Encephalartos lanatus è una cicadea del Sudafrica che cresce nelle praterie d’altitudine dell’highveld, sui pendii di arenaria e nelle vallette riparate del bacino del fiume Olifants, nelle province di Mpumalanga e Gauteng. Questa specie del genere Encephalartos deve il nome alla lana bianca che ricopre le foglie giovani, la sommità del tronco e i coni. Forma un tronco piuttosto corto, spesso annerito dagli incendi della savana, e porta foglie grigio-verdi con l’estremità ricurva. Descritta nel 1926 da Stapf e Burtt Davy, è classificata vulnerabile nella Lista rossa della IUCN; la sua popolazione più grande conosciuta si trova nella riserva naturale di Botshabelo, vicino a Middelburg. In Italia l’Orto Botanico di Napoli ne coltivava quattro esemplari all’inizio degli anni Novanta.
In sintesi: Encephalartos lanatus
- Nome accettato: Encephalartos lanatus Stapf & Burtt Davy (1926), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; dal 1933 al 1945 vi era incluso Encephalartos laevifolius, e raccolte di Encephalartos humilis ne hanno portato a lungo il nome
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Olifants River cycad» e «woolly cycad» in inglese, «Olifantsrivier-broodboom» in afrikaans
- Distribuzione naturale: Sudafrica, Mpumalanga e Gauteng (bacini dei fiumi Olifants, Little Olifants e Wilge, distretti di Middelburg, eMalahleni e Bronkhorstspruit), verso 1.200-1.800 m
- Stato IUCN: vulnerabile (VU B1ab(v)+2ab(v)), Lista rossa 2022
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977; Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; parere favorevole dell’UE alle importazioni dal Sudafrica per le piante con caudice di 15 cm al massimo (dal 20 giugno 2011); raccolta in natura vietata in Sudafrica
- Rusticità documentata: nessuna prova datata in coltivazione; nell’habitat inverni secchi con minime di −6 °C (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: sole pieno o moderato; in natura suolo sabbioso profondo e pendii di arenaria
- Portamento e dimensioni adulte: tronco eretto o coricato di 1-3 m, largo 25-30 cm, talvolta più tronchi; foglie di 60-95 cm
- Tossicità: semi tossici secondo TreeSA, senza studi propri della specie (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: quattro esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (Delpinoa, 1997); semenzali coltivati in vaso a Ravenna e in Puglia (forum Tropicamente, 2012-2013)
Come riconoscere Encephalartos lanatus?
Encephalartos lanatus si riconosce dalla lana bianca abbondante delle foglie giovani e dei coni, dalle foglie grigio-verdi con l’estremità bruscamente ricurva e spesso torta, e dalle foglioline strette, intere e fitte. La revisione di Henderson (1945) ne dà questa descrizione:
- Tronco: densamente coperto di lana pallida nelle piante giovani, alto fino a 10 piedi (3 m) secondo le informazioni dell’epoca; Verdoorn (1951) misura a Botshabelo tronchi di 1,5-4 piedi (0,5-1,2 m), raramente 5 piedi; Sigasa e coautori (2023) indicano 1-3 m, eretto o coricato, per 25 cm di diametro;
- Foglie: coperte da giovani di una lana bianca densa, tranne sotto le foglioline, poi glabre salvo alla base del picciolo; lunghe fino a circa 95 cm (60-80 cm secondo Sigasa e coll., 2023); picciolo di 20-25 cm; estremità bruscamente ricurva e spesso torta di lato;
- Foglioline: intere e pungenti, fitte e sovrapposte nella parte alta della foglia, lineari e un po’ falcate, quelle mediane lunghe fino a circa 13 cm e larghe 8 mm, con la base giallastra e ritorta, disposte a V stretta; 12-14 nervature sotto le foglioline mediane; quelle della base sono appena ridotte;
- Cono femminile: solitario o in gruppi, oblungo, quasi sessile, alto 28-35 cm e largo 13-15 cm, con squame coperte da una spessa lana feltrosa grigio-bianca;
- Cono maschile: stretto, da 17,5 cm (campione d’erbario) a circa 30 cm (fotografia di Botshabelo), coperto da una lana bruna corta;
- Semi: di circa 2 cm per 2,3 cm; involucro carnoso giallastro secondo TreeSA.
I coni, lanosi e color crema da giovani, ingialliscono maturando e compaiono in inverno (Sigasa e coll., 2023). Secondo TreeSA sono prodotti quasi ogni anno, e il tronco porta spesso il segno nero degli incendi.
Ibridi
Nelle fonti consultate non è segnalato alcun ibrido di Encephalartos lanatus.
Possibili confusioni
Encephalartos lanatus viene spesso confuso con due specie vicine del Mpumalanga, Encephalartos laevifolius ed Encephalartos humilis. Verdoorn (1951) le distingue così:
- Encephalartos laevifolius, dei monti attorno a Barberton, è più grande (tronco di 1,5-3,4 m), ha foglie più lunghe e più diritte, presto glabre e un po’ glauche, circa 10 nervature sotto le foglioline mediane e coni quasi glabri a maturità;
- Encephalartos humilis resta quasi interrato, con un tronco che sporge dal suolo di una decina di centimetri, foglie di 30-55 cm, circa 9 nervature e coni maschili di 15 cm al massimo;
- Encephalartos lanatus ha un tronco intermedio, foglie che conservano a lungo la lana sul rachide, 10-14 nervature e coni maschili e femminili grossi e lanosi a lungo.
Fuori da questo gruppo, anche altri Encephalartos a foglioline sottili, come Encephalartos friderici-guilielmi o Encephalartos ghellinckii, hanno coni lanosi; il loro areale è diverso (Capo Orientale, KwaZulu-Natal) e una pianta di origine nota non pone problemi.
Tassonomia
Encephalartos lanatus è un nome accettato da The World List of Cycads, senza sinonimi. Stapf e Burtt Davy lo pubblicarono nel 1926 nel Manual of the Flowering Plants and Ferns of the Transvaal with Swaziland di Burtt Davy (volume 1, pp. 40 e 99, figura 4 D), sulla base delle sole foglie. Il tipo fu raccolto vicino a Middelburg (olotipo a Kew); secondo Verdoorn (1951) proviene da Toevlugt, il cui nome locale è Botshabelo.
Per lungo tempo la specie è servita da nome collettivo. Nel 1933 Hutchinson e Rattray vi riunirono Encephalartos laevifolius nella Flora Capensis, e le loro misure dei coni mescolavano in realtà tre specie. Henderson (1945) ristabilì Encephalartos laevifolius, ma classificava ancora come Encephalartos lanatus raccolte di Rosehaugh, di Schoemanskloof e di Schagen, tra Nelspruit e Lydenburg. Verdoorn (1951) mostrò che quelle piante formavano una specie distinta, Encephalartos humilis, e limitò Encephalartos lanatus alle piante dell’highveld. In pratica, un Encephalartos lanatus citato in un testo anteriore al 1951 può riferirsi all’una o all’altra delle due specie vicine.
Etimologia e storia
L’epiteto lanatus significa «lanoso» in latino, con riferimento alla sommità del tronco, che resta coperta di lana (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads); TreeSA sottolinea anche la lana dei coni femminili. La specie fu raccolta molto presto attorno a Botshabelo, antica stazione missionaria sul Little Olifants, dove il botanico Marloth la raccolse a 1.500 m, secondo le raccolte citate da Henderson (1945).
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano per Encephalartos lanatus. Species+ riporta in inglese «Olifants River cycad» (cicadea del fiume Olifants) e «woolly cycad» (cicadea lanosa). Il sito TreeSA aggiunge «Olifantsrivier-broodboom» in afrikaans, «Mofaka» in sotho del nord e «Sijekwane» in siswati; quest’ultimo nome è indicato anche per Encephalartos laevifolius e designa probabilmente le cicadee in generale.
In natura
Encephalartos lanatus è endemico del Sudafrica, nel Mpumalanga e nel Gauteng. Vive nelle praterie dell’highveld e sugli affioramenti di arenaria del bacino del fiume Olifants, nei distretti di Middelburg, di eMalahleni (Witbank) e di Bronkhorstspruit (Sigasa e coll., 2023). Secondo TreeSA cresce su pendii di arenaria e in vallette riparate dei bacini dell’Olifants e del Wilge, spesso nella prateria, su suolo sabbioso profondo, tra 1.200 e 1.800 m.
Il clima è continentale: secondo Sigasa e coautori (2023), gli inverni sono secchi, con temperature da −6 a 22 °C, e le estati vanno da 9 a 32 °C, con temporali; le piogge estive raggiungono 500-625 mm (660-770 mm secondo TreeSA). Il fuoco fa parte dell’ambiente: a Botshabelo la prateria brucia ogni inverno per favorire l’erba degli erbivori.
Lo studio di Sigasa e coautori, condotto da maggio 2021 a settembre 2022 in venti parcelle della riserva di Botshabelo, chiarisce la biologia della specie:
- la popolazione conta molti più adulti che giovani, e i giovani sono la classe meno numerosa; per una pianta molto longeva questa struttura non indica da sola un declino, e solo uno studio della dinamica potrà dirlo;
- il numero di adulti spiega il 25% del numero di plantule, ma non quello dei polloni: la rigenerazione avviene soprattutto per seme;
- i settori bruciati ogni anno hanno proporzionalmente meno piante di quelli non bruciati, ma più coni, e più coni danneggiati: il fuoco sembra stimolare la produzione di coni esponendoli però ai danni;
- il fuoco non influisce sulla proporzione di piante maschili e femminili.
Un effetto simile del fuoco sulla produzione di coni e di foglie era già stato segnalato in Encephalartos transvenosus, secondo gli stessi autori.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos lanatus è classificato vulnerabile (VU) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione del 2022 (Bösenberg) citata da The World List of Cycads, con i criteri B1ab(v)+2ab(v): areale ridotto e declino del numero di individui maturi. Le valutazioni precedenti lo classificavano «quasi minacciato» (NT): è lo stato adottato da Osborne (1995), dal piano d’azione della IUCN (Donaldson, 2003) e dalla valutazione nazionale del 2009 citata da TreeSA, con una popolazione stimata in oltre 10.000 individui maturi (Sigasa e coll., 2023). Non è stato trovato alcun dato più recente.
Normativa, secondo Species+ (consultato il 2 ottobre 2026):
- CITES: Appendice I dal 4 febbraio 1977, come tutto il genere; le piante riprodotte artificialmente sono trattate come esemplari dell’Appendice II;
- Unione europea: Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, valido anche in Italia; per le importazioni di piante riprodotte artificialmente dal Sudafrica (codici di origine A e D), il parere del gruppo di consultazione scientifica dell’UE è favorevole dal 20 giugno 2011, per un diametro del caudice di 15 cm al massimo;
- Sudafrica: la raccolta di cicadee selvatiche è vietata in tutto il paese dal febbraio 2007 (regolamento TOPS, poi avviso governativo n. 371 del maggio 2012), secondo i documenti del SANBI sul genere.
In Italia i controlli spettano al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Servizio CITES dei Carabinieri. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: prima di qualsiasi acquisto o importazione verificate la situazione su Species+ e su EUR-Lex ed esigete i documenti che provano che la pianta proviene da coltivazione.
Coltivazione
Encephalartos lanatus ha la fama di specie lenta e capricciosa in vaso, che sopporta male di essere disturbata. I coltivatori italiani e francesi che ne hanno parlato concordano su questo punto, anche se nessuno ha pubblicato prove di rusticità.
- Esposizione: sole; TreeSA parla di situazioni moderatamente soleggiate, con piogge estive; un coltivatore di Ravenna scrive nel 2012 che la specie preferisce il pieno sole;
- Substrato: molto drenante; un coltivatore pugliese coltiva i suoi semenzali in vasi profondi 22 cm riempiti di un miscuglio sabbioso molto sciolto, esposti a tutte le intemperie, senza che nessuno sia marcito (novembre 2012);
- Rinvaso: da evitare il più possibile; i coltivatori italiani e francesi consigliano di scegliere subito un vaso grande e profondo, perché la specie «soffre i rinvasi»;
- Irrigazione: regolare nella stagione calda, con un substrato che asciuga in fretta; il coltivatore di Ravenna annaffia i suoi semenzali ogni giorno con un impianto a goccia durante l’estate;
- Crescita: molto lenta; una o due foglie all’anno, e le vecchie cadono presto.
In Italia
Negli orti botanici. Lo studio sul polimorfismo enzimatico degli Encephalartos pubblicato nel 1997 su Delpinoa, la rivista dell’Orto Botanico di Napoli (dati del 1993-94), ha esaminato quattro esemplari di Encephalartos lanatus di origine sudafricana coltivati nell’Orto Botanico; gli autori precisano che le piante studiate erano state raccolte in natura o fornite da altre istituzioni botaniche. Le pubblicazioni più recenti del giardino (2007, 2019) non citano più la specie, e non si sa se queste piante esistano ancora. La specie non figura nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009) né nelle fonti raccolte su Palermo, Firenze e la Mortola. Le collezioni di cicadee degli orti botanici italiani sono presentate nell’articolo Cicadee negli orti botanici italiani.
Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie è coltivata da diversi appassionati, sempre in vaso:
- un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna, zona USDA 8a/8b secondo la sua firma) riferisce nel maggio 2012 che il suo semenzale, dopo aver perso le due foglie che aveva, ne stava facendo altre, lentamente; nel novembre 2012 la pianta ha un caudice di circa 2 cm e ha prodotto nell’anno tre foglie di circa 5 cm, con un’irrigazione quotidiana a goccia nella stagione calda; nel febbraio 2013 la mette in un vaso di oltre 20 cm, in previsione di una grossa radice, e nel giugno 2013 la lascia in un vaso già largo e alto per non doverla rinvasare per diversi anni;
- un coltivatore pugliese (la regione si ricava dai suoi messaggi) scrive nel novembre 2012 di averne ottenuti diversi da seme: dopo 4-5 anni hanno un caudice di soli 3 cm, emettono una o due foglie all’anno, glauche e lanose, e le vecchie cadono subito dopo; sono «molto lenti ma robusti», coltivati in vasi alti 22 cm con un miscuglio sabbioso molto sciolto ed esposti a tutte le intemperie, e nessuno è mai marcito. Nel febbraio 2013 aggiunge che, svasandoli, ha trovato una radice a carota sproporzionata rispetto alla parte visibile della pianta;
- un coltivatore della zona di Roma (Lazio) racconta nel settembre 2012 un insuccesso: un Encephalartos lanatus con un tronco di 12-13 cm, acquistato con le foglie e in vaso, si rivelò al rinvaso un pollone senza radici inserito in un miscuglio di lapillo; vegetò per due anni, poi morì. Ne conclude che conviene evitare gli esemplari grandi a prezzo elevato e preferire piante giovani nate da seme.
Sul piano della rusticità le indicazioni italiane restano pareri: nel 2008 il coltivatore di Ravenna citava la specie tra gli Encephalartos più resistenti al freddo secondo i siti consultati, e nel febbraio 2009 un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) la elencava tra le cicadee che appassionati della California settentrionale classificano in zona 8b (minime da −9 a −7 °C), con danni da lievi a moderati, precisando di non aver mai avuto temperature sotto i −4 °C. Non è stato trovato alcun riscontro misurato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini o le isole.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie riguardano però il sud-ovest e la coltivazione in vaso:
- un coltivatore di Agen (Lot-et-Garonne) riferisce sul forum Fous de palmiers che nel gennaio 2011 era al suo terzo Encephalartos lanatus, specie «molto difficile da far ripartire»; nell’ottobre 2011 precisa che le sue piccole piante sopportano bene il caldo estivo di Agen; coltivazione in vaso, senza valori di temperatura;
- un coltivatore del Tarn riferisce sullo stesso forum che la sua giovane pianta in vaso, con un caudice di 3 cm, ha prodotto dal 2012 al 2014 al massimo una foglia all’anno, di cui due foglie nane nel 2012, mentre svernava in casa vicino a una vetrata, a 21-22 °C; un altro partecipante attribuisce queste foglie nane allo stress di un rinvaso.
Moltiplicazione
Encephalartos lanatus si moltiplica soprattutto per seme. In natura la rigenerazione avviene per semi più che per polloni (Sigasa e coll., 2023). In coltivazione l’impollinazione si fa a mano; secondo i consigli di coltivazione riportati nel 2012 sul forum Tropicamente, si può conservare il polline al freddo (−15 °C) in attesa che un cono femminile sia ricettivo, poi iniettarlo diluito in acqua distillata, e lasciar maturare i semi per un anno prima di seminarli all’inizio dell’estate; queste indicazioni non sono state verificate nella fonte d’origine. La specie produce talvolta polloni, ma il loro prelievo comporta gli stessi rischi del rinvaso: secondo il coltivatore pugliese già citato, i polloni di Encephalartos radicati crescono a lungo male perché non ricostituiscono la grossa radice tuberosa del genere, e l’esperienza del coltivatore romano va nello stesso senso. Si possono acquistare solo piante e semi provenienti da coltivazione, accompagnati dai documenti CITES.
Malattie e parassiti
Nelle fonti consultate non è descritta alcuna malattia propria di Encephalartos lanatus. TreeSA segnala che il punteruolo Antliarhinus zamiae, le cui larve divorano l’interno dei semi delle cicadee, può causare danni importanti; è un parassita generale dei semi degli Encephalartos. In natura il fuoco danneggia anche una parte dei coni (Sigasa e coll., 2023). In vaso il rischio principale è il marciume delle radici in un substrato che resta bagnato.
Rusticità
La rusticità di Encephalartos lanatus non è stata misurata in coltivazione: non è stata trovata alcuna prova datata, né in Italia né in Francia né altrove. Nel suo habitat la specie sopporta inverni secchi a −6 °C e incendi regolari, e tra i coltivatori ha la fama di essere uno degli Encephalartos più resistenti al freddo, senza alcun valore misurato a confermarlo.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in piena terra, né in Italia né in Francia, per nessuna regione. Le piante citate sui forum Tropicamente e Fous de palmiers sono tutte coltivate in vaso, spesso ritirate d’inverno; in Puglia alcuni semenzali restano all’aperto tutto l’anno, senza che siano indicate le temperature minime sopportate. Diversi partecipanti collocano la specie tra le più rustiche del genere, ma si tratta di pareri: un coltivatore francese di Belley e Montpellier precisa nel 2011 che questa rusticità è «relativa» e che un gelo prolungato non ha nulla a che vedere con le gelate notturne seguite da giornate di sole del Sudafrica; un elenco di un vivaio californiano citato sul forum francese, che dava la specie rustica fino a −13 °C, non ha potuto essere verificato e non è ripreso qui.
Riferimenti internazionali
Gli unici dati numerici riguardano l’habitat: inverni secchi, con minime di −6 °C, a 1.200-1.800 m di altitudine (Sigasa e coll., 2023; TreeSA). Il freddo vi è secco e di breve durata, seguito da giornate soleggiate, e differisce quindi da un inverno europeo umido. Come negli altri Encephalartos, una giovane pianta con il caudice interrato sfrutta l’inerzia termica del suolo, mentre un esemplare adulto con il tronco fuori terra non ne gode: una tolleranza osservata su semenzali non può essere estesa alle grandi piante. In mancanza di prove pubblicate, la prudenza consiglia di tenere la specie all’asciutto d’inverno, in vaso o al riparo.
Tossicità e precauzioni
I semi di Encephalartos lanatus sono tossici secondo TreeSA, che non cita studi propri della specie. La tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici (cicasina, macrozamina) che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per maneggiare i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è descritto alcun uso tradizionale proprio di Encephalartos lanatus. Il nome afrikaans in «broodboom» (albero del pane), comune a diversi Encephalartos, ricorda l’antico uso del midollo dei tronchi per preparare una sorta di pane, spiegato nella pagina del genere.
Domande frequenti
Encephalartos lanatus resiste al freddo in Italia?
Non si sa con certezza. È ritenuto tra i più resistenti del genere e nel suo habitat sopporta −6 °C all’asciutto, ma in Italia non è stata pubblicata alcuna prova in piena terra. Tenetelo all’asciutto d’inverno, in vaso o al riparo.
Perché Encephalartos lanatus cresce così lentamente?
È una caratteristica della specie. I coltivatori italiani e francesi descrivono una o due foglie all’anno e un caudice di circa 3 cm dopo quattro-cinque anni dalla semina; intanto la pianta sviluppa una grossa radice a carota. Evitate i rinvasi, che provocano spesso foglie nane.
Bisogna rinvasare Encephalartos lanatus?
Il meno possibile. I coltivatori consigliano di scegliere subito un vaso grande e profondo. Se il rinvaso è indispensabile, conservate intera la zolla, fatelo in primavera e annaffiate poco fino alla ripresa.
Che differenza c’è tra Encephalartos lanatus ed Encephalartos laevifolius?
Sta nei coni e nel fogliame. Encephalartos lanatus porta coni grossi e molto lanosi e foglie che conservano più a lungo la lana; Encephalartos laevifolius è più grande, ha foglie più lunghe, presto glabre, e coni quasi glabri a maturità.
Il fuoco fa bene a Encephalartos lanatus?
In parte. A Botshabelo i settori bruciati ogni anno portano più coni, ma anche più coni danneggiati, e hanno proporzionalmente meno piante. Il fuoco stimola quindi la riproduzione ma al tempo stesso la danneggia.
Si può importare Encephalartos lanatus in Italia?
Sì, a certe condizioni. La specie è nell’Appendice I della CITES e nell’Allegato A nell’Unione europea. Il parere europeo è favorevole alle importazioni di piante riprodotte artificialmente dal Sudafrica fino a 15 cm di diametro del caudice, con i permessi di esportazione e di importazione.
Si può vedere in un orto botanico italiano?
Forse a Napoli. L’Orto Botanico ne coltivava quattro esemplari all’inizio degli anni Novanta, ma le pubblicazioni più recenti del giardino non citano più la specie.
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- Irrigazione delle Cycas: errori comuni e come evitarli
- Seminare le cicadali: dalla germinazione dei semi alla coltivazione delle giovani piante
Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Encephalartos lanatus: https://cycadlist.org/scientific_name/313 — nome accettato, pubblicazione, tipo (Middelburg), distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN 2022. Lista di riferimento delle cicadee, affidabile; consultata direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos lanatus: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/21406/legal — Appendice I della CITES, Allegato A dell’UE, parere del gruppo di consultazione scientifica dell’UE (15 cm di caudice), nomi comuni inglesi. Banca dati ufficiale, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- IPNI, Encephalartos lanatus: https://www.ipni.org/n/297099-1 — riferimento della pubblicazione originale. Indice nomenclaturale di riferimento; consultato direttamente.
- University of Mpumalanga, archivio OpenScholar, Sigasa e coll. (2023): https://openscholar.ump.ac.za/handle/20.500.12714/736 — testo integrale dello studio di Botshabelo (clima, struttura della popolazione, fuoco). Articolo con revisione paritaria, affidabile; consultato direttamente.
- Internet Archive, Journal of South African Botany vol. 11 (1945): https://archive.org/details/journalofsouthaf11unse — revisione di Henderson, descrizione e raccolte. Letteratura primaria digitalizzata, affidabile; consultata direttamente.
- Bothalia (AOSIS), Bruce e coll. (1951): https://journals.abcjournal.aosis.co.za/index.php/abc/article/view/1689 — osservazioni sul terreno di Verdoorn, tipo a Botshabelo, separazione di Encephalartos humilis. Letteratura primaria, affidabile; consultata direttamente.
- TreeSA, Encephalartos lanatus: https://treesa.org/encephalartos-lanatus/ — nomi vernacolari, habitat, altitudine, piovosità, parassiti. Sito di appassionati di alberi sudafricani, affidabilità media; consultato direttamente.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — quattro esemplari di Encephalartos lanatus di origine sudafricana coltivati all’Orto Botanico di Napoli (tabella 1). Rivista dell’Orto botanico, affidabile ma datata; consultata direttamente.
- Tropicamente, discussioni «Encephalartos lanatus», «Le foglie nuove delle Cycadacee», «Formazione gruppo d’acquisto», «Encephalartos arenarius», «Encephalartos» e «Ceratozamia mexicana»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos-lanatus/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/le-foglie-nuove-delle-cycadacee/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/formazione-gruppo-dacquisto/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos-arenarius/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/ceratozamia-mexicana/ — coltivazione di semenzali in vaso a Ravenna e in Puglia (2012-2013), insuccesso con un pollone nella zona di Roma (2012), pareri sulla rusticità (2008, 2009), consigli di impollinazione. Forum italiano di coltivatori, valore indicativo; messaggi letti l’11 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers, discussioni «Encephalartos lanatus», sulle foglie nane di Encephalartos lanatus, «Forum sur les Cycadales» e sulla rusticità di Encephalartos lanatus: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=10304 ; https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=14643 ; https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=8427 ; https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=10379 — coltivazione in vaso (Agen, Tarn), consigli sul rinvaso, pareri sulla rusticità. Forum francese di coltivatori, testimonianze; consultato direttamente.
Bibliografia
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- Hutchinson, J. & Rattray, G. (1933). Cycadaceae. In Flora Capensis 5(2): 24-44. [Trattamento allargato della specie; non consultato, secondo Henderson 1945.]
- Henderson, M.P. (1945). Materials for a revision of the South African species of Encephalartos. Journal of South African Botany 11: 3-65 (pp. 52-54). [Descrizione e raccolte; consultato direttamente.]
- Verdoorn, I.C. (1951). Cycadaceae. In Bruce, E.A. e coll., Newly described species. Bothalia 6(1): 220-221. https://doi.org/10.4102/abc.v6i1.1689 [Osservazioni sul terreno, tipo; consultato direttamente.]
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