Ceratozamia fuscoviridis è una cicadea del Messico centro-orientale, che cresce nelle foreste nebulose delle montagne dell’Hidalgo e dell’estremo nord-ovest del Veracruz, tra 1.300 e 1.900 m di quota. Questa specie del genere Ceratozamia deve il nome alle foglioline brune di sotto e verdi di sopra, e in molte piante le foglie giovani spuntano bruno scuro. Nota dapprima grazie a una sola pianta coltivata a Dublino, chiamata «Ceratozamia fusca-viridis» nel 1878, è stata a lungo considerata una semplice forma di Ceratozamia mexicana (Ceratozamia mexicana f. fuscoviridis), prima di essere ricondotta a popolazioni selvatiche dell’Hidalgo e riconosciuta come specie a sé. L’Italia ha un posto in questa storia: sette piante con questo nome sono arrivate nel 1907 all’Orto botanico di Firenze. La IUCN la classifica in pericolo.
In sintesi: Ceratozamia fuscoviridis
- Nome accettato: Ceratozamia fuscoviridis W.Bull (1879), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla monografia del 2022; accettato anche dalla WCVP, base di POWO (consultata tramite GBIF il 30 ottobre 2026)
- Nomi precedenti e sinonimi: Ceratozamia mexicana f. fuscoviridis (W.Bull) J.Schust. (1932); «Ceratozamia fusca-viridis» D.Moore (1878, nome provvisorio, non valido); «Ceratozamia fuscoviridis D.Moore» (2006, isonimo senza valore nomenclaturale)
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano; in Messico teocintle, teosintle, teocentli, tepecintle o tepecintli, e xachitza o palma bendita nella Sierra Otomí-Tepehua
- Distribuzione naturale: Messico, Hidalgo e Veracruz nord-occidentale (Carso Huasteco), foresta nebulosa tra 1.300 e 1.900 m
- Stato IUCN: in pericolo (EN, 2022), criteri A2c; B1ab(i,ii,iii,iv,v); in precedenza classificata in pericolo critico (CR)
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1985); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; categoria «minacciata» (A) della norma messicana NOM-059
- Rusticità documentata: nessun dato affidabile; una sola testimonianza italiana, in serra fredda (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura, foresta nebulosa; su basalto a Molango secondo Osborne e colleghi (2006); nessun dato di coltivazione pubblicato
- Portamento e dimensioni da adulta: fusto eretto poi coricato, da 20 a 90 cm; da 10 a 70 foglie ascendenti lunghe da 0,9 a 2,15 m (monografia del 2022)
- In Italia: sette piante della collezione Garbari all’Orto botanico di Firenze dal 1907, tutte vive nel 2008 (Osborne e colleghi); nessuna presenza documentata a Napoli, Palermo, Messina o La Mortola
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Ceratozamia fuscoviridis?
È una cicadea di media taglia, con foglie erette e numerose foglioline strette, lanceolate, papiracee (sottili come carta) e incurvate verso il basso nel senso della lunghezza. Le foglie giovani spuntano verde chiaro o bruno scuro secondo l’individuo, e le piante a foglie brune conservano da adulte una pagina inferiore brunastra. Il carattere più sicuro è il cono femminile, bruno-verde e coperto di peli bruno scuro a maturità. La monografia di Martínez-Domínguez e colleghi (2022) ne dà questa descrizione:
- Fusto: aereo, eretto poi coricato, lungo da 20 a 90 cm e con un diametro da 25 a 40 cm;
- Foglie: da 10 a 70, ascendenti, lunghe da 92 a 215 cm, verde chiaro o bruno scuro all’emissione, con peli grigio biancastri, glabre a maturità; picciolo da 40 a 95 cm, verde scuro, armato di 14-60 (66) aculei sottili di circa 1-3 mm; rachide armato;
- Foglioline: da 28 a 67 paia, opposte o subopposte, lanceolate, papiracee, con base falcata e apice acuminato; foglioline mediane di 16,6-42 cm per 1,3-2,1 cm; nervature verdi e bruno chiaro; articolazione verde e bruna;
- Coni maschili: cilindrici, eretti, di 22-30 cm per 5-8 cm, giallo brunastri all’emissione, bruno verdastri con peli bruno rossastri a maturità;
- Coni femminili: cilindrici, eretti o penduli, di 24-35 cm per 8,5-15 cm, verdi con peli bruni all’emissione, bruno-verdi con peli bruno scuro a maturità, con apice acuminato; da 49 a 195 squame;
- Semi: ovali, di 2-2,6 cm, con sarcotesta bianco giallastra che diventa poi bruno chiaro.
La revisione del 2018, firmata dagli stessi autori, dà per i coni cifre un po’ più ristrette: coni maschili di 26,5-28 cm, coni femminili di 8,5-10,5 cm di diametro, da 99 a 143 squame. Le misure del fusto (20-90 cm per 25-40 cm) sono invece, in entrambe le pubblicazioni, identiche a quelle indicate per Ceratozamia delucana: coincidenza o errore di trascrizione, non si può dire, e conviene prenderle con prudenza.
La pianta descritta nel 1878 da David Moore e coltivata a Dublino aveva un fusto globoso, foglie di 2,4-3 m con 30-40 paia di foglioline di 20-25 cm per circa 1,7 cm, bruno scuro di sotto e verde opaco di sopra, un picciolo «guarnito di numerosi aculei corti, appuntiti e robusti, soprattutto verso la base» e un cono femminile di 15-20 cm coperto di peli bruni.
Ibridi
Nessun ibrido naturale o di coltivazione è documentato in letteratura.
Possibili confusioni
La confusione più frequente riguarda una specie vicina descritta nel 2017 a partire da popolazioni attribuite per decenni a Ceratozamia fuscoviridis. Le somigliano anche altre specie della Sierra Madre Orientale:
- Ceratozamia chamberlainii, dal San Luis Potosí meridionale all’Hidalgo settentrionale e al Querétaro, ha foglioline oblunghe e coriacee con nervature bruno rossastre, un picciolo con aculei corti e numerosi, foglie giovani bruno rossastre, e conserva questo colore sulle articolazioni delle foglioline adulte; la discussione della monografia del 2022 descrive invece queste articolazioni come giallastre o verdastre in Ceratozamia fuscoviridis, mentre la descrizione formale le dice verdi e brune;
- Ceratozamia latifolia, del San Luis Potosí, ha foglioline più larghe (fino a 5 cm), un picciolo senza aculei e un fusto semi-interrato;
- Ceratozamia sabatoi, dell’Hidalgo e del Querétaro, ha foglie ricadenti, foglioline lineari e un cono femminile verde-azzurro;
- Ceratozamia totonacorum, della Sierra Norte de Puebla, ha anch’essa foglie giovani brune, ma il colore scompare nella pianta adulta, mentre in Ceratozamia fuscoviridis persiste sulle nervature e sulla pagina inferiore (Martínez-Domínguez e colleghi, 2018).
Nella chiave della revisione del 2018, Ceratozamia fuscoviridis si riconosce da questo insieme di caratteri: foglie ascendenti, foglioline lanceolate larghe meno di 2 cm e a lamina piana, apice delle squame del cono maschile non ricurvo, cono femminile bruno-verde con peli bruno scuro a maturità. Fuori dal suo habitat, una pianta etichettata «fuscoviridis» senza provenienza nota può appartenere a una specie vicina, in particolare a Ceratozamia chamberlainii, le cui popolazioni portavano questo nome fino al 2017: solo l’origine della pianta permette di decidere. Vale anche per le piante circolate tra gli appassionati italiani prima di quella data.
Tassonomia
Il nome ha una storia movimentata, ricostruita da Osborne, Stevenson e Vovides (2006) e poi da Calonje e Sennikov (2017). Nel marzo 1878 David Moore, direttore dell’orto botanico di Glasnevin, vicino a Dublino, presentò alla Royal Dublin Society una pianta femminile con cono che riteneva distinta da Ceratozamia longifolia e che proponeva di chiamare «provvisoriamente» Ceratozamia fusca-viridis. Per il codice di nomenclatura botanica, un nome proposto a titolo provvisorio non è valido. L’anno seguente il vivaista londinese William Bull riprese il nome, con una breve descrizione, nel suo catalogo di vendita n. 154 (1879): è questa pubblicazione, a lungo ignorata, a rendere valido il nome, ed è per questo che oggi l’autore della specie è Bull e non Moore.
Il nome finì poi in sinonimia. Nel 1884 William Thiselton-Dyer, a Kew, lo collocò sotto Ceratozamia mexicana var. longifolia, osservando che la pianta sembrava soltanto «una forma con la pagina inferiore delle foglioline bruno scuro». Nel 1932 Julius Schuster ne fece una forma, Ceratozamia mexicana var. longifolia f. fuscoviridis. Per oltre un secolo, in mancanza di una località d’origine nota e di un campione d’erbario rintracciato, il nome rimase nell’ombra (Osborne e colleghi, 2006).
Fu ristabilito al rango di specie da Roy Osborne, Dennis Stevenson e Andrew Vovides in un articolo intitolato «What is Ceratozamia fuscoviridis?», uscito su Delpinoa, la rivista dell’Orto botanico di Napoli (volume 48 datato 2006, stampato nel dicembre 2008). Gli autori ritrovarono a Kew il campione di Glasnevin, una foglia tagliata su tre grandi fogli d’erbario con una fotografia del cono, e attribuirono alla specie una popolazione selvatica dell’Hidalgo nota con il nome informale di «Ceratozamia Molango». Non conoscendo la pubblicazione di Bull, «convalidarono» il nome sotto l’autorità di Moore: Calonje e Sennikov (2017) hanno dimostrato che si tratta di un isonimo senza valore nomenclaturale e hanno designato lo stesso campione di Kew come neotipo. Species+ usa ancora la vecchia citazione «Moore ex R.Osborne, D.W.Stev. & Vovides».
I limiti della specie si sono poi chiariti. Nel 2017 Martínez-Domínguez, Nicolalde-Morejón e Stevenson hanno separato le popolazioni del San Luis Potosí meridionale e dell’Hidalgo settentrionale con il nome di Ceratozamia chamberlainii. Nel 2018 la loro revisione delle Ceratozamia della Sierra Madre Orientale ha designato un epitipo, un campione di supporto che precisa l’interpretazione del neotipo, raccolto a Molango (Hidalgo) il 31 marzo 2015. La monografia del 2022 accetta la specie e vi include le popolazioni del Veracruz. Secondo Osborne e colleghi (2006), un lavoro italiano, quello di Cardini e Morassi Bonzi (2005), aveva già rilevato marcate differenze citologiche e biochimiche tra Ceratozamia mexicana e la «forma fuscoviridis», suggerendo di rivederne il rango (vedi In Italia).
Sul piano genetico, lo studio filotrascrittomico di Habib e colleghi (2023), che l’ha campionata, la colloca nel sottoclade latifolia del clade Mexicana, insieme fra l’altro a Ceratozamia mexicana, Ceratozamia tenuis, Ceratozamia delucana, Ceratozamia morettii e Ceratozamia totonacorum. In pratica, per il lettore: il nome Ceratozamia mexicana f. fuscoviridis, che si trova ancora su vecchie etichette e in vecchi lavori, corrisponde alla specie Ceratozamia fuscoviridis, a condizione che la pianta provenga davvero da questa linea.
Etimologia e storia
L’epiteto unisce due parole latine, fuscus, «bruno scuro», e viridis, «verde». Secondo il dizionario etimologico di Haynes (2022), ripreso da The World List of Cycads, si riferisce alla pagina inferiore brunastra e a quella superiore verde delle foglioline adulte, il che corrisponde alla descrizione di Moore (foglioline «fuscous» di sotto, verde opaco di sopra). Osborne e colleghi (2006) e le monografie del 2018 e del 2022 lo spiegano piuttosto con il colore bruno scuro o bruno rossastro delle foglie giovani. Le due letture si sovrappongono in parte, ma le fonti non dicono la stessa cosa.
La storia della specie comincia in serra. Secondo Moore (1878), la pianta di Glasnevin era arrivata direttamente dall’Avana e passava per originaria di Cuba, ma lui la riteneva piuttosto importata dal Messico. Si trovava nell’orto da una trentina d’anni, aveva prodotto coni una sola volta prima di allora ed era, per quanto ne sapeva, l’unica pianta di quel tipo nelle collezioni britanniche. Moore ne aveva inviato un frammento a Eduard Regel, a San Pietroburgo, che vi riconosceva forse Ceratozamia longifolia. Un campione di questa pianta giunse a Kew, registrato nel 1881; è diventato il neotipo (foglia su tre fogli e cono femminile conservato in liquido, secondo The World List of Cycads).
Secondo Osborne e colleghi (2006), la pianta madre è stata divisa più volte e tutte le piante di Glasnevin ne discendono; un’altra pianta fu acquistata nel 1903 dalla ditta William Bull & Sons per due ghinee, forse anch’essa derivata dall’esemplare di Dublino. Gli stessi autori ritengono che Moore abbia mandato piante vive al medico e collezionista G. Garbari di Trento, la cui collezione è passata nel 1907 all’Orto botanico di Firenze (vedi In Italia). Evocano anche, senza poterla dimostrare, un’introduzione da parte di Thomas Coulter, medico di una compagnia mineraria dell’Hidalgo dal 1824 al 1829, che spedì piante vive a Dublino. Sulla pianta di Glasnevin si è formato ancora un cono femminile nel 2007.
Per collegare questa pianta a una popolazione selvatica, Osborne e colleghi hanno confrontato le misure di Moore e del tipo con quelle di «Ceratozamia Molango», circa 250 piante adulte distribuite in due località vicino a Molango (Hidalgo): foglioline mediane di 16,5-36 cm per 1,4-2,2 cm, picciolo spesso ben armato, grande cono femminile cilindrico, e una popolazione raggiungibile dai raccoglitori dell’Ottocento. Le raccolte d’erbario di piante selvatiche citate dalla monografia del 2022 risalgono tutte al 1972 e agli anni successivi.
Nomi comuni
Non esiste un nome italiano: si usa il nome scientifico. I nomi attestati sono messicani. Pulido e colleghi (2015) danno «teosintle» come nome nahuatl. Secondo Bonta e colleghi (2019), i Nahua della Huasteca dell’Hidalgo la chiamano «teocintle», «pannocchia di mais sacra» o «ancestrale», nome che danno anche a Zamia loddigesii; lo stesso studio cita «teocentli» o «tepecintle» a Huayacocotla (Veracruz) e «xachitza» o «palma bendita» («palma benedetta») nella Sierra Otomí-Tepehua (Hidalgo). La monografia del 2022 riporta per il Veracruz «teocintle», «teocintli» e «tepecintli». Attenzione: «teosinte» indica anche i parenti selvatici del mais, graminacee del genere Zea.
In natura
Ceratozamia fuscoviridis è endemica della parte centrale e meridionale del Carso Huasteco, una regione carsica della Sierra Madre Orientale: dalle montagne dell’Hidalgo centrale al Veracruz nord-occidentale. Le raccolte d’erbario citate dalla monografia del 2022 provengono dai comuni di Eloxochitlán, Metztitlán, Molango de Escamilla, Tenango de Doria, Tlanchinol e Zacualtipán de Ángeles (Hidalgo) e di Huayacocotla (Veracruz). Cresce nella foresta nebulosa, tra 1.300 e 1.900 m secondo la monografia del 2022 (tra 1.800 e 1.900 m secondo la revisione del 2018); a Molango, Osborne e colleghi (2006) la indicano esclusivamente su basalto.
A lungo conosciuta per una sola popolazione, la specie si è rivelata più diffusa. Pulido e colleghi (2015) hanno censito 29 popolazioni, sparse, e ne hanno studiate sei: su 400 m² contavano da 143 a 378 individui, cioè da 0,36 a 0,95 piante per metro quadrato. Le plantule erano ovunque numerose, segno di una buona riproduzione anche in piccoli frammenti di foresta. Uno studio del 2025 su cinque popolazioni ha mostrato che le piante vi crescono a gruppi e ha rilevato, per la prima volta in una cicadea messicana, segni di inibizione tra classi di taglia, che fanno pensare a una competizione tra individui della stessa specie (Pulido Silva e colleghi, 2025). Le piante sono dioiche; non è stato pubblicato alcun impollinatore proprio della specie.
Stato di conservazione e normativa
Ceratozamia fuscoviridis è classificata in pericolo (EN, criteri A2c; B1ab(i,ii,iii,iv,v)) nella Lista rossa IUCN, secondo la valutazione di L. Martínez-Domínguez e F. Nicolalde-Morejón, datata 13 agosto 2021 e pubblicata nel 2022. In precedenza la specie era classificata in pericolo critico (CR); Pulido e colleghi (2015), e poi la monografia del 2022, avevano proposto di riclassificarla in pericolo dopo la scoperta di nuove popolazioni. Alcune fonti ancora in rete riportano il vecchio stato. È citata anche una valutazione più antica, di J.S. Donaldson (2003).
Le minacce sono il disboscamento delle foreste nebulose e i cambiamenti d’uso del suolo. La monografia del 2022 ne segnala la presenza nel parco nazionale Los Mármoles (Hidalgo). La valutazione delle cicadee del Veracruz pubblicata nel 2025 (Gómez Díaz) le attribuisce 12 località, un’area di presenza di 4.375 km², di cui il 36 % nel Veracruz, il 53 % di habitat perduto e il 99 % dell’areale fuori dalle aree protette. In Messico la specie figura nella norma NOM-059-SEMARNAT-2010, nella categoria «minacciata» (A), secondo lo stesso studio.
Come tutto il genere, è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. In Appendice I il commercio internazionale a fini commerciali di piante prelevate in natura è vietato; le piante riprodotte in coltivazione possono circolare con i documenti richiesti. Stati consultati su Species+ il 18 ottobre 2026; verificate la normativa in vigore.
Coltivazione
Non è documentata alcuna scheda di coltivazione dedicata a Ceratozamia fuscoviridis. La specie è però coltivata in Europa dalla metà dell’Ottocento, sempre al riparo: a Glasnevin, in serra, dagli anni Quaranta dell’Ottocento circa (una trentina d’anni prima del 1878, secondo Moore), e a Firenze dal 1907. Questi esempi mostrano una grande longevità in coltivazione protetta, ma non è stato pubblicato alcun dettaglio di coltivazione.
Il suo habitat, una foresta nebulosa di media montagna, umida e ombreggiata, fa pensare a una pianta da mezz’ombra, in un substrato drenante e ricco di humus, con un’umidità regolare; sono indicazioni dedotte dall’ambiente naturale, non risultati di coltivazione. Le foglie giovani brune sono il pregio ornamentale della specie, ma piante brune e piante verdi convivono in tutte le popolazioni, e nessuna fonte dice se questo colore si trasmetta per seme.
In Italia
La presenza italiana più documentata è quella dell’Orto botanico di Firenze (Giardino dei Semplici). Secondo Osborne e colleghi (2006), il collezionista G. Garbari di Trento ricevette con ogni probabilità piante vive da Moore: un suo campione d’erbario non datato, «Ceratozamia fusco-viridis D. Moore», tratto da una pianta coltivata a Trento, è conservato a Ginevra. Nel 1907 la collezione Garbari fu donata all’Orto botanico dell’Università di Firenze, con sette esemplari etichettati Ceratozamia mexicana f. fuscoviridis. Interpellato nel 2008, l’orto confermò che tutti e sette erano ancora vivi, una testimonianza, scrivono gli autori, della longevità delle piante e della cura dei giardinieri fiorentini; l’articolo pubblica la foto di uno di essi scattata nel 2007. Il sito del museo indica che la maggior parte delle cicadee della collezione cresce in vaso nella serra fredda, visibile tutto l’anno, e che diversi esemplari del nucleo Garbari sono ancora presenti, senza elencare le specie. Sul forum Tropicamente, nel febbraio 2009, un appassionato descriveva la «fusco-viridis» come una pianta che conserva nervature rossastre anche sulle foglie adulte e ne segnalava alcune «bellissime» all’Orto di Firenze.
Le piante fiorentine sono servite anche alla ricerca. Secondo Osborne e colleghi, campioni di foglie di questi esemplari sono stati usati dal professor Franco Cardini e dai suoi colleghi dell’Università di Firenze per le analisi dei carotenoidi fogliari; il loro studio del 2005 su dieci specie di Ceratozamia ha portato a proporre una revisione del rango della «forma fuscoviridis». Uno studio precedente, pubblicato nel 1992 su New Phytologist da Laura Morassi Bonzi e colleghe, ha descritto al microscopio elettronico i cloroplasti ancora immaturi delle foglie giovanissime, di colore rosso-bruno scuro, di questa forma (vedi Domande frequenti); il riassunto non precisa da quali piante provenissero i campioni.
Negli altri orti botanici non è documentata alcuna presenza. L’Orto botanico di Napoli, che possiede la principale collezione italiana di cicadee e pubblica la rivista dove l’articolo del 2006 è uscito, non elenca la specie in nessuno dei suoi Index Seminum dal 2007 al 2022-2023, che citano invece altre Ceratozamia. Non figura nemmeno nella lista delle cicadee dell’Orto botanico di Messina (pagina del 2009), nei cataloghi storici di La Mortola (1897 e 1912; quello del 1912 elenca solo Ceratozamia kuesteriana e Ceratozamia mexicana), né nelle fonti pubblicate su Palermo. La banca dati BGCI PlantSearch (consultata il 18 ottobre 2026) la elenca in otto orti botanici del Messico, degli Stati Uniti, della Svizzera e della Francia, ma in nessun orto italiano; attenzione, il «Naples Botanical Garden» della lista è quello di Naples, in Florida. L’assenza da questi elenchi non prova che la specie manchi dalle collezioni.
Tra i privati, l’unica testimonianza utile viene da un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna), che nel 2012 cita sul forum Tropicamente una «fuscoviridis» tra le sue Ceratozamia: è riportata nella sezione Rusticità, con le sue riserve.
Moltiplicazione
Non ci sono dati orticoli propri della specie. Come tutte le Ceratozamia, è dioica e si moltiplica per semina di semi fecondati. In natura le plantule sono abbondanti (Pulido e colleghi, 2015). In serra i coni possono essere rari: la pianta femminile di Glasnevin ne aveva prodotti solo due volte in una trentina d’anni (Moore, 1878). I fusti talvolta si ramificano, dalla base alla sommità, in fusti secondari, e la pianta di Glasnevin è stata divisa più volte.
Malattie e parassiti
Per questa specie non è documentato alcun parassita né alcuna malattia.
Rusticità
Non esiste alcun dato affidabile sulla resistenza di Ceratozamia fuscoviridis al freddo. Le sue stazioni salgono fino a 1.900 m nella foresta nebulosa, ma per esse non è stata pubblicata alcuna temperatura minima.
In Italia e nel sud della Francia
In Italia non è documentata alcuna coltivazione in piena terra, in nessuna zona climatica (coste ligure e tirrenica, Pianura Padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole). La sola testimonianza viene dal forum Tropicamente e riguarda piante tenute al riparo:
- Un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna; zona USDA 8a/8b secondo lui) indica nel giugno 2012 che la sua Ceratozamia «fusco virides», tenuta d’inverno in un luogo dove non gela, è uscita in buona salute dall’inverno e aveva cominciato una foglia nuova già in autunno.
- Lo stesso coltivatore scrive nel settembre 2012 di aver letto che la «fuscoviridis» sarebbe tra le Ceratozamia più resistenti, ma di non aver mai provato le sue piante al freddo intenso: nel febbraio 2012, con −8 °C all’esterno, nella sua serra fredda il minimo era di −2 °C, forse grazie, secondo lui, alla copertura di neve e all’intercapedine.
Queste testimonianze non sono una misura di rusticità: dicono soltanto che una pianta tenuta al riparo (in un luogo «dove non gela» secondo il primo messaggio, in una serra scesa a −2 °C secondo il secondo) era in buona salute dopo l’inverno 2011-2012. Inoltre l’identità della pianta resta incerta: acquistata prima del 2017, con un nome che allora comprendeva anche le popolazioni oggi attribuite a Ceratozamia chamberlainii, e senza provenienza nota, non può essere attribuita con sicurezza a Ceratozamia fuscoviridis. L’idea che la specie sia tra le più rustiche del genere, letta dal coltivatore, non è confermata da alcuna fonte affidabile.
Nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, non è segnalata alcuna coltivazione, e il Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) non ha pubblicato osservazioni su questa specie. Non c’è quindi nessuna esperienza francese da trasporre all’Italia.
Riferimenti internazionali
Non è documentato alcun riscontro di coltivazione all’aperto, in nessun clima. Le sole coltivazioni documentate da oltre un secolo, a Glasnevin e a Firenze, sono in serra; i giardini che la elencano nella banca dati BGCI non pubblicano dati sul suo comportamento al freddo. In mancanza di prove, la prudenza suggerisce di tenerla al riparo dal gelo, come la si coltiva a Firenze e a Glasnevin: è una deduzione, non il risultato di una prova di coltivazione.
Tossicità e precauzioni
Non esiste alcuno studio di tossicità dedicato alla specie. Nelle cicadee studiate, semi e foglie contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in una sostanza tossica per il fegato e per il sistema nervoso. Considerate quindi la pianta tossica per le persone e per gli animali domestici, tenete semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali e usate i guanti per maneggiare i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Le sue foglie hanno soprattutto un uso decorativo e rituale. La monografia del 2022 riferisce che servono a formare archi all’ingresso delle chiese cattoliche e a decorare i muri durante le feste nazionali. Bonta e colleghi (2019) ne mostrano esempi fotografati: una corona di foglie con un cono sul muro di una chiesa coloniale a Huayacocotla (Veracruz, 2009), l’arco della festa del villaggio di Malila (Hidalgo), le decorazioni della chiesa di San Juan Huazalingo (Hidalgo, 2016) per la festa di San Michele, che coincide con quella della divinità del mais Chicomexochitl. Nella Sierra Otomí-Tepehua una foglia benedetta la Domenica delle Palme viene infilata sotto il tetto per proteggere la casa dai temporali.
Per i Nahua della Huasteca dell’Hidalgo, Ceratozamia fuscoviridis e Zamia loddigesii sono antenate del mais. Un racconto raccolto a San Juan Huazalingo narra che, prima dell’arrivo degli spagnoli, si trovarono chicchi di mais in un teocintle, che furono seminati, e che così nacque il mais (Bonta e colleghi, 2019). Lo stesso racconto dice che allora il teocintle si mangiava; nelle fonti pubblicate non è documentato alcun consumo attuale.
Domande frequenti
Perché le foglie giovani di Ceratozamia fuscoviridis sono brune?
Non sempre lo sono: secondo l’individuo spuntano verde chiaro o bruno scuro, in tutte le popolazioni. Lo studio del 1992 sulla «forma fuscoviridis», dalle foglie giovani rosso-bruno scuro, ha descritto nelle foglie appena nate cloroplasti ancora immaturi, che si sviluppano progressivamente. Le piante brune conservano da adulte una pagina inferiore brunastra.
È una forma di Ceratozamia mexicana?
No, non più. È stata collocata sotto Ceratozamia mexicana dal 1884 fino all’articolo di Osborne, Stevenson e Vovides (datato 2006, stampato nel 2008), che l’ha riconosciuta come specie distinta. The World List of Cycads e la monografia del 2022 la accettano; l’analisi genetica del 2023 la pone nello stesso sottoclade di Ceratozamia mexicana, ma come specie a sé.
Perché l’autore è Bull e non Moore?
Perché Moore aveva proposto il nome solo a titolo provvisorio, nel 1878, e questo lo rende non valido. William Bull lo riprese nel 1879 con una breve descrizione nel suo catalogo di vendita: secondo Calonje e Sennikov (2017) è questa la pubblicazione che conta.
Come distinguerla da Ceratozamia chamberlainii?
Dalle foglioline e dal picciolo. Ceratozamia fuscoviridis ha foglioline lanceolate e papiracee e un picciolo armato di aculei lunghi e sottili; Ceratozamia chamberlainii ha foglioline oblunghe e coriacee con nervature bruno rossastre, aculei corti e numerosi, e conserva un colore bruno rossastro alle articolazioni delle foglioline.
È in pericolo critico o in pericolo?
In pericolo. Il vecchio stato di «in pericolo critico» è stato sostituito dalla valutazione pubblicata nel 2022 (EN), dopo la scoperta di nuove popolazioni nell’Hidalgo e nel Veracruz. La specie resta minacciata dalla scomparsa delle foreste nebulose.
Si può vedere in Italia?
Probabilmente sì, a Firenze. Sette esemplari della collezione Garbari, arrivati all’Orto botanico nel 1907, erano tutti vivi nel 2008 secondo Osborne e colleghi; la loro presenza attuale non è stata verificata. La maggior parte delle cicadee del Giardino dei Semplici è visibile tutto l’anno nella serra fredda.
È rustica in Italia?
Non si sa. Non esiste alcuna prova pubblicata; l’unica testimonianza italiana, di Ravenna, riguarda una pianta tenuta in serra fredda (−2 °C nel febbraio 2012), di identità incerta, e il suo autore precisa di non averla mai provata al freddo intenso. Le piante di Firenze vivono in serra da oltre un secolo.
Che cosa significa «teocintle»?
«Pannocchia di mais sacra» o «ancestrale» in nahuatl, secondo Bonta e colleghi (2019). I Nahua dell’Hidalgo considerano questa cicadea un’antenata del mais. La parola non va confusa con «teosinte», il nome delle graminacee selvatiche imparentate con il mais.
Leggi anche su Succulentes
- Cicadee negli orti botanici italiani: Napoli, Palermo, Firenze e La Mortola
- Seminare le cicadali: dalla germinazione dei semi alla coltivazione delle giovani piante
- La cycas è velenosa? Pericoli per cani, gatti e bambini
Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Ceratozamia fuscoviridis: https://cycadlist.org/scientific_name/374 — autore, pubblicazione, note di nomenclatura, neotipo ed epitipo, sinonimo, distribuzione, stato IUCN del 2022, etimologia. Lista di riferimento degli specialisti; consultata il 18 ottobre 2026.
- Delpinoa 48, Osborne, Stevenson e Vovides, «What is Ceratozamia fuscoviridis?» (PDF dell’Orto Botanico di Napoli): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_48_2006_%5B2008%5D/Delpinoa_n_s_48_2006_%5B2008%5D_005-010.pdf — storia della pianta di Glasnevin, collezione Garbari e piante di Firenze, collegamento con la popolazione di Molango. Articolo di rivista botanica; consultato il 18 ottobre 2026.
- Scientific Proceedings of the Royal Dublin Society, vol. 2 (1878-1880), su Internet Archive: https://archive.org/details/scientificprocee2187880roya — testo di Moore (1878), p. 112-114. Fonte primaria; consultato il 18 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Ceratozamia fuscoviridis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/65507/legal — Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985, Allegato A dell’Unione europea; riporta ancora la vecchia autorità del nome. Banca dati ufficiale; consultata il 18 ottobre 2026.
- GBIF, Ceratozamia fuscoviridis: https://www.gbif.org/species/10478549 — categoria IUCN «in pericolo» (EN) ripresa dalla Lista rossa. Banca dati di riferimento; consultata il 18 ottobre 2026.
- Revisione delle Ceratozamia della Sierra Madre Orientale (PhytoKeys 100), testo integrale su PubMed Central: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6023955/ — descrizione, chiave, epitipo, altitudini. Articolo con revisione paritaria.
- Monografia di Ceratozamia (PhytoKeys 208), testo integrale su PubMed Central: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9849018/ — descrizione, distribuzione, nomi comuni, usi, stato. Articolo con revisione paritaria.
- Bonta e colleghi (2019), Ethnobotany of Mexican and northern Central American cycads: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6339304/ — nomi nahuatl, usi rituali, credenze sull’origine del mais. Articolo con revisione paritaria.
- Habib e colleghi (2023), Plants 12(3): 478: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9921377/ — posizione nel sottoclade latifolia. Articolo con revisione paritaria.
- Gómez Díaz (2025), Assessing the extinction risk of Veracruz cycads: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12034500/ — località, area di presenza, perdita di habitat, categoria NOM-059. Articolo con revisione paritaria.
- Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, Orto botanico, collezione di cicadee: https://www.sma.unifi.it/vp-915-cycads.html — origine della collezione (nucleo Garbari), coltivazione in vaso nella serra fredda; nessun elenco delle specie. Pagina istituzionale non datata; consultata il 18 ottobre 2026.
- Orto Botanico di Napoli, Index Seminum: https://www.ortobotaniconapoli.it/it/ricerca-e-conservazione/index-seminum.html — le edizioni dal 2007 al 2022-2023 non citano la specie. Fonte istituzionale; un Index Seminum non è un inventario completo della collezione.
- Orto Botanico di Messina, pagina «Cicadee» (2009): https://www.ortobotanico.messina.it/cicadee/ — elenco di 48 cicadee, senza questa specie. Fonte istituzionale datata.
- Hortus Mortolensis (1912), catalogo dei Giardini Hanbury di La Mortola, su Internet Archive: https://archive.org/details/hortusmortolensi00giar — le sole Ceratozamia elencate sono kuesteriana e mexicana. Fonte storica.
- BGCI PlantSearch: https://plantsearch.bgci.org/ — orti botanici che dichiarano la specie (Messico, Stati Uniti, Svizzera, Francia; nessun orto italiano). Banca dati dei giardini botanici, incompleta per l’Italia; interrogata il 18 ottobre 2026.
- Tropicamente, discussione «Ceratozamia mexicana»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/ceratozamia-mexicana/ e https://www.tropicamente.it/forums/topic/ceratozamia-mexicana/page/2/ — piante dell’Orto di Firenze citate da un appassionato (#post-38942, febbraio 2009); pianta tenuta al riparo dal gelo a Ravenna (#post-38965, giugno 2012). Forum italiano di coltivatori; messaggi consultati il 18 ottobre 2026.
- Tropicamente, discussioni «Ceratozamia» e «Cicadee rustiche»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/ceratozamia-2/ e https://www.tropicamente.it/forums/topic/cicadee-rustiche/ — serra fredda a −2 °C a Ravenna nel febbraio 2012, specie non provata al freddo intenso (#post-50564 e #post-50522, settembre 2012). Forum italiano di coltivatori; testimonianza isolata, identità della pianta non verificabile.
Bibliografia
- Moore, D. (1878). On a supposed new species of Ceratozamia. Scientific Proceedings of the Royal Dublin Society, n.s., 2: 112-114. [Pubblicazione del nome provvisorio «Ceratozamia fusca-viridis»; testo digitalizzato su Internet Archive.]
- Bull, W. (1879). A retail list of new, beautiful & rare plants, n. 154: 4. Londra, King’s Road, Chelsea. [Pubblicazione valida del nome, secondo The World List of Cycads e Calonje e Sennikov (2017).]
- Osborne, R., Stevenson, D.W. & Vovides, A.P. (2006). What is Ceratozamia fuscoviridis? Delpinoa 48: 5-10 (volume datato 2006, stampato nel dicembre 2008). [Fonte dei dati su Garbari e sulle piante di Firenze.]
- Calonje, M. & Sennikov, A.N. (2017). In the process of saving plant names from oblivion: the revised nomenclature of Ceratozamia fuscoviridis (Zamiaceae). Taxon 66(1): 158-164. DOI: 10.12705/661.9. [Riassunto; neotipo rilevato su The World List of Cycads.]
- Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2018). Taxonomic review of Ceratozamia (Zamiaceae) in the Sierra Madre Oriental, Mexico. PhytoKeys 100: 91-124. DOI: 10.3897/phytokeys.100.23152. [Accesso libero.]
- Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. DOI: 10.3897/phytokeys.208.80382. [Accesso libero.]
- Pulido, M.T., Vargas-Zenteno, M., Vite, A. & Vovides, A.P. (2015). Range extension of the endangered Mexican cycad Ceratozamia fuscoviridis Moore (teosintle): implications for conservation. Tropical Conservation Science 8(3): 778-795. DOI: 10.1177/194008291500800314. [Riassunto.]
- Pulido Silva, M.T., Flores-Vázquez, J.C., Vargas-Zenteno, M., Vite Reyes, A. & Vovides, A.P. (2025). Spatial distribution pattern of the endangered endemic cycad Ceratozamia fuscoviridis (Zamiaceae) in central Mexico. Plant Species Biology 40(6): 572-583. DOI: 10.1111/1442-1984.70030. [Riassunto.]
- Bonta, M., Pulido-Silva, M.T., Diego-Vargas, T., Vite-Reyes, A., Vovides, A.P. & Cibrián-Jaramillo, A. (2019). Ethnobotany of Mexican and northern Central American cycads (Zamiaceae). Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine 15: 4. DOI: 10.1186/s13002-018-0282-z. [Accesso libero.]
- Habib, S., Gong, Y., Dong, S., Lindstrom, A., Stevenson, D.W., Wu, H. & Zhang, S. (2023). Phylotranscriptomics shed light on intrageneric relationships and historical biogeography of Ceratozamia (Cycadales). Plants 12(3): 478. DOI: 10.3390/plants12030478. [Accesso libero.]
- Gómez Díaz, J.A. (2025). Assessing the extinction risk of Veracruz cycads. Cambridge Prisms: Extinction 3: e7. DOI: 10.1017/ext.2025.5. [Accesso libero.]
- Morassi Bonzi, L., Medeghini Bonatti, P., Marini, C., Baroni Fornasiero, R. & Paoletti, C. (1992). Ultrastructural studies on differentiating chloroplasts in the «forma fuscoviridis» of Ceratozamia mexicana Brongn. New Phytologist 120(3): 427-434. DOI: 10.1111/j.1469-8137.1992.tb01083.x. [Riassunto.]
- Cardini, F. & Morassi Bonzi, L. (2005). Carotenoid composition and its chemotaxonomic significance in leaves of ten species of the genus Ceratozamia (Cycads). Journal of Plant Physiology 162: 517-528. DOI: 10.1016/j.jplph.2004.06.007. [Citato secondo Osborne e colleghi (2006).]
- De Luca, P. (1990). A historical perspective on cycads from antiquity to the present. In: D.W. Stevenson (ed.), Proceedings of the First International Symposium on Cycad Biology (Beaulieu-sur-Mer, 1987). Memoirs of the New York Botanical Garden 57: 1-7. [Citato da Osborne e colleghi (2006) per la donazione della collezione Garbari a Firenze nel 1907.]
- Martínez-Domínguez, L. & Nicolalde-Morejón, F. (2022). Ceratozamia fuscoviridis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T212754607A2959711. DOI: 10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T212754607A2959711.en. [Categoria rilevata tramite The World List of Cycads e GBIF, data della valutazione tramite Crossref.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia rilevata tramite The World List of Cycads.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. DOI: 10.5281/zenodo.21958524. [Lista di riferimento.]