in basso, vicino al fiume Umkomaas e nel nord del Capo Orientale;
  • i suoi ambienti vanno dalla prateria e dagli affioramenti rocciosi alle pareti di arenaria del Drakensberg, dove accompagna una vegetazione di tipo «fynbos» di montagna;
  • l’estate vi è mite o calda, l’inverno molto freddo, con forti gelate e neve;
  • vivendo nella prateria, resiste agli incendi della savana oltre che al freddo intenso.

Gli incendi lasciano sui fusti cicatrici annerite, visibili sulle piante selvatiche. Gli impollinatori della specie non sono identificati nelle fonti consultate.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos ghellinckii è classificato vulnerabile (VU) nella Lista rossa della IUCN (valutazione di Bösenberg, 2022), secondo il criterio C1: una popolazione di meno di 10.000 adulti, in declino continuo. La pagina della IUCN non ha potuto essere letta (accesso bloccato) e il dettaglio delle minacce non è quindi noto; le minacce generali delle cicadee sudafricane sono il prelievo per le collezioni e per la medicina tradizionale.

Come tutto il genere, la specie figura nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A del regolamento europeo (regolamento (UE) 2026/1383 per l’elenco in vigore), valido anche in Italia. Secondo Species+, il gruppo di esame scientifico dell’Unione europea ha espresso il 20 giugno 2011 un parere favorevole, tuttora in vigore, all’importazione dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente fino a 15 cm di diametro del caudice. In Sudafrica la raccolta di cicadee selvatiche è vietata dal 2007 (avviso governativo n. 371 del 2012 per il testo attuale). Per un’importazione in Italia ci si rivolge alle autorità CITES nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri). Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore ed esigete i documenti d’origine prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

È una delle cicadee più lente e più difficili da riattecchire. Secondo PlantZAfrica (per estratto), una pianta trapiantata, a cui sono state tagliate foglie e radici, può impiegare fino a cinque anni per rifare foglie, e le piante coltivate producono raramente coni. I consigli di coltivazione che circolano in rete (substrato molto drenante, suolo acido, annaffiature estive) non si basano su alcuna fonte verificata.

In Italia

Negli orti botanici. La presenza di Encephalartos ghellinckii negli orti botanici italiani non è documentata. La specie non figura nell’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate all’Orto Botanico di Napoli pubblicato nel 1997 su Delpinoa (dati del 1993-94), né nelle altre fonti consultate su Napoli, Palermo, Firenze e La Mortola.

Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna) le ha dedicato una discussione nel maggio 2012, illustrata da fotografie, ricordando che nel Drakensberg crescono molte piante selvatiche della forma di montagna. Vi riporta un’opinione diffusa: delle due forme, quella di montagna «dovrebbe essere» la più resistente al freddo tra gli Encephalartos, ma sarebbe anche più difficile da coltivare e non amerebbe i climi umidi. Alla sua domanda («qualcuno ce l’ha?») nessuno ha risposto con un’esperienza di coltivazione. Nel febbraio 2013 lo stesso coltivatore citava un preventivo per giovani piante con un caudice di 5 cm, in vista di un acquisto di gruppo. Non esiste quindi alcun dato di coltivazione per le riviere ligure e tirrenica, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia, Corsica compresa, è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Sul forum Fous de palmiers:

  • un coltivatore corso riferisce nell’ottobre 2013 di aver piantato una pianta giovanissima in piena terra nel nord della Corsica, dove è cresciuta lentamente ma senza difficoltà; lasciata sola per più di otto anni, annaffiata solo dalla pioggia, è sopravvissuta; trapiantata poi in vaso con una grossa zolla, ha perso tutte le foglie e non ha prodotto nulla per quattro anni, poi ha rifatto una foglia all’anno, a giugno;
  • un coltivatore di Agen, nel sud-ovest, scrive nel novembre 2013 che la specie è «piuttosto ribelle al trapianto» e che una delle sue piante vegeta da due anni.

Questi riscontri, senza valori di freddo, confermano soprattutto che la pianta va spostata il meno possibile.

Moltiplicazione

La semina è la via principale. Secondo PlantZAfrica (per estratto), i semi si seminano in sabbia di fiume, su un letto riscaldato a 24-28 °C, e germinano in tre-sei settimane. Un partecipante del forum Fous de palmiers osserva che in questa specie, come in altri Encephalartos a foglioline sottili, gli ovuli non fecondati non si sviluppano, per cui i semi sterili ben formati sarebbero rari; l’affermazione non è stata verificata in una fonte pubblicata.

Malattie e parassiti

Nessuna malattia e nessun parassita propri della specie sono documentati.

Rusticità

La specie sopporta forti gelate e neve nel suo habitat, ma non è stata pubblicata alcuna temperatura minima misurata, né in natura né in coltivazione.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato trovato alcun riscontro con temperature. In Italia la specie compare solo nella discussione del 2012 citata sopra, senza coltivazione documentata. Il solo riscontro di lunga durata in piena terra viene dal nord della Corsica (vedi Coltivazione): la pianta vi è vissuta più di otto anni senza cure, ma senza indicazioni di temperatura. Non è stato trovato alcun riscontro per le altre zone climatiche francesi.

Le classificazioni pubblicate sui forum, che pongono Encephalartos ghellinckii tra gli Encephalartos più rustici insieme alle specie a foglioline sottili, sono opinioni fondate sull’ambiente d’origine e non misure. Negli Encephalartos le sopravvivenze al freddo riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e, in montagna, dalla neve; un adulto con il fusto aereo non gode di questa protezione.

Riferimenti internazionali

Nel Drakensberg la forma d’altitudine cresce fino a circa 2.400 m, con un inverno molto freddo, gelate e neve (SANBI, per estratto). La fonte non indica alcuna temperatura minima, e non è stata trovata alcuna prova documentata in Europa, in Nord America o in Australia. Le zone USDA proposte da schede in rete non si basano su alcuna misura citata.

Tossicità e precauzioni

Non esistono dati pubblicati sulla tossicità di Encephalartos ghellinckii, ma il rischio è documentato nel genere: i semi degli Encephalartos contengono glicosidi tipici delle cicadee, come la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso nell’uomo e negli animali. Considerate quindi la pianta tossica: usate i guanti per maneggiare i semi e teneteli lontano da bambini e animali. In caso di ingestione rivolgetevi a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è stato verificato alcun uso tradizionale proprio della specie. Le cicadee del Sudafrica sono in genere raccolte per la medicina tradizionale, ma le fonti consultate non citano in particolare questa specie.

Domande frequenti

Encephalartos ghellinckii è rustico in Italia?

Sopporta il gelo e la neve nel Drakensberg, ma il suo limite non è noto. Non è stata misurata alcuna temperatura minima, e non esiste alcun riscontro con temperature in coltivazione, né in Italia né altrove. Mancano i dati per consigliarlo in piena terra fuori dalle zone miti.

Come riconoscerlo?

Dalle foglioline strettissime con i margini arrotolati verso il basso. Secondo il SANBI questo carattere è unico tra le cicadee dell’Africa australe. Le giovani piante restano però difficili da identificare senza un’etichetta affidabile.

Perché è così difficile da coltivare?

Perché sopporta male il trapianto. Una pianta spostata può restare fino a cinque anni senza rifare foglie, e i coltivatori francesi confermano questo blocco. Cresce inoltre molto lentamente e forma raramente coni in coltivazione.

Si può trapiantare?

Il meno possibile. Se è inevitabile, conservate una grossa zolla e non preoccupatevi di un lungo periodo senza foglie: un coltivatore corso ha aspettato quattro anni prima della prima foglia nuova.

Si può acquistare legalmente?

Sì, piante riprodotte in vivaio. La specie è nell’Appendice I della CITES e nell’Allegato A del regolamento europeo, ma l’UE accetta l’importazione dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente fino a 15 cm di caudice. Esigete i permessi e i documenti d’origine.

Si può vedere in un orto botanico italiano?

Non risulta. Nessuna fonte consultata lo segnala negli orti botanici italiani, e manca nell’elenco degli Encephalartos di Napoli pubblicato nel 1997.

È tossico?

Va considerato tale. Nessuno studio riguarda questa specie, ma i semi degli Encephalartos contengono tossine pericolose per l’uomo e per gli animali.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Lemaire, C. (1867). Encephalartos ghellinckii. L’Illustration horticole 14, miscellanea: 80-81; 15: tav. 567. [Protologo; non consultato (Biodiversity Heritage Library inaccessibile).]
  • Henderson, M.R. (1945). Materials for a revision of the South African species of Encephalartos. Journal of South African Botany 11: 3-65. [Descrizione, p. 57-58; non consultata.]
  • Dyer, R.A. (1965). New species and notes on type specimens of South African Encephalartos. Journal of South African Botany 31(2): 111-121. [Tipificazione; non consultato.]
  • Osborne, R. (1987). Focus on Encephalartos ghellinckii. Encephalartos 12: 16-23. [Rivista della Cycad Society of South Africa; non consultata.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos ghellinckii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41915A51055199. [Categoria VU; riferimento ripreso da The World List of Cycads, pagina non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Specie coltivate all’Orto Botanico di Napoli; tabella 1 consultata.]