Ceratozamia latifolia

Ceratozamia latifolia è una cicadea del Messico nord-orientale, diffusa sulle montagne dello Stato di San Luis Potosí, dove cresce in foreste di pini e querce, in querceti o in foreste nebulose, tra 600 e 1.100 m. Questa specie del genere Ceratozamia si distingue per le foglioline larghe e sottili come carta e per le foglie giovani da bruno rossastre a color cioccolato. È stata descritta nel 1848 da Friedrich Miquel; le piante vendute un tempo con il nome di Ceratozamia microstrobila le sono oggi ricondotte. Classificata vulnerabile dalla IUCN, è anche una delle cicadee più presenti nella vita delle comunità téenek, che ne preparano i semi. In Italia è coltivata da tempo all’Orto Botanico di Napoli e da diversi appassionati.

L’essenziale su Ceratozamia latifolia

  • Nome accettato: Ceratozamia latifolia Miq. (1848), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: Ceratozamia microstrobila Vovides & J.D.Rees; Ceratozamia mexicana var. latifolia (Miq.) J.Schust.
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «chamalillo» e «corosillo» in spagnolo, «konlif» in téenek (San Luis Potosí)
  • Distribuzione naturale: Messico, montagne del San Luis Potosí, da 600 a 1.100 m di quota
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU, criterio A2cd), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES dal 1985 (tutto il genere); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa, semi inclusi
  • Rusticità documentata: da −2 a −3 °C sopportati in vaso all’aperto in Italia (Lazio, Ravenna); −7 °C superati senza danni a Ravenna nell’inverno 2009-2010 (modo di coltivazione non precisato); defogliazione verso −10/−11 °C negli Stati Uniti nel 2021 e nel 2022, con ripresa documentata in un caso (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: mezz’ombra, terreno ricco di humus e drenante
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto corto, lungo da 5 a 15 cm e largo da 10 a 25 cm, in parte interrato; da 1 a 8 foglie ricadenti lunghe da 0,5 a 1,6 m
  • Tossicità: semi consumati soltanto dopo una lunga disintossicazione; pianta da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Ceratozamia latifolia?

Tre caratteri orientano verso Ceratozamia latifolia: le foglie giovani bruno rossastre, le foglioline oblunghe, larghe e sottilissime, e un picciolo privo o quasi di aculei. Ecco la descrizione della monografia del 2022:

  • Fusto: corto, lungo da 5 a 15 cm e largo da 10 a 25 cm, in parte interrato, eretto; catafilli bruno rossastri con peluria bruna;
  • Foglie: da 1 a 8, ricadenti, lunghe da 53 a 163 cm; bruno rossastre quando spuntano, con peli bianco grigiastri, poi glabre; picciolo da 25 a 80 cm, in genere inerme, raramente con 1-3 aculei minuscoli; asse inerme;
  • Foglioline: da 7 a 22 paia, opposte o subopposte, oblunghe, falcate alla base, papiracee, verdi e glabre, con la punta asimmetrica; quelle mediane misurano da 12 a 28 cm per 2,3-5,1 cm;
  • Coni maschili: solitari, da 10 a 20 cm per 2,1-2,5 cm, verde giallastri e poi bruno rossastri;
  • Coni femminili: solitari, globosi, da 6,5 a 16 cm per 5,5-8 cm, bruno chiaro grigiastri a maturità, con una piccola punta; da 4 a 9 squame per fila, su 5-7 file;
  • Semi: ovoidali, da 1,5 a 2,2 cm, bianco rosati prima della maturità e bruno chiaro a maturità.

In coltivazione, un coltivatore di Ravenna descrive getti color cioccolato che poi virano al verde chiaro, e foglie di oltre un metro sulle sue piante più grandi (forum Tropicamente, 2013).

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido naturale. Sul forum PalmTalk alcuni coltivatori presentano ibridi di coltivazione Ceratozamia latifolia × Ceratozamia hildae; non sono stati oggetto di alcuna pubblicazione.

Possibili confusioni

Ceratozamia latifolia è spesso venduta con altri nomi. Sul forum francese Fous de palmiers un appassionato ha riconosciuto nel 2014 due piante di questa specie in un lotto venduto come «Zamia sp. Venezuela», e sul forum Tropicamente alcuni coltivatori italiani hanno identificato come possibili Ceratozamia latifolia piante ricevute con il nome di Ceratozamia mexicana. Le specie più vicine:

  • Ceratozamia mexicana: foglie giovani verdi, foglioline lanceolate coriacee, picciolo con numerosi aculei sottili;
  • Ceratozamia chamberlainii, della stessa regione: picciolo armato, foglioline più spesse; la monografia del 2022 separa Ceratozamia latifolia per il picciolo inerme o quasi e le foglioline papiracee;
  • Ceratozamia huastecorum, del Veracruz settentrionale: foglie giovani verde chiaro, foglioline coriacee, coni femminili più grandi con 9 o 10 file di squame;
  • Ceratozamia reesii, del comune di Xilitla: separata da Ceratozamia latifolia nel 2022; i criteri di distinzione non hanno potuto essere letti nella pubblicazione.

Tassonomia

Ceratozamia latifolia è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Friedrich Miquel la descrisse nel 1848, a partire da foglie, prima di riunire le sue stesse specie sotto Ceratozamia mexicana; J. Schuster ne fece nel 1932 una varietà di quella specie (Ceratozamia mexicana var. latifolia). In mancanza di materiale originale, D.W. Stevenson e S. Sabato designarono nel 1986 un neotipo, raccolto nel 1983 sulla strada 70, 46 km a ovest di Ciudad Valles, a circa 650 m (erbario di New York); The World List of Cycads rileva che la località citata nel 1986 era errata e la corregge in base all’etichetta.

Ceratozamia microstrobila, descritta nel 1983 da Andrew Vovides e J.D. Rees su una pianta del comune di Ciudad del Maíz, è stata posta in sinonimia con Ceratozamia latifolia; POWO segue questa sinonimia secondo la pagina del genere, e The World List of Cycads la adotta anch’essa. Il nome resta comune fra gli appassionati: un coltivatore di Ravenna ha ricevuto con questo nome una pianta che si è rivelata una Ceratozamia latifolia. Al contrario, alcune popolazioni di Xilitla sono state separate nel 2022 con il nome di Ceratozamia reesii. Per il lettore ciò significa che una pianta etichettata Ceratozamia microstrobila è oggi una Ceratozamia latifolia.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino latus, «largo», e folium, «foglia»: allude alle foglioline larghe (The World List of Cycads; monografia del 2022). La specie è stata pubblicata nel 1848 in una rivista dell’Istituto reale dei Paesi Bassi (Tijdschrift voor de Wis- en Natuurkundige Wetenschappen, 1(1): 206), tra maggio e dicembre 1848 secondo i bibliografi. Non è stata trovata alcuna informazione affidabile sull’origine precisa delle piante descritte da Miquel.

In Italia la pianta ha una storia di coltivazione all’Orto Botanico di Napoli: un articolo pubblicato nel 1994 sulla rivista del giardino, Delpinoa, analizza semi di «Ceratozamia mexicana var. latifolia» raccolti su una pianta coltivata nell’orto, segno che vi viveva allora una pianta femminile capace di produrre semi.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Nel San Luis Potosí la monografia del 2022 riporta «chamalillo» e «corosillo», da un’etichetta d’erbario, oltre a «konlif» in téenek (huasteco), dallo studio etnobotanico di Bonta e collaboratori (2019). Il nome «chamalillo» è applicato anche a Ceratozamia hildae nel Querétaro, e più in generale a diverse Ceratozamia secondo Bonta e collaboratori: non è esclusivo della specie.

In natura

Secondo la monografia del 2022, Ceratozamia latifolia è largamente diffusa nella regione montuosa del San Luis Potosí, in foreste di pini e querce, in querceti e in foreste nebulose, tra 600 e 1.100 m. The World List of Cycads la segnala soltanto in questo Stato.

La specie vive anche a contatto con le colture. Nella Sierra Teenek, Bonta e collaboratori (2019) hanno fotografato piante di Ceratozamia latifolia lasciate di proposito ai margini dei campi di mais coltivati con il debbio, con le plantule risparmiate durante la sarchiatura: per gli abitanti il konlif protegge e nutre il mais. Questi saperi stanno scomparendo rapidamente in alcune comunità.

Stato di conservazione e normativa

Ceratozamia latifolia è classificata vulnerabile (VU, criterio A2cd) nella Lista rossa IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022, che traduce un declino passato delle popolazioni. La monografia del 2022, che citava ancora una categoria più grave («in pericolo»), riteneva che la circoscrizione attuale e l’areale noto giustificassero proprio la classificazione come vulnerabile. Con Ceratozamia totonacorum e Ceratozamia vovidesii, è una delle sole tre specie del genere classificate vulnerabili: tutte le altre specie valutate sono in pericolo o in pericolo critico.

Come tutte le specie del genere, è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985 (il genere figurava nell’Appendice II dal 1977). Il commercio internazionale a fini commerciali di piante prelevate in natura è vietato; circolano soltanto, con i documenti richiesti, piante nate da riproduzione artificiale. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Non esiste alcuna deroga per i semi: sono soggetti alle stesse regole delle piante.

Lo stato CITES ed europeo è stato riletto su Species+ il 2 ottobre 2026; lo stato IUCN è ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, e chiedete sempre al venditore i documenti di provenienza.

Coltivazione

Ceratozamia latifolia è una cicadea da mezz’ombra, poco esigente in coltivazione, che gli appassionati francesi trovano «non troppo difficile». Le sue foglie sottili temono il sole cocente, il vento e i forti caldi secchi: un punto da tenere presente nelle estati italiane.

  • Esposizione: mezz’ombra. Un coltivatore di Ravenna consiglia addirittura l’ombra piuttosto che la mezz’ombra. I riscontri divergono secondo il clima: un coltivatore di Nantes tiene le sue Ceratozamia, compresa questa, al sole della regione nantese, mentre un coltivatore del Tarn ha visto le foglie della sua pianta impallidire e poi bruciarsi al sole del pomeriggio (vedi Rusticità).
  • Substrato: ricco di humus e drenante, per esempio un buon terriccio mescolato a sabbia grossolana.
  • Annaffiatura: regolare d’estate, senza inzuppare il terreno; d’inverno tenetelo appena fresco.
  • Coni: tardivi in coltivazione. Un appassionato francese indica nel 2021 che la sua Ceratozamia latifolia ha prodotto il primo cono dopo vent’anni, da quando la tiene d’inverno in una serra fredda al riparo dal gelo.
  • Vaso: il fusto piccolo si adatta bene a un contenitore; nelle regioni fredde la pianta passa l’inverno al riparo dal gelo.

Moltiplicazione

Per semina di semi freschi, dopo l’impollinazione di una pianta femminile da parte di una pianta maschile, in genere a mano in coltivazione. I semi si puliscono con i guanti (l’involucro è tossico) e si seminano in un substrato drenante e caldo. Le fonti consultate non segnalano polloni.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita proprio della specie. Il rischio principale in coltivazione è il marciume in un terreno freddo e fradicio. Un coltivatore di Ravenna, che coltiva diverse cicadee, non segnala alcun problema di clorosi con le sue Ceratozamia.

Rusticità

Ceratozamia latifolia sopporta piccole gelate senza danni, e geli più forti perdendo il fogliame. In Italia è una delle Ceratozamia più provate dagli appassionati, ma soprattutto in vaso o al riparo; nessun risultato in piena terra dopo un inverno freddo è stato pubblicato né in Italia né in Francia.

In Italia

Il forum Tropicamente contiene diversi riscontri, tutti di coltivatori che hanno acquistato semi o piantine con questo nome (o con quello di Ceratozamia microstrobila); l’identificazione non è verificata da un botanico, e lo stesso coltivatore di Ravenna, nel febbraio 2009, si diceva ancora incerto sul nome delle sue piantine.

  • Un coltivatore del Lazio (zona collinare centrale) indica sul forum Tropicamente, nel dicembre 2009, che la sua Ceratozamia latifolia in vaso, tenuta all’aperto, ha reagito bene a −2 °C, mentre i suoi banani erano tutti appassiti.
  • Lo stesso coltivatore scrive nel settembre 2012 che giovani piante di Ceratozamia latifolia e di Ceratozamia microstrobila (con altre Ceratozamia), semenzali di almeno tre anni, hanno superato gli inverni 2010-2011 e 2011-2012, con una minima di −8,4 °C, sotto un porticato aperto a sud; riconoscendo che il riparo le ha molto aiutate, nell’estate 2012 ha messo in piena terra la più grande, una Ceratozamia latifolia. Il risultato successivo non è stato pubblicato.
  • Un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna; zona USDA 8a/8b secondo lui) indica sul forum Tropicamente che le sue giovani Ceratozamia latifolia, nate da semi di provenienza spagnola, hanno resistito fino a −3 °C senza alcun segno nell’inverno 2008-2009, in vaso all’aperto, riparate soltanto dalla pioggia e dal vento.
  • Lo stesso coltivatore segnala nel dicembre 2009 che la sua pianta più grande, all’aperto, aveva ricevuto un po’ di neve, con −3 °C la sera, senza sofferenza apparente delle foglie coriacee; nell’aprile 2010 scriveva che la sua Ceratozamia latifolia, come la sua piccola «Ceratozamia mexicana», aveva passato indenne l’inverno, sceso fino a −7 °C (vaso o piena terra e protezione non precisati).
  • Nel febbraio 2012 la sua pianta ricevuta come Ceratozamia microstrobila non ha subito alcun danno a −2 °C, in una serra a tunnel fredda a doppia parete riscaldata per qualche ora, mentre all’esterno si registravano −8 °C.

Negli orti botanici la specie è documentata all’Orto Botanico di Napoli: compare negli Index Seminum del giardino dall’edizione 2012-13 a quella 2018-19, nelle serre (Serre Califano), ed è citata fra le Ceratozamia della collezione in un articolo pubblicato online nel 2019 sulla rivista Delpinoa; già nel 1994 la stessa rivista analizzava semi raccolti su una pianta coltivata nell’orto. Queste fonti descrivono gli anni indicati, non necessariamente la collezione attuale.

Le esperienze francesi riportate qui sotto vengono da regioni dal clima vicino a quello di molte zone italiane (riviere ligure e tirrenica, Sicilia, Sardegna, Puglia): sono utili anche al lettore italiano, ma restano esperienze francesi, senza corrispondenza termica precisa con una città italiana.

Esperienze francesi

In Francia non è stato trovato alcun dato sul freddo per questa specie, né sul litorale mediterraneo, né sulla costa atlantica, in Bretagna, nell’interno o in montagna. Un messaggio del forum Fous de palmiers sulla sopravvivenza di una Ceratozamia in vaso in Gironda durante l’inverno 2014-2015 non è stato ripreso, perché la specie non vi è precisata. I riscontri francesi riguardano il sole:

  • Un coltivatore del Tarn (Francia, zona USDA 8b) indica sul forum Fous de palmiers che nella primavera del 2014 la sua grande Ceratozamia latifolia in vaso, all’ombra fino al primo pomeriggio, ha visto le foglie impallidire e poi bruciarsi.
  • Al contrario, un coltivatore della Côte Bleue (Bocche del Rodano, Francia), con il giardino di fronte al mare, indica sullo stesso forum che nella primavera del 2014 la sua Ceratozamia latifolia in vaso ha messo un getto completo in pieno sole, senza problemi.

Riferimenti internazionali

Osservazioni di appassionati, di valore indicativo; i messaggi di PalmTalk sono stati letti soltanto tramite estratti di ricerca.

  • Un coltivatore della Carolina del Sud (Stati Uniti, zona USDA 8a) indica sul forum PalmTalk che le sue Ceratozamia latifolia in piena terra hanno perso dal 90 al 100% del fogliame nel dicembre 2022, verso −11 °C (12 °F); la ripresa non è documentata.
  • Un coltivatore di Natchez (Mississippi, Stati Uniti) indica sul forum PalmTalk che dopo il gelo del 2021, verso −10 °C (13,5 °F), tutte le sue Ceratozamia sono state defogliate, ma che in primavera le sue Ceratozamia latifolia avevano diverse foglie nuove e una bella corona.

In pratica: in vaso, una protezione dalla pioggia e dal vento basta per gelate di pochi gradi; in piena terra la pianta può perdere le foglie verso −10 °C e ripartire dal fusto interrato, ma in Italia nessuna prova di questo tipo è stata documentata fino in fondo.

Tossicità e precauzioni

I semi di Ceratozamia latifolia vengono consumati in Messico, ma soltanto dopo una lunga preparazione destinata a eliminarne le tossine. Bonta e collaboratori (2019) fotografano, nella Sierra Teenek, semi pronti per essere disintossicati e poi trattati con la calce come il mais per ottenere una pasta da tortillas. Per le cicadee della regione in generale descrivono cicli ripetuti di lavaggi, ammolli e cotture, e riferiscono che le intossicazioni accidentali sono dovute a cuochi affamati o male informati; un cibo mal disintossicato provoca mal di pancia, nausea e vomito, e alcuni decessi sono stati attribuiti al consumo di fusti di Zamia. Questa pratica dimostra che la pianta cruda è tossica.

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Ceratozamia latifolia. Il rischio è invece ben documentato nelle altre cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, la BMAA. Cani, bestiame ed esseri umani possono intossicarsi gravemente. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione, chiamate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Nella Sierra Teenek (San Luis Potosí) i semi di konlif servono ancora a preparare una pasta da tortillas presso alcune delle famiglie più povere (Bonta e collaboratori, 2019; monografia del 2022); nella regione le cicadee sono un cibo di emergenza, in genere da marzo a giugno, quando le scorte di mais sono finite. La pianta è anche associata al mais e alla sua divinità nelle credenze téenek, e protetta nei campi. Questo cibo di carestia è oggi quasi abbandonato.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra Ceratozamia latifolia e Ceratozamia microstrobila?

Oggi nessuna. Ceratozamia microstrobila, descritta nel 1983, è un sinonimo di Ceratozamia latifolia per The World List of Cycads e, secondo la pagina del genere, per POWO. Le piante vendute con il vecchio nome sono quindi Ceratozamia latifolia.

Come si distingue Ceratozamia latifolia da Ceratozamia mexicana?

Dalle foglie giovani e dal picciolo. Le foglie di Ceratozamia latifolia spuntano bruno rossastre, le foglioline sono larghe e sottili e il picciolo non ha aculei o quasi; Ceratozamia mexicana mette getti verdi, ha foglioline lanceolate coriacee e un picciolo armato.

È rustica?

Un po’. Sopporta da −2 a −3 °C in vaso senza danni, una pianta ha superato −7 °C a Ravenna nell’inverno 2009-2010, e negli Stati Uniti piante in piena terra sono sopravvissute a −10 °C perdendo le foglie. In Italia, fuori dalle zone più miti, tenetela in vaso al riparo dal gelo.

Sopporta il sole?

In genere male. Le foglioline sottili impallidiscono e si bruciano al sole del pomeriggio, come ha visto un coltivatore del Tarn; un altro, sulla Côte Bleue, la coltiva però al sole di fronte al mare. La mezz’ombra resta la scelta più sicura, soprattutto nelle estati calde del Sud.

I semi sono commestibili?

No, non crudi. In Messico vengono consumati soltanto dopo una lunga disintossicazione (lavaggi, ammolli, cotture), e le intossicazioni avvengono quando la preparazione è affrettata. Non provateci mai.

Dove vederla in Italia?

All’Orto Botanico di Napoli, che la coltiva nelle serre secondo i suoi Index Seminum dal 2012-13 al 2018-19 e un articolo del 2019. Le serre di conservazione non sono sempre visitabili.

È minacciata?

Sì, è classificata vulnerabile dalla IUCN (valutazione pubblicata nel 2022), la categoria meno grave fra le Ceratozamia valutate, che condivide con altre due specie. Come tutto il genere, è protetta dall’Appendice I della CITES.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Miquel, F.A.W. (1848). [Descrizione di Ceratozamia latifolia.] Tijdschrift voor de Wis- en Natuurkundige Wetenschappen, uitgegeven door de Eerste Klasse van het Koninklijk Nederlandsche Instituut 1(1): 206. [Protologo; riferimento ripreso da The World List of Cycads, non consultato.]
  • Stevenson, D.W. & Sabato, S. (1986). [Tipificazione di nomi di Ceratozamia.] Taxon 35(3): 579. [Designazione del neotipo; riferimento ripreso da The World List of Cycads, titolo e paginazione dell’articolo non verificati.]
  • Vovides, A.P. & Rees, J.D. (1983). [Descrizione di Ceratozamia microstrobila.] Madroño 30(1): 39-42. [Riferimento ripreso da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. doi:10.3897/phytokeys.208.80382 [Monografia del genere; testo integrale consultato.]
  • Bonta, M., Pulido-Silva, M.T., Diego-Vargas, T., Vite-Reyes, A., Vovides, A.P. & Cibrián-Jaramillo, A. (2019). Ethnobotany of Mexican and northern Central American cycads (Zamiaceae). Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine 15: 4. doi:10.1186/s13002-018-0282-z [Usi e saperi locali; testo integrale consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia latifolia. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T212187681A69865966. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T212187681A69865966.en [Valutazione pubblicata nella versione 2022-1 della Lista rossa; riferimento ripreso da The World List of Cycads e da Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Sibilio, G. (2019). The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy. Delpinoa 56-57: 69-103 (volume 2014-2015). [Presenza nelle serre di Napoli; testo consultato.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]