Ceratozamia mexicana

Ceratozamia mexicana è una cicadea del Veracruz centrale, in Messico, dove cresce nella foresta nebulosa, su rocce calcaree, tra 500 e 1.100 m di quota. È la specie tipo del genere Ceratozamia: descritta nel 1846 dal botanico francese Adolphe Brongniart su piante coltivate al Jardin des plantes di Parigi, è servita a lungo come nome generico per la maggior parte delle Ceratozamia del Veracruz. È stata descritta anche con i nomi di Ceratozamia longifolia e Ceratozamia intermedia, oggi in sinonimia. In senso stretto è una pianta rara, classificata in pericolo critico di estinzione dalla IUCN, e molte piante vendute con questo nome appartengono ad altre specie. In Italia è la Ceratozamia più citata negli orti botanici, da Napoli a Padova.

L’essenziale su Ceratozamia mexicana

  • Nome accettato: Ceratozamia mexicana Brongn. (1846), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); specie tipo del genere. POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: Ceratozamia longifolia Miq., Ceratozamia intermedia Miq., Ceratozamia longifolia var. minor Miq., Ceratozamia mexicana var. longifolia (Miq.) Dyer
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «palma imperial» in spagnolo (Species+)
  • Distribuzione naturale: Messico, Veracruz centrale, dal bacino del río La Antigua fino all’estremità meridionale della Sierra Madre Orientale
  • Stato IUCN: in pericolo critico di estinzione (CR, criterio A2acd), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES dal 1985 (tutto il genere); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa, semi inclusi
  • Rusticità documentata: in Francia, piante in piena terra hanno sopportato da −5 a −9,5 °C durante l’ondata di freddo del febbraio 2012, quasi sempre con una protezione; a Ravenna una piccola pianta, riparata da neve e pioggia, ha superato indenne −7 °C nell’inverno 2009-2010; osservazioni di appassionati, di valore indicativo (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, sottobosco di foresta nebulosa su carsismo; in coltivazione, mezz’ombra luminosa e terreno ricco di humus, molto drenante
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto lungo da 20 a 80 cm e largo da 20 a 45 cm, eretto o coricato; da 5 a 55 foglie lunghe da 1 a 2,7 m
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Ceratozamia mexicana?

La si riconosce dalle grandi foglie ricadenti, verdi fin da quando spuntano, e dalle foglioline lanceolate e coriacee, lunghe da 29 a 51 cm e larghe da 2,3 a 3,7 cm a metà foglia. La descrizione che segue riprende la monografia del genere pubblicata nel 2022 da Lilí Martínez-Domínguez e collaboratori.

  • Fusto: aereo, lungo da 20 a 80 cm e largo da 20 a 45 cm, eretto e poi spesso coricato con l’età; porta catafilli persistenti, triangolari, bruno rossastri, coperti di una fitta peluria bruna quando spuntano;
  • Foglie: da 5 a 55, lunghe da 1 a 2,7 m, ricadenti; verdi e coperte di peli bruni quando spuntano, poi glabre; il picciolo, da 30 a 93 cm, porta da 8 a 30 aculei sottili di 0,6-2 mm;
  • Foglioline: da 25 a 42 paia, opposte o subopposte, inserite su uno stesso piano, lanceolate, coriacee, piatte, con la punta acuminata e simmetrica; nervature ben visibili, verde chiaro;
  • Coni maschili: uno o due, cilindrici ed eretti, da 20 a 40 cm per 4,5-7,6 cm, verde giallastri con peli nerastri a maturità;
  • Coni femminili: in genere uno solo, cilindrico ed eretto, da 23,5 a 40 cm per 8-15 cm, verde scuro con peli neri e grigi; le squame portano due corna diritte di 5-12 mm;
  • Semi: ovoidali, da 2 a 3,3 cm, con l’involucro carnoso da bianco giallastro a giallo prima della maturità e bruno chiaro a maturità.

Il colore delle foglie giovani è un buon indizio: nella specie in senso stretto spuntano verdi. Coltivatori francesi e italiani notano che molte piante vendute con questo nome mettono invece getti rossi o ramati, il che orienta verso altre specie. Sul forum Tropicamente, nel febbraio 2009, un partecipante osservava proprio che la vera Ceratozamia mexicana ha foglie emergenti verdi e che è molto meno comune di quanto si credesse.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido naturale. Alcuni appassionati europei segnalano semenzali venduti come Ceratozamia mexicana × Ceratozamia robusta (forum Fous de palmiers, 2015), ma la loro origine non è verificabile.

Possibili confusioni

Le confusioni sono frequenti, perché il nome Ceratozamia mexicana ha coperto a lungo quasi tutte le Ceratozamia del Veracruz centrale. La monografia del 2022 indica i criteri seguenti:

  • Ceratozamia tenuis: foglioline lineari, strette; ristabilita come specie nel 2016;
  • Ceratozamia morettii: foglioline oblunghe;
  • Ceratozamia brevifrons: foglioline carenate e picciolo armato di aculei robusti;
  • Ceratozamia latifolia, del San Luis Potosí: foglie giovani bruno rossastre, foglioline oblunghe e sottili come carta, picciolo privo o quasi di aculei. È la specie che i coltivatori confondono più spesso con Ceratozamia mexicana.

Le piante vendute con il nome di «Palma Sola» non sono una varietà di Ceratozamia mexicana, come si legge ancora su alcuni forum, ma appartengono a Ceratozamia brevifrons: la popolazione di Palma Sola, nel Veracruz, è attribuita a questa specie dalla monografia del 2022 e da uno studio del 2025. In Italia il problema è concreto: sul forum Tropicamente, nel febbraio 2009, una piantina acquistata come Ceratozamia mexicana da un venditore tedesco fu giudicata da un altro partecipante estranea alla specie, per il colore porpora della fogliolina emergente.

Tassonomia

Ceratozamia mexicana è un nome accettato da The World List of Cycads, che ne fa la specie tipo del genere; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La storia del nome spiega la confusione che lo circonda ancora. Nel 1847 e nel 1848 il botanico olandese Friedrich Miquel descrisse diverse specie a partire soltanto dalle foglie, tra cui Ceratozamia longifolia e Ceratozamia intermedia, prima di riunirle tutte sotto Ceratozamia mexicana, che divenne così un nome molto ampio. Questi due nomi, come Ceratozamia longifolia var. minor e Ceratozamia mexicana var. longifolia, sono oggi sinonimi; nel 2018 sono stati loro attribuiti dei neotipi.

Il restringimento è arrivato nel 2016. In un articolo di Botanical Sciences intitolato «What is Ceratozamia mexicana?», Andrew Vovides e collaboratori hanno mostrato che nel Veracruz centrale crescevano due forme ben distinte. Hanno ristabilito Ceratozamia tenuis, descritta dapprima come varietà, e designato un epitipo per fissare l’identità della specie: una pianta raccolta nel 1982 nella barranca El Coyotito, nel comune di Totutla, a circa 900 m (erbario XAL). Nel 2025 uno studio di tassonomia integrativa pubblicato su Plant Species Biology ha riconosciuto sette linee nel complesso di Ceratozamia mexicana, tra cui una specie ancora senza nome. Per il lettore la conseguenza è semplice: una pianta etichettata Ceratozamia mexicana prima di questi lavori, o venduta senza origine nota, può appartenere a un’altra specie. Vale anche per le piante storiche dei giardini italiani.

Nella filogenesi del genere pubblicata nel 2023 da Habib e collaboratori, la specie dà il nome a uno dei tre grandi cladi, il clade Mexicana.

Etimologia e storia

L’epiteto mexicana rimanda al paese d’origine del materiale usato per la descrizione (The World List of Cycads; monografia del 2022). È la prima specie descritta nel genere.

Adolphe Brongniart la pubblicò nel 1846 negli Annales des Sciences Naturelles (Botanica, serie 3, volume 5, pagine 7-8, tavola 1), insieme al genere. Non si trattava di una pianta raccolta sul posto da un botanico: le piante descritte erano coltivate al Jardin des plantes di Parigi, a partire da materiale inviato dal Messico nel 1845 dal raccoglitore Ghiesbreght. Il campione tipo è conservato nell’erbario del Muséum national d’histoire naturelle, a Parigi; The World List of Cycads lo indica come lectotipo, la monografia del 2022 come olotipo.

In Italia la specie compare presto nei giardini: l’Hortus Mortolensis, catalogo del giardino Hanbury della Mortola (Ventimiglia) pubblicato nel 1912, elenca Ceratozamia mexicana accanto a Ceratozamia kuesteriana, e un catalogo delle piante coltivate all’aperto nello stesso giardino, del 1897, sembra citarla già (il nome non è leggibile nella copia digitalizzata, ma il riferimento bibliografico sì).

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome volgare italiano: si dice semplicemente «Ceratozamia mexicana», e sul forum Tropicamente compaiono soltanto storpiature come «messicana». La monografia del 2022 non riporta alcun nome locale per la specie in senso stretto. Species+ indica il nome spagnolo «palma imperial», senza precisare la regione d’uso.

In natura

Ceratozamia mexicana è endemica dello Stato di Veracruz. Secondo la monografia del 2022 occupa una fascia piuttosto stretta che va dal bacino del río La Antigua fino all’estremità meridionale della Sierra Madre Orientale, nella foresta nebulosa su rocce carsiche, tra 500 e 1.100 m. I campioni studiati provengono in particolare dai comuni di Coatepec, Comapa, Puente Nacional, Sochiapa, Teocelo, Tlaltetela, Totutla e Xico.

Le popolazioni visitate dagli autori della monografia contavano soltanto da 30 a 50 piante adulte ciascuna, in una regione dove la foresta è molto arretrata. Le piante sono maschili o femminili, e i coni sono impollinati da insetti, come nelle altre Ceratozamia.

Uno studio della cronologia riproduttiva, pubblicato nel 2000 da Sánchez-Tinoco, Engleman e Vovides con il nome di Ceratozamia mexicana nel senso dell’epoca, mostra un ciclo molto lungo: tra la formazione degli ovuli, in agosto, e lo sviluppo completo dell’embrione trascorrono 24 mesi. L’impollinazione avviene probabilmente in febbraio e marzo, i semi cadono in settembre, e la fecondazione si verifica più o meno al momento della caduta; l’embrione si sviluppa poi per circa nove mesi, staccato dalla pianta madre.

Stato di conservazione e normativa

Ceratozamia mexicana è classificata in pericolo critico di estinzione (CR, criterio A2acd) nella Lista rossa IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022: il criterio A traduce un forte declino delle popolazioni, misurato o stimato. La monografia del 2022, che citava ancora la vecchia categoria «vulnerabile», raccomandava proprio questa classificazione, visto l’areale ridottissimo della specie in senso stretto e le piccole dimensioni delle popolazioni.

Come tutte le specie del genere, è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985 (il genere figurava nell’Appendice II dal 1977). Il commercio internazionale a fini commerciali di piante prelevate in natura è vietato; circolano soltanto, con i documenti richiesti, piante nate da riproduzione artificiale. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Non esiste alcuna deroga per i semi: sono soggetti alle stesse regole delle piante.

In pratica, acquistate soltanto piante o semi nati in coltivazione, accompagnati dai loro documenti. Per una specie così minacciata l’origine dei semi conta quanto l’etichetta: una pianta nata da genitori di origine selvatica nota è l’unica garanzia di avere la vera Ceratozamia mexicana.

Lo stato CITES ed europeo è stato riletto su Species+ il 2 ottobre 2026; lo stato IUCN è ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, e chiedete sempre al venditore i documenti di provenienza.

Coltivazione

Ceratozamia mexicana si coltiva come una cicadea di sottobosco: luce filtrata, terreno ricco di humus ma molto drenante, annaffiature regolari d’estate e più rade d’inverno. In Francia è la specie del genere più spesso provata in piena terra, con risultati incoraggianti nei giardini riparati; in Italia è documentata anche all’aperto all’Orto Botanico di Napoli, nel 2007 (vedi Rusticità).

  • Esposizione: mezz’ombra luminosa o ombra leggera, come nella foresta nebulosa. I riscontri divergono sul pieno sole: un coltivatore della Côte Bleue (Bocche del Rodano) la coltiva al sole di fronte al mare, mentre un coltivatore del Tarn ha perso foglie bruciate nella primavera del 2014, poco dopo la piantagione (vedi Rusticità). Una pianta cresciuta in serra va abituata al sole gradualmente.
  • Substrato: ricco di humus e drenante. Sul forum Fous de palmiers un coltivatore di Nantes usa un buon terriccio mescolato a sabbia grossolana; un coltivatore del Gard impiega circa il 50% di terriccio per agrumi, il 20% di limo e il 30% di perlite.
  • Annaffiatura: regolare durante la crescita, senza lasciare il terreno fradicio; nettamente ridotta d’inverno. L’acqua stagnante fa marcire radici e fusto: sul forum Tropicamente un partecipante, che non indica la sua località, riferiva nell’aprile 2011 di aver perso una piccolissima Ceratozamia mexicana che il freddo aveva soltanto bruciato, ma che poi era marcita per l’eccessiva umidità.
  • Vento: le foglie si spezzano facilmente alla base. Un coltivatore del Tarn ha visto molte foglie rotte da un vento a 100 km/h nel maggio 2014; è preferibile un luogo riparato.
  • Crescita: lenta nelle piante giovani, circa una foglia all’anno secondo un coltivatore di Nantes; gli esemplari più vecchi producono una corona di più foglie alla volta.

In vaso, nelle regioni fredde, la pianta passa l’inverno al riparo dal gelo. In piena terra i coltivatori consigliano di interrare il fusto abbastanza in profondità e di piantare sotto una copertura di alberi o di grandi palme, che limita il gelo da irraggiamento e il sole cocente.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene quasi soltanto per semina, perché i polloni sono rari. Servono una pianta maschile e una femminile, e in coltivazione per lo più un’impollinazione a mano. In natura i semi cadono in settembre e l’embrione completa lo sviluppo dopo la caduta, per diversi mesi. Seminate semi freschi, liberati dall’involucro carnoso con i guanti, in un substrato drenante e caldo; la giovane radice fittonante è fragile e richiede un vaso profondo.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita proprio della specie. In coltivazione il pericolo principale è il marciume del fusto e delle radici in un terreno freddo e bagnato. Come nelle altre cicadee, sorvegliate le cocciniglie a scudetto: un appassionato dei Deux-Sèvres (Francia) ne ha trovate nel 2010 su una Ceratozamia hildae ricevuta da un venditore.

Rusticità

Ceratozamia mexicana sopporta gelate moderate, soprattutto se protetta e piantata sotto copertura. Nessun giardino botanico e nessuna istituzione hanno pubblicato risultati di resistenza al freddo per l’Italia o la Francia; i dati vengono da coltivatori appassionati. Ricordiamo che molte piante coltivate con questo nome forse non sono Ceratozamia mexicana in senso stretto.

In Italia

Negli orti botanici italiani il nome Ceratozamia mexicana è il più diffuso del genere; le identificazioni sono quelle dei giardini o dei visitatori, non verificate secondo i criteri recenti.

  • Napoli: un articolo sull’Orto Botanico pubblicato sulla rivista Delpinoa (volume del 2007, uscito nel 2011) cita Ceratozamia mexicana all’aperto, nell’area delle gimnosperme, con le radici coralloidi visibili sulla superficie del suolo; la specie compare poi negli Index Seminum dal 2012-13 al 2018-19, nelle serre (Serre Califano) e, nell’edizione 2016-17, con una seconda accessione nell’area all’aperto.
  • Padova: sul forum Tropicamente, nel dicembre 2010, alcuni partecipanti descrivevano all’Orto Botanico una Ceratozamia chiamata «mexicana», dal fusto vecchio, piantata in piena terra in una serra aperta addossata a un muro.
  • Palermo: una Ceratozamia mexicana compare tra le foto di una visita all’Orto Botanico pubblicate sul forum Tropicamente nel novembre 2009 (nome tratto dalla didascalia).
  • Altri giardini: la banca dati BGCI PlantSearch la elenca per gli orti botanici di Padova, Pisa, Catania, Pavia e Siena (date di aggiornamento non indicate); i Giardini Hanbury della Mortola la elencavano nel 1912. Una lista della flora ornamentale della Sicilia pubblicata nel 2025 (Di Gristina e collaboratori, Plants) la cita fra i taxa rari o notevoli coltivati nell’isola, fuori dagli orti botanici.

Sul forum Tropicamente si trova un solo riscontro di freddo abbastanza preciso:

  • Un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna; zona USDA 8a/8b secondo lui) indica, nell’aprile 2010 e poi nell’aprile 2011, che la sua piccola Ceratozamia mexicana ha sopportato «senza un graffio» −7 °C alla fine del 2009 e tutto l’inverno successivo, protetta soltanto dalla neve e dalla pioggia (vaso o piena terra non precisato). L’identificazione, fondata sul nome di vendita, non è verificata.

Altri messaggi del forum citano «mexicana» in classifiche di rusticità riprese da siti americani, senza prove italiane, e non sono stati considerati. Le esperienze francesi riportate qui sotto vengono in parte da regioni dal clima vicino a quello di molte zone italiane (litorale mediterraneo, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia): sono utili anche al lettore italiano, ma restano esperienze francesi, senza corrispondenza termica precisa con una città italiana.

Esperienze francesi

Litorale mediterraneo. Nel Gard le gelate sono rimaste deboli:

  • Un coltivatore del Gard (Francia) indica sul forum Fous de palmiers che la sua Ceratozamia mexicana in piena terra, con il fusto di 4-5 cm di diametro, non si è mossa durante l’inverno 2012-2013, dopo gelate brevi fino a −4 °C.

Regione parigina. I due inverni più freddi sono documentati dallo stesso coltivatore, con una protezione leggera:

  • Un coltivatore della periferia sud-est di Parigi (rive della Marna, Île-de-France) indica sul forum Fous de palmiers che la sua Ceratozamia mexicana in piena terra, piantata nel 2009 in un’aiuola drenante, ha passato senza problemi l’inverno 2010-2011, con minime di −7/−8 °C, sotto un velo invernale e un film a bolle.
  • Lo stesso coltivatore indica che la sua pianta è sopravvissuta nel febbraio 2012 a −8,5 °C, dopo circa una settimana senza disgelo, sotto una protezione sommaria: ha perso le foglie, ma il fusto è rimasto sano e ha rimesso una foglia nel luglio 2012. Secondo lui, −10 °C come punta rappresentano il limite della specie in clima mediterraneo secco.

Costa atlantica e Bretagna. A Nantes e nel Finistère la specie ha attraversato l’ondata di freddo del febbraio 2012:

  • Un coltivatore di Nantes (Loira Atlantica) indica sul forum Fous de palmiers che le sue due giovani Ceratozamia mexicana in piena terra, piantate nella primavera del 2010 sotto la fitta copertura di Brahea armata contro un muro esposto a sud-est, hanno conservato il fogliame intatto dopo numerose gelate a −6 °C in novembre e dicembre 2010, sotto un semplice velo invernale.
  • Lo stesso coltivatore indica che la sua Ceratozamia mexicana in piena terra, protetta da una campana, è rimasta intatta nel febbraio 2012, a parte leggerissime bruciature su una foglia vecchia, mentre il giardino è sceso a −9,5 °C con 3 o 4 giorni senza disgelo; il termometro posto sotto la campana ha segnato almeno −6 °C.
  • Un coltivatore di Concarneau (Finistère) indica sul forum Fous de palmiers che la sua Ceratozamia mexicana in piena terra non ha subito alcun danno nel febbraio 2012 a −5 °C, raggiunti per qualche ora; la protezione non è precisata.

Sole e vento. I fallimenti documentati non vengono dal freddo:

  • Un coltivatore del Tarn indica sul forum Fous de palmiers che nella primavera del 2014 la sua Ceratozamia mexicana, appena piantata in piena terra a mezz’ombra, ha avuto foglie spezzate da un vento a 100 km/h, poi ha perso due foglie per il sole.
  • Al contrario, un coltivatore della Côte Bleue (Bocche del Rodano), con il giardino di fronte al mare, indica sullo stesso forum che nella primavera del 2014 la sua Ceratozamia mexicana sopportava il pieno sole.

Non è stato trovato alcun dato per l’interno continentale orientale né per la montagna.

Riferimenti internazionali

Fuori da Italia e Francia non è stato trovato alcun dato datato e preciso per questa specie: i forum anglofoni (PalmTalk) hanno potuto essere letti soltanto tramite estratti di ricerca, senza valori numerici per Ceratozamia mexicana. I coltivatori americani consigliano di interrare il fusto sotto una copertura di alberi, il che permette alla pianta di ripartire dopo un gelo che ha distrutto le foglie. In mancanza di meglio, tenete presente che i risultati europei sono stati ottenuti con gelate brevi, quasi sempre sotto protezione, e che le giovani piante in vaso devono passare l’inverno al riparo dal gelo.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Ceratozamia mexicana. Il rischio è invece ben documentato nelle altre cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, la BMAA. Cani, bestiame ed esseri umani possono intossicarsi gravemente. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione, chiamate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

La monografia del 2022 non riporta alcun uso per la specie in senso stretto. Altre Ceratozamia del Messico vengono consumate dopo una disintossicazione o usate in feste religiose (vedi la pagina del genere), ma nessuna fonte consultata lo indica per Ceratozamia mexicana.

Domande frequenti

Ceratozamia mexicana è rustica in Italia?

In parte, e a certe condizioni. In Francia piante in piena terra hanno sopportato da −5 a −9,5 °C nel febbraio 2012, per lo più sotto velo o sotto campana, e a Ravenna una piccola pianta riparata dalla neve e dalla pioggia ha superato −7 °C nell’inverno 2009-2010. Questi risultati valgono per gelate brevi, in terreno drenante e sotto copertura; altrove la coltivazione in vaso al riparo dal gelo resta più sicura.

La mia Ceratozamia mexicana è davvero una Ceratozamia mexicana?

Non necessariamente. Il nome ha coperto a lungo diverse specie del Veracruz, oggi separate, come Ceratozamia tenuis, e piante di Ceratozamia latifolia circolano con questo nome. Foglie giovani verdi, foglioline lanceolate coriacee e un picciolo con aculei sottili depongono a favore della specie giusta; soltanto un’origine nota permette di esserne sicuri.

La Ceratozamia «Palma Sola» è una varietà di Ceratozamia mexicana?

No. Palma Sola è una località del Veracruz, e la sua popolazione è attribuita oggi a Ceratozamia brevifrons, una specie distinta ristabilita nel 2012 e confermata da uno studio del 2025. L’espressione «mexicana var. Palma Sola», che si incontra ancora sui forum, non corrisponde ad alcun nome riconosciuto.

Perché le foglie giovani della mia pianta sono rosse?

Perché forse si tratta di un’altra specie. In Ceratozamia mexicana in senso stretto le foglie spuntano verdi; getti rossi o bruno rossastri si vedono per esempio in Ceratozamia latifolia.

Sopporta il pieno sole?

Dipende dal clima e dall’acclimatazione. Un coltivatore della Côte Bleue la coltiva al sole, di fronte al mare, mentre un altro, nel Tarn, ha perso foglie bruciate dopo la piantagione. Una mezz’ombra luminosa resta la scelta più sicura, con ombra nel pomeriggio d’estate.

Dove vederla in Italia?

All’Orto Botanico di Napoli, che la coltivava in serra e all’aperto secondo le sue pubblicazioni (2011) e i suoi Index Seminum (fino al 2018-19), e, secondo BGCI PlantSearch o il forum Tropicamente, negli orti botanici di Padova, Palermo, Pisa, Catania, Pavia e Siena. Sono identificazioni di giardino, non verificate secondo i criteri recenti.

Si può acquistare liberamente?

No, non senza documenti. La specie è nell’Appendice I della CITES e nell’Allegato A del regolamento europeo, semi compresi. Possono essere vendute soltanto piante nate da riproduzione artificiale, con i documenti di provenienza.

È tossica?

Bisogna supporlo. Non esiste un’analisi propria della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi per il fegato e il sistema nervoso, soprattutto nei semi. Tenetela fuori dalla portata di bambini e animali.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Brongniart, A. (1846). [Descrizione del genere Ceratozamia e di Ceratozamia mexicana.] Annales des Sciences Naturelles, Botanique, ser. 3, 5: 7-8, tav. 1. [Protologo; riferimento ripreso da The World List of Cycads, titolo esatto dell’articolo non verificato.]
  • Vovides, A.P., Stevenson, D.W., Pérez-Farrera, M.A., López, S. & Avendaño, S. (2016). What is Ceratozamia mexicana (Zamiaceae)? Botanical Sciences 94(2): 419-429. doi:10.17129/botsci.449 [Epitipificazione e ristabilimento di Ceratozamia tenuis; contenuto ripreso da fonti secondarie.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. doi:10.3897/phytokeys.208.80382 [Monografia del genere; testo integrale consultato.]
  • Medina-Villarreal, A., González-Astorga, J. & Espinosa de los Monteros, A. (2025). Integrative taxonomy of the Ceratozamia mexicana Brongn. (Zamiaceae) species complex from a phylogeographic perspective. Plant Species Biology 40: 530-546. doi:10.1111/1442-1984.70008 [Sette linee nel complesso; consultato tramite il riassunto.]
  • Sánchez-Tinoco, M.Y., Engleman, E.M. & Vovides, A.P. (2000). Reproduction chronology of Ceratozamia mexicana (Cycadales). Boletín de la Sociedad Botánica de México 66: 15-23. [Cronologia della riproduzione; consultato tramite il riassunto.]
  • Habib, S., Gong, Y., Dong, S., Lindstrom, A., Stevenson, D.W., Wu, H. & Zhang, S. (2023). Phylotranscriptomics shed light on intrageneric relationships and historical biogeography of Ceratozamia (Cycadales). Plants 12(3): 478. doi:10.3390/plants12030478 [Filogenesi del genere; consultato tramite il riassunto.]
  • Menale, B. & De Luca, P. (2011). L’Orto Botanico di Napoli. Delpinoa 49: 111-135 (volume 2007). [Collezioni dell’orto, compresa l’area delle gimnosperme; testo consultato.]
  • Di Gristina, E. e coll. (2025). A Checklist of the Ornamental Vascular Flora of Sicily. Plants 14(5): 795. [Flora ornamentale della Sicilia; testo consultato tramite Europe PMC.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia mexicana. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T212187667A69866192. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T212187667A69866192.en [Valutazione pubblicata nella versione 2022-1 della Lista rossa; riferimento ripreso da The World List of Cycads e da Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]