Encephalartos friderici-guilielmi

Encephalartos friderici-guilielmi

Encephalartos friderici-guilielmi è una cicadea dal grosso tronco lanoso del Sudafrica, che cresce sulle montagne e sui pendii rocciosi dell’interno del Capo Orientale, intorno a Queenstown e Cathcart, fino ai dintorni di Kokstad. Descritta nel 1834 da Johann Georg Christian Lehmann, questa specie del genere Encephalartos ha foglie rigide grigio-azzurre con foglioline strette e fitte, una corona coperta di lana bruna e numerosi coni lanosi. Per gran parte del Novecento fu confusa con Encephalartos cycadifolius, nome con cui compare ancora in opere datate. Il suo habitat, secco d’inverno, conosce il gelo e talvolta la neve, e diversi coltivatori francesi la considerano tra le specie più rustiche del genere, a patto di un drenaggio perfetto. La IUCN la classifica quasi minacciata.

In sintesi: Encephalartos friderici-guilielmi

  • Nome accettato: Encephalartos friderici-guilielmi Lehm. (1834), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), GBIF e Species+
  • Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos cycadifolius var. friderici-guilielmi (Lehm.) Regel (1874), Encephalartos acanthus Mast. (1878); a lungo chiamato per errore Encephalartos cycadifolius
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «white-haired cycad» (PlantZAfrica, Species+)
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, interno del Capo Orientale (distretti di Queenstown e Cathcart, Transkei), fino ai dintorni di Kokstad (KwaZulu-Natal)
  • Stato IUCN: quasi minacciato (NT, criteri A2ac+4ac), valutazione di J.D. Bösenberg datata maggio 2020 e pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: in Francia giovani piante in piena terra senza danni a −8 °C (regione di Nantes), −9,5 °C e −10 °C (febbraio 2012, regione di Nantes e Béarn); a Ravenna una pianta in vaso morta dopo il gelo del dicembre 2009 (−7 °C); morta a −13/−16 °C in Carolina del Nord nell’inverno 2013-2014 (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: pieno sole, terreno molto drenante, poca acqua (PlantZAfrica)
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco di 35-60 cm di diametro, raramente fino a 4 m, che finisce per coricarsi; fino a sei tronchi; foglie di 1-1,5 m
  • Tossicità: semi e tessuti da considerare tossici, come negli altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: due esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94; elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (2009); riscontri di un coltivatore di Ravenna

Come riconoscere Encephalartos friderici-guilielmi?

Si riconosce dalla corona aperta e coperta di lana bruna, dai tronchi massicci e dalle foglie rigide, con foglioline strette, intere e molto fitte, spesso azzurrate o argentee da giovani. Dyer (1965) lo descrive così, con le integrazioni di PlantZAfrica:

  • Tronco: semplice o ramificato alla base (fino a sei tronchi nei vecchi esemplari, che producono volentieri polloni), robusto, di 35-60 cm di diametro, raramente alto fino a 4 m, che finisce per inclinarsi e poi coricarsi, con la corona che si raddrizza;
  • Foglie: di 1-1,5 m (Dyer: 1-1,2 m), piuttosto rigide, diritte o arcuate, che si allargano sotto la corona quando la pianta porta i coni;
  • Foglioline: azzurrate o argentee da giovani, ingiallenti con l’età, fitte e sovrapposte nella metà superiore della foglia; quelle mediane lunghe 10-17 cm e larghe circa 7 mm, con sette-nove nervature sporgenti sulla pagina inferiore, senza denti, terminate da una punta;
  • Coni: da tre a parecchi insieme, fino a dieci sui grandi esemplari maschili (dodici secondo PlantZAfrica, e fino a sei coni femminili), coperti di lana da grigio-giallastra a brunastra; coni maschili di 20-30 × 6-7 cm (20-40 cm secondo PlantZAfrica); coni femminili a forma di botte, di 25-30 × 15-17 cm, che restano sulla pianta più di sei mesi prima di disgregarsi;
  • Semi: da giallo pallido a giallo aranciato, di circa 3 × 2 cm.

Secondo PlantZAfrica è la specie del genere che produce il maggior numero di coni. Già la descrizione originale di Lehmann (1834) sottolinea la lana color frumento che riveste tronco, base delle foglie e coni, e le cento-centoventi paia di foglioline, pelose sulla pagina inferiore da giovani.

Encephalartos friderici-guilielmi
Encephalartos friderici-guilielmi coltivato al giardino botanico di Nizza.

Ibridi

Nelle fonti pubblicate non è descritto alcun ibrido naturale di Encephalartos friderici-guilielmi. Dyer (1965) riferisce che alle quote più basse, vicino alla confluenza dei fiumi White Kei e Black Kei, Galpin l’aveva trovato insieme a Encephalartos princeps, e cita Chamberlain (1919), che insisteva sulla sua forte variabilità da una località all’altra e sul rischio di confonderlo con una specie affine che talvolta cresce con lui. In coltivazione, come negli altri Encephalartos, gli incroci sono possibili quando più specie producono coni insieme: una pianta nata da semi di collezione non è necessariamente pura.

Possibili confusioni

La confusione storica è quella con Encephalartos cycadifolius, specie più piccola delle montagne di Bedford e Cradock, più a ovest. Secondo Dyer (1965), Encephalartos cycadifolius ha il tronco quasi privo di lana all’apice, foglioline mediane più corte (9-13 cm) e più strette (4-5 mm), con cinque o sei nervature e margine un po’ revoluto, e porta solo uno o due coni per tronco, contro i tre-dieci di Encephalartos friderici-guilielmi.

Encephalartos ghellinckii, del Drakensberg, appartiene allo stesso gruppo di specie a coni lanosi, ma ha foglioline strettissime (2-4 mm) con margini nettamente revoluti. Encephalartos lanatus, descritto nella flora del Transvaal, ha anch’esso foglioline sottili e coni lanosi, ma vive molto più a nord. In giardino c’è chi lo paragona a Cycas revoluta: quest’ultima porta i semi in un grappolo lasso e non in coni compatti e lanosi, come ricorda Dyer (1965) a proposito di Encephalartos ghellinckii.

Tassonomia

Encephalartos friderici-guilielmi è un nome accettato da The World List of Cycads, GBIF e Species+. Lehmann lo pubblicò il 15 marzo 1834 nella Allgemeine Gartenzeitung (volume 2, n. 11, p. 84) e poi nel sesto fascicolo dei suoi Novarum et minus cognitarum stirpium pugillus (p. 8, tavole 1-3), dove creava il genere Encephalartos; The World List of Cycads indica come probabile lectotipo queste tavole. Secondo PlantZAfrica la descrizione si basava su materiale raccolto da Ecklon e Zeyher.

In seguito il nome fu oscurato. Regel ne fece nel 1874 una varietà di Encephalartos cycadifolius e Masters descrisse nel 1878 un Encephalartos acanthus, oggi sinonimo (The World List of Cycads). Per mezzo secolo le piante di Queenstown e Cathcart furono chiamate Encephalartos cycadifolius, per esempio nella Flora Capensis del 1933. Nel 1965 R. Allen Dyer ripristinò il nome Encephalartos friderici-guilielmi per queste popolazioni (Journal of South African Botany 31: 116); di conseguenza il nome Encephalartos eximius, creato nel frattempo per i veri Encephalartos cycadifolius, divenne superfluo. Una nota di tipificazione di P.J. Vorster (2004, Bothalia 34) è citata da The World List of Cycads.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Federico Guglielmo III (1770-1840), re di Prussia e protettore delle scienze, la cui serra delle palme sull’isola dei Pavoni, vicino a Potsdam, non aveva uguali all’epoca (Haynes, 2022, tramite The World List of Cycads). Lo scrive lo stesso Lehmann: giudicando la specie la più bella di tutte le cicadee, volle ornarla del nome del sovrano che aveva costruito «per le palme la più bella delle dimore» sull’isola dei Pavoni.

Lehmann (1834) racconta che i tronchi importati in Europa avevano perso quasi tutta la lana in un incendio che pochi anni prima aveva percorso le boscaglie da cui erano stati estratti, e riporta le misure rilevate da Ecklon e Zeyher: tronchi di quattro-cinque piedi, di uno-uno e un quarto di piede di diametro, con venti-venticinque foglie nuove ogni anno. Un secolo dopo, la confusione con Encephalartos cycadifolius ne oscurò la storia fino alla revisione di Dyer (1965), che lo giudicava anche più robusto e più facile da coltivare di Encephalartos cycadifolius.

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano attestato per Encephalartos friderici-guilielmi. PlantZAfrica e Species+ riportano il nome inglese «white-haired cycad», che allude alla lana chiara della corona e dei coni. Nessun nome xhosa o afrikaans proprio della specie è stato trovato in una fonte verificabile.

In natura

Encephalartos friderici-guilielmi cresce in gran numero sulle montagne e sui pendii rocciosi dei distretti di Queenstown e Cathcart, nell’interno del Capo Orientale, e si spinge a tratti verso est fino ai dintorni di Kokstad (Dyer, 1965; PlantZAfrica). Dyer giudica «quasi certamente errate» le segnalazioni più occidentali della letteratura e illustra piante presso Tsolo, nell’antico Transkei; The World List of Cycads indica il Capo Orientale e il KwaZulu-Natal.

Vive nella prateria e tra altra vegetazione bassa, con estati molto calde e inverni molto freddi, gelo e neve; le piogge, estive, vanno da 375 a 500 mm l’anno (PlantZAfrica). Il fuoco attraversa regolarmente queste praterie: le piante adulte resistono a forti bruciature e bruciano solo i piccioli, ma le giovani piante non riparate dalle rocce sono vulnerabili, e gli adulti crescono infatti soprattutto tra le rocce, che li hanno protetti da giovani. Come nelle altre cicadee, l’impollinazione avviene tramite il vento e gli insetti (PlantZAfrica).

Stato di conservazione e normativa

Nella Lista rossa della IUCN Encephalartos friderici-guilielmi è classificato quasi minacciato (NT) secondo i criteri A2ac+4ac, che riguardano una riduzione passata e in corso della popolazione. La valutazione di J.D. Bösenberg è datata 26 maggio 2020 ed è stata pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads, GBIF, Crossref); la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente.

Il piano d’azione della IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) lo classificava già quasi minacciato, con 5000-10 000 piante, un declino debole, la raccolta eccessiva come minaccia principale e una lieve riduzione dell’habitat; lo stesso documento cita la popolazione di Tsolo, nel Capo Orientale, come esempio di forte declino causato dal prelievo di corteccia per la medicina tradizionale.

La specie rientra nell’Appendice I della CITES, in virtù dell’iscrizione dell’intero genere in vigore dal 4 febbraio 1977, e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie protette (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia: acquisto, vendita ed esposizione a fini commerciali richiedono documenti che attestino l’origine legale della pianta. Per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica è in vigore dal 20 giugno 2011 un parere favorevole dell’Unione europea, limitato alle piante con caudice di diametro non superiore a 15 cm; il 16 settembre 2026 è stata aperta una nuova consultazione sull’intero genere. Banche dati consultate il 20 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

Encephalartos friderici-guilielmi richiede pieno sole e un drenaggio eccellente; all’ombra non cresce bene ed è ideale in un giardino roccioso circondato da succulente basse (PlantZAfrica). È una specie parsimoniosa d’acqua, che non ha bisogno di grandi annaffiature; i getti d’acqua ad alta pressione danneggiano foglie e tronchi. PlantZAfrica consiglia del compost ben maturo in autunno e, all’inizio della primavera, due manciate per pianta di una miscela di farina d’ossa, concime organico e concime minerale equilibrato. La specie si adatta bene: prospera perfino a Kirstenbosch, a Città del Capo, in una zona senza gelo e molto piovosa. Dyer (1965) la riteneva più robusta e più facile da coltivare di Encephalartos cycadifolius.

La crescita è lenta ma variabile. Sul forum francese Fous de palmiers, un coltivatore della regione di Nantes vedeva la sua pianta, in piena terra dal 2004, produrre ogni anno a maggio-giugno foglie sempre più grandi, anche nell’estate fresca del 2007; altri insistono sul drenaggio e sul rischio di marciume delle piante ricevute a radice nuda o in un substrato troppo pesante. Nel Tarn un coltivatore ha notato nel 2012 che il caudice di una pianta messa in terra al sole si era bruciato, e consiglia di interrarlo leggermente. La foto qui sopra mostra una pianta coltivata al giardino botanico di Nizza.

In Italia

All’Orto Botanico di Napoli erano coltivati due esemplari di origine sudafricana nel 1993-94, secondo la tabella 1 di uno studio pubblicato nel 1997 nella rivista dell’Orto, Delpinoa; la specie figura anche nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, in una pagina del 2009. Lo stato attuale di queste piante non è noto. Sul forum Tropicamente un coltivatore di Ravenna, che la teneva in vaso con un po’ di riparo dalla pioggia d’inverno, riferisce (dicembre 2008) che la sua pianta produceva tre-quattro foglie l’anno e che il caudice era quasi raddoppiato in tre anni; nel giugno 2009 ne contava sei nuove e nel novembre 2009 la pianta, acquistata sei anni prima con un caudice di 8 cm di circonferenza, aveva diciotto foglie e 31 cm di circonferenza. Nel 2013 ne mostra un’altra con una foglia nuova. Un altro coltivatore, che non indica la località, trova invece che la specie abbia «più l’andamento di un sopramobile che di una pianta»: un suo grosso esemplare aveva vegetato quattro volte in dieci anni prima di morire (dicembre 2008).

Encephalartos friderici-guilielmi
Encephalartos friderici-guilielmi

Moltiplicazione

Encephalartos friderici-guilielmi si moltiplica per seme o staccando polloni ben formati (PlantZAfrica). Per ottenere semi della specie bisogna impollinare a mano il cono femminile con polline di un maschio della stessa specie. I semi si seminano in primavera su sabbia pulita e grossolana, con un calore di fondo di 25-28 °C; la germinazione è lenta e può durare un anno. Spunta prima la radichetta, poi le foglie; dopo una decina di mesi i semenzali vengono trapiantati in contenitori da 3 litri e annaffiati con parsimonia fino ai primi segni di crescita. I polloni prelevati misurano circa 25 cm di diametro: si staccano all’inizio della primavera dopo aver tolto tutte le foglie, si lascia asciugare la ferita e si radicano in sabbia pulita prima di metterli a dimora (PlantZAfrica). Anche i semi rientrano nell’Appendice I della CITES.

Malattie e parassiti

PlantZAfrica cita cocciniglie e cocciniglie farinose, sotto le foglioline, bruchi e curculionidi, che distruggono i semi. Un minuscolo cecidomide può danneggiare le foglie giovani al momento dell’emissione, che diventano nere. In coltivazione il rischio principale resta il marciume del tronco e delle radici in un terreno troppo umido: un coltivatore di Agen riferisce sul forum Fous de palmiers di aver perso due piante in piena terra «per troppa umidità» (2011).

Rusticità

Encephalartos friderici-guilielmi è considerato tra i più rustici del genere: il suo habitat conosce gelo e neve (PlantZAfrica) e i riscontri datati vanno in questa direzione, purché il terreno resti asciutto in inverno. Non è però invulnerabile: lunghe gelate e umidità hanno ucciso diverse piante, e la specie non è sopravvissuta all’inverno 2013-2014 in Carolina del Nord. Come per tutti gli Encephalartos, le sopravvivenze al freddo riguardano spesso giovani piante con il caudice ancora interrato, protetto dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; la maggior parte dei riscontri qui sotto riguarda piccole piante, e un esemplare adulto con tronco fuori terra non ha questa protezione.

In Italia

A Ravenna un coltivatore riferisce sul forum Tropicamente che la sua pianta in vaso, un po’ riparata dalla pioggia, non aveva subito bruciature negli inverni precedenti, con minime di −3 °C (dicembre 2008). Nel dicembre 2009 ha preso neve e galaverna, a −7 °C sotto una terrazza vicino al muro (−10 °C in campo aperto, con −3 °C di massima): ha perso le foglie, ma ad aprile 2010 il tronco sembrava integro; a giugno il coltivatore aveva poche speranze e nel 2013 conferma che la pianta è morta per quel gelo, ammettendo di averne sopravvalutato la resistenza. In Italia non è documentata alcuna prova in piena terra.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano; i riscontri qui sotto vengono però anche da regioni più fredde, utili per le zone collinari e la pianura padana. Nella regione di Nantes (Vallet), un coltivatore riferisce sul forum Fous de palmiers che la sua pianta, in piena terra dal 2004, ha sopportato −8 °C senza protezione e senza danni (gennaio 2007) e −9,5 °C nel febbraio 2012, senza conseguenze; la giudica «più rustica di Cycas revoluta». Nel Béarn una piccola pianta (caudice di 4 cm), in piena terra senza protezione, ha superato gelate ripetute fino a −10 °C nel febbraio 2012 senza danni apparenti. Sulla Côte Bleue (Bocche del Rodano), dopo l’ondata di freddo del febbraio 2012, quasi una settimana di gelo continuo, la pianta più grossa di un coltivatore aveva la corona bruciata e la più vecchia conservava qualche fogliolina verde; nel suo vecchio giardino della regione parigina la stessa ondata di freddo ha ucciso una piccola pianta e defogliato una grande. Ad Agen due prove in piena terra sono fallite per l’umidità (2011).

Riferimenti internazionali

In Carolina del Nord (Stati Uniti) lo Juniper Level Botanic Garden elenca Encephalartos friderici-guilielmi tra le cicadee che non sono sopravvissute in piena terra, senza protezione né pacciamatura, all’inverno 2013-2014, con minime di −13/−16 °C (9-4 °F) secondo i punti del giardino (articolo dell’agosto 2014).

Tossicità e precauzioni

Non è documentato alcuno studio sulla tossicità di Encephalartos friderici-guilielmi. Il rischio è documentato nel genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata fin dal 1944 (Van der Walt), e le cicadee contengono glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso; i semi sono la parte più pericolosa. Questa specie va quindi considerata tossica: usate i guanti per maneggiare i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

L’uso documentato principale è il prelievo di corteccia dai tronchi per la medicina e la magia tradizionali, che ha fatto calare fortemente la popolazione di Tsolo, nel Capo Orientale (Donaldson, 2003). Lehmann (1834) riferisce, per tutti gli Encephalartos dell’Africa australe, che gli abitanti arrostivano il midollo dei tronchi per mangiarlo; nessuna fonte pubblicata descrive questo uso per questa specie in particolare.

Domande frequenti

Encephalartos friderici-guilielmi resiste al freddo?

Sì, è uno degli Encephalartos più rustici, ma con riserve. In Francia giovani piante in piena terra hanno sopportato −8/−10 °C senza danni; altre sono morte dopo lunghe gelate o per eccesso di umidità, e a Ravenna una pianta in vaso è morta dopo il gelo del dicembre 2009. Un terreno perfettamente drenato e asciutto d’inverno è indispensabile.

È più rustico di Cycas revoluta?

Dipende dal giardino. Un coltivatore della regione di Nantes lo giudica più rustico di Cycas revoluta dopo l’ondata di freddo del 2012, un altro, sulla Côte Bleue, gli trova un comportamento simile. Nessun confronto misurato è stato pubblicato.

Come si distingue da Encephalartos cycadifolius?

Dalla corona e dai coni. Encephalartos friderici-guilielmi ha la corona molto lanosa, foglioline più lunghe e più larghe e porta da tre a dieci coni per tronco; Encephalartos cycadifolius ha l’apice quasi nudo e porta solo uno o due coni.

Perché un nome così lungo?

Onora Federico Guglielmo III, re di Prussia, la cui serra delle palme a Potsdam era la più bella del suo tempo. Lehmann gli dedicò nel 1834 quella che considerava la più bella delle cicadee.

Cresce in fretta?

Lentamente ma con regolarità, se sta al sole ed è ben drenato. I coltivatori osservano da una a quattro foglie l’anno sulle giovani piante.

Si può coltivare in vaso?

Sì, PlantZAfrica lo consiglia come pianta da vaso. Il vaso permette di tenerlo asciutto d’inverno, ma le radici sono più esposte al freddo: la pianta di Ravenna, in vaso, è morta dopo il gelo del 2009.

È minacciato?

È quasi minacciato. Le popolazioni calano soprattutto per i prelievi, compreso quello della corteccia per la medicina tradizionale.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Lehmann, J.G.C. (1834). Encephalartos friderici-guilielmi. Allgemeine Gartenzeitung 2(11): 84; e Novarum et minus cognitarum stirpium pugillus 6: 8, tavv. 1-3. Amburgo. [Descrizione originale; testo del Pugillus letto.]
  • Chamberlain, C.J. (1919). The living cycads. University of Chicago Press, Chicago. [Osservazione sulla variabilità della specie, secondo Dyer (1965); non consultato.]
  • Dyer, R.A. (1965). The cycads of southern Africa. Bothalia 8: 405-515. [Descrizione, distribuzione, differenze con Encephalartos cycadifolius ed Encephalartos ghellinckii; letto direttamente.]
  • Dyer, R.A. (1965). [Ripristino di Encephalartos friderici-guilielmi]. Journal of South African Botany 31: 116. [Citato da Dyer (1965, Bothalia); non consultato.]
  • Kemp, M. (1989). Focus on Encephalartos friderici-guilielmi. Encephalartos 18: 4-9. [Rivista della Cycad Society of South Africa, riservata ai soci; non consultata.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36: 55-64. [Esemplari di Napoli nel 1993-94; tabella 1 letta.]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Tabella degli stati, prelievo di corteccia a Tsolo; letto direttamente.]
  • Vorster, P.J. (2004). Typification of Encephalartos. Bothalia 34(2): 112-113. [Riferimento indicato da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). [Tossicità di Encephalartos horridus; scheda consultata.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos friderici-guilielmi. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41930A51054937. [Valutazione citata da The World List of Cycads e da Crossref; non consultata direttamente.]
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  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]